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Mercati prudenti, tornano le speranze di pace

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RINNOVATE SPERANZE DI PACE

Chiusure frazionali per la Borsa americana nella sessione di ieri, 20 luglio, con due questioni ancora sul tavolo che continuano a generare incertezza e timori tra gli investitori.

Le tensioni geopolitiche restano il tema prioritario. A questo proposito stanno emergendo nuove speranze di pace tra le parti coinvolte: i mediatori internazionali hanno proposto una tregua di 10 giorni per tentare di rilanciare il dialogo ed evitare un'escalation che, fino a ieri, sembrava molto probabile.

Gli indici azionari statunitensi hanno chiuso in lieve calo: Nasdaq -0,05%, S&P 500 -0,16% e Dow Jones -0,59%. Gli operatori hanno mantenuto un atteggiamento prudente, focalizzandosi sull'imminente pubblicazione dei risultati societari dei colossi tecnologici, tra cui Alphabet e Tesla.

Parallelamente, si è registrato un recupero parziale dei titoli del settore dei semiconduttori dopo le forti vendite delle sessioni precedenti. Questo ha consentito al Nasdaq di limitare le perdite rispetto agli altri listini.

Resta elevata l'attenzione sull'andamento del prezzo del petrolio, influenzato dalle tensioni geopolitiche, e sulle prossime mosse delle banche centrali, inclusa l'attesa per le riunioni della BCE.

PETROLIO

Nella notte il prezzo del petrolio greggio WTI è sceso verso gli 82 dollari al barile, in leggero calo rispetto ai massimi delle ultime cinque settimane, grazie alle crescenti speranze di una ripresa dei negoziati di pace tra Stati Uniti e Iran dopo diversi giorni di escalation del conflitto.

Ciononostante, i prezzi del petrolio sono aumentati sensibilmente nel corso del mese. Gli attacchi statunitensi contro l'Iran sono infatti proseguiti per il decimo giorno consecutivo, mentre Teheran ha continuato con i raid di rappresaglia contro i Paesi vicini.

Le tensioni si sono ulteriormente intensificate dopo che il presidente Donald Trump ha avvertito che Teheran sarebbe stata ritenuta responsabile della morte di tre militari statunitensi.

Dal punto di vista tecnico, il WTI rimane in una fase di accumulazione dopo aver superato quota 80 dollari, con possibili obiettivi in area 86,00.

GOLD

L'oro torna a salire, riportandosi sopra i 4.000 dollari l'oncia, pur restando vicino ai minimi degli ultimi nove mesi. Il conflitto in corso tra Stati Uniti e Iran continua infatti a mantenere gli investitori concentrati sui rischi di inflazione legati al settore energetico e sulla prospettiva di tassi di interesse più elevati.

Gli attacchi statunitensi contro l'Iran sono entrati nel decimo giorno consecutivo, mentre il presidente Donald Trump ha ribadito che l'Iran sarebbe stato ritenuto responsabile della morte di tre militari americani.

Nel frattempo, Teheran ha affermato che i mediatori hanno presentato proposte volte ad allentare le tensioni con Washington dopo diversi giorni di combattimenti. Alcune fonti indicano inoltre la possibilità di un cessate il fuoco di 10 giorni.

I rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi sono aumentati sensibilmente nel corso della settimana. I mercati prezzano ora una probabilità di circa il 55% di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve a settembre, rispetto al 51% della seduta precedente.

Un eventuale aumento dei tassi tornerebbe a pesare sul prezzo del metallo giallo, che continua a dipendere in larga misura dall'andamento della politica monetaria.

VALUTE


Il mercato dei cambi resta il meno volatile tra le principali asset class, con oscillazioni contenute.

L'EUR/USD ha oscillato tra 1,1400 e 1,1450, senza riuscire a violare né i livelli di supporto né quelli di resistenza. Il cable (GBP/USD) è rimasto ancorato tra 1,3410 e 1,3480, mantenendo l'EUR/GBP stabile nell'intervallo compreso tra 0,8480 e 0,8510.

L'elezione del nuovo Primo Ministro britannico, Burnham, non ha avuto effetti rilevanti sulla sterlina, che è rimasta sostanzialmente immobile in attesa di segnali più concreti. Pur essendo considerato più carismatico e comunicativo rispetto a Keir Starmer, Burnham non si è particolarmente sbilanciato, nonostante le aspettative appaiano elevate.

Tra le altre valute, segnaliamo un USD/JPY in area 162,50, senza alcun segnale di intervento da parte della BoJ, che continua a restare alla finestra mentre la speculazione alimenta le pressioni sul cambio.

Il franco svizzero si mantiene stabile, con USD/CHF in area 0,9250 ed EUR/CHF intorno a 0,8100. Le valute oceaniche continuano invece a mostrare forza, in particolare il dollaro neozelandese.

Il NZD ha beneficiato della pubblicazione dei dati sull'inflazione, che nel secondo trimestre è salita al 4,1% dal 3,1% del trimestre precedente, superando sia le attese del 4,0% sia il range obiettivo dell'1-3% fissato dalla RBNZ. Si tratta del livello più elevato dal quarto trimestre del 2023.

Il contributo maggiore all'aumento dell'inflazione è arrivato dal comparto dei trasporti, dove i prezzi sono balzati del 10,6%, principalmente a causa dell'incremento dei prezzi della benzina e degli altri carburanti e lubrificanti per veicoli.

RENDIMENTI IN CRESCITA

Il rendimento del Treasury statunitense a 10 anni è salito leggermente al 4,59%, dopo essere diminuito di circa 7 punti base la settimana precedente. Gli investitori continuano a valutare gli sviluppi in Medio Oriente e le loro implicazioni per le prospettive economiche e di politica monetaria.

Le tensioni tra Stati Uniti e Iran si sono intensificate nel corso del fine settimana, spingendo inizialmente i prezzi del petrolio sui massimi delle ultime sei settimane. Successivamente, però, gran parte dei guadagni è stata riassorbita dopo le dichiarazioni del Ministero degli Esteri iraniano, secondo cui i negoziati con Washington potrebbero proseguire qualora venissero rispettati gli interessi nazionali del Paese.

La scorsa settimana sia l'indice dei prezzi al consumo (CPI) sia quello dei prezzi alla produzione (PPI) hanno registrato valori inferiori alle attese. Tuttavia, il recente rialzo del petrolio ha alimentato il timore che il percorso di disinflazione possa rallentare o interrompersi.

I mercati continuano a scontare un aumento dei tassi da parte della Fed nel corso dell'anno, con la probabilità di un intervento a settembre che resta superiore al 60%.

Nel frattempo, i funzionari della Federal Reserve sono entrati nel consueto periodo di silenzio stampa in vista della riunione del FOMC della prossima settimana, durante la quale il mercato si attende che il tasso sui Fed Funds venga lasciato invariato.

Saverio Berlinzani, analista ActivTrades



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