Lo yen giapponese (JPY) segue una tendenza ribassista sul mercato valutario (FX) da oltre 15 anni (corrispondente a una tendenza rialzista del cambio USD/JPY). Alla fine di luglio, un intervento massiccio e coordinato della Fed e della BoJ ha provocato un calo di 800 pips del cambio USD/JPY.
Tokyo e Washington hanno posto un limite alla svalutazione dello yen. Il massimo definitivo è stato raggiunto a 164 JPY?
Il principale evento del mercato valutario di questa estate è quindi senza precedenti da diversi decenni: un intervento coordinato Stati Uniti–Giappone per sostenere lo yen. La domanda centrale per gli investitori è ora capire se si tratti semplicemente di un rimbalzo tecnico dello yen oppure dell’inizio di una vera inversione di tendenza dell’USD/JPY.
La risposta dipende da tre fattori: la volontà politica, la futura politica monetaria della Fed e della BoJ e il comportamento dei trader istituzionali sul mercato USD/JPY.
1) Un intervento storico: Washington entra nella questione dello yen
Gli Stati Uniti e il Giappone hanno effettuato acquisti coordinati di yen, un’operazione che non si verificava da diversi decenni.
Il contesto era il seguente:
• L’USD/JPY si muoveva vicino a 165, livelli prossimi ai massimi degli ultimi circa 40 anni.
• Lo yen era considerato fortemente sottovalutato dal Tesoro americano.
• Il Giappone temeva che un’ulteriore debolezza dello yen potesse provocare:
• un’accelerazione dell’inflazione importata,
• un aumento incontrollato dei rendimenti obbligazionari giapponesi,
• un contagio verso il mercato obbligazionario statunitense.
La Federal Reserve ha quindi utilizzato l’US Exchange Stabilization Fund per sostenere l’intervento della Banca del Giappone.
Il grafico seguente mostra le candele giapponesi giornaliere del cambio USD/JPY.

2) Il carry trade sullo yen crea una pressione strutturale di vendita sulla valuta giapponese
Questo massiccio intervento giapponese e statunitense ha colto di sorpresa i trader istituzionali che puntavano sulla continuazione della discesa dello yen (e quindi sul proseguimento del rialzo dell’USD/JPY).
Gli investitori istituzionali erano fortemente posizionati short sullo yen. Continueranno a mantenere queste posizioni ora che Washington e Tokyo vogliono una riduzione dell’USD/JPY e, più in generale, un dollaro statunitense più debole (DXY) sul mercato valutario?
3) Tuttavia, questo doppio intervento non sarà sufficiente: la BoJ deve aumentare i tassi e la Fed deve almeno mantenere lo status quo
Dal punto di vista fondamentale, devono verificarsi due condizioni per confermare che il grande massimo a 164 JPY raggiunto giovedì 23 luglio sia definitivo.
• La Banca del Giappone deve aumentare ancora una o due volte i tassi entro la fine del 2026, in particolare nella prossima riunione del 18 settembre.
• La Federal Reserve deve mantenere l’attuale orientamento oppure, nel peggiore dei casi, effettuare al massimo un ulteriore rialzo dei tassi entro la fine dell’anno (per questo sarebbe necessaria una vera diminuzione del prezzo del petrolio e un’inflazione core sotto controllo).
La tabella seguente mostra il consenso Bloomberg sull’evoluzione prevista dell’USD/JPY entro la fine dell’anno.

4) Dal punto di vista tecnico, l’USD/JPY deve rompere al ribasso la nuvola settimanale Ichimoku per confermare un massimo importante a 164 JPY
Dal punto di vista dell’analisi tecnica, è ancora troppo presto per affermare che il massimo definitivo sia stato raggiunto a 165 JPY. Sarebbe necessario rompere al ribasso il forte supporto situato nella zona 150/152 JPY per generare un importante segnale tecnico ribassista.
Il grafico seguente mostra le candele giapponesi settimanali dell’USD/JPY con il sistema Ichimoku.

DISCLAIMER GENERALE:
Questo contenuto è destinato a persone che hanno familiarità con i mercati finanziari e gli strumenti di investimento, ed è fornito a scopo puramente informativo. L’idea presentata (inclusi commenti di mercato, dati e osservazioni) non rappresenta un prodotto del dipartimento di ricerca di Swissquote o delle sue affiliate. Questo materiale ha lo scopo di evidenziare le dinamiche di mercato e non costituisce consulenza in materia di investimenti, legale o fiscale. Se sei un investitore al dettaglio o non hai esperienza nel trading di prodotti finanziari complessi, è consigliabile consultare un consulente autorizzato prima di prendere decisioni finanziarie.
Questo contenuto non è destinato a manipolare il mercato né a promuovere comportamenti finanziari specifici.
Swissquote non fornisce alcuna garanzia circa la qualità, completezza, accuratezza o non violazione di tale contenuto. Le opinioni espresse sono quelle del consulente e sono fornite esclusivamente a scopo educativo. Qualsiasi informazione relativa a prodotti o mercati non deve essere interpretata come raccomandazione di una strategia o operazione di investimento. Le performance passate non garantiscono risultati futuri.
Swissquote e i suoi dipendenti e rappresentanti non potranno in alcun caso essere ritenuti responsabili per danni o perdite derivanti direttamente o indirettamente da decisioni prese sulla base di questo contenuto.
L’uso di marchi di terze parti è a scopo informativo e non implica approvazione da parte di Swissquote né che il titolare del marchio abbia autorizzato Swissquote a promuovere i propri prodotti o servizi.
Swissquote è il marchio commerciale che rappresenta le attività di: Swissquote Bank Ltd (Svizzera) regolata da FINMA, Swissquote Capital Markets Limited regolata da CySEC (Cipro), Swissquote Bank Europe SA (Lussemburgo) regolata dalla CSSF, Swissquote Ltd (Regno Unito) regolata dalla FCA, Swissquote Financial Services (Malta) Ltd regolata dalla MFSA, Swissquote MEA Ltd (UAE) regolata dalla DFSA, Swissquote Pte Ltd (Singapore) regolata dalla MAS, Swissquote Asia Limited (Hong Kong) autorizzata dalla SFC e Swissquote South Africa (Pty) Ltd supervisionata dalla FSCA.
I prodotti e i servizi Swissquote sono destinati esclusivamente a chi può riceverli secondo la legge locale.
Tutti gli investimenti comportano un certo grado di rischio. Il rischio di perdita nel trading o nel possesso di strumenti finanziari può essere significativo. Il valore degli strumenti finanziari, comprese azioni, obbligazioni, criptovalute e altri asset, può aumentare o diminuire. C’è un rischio importante di perdita finanziaria quando si acquistano, vendono, detengono, si fa staking o si investe in tali strumenti. SQBE non fornisce raccomandazioni specifiche su investimenti, transazioni o strategie.
I CFD sono strumenti complessi e comportano un rischio elevato di perdere denaro rapidamente a causa della leva finanziaria. La maggior parte dei conti al dettaglio perde capitale quando fa trading con i CFD. Dovresti valutare se comprendi il funzionamento dei CFD e se puoi permetterti di correre tale rischio.
Gli asset digitali non sono regolamentati nella maggior parte dei paesi e potrebbero non essere soggetti a norme di protezione dei consumatori. In quanto investimenti altamente volatili e speculativi, non sono adatti a investitori con bassa tolleranza al rischio. Assicurati di comprendere ogni asset digitale prima di operare.
Le criptovalute non sono considerate valuta legale in alcune giurisdizioni e sono soggette a incertezze normative.
L’uso di sistemi basati su Internet può comportare rischi elevati, tra cui frodi, attacchi informatici, interruzioni di rete e comunicazione, furti di identità e phishing legati agli asset digitali.
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La risposta dipende da tre fattori: la volontà politica, la futura politica monetaria della Fed e della BoJ e il comportamento dei trader istituzionali sul mercato USD/JPY.
1) Un intervento storico: Washington entra nella questione dello yen
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Il contesto era il seguente:
• L’USD/JPY si muoveva vicino a 165, livelli prossimi ai massimi degli ultimi circa 40 anni.
• Lo yen era considerato fortemente sottovalutato dal Tesoro americano.
• Il Giappone temeva che un’ulteriore debolezza dello yen potesse provocare:
• un’accelerazione dell’inflazione importata,
• un aumento incontrollato dei rendimenti obbligazionari giapponesi,
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3) Tuttavia, questo doppio intervento non sarà sufficiente: la BoJ deve aumentare i tassi e la Fed deve almeno mantenere lo status quo
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• La Banca del Giappone deve aumentare ancora una o due volte i tassi entro la fine del 2026, in particolare nella prossima riunione del 18 settembre.
• La Federal Reserve deve mantenere l’attuale orientamento oppure, nel peggiore dei casi, effettuare al massimo un ulteriore rialzo dei tassi entro la fine dell’anno (per questo sarebbe necessaria una vera diminuzione del prezzo del petrolio e un’inflazione core sotto controllo).
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This content is written by Vincent Ganne for Swissquote.
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