L'intervento congiunto di Stati Uniti e Giappone, stimato in circa 58 miliardi di dollari in una sola giornata, pone quasi spontaneamente una domanda: è davvero possibile fermare la forza del dollaro attraverso interventi diretti sul mercato valutario?
La risposta, osservando i numeri, è tutt'altro che rassicurante. Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS), il cambio USD/JPY movimenta ogni giorno poco meno di 1.000 miliardi di dollari di controvalore. Su base annua, considerando le sole giornate di contrattazione, si arriva a centinaia di migliaia di miliardi di dollari scambiati. In questo contesto, 58 miliardi rappresentano una frazione minima della liquidità complessiva: è un po' come cercare di arginare il mare con le mani.
Non sorprende quindi che gli effetti degli interventi valutari tendano a essere temporanei se non sono accompagnati da un cambiamento dei fondamentali, come il differenziale dei tassi d'interesse o le aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve e della Bank of Japan.
Anche dal punto di vista tecnico il mercato sembra confermare questa lettura.
Come avvenuto in occasione dei precedenti interventi, dopo il forte rimbalzo seguito all'intervento ufficiale, il cambio USD/JPY è tornato rapidamente a testare le resistenze di breve periodo.
La rottura evidenziata nei giorni precedenti ha dato continuità al movimento rialzista e ora i prezzi stanno consolidando appena sotto un nuovo livello chiave, configurazione che potrebbe anticipare un ulteriore breakout.
USD/JPY è una delle coppie più liquide al mondo, rappresentando circa il 13-15% dell'intero volume del mercato Forex, seconda soltanto all'EUR/USD.
Di fronte a una simile profondità di mercato, perfino interventi da decine di miliardi rischiano di trasformarsi nell'ennesimo costoso tentativo di rallentare una tendenza guidata da forze macroeconomiche molto più potenti.
Finché il mercato continuerà a premiare il differenziale dei rendimenti a favore del dollaro, gli interventi rischiano di essere ricordati più per il loro costo che per la loro reale efficacia.
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Dopo aver provato diverse piattaforme, ho scelto le charts di Capital.Com per le mie analisi: affidabilità, precisione ed un'interfaccia davvero intuitiva
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