WisdomTree - Tactical Daily Update - 18.05.2026

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Trump tuona contro la leadership iraniana, che ostacola l’accordo.
Dopo i nuovi record, S&P500 e Nasdaq hanno corretto venerdì 15.
Mercato obbligazionario in subbuglio: rendimenti in risalita in tutto il mondo.
Il Dollaro Usa è reduce da 6 sedute consecutive di recupero, a 1,16 vs Eur.

Dopo aver aggiornato nuovi massimi storici nella seduta di giovedì 14 maggio, Wall Street ha bruscamente invertito la rotta, travolta dal ritorno dell’avversione al rischio e dal nuovo shock obbligazionario.
Venerdì lo S&P500 ha ceduto 1,24%, il Dow Jones -1,07% e il Nasdaq -1,54%, con il comparto tecnologico nuovamente sotto pressione nel momento in cui il mercato ha iniziato a prezzare uno scenario di inflazione più persistente e tassi d’interesse destinati a restare elevati più a lungo.
A raffreddare il sentiment anche gli esiti del vertice tra Donald Trump e Xi-Jinping, conclusosi senza progressi concreti sul fronte commerciale e geopolitico. Gli investitori speravano in segnali più chiari sulla riapertura dello Stretto di Hormuz e su una possibile de-escalation tra Stati Uniti e Iran, ma il summit ha prodotto soltanto dichiarazioni di principio. Nel frattempo, il conflitto continua ad alimentare tensioni energetiche e timori inflazionistici.
La situazione si è ulteriormente complicata dopo l’attacco con droni che domenica ha provocato un incendio in una centrale nucleare degli Emirati Arabi Uniti, riportando al centro del mercato la fragilità del cessate il fuoco nella regione. Trump ha intimato a Teheran di accettare rapidamente le condizioni di pace proposte dagli Stati Uniti e di riaprire lo Stretto di Hormuz, avvertendo sui social che “il tempo stringe”.
Il paradosso è che, almeno nel breve termine, gli Usa sembrano reggere bene l’impatto del caro-energia. Anzi, il rally del petrolio sta spingendo i produttori americani ad accelerare la produzione.
Secondo i dati Baker Hughes, il numero di piattaforme di perforazione attive negli Stati Uniti è aumentato di 5, raggiungendo quota 415, il livello più alto da novembre. Gran parte della crescita si concentra nel bacino del Permian, cuore dello shale oil americano.
Sul fronte obbligazionario, il mercato continua a lanciare segnali di forte stress. I rendimenti dei Treasury sono saliti con decisione lungo tutta la curva, alimentando pressioni sulle valutazioni azionarie. Il rendimento del Treasury decennale ha raggiunto 4,59%, toccando il livello più elevato degli ultimi 16 mesi e registrando la peggiore settimana dall’aprile 2025.
Ancora più impressionante il movimento sulla parte lunga della curva: il Treasury trentennale è balzato al 5,122%, soglia mai toccata dal 2007, mentre il due anni americano è salito sui massimi dal marzo 2025.

I mercati iniziano a scontare apertamente il rischio di nuovi rialzi dei tassi da parte di Fed e Bce, nel tentativo di contenere la nuova spirale inflazionistica. I dati macroeconomici pubblicati negli Stati Uniti la scorsa settimana confermano il ritorno delle pressioni sui prezzi.
Gli operatori guardano in particolare agli indici CPI e PPI americani, considerati cruciali anche per l’evoluzione del PCE core, l’indicatore di inflazione preferito dalla Federal Reserve.
Il repricing dei tassi ha colpito soprattutto i titoli growth e semiconduttori. Sul Nasdaq, Intel ha perso il 6,18%, Advanced Micro Devices il 5,69% e Micron Technology il 6,62%. In calo anche Nvidia (-4,42%) e Cerebras Systems, reduce però dal balzo del 60% registrato nel giorno del debutto in Borsa.
Anche l’Europa ha chiuso in calo la settimana: la peggiore è stata la Borsa di Parigi (-2%), seguita da Francoforte (-1,6%) e Madrid (-1,5%). Più contenuto il calo di Londra (-0,4%), nonostante le crescenti tensioni politiche interne e le incertezze legate al governo di Keir Starmer.
Il rialzo dei rendimenti obbligazionari si è esteso a tutta l’Eurozona e al Regno Unito. In Gran Bretagna, i timori di una futura politica fiscale più espansiva hanno spinto i rendimenti dei Gilt trentennali ai livelli più elevati dal 1998.
Anche il Giappone vive una fase estremamente delicata: i rendimenti dei JGB 30 anni hanno toccato i massimi dal debutto di questa scadenza nel 1999, quelli a 20 e 40 anni viaggiano su livelli inediti da decenni.
L’allarme è tale che i ministri finanziari del G7 discuteranno esplicitamente del sell-off obbligazionario durante il vertice di Parigi del 18-19 maggio, come confermato dal ministro giapponese Satsuki Katayama.
Sul mercato valutario, il protagonista resta il Us$, reduce dalla miglior settimana degli ultimi due mesi con un rialzo dell’1,37% e al sesto progresso consecutivo. Il rafforzamento riflette le aspettative di una Fed più aggressiva e pesa duramente sui metalli preziosi. L’oro tratta a 4.540 dollari/oncia, dopo aver perso -3,7% nella peggiore settimana degli ultimi due mesi, mentre l’argento scivola a 75,40.
Anche per i mercati asiatici apertura negativa delle nuova settimana: Nikkei -1,08%, Hang Seng -1,5% e Shanghai Composite -0,4%. Debole anche CSI300 (-0,7%) e Taiex-Taiwan (-0,8%). In Cina, i dati mostrano un rallentamento diffuso della crescita domestica ad aprile, con investimenti in frenata e consumi ancora fragili.
In controtendenza soltanto la Corea, dove il Kospi sale +0,2% sostenuto dal boom dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori. Secondo Yonhap, la capitalizzazione del listino di Seul ha ormai superato il valore dell’intero mercato immobiliare dell’area metropolitana della capitale.
Ancora giù l’india, col BSE-Sensex a -1,3% e da inizio anno -12,8%, contro il +9% del benchmark Bloomberg Asia Pacific.
Intanto il petrolio continua a correre: il Brent sale dell’1,7% fino a 111 dollari al barile, consolidando il ruolo di principale motore della nuova ondata inflazionistica globale.

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