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WisdomTree - Tactical Daily Update - 17.09.2026

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FED puntuale e coesa: tassi sù di 25 bps, l’inflazione va combattuta.
Mercato obbligazionario stabile, in calo rendimenti dei Treasuries brevi.
Oggi tocca a Bank of Japan: in arrivo rialzo, e stavolta si va oltre 1.0%!
Oro e argento accennano un recupero, Banche centrali acquistano ancora.


Fed e petrolio sotto i riflettori: mercati tra inflazione e geopolitica. Ieri, 16 settembre, le Borse europee hanno chiuso in rialzo, in attesa della decisione della Federal Reserve sui tassi, arrivata alle 20:00 ora italiana, seguita dalla conferenza stampa del presidente Kevin Warsh alle 20:30.
Come previsto, la banca centrale americana ha deciso un rialzo di 25 punti base, approvato all'unanimità con 12 voti a favore. La Fed ha inoltre lasciato aperta la possibilità di un ulteriore intervento restrittivo entro la fine dell'anno.
Il messaggio di Warsh è stato chiaro: la priorità resta il controllo dell'inflazione, rimasta per «5 anni sopra il target del 2%: troppo alta per troppo tempo».
L'economia americana continua a crescere a un ritmo «solido» e il mercato del lavoro conserva una buona tenuta, ma il caro-prezzi rimane la principale fonte di preoccupazione. Le tensioni in Medio Oriente, con il petrolio oltre i 100 dollari al barile, rischiano infatti di riaccendere le pressioni inflazionistiche.
Secondo le proiezioni della Fed, l'inflazione tornerà al 2% soltanto nel 2029, mentre la disoccupazione dovrebbe mantenersi al 4,1%. Il Pil è stimato in crescita del 2,3% nel 2026, del 2,4% nel 2027, del 2,2% nel 2028 e del 2,1% nel 2029.
Borse e inflazione: qualche progresso, poche certezze. In Europa, ieri Francoforte ha guadagnato +0,33%, Londra +0,60% e Parigi +0,55%.
Wall Street ha invece reagito negativamente alla stretta: Dow Jones -1,2%, S&P 500 -0,5%, Nasdaq invariato. In controtendenza il Philadelphia Semiconductor Index, salito di +0,6%.
Sul fronte macroeconomico, l'inflazione britannica è cresciuta ad agosto al 3,1% annuo, dal 2,9% precedente, mentre la componente “core” è rimasta al 2,6% e i servizi al 3,4%.
In Italia, l'Istat ha confermato l’impatto inflattivo dell'aumento dei prezzi energetici: prezzi al consumo +0,5% su mese e +3,3% su anno, contro il +0,3% e il +2,9% di luglio.
Nell'Eurozona, la produzione industriale di luglio ha segnato -0,1% mensile, contro il -0,2% atteso, confermando una perdurante debolezza della manifattura.
In Giappone, il deficit commerciale ha superato le previsioni e gli ordini di macchinari sono diminuiti del 3,7% mensile.

Sul fronte delle materie prima, ancora una volta è il prezzo del petrolio ad essere al centro dell’attenzione: è in calo per il terzo giorno, ma l'inverno incombe e le riserve europee di gas sono sotto la media storica.
Il Brent scende stamattina, 17 settembre, di -1,1%, a 105,2 dollari/barile, dopo il -3% della seduta precedente. Il WTI ieri ha perso -2,3%, a 103,4 dollari.
A raffreddare le quotazioni sono le notizie secondo cui l'Arabia Saudita starebbe offrendo greggio alle raffinerie asiatiche attraverso trasferimenti nave-nave al largo di Sohar, in Oman, attenuando gli effetti degli attacchi all'oleodotto East-West.
Anche le aspettative di una possibile distensione in Medio Oriente, in vista del vertice USA-Cina della prossima settimana, contribuiscono a ridurre il premio di rischio.
Sul fronte del gas, le importazioni asiatiche di GNL si avviano verso il settembre più debole degli ultimi otto anni, penalizzate dai prezzi elevati.
Per l'Europa, questa debolezza potrebbe però rivelarsi un'opportunità: gli stoccaggi sono pieni per circa il 68%, 16 punti percentuali sotto la media quinquennale. Kpler stima importazioni europee di GNL pari a 7,98 milioni di tonnellate a settembre, in aumento rispetto ai 7,55 milioni di agosto.
Bond e valute: la tensione resta sui rendimenti obbligazionari, ma senza degenerazioni.
L'oro, a 4.295 dollari/oncia, è salito di +0,8%, pur restando in calo di circa -3% da inizio mese. L'argento si attesta a 63,5 dollari.
L'euro è sceso a 1,146 dollari, dopo una precedente indicazione a 1,154, anche in seguito alle minacce di Trump di imporre dazi pesanti all'Europa se accoglierà il Canada come 1° stato membro “esterno” dell’Unione Europea.
In Italia, lo spread BTP-Bund decennali scende stamattina di 1 punto base, a 86, mentre il rendimento del decennale si attesta al 4,39%.
Negli Stati Uniti, il Treasury decennale segna 4,98%, poco sotto i massimi degli ultimi vent'anni. Il biennale ha toccato i massimi dal 2024 e il differenziale tra le due scadenze si è ridotto a 28 punti base, ai minimi da aprile.
Borse dell’Asia-Pacifico: stamattina, 17 settembre, il Nikkei ha guadagnato +0,5%, mentre lo yen si è indebolito a 156,1 contro il dollaro e il rendimento del decennale giapponese è sceso al 2,95%.
Il Kospi di Seul ha chiuso a +0,7%. Più deboli Shanghai e Shenzhen (CSI 300 -0,4%) e Hong Kong (Hang Seng -0,7%); Mumbai ha segnato +0,2% e Sydney +0,3%.
Ad un clima complessivamente rasserenato sui mercati di oggi contribuisce certamente il messaggio della Federal Reserve, testimone di fermezza e indipendenza.
Per i mercati, purtroppo, la partita resta aperta: tra inflazione, petrolio e rendimenti obbligazionari, la tranquillità sembra ancora un lusso tutt’altro che scontato.


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