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Apple, il cliente che paga il boom della memoria

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Venerdì Apple è scesa di oltre il 4% nel pomeriggio delle vendite sui semiconduttori e ha recuperato gran parte del calo, con i volumi più alti degli ultimi giorni.

Sul giornaliero resta una lunga ombra inferiore, con il Nasdaq 100 a −3,5%, il mercato potrebbe aver usato Apple come rifugio, la big tech che spende meno nei data center.

Quella spesa in verità le arriva comunque, per un'altra strada. I data center assorbono la capacità produttiva delle memorie, i prezzi di DRAM e NAND salgono e impattano il margine lordo, indicato per il trimestre tra il 47% e il 48%, compreso circa un punto di rimborsi sui dazi, dal 50,1% del trimestre precedente.

Stasera John Ternus presenta i suoi primi conti da amministratore delegato.

Le opzioni prezzano un movimento intorno al 3,5%, tutto sommato poco per un titolo che arriva sul record con il margine in discesa.

Il giornaliero mostra un mercato che compra Apple senza eccessi. Il 23 ottobre, giorno del debutto dell'iPhone Duo, e giovedì scorso il prezzo si è fermato alla stessa altezza, mentre il recupero di venerdì è nato da acquisti sulla debolezza.

Un margine in linea, accolto con volumi in crescita oltre quei due picchi, potrebbe dire che il costo delle memorie è già nei prezzi.

Un margine sotto le indicazioni potrebbe invece dare ai due picchi la forma di un doppio massimo. In quel caso il minimo di venerdì, l'unico punto in cui i compratori si sono fatti vedere davvero, potrebbe diventare la misura della fiducia rimasta.

A pesare potrebbe essere il margine più dei ricavi dell'iPhone.

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