Hormuz riapre ma il Diesel non scende

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Secondo Kpler, i flussi di greggio attraverso Hormuz sono tornati ai livelli prebellici, con una media di 13.5 milioni di barili al giorno negli ultimi 7 giorni.
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Sembra quindi ripreso il traffico delle petroliere nello Stretto di Hormuz ma questo non si sta traducendo in un calo dei prezzi dei prodotti raffinati come benzina, diesel e jet fuel.

Il future sul diesel a New York quota circa il doppio rispetto al greggio, per barile.
Il diesel crack spread (differenza tra il future sul diesel e quello sul WTI) AHL1! è stabile a 100 dollari circa, il massimo di sempre.
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Quello della benzina, invece, è a 50 dollari, poco sotto il massimo del 2022 di 60$,
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Come mai?

I prodotti raffinati hanno un mercato a sé, diverso da quello del petrolio non lavorato.

Mentre le esportazioni di petrolio dal Medio Oriente sono riprese, quelle di prodotto raffinati no. Si stima oggi che le esportazioni di prodotti raffinati siano circa 677.000 barili al giorno contro 3.6 milioni prima della guerra.

A livello globale poi, la capacità di raffinazione è scesa notevolmente negli ultimi anni.
Oltre ai paesi del Medio Oriente, solo gli Stati Uniti e la Russia hanno raffinerie in grado di coprire il fabbisogno mondiale di diesel e altri prodotti raffinati.
In Europa, ad esempio, anche se arrivano barili di petrolio, i paesi non sono in grado di produrre benzina, diesel o jet fuel perché mancano proprio le raffinerie.

Dopo il blocco delle esportazioni da parte della Russia, ora anche l'amministrazione Trumpo sta valutando restrizioni all'export e ha invitato i paesi europei a rilasciare più riserve.

L'Europa importa dagli USA quasi il 40% del suo diesel e paradossalmente ha un'economia che dipende quasi interamente da questo prodotto raffinato (a differenza degli Stati Uniti che invece hanno un parco auto quasi interamente a benzina.
Questa maggiore dipendenza dal diesel fa temere che il rialzo dei prezzi dell'energia possa filtrare anche nell'inflazione core.

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