Il ministero delle Finanze giapponese ha confermato di aver comprato yen, in coordinamento con il Tesoro americano.
La divisa era scesa a fine luglio sui minimi da quarant'anni contro dollaro in area 164 yen per un dollaro.
Il cambio ha toccato quota 155 questa mattina, con le autorità giapponesi che si sono dette pronte a nuovi interventi.
È rilevante il fatto che l'intervento sia stato coordinato col Tesoro USA; questo lo rende più solido.
Piuttosto irrituale invece il fatto che gli Stati Uniti siano intervenuti vendendo euro anziché dollari. Non è stata data una motivazione ufficiale. Secondo alcune fonti la decisione è stata determinata dalla volontà di non indebolire ulteriormente il dollaro ma il coinvolgimento USA è stato piuttosto limitato (circa 5-10 miliardi contro i 50 da parte del Giappone), quindi la motivazione non regge.
La BCE sembra sia stata informata, anche se l'azione non è stata coordinata con le autorità europee.
Altro punto importante: gli USA non vogliono che il Giappone venda i Treasury in suo possesso per finanziare queste operazioni. Il Ministero delle Finanze giapponese ha parlato di accesso al FIMA repo facility della Fed, che consente alle autorità monetarie estere di ottenere dollari dando in pronti contro termine i Treasuries in custodia a New York, evitando vendite dirette sul mercato.
Il tetto della facility è però di 60 miliardi per controparte, più o meno quanto Tokyo avrebbe speso giovedì in una sola seduta, e Bessent ha chiesto pubblicamente alla Fed di ampliarlo
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