WisdomTree - Tactical Daily Update - 24.08.2026

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Jackson Hole in corso: dal simposio dei banchieri centrali si aspettano novità.
Le Borse “battono in testa”, e consolidano i progressi da inizio anno.
Bond market più «laterale», con rendimenti ai massimi recenti.
Non si dipana il groviglio dell’accordo USA – IRAN, ma il greggio oggi scende..


Mercati in attesa di Jackson Hole, tra Iran e pressione sui bond. Le Borse europee hanno chiuso deboli e in ordine sparso venerdì 21 agosto, in una seduta caratterizzata da variazioni contenute e scambi ridotti. Milano ha segnato +0,35%, Parigi -0,44%, Francoforte +0,04%, Madrid +0,02% e Londra +0,22%.
L’attenzione degli investitori era già rivolta a Jackson Hole, dove questa settimana banchieri centrali ed economisti si riuniscono per discutere delle prospettive della politica monetaria. L’edizione 2026 si terrà dal 27 al 29 agosto e avrà come tema l’innovazione finanziaria e le sue implicazioni per pagamenti e politica economica.
Il focus resta soprattutto sulla Federal Reserve e sulle indicazioni che potranno arrivare dal presidente Kevin Warsh, in un momento delicato per i mercati obbligazionari.
Il recente aumento dei rendimenti sulle scadenze lunghe americane ha infatti riacceso i timori sulla sostenibilità del debito pubblico e sui possibili effetti sulle valutazioni azionarie. Il Treasury trentennale si mantiene su livelli elevati, mentre gli investitori attendono anche i prossimi dati sull’inflazione americana.
Sul fronte macroeconomico, l’Eurozona mostra qualche segnale di stabilizzazione. Il PMI manifatturiero flash di agosto è salito a 50,5 dal 49,8 di luglio, ai massimi degli ultimi 48 mesi e nuovamente sopra la soglia di 50.
Il PMI servizi è invece sceso a 50,7 da 51, mentre il composito è salito a 51,1, il livello più alto degli ultimi 15 mesi. Una maggiore tenuta dell’attività economica potrebbe rendere la BCE più prudente nel percorso di allentamento monetario.
Anche in Germania il manifatturiero migliora, con il PMI a 49,9 dai 49,1 di luglio, mentre i servizi rallentano a 50,1.
In Francia il manifatturiero sale a 49,9 e i servizi a 49,7, confermando tuttavia un quadro ancora fragile. La fiducia dei consumatori rimane infatti depressa, con l’indicatore della Commissione europea sceso a -15,5 nell’Eurozona.

Sul fronte commerciale, l’accordo USA-UE sui dazi continua a ridurre almeno in parte l’incertezza per le imprese europee. Il framework prevede un tetto tariffario del 15% per la maggior parte delle esportazioni europee verso gli Stati Uniti, inclusi comparti strategici come automobili, farmaceutica e semiconduttori.
Negli Stati Uniti il quadro appare più robusto. Il PMI manifatturiero di agosto è balzato a 53,3 da 49,8, ai massimi da 39 mesi, mentre il PMI servizi è sceso marginalmente a 55,4. Il composito è salito a 55,4, il livello più elevato degli ultimi otto mesi.
Una combinazione di crescita ancora solida e inflazione persistente rende però più complesso il dibattito sui prossimi tagli dei tassi.
Sul mercato valutario il dollaro ha beneficiato del clima di cautela: l’euro è sceso dello 0,37% a 1,1606 dollari, mentre il biglietto verde è salito a 148,31 yen.
Gli investitori continuano a confrontarsi con un quadro nel quale la Fed deve bilanciare la resilienza dell’economia con l’esigenza di evitare che l’inflazione rimanga troppo a lungo sopra il target.
A complicare ulteriormente lo scenario è la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran. I mercati attendono i dettagli delle nuove sanzioni americane, mentre l’incertezza sullo Stretto di Hormuz continua a rappresentare un rischio per le forniture energetiche globali.
Paradossalmente, il petrolio ha iniziato la settimana in calo: il Brent è sceso verso 91-93 dollari e il WTI intorno a 85 dollari, dopo i recenti rialzi legati alle tensioni geopolitiche.
Anche le Borse asiatiche hanno aperto la settimana sotto pressione, penalizzate sia dai timori sulla sostenibilità delle valutazioni del comparto AI sia dalla geopolitica.
Tokyo ha perso lo 0,74%, Hong Kong il 1,99%, Shanghai lo 0,92%, Shenzhen il 2,24% e Seul il 2,84%. Alibaba e Samsung hanno registrato ribassi particolarmente pesanti, contribuendo alla debolezza del comparto tecnologico regionale.
In controtendenza, l’oro continua a beneficiare della domanda difensiva e dei timori legati alla sostenibilità dei conti pubblici americani. Il metallo prezioso ha raggiunto circa 4.640 dollari l’oncia, sui massimi da maggio.
La settimana si apre quindi con tre grandi driver: Jackson Hole e la politica della Fed, la pressione sui Treasury e l’evoluzione della crisi USA-Iran. A questi si aggiunge la crescente selettività degli investitori verso il comparto tecnologico.
In un mercato ancora sostenuto dalla crescita americana ma sempre più sensibile a inflazione, debito e geopolitica, la volatilità potrebbe rimanere protagonista.

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