S&P 500

WisdomTree - Tactical Daily Update - 08.09.2026

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Verso un rialzo dei tassi di 25 bps in Europa, e forse anche negli Usa.
Petrolio ancora in tensione, USA e IRAN ancora lontani da un accordo.
Vittoria della destra radicale in Sassonia, ma Mertz non si dimetterà.
Inflazione ancora minacciosa negli Usa: occhi aperti venerdì 11 su CPI di agosto.


Mercati in attesa delle banche centrali: petrolio, tassi e yen al centro della scena. La settimana è partita senza il faro di Wall Street, chiusa ieri per il Labor Day, lasciando le Borse europee alle prese con una seduta interlocutoria e con un quadro geopolitico sempre più ingombrante.
I listini del Vecchio Continente hanno chiuso in ordine sparso: Milano +0,25%, sostenuta dal rally di Lottomatica, mentre Francoforte ha segnato il risultato peggiore, -0,16%, appesantita anche dal risultato elettorale dell’AfD in Sassonia-Anhalt.
Il successo dell’estrema destra tedesca, che porta per la prima volta dalla Seconda guerra mondiale un partito di questo tipo a un passo dal potere regionale, ha riacceso le preoccupazioni politiche in Germania.
Il cancelliere Friedrich Merz si è detto “turbato”, ma ha escluso implicitamente qualsiasi passo indietro, rivendicando la propria “responsabilità” sul risultato. Le sue rassicurazioni hanno consentito a Francoforte di recuperare parte delle perdite nel finale.
Ma il vero appuntamento per i mercati è ormai alle porte: giovedì 10 settembre la BCE e, venerdì 11 settembre, l’inflazione americana, due passaggi destinati a definire le aspettative sulla politica monetaria globale.
La BCE dovrebbe procedere con il secondo rialzo dell’anno di 25 punti base, portando il tasso sui depositi al 2,5%, in risposta soprattutto alle nuove pressioni inflazionistiche alimentate dall’energia.
La questione, tuttavia, non sarà tanto il rialzo in sé, ormai ampiamente scontato, quanto ciò che verrà dopo. Secondo Barclays, il mercato guarda a una pausa prolungata, con il tasso sui depositi fermo al 2,5% fino alla fine del 2027.
Un eventuale nuovo shock su petrolio e gas potrebbe però costringere Francoforte a una stretta più aggressiva, mentre una crescita europea resiliente potrebbe abbassare la soglia per ulteriori rialzi.
Il quadro energetico resta infatti il principale elemento di rischio. Il Brent si avvicina ai 98 dollari/barile, il WTI è intorno ai 93, mentre il gas ad Amsterdam supera i 73 euro/Megawattora.
A pesare sono soprattutto le tensioni in Medio Oriente, gli attacchi statunitensi contro petroliere iraniane e la minaccia di Teheran di introdurre nuove restrizioni nello Stretto di Hormuz.

L’Opec+, col fronte compatto di Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman, ha intanto deciso di mantenere anche per ottobre 2026 i livelli produttivi previsti per settembre.

Stamane, 8 settembre, l’Asia offre segnali interessanti. L’MSCI Asia Pacific è in rialzo dello 0,1%, dopo il +0,8% della notte. In Giappone il PIL del secondo trimestre è stato rivisto a +1,4% annualizzato, dall’1,1% precedente, mentre i salari di luglio hanno registrato l’incremento più consistente degli ultimi 30 anni.
Dati che rafforzano le aspettative per il sesto rialzo consecutivo della BoJ nella riunione del 17-18 settembre.
Lo yen continua così la sua corsa: l’euro/yen è sceso sotto 180, da 181,32, mentre il dollaro/yen è poco sopra 154, contro 156,04. Stamane il cambio si è spinto fino a 153,3, ai massimi da febbraio.
Sul fronte cinese, invece, le esportazioni hanno accelerato del 25% ad agosto, dopo quasi il 24% di luglio, portando il surplus commerciale annuale vicino agli 806 miliardi di dollari. L’Hang Seng perde lo 0,3%, mentre il CSI 300 arretra dello 0,1% e il Kospi è frazionalmente negativo.
Tra le materie prime spicca il rame, protagonista di un nuovo record all’LME: i futures a tre mesi hanno raggiunto 14.533 dollari per tonnellata, superando il precedente massimo di gennaio.
Nell’ultimo anno il metallo è salito del 17%, sostenuto dal deficit strutturale tra domanda e offerta e dalla crescente necessità di rame per data center, energie rinnovabili e reti elettriche. Nel breve periodo, inoltre, le scorte si sono concentrate negli Stati Uniti, mentre quelle della rete LME si sono ridotte, comprimendo la disponibilità immediata.
Sul mercato obbligazionario la pressione resta evidente: il Bund decennale è al 3,38%, massimo dal 2011; il Gilt britannico è ai massimi dal 2008 e il JGB decennale giapponese ha superato il 3%, livello che non si vedeva dal 1996, mentre il biennale è ai massimi dal 1995.
Infine, il Bitcoin scende per il secondo giorno, a circa 78.700 dollari, dopo l’attacco alla Liquid Network che avrebbe provocato una perdita di 320 milioni di dollari: sottratti circa 4.000 dei 4.200 Bitcoin custoditi nel wallet.
Un nuovo episodio, dopo i 6 milioni di dollari rubati la settimana precedente a una piattaforma collegata a Crypto.com e l’attacco di agosto al wallet offline Coldcard, che riaccende i dubbi sulla sicurezza degli asset digitali.
Il quadro è quindi dominato da una parola: tassi. La BCE sembra pronta al 2,50% il 10 settembre, la Fed arriva al meeting del 15-16 settembre con un mercato del lavoro più solido del previsto e un’inflazione di luglio al 3,4%, mentre la BoJ potrebbe effettuare il sesto rialzo il 17-18 settembre.
Per i mercati, la vera partita comincia adesso: non conta più soltanto quanto saliranno i tassi, ma quanto a lungo resteranno elevati.

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