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WisdomTree - Tactical Daily Update - 13.01.2026

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Borse Usa ed Europee composte e sui massimi, ignorano turbolenze globali.
Iniziano le trimestrali Usa: utili a verificare il recente recupero del «value».
Fronti «caldi»: Powell sotto inchiesta, tetto interessi su carte credito USA.
FCryptos in recupero, alla chetichella. Ancora euforia su preziosi e terre rare.


Mercati: lo scontro Trump–Fed non spaventa Wall Street. Oro e asset reali ancora in primo piano. L’attacco frontale di Donald Trump alla Federal Reserve, culminato con l’avvio di un’indagine penale federale sul presidente Jerome Powell, non ha destabilizzato i mercati azionari nella seduta di ieri, 12 gennaio.
Un dato sorprendente, considerando che il livello di tensione tra la Casa Bianca e la banca centrale non ha precedenti nella storia recente. Powell ha parlato apertamente di “minacce e pressioni politiche” esercitate dall’amministrazione Usa per condizionare la politica monetaria. Eppure, paradossalmente, proprio questo scontro potrebbe ridurre la probabilità di nuovi tagli ai tassi, almeno nel breve termine, rafforzando la prudenza della Fed.
Le Borse europee hanno chiuso in ordine sparso ma senza scossoni: Ftse Mib di Milano -0,21%, CAC 40 di Parigi -0,52%, DAX 40 di Francoforte -0,25%, IBEX 35 di Madrid -0,03%, AEX di Amsterdam +0,17%, FTSE 100 di Londra -0,04%. Il messaggio è chiaro: prevale la cautela, non la fuga dal rischio.
Wall Street ieri sera ha comunque archiviato la seduta in territorio positivo: Dow Jones +0,17%, Nasdaq +0,26%. Sotto i riflettori Alphabet, che ha superato per la prima volta i 4.000 miliardi di Dollari di capitalizzazione, conquistando i “titoli di testa” dei media finanziari e non.
Beni rifugio protagonisti, Dollaro sotto pressione, ma non troppa. Il clima di incertezza geopolitica e macroeconomica ha rafforzato la corsa verso i beni rifugio. Oro e argento hanno aggiornato nuovi record intraday, mentre il dollaro ha mostrato segni di debolezza.
Neppure la proposta di Trump di limitare al 10% i tassi sulle carte di credito per un anno ha innescato volatilità. I critici temono un effetto boomerang: meno credito, margini bancari compressi e danni indiretti ai consumatori. Ma gli investitori, almeno per ora, restano tranquilli, e attenono lo sviluppo dei fatti, sapendo che i grandi player non saranno inerti alla proposta.
Intanto questa settimana prende il via la stagione delle trimestrali delle grandi banche Usa: da JPMorgan Chase e Goldman Sachs fino a Bank of America e Morgan Stanley.
Oro oltre 4.600 Dollari/oncia. Il metallo “raro e prezioso” segna un nuovo traguardo storico, superando per la prima volta i 4.600 dollari/oncia. A sostenerlo sono tensioni geopolitiche, incertezze macro, acquisti di banche centrali ed ETF, e l’inedito scontro istituzionale tra Trump e la Fed.

Questa mattina, 13 gennaio in Asia-Pacifico spiccano diversi nuovi record: il Nikkei225 vola del +3,1%, toccando il massimo intraday a 53.814 punti, dopo la breve pausa festiva di ieri. Sullo sfondo, aleggia l’ipotesi di elezioni anticipate da parte della premier Sanae Takaichi, per rafforzare il mandato a favore di una politica di maggiore spesa pubblica.
Il rally è comunque trainato dal tech: Advantest +8,5%, Tokyo Electron +8,3%, SoftBank Group +4,3%, per citare qualche protagonista.
Nel resto dell’Asia: Hang Seng +0,65% (poi +1% nell’after market), Shanghai Composite -0,6%, ma a spiccare è il debutto esplosivo per GigaDevice Semiconductor, che balza del +50% nel primo giorno di contrattazioni. In Corea, il Kospi di Seoul aggiorna i massimi storici (+0,9%), mentre il won si indebolisce per il nono giorno consecutivo contro il dollaro, la serie negativa più lunga dal 2008.
In India, il Sensex chiude poco mosso: l’inflazione accelera a dicembre ma resta dentro il target della RBI, lasciando ampio spazio di manovra alla banca centrale. Sul fronte geopolitico, il cancelliere tedesco Friedrich Merz auspica un accordo di libero scambio UE–India entro fine gennaio.
Materie prime: petrolio e metalli sotto i riflettori. Il prezzo del Brent (greggio di riferimento europeo) consolida a 64 dollari/barile, accumulando tre sedute positive consecutive che portano il guadagno da inizio anno a circa +5%, dopo un 2025 molto negativo.
Le tensioni restano elevate: l’Iran rivendica il controllo interno dopo le proteste, Trump valuta le opzioni “interventiste” sul fronte iraniano, ed in parallelo monitora il possibile rilancio produttivo del Venezuela post-Maduro. A sorpresa, Trump ha anche ventilato l’esclusione di Exxon dai progetti venezuelani, giudicata troppo tiepida sugli investimenti.
L’Indice Bloomberg Commodity sale a 113,70, massimo da oltre tre anni. Al centro dell’attenzione le terre rare: il G7 accelera sulle catene di approvvigionamento, mentre l’Australia annuncia una riserva strategica da 800 milioni di dollari focalizzata su antimonio, gallio e minerali critici. L’argento, più volatile dell’oro, potrebbe reagire in modo amplificato a tassi e dollaro, sostenuto anche dalla domanda industriale (fotovoltaico, 5G, automotive, elettronica etc).
Cripto: segnali di ripresa. Bitcoin sale per il terzo giorno consecutivo, sfiorando 92.000 dollari (+5% YTD). Strategy, primo detentore mondiale, ha raccolto 1,25 miliardi di dollari collocando azioni e acquistato 13.627 BTC a un prezzo medio di 91.519 dollari, mantenendo ampio spazio per ulteriori emissioni.
Sul reddito fisso prevale la calma: il BTP decennale italiano rebde 3,47%, e lo spread BTP–Bund scende a 62 pb, minimo dal 2008. Negli Usa, lo yield del Treasury decennale è stabile al 4,19%. Attesa oggi per l’inflazione Usa di dicembre: consenso a +2,7% a/a (core +2,7%). Un dato sopra le attese potrebbe frenare i bond lunghi e sostenere il dollaro.

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