ORO – Analisi settimanale 26–30 ottobre 2026
1. La settimana appena chiusa (19–23 ottobre)
Che botta! Il cavallo pazzo del mercato, l’oro, questa settimana ha lasciato sul terreno una strage: −5,27% dal massimo al minimo, −4,2% in chiusura.
Doveva essere una settimana di transizione per l’assenza di dati. E dati importanti non ce ne sono stati, con la Fed in silenzio. Ma i mercati sanno sorprendere anche quando il calendario è vuoto: il colpo è arrivato giovedì dal crollo dei titoli tecnologici, e l’oro è stato venduto insieme a tutto il resto.
Future GCZ2026 weekly: apertura 4.185,0 · massimo 4.211,2 · minimo 3.989,1 · chiusura 4.010,0 (−4,22%). Oro spot: chiusura 3.995,91, minimo 3.975,66, il più basso da inizio giugno.
Come è andata:
Lunedì e martedì l’oro è rimasto intorno a 4.180, poi dollaro e rendimenti in salita hanno iniziato a spingerlo giù.
Giovedì sono crollati i titoli legati all’intelligenza artificiale: Nasdaq −2,6%, semiconduttori −6,7%, la peggiore giornata da giugno. Chi perdeva sulle azioni ha venduto quello che poteva, oro compreso. È saltato il doppio minimo 4.090–4.125, che avevo indicato sabato scorso come ultima difesa.
Venerdì l’oro è sceso sotto i 4.000. L’argento ha fatto peggio: −6,4% in un giorno, a circa 53,80.
I dati USA della settimana:
Sussidi di disoccupazione: 194.000 contro 200.000 attesi, minimo da tre mesi. Il mercato del lavoro tiene.
PMI flash (Purchasing Managers’ Index, l’indice dei direttori acquisti): composito 57,6, manifatturiero 56,0, servizi 57,9. L’economia corre, e le aziende alzano i prezzi di vendita al ritmo più forte da oltre quattro anni.
Fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan: 48,0, al minimo da cinque mesi. Aspettative d’inflazione al 4,7% a un anno e al 3,5% a cinque anni.
Cina: PIL del terzo trimestre +4,5%, meglio del 4,4% atteso.
2. Intermarket e bussola
Il paradosso della settimana: quasi tutto quello che di solito aiuta l’oro si è mosso a suo favore, e l’oro ha perso il 4%.
Treasury 10 anni: 4,96%, −15,8 bp (punti base) in settimana. Sotto il 5% per la prima volta da un mese, grazie alla fuga verso i titoli di Stato.
Treasury 2 anni: 4,65%, −16 bp
Rendimento reale 10 anni (DFII10, il rendimento al netto dell’inflazione): 2,64%, −12 bp. A inizio ottobre era 2,88%.
TIP (l’ETF sui titoli di Stato protetti dall’inflazione): 106,24, in salita da 104,12 di inizio mese
DXY (Dollar Index): 101,62, quasi fermo
Petrolio: WTI intorno a 100, Brent a 114, massimo da oltre cinque mesi per le tensioni su Hormuz
VIX (l’indice della paura sulle borse): 19,44
Fear & Greed Index: 21, paura estrema. Una settimana fa era 22, un mese fa 32.
La mia bussola. La regola resta la stessa: il segnale pulito di inversione per l’oro arriva quando il TIP sale e il dollaro scende sotto 101,4, insieme. Il TIP sale e il reale scende, quindi metà del segnale c’è. Il dollaro però è ancora sopra 101,4. Il mio pannello lo dice chiaro: “primi segnali di cedimento”, tre indicatori su cinque mollano e nessuno spinge più contro l’oro. Ma il prezzo è debole.
Fed – CME FedWatch:
FOMC del 28 ottobre (Federal Open Market Committee, il comitato Fed che decide i tassi): fermi al 90%, rialzo al 10%. Un mese fa il rialzo a ottobre era al 68,6%.
Entro dicembre: almeno un rialzo al 76,2%, contro l’89% di una settimana fa e il 93,6% di un mese fa. Due rialzi al 7,3%, contro il 54,6% di fine settembre.
Il mercato si è ammorbidito molto sulla Fed. Venerdì però le attese di rialzo sono risalite un po’, con ottobre dal 5,5% al 10%, per colpa di petrolio e prezzi nei PMI.
Sullo sfondo c’è anche la Russia: la sua Banca Centrale vende oro da dieci mesi di fila per coprire il buco di bilancio, circa 62 tonnellate da dicembre, e le riserve sono ai minimi dal 2019. Non è questo che ha fatto crollare l’oro giovedì, ma è un venditore costante in un momento in cui i compratori scarseggiano.
Le 4 lezioni di un secolo su oro e tassi, e dove siamo oggi:
Quando l’inflazione corre più dei tassi, l’oro protegge. Negli anni ‘70 è passato da 35 a 850 dollari.
Oggi: non ci siamo. Con il 10 anni vicino al 5% e l’inflazione sotto il 4%, il rendimento reale è ancora positivo.
Il caso peggiore è una Fed che alza, con rendimento reale alto e dollaro forte, tutto insieme. Tra il 1980 e il 1985 l’oro ha perso il 65%.
Oggi: è il quadro di settembre, e sta perdendo pezzi. La Fed non dovrebbe alzare mercoledì e il reale è sceso dal 2,88% al 2,64%. Il dollaro però tiene.
Quando la Fed si ferma e il dollaro scende, l’oro sale lo stesso, anche con tassi alti. Nel 2007 è passato da 650 a 1.000 dollari, con un rendimento reale simile a quello di oggi.
Oggi: è lo scenario che aspetto. La Fed si ferma; manca il dollaro sotto 101,4.
Conta la velocità: un salto brusco dei rendimenti reali fa male. Nel 2013 l’oro ha perso il 28%.
Oggi: il salto c’è stato tra agosto e inizio ottobre, ed è quello che l’oro sta ancora pagando. Questa settimana il movimento è andato nella direzione opposta.
La regola che le riassume tutte: l’oro non lo decidono i tassi al 5%, lo decide la Fed. Mercoledì sera capiremo se la Fed ha davvero smesso di alzare.
In sintesi: tassi, rendimento reale e Fed giocano a favore dell’oro, ma l’oro è sceso lo stesso. Quando le borse vanno nel panico, l’oro all’inizio non fa da rifugio: viene venduto per coprire le perdite altrove.
3. COT – Commitments of Traders (dati al 20 ottobre)
Speculatori (Non-Commercial):
Long 237.142 (−8.158) · short 37.277 (−144) · spread 54.199 (+8.304)
Net long 199.865 (−8.014), sotto i 200.000 per la prima volta nelle settimane che seguo
Commerciali: net −235.582 (+6.949), continuano a ricoprire gli short.
Open Interest: 402.279 (+5.934)
Come lo leggo:
È la quinta settimana di fila in cui i fondi riducono i long. Il net è passato da circa 226.000 a fine settembre a meno di 200.000: in un mese sono usciti circa 26.000 contratti netti.
I fondi non aprono short, fermi a circa 37.000. Escono dai long ma non scommettono contro l’oro: è una liquidazione, non un cambio di idea.
Attenzione alla data: il report è di martedì 20, prima del crollo di giovedì e venerdì. La vera uscita sotto i 4.000 si vedrà nel COT di venerdì prossimo, e mi aspetto un altro calo forte dei long.
4. Il grafico
Weekly (GCZ2026). La candela rompe il VAL weekly a 4.077 e chiude esattamente sui 4.000, dentro il canale ribassista che parte dal massimo di gennaio. L’RSI (Relative Strength Index, l’indice di forza) weekly è tornato in fondo, sugli stessi livelli dei minimi di luglio: da lì era partito il rimbalzo fino a 4.750. Siamo di nuovo in ipervenduto settimanale, appena sopra il supporto più forte.
Resistenze:
4.077: il VAL weekly, prima supporto e ora resistenza
4.176: IB low weekly
4.215–4.230: trendline discendente e fascia delle EMA (medie mobili esponenziali) daily
4.300: il muro rosso della settimana scorsa
Supporti:
4.000: livello psicologico, qui ha chiuso la settimana
3.975: il minimo di venerdì
3.894–3.901: il supporto più forte. Coincidono tre cose: il minimo di martedì 28 ottobre 2025 (3.901,3), il protected low del Micro Gold (3.894,5) e la EMA 100 weekly. Finché tiene, la struttura di fondo è ancora rialzista.
3.510–3.850: l’imbalance. È il tratto del rally dell’autunno 2025 salito senza mai fermarsi: pochi scambi, nessuno che lo abbia difeso. Se cede 3.900, il prezzo può attraversarlo in fretta. Il primo punto di reazione è la metà, intorno a 3.680.
3.250–3.450, con 3.350: la zona verde. È la base da cui era partito quel rally, dove si è scambiato tanto e ci sono compratori veri. Qui passa anche la EMA 200 weekly, e qui arriva la proiezione del −28% dal massimo di agosto. È anche la zona dove, per l’investimento di lungo periodo, comprerei con convinzione.
5. I dati che contano (26–30 ottobre, orari italiani)
Attenzione all’orario: domenica in Italia torna l’ora solare, negli USA solo il 1° novembre. Per una settimana i dati americani escono un’ora prima del solito.
Mer 28, 19:00 – FOMC: tassi attesi fermi al 4,00%. Alle 19:30 la conferenza stampa di Warsh, la parte che conta davvero: dirà se dicembre è ancora sul tavolo.
Gio 29, 13:30 – PIL USA del terzo trimestre: atteso 3,2%, dal 2,2%
Gio 29, 13:30 – Core PCE (Personal Consumption Expenditures, l’inflazione preferita dalla Fed): atteso +0,3% sul mese, dallo 0,2%. Dopo CPI e PPI caldi, il rischio è un dato più alto.
Gio 29, 14:15 – BCE (Banca Centrale Europea): tassi fermi al 2,65%
Ven 30, mattina – BOJ (Bank of Japan): tassi fermi
Ven 30, 14:45 – Chicago PMI: atteso 54,8, dal 58,8
Ven 30, 17:00 e 17:30 – Daly e Musalem: finisce il silenzio della Fed
Il punto: la Fed decide mercoledì sera senza aver ancora visto il PCE, che esce giovedì. Sono due colpi in meno di 24 ore. Intanto altre banche centrali alzano i tassi: Nuova Zelanda e Canada mercoledì sono attese in rialzo.
6. Scenari
La mia lettura. Sabato scorso ero passato da short a neutrale, con il doppio minimo 4.090–4.125 come ultima difesa. È saltato, e non per un dato ma per il panico sulle borse. Non è il macro che ha girato contro l’oro, anzi: tassi, rendimento reale e attese sulla Fed si sono mossi tutti a favore. È stata una vendita forzata: chi aveva bisogno di liquidità ha venduto l’oro.
Per questo non inseguo lo short a 4.000. Siamo su un livello psicologico, con il prezzo ipervenduto e la paura al massimo: è proprio lì che spesso si forma un minimo. Ma non compro nemmeno alla cieca prima di mercoledì. Per l’investimento di lungo periodo resto della mia idea: l’area 4.000–3.900 era la prima zona d’ingresso che avevo indicato a settembre, la zona verde 3.450–3.250 la seconda.
Short: se mercoledì Warsh lascia aperto il rialzo di dicembre e giovedì il PCE esce caldo, il dollaro può tornare sopra 102 e i rendimenti risalire. Una chiusura settimanale sotto 3.900 sarebbe un segnale serio: si aprirebbe l’imbalance, con una prima reazione possibile intorno a 3.680, e più in basso la zona 3.450–3.350. Nel frattempo vendo eventuali rimbalzi verso 4.077, se il prezzo lì si ferma.
Neutro (scenario più probabile fino a mercoledì): prima della Fed l’oro può restare tra 3.975 e 4.077. Dentro questo range aspetto.
Long: se tiene 3.900–4.000, il 10 anni resta sotto il 5%, il dollaro scende sotto 101,4 e Warsh non spaventa, il rimbalzo diventa credibile. Il primo segnale è una chiusura daily sopra 4.077, con obiettivi 4.176 e poi 4.215–4.230. Solo sopra 4.300 parlerei di qualcosa di più di un rimbalzo.
In sintesi: il macro sta girando a favore dell’oro, ma il prezzo è stato travolto dalle vendite forzate. La zona 4.000–3.900 è quella che decide. Se tiene, la liquidazione può essere stata l’occasione. Se cede in chiusura settimanale, sotto c’è un vuoto da riempire. Mercoledì sera e giovedì mattina ci diranno da che parte.
Un pensiero personale
La mia settimana di trading si è chiusa in pari: qualche profitto, qualche perdita, e alla fine sono rimasto dove ero partito. In una settimana così, onestamente, va bene.
Ma mi ha fatto riflettere. A volte, quando le cose vanno bene, siamo convinti che sia merito della nostra disciplina e della nostra strategia. In realtà spesso c’è anche una buona dose di fortuna. E quando il mercato ci ricorda che conta anche lei, come giovedì, è facile perdere la bussola.
E poi c’è un’altra cosa che mi succede. A volte scrivo un’analisi che poi si rivela giusta, e nel trading faccio esattamente il contrario. Perché? Per le emozioni. Sono le stesse per cui viviamo, quelle che ci fanno piangere, quelle che ci avvisano quando c’è un pericolo. Nel trading sono il lato oscuro: la paura che ti fa chiudere troppo presto, la speranza che ti fa tenere una posizione sbagliata. Ma meno male che ci sono. Senza, non saremmo umani: saremmo macchine che non provano niente e non inseguono niente.
Si legge spesso che il 90% dei trader perde. Il numero preciso si può discutere, ma il senso no: fare trading è davvero difficile. Per anni ho avuto il sogno di vivere di trading. Oggi quel sogno è cambiato: non lo inseguo più a ogni costo, con l’ansia di dover vincere ogni settimana. Se fosse svanito del tutto, però, non sarei qui ogni sabato mattina a scrivere queste righe. La passione è rimasta: è solo diventata più realistica. E onore a chi ci riesce davvero, perché so quanto costa.
Questo non vuol dire mollare. Vuol dire guardare il mercato con occhi più onesti. Quello che posso controllare è come mi comporto: entrare solo quando ho un motivo chiaro, mettere sempre lo stop, non aumentare le posizioni per rifarmi e saper stare fermo quando non vedo un vantaggio. Le emozioni non si spengono, ma le regole servono proprio a non farle decidere al posto mio. La fortuna va e viene, la disciplina è l’unica cosa che resta mia.
Una settimana in pari, in mezzo a una strage, per me oggi vale come una vittoria.
Osare, per me, non vuol dire inseguire illusioni. Vuol dire guardare il mercato in faccia, anche quando la verità non è quella che vorremmo.
⚠️ Avviso: questa analisi riflette esclusivamente la mia opinione personale e il mio modo di leggere il mercato. Non è una consulenza finanziaria né un invito a comprare o vendere strumenti finanziari.
Aquile Reali
Nate per volare, nate per osare · Be Stable. Be Strong. 🦅
1. La settimana appena chiusa (19–23 ottobre)
Che botta! Il cavallo pazzo del mercato, l’oro, questa settimana ha lasciato sul terreno una strage: −5,27% dal massimo al minimo, −4,2% in chiusura.
Doveva essere una settimana di transizione per l’assenza di dati. E dati importanti non ce ne sono stati, con la Fed in silenzio. Ma i mercati sanno sorprendere anche quando il calendario è vuoto: il colpo è arrivato giovedì dal crollo dei titoli tecnologici, e l’oro è stato venduto insieme a tutto il resto.
Future GCZ2026 weekly: apertura 4.185,0 · massimo 4.211,2 · minimo 3.989,1 · chiusura 4.010,0 (−4,22%). Oro spot: chiusura 3.995,91, minimo 3.975,66, il più basso da inizio giugno.
Come è andata:
Lunedì e martedì l’oro è rimasto intorno a 4.180, poi dollaro e rendimenti in salita hanno iniziato a spingerlo giù.
Giovedì sono crollati i titoli legati all’intelligenza artificiale: Nasdaq −2,6%, semiconduttori −6,7%, la peggiore giornata da giugno. Chi perdeva sulle azioni ha venduto quello che poteva, oro compreso. È saltato il doppio minimo 4.090–4.125, che avevo indicato sabato scorso come ultima difesa.
Venerdì l’oro è sceso sotto i 4.000. L’argento ha fatto peggio: −6,4% in un giorno, a circa 53,80.
I dati USA della settimana:
Sussidi di disoccupazione: 194.000 contro 200.000 attesi, minimo da tre mesi. Il mercato del lavoro tiene.
PMI flash (Purchasing Managers’ Index, l’indice dei direttori acquisti): composito 57,6, manifatturiero 56,0, servizi 57,9. L’economia corre, e le aziende alzano i prezzi di vendita al ritmo più forte da oltre quattro anni.
Fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan: 48,0, al minimo da cinque mesi. Aspettative d’inflazione al 4,7% a un anno e al 3,5% a cinque anni.
Cina: PIL del terzo trimestre +4,5%, meglio del 4,4% atteso.
2. Intermarket e bussola
Il paradosso della settimana: quasi tutto quello che di solito aiuta l’oro si è mosso a suo favore, e l’oro ha perso il 4%.
Treasury 10 anni: 4,96%, −15,8 bp (punti base) in settimana. Sotto il 5% per la prima volta da un mese, grazie alla fuga verso i titoli di Stato.
Treasury 2 anni: 4,65%, −16 bp
Rendimento reale 10 anni (DFII10, il rendimento al netto dell’inflazione): 2,64%, −12 bp. A inizio ottobre era 2,88%.
TIP (l’ETF sui titoli di Stato protetti dall’inflazione): 106,24, in salita da 104,12 di inizio mese
DXY (Dollar Index): 101,62, quasi fermo
Petrolio: WTI intorno a 100, Brent a 114, massimo da oltre cinque mesi per le tensioni su Hormuz
VIX (l’indice della paura sulle borse): 19,44
Fear & Greed Index: 21, paura estrema. Una settimana fa era 22, un mese fa 32.
La mia bussola. La regola resta la stessa: il segnale pulito di inversione per l’oro arriva quando il TIP sale e il dollaro scende sotto 101,4, insieme. Il TIP sale e il reale scende, quindi metà del segnale c’è. Il dollaro però è ancora sopra 101,4. Il mio pannello lo dice chiaro: “primi segnali di cedimento”, tre indicatori su cinque mollano e nessuno spinge più contro l’oro. Ma il prezzo è debole.
Fed – CME FedWatch:
FOMC del 28 ottobre (Federal Open Market Committee, il comitato Fed che decide i tassi): fermi al 90%, rialzo al 10%. Un mese fa il rialzo a ottobre era al 68,6%.
Entro dicembre: almeno un rialzo al 76,2%, contro l’89% di una settimana fa e il 93,6% di un mese fa. Due rialzi al 7,3%, contro il 54,6% di fine settembre.
Il mercato si è ammorbidito molto sulla Fed. Venerdì però le attese di rialzo sono risalite un po’, con ottobre dal 5,5% al 10%, per colpa di petrolio e prezzi nei PMI.
Sullo sfondo c’è anche la Russia: la sua Banca Centrale vende oro da dieci mesi di fila per coprire il buco di bilancio, circa 62 tonnellate da dicembre, e le riserve sono ai minimi dal 2019. Non è questo che ha fatto crollare l’oro giovedì, ma è un venditore costante in un momento in cui i compratori scarseggiano.
Le 4 lezioni di un secolo su oro e tassi, e dove siamo oggi:
Quando l’inflazione corre più dei tassi, l’oro protegge. Negli anni ‘70 è passato da 35 a 850 dollari.
Oggi: non ci siamo. Con il 10 anni vicino al 5% e l’inflazione sotto il 4%, il rendimento reale è ancora positivo.
Il caso peggiore è una Fed che alza, con rendimento reale alto e dollaro forte, tutto insieme. Tra il 1980 e il 1985 l’oro ha perso il 65%.
Oggi: è il quadro di settembre, e sta perdendo pezzi. La Fed non dovrebbe alzare mercoledì e il reale è sceso dal 2,88% al 2,64%. Il dollaro però tiene.
Quando la Fed si ferma e il dollaro scende, l’oro sale lo stesso, anche con tassi alti. Nel 2007 è passato da 650 a 1.000 dollari, con un rendimento reale simile a quello di oggi.
Oggi: è lo scenario che aspetto. La Fed si ferma; manca il dollaro sotto 101,4.
Conta la velocità: un salto brusco dei rendimenti reali fa male. Nel 2013 l’oro ha perso il 28%.
Oggi: il salto c’è stato tra agosto e inizio ottobre, ed è quello che l’oro sta ancora pagando. Questa settimana il movimento è andato nella direzione opposta.
La regola che le riassume tutte: l’oro non lo decidono i tassi al 5%, lo decide la Fed. Mercoledì sera capiremo se la Fed ha davvero smesso di alzare.
In sintesi: tassi, rendimento reale e Fed giocano a favore dell’oro, ma l’oro è sceso lo stesso. Quando le borse vanno nel panico, l’oro all’inizio non fa da rifugio: viene venduto per coprire le perdite altrove.
3. COT – Commitments of Traders (dati al 20 ottobre)
Speculatori (Non-Commercial):
Long 237.142 (−8.158) · short 37.277 (−144) · spread 54.199 (+8.304)
Net long 199.865 (−8.014), sotto i 200.000 per la prima volta nelle settimane che seguo
Commerciali: net −235.582 (+6.949), continuano a ricoprire gli short.
Open Interest: 402.279 (+5.934)
Come lo leggo:
È la quinta settimana di fila in cui i fondi riducono i long. Il net è passato da circa 226.000 a fine settembre a meno di 200.000: in un mese sono usciti circa 26.000 contratti netti.
I fondi non aprono short, fermi a circa 37.000. Escono dai long ma non scommettono contro l’oro: è una liquidazione, non un cambio di idea.
Attenzione alla data: il report è di martedì 20, prima del crollo di giovedì e venerdì. La vera uscita sotto i 4.000 si vedrà nel COT di venerdì prossimo, e mi aspetto un altro calo forte dei long.
4. Il grafico
Weekly (GCZ2026). La candela rompe il VAL weekly a 4.077 e chiude esattamente sui 4.000, dentro il canale ribassista che parte dal massimo di gennaio. L’RSI (Relative Strength Index, l’indice di forza) weekly è tornato in fondo, sugli stessi livelli dei minimi di luglio: da lì era partito il rimbalzo fino a 4.750. Siamo di nuovo in ipervenduto settimanale, appena sopra il supporto più forte.
Resistenze:
4.077: il VAL weekly, prima supporto e ora resistenza
4.176: IB low weekly
4.215–4.230: trendline discendente e fascia delle EMA (medie mobili esponenziali) daily
4.300: il muro rosso della settimana scorsa
Supporti:
4.000: livello psicologico, qui ha chiuso la settimana
3.975: il minimo di venerdì
3.894–3.901: il supporto più forte. Coincidono tre cose: il minimo di martedì 28 ottobre 2025 (3.901,3), il protected low del Micro Gold (3.894,5) e la EMA 100 weekly. Finché tiene, la struttura di fondo è ancora rialzista.
3.510–3.850: l’imbalance. È il tratto del rally dell’autunno 2025 salito senza mai fermarsi: pochi scambi, nessuno che lo abbia difeso. Se cede 3.900, il prezzo può attraversarlo in fretta. Il primo punto di reazione è la metà, intorno a 3.680.
3.250–3.450, con 3.350: la zona verde. È la base da cui era partito quel rally, dove si è scambiato tanto e ci sono compratori veri. Qui passa anche la EMA 200 weekly, e qui arriva la proiezione del −28% dal massimo di agosto. È anche la zona dove, per l’investimento di lungo periodo, comprerei con convinzione.
5. I dati che contano (26–30 ottobre, orari italiani)
Attenzione all’orario: domenica in Italia torna l’ora solare, negli USA solo il 1° novembre. Per una settimana i dati americani escono un’ora prima del solito.
Mer 28, 19:00 – FOMC: tassi attesi fermi al 4,00%. Alle 19:30 la conferenza stampa di Warsh, la parte che conta davvero: dirà se dicembre è ancora sul tavolo.
Gio 29, 13:30 – PIL USA del terzo trimestre: atteso 3,2%, dal 2,2%
Gio 29, 13:30 – Core PCE (Personal Consumption Expenditures, l’inflazione preferita dalla Fed): atteso +0,3% sul mese, dallo 0,2%. Dopo CPI e PPI caldi, il rischio è un dato più alto.
Gio 29, 14:15 – BCE (Banca Centrale Europea): tassi fermi al 2,65%
Ven 30, mattina – BOJ (Bank of Japan): tassi fermi
Ven 30, 14:45 – Chicago PMI: atteso 54,8, dal 58,8
Ven 30, 17:00 e 17:30 – Daly e Musalem: finisce il silenzio della Fed
Il punto: la Fed decide mercoledì sera senza aver ancora visto il PCE, che esce giovedì. Sono due colpi in meno di 24 ore. Intanto altre banche centrali alzano i tassi: Nuova Zelanda e Canada mercoledì sono attese in rialzo.
6. Scenari
La mia lettura. Sabato scorso ero passato da short a neutrale, con il doppio minimo 4.090–4.125 come ultima difesa. È saltato, e non per un dato ma per il panico sulle borse. Non è il macro che ha girato contro l’oro, anzi: tassi, rendimento reale e attese sulla Fed si sono mossi tutti a favore. È stata una vendita forzata: chi aveva bisogno di liquidità ha venduto l’oro.
Per questo non inseguo lo short a 4.000. Siamo su un livello psicologico, con il prezzo ipervenduto e la paura al massimo: è proprio lì che spesso si forma un minimo. Ma non compro nemmeno alla cieca prima di mercoledì. Per l’investimento di lungo periodo resto della mia idea: l’area 4.000–3.900 era la prima zona d’ingresso che avevo indicato a settembre, la zona verde 3.450–3.250 la seconda.
Short: se mercoledì Warsh lascia aperto il rialzo di dicembre e giovedì il PCE esce caldo, il dollaro può tornare sopra 102 e i rendimenti risalire. Una chiusura settimanale sotto 3.900 sarebbe un segnale serio: si aprirebbe l’imbalance, con una prima reazione possibile intorno a 3.680, e più in basso la zona 3.450–3.350. Nel frattempo vendo eventuali rimbalzi verso 4.077, se il prezzo lì si ferma.
Neutro (scenario più probabile fino a mercoledì): prima della Fed l’oro può restare tra 3.975 e 4.077. Dentro questo range aspetto.
Long: se tiene 3.900–4.000, il 10 anni resta sotto il 5%, il dollaro scende sotto 101,4 e Warsh non spaventa, il rimbalzo diventa credibile. Il primo segnale è una chiusura daily sopra 4.077, con obiettivi 4.176 e poi 4.215–4.230. Solo sopra 4.300 parlerei di qualcosa di più di un rimbalzo.
In sintesi: il macro sta girando a favore dell’oro, ma il prezzo è stato travolto dalle vendite forzate. La zona 4.000–3.900 è quella che decide. Se tiene, la liquidazione può essere stata l’occasione. Se cede in chiusura settimanale, sotto c’è un vuoto da riempire. Mercoledì sera e giovedì mattina ci diranno da che parte.
Un pensiero personale
La mia settimana di trading si è chiusa in pari: qualche profitto, qualche perdita, e alla fine sono rimasto dove ero partito. In una settimana così, onestamente, va bene.
Ma mi ha fatto riflettere. A volte, quando le cose vanno bene, siamo convinti che sia merito della nostra disciplina e della nostra strategia. In realtà spesso c’è anche una buona dose di fortuna. E quando il mercato ci ricorda che conta anche lei, come giovedì, è facile perdere la bussola.
E poi c’è un’altra cosa che mi succede. A volte scrivo un’analisi che poi si rivela giusta, e nel trading faccio esattamente il contrario. Perché? Per le emozioni. Sono le stesse per cui viviamo, quelle che ci fanno piangere, quelle che ci avvisano quando c’è un pericolo. Nel trading sono il lato oscuro: la paura che ti fa chiudere troppo presto, la speranza che ti fa tenere una posizione sbagliata. Ma meno male che ci sono. Senza, non saremmo umani: saremmo macchine che non provano niente e non inseguono niente.
Si legge spesso che il 90% dei trader perde. Il numero preciso si può discutere, ma il senso no: fare trading è davvero difficile. Per anni ho avuto il sogno di vivere di trading. Oggi quel sogno è cambiato: non lo inseguo più a ogni costo, con l’ansia di dover vincere ogni settimana. Se fosse svanito del tutto, però, non sarei qui ogni sabato mattina a scrivere queste righe. La passione è rimasta: è solo diventata più realistica. E onore a chi ci riesce davvero, perché so quanto costa.
Questo non vuol dire mollare. Vuol dire guardare il mercato con occhi più onesti. Quello che posso controllare è come mi comporto: entrare solo quando ho un motivo chiaro, mettere sempre lo stop, non aumentare le posizioni per rifarmi e saper stare fermo quando non vedo un vantaggio. Le emozioni non si spengono, ma le regole servono proprio a non farle decidere al posto mio. La fortuna va e viene, la disciplina è l’unica cosa che resta mia.
Una settimana in pari, in mezzo a una strage, per me oggi vale come una vittoria.
Osare, per me, non vuol dire inseguire illusioni. Vuol dire guardare il mercato in faccia, anche quando la verità non è quella che vorremmo.
⚠️ Avviso: questa analisi riflette esclusivamente la mia opinione personale e il mio modo di leggere il mercato. Non è una consulenza finanziaria né un invito a comprare o vendere strumenti finanziari.
Aquile Reali
Nate per volare, nate per osare · Be Stable. Be Strong. 🦅
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