Hormutz forse riaperto, Trump vede prossima fine della guerra: oil scende.
Le Borse globali tirano il fiato: bene chiusure di Wall Street e Asia stamane.
Il contesto resta molto teso e la volatilità ancora molto elevata.
Permangono rischi di inflazione e rallentamento economico globale.
La seduta del 9 marzo si è aperta sotto forte pressione sui mercati finanziari. Nelle prime ore di contrattazione le Borse europee perdevano oltre -2%, mentre il petrolio balzava fino a +20%, riflesso della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, ormai entrata nella sua seconda settimana.
Il clima si è progressivamente stabilizzato nel corso della giornata, grazie soprattutto ad alcune dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che in un’intervista al New York Post ha affermato che gli Stati Uniti non sono «per nulla vicini» a un’invasione di terra in Iran. Il messaggio è stato interpretato come un segnale di contenimento dell’escalation.
Nel corso della giornata Trump ha ribadito che la guerra «finirà presto», anche se probabilmente non questa settimana, e potrebbe concludersi prima delle quattro o cinque settimane indicate in precedenza. In caso contrario, l’Iran verrà colpito «ancora più duramente».
Washington sostiene di aver già inflitto danni significativi: 51 navi iraniane affondate, oltre 5.000 obiettivi colpiti e capacità missilistica ridotta al 10%. Il presidente ha inoltre definito «un grave errore» la scelta di Mojtaba Khamenei come successore del padre Ali Khamenei.
A contribuire al miglioramento del sentiment è stata anche la riunione dei ministri delle Finanze del G7, convocata per discutere lo shock energetico provocato dal conflitto: i suoi leader hanno deciso di non utilizzare per ora le riserve strategiche di petrolio, segnale che l’emergenza sull’offerta energetica non è ancora considerata fuori controllo.
Il vero fattore di stabilizzazione è stato comunque il petrolio. Dopo aver toccato i massimi dal 2022, il Wti è tornato sotto 100 dollari/barile, ridimensionando i timori di uno shock energetico globale.
Le Borse europee hanno così chiuso con perdite contenute: Milano −0,3%, Parigi −0,98%, Francoforte −0,57%, Madrid −0,7%, Amsterdam +0,3%.
Anche Wall Street ha svoltato e chiuso positica: Dow Jones +0,50%, Nasdaq +1,38%, S&P500 +0,83%.
Resta comunque presente il rischio di stagflazione negli Stati Uniti, cioè una combinazione di inflazione elevata e crescita in rallentamento. Trump ha minimizzato il problema, sostenendo che un aumento dei «prezzi del petrolio a breve termine» rappresenta «un prezzo molto basso da pagare» per eliminare la minaccia nucleare iraniana.
Sul fronte macro, l’attenzione degli investitori è rivolta ai dati sull’inflazione statunitense in uscita domani e venerdì. Tuttavia va tenuto in conto che questi numeri si riferiscono ancora a un contesto pre-conflitto.
Molto più importanti potrebbero essere i rapporti sul mercato petrolifero. Domani sarà pubblicato quello mensile dell’OPEC, che potrebbe fornire le prime indicazioni sulla possibile riduzione dell’offerta. Giovedì arriverà invece il report dell’IEA, rappresentante dei Paesi consumatori. Dal confronto tra i due documenti potrebbe emergere se lo shock energetico sia temporaneo o strutturale.
Secondo Yardeni Research, lo scenario centrale resta relativamente positivo: la guerra potrebbe concludersi nel giro di poche settimane, lasciando spazio a un ciclo economico ancora sostenuto dalla tecnologia. Tuttavia, se lo shock petrolifero dovesse persistere, la Federal Reserve si troverebbe intrappolata tra inflazione più alta e aumento della disoccupazione, complicando la gestione del suo doppio mandato.
Sul mercato valutario, l’avversione al rischio ha inizialmente sostenuto il dollaro, arrivato a 1,155 per euro, prima di chiudere sopra 1,16.
Nel mercato obbligazionario europeo la giornata è stata volatile ma senza deterioramenti strutturali. Lo spread tra BTp e Bund ha chiuso a 76 bps, -1 rispetto a venerdì, dopo aver toccato 84 nelle prime ore. Il rendimento del BTp decennale è passato da 3,75% a 3,62% in chiusura, contro il 3,63% del closing precedente.
Nel frattempo il petrolio ha continuato a raffreddarsi anche nell’after hours statunitense, col Wti sceso sotto i 90 dollari/barile.
Trump ha inoltre dichiarato di valutare un possibile allentamento delle sanzioni sul petrolio russo dopo una telefonata con Vladimir Putin. La Casa Bianca teme infatti ripercussioni su imprese e consumatori statunitensi, soprattutto in vista delle elezioni di Midterm, quando i repubblicani rischiano il controllo del Congresso.
Nella mattinata del 10 marzo il miglioramento del sentiment ha sostenuto anche i mercati asiatici. L’MSCI Asia Pacifico guadagna il 2%, dopo il −3,5% di ieri.
Tra i principali listini: Nikkei +3%, Hang Seng +2%, Shanghai Composite +0,65%, Shenzhen Composite +1,9%.
In Giappone lo yen recupera, con USD/JPY a 157,8. Il rendimento del decennale giapponese sale al 2,17%. Il Pil giapponese è cresciuto dell’1,3% nel quarto trimestre 2025, rispetto al +0,2% del trimestre precedente e sopra il consensus dell’1%.
In Cina, nei primi due mesi del 2026 il commercio totale ha raggiunto 7.730 miliardi di yuan (circa Us$ 1.120 miliardi), in aumento, +18,3% su base annua. Le esportazioni sono salite a 4.620 miliardi di yuan (+19,2%), mentre le importazioni hanno toccato 3.110 miliardi (+17,1%).
In Corea, il Kospi sale +4,5% dopo il −6% della seduta precedente. Durante la notte Samsung Electronics e SK Hynix sono arrivate a guadagnare fino al 10%, mentre il rendimento del bond governativo a tre anni scende, -13 bps.
Nei mercati obbligazionari globali il Treasury decennale americano rende 4,2%, da 4,21% del giorno precedente. Il BTp decennale italiano si attesta a 3,61%, con lo spread a 76 punti base, livelli che non si vedevano da novembre.
Informazioni importanti
Comunicazioni emesse all’interno dello Spazio economico europeo (“SEE”): Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree Ireland Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Central Bank of Ireland.
Comunicazioni emesse in giurisdizioni non appartenenti al SEE: Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree UK Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority del Regno Unito.
Per fare riferimento a WisdomTree Ireland Limited e a WisdomTree UK Limited si utilizza per entrambe la denominazione “WisdomTree” (come applicabile). La nostra politica sui conflitti d’interesse e il nostro inventario sono disponibili su richiesta.
Solo per clienti professionali. Le informazioni contenute nel presente documento sono fornite a titolo meramente informativo e non costituiscono né un’offerta di vendita né una sollecitazione di un’offerta di acquisto di titoli o azioni. Il presente documento non deve essere utilizzato come base per una qualsiasi decisione d’investimento. Gli investimenti possono aumentare o diminuire di valore e si può perdere una parte o la totalità dell’importo investito. Le performance passate non sono necessariamente indicative di performance future. Qualsiasi decisione d’investimento deve essere basata sulle informazioni contenute nel Prospetto informativo di riferimento e deve essere presa dopo aver richiesto il parere di un consulente d’investimento, fiscale e legale indipendente.
Il presente documento non è, e in nessun caso deve essere interpretato come, una pubblicità o qualsiasi altro strumento di promozione di un’offerta pubblica di azioni o titoli negli Stati Uniti o in qualsiasi provincia o territorio degli Stati Uniti. Né il presente documento né alcuna copia dello stesso devono essere acquisiti, trasmessi o distribuiti (direttamente o indirettamente) negli Stati Uniti.
Il presente documento può contenere commenti indipendenti sul mercato redatti da WisdomTree sulla base delle informazioni disponibili al pubblico. Benché WisdomTree si adoperi per garantire l’esattezza del contenuto del presente documento, WisdomTree non garantisce né assicura la sua esattezza o correttezza. Qualsiasi terzo fornitore di dati di cui ci si avvalga per reperire le informazioni contenute nel presente documento non rilascia alcuna garanzia o dichiarazione di sorta in relazione ai suddetti dati. Laddove WisdomTree abbia espresso dei pareri relativamente al prodotto o all’attività di mercato, si ricorda che tali pareri possono cambiare. Né WisdomTree, né alcuna consociata, né alcuno dei rispettivi funzionari, amministratori, partner o dipendenti, accetta alcuna responsabilità per qualsiasi perdita, diretta o indiretta, derivante dall’utilizzo del presente documento o del suo contenuto.
Il presente documento può contenere dichiarazioni previsionali, comprese dichiarazioni riguardanti le attuali aspettative o convinzioni in relazione alla performance di determinate classi di attività e/o settori. Le dichiarazioni previsionali sono soggette a determinati rischi, incertezze e ipotesi. Non vi è alcuna garanzia che tali dichiarazioni siano esatte, e i risultati effettivi possano discostarsi significativamente da quelli previsti in dette dichiarazioni. WisdomTree raccomanda vivamente di non fare indebito affidamento sulle summenzionate dichiarazioni previsionali.
I rendimenti storici ricompresi nel presente documento potrebbero essere basati sul back test, ossia la procedura di valutazione di una strategia d’investimento, che viene applicata ai dati storici per simulare quali sarebbero stati i rendimenti di tale strategia. Tuttavia, i rendimenti basati sul back test sono puramente ipotetici e vengono forniti nel presente documento a soli fini informativi. I dati basati sul back test non rappresentano rendimenti effettivi e non devono intendersi come un’indicazione di rendimenti effettivi o futuri.
Le Borse globali tirano il fiato: bene chiusure di Wall Street e Asia stamane.
Il contesto resta molto teso e la volatilità ancora molto elevata.
Permangono rischi di inflazione e rallentamento economico globale.
La seduta del 9 marzo si è aperta sotto forte pressione sui mercati finanziari. Nelle prime ore di contrattazione le Borse europee perdevano oltre -2%, mentre il petrolio balzava fino a +20%, riflesso della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, ormai entrata nella sua seconda settimana.
Il clima si è progressivamente stabilizzato nel corso della giornata, grazie soprattutto ad alcune dichiarazioni del presidente americano Donald Trump, che in un’intervista al New York Post ha affermato che gli Stati Uniti non sono «per nulla vicini» a un’invasione di terra in Iran. Il messaggio è stato interpretato come un segnale di contenimento dell’escalation.
Nel corso della giornata Trump ha ribadito che la guerra «finirà presto», anche se probabilmente non questa settimana, e potrebbe concludersi prima delle quattro o cinque settimane indicate in precedenza. In caso contrario, l’Iran verrà colpito «ancora più duramente».
Washington sostiene di aver già inflitto danni significativi: 51 navi iraniane affondate, oltre 5.000 obiettivi colpiti e capacità missilistica ridotta al 10%. Il presidente ha inoltre definito «un grave errore» la scelta di Mojtaba Khamenei come successore del padre Ali Khamenei.
A contribuire al miglioramento del sentiment è stata anche la riunione dei ministri delle Finanze del G7, convocata per discutere lo shock energetico provocato dal conflitto: i suoi leader hanno deciso di non utilizzare per ora le riserve strategiche di petrolio, segnale che l’emergenza sull’offerta energetica non è ancora considerata fuori controllo.
Il vero fattore di stabilizzazione è stato comunque il petrolio. Dopo aver toccato i massimi dal 2022, il Wti è tornato sotto 100 dollari/barile, ridimensionando i timori di uno shock energetico globale.
Le Borse europee hanno così chiuso con perdite contenute: Milano −0,3%, Parigi −0,98%, Francoforte −0,57%, Madrid −0,7%, Amsterdam +0,3%.
Anche Wall Street ha svoltato e chiuso positica: Dow Jones +0,50%, Nasdaq +1,38%, S&P500 +0,83%.
Resta comunque presente il rischio di stagflazione negli Stati Uniti, cioè una combinazione di inflazione elevata e crescita in rallentamento. Trump ha minimizzato il problema, sostenendo che un aumento dei «prezzi del petrolio a breve termine» rappresenta «un prezzo molto basso da pagare» per eliminare la minaccia nucleare iraniana.
Sul fronte macro, l’attenzione degli investitori è rivolta ai dati sull’inflazione statunitense in uscita domani e venerdì. Tuttavia va tenuto in conto che questi numeri si riferiscono ancora a un contesto pre-conflitto.
Molto più importanti potrebbero essere i rapporti sul mercato petrolifero. Domani sarà pubblicato quello mensile dell’OPEC, che potrebbe fornire le prime indicazioni sulla possibile riduzione dell’offerta. Giovedì arriverà invece il report dell’IEA, rappresentante dei Paesi consumatori. Dal confronto tra i due documenti potrebbe emergere se lo shock energetico sia temporaneo o strutturale.
Secondo Yardeni Research, lo scenario centrale resta relativamente positivo: la guerra potrebbe concludersi nel giro di poche settimane, lasciando spazio a un ciclo economico ancora sostenuto dalla tecnologia. Tuttavia, se lo shock petrolifero dovesse persistere, la Federal Reserve si troverebbe intrappolata tra inflazione più alta e aumento della disoccupazione, complicando la gestione del suo doppio mandato.
Sul mercato valutario, l’avversione al rischio ha inizialmente sostenuto il dollaro, arrivato a 1,155 per euro, prima di chiudere sopra 1,16.
Nel mercato obbligazionario europeo la giornata è stata volatile ma senza deterioramenti strutturali. Lo spread tra BTp e Bund ha chiuso a 76 bps, -1 rispetto a venerdì, dopo aver toccato 84 nelle prime ore. Il rendimento del BTp decennale è passato da 3,75% a 3,62% in chiusura, contro il 3,63% del closing precedente.
Nel frattempo il petrolio ha continuato a raffreddarsi anche nell’after hours statunitense, col Wti sceso sotto i 90 dollari/barile.
Trump ha inoltre dichiarato di valutare un possibile allentamento delle sanzioni sul petrolio russo dopo una telefonata con Vladimir Putin. La Casa Bianca teme infatti ripercussioni su imprese e consumatori statunitensi, soprattutto in vista delle elezioni di Midterm, quando i repubblicani rischiano il controllo del Congresso.
Nella mattinata del 10 marzo il miglioramento del sentiment ha sostenuto anche i mercati asiatici. L’MSCI Asia Pacifico guadagna il 2%, dopo il −3,5% di ieri.
Tra i principali listini: Nikkei +3%, Hang Seng +2%, Shanghai Composite +0,65%, Shenzhen Composite +1,9%.
In Giappone lo yen recupera, con USD/JPY a 157,8. Il rendimento del decennale giapponese sale al 2,17%. Il Pil giapponese è cresciuto dell’1,3% nel quarto trimestre 2025, rispetto al +0,2% del trimestre precedente e sopra il consensus dell’1%.
In Cina, nei primi due mesi del 2026 il commercio totale ha raggiunto 7.730 miliardi di yuan (circa Us$ 1.120 miliardi), in aumento, +18,3% su base annua. Le esportazioni sono salite a 4.620 miliardi di yuan (+19,2%), mentre le importazioni hanno toccato 3.110 miliardi (+17,1%).
In Corea, il Kospi sale +4,5% dopo il −6% della seduta precedente. Durante la notte Samsung Electronics e SK Hynix sono arrivate a guadagnare fino al 10%, mentre il rendimento del bond governativo a tre anni scende, -13 bps.
Nei mercati obbligazionari globali il Treasury decennale americano rende 4,2%, da 4,21% del giorno precedente. Il BTp decennale italiano si attesta a 3,61%, con lo spread a 76 punti base, livelli che non si vedevano da novembre.
Informazioni importanti
Comunicazioni emesse all’interno dello Spazio economico europeo (“SEE”): Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree Ireland Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Central Bank of Ireland.
Comunicazioni emesse in giurisdizioni non appartenenti al SEE: Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree UK Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority del Regno Unito.
Per fare riferimento a WisdomTree Ireland Limited e a WisdomTree UK Limited si utilizza per entrambe la denominazione “WisdomTree” (come applicabile). La nostra politica sui conflitti d’interesse e il nostro inventario sono disponibili su richiesta.
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Il presente documento non è, e in nessun caso deve essere interpretato come, una pubblicità o qualsiasi altro strumento di promozione di un’offerta pubblica di azioni o titoli negli Stati Uniti o in qualsiasi provincia o territorio degli Stati Uniti. Né il presente documento né alcuna copia dello stesso devono essere acquisiti, trasmessi o distribuiti (direttamente o indirettamente) negli Stati Uniti.
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I rendimenti storici ricompresi nel presente documento potrebbero essere basati sul back test, ossia la procedura di valutazione di una strategia d’investimento, che viene applicata ai dati storici per simulare quali sarebbero stati i rendimenti di tale strategia. Tuttavia, i rendimenti basati sul back test sono puramente ipotetici e vengono forniti nel presente documento a soli fini informativi. I dati basati sul back test non rappresentano rendimenti effettivi e non devono intendersi come un’indicazione di rendimenti effettivi o futuri.
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