Russell 2000 e Fed: cosa cambia dopo i dati sul lavoro USA

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Dai massimi di agosto il Russell 2000 ha perso circa il 10%, guidato da una trendline ribassista che ha respinto ogni rimbalzo. Giovedì l'indice ha testato la media mobile a 200 giorni, con volumi più alti del periodo. Venerdì è risalito fino alla trendline, in area senza superarla. Il prezzo è ora compresso tra i due livelli.

A decidere l'uscita potrà contribuire la lettura del dato sul lavoro americano con 29 mila occupati contro 90 mila attesi, disoccupazione in aumento al 4,2% più alta delle attese, salari al 3,0% annuo. Per le small cap il dato ha due facce.

Lato Fed, è un sollievo. La probabilità di un rialzo il 28 ottobre è scesa al 22%, e il Russell, dove pesano le società non in utile, è particolarmente sensibile al costo del debito a breve. Una chiusura sopra la trendline interromperebbe la sequenza di massimi decrescenti, con area 2.910 come primo riferimento.

Lato PIL, è un avvertimento. Le small cap vivono di domanda interna. La stima GDPNow per il terzo trimestre resta al 3,7%, ma è scesa dal 5,0% in una settimana. Se la debolezza del lavoro arrivasse ai consumi, un ritorno sotto 2.775 trasformerebbe la correzione in un'inversione.

Il rischio comune è il petrolio: con l'energia ancora cara, la Fed potrebbe dover alzare i tassi anche con un lavoro debole, la combinazione peggiore per l'indice.

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