WALL STREET REGGE IL COLPO
Nella seduta di ieri, 4 novembre 2026, Wall Street ha chiuso con un forte rally sulla scia dei risultati delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.
La netta vittoria dei Democratici, definita dai mercati come una vera e propria "onda blu", che ha portato il partito a riconquistare il controllo del Congresso, ha spinto al rialzo i principali listini azionari dopo un avvio di seduta che non lasciava presagire nulla di buono.
Il Dow Jones ha chiuso in rialzo del 3,3%, il Nasdaq dell'1,44% e l'S&P 500 del 2,55%.
Tra le società che si sono maggiormente distinte si segnalano 3M (+9,32%), Amazon (+7,36%) e Microsoft (+6,60%).
ARIA DI RISK ON
Sui mercati si respira un clima di rinnovato ottimismo. A livello geopolitico, infatti, i negoziati in Medio Oriente stanno proseguendo e molti operatori ritengono che, per il presidente Trump, l'unico modo per recuperare parte della fiducia di un elettorato deluso dalle numerose questioni ancora irrisolte sia tentare di riportare la pace nell'area.
Successivamente, l'attenzione potrebbe spostarsi sulle principali problematiche interne, a partire dal caro vita e dai prezzi dell'energia.
Il passaggio del controllo di Camera e Senato ai Democratici ha inoltre alimentato l'ottimismo grazie alla riduzione dell'incertezza politica. Wall Street e i listini globali, storicamente, tendono a festeggiare la conclusione del periodo elettorale, poiché la definizione di un chiaro quadro politico riduce i timori legati alla stabilità istituzionale.
La sconfitta della linea repubblicana limita inoltre i margini per nuove guerre commerciali, offrendo un sostegno significativo alle economie e alle borse europee.
Storicamente, l'indice della paura VIX registra una flessione media di oltre sei punti nei mesi successivi alle elezioni di medio termine.
A rafforzare il sentiment positivo contribuisce anche il forte calo del petrolio registrato ieri, con Brent e WTI in deciso ribasso, un fattore che contribuisce ad attenuare le pressioni inflazionistiche a livello globale.
PETROLIO IN CALO
Giovedì il Brent è sceso sotto i 94 dollari al barile, estendendo il ribasso di quasi il 9% registrato nella sessione precedente e portando i prezzi sui minimi degli ultimi due mesi.
Il movimento è avvenuto in concomitanza con la netta vittoria dei Democratici alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, evento che ha alimentato le aspettative di una crescente pressione sull'amministrazione Trump affinché ponga fine al conflitto con l'Iran.
Il presidente Donald Trump ha riconosciuto che i Repubblicani hanno subito perdite elettorali in parte riconducibili agli effetti del conflitto e all'aumento dei prezzi della benzina, pur non prevedendo, almeno nell'immediato, un'intensificazione delle operazioni militari contro Teheran.
Un Congresso a maggioranza democratica potrebbe inoltre ridurre il sostegno alle operazioni militari in Medio Oriente. In questo contesto, il leader democratico al Senato, Chuck Schumer, ha promesso di adoperarsi per favorire la conclusione del conflitto.
Nel frattempo, le esportazioni di greggio dal Golfo Persico stanno mostrando segnali di ripresa, in un contesto caratterizzato da un'offerta superiore alla domanda nel breve termine.
Complessivamente, il benchmark petrolifero internazionale ha perso circa il 17% dall'inizio della settimana.
VALUTE: DOLLARO IN BILICO
Il dollaro resta sotto pressione, anche se il momentum ribassista non sembra ancora in grado di accelerare in maniera significativa.
Il biglietto verde si trova infatti su livelli tecnici particolarmente importanti. Una loro violazione potrebbe aprire la strada a un indebolimento più marcato. Sul cambio EUR/USD ciò potrebbe tradursi in un'estensione verso l'area 1,1350, con successivi tentativi di avvicinamento alla soglia di 1,1500.
Scenario simile per il GBP/USD ("cable"), ormai stabilmente sopra quota 1,3500 e non lontano dagli obiettivi tecnici posti in area 1,3560 e successivamente 1,3660.
Il dollaro canadese continua invece a mostrare segnali di rafforzamento, con USD/CAD che appare orientato verso quota 1,3750 nel medio termine.
Le valute oceaniche tentano di recuperare terreno, pur mostrando ancora una certa debolezza.
USD/JPY è infine sceso sotto quota 158,00, con primi supporti identificabili nell'area compresa tra 157,20 e 157,30.
Il franco svizzero potrebbe invece aver individuato un'importante area di resistenza contro l'euro tra 0,9120 e 0,9130.
GOLD IN DECISA RIPRESA
Giovedì l'oro ha raggiunto quota 4.150 dollari l'oncia, estendendo i guadagni della sessione precedente e toccando i massimi delle ultime due settimane grazie al miglioramento del sentiment sui mercati e all'allentamento delle tensioni geopolitiche.
La vittoria dei Democratici alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti ha rafforzato le speranze di una possibile conclusione del conflitto tra Stati Uniti e Iran, contribuendo al forte ribasso delle quotazioni petrolifere.
Il metallo prezioso ha inoltre beneficiato dell'indebolimento del dollaro statunitense e del calo dei rendimenti dei Treasury americani, fattori che ne hanno aumentato l'attrattività agli occhi degli investitori.
Prezzi del petrolio più contenuti potrebbero inoltre contribuire a ridurre le pressioni inflazionistiche, attenuando i timori di un imminente irrigidimento della politica monetaria.
Dal punto di vista tecnico, il Gold si trova in una chiara fase di accumulazione, con primi obiettivi individuabili nell'area compresa tra 4.250 e 4.275 dollari l'oncia.
L'attenzione degli investitori è ora rivolta al rapporto sull'occupazione statunitense in uscita venerdì, dato che potrebbe influenzare le aspettative sulla futura politica monetaria della Federal Reserve.
Secondo il CME FedWatch Tool, gli operatori attribuiscono attualmente una probabilità del 79% a un rialzo dei tassi da parte della Fed nel mese di dicembre.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
Le previsioni non sono garanzie. I tassi possono variare. Il rischio politico è imprevedibile. Le azioni della banca centrale possono variare. Gli strumenti delle piattaforme non garantiscono il successo.
Nella seduta di ieri, 4 novembre 2026, Wall Street ha chiuso con un forte rally sulla scia dei risultati delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.
La netta vittoria dei Democratici, definita dai mercati come una vera e propria "onda blu", che ha portato il partito a riconquistare il controllo del Congresso, ha spinto al rialzo i principali listini azionari dopo un avvio di seduta che non lasciava presagire nulla di buono.
Il Dow Jones ha chiuso in rialzo del 3,3%, il Nasdaq dell'1,44% e l'S&P 500 del 2,55%.
Tra le società che si sono maggiormente distinte si segnalano 3M (+9,32%), Amazon (+7,36%) e Microsoft (+6,60%).
ARIA DI RISK ON
Sui mercati si respira un clima di rinnovato ottimismo. A livello geopolitico, infatti, i negoziati in Medio Oriente stanno proseguendo e molti operatori ritengono che, per il presidente Trump, l'unico modo per recuperare parte della fiducia di un elettorato deluso dalle numerose questioni ancora irrisolte sia tentare di riportare la pace nell'area.
Successivamente, l'attenzione potrebbe spostarsi sulle principali problematiche interne, a partire dal caro vita e dai prezzi dell'energia.
Il passaggio del controllo di Camera e Senato ai Democratici ha inoltre alimentato l'ottimismo grazie alla riduzione dell'incertezza politica. Wall Street e i listini globali, storicamente, tendono a festeggiare la conclusione del periodo elettorale, poiché la definizione di un chiaro quadro politico riduce i timori legati alla stabilità istituzionale.
La sconfitta della linea repubblicana limita inoltre i margini per nuove guerre commerciali, offrendo un sostegno significativo alle economie e alle borse europee.
Storicamente, l'indice della paura VIX registra una flessione media di oltre sei punti nei mesi successivi alle elezioni di medio termine.
A rafforzare il sentiment positivo contribuisce anche il forte calo del petrolio registrato ieri, con Brent e WTI in deciso ribasso, un fattore che contribuisce ad attenuare le pressioni inflazionistiche a livello globale.
PETROLIO IN CALO
Giovedì il Brent è sceso sotto i 94 dollari al barile, estendendo il ribasso di quasi il 9% registrato nella sessione precedente e portando i prezzi sui minimi degli ultimi due mesi.
Il movimento è avvenuto in concomitanza con la netta vittoria dei Democratici alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, evento che ha alimentato le aspettative di una crescente pressione sull'amministrazione Trump affinché ponga fine al conflitto con l'Iran.
Il presidente Donald Trump ha riconosciuto che i Repubblicani hanno subito perdite elettorali in parte riconducibili agli effetti del conflitto e all'aumento dei prezzi della benzina, pur non prevedendo, almeno nell'immediato, un'intensificazione delle operazioni militari contro Teheran.
Un Congresso a maggioranza democratica potrebbe inoltre ridurre il sostegno alle operazioni militari in Medio Oriente. In questo contesto, il leader democratico al Senato, Chuck Schumer, ha promesso di adoperarsi per favorire la conclusione del conflitto.
Nel frattempo, le esportazioni di greggio dal Golfo Persico stanno mostrando segnali di ripresa, in un contesto caratterizzato da un'offerta superiore alla domanda nel breve termine.
Complessivamente, il benchmark petrolifero internazionale ha perso circa il 17% dall'inizio della settimana.
VALUTE: DOLLARO IN BILICO
Il dollaro resta sotto pressione, anche se il momentum ribassista non sembra ancora in grado di accelerare in maniera significativa.
Il biglietto verde si trova infatti su livelli tecnici particolarmente importanti. Una loro violazione potrebbe aprire la strada a un indebolimento più marcato. Sul cambio EUR/USD ciò potrebbe tradursi in un'estensione verso l'area 1,1350, con successivi tentativi di avvicinamento alla soglia di 1,1500.
Scenario simile per il GBP/USD ("cable"), ormai stabilmente sopra quota 1,3500 e non lontano dagli obiettivi tecnici posti in area 1,3560 e successivamente 1,3660.
Il dollaro canadese continua invece a mostrare segnali di rafforzamento, con USD/CAD che appare orientato verso quota 1,3750 nel medio termine.
Le valute oceaniche tentano di recuperare terreno, pur mostrando ancora una certa debolezza.
USD/JPY è infine sceso sotto quota 158,00, con primi supporti identificabili nell'area compresa tra 157,20 e 157,30.
Il franco svizzero potrebbe invece aver individuato un'importante area di resistenza contro l'euro tra 0,9120 e 0,9130.
GOLD IN DECISA RIPRESA
Giovedì l'oro ha raggiunto quota 4.150 dollari l'oncia, estendendo i guadagni della sessione precedente e toccando i massimi delle ultime due settimane grazie al miglioramento del sentiment sui mercati e all'allentamento delle tensioni geopolitiche.
La vittoria dei Democratici alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti ha rafforzato le speranze di una possibile conclusione del conflitto tra Stati Uniti e Iran, contribuendo al forte ribasso delle quotazioni petrolifere.
Il metallo prezioso ha inoltre beneficiato dell'indebolimento del dollaro statunitense e del calo dei rendimenti dei Treasury americani, fattori che ne hanno aumentato l'attrattività agli occhi degli investitori.
Prezzi del petrolio più contenuti potrebbero inoltre contribuire a ridurre le pressioni inflazionistiche, attenuando i timori di un imminente irrigidimento della politica monetaria.
Dal punto di vista tecnico, il Gold si trova in una chiara fase di accumulazione, con primi obiettivi individuabili nell'area compresa tra 4.250 e 4.275 dollari l'oncia.
L'attenzione degli investitori è ora rivolta al rapporto sull'occupazione statunitense in uscita venerdì, dato che potrebbe influenzare le aspettative sulla futura politica monetaria della Federal Reserve.
Secondo il CME FedWatch Tool, gli operatori attribuiscono attualmente una probabilità del 79% a un rialzo dei tassi da parte della Fed nel mese di dicembre.
Saverio Berlinzani, analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
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Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
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Declinazione di responsabilità
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