BoJ verso un nuovo rialzo?

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Questa settimana si è svolta la riunione della Banca Centrale giapponese, molto attesa per l'impatto che lo Yen ha sui mercati finanziari globali (soprattutto obbligazionari).

Bank of Japan ha lasciato i tassi fermi allo 0,75% ma con un voto 6-3, la divisione più ampia dell'era Ueda.
Tre membri hanno votato per il rialzo contro l'unico dissenso del meeting di marzo. Ai falchi storici Takata e Tamura si è aggiunta Nakagawa, normalmente schierata con il consenso.

Il board ha alzato la stima di inflazione core al 2,8% per l'anno fiscale in corso e tagliato la crescita allo 0,5% dall'1% precedente.
E' stato modificato anche il linguaggio del comunicato: la banca centrale continuerà ad alzare i tassi in risposta agli "sviluppi" dell'economia, non più ai suoi "miglioramenti", una sfumatura che lascia spazio a un rialzo anche con crescita in rallentamento.

Lo yen si è rafforzato fino a 159.00 contro dollaro, allontanandosi dall'area 160 dove nel 2024 il Tesoro intervenne sul mercato. Il ministro delle Finanze Katayama ha ribadito che le autorità sono pronte a rispondere "around the clock" a movimenti speculativi sul cambio.
In linea di massima, 160 in USDJPY è il livello che non si vuole veder superato.

Gli swap prezzano ora il 61% di probabilità di un rialzo a giugno, con un quarto di punto pienamente scontato entro settembre.

Si è trattato quindi di un meeting sostanzialmente più hawkish del previsto, anche se definire hawkish una decisione di lasciare i tassi allo 0,75% con inflazione attesa al 2,8% appare sempre una forzatura.

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