WisdomTree - Tactical Daily Update - 11.08.2026Borse mondiali senza slancio, ma consolidano massimi storici.
La prospettiva di riapertura totale di Hormutz resta dubbia, il petrolio risale.
L’intelligenza artificiale spinge gli utili delle big tech, ma anche le capex.
USA: la prospettiva inflazionistica resta incerta, e con essa le mosse della FED.
Mercati in pausa, ma Hormuz torna a scaldare petrolio e inflazione. Le Borse europee hanno aperto la settimana di Ferragosto ieri, 10 agosto, con una seduta interlocutoria, dopo i recenti rialzi.
L’attenzione degli investitori resta infatti saldamente ancorata al Medio Oriente, dove le prospettive di una soluzione per lo Stretto di Hormuz appaiono ancora tutt’altro che definite. Iran e Oman sarebbero nelle fasi finali dei negoziati per individuare nuove rotte marittime, ma le tensioni tra Teheran e Washington stanno tornando a complicare il quadro.
In Europa, Milano ha chiuso a -0,1%, mentre Parigi ha guadagnato lo 0,1%, così come Francoforte, e Amsterdam +0,2%. Più deboli Madrid, -0,2%, e Londra, -0,3%.
Una pausa fisiologica, sembrerebbe dunque, dopo la brillante performance delle ultime settimane, ma con gli investitori che continuano a guardare con attenzione soprattutto all’evoluzione geopolitica e alle sue ricadute sui prezzi dell’energia.
Il tema è tornato infatti prepotentemente sul mercato petrolifero. Le nuove incertezze sulla riapertura di Hormuz hanno alimentato un nuovo rally del greggio: ieri il petrolio ha guadagnato circa il 5%, portandosi sopra 82,5 dollari al barile, e questa mattina la pressione rialzista prosegue.
Il Brent torna così a puntare verso i 90 dollari, scambiando a 89,2 dollari, mentre il WTI sale a 83,5 dollari (entrambi +1,5% circa ). In rialzo anche il gas europeo, con il contratto del TTF Amsterdam a 61,2 euro per megawattora (+0,7%).
Il ritorno dell’energia al centro della scena riporta inevitabilmente anche l’inflazione tra le principali preoccupazioni degli investitori.
La seduta di domani, mercoledì 12 agosto, sarà quindi particolarmente importante, poichè saranno pubblicati i dati sull’inflazione americana di luglio.
Il dato assume un peso ancora maggiore dopo il deludente rapporto sul mercato del lavoro statunitense, che ha contribuito ad alimentare le aspettative di tassi invariati da parte della Fed.
Ed è proprio l’inflazione il prossimo vero banco di prova per i mercati. Gli investitori cercheranno nei dati sui prezzi al consumo indicazioni utili per valutare la traiettoria della politica monetaria americana e capire se la Fed potrà permettersi di mantenere una posizione attendista sui tassi.
Wall Street guarda a petrolio e AI. Anche Wall Street ha chiuso ieri in territorio negativo, penalizzata dalle incertezze su Hormuz e dal nuovo rialzo del petrolio. Il Dow Jones ha ceduto -0,11%, il Nasdaq ha perso -0,32%, mentre l’S&P500 è arretrato -0,06%.
Tra i titoli sotto pressione spicca Intel, che ha perso il 3% dopo aver annunciato un’emissione di azioni ordinarie da 15 miliardi di dollari.
Il comparto tecnologico rimane comunque sotto i riflettori per ragioni opposte. Nvidia ha annunciato una partnership con alcuni dei maggiori gruppi finanziari globali per sviluppare piattaforme dedicate al finanziamento della capacità di calcolo.
L’obiettivo è mobilitare oltre 500 miliardi di dollari di capitale di terzi destinato alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Un progetto che conferma quanto la costruzione dell’infrastruttura necessaria all’AI stia diventando un tema sempre più rilevante anche per il sistema finanziario.
Oro più tonico, ma in bilico sopra i 4.300 dollari. Anche il mercato dei metalli preziosi riflette il complesso equilibrio tra geopolitica, inflazione e aspettative sui tassi.
Il prezzo dell’oro, dopo un guadagno settimanale vicino al 6% nella settimana passata, ieri ha superato con decisione i 4.300 dollari/oncia, avvicinandosi alla soglia dei 4.400 dollari, considerata fondamentale per confermare l’inversione della tendenza del metallo.
Il miglioramento del sentiment sulle prospettive di Hormuz ha inizialmente favorito un calo delle aspettative di inflazione, offrendo sollievo ai mercati obbligazionari sia europei sia americani.
Anche argento e platino si sono mossi nella stessa direzione dell’oro. Questa mattina, tuttavia, il “gold” ritraccia -0,6%, a 4.370 dollari, dopo aver raggiunto i massimi da due mesi.
Sul reddito fisso, ieri lo spread BTp italiano - Bund tedesco ha chiuso a 78 punti base, contro i 77 punti di venerdì. Il rendimento del BTp decennale benchmark è salito al 3,96%, dal 3,89% precedente, in una seduta caratterizzata da rialzi generalizzati dei rendimenti dell’Eurozona.
Questa mattina i mercati asiatici procedono invece in ordine sparso, con Tokyo chiusa per festività. Il Kospi coreano guadagna l’1,25%, mentre lo Shanghai Composite perde -0,13% e l’Hang Seng di Hong Kong arretra -0,77%.
Sul fronte valutario, l’euro/dollaro segna 1,1538, da 1,1547 della chiusura precedente. L’euro/yen sale a 183,8, da 183,5, mentre il dollaro/yen passa a 159,3, da 158,9.
Il quadro, dunque, resta sospeso tra due forze contrapposte: da un lato la speranza di una soluzione per Hormuz, dall’altro il rischio che nuove tensioni tra Stati Uniti e Iran mantengano elevati petrolio e inflazione. Con i mercati già concentrati sui dati americani di domani, la partita tra geopolitica, energia e Fed è destinata a rimanere il principale driver dell’estate finanziaria.
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Dollaro / Yen giapponese
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Idee di trading approfondite
USDJPY D1: Ripartenza o inversione ribassista?Il cambio USD/JPY si trova in un trend rialzista strutturale da anni.
Recentemente, in area 164.000, abbiamo assistito all'atteso intervento di sostegno allo Yen, coordinato da parte delle autorità giapponesi e americane, visibile sul grafico attraverso le due imponenti candele ribassiste.
Concentrandosi sull'aspetto puramente tecnico, nello scenario attuale per convalidare un'inversione di trend di lungo periodo, il prezzo dovrebbe rompere, come minimo, il supporto statico a 156.200 (linea blu), quello che abbiamo visto recentemente invece, mostra come il prezzo abbia testato quell'area di supporto senza romperla, rimbalzando prontamente.
La sessione di ieri poi si è conclusa con una candela fortemente rialzista, fornendo un segnale di d'acquisto; inoltre la struttura rialzista è supportata dal canale di regressione lineare e trendline.
L'idea è che il prezzo possa tentare, almeno nel breve periodo, la risalita.
Dal punto di vista operativo ho immaginato un'operazione con ingresso a sconto (per assicurare il r:r minimo di 1:1), con SL sotto l'ultimo punto si svolta, e TP poco prima di un recente supporto che potrebbe diventare resistenza.
USDJPY: intervento congiunto Giappone-USACi sono momenti in cui un cambio è tutto, e altri in cui basta una singola candela a cancellare settimane di narrazione: USDJPY appartiene oggi alla seconda categoria. Dopo aver toccato nuovi massimi in area 164, il cambio è precipitato con una candela dal minimo sotto 156, per stabilizzarsi a 157,76 — un movimento di oltre otto figure che ha spazzato via, in poche ore, l'intero premio accumulato dal rally di luglio. Non è una correzione: è un evento, e il grafico ne porta la firma inconfondibile.
La causa, in questo caso, è documentata. Il 30 luglio lo yen è salito bruscamente con un movimento che gli analisti hanno attribuito a un intervento ufficiale di Tokyo per sostenere una divisa scivolata sui minimi da quarant'anni contro il dollaro; il biglietto verde ha ceduto fino al 3% a 158,34, segnando il calo giornaliero più ampio dalla fine del 2022. L'azione è arrivata alla vigilia della riunione della Bank of Japan e all'indomani di un meeting della Federal Reserve che ha lasciato i tassi invariati con un comitato spaccato, indebolendo il dollaro. Ma l'elemento davvero eccezionale è emerso subito dopo: lo yen è tornato a rafforzarsi il 3 agosto tra le speculazioni di un ulteriore intervento, dopo l'azione coordinata tra Stati Uniti e Giappone della settimana precedente. Le stime indicano un intervento giapponese intorno ai 75 miliardi di dollari e un'operazione statunitense assai più contenuta, probabilmente tra i 5 e i 10 miliardi.
La partecipazione americana è ciò che rende questo episodio diverso da tutti i precedenti. In questo secolo gli Stati Uniti erano intervenuti solo due volte: nel 2000 acquistando euro insieme al G7 e nel 2011 vendendo yen dopo il disastro di Fukushima. Stavolta, però, la Fed non sembra aver operato al fianco del Tesoro, né il G7 ha agito collettivamente — circostanze che rendono la gamba statunitense dell'operazione difficile da inquadrare nella prassi consolidata. Il Tesoro ha inoltre usato euro, e non dollari, per acquistare yen, presumibilmente per limitare le vendite di Treasury, mentre il ministro delle Finanze giapponese ha annunciato che i futuri interventi saranno finanziati attraverso la facility repo FIMA della Fed proprio per evitare quelle vendite. La motivazione probabile è meno solidale di quanto sembri: uno yen debole rischiava di spingere al rialzo i tassi a lungo termine americani, con il decennale già salito dal 4,1% di inizio anno al 4,6%.
Il canale di regressione lineare misura la portata di quanto accaduto. La retta di regressione, il baricentro statistico costruito sugli ultimi cento periodi, si colloca a 161,819 e conserva un'inclinazione ancora positiva, con la banda superiore che sale in area 169,9: il prezzo tratta oggi oltre quattro figure sotto quel valore, ed è passato dal viaggiare sistematicamente sopra la mediana al trovarsi appoggiato alla banda inferiore. La deviazione standard misura quanto il prezzo si è allontanato dal proprio equilibrio, e due deviazioni delimitano la fascia entro cui il movimento resta statisticamente ordinario: il cambio è arrivato a testare esattamente quel bordo, che negli ultimi mesi non era mai stato nemmeno avvicinato. La curva di regressione, la componente più reattiva del modello, ha invertito con la stessa violenza del prezzo dopo un massimo in area 161,80, staccandosi dalla retta più lenta ancora inclinata al rialzo: una divaricazione che non è maturata gradualmente ma si è consumata nello spazio di una candela.
La griglia dei pivot trimestrali chiarisce dove si gioca ora la partita. Il cambio ha perso in sequenza la resistenza R1 a 162,992 e il Pivot Point a 160,071, ed è sceso fino a violare il supporto S1 a 157,151 prima di recuperarlo: tratta ora poco sopra quel livello, con S2 a 155,346 e S3 a 152,425 come riferimenti successivi.
Gli oscillatori confermano che il colpo è stato assorbito ma non digerito. Lo stocastico 9-6-3 segna 24,64 sulla veloce contro 26,01 sulla lenta: è crollato dall'ipercomprato in cui aveva stazionato per settimane fino alla soglia dell'ipervenduto, ma senza l'incrocio al rialzo che segnala l'inizio di una reazione. Il momentum a dieci periodi è passato a -6,064, ribaltamento netto e coerente con il prezzo, privo di divergenze rialziste. L'ATR a quattordici periodi è schizzato a 1,253 da un regime stabilmente inferiore: in un cambio abituato a muoversi di poche decine di pips, è un'espansione che cambia radicalmente il dimensionamento operativo. I volumi, a 253,78K contro una media di 310,36K, restano inferiori alla norma nonostante l'ampiezza del movimento — incoerenza apparente che invita a cautela nell'interpretazione.
Il punto critico, però, è strutturale. Il tasso ufficiale giapponese resta all'1% contro il 3,5-3,75% dei Fed funds, e al momento dell'intervento la BoJ ha mantenuto i tassi invariati; il board ha votato 8 a 1 per lasciarli fermi, dopo il rialzo all'1% di giugno. Lo yen, sceso a 155 da circa 164, è già risalito verso 158. È la conferma di una regola vecchia quanto il mercato dei cambi: l'intervento sposta i prezzi di qualche punto percentuale e sorprende le posizioni sbilanciate, ma senza un cambio nei fondamentali non produce inversioni durature.
Operativamente lo scenario short resta quello attivo sul piano tecnico: la perdita confermata di S1 a 157,151 aprirebbe la strada verso S2 a 155,346 come primo obiettivo e S3 a 152,425 come secondo, con stop tecnico sopra 160,10, appena sopra il pivot perso. Lo scenario long è oggi reattivo e richiede la tenuta di S1, l'incrocio al rialzo dello stocastico e il recupero del Pivot Point a 160,071, con primo obiettivo R1 a 162,992 e secondo la retta di regressione a 161,819; stop sotto 155,30. Alla luce della confluenza complessiva — pivot perso, curva invertita, momentum negativo, volatilità esplosa — il quadro tecnico premia il ribasso, ma con un'avvertenza che pesa più di ogni target: finché il differenziale di tasso resta di quasi tre punti percentuali, ogni rafforzamento dello yen ottenuto per via amministrativa è un argine, non una diga. Il vero segnale da attendere non è sul grafico, ma nella prossima decisione della Bank of Japan.
USDJPY, fast trade con breakout Dopo il brusco movimento ribassista registrato nei giorni scorsi, il cambio USD/JPY sta attraversando una fisiologica fase di consolidamento.
Sul grafico a quattro ore i prezzi hanno recuperato parte delle perdite e sono tornati a confrontarsi con un'importante area di resistenza, dove convergono livelli statici, il Volume Profile e la struttura del recente movimento.
Dal punto di vista tecnico, il superamento della resistenza potrebbe favorire una accelerazione dei prezzi, con un primo obiettivi possibili una resistenza statica e una dinamica rappresentata dalla media mobile esponenziale a 50 periodi.
L'operazione avrebbe quindi una natura prettamente tattica, sfruttando un rapporto rischio/rendimento interessante piuttosto che un cambiamento dello scenario di fondo.
Intervento congiunto sullo Yen
Il ministero delle Finanze giapponese ha confermato di aver comprato yen, in coordinamento con il Tesoro americano.
La divisa era scesa a fine luglio sui minimi da quarant'anni contro dollaro in area 164 yen per un dollaro.
Il cambio ha toccato quota 155 questa mattina, con le autorità giapponesi che si sono dette pronte a nuovi interventi.
È rilevante il fatto che l'intervento sia stato coordinato col Tesoro USA; questo lo rende più solido.
Piuttosto irrituale invece il fatto che gli Stati Uniti siano intervenuti vendendo euro anziché dollari. Non è stata data una motivazione ufficiale. Secondo alcune fonti la decisione è stata determinata dalla volontà di non indebolire ulteriormente il dollaro ma il coinvolgimento USA è stato piuttosto limitato (circa 5-10 miliardi contro i 50 da parte del Giappone), quindi la motivazione non regge.
La BCE sembra sia stata informata, anche se l'azione non è stata coordinata con le autorità europee.
Altro punto importante: gli USA non vogliono che il Giappone venda i Treasury in suo possesso per finanziare queste operazioni. Il Ministero delle Finanze giapponese ha parlato di accesso al FIMA repo facility della Fed, che consente alle autorità monetarie estere di ottenere dollari dando in pronti contro termine i Treasuries in custodia a New York, evitando vendite dirette sul mercato.
Il tetto della facility è però di 60 miliardi per controparte, più o meno quanto Tokyo avrebbe speso giovedì in una sola seduta, e Bessent ha chiesto pubblicamente alla Fed di ampliarlo
USD/JPY: le banche centrali dicono STOP al ribasso dello yen!Lo yen giapponese (JPY) segue una tendenza ribassista sul mercato valutario (FX) da oltre 15 anni (corrispondente a una tendenza rialzista del cambio USD/JPY). Alla fine di luglio, un intervento massiccio e coordinato della Fed e della BoJ ha provocato un calo di 800 pips del cambio USD/JPY.
Tokyo e Washington hanno posto un limite alla svalutazione dello yen. Il massimo definitivo è stato raggiunto a 164 JPY?
Il principale evento del mercato valutario di questa estate è quindi senza precedenti da diversi decenni: un intervento coordinato Stati Uniti–Giappone per sostenere lo yen. La domanda centrale per gli investitori è ora capire se si tratti semplicemente di un rimbalzo tecnico dello yen oppure dell’inizio di una vera inversione di tendenza dell’USD/JPY.
La risposta dipende da tre fattori: la volontà politica, la futura politica monetaria della Fed e della BoJ e il comportamento dei trader istituzionali sul mercato USD/JPY.
1) Un intervento storico: Washington entra nella questione dello yen
Gli Stati Uniti e il Giappone hanno effettuato acquisti coordinati di yen, un’operazione che non si verificava da diversi decenni.
Il contesto era il seguente:
• L’USD/JPY si muoveva vicino a 165, livelli prossimi ai massimi degli ultimi circa 40 anni.
• Lo yen era considerato fortemente sottovalutato dal Tesoro americano.
• Il Giappone temeva che un’ulteriore debolezza dello yen potesse provocare:
• un’accelerazione dell’inflazione importata,
• un aumento incontrollato dei rendimenti obbligazionari giapponesi,
• un contagio verso il mercato obbligazionario statunitense.
La Federal Reserve ha quindi utilizzato l’US Exchange Stabilization Fund per sostenere l’intervento della Banca del Giappone.
Il grafico seguente mostra le candele giapponesi giornaliere del cambio USD/JPY.
2) Il carry trade sullo yen crea una pressione strutturale di vendita sulla valuta giapponese
Questo massiccio intervento giapponese e statunitense ha colto di sorpresa i trader istituzionali che puntavano sulla continuazione della discesa dello yen (e quindi sul proseguimento del rialzo dell’USD/JPY).
Gli investitori istituzionali erano fortemente posizionati short sullo yen. Continueranno a mantenere queste posizioni ora che Washington e Tokyo vogliono una riduzione dell’USD/JPY e, più in generale, un dollaro statunitense più debole (DXY) sul mercato valutario?
3) Tuttavia, questo doppio intervento non sarà sufficiente: la BoJ deve aumentare i tassi e la Fed deve almeno mantenere lo status quo
Dal punto di vista fondamentale, devono verificarsi due condizioni per confermare che il grande massimo a 164 JPY raggiunto giovedì 23 luglio sia definitivo.
• La Banca del Giappone deve aumentare ancora una o due volte i tassi entro la fine del 2026, in particolare nella prossima riunione del 18 settembre.
• La Federal Reserve deve mantenere l’attuale orientamento oppure, nel peggiore dei casi, effettuare al massimo un ulteriore rialzo dei tassi entro la fine dell’anno (per questo sarebbe necessaria una vera diminuzione del prezzo del petrolio e un’inflazione core sotto controllo).
La tabella seguente mostra il consenso Bloomberg sull’evoluzione prevista dell’USD/JPY entro la fine dell’anno.
4) Dal punto di vista tecnico, l’USD/JPY deve rompere al ribasso la nuvola settimanale Ichimoku per confermare un massimo importante a 164 JPY
Dal punto di vista dell’analisi tecnica, è ancora troppo presto per affermare che il massimo definitivo sia stato raggiunto a 165 JPY. Sarebbe necessario rompere al ribasso il forte supporto situato nella zona 150/152 JPY per generare un importante segnale tecnico ribassista.
Il grafico seguente mostra le candele giapponesi settimanali dell’USD/JPY con il sistema Ichimoku.
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USDJPY, acqua nella sabbiaL'intervento congiunto di Stati Uniti e Giappone, stimato in circa 58 miliardi di dollari in una sola giornata, pone quasi spontaneamente una domanda: è davvero possibile fermare la forza del dollaro attraverso interventi diretti sul mercato valutario?
La risposta, osservando i numeri, è tutt'altro che rassicurante. Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS), il cambio USD/JPY movimenta ogni giorno poco meno di 1.000 miliardi di dollari di controvalore. Su base annua, considerando le sole giornate di contrattazione, si arriva a centinaia di migliaia di miliardi di dollari scambiati. In questo contesto, 58 miliardi rappresentano una frazione minima della liquidità complessiva: è un po' come cercare di arginare il mare con le mani.
Non sorprende quindi che gli effetti degli interventi valutari tendano a essere temporanei se non sono accompagnati da un cambiamento dei fondamentali, come il differenziale dei tassi d'interesse o le aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve e della Bank of Japan.
Anche dal punto di vista tecnico il mercato sembra confermare questa lettura.
Come avvenuto in occasione dei precedenti interventi, dopo il forte rimbalzo seguito all'intervento ufficiale, il cambio USD/JPY è tornato rapidamente a testare le resistenze di breve periodo.
La rottura evidenziata nei giorni precedenti ha dato continuità al movimento rialzista e ora i prezzi stanno consolidando appena sotto un nuovo livello chiave, configurazione che potrebbe anticipare un ulteriore breakout.
USD/JPY è una delle coppie più liquide al mondo, rappresentando circa il 13-15% dell'intero volume del mercato Forex, seconda soltanto all'EUR/USD.
Di fronte a una simile profondità di mercato, perfino interventi da decine di miliardi rischiano di trasformarsi nell'ennesimo costoso tentativo di rallentare una tendenza guidata da forze macroeconomiche molto più potenti.
Finché il mercato continuerà a premiare il differenziale dei rendimenti a favore del dollaro, gli interventi rischiano di essere ricordati più per il loro costo che per la loro reale efficacia.
La Bank of Japan è intervenutaCome avevamo detto più volte negli articoli scorsi sullo Yen, prima o poi la Banca Giapponese sarebbe dovuta intervenire per evitare che la valuta si indebolisse troppo.
E puntualmente, eccolo!
Nella giornata di ieri la BOJ ha sostenuto lo Yen.
Non è la prima volta che adotta questo framework di intervento.
E' inutile intervenire per arginare un fiume in piena quando il dollaro è estremamente forte e lo yen è debole.
E' meglio intervenire quando il dollaro comincia autonomamente a indebolirsi e le posizioni speculative corte yen si indeboliscono.
Ecco quindi che l'intervento accelera e potenzia un un movimento già in essere.
E' quello che è successo nella giornata di ieri con USDJPY passato da quota 164 a quasi 159.
Contestualmente sembrerebbe che anche la Fed fosse sul mercato a sostenere la valuta giapponese.
In genere si dice che la Fed sta chiedendo i prezzi ai market maker con l'intenzione di intervenire.
Ora il movimento è finito?
Nella notte la riunione della Bank of Japan è stata un non-event:
tassi lasciati invariati;
il giudizio sui rischi per la crescita passa da "orientato al ribasso" a "bilanciato"
la stima di inflazione è stata rivista al 2.5% dal 2.8% per effetto dei sussidi pubblici
Questo ha fatto ritornare il cambio sopra 160 ma il movimento potrebbe non essere ancora finito.
Il mercato degli swap prezza ora l'80% di probabilità di un rialzo a ottobre e questo vuol dire che la BOJ non ha finito di essere hawkish per poter sostenere la sua valuta che si trova ai minimi dal 1986.
USD/JPY un trend che inizia a far paura.Ci sono trend che convincono e trend che, con la loro stessa regolarità, iniziano a mettere a disagio: quello di USDJPY appartiene ormai alla seconda categoria. Il cambio tratta in area 163,50, a un passo dai massimi degli ultimi quarant'anni per lo yen, e lo fa dopo aver chiuso in rialzo nella maggioranza delle sedute dalle ultime settimane di giugno — una persistenza direzionale che normalmente premia chi è rimasto long, ma che comincia a somigliare più a una tensione accumulata che a una salita sana. Va detto subito che la seduta odierna è quella di apertura settimanale, appena riavviata dopo il weekend: la candela è ancora agli albori e i livelli vanno quindi letti come indicativi, non come un dato consolidato.
La struttura del canale di regressione lineare racconta con precisione questa persistenza. La retta di regressione, calcolata sugli ultimi cento periodi, tratta oggi a 161,856: il prezzo la sovrasta di poco più dell'1%, un'estensione contenuta se paragonata a quella di mercati reduci da shock violenti, e questo è proprio il punto — qui non c'è stato un evento improvviso a spingere il prezzo lontano dal fair value, ma un accumulo lento, quasi ordinato, di sedute tutte nella stessa direzione. La curva di regressione, la componente più reattiva, ha accompagnato senza mai divergere questa fase, confermando un bias strutturale rialzista che dura ormai da oltre un anno, da quando il cambio risalì dai minimi di inizio 2025 dopo il violento storno che aveva preceduto quella fase. Il prezzo ha da poco superato la resistenza R1 a 162,992 e tratta ora nella fascia che la separa da R2 a 164,797, con R3 a 167,717 che resta il riferimento superiore in caso di prosecuzione; verso il basso, il Pivot Point centrale a 160,071 e i supporti S1, S2 ed S3 (rispettivamente 157,151, 155,346 e 152,425) segnano l'ampiezza dell'eventuale ritracciamento in caso di cambio di regime.
Gli oscillatori aggiungono un tassello inquietante più che rassicurante. Lo stocastico 9-6-3 tratta con entrambe le linee sopra 88, in ipercomprato ormai da tempo prolungato: in un mercato direzionale come questo non è un segnale di vendita automatico, ma la sua persistenza racconta quanto la spinta compratrice sia rimasta ininterrotta. Il momentum a 10 periodi resta positivo ma su livelli piuttosto compressi rispetto alle fasi più forti del rialzo, un dettaglio che merita attenzione senza però configurare ancora una vera divergenza. L'ATR a 14 periodi, a 0,650, tratta ai minimi dell'intero periodo osservato: la salita procede con una volatilità storicamente bassa, ed è esattamente questa calma apparente a rendere il trend più fragile di quanto sembri, perché lascia meno margine di manovra prima che un evento macro provochi un movimento sproporzionato rispetto alle oscillazioni recenti. I volumi, a 374,5K contro una media di 192,52K, mostrano invece una partecipazione quasi doppia rispetto alla norma proprio nella fase di rottura di R1, segno che la spinta ha ancora carburante.
Il contesto macro spiega perché questa salita non accenna a fermarsi nonostante ogni tentativo di Tokyo. Il differenziale tra il tasso della Federal Reserve, fermo al 3,50-3,75%, e quello della Bank of Japan, portato solo a giugno all'1%, resta il più ampio tra le principali economie sviluppate, ed è questo gap a sostenere la domanda di dollari contro yen attraverso il carry trade. La Banca del Giappone ha speso 11,7 mila miliardi di yen in interventi diretti tra fine aprile e fine maggio, ottenendo un sollievo solo temporaneo prima che il cambio tornasse su nuovi massimi. A peggiorare il quadro concorre la bolletta energetica: il rialzo del petrolio legato alle tensioni in Medio Oriente ha spinto le importazioni giapponesi, portando il paese a un deficit commerciale che genera esso stesso ulteriore domanda di dollari. Le autorità giapponesi hanno moltiplicato gli avvertimenti verbali, definendo i movimenti del cambio "unilaterali", ma finora senza effetti duraturi. Il posizionamento speculativo ribassista sullo yen è intanto salito su livelli tra i più alti degli ultimi anni: è proprio questo affollamento a rendere il rischio a due vie più concreto di quanto il grafico suggerisca, perché un'inversione a sorpresa — magari innescata dal FOMC del 28-29 luglio o dalla riunione della BoJ del 30-31 luglio, con il suo Outlook Report trimestrale — troverebbe una posizione di mercato squilibrata e potenzialmente violenta da riequilibrare.
Operativamente, lo scenario long resta il più probatile finché il cambio tiene sopra la retta di regressione: primo obiettivo R2 a 164,797, secondo R3 a 167,717, con stop tecnico sotto area 161,20. Lo scenario short, di natura più tattica e legato a un evento macro piuttosto che a un cedimento tecnico spontaneo, si attiverebbe con un rifiuto in area R2-R3 accompagnato da un rientro dello stocastico sotto 80: primo obiettivo il Pivot Point a 160,071, secondo il supporto S1 a 157,151, stop sopra R3. Alla luce della confluenza attuale — trend intatto, volumi in conferma, ma posizionamento estremo e catalizzatori macro imminenti — il rialzo resta lo scenario base, ma è uno di quelli in cui vale la pena tenere il dito vicino al grilletto dello stop.
Nuovi minimi per lo YenContinua a indebolirsi lo Yen nei confronti del Dollaro.
Ha ormai superato stabilmente quota 160.
Si tratta del livello più debole degli ultimi 40 anni.
Il calo sta proseguendo nonostante un intervento record da 11.73 trilioni di Yen da parte del Governo giapponese tra aprile e maggio e il rialzo dei tassi all'1% da parte della BOJ.
Più volte la ministra delle finanze, Katayama, si è detta pronta a un'azione decisa insieme a Washington.
La situazione sullo Yen ha raggiunto livelli drammatici anche sul posizionamento speculativo.
Le scommesse speculative ribassiste sono ai massimi degli ultimi 20 anni.
In genere questo posizionamento si sgonfia con un deciso movimento nella parte opposta.
E' ancora troppo presto per parlarne ma uno Yen troppo debole non piace né al Giappone né all'America che potrebbero intervenire insieme per sostenere la valuta nipponica.
WisdomTree - Tactical Daily Update - 30.06.2026USA e Iran promettono moderazione e dialogo, sostenendo le Borse.
Ancora vendite su crypto e metalli preziosi: occasione di acquisto?
Dollaro ancora in recupero: la FED «hawkish» sostiene il rafforzamento.
Timori e tanti ragionamenti su valutazione e investimenti nella «tech».
La settimana dei mercati sì è aperta all’insegna della prudenza. Il primo elemento di sollievo arriva dal fronte geopolitico: Stati Uniti e Iran hanno concordato una sospensione degli attacchi reciproci, dopo la nuova fiammata di tensioni che aveva riacceso i timori su una possibile escalation.
Le parti dovrebbero proseguire questa settimana le discussioni sul memorandum d’intesa, con particolare attenzione alla situazione nello Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per i flussi energetici globali.
Il quadro resta comunque fragile, mentre continua la rotazione settoriale che penalizza i titoli tecnologici dopo il forte rally degli ultimi mesi. Il petrolio, dopo un’accelerazione notturna legata ai timori di nuovi attacchi: in calo l’oro, che risente del rafforzamento del dollaro e della riduzione della domanda di beni rifugio.
Le Borse europee hanno chiuso in territorio negativo la seduta di ieri, 29 giugno: Francoforte -0,18%, Parigi -0,21%, Londra -0,23%, mentre il mercato guarda anche al vertice di Sintra, in Portogallo, alias il forum annuale della Bce.
A Wall Street, venerdì, l’S&P 500 ha chiuso invariato, anche se la maggioranza dei titoli ha registrato un rialzo. Il tema dominante resta però quello della concentrazione del mercato e del possibile eccesso di entusiasmo sull’intelligenza artificiale.
Sempre più spesso gli allarmi sulla possibile formazione di una bolla non riguardano tanto gli utili societari, he in molti casi stanno effettivamente seguendo la crescita delle quotazioni, quanto la dipendenza degli indici da un numero estremamente ristretto di società e temi.
Il caso della Corea è emblematico: Samsung Electronics e SK Hynix, da sole, sono in grado di determinare l’andamento dell’intero mercato azionario di Seul.
Il fenomeno è evidente soprattutto nel comparto AI. Le stime indicano che Amazon, Microsoft, Alphabet (Google) e Meta potrebbero investire complessivamente circa 737 miliardi di dollari in infrastrutture legate all’intelligenza artificiale nel 2026, con una possibile accelerazione oltre i 1.000 miliardi di dollari nel 2027, livelli di investimento senza precedenti per dimensione e concentrazione su un singolo tema industriale.
La conseguenza è una polarizzazione sempre più marcata: il peso delle principali società legate all’AI negli indici azionari avrebbe ormai superato quello raggiunto dai titoli tecnologici durante la bolla del 1998-2000.
Sul fronte energetico, il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz rimane ridotto dopo gli attacchi a due navi che hanno riacceso i timori sulla sicurezza della rotta. Alcune imbarcazioni hanno comunque ripreso i transiti durante il fine settimana: tra queste, due grandi petroliere sono entrate nel Golfo Persico senza carico.
Il petrolio ha completato la terza settimana consecutiva di ribasso, praticamente azzerando i circa 56 dollari di guadagni accumulati all’inizio della fase bellica, ma restando comunque circa 16% sopra i livelli di inizio anno.
Grande protagonista anche il mercato valutario: lo yen è sceso ai minimi dal 1986 contro dollaro. Il cambio dollaro/yen è arrivato a 161,91, dopo aver toccato quota 161,96, il livello più basso degli ultimi 40 anni. La valuta giapponese perde terreno anche contro l’euro, con il cambio euro/yen a 184,87.
A pesare è il persistente divario tra i tassi della Bank of Japan, ancora relativamente bassi, e quelli della Federal Reserve, che il mercato si aspetta rimangano restrittivi più a lungo. La debolezza dello yen aiuta gli esportatori giapponesi, ma aumenta il costo delle importazioni, soprattutto di petrolio e gas acquistati in dollari.
Il movimento appare ancora più significativo considerando che la BoJ aveva cambiato rotta nel 2024, ponendo fine alla politica dei tassi negativi. Il 16 giugno scorso la banca centrale giapponese ha portato il tasso di riferimento all’1%, il livello più alto dal 1995, ma l’impatto sulla valuta è stato limitato perché gli investitori continuano a scommettere su una Fed restrittiva. Il dollaro si avvia così a chiudere il mese migliore da novembre 2024, con un rialzo del 2,50%, col cambio euro/dollaro a 1,138.
Sul fronte inflazione, Isabel Schnabel, membro del Comitato esecutivo della Bce, ha avvertito che le pressioni sui prezzi potrebbero rivelarsi più forti del previsto anche in caso di riapertura dello Stretto di Hormuz. Secondo Schnabel, inflazione di alimentari, beni e servizi potrebbe accelerare e lo shock energetico rischia di alimentare dinamiche inflazionistiche più ampie.
In Asia stamane, 30 giugno, il quadro è misto: Nikkei -0,5%, Kospi +0,7%; CSI300 -0,1%; Hang Seng +2%; Taiex +1,7%. In Corea Samsung Electronics e SK Hynix intendono costruire ciascuna due nuovi grandi impianti per chip nel sud-ovest del Paese, nell’ambito di un progetto nazionale da 520 miliardi di dollari, per creare un ecosistema dominante nella produzione di semiconduttori per l’AI.
In Cina, invece, l’aumento degli utili industriali si è indebolito per la prima volta da novembre, segnalando che esportazioni solide e aumento dei prezzi non bastano a compensare la debolezza della domanda interna.
Sul mercato obbligazionario, il rendimento del Treasury decennale è sceso al 4,37%, il Bund decennale tedesco è al 2,87%, mentre il Btp decennale rende il 3,53%. Il future sul Treasury decennale si avvia a chiudere la terza settimana positiva consecutiva, con il miglior bilancio degli ultimi quattro mesi. al 5,14%, mentre gli spread si sono ampliati di 11 punti base, raggiungendo quota 89 punti base.
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USDJPY, la corsa del Dollaro al test dei 162 yenIl cambio USD/JPY si trova nuovamente a ridosso di uno dei livelli tecnici più rilevanti degli ultimi mesi. Sul grafico settimanale i prezzi sono infatti tornati in prossimità dell'area di 162 yen per dollaro, un punto di svolta e che coincide con i massimi registrati nel 2024.
Il mercato arriva a questo appuntamento dopo una progressione ordinata, sostenuta da una chiara trendline rialzista costruita dai minimi del 2025.
Il quadro di fondo rimane quindi costruttivo, ma proprio la vicinanza a una barriera così importante impone prudenza.
La storia recente insegna infatti che il superamento di quest'area potrebbe attirare rapidamente l'attenzione della Bank of Japan, che negli ultimi anni non ha esitato a intervenire verbalmente e, in alcuni casi, direttamente sul mercato per contrastare un eccessivo indebolimento dello yen.
È però il timeframe a quattro ore a offrire lo spunto operativo più interessante. I prezzi stanno infatti comprimendo la volatilità immediatamente sotto la resistenza, costruendo una struttura che potrebbe preludere a un'accelerazione direzionale.
Una rottura convincente dell'area sensibile potrebbe innescare un'estensione rialzista relativamente rapida, favorita anche dall'assenza di ostacoli tecnici immediatamente superiori.
BOJ permettendo.
Ancora una volta il grafico suggerisce che sarà il comportamento dei prezzi, e non la narrativa, a fornire la risposta più affidabile.
Il Giappone prepara un altro intervento sullo Yen?Nel corso della settimana Bank of Japan ha alzato i tassi, portandoli all’1%. Questo non è bastato però ad arrestare il deprezzamento dello yen che si è portato di nuovo sopra quota 160 contro dollaro, proprio nella zona dove BOJ ha minacciato più volte di intervenire.
Il movimento riflette soprattutto la revisione dello statement: la BoJ ha ribadito che continuerà ad alzare i tassi in base all'evoluzione di economia e prezzi, ma ha eliminato il riferimento a costi di finanziamento "significativamente bassi". È un segnale che il livello dei tassi si sta avvicinando all'area considerata di equilibrio, e che lo spazio per ulteriori restrizioni si va riducendo.
Il Giappone però non può permettersi un cambio troppo (in genere sopra 160 contro il dollaro) perché questo incrementerebbe di molto l'inflazione importata dalle esportazioni.
E' probabile che in settimana vedremo un intervento combinato tra BOJ e Fed per sostenere lo Yen e riportarlo sotto 160.
USD/JPY: la BoJ dovrebbe intervenire di nuovoLo yen giapponese rimane al centro dell’attenzione dei mercati valutari. Con USD/JPY nuovamente nella zona sensibile dei 160 yen, gli investitori istituzionali stanno monitorando attentamente la reazione delle autorità giapponesi. Storicamente, questo livello ha già attivato interventi della Bank of Japan (BoJ) e del Ministero delle Finanze per frenare l’eccessivo indebolimento dello yen. Le condizioni attuali ricordano fortemente episodi precedenti, aumentando la probabilità di una nuova azione nelle prossime settimane.
Precedenti rilevanti intorno a 160 JPY
Il Giappone è già intervenuto più volte quando USD/JPY si è avvicinato o ha superato la zona dei 160 yen. Nel 2022 e nel 2024, le autorità hanno venduto massicciamente dollari e acquistato yen per fermare la rapida svalutazione della moneta giapponese. Queste operazioni hanno provocato movimenti di mercato molto violenti, con ribassi di diverse centinaia di pip in poche ore. La soglia 160/162 JPY è ormai considerata dai mercati una vera e propria linea rossa per Tokyo, sia sul piano economico che psicologico.
Perché il Giappone difende la sua valuta?
Uno yen debole avvantaggia gli esportatori giapponesi, ma comporta anche costi significativi per l’economia. Una valuta troppo debole aumenta il costo delle importazioni di energia, materie prime e alimentari, alimentando così le pressioni inflazionistiche sulle famiglie. Inoltre, le autorità cercano di evitare movimenti disordinati del cambio che potrebbero destabilizzare i mercati finanziari. Mentre la BoJ continua la normalizzazione monetaria sotto la guida di Kazuo Ueda, il supporto strutturale allo yen si rafforza, anche se il differenziale dei tassi con gli Stati Uniti continua a favorire il dollaro.
Un intervento sempre più probabile
Oggi diversi elementi suggeriscono un possibile intervento a breve. USD/JPY si trova vicino a livelli che in passato hanno attivato l’azione delle autorità, mentre gli investitori restano fortemente posizionati short sullo yen tramite strategie di carry trade. Questa situazione crea un elevato rischio di unwind improvviso se la BoJ accelera il tightening monetario o se il Ministero delle Finanze interviene. In questo contesto, il rapporto rischio/rendimento diventa sempre più favorevole a uno yen più forte. I mercati sembrano ancora sottovalutare questa minaccia, il che potrebbe amplificare la volatilità in caso di sorpresa da Tokyo.
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La BoJ alzerà i tassi d' interesse ? Se la BoJ alza i tassi di interesse dall' 0.75% all' 1.00% ( o più), il differenziale di rendimento tra Dollaro e Yen si restringe.
Cosa succede? gli investitori iniziano a smontare il carry trade (prendere i prestito Yen a basso costo per comprare Dollari). Ricomprano Yen per chiudere le posizioni, spingendo la valuta giapponese al rialzo.
La reazione del grafico: USD/JPY scende.
Il rischio concreto: se la BoJ alza i tassi d'interesse di 25 punti base, ma durante la conferenza stampa il governatore Ueda usa toni prudenti (dovish), dicendo ad esempio che questo rialzo è isolato e i tassi rimarranno fermi a lungo, potrebbe accadere il paradosso: lo Yen si indebolisce anzicché rafforzarsi. in questo caso USD/JPY potrebbe rimbalzare verso l'alto.
L'entità del rialzo: un aumento di soli 15 punti base (tasso allo 0.90%) sarebbe una delusione. (YEN giù / USD su) un aumento di 25 o 50 punti base darebbe una spinta reale allo Yen (YEN su / USD giù).
La BoJ sta acquistando enormi quantità di titoli di stato (JGB) per tenere bassi i rendimenti. Se oltre ad alzare i tassi di interesse, la BoJ annuncia un taglio drastico agli acquisti di obbligazioni, lo Yen accelererà al rialzo in modo violentissimo.
Se Ueda lascia la porta aperta a continui rialzi entro la fine del 2026, lo short su USD/JPY diventa un trend macro di medio termine.
ANALISMI MONTHLY:
Tendenza rialzista: individuazione ultimo BOS il prezzo sta formando un double top
Indicatori:
RSI: rialzista
MACD: rialzista
ASPETTATIVA: il prezzo testerà la resistenza
Inflazione sotto le attese in GiapponeMentre si parla di rialzi generalizzati dell'inflazione a causa del blocco di Hormuz, i prezzi in Giappone sono inaspettatamente saliti meno delle attese.
Il CPI core di aprile è salito dell'1,4% anno su anno, sotto tutte le stime del consensus Bloomberg e al ritmo più lento da quattro anni.
Il rallentamento è in parte frutto dei sussidi governativi sull'energia che la premier Takaichi ha annunciato di voler reintrodurre tramite extra budget. I prezzi dei servizi, indicatore chiave per la BoJ, sono scesi allo 0,9%.
Lo yen resta intorno a quota 159/158 contro dollaro, vicino ai minimi da fine aprile, in quanto il dato diminuisce la probabilità di rialzi da parte di BOJ.
L'area 160 in dollaro yen è comunque la linea rossa e si parla di possibili interventi nella giornata di oggi, grazie alla riduzione di liquidità dovuta all'assenza di Londra e New York per festività.
Yen ancora sotto pressioneRendimenti giapponesi ancora in salita, mentre quelli USA e europei sono piuttosto stabili.
Il 10 anni giapponese ha toccato 2,82%, il valore più alto dagli anni '90.
L'economia giapponese ha registrato una crescita del 2,1% del PIL annualizzano nel primo trimestre 2026, superando le attese dell'1,7% e accelerando rispetto allo 0,8% del trimestre precedente.
L'espansione è trainata da consumi privati più forti del previsto (+0,3% trimestrale contro +0,1% atteso), sostenuti dai sussidi energetici governativi e dai salari reali finalmente superiori all'inflazione, oltre che da un contributo positivo dell'export netto.
Il mercato ora prezza una probabilità del 77% per un rialzo a giugno ma lo Yen torna nuovamente in zona di intervento (vicino a 160 dollari).
E' abbastanza comune per i mercati tornare a testare la determinazione delle banche centrali.
Sarà da vedere quanto BoJ e FED vogliano far oscillare il cambio sopra questi livelli.
BoJ verso un nuovo rialzo?Questa settimana si è svolta la riunione della Banca Centrale giapponese, molto attesa per l'impatto che lo Yen ha sui mercati finanziari globali (soprattutto obbligazionari).
Bank of Japan ha lasciato i tassi fermi allo 0,75% ma con un voto 6-3, la divisione più ampia dell'era Ueda.
Tre membri hanno votato per il rialzo contro l'unico dissenso del meeting di marzo. Ai falchi storici Takata e Tamura si è aggiunta Nakagawa, normalmente schierata con il consenso.
Il board ha alzato la stima di inflazione core al 2,8% per l'anno fiscale in corso e tagliato la crescita allo 0,5% dall'1% precedente.
E' stato modificato anche il linguaggio del comunicato: la banca centrale continuerà ad alzare i tassi in risposta agli "sviluppi" dell'economia, non più ai suoi "miglioramenti", una sfumatura che lascia spazio a un rialzo anche con crescita in rallentamento.
Lo yen si è rafforzato fino a 159.00 contro dollaro, allontanandosi dall'area 160 dove nel 2024 il Tesoro intervenne sul mercato. Il ministro delle Finanze Katayama ha ribadito che le autorità sono pronte a rispondere "around the clock" a movimenti speculativi sul cambio.
In linea di massima, 160 in USDJPY è il livello che non si vuole veder superato.
Gli swap prezzano ora il 61% di probabilità di un rialzo a giugno, con un quarto di punto pienamente scontato entro settembre.
Si è trattato quindi di un meeting sostanzialmente più hawkish del previsto, anche se definire hawkish una decisione di lasciare i tassi allo 0,75% con inflazione attesa al 2,8% appare sempre una forzatura.
ESITI DEI MIEI TRADE CON PURA TRASPARENZA!Eppure la mia prof mi dava sempre due a matematica, credete sempre in voi ragazzi, tutte queste informazioni le ho trovate gratuite, non vuol dire che se un corso e a pagamento, allora ci siano informazioni di valore, io ho speso migliaia di euro in corsi, vi assicuro che non mi sono serviti a niente.
Detto ciò ho creato da poco piu di due settimane, per aiutare sia chi parte, sia chi vuole andare un po sull'avanzato.
Mi trovate su IG come Beppe_.13_12
Porterò costantemente video analisi del genere, l'avessi avuta io questa formazione all'inizio....
ah dimenticavo,
CANALE TOTALMENTE GRATUITO A TUTTI!
Il Canale Rialzista Regge, ma il 28 Aprile IncombeIl cambio Dollaro/Yen presenta, al momento dell'analisi, una condizione tecnica ben definita nella sua struttura di fondo ma ricca di tensioni operative nella zona di prezzo in cui si trova. La curva di regressione lineare del canale mostra una colorazione inequivocabilmente BLU: la pendenza è positiva, il bias strutturale è rialzista. Il fair value della mediana si attesta a 158,550, mentre il cambio ha chiuso l'ultima sessione a 159,243 — un distacco modesto di circa 0,7 figure al di sopra del valore teorico, che colloca il prezzo nella metà superiore del canale senza tuttavia avvicinarsi alla zona di ipercomprato (+2σ), rappresentata dalla banda superiore rossa che si proietta attualmente oltre quota 166-167. Il profilo geometrico del canale, in espansione progressiva verso destra, descrive un mercato in tendenza sostenuta, non ancora esteso: la banda inferiore (-2σ) è distante circa 6 figure verso il basso, mentre il corridoio si allarga con l'avanzare del tempo.
La lettura volumetrica introduce la prima nota di cautela. Il volume della sessione corrente si attesta a 175.720 contratti, un valore nettamente inferiore alla media mobile a 20 periodi di 316.630 — vale a dire poco più della metà della partecipazione media. Una struttura rialzista confermata da un canale di regressione in espansione trova, in questo dato, una prima crepa: il recupero dai minimi di fine gennaio — area 153-154 — è avvenuto su volumi altalenanti, non su un'accelerazione progressiva della domanda istituzionale. Questo non invalida il trend, ma impone di monitorare ogni avanzamento verso resistenza con il parametro volumetrico in primo piano.
Sul piano della mappa operativa dei pivot Fibonacci trimestrali, la struttura è chiara. Il Pivot centrale (P) a 157,088 rappresenta la linea di demarcazione primaria del trimestre: finché il prezzo la mantiene alle spalle, il bias operativo rimane costruttivo. La prima resistenza rilevante, R1 a 160,283, è stata testata e respinta con forza in settimana — il cambio ha toccato un massimo intraday di 160,46 prima di capitolare verticalmente verso 158,85 nel giro di poche ore. Quella zona, già nota alla storia recente, non è una resistenza tecnica qualunque: il livello di 160 yen per dollaro era l'ultima volta che era stato violato nel luglio 2024, e quella rottura aveva innescato un intervento diretto del Ministero delle Finanze giapponese. R2 (162,260) e R3 (165,457) rimangono obiettivi di scenario bull strutturale, credibili soltanto in un contesto di assenza di interventi da Tokyo e ulteriore debolezza dello yen. Sotto il Pivot, il primo livello di supporto rilevante si trova a 153,891, quindi S2 a 151,916 e S3 a 148,719 — livelli che tornano operativi solo in caso di inversione strutturale del canale.
Il contesto macroeconomico è il vero protagonista di questa coppia in questo momento. Il catalizzatore che ha ribaltato il cambio da 160,46 a 158,85 in poche ore è lo stesso che ha animato i mercati equity: l'annuncio della tregua di due settimane tra USA e Iran ha fatto crollare il prezzo del petrolio da oltre 106 a sotto 90 dollari al barile, un evento di sollievo significativo per il Giappone che importa quasi l'80% del proprio fabbisogno energetico dal Medio Oriente, situazione comunque in costante mutamento, solo di oggi la notizia del fallimento dei negoziati. Un rialzo dei tassi dalla BOJ, in un contesto in cui la Fed è in pausa ferma al 3,50-3,75%, comprimerebbe il differenziale di rendimento USA-Giappone — la variabile che più di ogni altra ha sostenuto la domanda strutturale di dollari contro yen nell'ultimo biennio.
Aggiunge pressione il fatto che il Ministero delle Finanze giapponese ha lanciato avvertimenti contro l'eccessiva debolezza della valuta, e che le autorità di Tokyo hanno già dimostrato in passato di non esitare di fronte alla soglia psicologica dei 160. Il dollaro, nel frattempo, sconta il rilancio del risk-on post-tregua che però potrebbe esaurirsi già da domani: la divisa americana è scivolata venerdì su pressione del rally di sollievo nei mercati globali, secondo Bank of America.
Lo scenario operativo si articola dunque in due condizioni distinte. Lo scenario long si attiva se il prezzo consolida stabilmente sopra il Pivot (157,088) e recupera con chiusura giornaliera convincente sopra la resistenza a 159,500-160,000, preferibilmente accompagnata da un'espansione volumetrica. In quel caso, il test di R1 (160,283) diviene il target primario, con R2 (162,260) come obiettivo secondario; lo stop tecnico andrebbe calibrato sotto il Pivot (156,700 circa). Lo scenario short prende corpo invece se il cambio non riesce a tenere quota 158,550 (fair value del canale) e rientra stabilmente sotto il Pivot a 157,088 — condizione che segnalerebbe un esaurimento del rimbalzo e aprirebbe la strada verso il supporto a 153,891 come primo target, con stop al di sopra di R1. Un rialzo dei tassi BOJ il 28 aprile attiverebbe questo scenario in modo potenzialmente brusco.
La confluenza degli indicatori assegna al momento una leggera prevalenza allo scenario short sul medio termine: canale rialzista sì, ma con volume sotto la media, resistenza storica di intervento a portata di mano, riunione BOJ in arrivo e dollaro sotto pressione da geopolitica distesa. Chi compra qui acquista il trend, ma vende il contesto.






















