Settimana fortemente negativa per il futures sul petrolio con scadenza luglio, che chiude con una perdita superiore al 6%. Il movimento assume particolare rilevanza perché ha portato alla rottura del minimo che sosteneva i nuovi massimi registrati a maggio, compromettendo la struttura rialzista di breve periodo e aprendo la porta a una possibile estensione del ribasso.
Dal punto di vista della price action, il mercato ha tentato un recupero nella giornata di giovedì, ma il movimento si è fermato precisamente sulla VAB del mese di maggio, livello che ha respinto il prezzo riportandolo all’interno della Value Area di aprile. La settimana si è poi conclusa nei pressi della VAB di aprile, con una chiusura al di sotto della Value Area weekly. Una configurazione che, almeno nel breve periodo, continua a favorire una lettura ribassista.
La lettura del COT Report è invece meno lineare. I Managed Money hanno ridotto sia le posizioni long sia quelle short, ma il saldo netto rimane positivo grazie a una maggiore chiusura delle posizioni ribassiste. Ancora più interessante è l’analisi delle posizioni short cumulative, che si trovano in un’area storicamente associata a fasi di transizione e rallentamento dell’apertura di nuovi short.
Questo elemento crea una divergenza rispetto alla lettura tecnica del prezzo. Da una parte il mercato rompe livelli importanti e mostra debolezza; dall’altra il posizionamento non suggerisce ancora una vera accelerazione dell’aggressività ribassista da parte degli operatori speculativi.
Anche i Dark Pools non forniscono indicazioni di svolta. Non sono stati registrati ingressi rilevanti di volume che possano far pensare alla costruzione di un minimo o a un cambio di trend imminente. Allo stesso modo, le principali aziende proxy del settore non hanno generato segnali anticipatori degni di nota.
Sul fronte derivati, la lettura della skewness delle opzioni sugli ETF di riferimento continua a mostrare una configurazione negativa della curva, elemento che suggerisce una maggiore pressione ribassista percepita dal mercato nelle prossime settimane.
Dal punto di vista operativo, la prima area di resistenza si trova tra 89 e 90 dollari, in confluenza con il VWAP settimanale e con un’importante area volumetrica sviluppata durante la fase di distribuzione precedente.
Più in alto troviamo la fascia 91–92 dollari, probabilmente la resistenza più importante nel breve periodo, in confluenza con la VAT settimanale e con la VAB del mese di maggio. Un eventuale recupero fino a quest’area permetterebbe di valutare se il ribasso attuale sia soltanto una correzione o l’inizio di una fase più profonda.
Sul lato dei supporti, il livello chiave rimane 80 dollari. È il primo vero supporto strutturale della discesa in corso e rappresenta il livello che separa una normale fase correttiva da un deterioramento più importante del quadro tecnico.
La perdita degli 80 dollari aumenterebbe sensibilmente le probabilità di una discesa verso la fascia 77–75 dollari, che rappresenta il prossimo grande obiettivo volumetrico e la successiva area dove attendersi una possibile reazione del mercato.
In sintesi, il petrolio ha inviato un segnale tecnico chiaramente ribassista con la rottura dei minimi di maggio. Tuttavia, il COT non sta ancora confermando una vera costruzione di pressione short e questo suggerisce cautela nell’interpretare il movimento come l’inizio di un trend ribassista strutturale. Per ora la price action rimane negativa, ma la divergenza tra prezzo e posizionamento sarà uno degli elementi più importanti da monitorare nelle prossime settimane.
Dal punto di vista della price action, il mercato ha tentato un recupero nella giornata di giovedì, ma il movimento si è fermato precisamente sulla VAB del mese di maggio, livello che ha respinto il prezzo riportandolo all’interno della Value Area di aprile. La settimana si è poi conclusa nei pressi della VAB di aprile, con una chiusura al di sotto della Value Area weekly. Una configurazione che, almeno nel breve periodo, continua a favorire una lettura ribassista.
La lettura del COT Report è invece meno lineare. I Managed Money hanno ridotto sia le posizioni long sia quelle short, ma il saldo netto rimane positivo grazie a una maggiore chiusura delle posizioni ribassiste. Ancora più interessante è l’analisi delle posizioni short cumulative, che si trovano in un’area storicamente associata a fasi di transizione e rallentamento dell’apertura di nuovi short.
Questo elemento crea una divergenza rispetto alla lettura tecnica del prezzo. Da una parte il mercato rompe livelli importanti e mostra debolezza; dall’altra il posizionamento non suggerisce ancora una vera accelerazione dell’aggressività ribassista da parte degli operatori speculativi.
Anche i Dark Pools non forniscono indicazioni di svolta. Non sono stati registrati ingressi rilevanti di volume che possano far pensare alla costruzione di un minimo o a un cambio di trend imminente. Allo stesso modo, le principali aziende proxy del settore non hanno generato segnali anticipatori degni di nota.
Sul fronte derivati, la lettura della skewness delle opzioni sugli ETF di riferimento continua a mostrare una configurazione negativa della curva, elemento che suggerisce una maggiore pressione ribassista percepita dal mercato nelle prossime settimane.
Dal punto di vista operativo, la prima area di resistenza si trova tra 89 e 90 dollari, in confluenza con il VWAP settimanale e con un’importante area volumetrica sviluppata durante la fase di distribuzione precedente.
Più in alto troviamo la fascia 91–92 dollari, probabilmente la resistenza più importante nel breve periodo, in confluenza con la VAT settimanale e con la VAB del mese di maggio. Un eventuale recupero fino a quest’area permetterebbe di valutare se il ribasso attuale sia soltanto una correzione o l’inizio di una fase più profonda.
Sul lato dei supporti, il livello chiave rimane 80 dollari. È il primo vero supporto strutturale della discesa in corso e rappresenta il livello che separa una normale fase correttiva da un deterioramento più importante del quadro tecnico.
La perdita degli 80 dollari aumenterebbe sensibilmente le probabilità di una discesa verso la fascia 77–75 dollari, che rappresenta il prossimo grande obiettivo volumetrico e la successiva area dove attendersi una possibile reazione del mercato.
In sintesi, il petrolio ha inviato un segnale tecnico chiaramente ribassista con la rottura dei minimi di maggio. Tuttavia, il COT non sta ancora confermando una vera costruzione di pressione short e questo suggerisce cautela nell’interpretare il movimento come l’inizio di un trend ribassista strutturale. Per ora la price action rimane negativa, ma la divergenza tra prezzo e posizionamento sarà uno degli elementi più importanti da monitorare nelle prossime settimane.
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