💹 Principali fattori rialzisti a breve termine
🚩 1. Le dichiarazioni del presidente della Fed, Powell, del 1° luglio sono apparse orientate verso una posizione neutrale o accomodante (*dovish*), attenuando i timori di un inasprimento della politica monetaria.
Intervenendo al Forum della BCE, Powell ha affermato chiaramente che i rischi di un rialzo dell'inflazione si erano notevolmente ridotti nelle ultime quattro settimane e che, nel complesso, le pressioni inflazionistiche stavano scemando. Non si è impegnato in un percorso specifico di rialzo dei tassi per la seconda metà dell'anno, sottolineando che la riunione di politica monetaria di luglio si baserà su un'analisi approfondita dei dati relativi all'occupazione e ai prezzi. Ha evitato toni restrittivi (*hawkish*) e non ha lasciato intendere che un rialzo dei tassi a settembre fosse inevitabile. Alla luce anche dei dati sull'occupazione nel settore non agricolo (*non-farm payrolls*) decisamente deboli, il mercato scommette sempre più sul fatto che la Fed rinuncerà a ulteriori aumenti dei tassi quest'anno; la persistente pressione al ribasso sui rendimenti dei titoli del Tesoro USA continua a sostenere la ripresa delle quotazioni dell'oro.
🛢 2. L'OPEC+ conferma l'aumento della produzione per agosto; il greggio perde terreno, invalidando temporaneamente la tesi ribassista legata all'inflazione energetica.
Questa settimana l'OPEC+ ha confermato un incremento della produzione giornaliera di 188.000 barili per il mese di agosto, riportando il mercato globale del greggio in una situazione di eccesso di offerta. Il Brent è sceso a 71 dollari e il WTI a 68 dollari, annullando di fatto il premio per il rischio geopolitico sul petrolio.
La catena di eventi ribassisti che in precedenza pesava sull'oro — "il conflitto geopolitico fa salire il prezzo del greggio → l'inflazione energetica accelera → la Fed alza i tassi → scenario negativo per l'oro" — si è temporaneamente interrotta. Le quotazioni del greggio su livelli contenuti hanno notevolmente ridotto i timori del mercato riguardo a un'inflazione estrema, sostenendo indirettamente il rimbalzo dell'oro; solo un conflitto militare su larga scala tra Stati Uniti e Iran potrebbe invertire la tendenza del greggio nel breve termine.
🚀 3. Nuovo ciclo di colloqui USA-Iran previsto per l'11 luglio; si attenuano i rischi di conflitto geopolitico a breve termine.
Gli Stati Uniti e l'Iran si apprestano ad avviare un nuovo ciclo di negoziati indiretti, incentrati su tre questioni chiave: i beni congelati all'estero, la navigazione nello Stretto di Hormuz e il programma nucleare. Entrambe le parti stanno evitando deliberatamente uno scontro militare su vasta scala nel breve termine, riducendo significativamente il rischio di un blocco dello stretto. Sebbene il premio per il rischio geopolitico sia svanito, ciò non ha innescato uno shock ribassista per l'oro, contribuendo invece a stabilizzare il sentiment del mercato. Sebbene i lavori di costruzione presso gli impianti nucleari iraniani proseguano, non si prevede un conflitto imminente; di conseguenza, le oscillazioni intraday del prezzo dell'oro rimangono inalterate.
🚩 1. Le dichiarazioni del presidente della Fed, Powell, del 1° luglio sono apparse orientate verso una posizione neutrale o accomodante (*dovish*), attenuando i timori di un inasprimento della politica monetaria.
Intervenendo al Forum della BCE, Powell ha affermato chiaramente che i rischi di un rialzo dell'inflazione si erano notevolmente ridotti nelle ultime quattro settimane e che, nel complesso, le pressioni inflazionistiche stavano scemando. Non si è impegnato in un percorso specifico di rialzo dei tassi per la seconda metà dell'anno, sottolineando che la riunione di politica monetaria di luglio si baserà su un'analisi approfondita dei dati relativi all'occupazione e ai prezzi. Ha evitato toni restrittivi (*hawkish*) e non ha lasciato intendere che un rialzo dei tassi a settembre fosse inevitabile. Alla luce anche dei dati sull'occupazione nel settore non agricolo (*non-farm payrolls*) decisamente deboli, il mercato scommette sempre più sul fatto che la Fed rinuncerà a ulteriori aumenti dei tassi quest'anno; la persistente pressione al ribasso sui rendimenti dei titoli del Tesoro USA continua a sostenere la ripresa delle quotazioni dell'oro.
🛢 2. L'OPEC+ conferma l'aumento della produzione per agosto; il greggio perde terreno, invalidando temporaneamente la tesi ribassista legata all'inflazione energetica.
Questa settimana l'OPEC+ ha confermato un incremento della produzione giornaliera di 188.000 barili per il mese di agosto, riportando il mercato globale del greggio in una situazione di eccesso di offerta. Il Brent è sceso a 71 dollari e il WTI a 68 dollari, annullando di fatto il premio per il rischio geopolitico sul petrolio.
La catena di eventi ribassisti che in precedenza pesava sull'oro — "il conflitto geopolitico fa salire il prezzo del greggio → l'inflazione energetica accelera → la Fed alza i tassi → scenario negativo per l'oro" — si è temporaneamente interrotta. Le quotazioni del greggio su livelli contenuti hanno notevolmente ridotto i timori del mercato riguardo a un'inflazione estrema, sostenendo indirettamente il rimbalzo dell'oro; solo un conflitto militare su larga scala tra Stati Uniti e Iran potrebbe invertire la tendenza del greggio nel breve termine.
🚀 3. Nuovo ciclo di colloqui USA-Iran previsto per l'11 luglio; si attenuano i rischi di conflitto geopolitico a breve termine.
Gli Stati Uniti e l'Iran si apprestano ad avviare un nuovo ciclo di negoziati indiretti, incentrati su tre questioni chiave: i beni congelati all'estero, la navigazione nello Stretto di Hormuz e il programma nucleare. Entrambe le parti stanno evitando deliberatamente uno scontro militare su vasta scala nel breve termine, riducendo significativamente il rischio di un blocco dello stretto. Sebbene il premio per il rischio geopolitico sia svanito, ciò non ha innescato uno shock ribassista per l'oro, contribuendo invece a stabilizzare il sentiment del mercato. Sebbene i lavori di costruzione presso gli impianti nucleari iraniani proseguano, non si prevede un conflitto imminente; di conseguenza, le oscillazioni intraday del prezzo dell'oro rimangono inalterate.
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