WisdomTree - Tactical Daily Update - 03.11.2026

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Borse in recupero dopo un ottobre molto negativo: giù il petrolio.
Tech Usa sotto la lente: capex alle stelle per l’AI, ma i ricavi accelerano ancora.
Inflazione europea al picco da 2 anni in ottobre: più controllata quella «core».
Verso la conclusione di una campagna di trimestrali con utili record.


Il petrolio crolla sulle speranze di pace, ma il tech resta nel mirino: l’Europa festeggia, Wall Street e l’Asia no. La diplomazia con l’Iran fa scendere il greggio e allenta i timori di inflazione, e le Borse europee ne approfittano. Il settore tecnologico, però, continua a perdere terreno: Apple non rassicura, Meta e Oracle chiedono altri prestiti, e l’Asia stamattina conferma il risk-off.
Nella prima seduta di novembre, ieri, le Borse europee hanno chiuso toniche: Milano e Parigi attorno al +1,0%, Francoforte +0,6% e Londra +0,3%. Il motore è stato il calo del petrolio. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che il governo ha ricevuto maggiori poteri dalla Guida Suprema per proseguire i colloqui di pace, dopo che Axios aveva riportato la disponibilità di Trump a concedere più tempo alla via diplomatica. Il Wti è crollato del 7% a 96,6 dollari al barile.
Lo spread BTP-Bund scende di 6 punti a 113 punti base, con il decennale italiano al 4,42%. L’euro-dollaro è risalito +0,7% a 1,121 e l’oro balzato +2,4%.
Sul fronte americano la seduta è stata contrastata: Dow Jones +0,4%, S&P500 -0,5% e Nasdaq -1,1%. Il petrolio in picchiata non è bastato a sostenere il tech. L’indice manifatturiero Ism di ottobre è salito a 55,5, sopra il consenso di 54,6 e il 54,5 precedente.
Sul fronte dei conti, Palantir ha battuto le attese: per la prima volta i ricavi “commerciali” negli Stati Uniti hanno superato quelli governativi. Apple ha riportato ricavi e utili in crescita del 12%, sopra le stime, ma ha avvertito di un nuovo rallentamento dei servizi e di un calo del margine lordo (47,9% nel trimestre), con previsioni sotto le attese.
Pesano il costo elevato dei chip di memoria, spinto dalla domanda di IA, e l’esaurimento delle scorte acquistate a prezzi più bassi. Il titolo è arrivato a cedere -4%.
Oggi l’Asia-Pacifico ha chiuso in risk-off: l’MSCI Asia Pacific perde -0,7%, mentre il Giappone è chiuso per festività. Il Kospi cede -3,7% e il Taiex (Taipei) -3,4%, trascinati dalla scia negativa dei produttori americani di chip.
In Corea l’inflazione di ottobre è al 2,8% (2,9% a settembre, in linea con le attese), ma quella di fondo sale al 2,8%, sopra il 2,7% previsto. Il viceministro delle Finanze Kwon Dae-Young ha parlato di pressioni persistenti e rischi al rialzo, promettendo di “tenere alta la guardia”.

Hang Seng +0,5% e CSI300 -0,2%: i mercati hanno accolto con freddezza le misure di stabilizzazione annunciate ieri da Pechino. Il primo strumento è lo swap per intermediari, fondi e assicurazioni, che permette di scambiare titoli con attività più liquide per finanziare acquisti azionari, con più istituzioni ammesse e commissioni ridotte.
Il secondo è la linea di rifinanziamento alle banche: tasso all’1% dall’1,25%, programma reso permanente. Per gli operatori il ritorno agli strumenti del 2024 può frenare le vendite, ma mancava l’effetto d’urto per riaccendere l’appetito per il rischio.
L’India è in controtendenza: Sensex +1,3%, quarta seduta di rialzo e massimo da due mesi. Lo aiutano il calo del petrolio, i buoni conti trimestrali e il ritorno degli investitori istituzionali esteri.
La Reserve Bank of Australia ha alzato i tassi: +0,25% al 4,85%, il livello più alto da 18 anni. La banca centrale cita il conflitto in Medio Oriente e l’inflazione persistente, aggiungendo che gli investimenti in IA spingono verso l’alto i prezzi dei beni tecnologici.
Materie prime: il rame resiste, i cereali soffrono. Tra i metalli industriali il rame è il più forte: 6,54 dollari/libbra, +28,4% su base annua e +14,9% da inizio anno, circa -5% sotto il record del 9 settembre. L’alluminio ha perso il premio di rischio mediorientale e a metà ottobre ha chiuso sotto i 3.000 dollari/tonnellata per la prima volta nel 2026.
Lo zinco è a 3.844 dollari (+24,6% su un anno), mentre il nickel, a circa 15.400, resta vicino ai minimi per scorte in crescita e domanda debole.
Sul fronte agricolo, cereali sotto pressione: il grano, intorno a 6 dollari/staio, ha chiuso sette settimane in calo fino a metà ottobre e ha ceduto ancora per il possibile sblocco delle navi ferme nel Mar d’Azov. La soia è tra 12,3 e 12,8 dollari, frenata dalla concorrenza brasiliana.
Lo zucchero grezzo, dopo il +10% di ottobre, consolida a circa 19 centesimi/libbra; l’arabica coffee beans è a 2,95 dollari/libbra, con un calo di -6,6% nella settimana al 30 ottobre; il cacao è stabile a 5.500 dollari/tonnellata.
Cripto: Bitcoin sotto pressione: viaggia intorno ai 77.700-78.000 dollari, in calo del 7,3% a ottobre e molto sotto il massimo di 126.000 dell’ottobre 2025. Pesano l’hack da 6,3 miliardi su Binance e i primi deflussi mensili dagli ETF spot da giugno (515 milioni di dollari).
Euro-dollaro: fermo intorno a 1,12. Fed (3,75-4%) e Bce (2,50%) puntano entrambe a possibili rialzi, quindi il cambio si muove poco. Yen: dollaro-yen a 157-158, ma lo yen si è rivalutato di oltre l’1% a ottobre. La BoJ (1,25%) lascia aperta la strada a un nuovo rialzo.


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