EURUSD perde il pivot annuale

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L’euro-dollaro chiude la settimana appena sotto 1,12 e conferma la rottura avviata a inizio ottobre, quando una sequenza di candele ampie ha portato il cambio da area 1,17 fino a 1,12 in meno di un mese. È l’epilogo di una distribuzione durata quasi un anno e mezzo: dopo lo strappo della primavera 2025, il cambio ha passato i mesi successivi in un’ampia fascia tra 1,14 e 1,19, con un’ombra fino a 1,21 a inizio 2026 subito respinta. Da allora i massimi sono stati via via più bassi, 1,18 in primavera e 1,17 tra agosto e settembre, finché la base della fascia ha ceduto. Oggi il prezzo è tornato in linea con dove si trovava ad aprile 2025, all’inizio della gamba rialzista.

La retta di regressione passa a 1,18178, oltre il 5% sopra il prezzo, e mantiene un’inclinazione positiva ereditata dal rialzo del 2025. Il cambio però è sceso fino a poggiare sulla banda inferiore del canale, che transita in area 1,115, la stessa linea da cui è partito l’intero movimento a inizio 2025. La curva di regressione, dopo essersi appiattita intorno a 1,19 per buona parte del 2026, ha iniziato a piegare verso il basso: la stima di valore equo non solo ha smesso di salire, ma comincia a scendere, ed è il primo segnale di inversione del trend di fondo da quando il canale si è formato.

I pivot annuali di Fibonacci rendono il quadro più netto. Il cambio ha perso il pivot centrale a 1,12805, che ora diventa resistenza, e si trova nella metà ribassista della struttura annuale. R1 a 1,19456 coincide con la zona che ha respinto tutti i tentativi di allungo dell’ultimo anno, compresa l’ombra di inizio 2026, mentre sotto il primo riferimento strutturale è S1 a 1,06153, molto distante: tra il prezzo attuale e quel livello l’unico ostacolo è la banda inferiore del canale.

Il Momentum a 10 periodi è a -0,04657, in discesa e sui livelli più bassi dalla fine del 2024. Lo Stocastico 9,6,3 ha la %K a 13,11 e la %D a 18,06, entrambe in ipervenduto: è la stessa condizione che ad agosto aveva preceduto il rimbalzo da 1,14 a 1,17, e indica che la spinta ribassista è ormai tirata nel breve. L’ATR a 14 periodi è a 0,01199 e continua a scendere, sui valori più bassi da oltre un anno e mezzo: la discesa è avvenuta senza espansione della volatilità, in modo ordinato, e un ATR così compresso tende a precedere un movimento più ampio.

Sul piano operativo lo short è la posizione con maggiore probabilità di riuscita, ma non da questi livelli. Con lo Stocastico in ipervenduto e il prezzo sulla banda inferiore, il rischio di un rimbalzo tecnico verso il pivot centrale è concreto, e proprio quell’area offre l’ingresso migliore: un ritorno verso 1,128-1,13 respinto in chiusura settimanale sarebbe il segnale di vendita, con obiettivo S1 a 1,0615 e stop sopra 1,1400. In alternativa, una chiusura settimanale sotto 1,1100 porterebbe il cambio fuori dal canale e confermerebbe la rottura anche senza rimbalzo, con lo stesso obiettivo e stop sopra 1,1300. Il long ha senso solo con il recupero di 1,1300 in chiusura settimanale, che riporterebbe il prezzo sopra il pivot annuale, con obiettivo i massimi di settembre a 1,1700 e la retta di regressione a 1,1820; stop sotto 1,1100. Nel breve è plausibile un consolidamento laterale tra 1,11 e 1,13, utile a scaricare l’ipervenduto. La sostanza però non cambia: massimi decrescenti, pivot annuale perso e curva di regressione che si piega verso il basso descrivono un mercato in cui i rimbalzi vanno usati per vendere, finché il cambio resta sotto 1,13.

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