L'ultimo dato sull'inflazione statunitense ha fatto segnare un rialzo dello 0.9% nel corso del mese di marzo, portandosi al 3.3%. Si tratta del maggiore incremento mensile dal 2022.
La parte core, che esclude le componenti più volatili come l'energia, è rimasta sotto controllo segnando un 2.6% anno su anno.

Ora bisognerà vedere quanti i rialzi saranno effettivamente transitori e quale sarà la funzione di reazione delle banche centrali. Raramente episodi di questo tipo scompaiono immediatamente in quanto l'impatto sui prezzi dell'energia tende poi a estendersi a trasporti, alimentari e imballaggi.
Quello che però a noi interessa è l'impatto sugli asset.
L'impressione è che, soprattutto in una prima fase, potrebbero risentirne i bond e meno le azioni, che sono sostenute da previsioni di utili ancora elevati e da attese di una diminuzione dei tassi reali.
Anche a livello statistico, la storia ci conferma questa view.

Dal 1928 ad oggi, la performance dell'S&P 500 è molto positiva (a doppia cifra) se l'inflazione rimane tra 1 e 3% circa, con una probabilità di ritorni negativi piuttosto bassa (sotto il 22%).
Il rendimento scende leggermente (8%) se l'inflazione sale tra il 3% e il 5% ma la probabilità di vedere performance negative è comunque bassa (26%).
Solo in caso di inflazione sopra il 5% o sotto l'1% (i casi di deflazione), l'S&P 500 mette a segno le performance peggiori (2% e 4% medio annuo) con una probabilità di vedere rendimenti negativi che sale a oltre 44%.
In altre parole, il mercato azionario è probabilmente il miglior asset per difendersi dall'inflazione perché performa bene anche se l'inflazione sale (a patto che rimanga sotto controllo).
La parte core, che esclude le componenti più volatili come l'energia, è rimasta sotto controllo segnando un 2.6% anno su anno.
Ora bisognerà vedere quanti i rialzi saranno effettivamente transitori e quale sarà la funzione di reazione delle banche centrali. Raramente episodi di questo tipo scompaiono immediatamente in quanto l'impatto sui prezzi dell'energia tende poi a estendersi a trasporti, alimentari e imballaggi.
Quello che però a noi interessa è l'impatto sugli asset.
L'impressione è che, soprattutto in una prima fase, potrebbero risentirne i bond e meno le azioni, che sono sostenute da previsioni di utili ancora elevati e da attese di una diminuzione dei tassi reali.
Anche a livello statistico, la storia ci conferma questa view.
Dal 1928 ad oggi, la performance dell'S&P 500 è molto positiva (a doppia cifra) se l'inflazione rimane tra 1 e 3% circa, con una probabilità di ritorni negativi piuttosto bassa (sotto il 22%).
Il rendimento scende leggermente (8%) se l'inflazione sale tra il 3% e il 5% ma la probabilità di vedere performance negative è comunque bassa (26%).
Solo in caso di inflazione sopra il 5% o sotto l'1% (i casi di deflazione), l'S&P 500 mette a segno le performance peggiori (2% e 4% medio annuo) con una probabilità di vedere rendimenti negativi che sale a oltre 44%.
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Declinazione di responsabilità
Le informazioni e le pubblicazioni non sono intese come, e non costituiscono, consulenza o raccomandazioni finanziarie, di investimento, di trading o di altro tipo fornite o approvate da TradingView. Per ulteriori informazioni, consultare i Termini di utilizzo.
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