WisdomTree - Tactical Daily Update - 27.08.2026

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Nvidia stupisce ancora, ed il CEO esprime rinnovato ottimismo.
I big tech globali riprendono slancio, a cominciare dai chipmakers coreani.
Il prezzo del petrolio scende ancora, OMAN e IRAN concordi su Hormutz.
Inflazione PCE Usa di luglio non cala: dubbi su mosse FED a settembre!


Nvidia promuove l’AI, ma la vera partita si gioca a Jackson Hole. Ieri l’attenzione degli investitori era tutta concentrata sui conti di Nvidia, diventati ormai una sorta di termometro globale per misurare lo stato di salute dell’intelligenza artificiale e, soprattutto, le prospettive di investimento nelle infrastrutture necessarie per alimentarla.
Un tema che nel 2026 ha continuato a sostenere gli indici azionari, ma sul quale il mercato comincia a chiedersi quanto a lungo la corsa possa proseguire senza una dimostrazione concreta dei ritorni economici dell’AI.
La risposta arrivata dalla trimestrale del colosso dei chip è stata, ancora una volta, nettamente positiva: nel secondo trimestre Nvidia ha registrato Us$ 96,2 miliardi di fatturato e un utile netto di 59,7, in crescita del 118% e superiore alle stime di Wall Street. Per il ceo Jensen Huang, l’intelligenza artificiale è ormai “al suo punto di svolta”.
Numeri che hanno dato ulteriore forza alla tesi secondo cui il ciclo degli investimenti in infrastrutture AI è tutt’altro che esaurito: tuttavia la prossima sfida sarà dimostrare i rendimenti generati da questa enorme ondata di spesa.
Anche per il comparto delle memorie il paradigma potrebbe cambiare: la prossima fase dipenderà sempre più dalla capacità della domanda legata all’AI e del contenuto di memoria di assorbire la crescente offerta, e sempre meno da una semplice carenza di prodotto capace di sostenere i prezzi.
Non sorprende quindi che Nvidia, oggi la società a maggiore capitalizzazione al mondo, sia considerata un indicatore chiave per l’intero ecosistema tecnologico: i suoi chip alimentano infatti gran parte dei principali data center e dei modelli di intelligenza artificiale più avanzati a livello globale.
Se l’AI ha monopolizzato l’attenzione degli investitori, la politica monetaria torna però da oggi al centro della scena. Il 27 agosto prende il via la 49esima edizione del Simposio di Jackson Hole, che proseguirà fino a sabato 29.

Il momento clou sarà domani, venerdì 28, alle 16 ora italiana, con il discorso di apertura del presidente della Fed, Kevin Warsh. Sarà soprattutto dalle sue parole che il mercato cercherà indicazioni sul prossimo percorso dei tassi.
Sul fronte macro, intanto, l’inflazione americana misurata dal Pce, uno degli indicatori privilegiati dalla Fed per valutare le pressioni sui prezzi, ha confermato qualche elemento di cautela.
A luglio il dato annuo si è attestato al 3,7%, sopra il 3,6% atteso dagli analisti ma invariato rispetto al 3,7% di giugno. Su base mensile i prezzi sono aumentati +0,2%, mentre l’indice core, depurato da energia e alimentari, si è attestato al 3,3%.
Ieri, 26 agosto, i mercati europei hanno mostrato un andamento sostanzialmente fiacco: Milano ha chiuso in rialzo, +0,31%, Parigi +0,35%, mentre Francoforte ha perso -0,04% e Londra -0,05%.
A Wall Street, invece, seduta quasi invariata: S&P500 -0,02%, Dow Jones -0,21% e Nasdaq -0,08%. In evidenza Meta, arrivata a guadagnare fino al 4% dopo l’accordo con alcuni Stati americani sulle accuse di aver creato dipendenza dai social tra i ragazzi: il gruppo pagherà Us$ 18 miliardi.
Questa mattina il quadro asiatico è stato più vivace, soprattutto in Corea, dove l’effetto Nvidia ha sostenuto i titoli tecnologici. Il Kospi ha guadagnato +1,53%, raggiungendo 6.912 punti, La Borsa di Seul, invece, ha beneficiato anche della decisione della Bank of Korea di aumentare i tassi di 25 punti base, portandoli al 3%, oltre al rally dei titoli legati ai chip, tra cui Samsung SDI.
Shanghai è salita +1,1% e Shenzhen +1,7%. Positiva anche Taipei, col Taiex +0,30%.
Di segno opposto Sydney, con l’S&P/ASX200 in calo del -1,43%, e Hong Kong, dove l’Hang Seng ha ceduto -0,38%. Tokyo ha chiuso in lieve flessione: Nikkei225 -0,20%, penalizzato da prese di beneficio sui tecnologici.
A complicare il quadro resta comunque il Medio Oriente. L’ipotesi di un accordo tra Oman e Iran sulla gestione del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz ha contribuito a raffreddare il petrolio.
Teheran ha però definito l’ultima minaccia di sanzioni statunitensi un “atto di terrorismo di Stato ed economico”, mentre il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha chiarito che l’Iran non consentirà il transito di navi militari attraverso lo Stretto nell’ambito dell’intesa in negoziazione con l’Oman.
Nonostante le tensioni, il petrolio continua a scendere: Brent 87,0 dollari/barile (-0,9%) e Wti a 81,4 dollari (-1,0%). Il gas naturale europeo è a 65,6 euro/megawattora (-0,1%).
Le Borse europee hanno aperto miste e sostanzialmente flattish. Dopo Nvidia, ora il mercato ha due domande davanti a sé: quanto è ancora sostenibile il boom dell’AI e, soprattutto, cosa dirà Warsh a Jackson Hole?

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