WisdomTree - Tactical Daily Update - 09.07.2026

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Trump torna a minacciare l’Iran, ma le negoziazioni proseguono sottotraccia.
Il prezzo del petrolio resta in tensione: il Brent si riavvicina a 80 Us$/barile.
Dalle minute dell’ultimo FOMC, il 1’ dell’era Warsh, emerge cautela.
Borse asiatiche in ordine sparso: l’hype su chip ed IA resta forte, ma....


Mercati sotto pressione: torna il rischio geopolitico, petrolio in rialzo e Fed più prudente
La seduta dell’8 luglio ha riportato sui mercati il peso delle tensioni geopolitiche. L’azionario europeo ha chiuso in forte calo dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito “chiuso” l’accordo di tregua con l’Iran, riaccendendo i timori di una nuova escalation in Medio Oriente. Il mercato ha reagito con un rialzo del petrolio e una nuova fase di avversione al rischio.
Il comparto energetico è stato l’unico beneficiario della giornata, mentre il resto dei listini europei ha subito pesanti vendite: Francoforte ha perso il -2,2%, Parigi il -2,2%, Londra il -1,7% e Milano ha limitato le perdite a -1,2%. Il Brent ha guadagnato un ulteriore 1%, dopo il balzo del +6,7% registrato mercoledì, il maggiore rialzo giornaliero da oltre due mesi.
Il movimento del greggio è stato guidato soprattutto dal rischio geopolitico, nonostante i dati sulle scorte statunitensi abbiano mostrato un quadro meno favorevole. L’Energy Information Administration (EIA) ha infatti registrato un aumento inatteso delle riserve pari a 2,998 milioni di barili, contro attese per un calo di 1,900 milioni. Un segnale che indica una domanda più debole del previsto, ma che in questa fase è stato oscurato dalle tensioni internazionali.
Sul fronte macroeconomico, il nuovo World Economic Outlook del FMI ha confermato un quadro di crescita globale stabile ma fragile. Il PIL mondiale è atteso crescere del 3% nel 2026 e del 3,4% nel 2027, in rallentamento rispetto alla media del 3,5% nel biennio 2024-2025, ma sostanzialmente in linea con le stime di aprile 2026. L’Italia resta tra le economie più deboli del G7, con una crescita prevista dello 0,5% sia nel 2026 sia nel 2027.
Anche l’inflazione rappresenta un elemento di attenzione: il FMI prevede un aumento del dato globale dal 4,1% del 2025 al 4,7% nel 2026, prima di una discesa al 3,9% nel 2027. La revisione al rialzo rispetto ad aprile suggerisce che il processo di disinflazione iniziato all’inizio del 2024 abbia perso slancio.

Il ritorno dei timori inflazionistici ha sostenuto il dollaro, tornato sotto quota 1,14 contro euro, confermando il recupero del 2026 dopo il calo superiore al 10% nel 2025. Sul fronte Fed, i verbali della riunione del 16-17 giugno hanno evidenziato un dibattito ancora aperto sui tassi. I membri del comitato hanno sottolineato l’elevata incertezza sulle prospettive future, con l’inflazione ancora sostenuta anche dagli shock energetici legati al conflitto in Medio Oriente.
Alcuni partecipanti hanno ipotizzato la necessità di un immediato rialzo dei tassi, mentre la maggioranza ha indicato scenari in cui l’inflazione potrebbe rientrare progressivamente verso il target del 2%. La Fed resta quindi in una posizione attendista, con il rischio energia nuovamente centrale.
Le tensioni geopolitiche si sono riflesse anche sul mercato obbligazionario italiano: il rendimento del BTP decennale è salito al 3,90%, in aumento di 12 punti base, mentre lo spread è tornato sopra gli 80 punti base. Nonostante il contesto più volatile, il nuovo bond in dollari del Tesoro ha registrato una forte domanda estera: gli investitori internazionali hanno sottoscritto l’82,7% della tranche a 5 anni, l’84,8% di quella a 10 anni e il 90,8% della scadenza a 30 anni.
Resta elevata anche l’attenzione sul tema dell’intelligenza artificiale. Le emissioni obbligazionarie superiori ai 25 miliardi di dollari sono diventate uno strumento chiave per finanziare gli investimenti dei giganti tecnologici. L’operazione di Amazon ha rappresentato la settima emissione “jumbo” del settore nel 2026, superando il totale delle grandi operazioni degli ultimi sei anni. Tuttavia, la domanda ha mostrato segnali di rallentamento: il collocamento da 25 miliardi di dollari ha ricevuto richieste pari a 1,6 volte l’offerta, molto meno rispetto ai livelli registrati quattro mesi prima.
Wall Street ha chiuso con un andamento misto: Dow Jones -1,1%, S&P 500 -0,3%, mentre il Nasdaq ha recuperato lo 0,2%. L’interesse per l’AI resta comunque intatto, come dimostra il rialzo del +2,2% dell’indice dei semiconduttori SOX e la forte domanda per la quotazione americana di SK Hynix, sottoscritta oltre sette volte l’offerta.
In Asia i mercati si muovono in ordine sparso. Il Nikkei sale dell’1,7%, con lo yen stabile a 162,4 contro dollaro, mentre il rendimento del decennale giapponese raggiunge il 2,89%, massimo dal 1997. In Cina il CSI300 resta invariato, l’Hang Seng perde lo 0,8% e il Taiex arretra dello 0,2%. Zhipu, società cinese di AI, balza del +20% dopo un collocamento azionario da 4 miliardi di dollari.
Sul fronte energia, il gas europeo resta sotto pressione: il TTF è salito del 5% a 49,0 euro/MWh. Secondo l’ACER, gli stoccaggi UE erano al solo 28% della capacità al 1° aprile, minimo degli ultimi quattro anni, mentre la normativa europea richiede il raggiungimento del 90% entro il 1° novembre.
Infine, il rialzo dei rendimenti e del dollaro ha penalizzato i metalli preziosi: oro a 4.062 dollari e argento a 58,0 dollari. Il mercato torna così a concentrarsi sulla relazione tra energia, inflazione e tassi: un nuovo aumento del petrolio potrebbe spingere la Fed a mantenere una politica restrittiva più a lungo.


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