INVERSIONE CURVA DEI RENDIMENTI: COSA MANCA PER LA RECESSIONE?L’inversione della curva dei rendimenti è sempre attentamente monitorata da analisti, investitori ed economisti perché tende ad anticipare una recessione che, per il momento, non si è ancora verificata.
Questo potrebbe farci pensare che la famosa ‘inversione’ non sia più un segnale affidabile. Perché la tanto attesa contrazione economica non si è ancora verificata?
Buongiorno a tutti. L’obiettivo di questa analisi è quello di fornirvi un mio punto di vista su questo argomento tanto discusso negli ultimi tempi, fornendovi la variabile mancante affinché la recessione si verifichi realmente.
Buona lettura.
1. LA CURVA DEI RENDIMENTI 10-2 ANNI
La curva dei rendimenti 10-2 anni rappresenta la differenza tra il rendimento del titolo di stato americano a 10 anni e quello a 2 anni. Questa curva, che è illustrata nella figura successiva in azzurro, tende a seguire un andamento ciclico, con fasi di rialzo e ribasso. Quando la curva scende al di sotto della soglia dello 0%, si verifica la sua tanto famosa inversione.
Rendimento a 10 anni, a 2 anni e la relativa curva dei rendimenti a quelle scadenze. Grafico mensile
La figura successiva è particolarmente utile perché illustra i motivi per i quali una curva si espande (diventa ‘rialzista’) o si contrae, superando poi al ribasso la soglia dello 0%:
• Quando il rendimento a 2 anni è più basso rispetto a quello a 10 anni (come accaduto dal settembre 2000 al giugno 2003), la curva tende ad inclinarsi verso l’alto
• Successivamente, quando il rendimento a 2 anni inizia a riallinearsi con quello a 10 anni, la curva tende a inclinarsi verso il basso (come accaduto da novembre 2010 a settembre 2019)
• Quando il rendimento a 2 anni supera quello a 10 anni, si verifica l’inversione
Questi aspetti saranno chiariti nel paragrafo successivo.
L’espansione e la contrazione della curva dei rendimenti 10-2 anni. Grafico mensile
2. LA CURVA DEI RENDIMENTI 10-2 ANNI È INFLUENZATA DALLA POLITICA MONETARIA
L’evoluzione della curva è fortemente influenzata dalle aspettative di politica monetaria. Come illustrato nella figura successiva, esiste una correlazione negativa tra la curva e i tassi di interesse applicati dalla Federal Reserve.
La correlazione negativa tra curva dei rendimenti 10-2 anni e tassi di interesse della Federal Reserve. Grafico mensile
• Quando la FED riduce i tassi di interesse, la curva tende a espandersi
• Al contrario, quando la FED adotta una politica monetaria più rigida, la curva tende a contrarsi
Più aggressiva è la politica monetaria, più la curva tende a raggiungere valori inferiori allo 0%, in maniera progressivamente decrescente. Questo si verifica perché:
• Il rendimento a 2 anni risente maggiormente delle aspettative di politica monetaria
• Il rendimento a 10 anni, invece, è influenzato principalmente dalle aspettative di inflazione
I punti discussi in questo paragrafo mirano a chiarire un concetto fondamentale: il movimento della curva dei rendimenti è direttamente legato alle aspettative del mercato riguardo ai tassi di interesse.
3. CURVA DEI RENDIMENTI, PIL E…FIDUCIA DEI CONSUMATORI, LA VARIABILE MANCANTE!
Nell’introduzione dell’analisi abbiamo evidenziato come l’inversione della curva dei rendimenti 10-2 anni sia comunemente riconosciuta come un indicatore anticipatore delle recessioni economiche. Questo concetto è illustrato nella figura successiva:
La curva dei rendimenti 10-2 anni è un leading indicator di recessioni economiche. Grafico mensile
Perché, nonostante l’inversione della curva nell’estate del 2022, non si intravede ancora all’orizzonte una contrazione economica? Iniziamo ricordando le variabili che compongono il PIL (secondo il metodo della spesa:
PIL = C + I + G + (EXPORT – IMPORT)
Dove:
C: Consumi, ossia la quantità di beni e servizi acquistati dai consumatori
I: Investimenti, ossia le spese delle imprese e delle famiglie in immobili e beni strumentali
G: Spesa pubblica
(EXPORT – IMPORT): Bilancia commerciale
È fondamentale sottolineare che la variabile dei consumi è probabilmente la più significativa, dato che il PIL degli Stati Uniti ne dipende per il 70%. Questo suggerisce che l’economia della prima potenza mondiale è fortemente influenzata dai suoi consumatori. In particolare:
• Se i consumatori sono fiduciosi, tenderanno probabilmente ad aumentare le spese in beni e servizi, rafforzando così la variabile C del PIL e, di conseguenza, il PIL stesso.
• Al contrario, se la loro fiducia è bassa, la stessa variabile si indebolirà e il PIL risentirà di questa situazione.
Da queste due considerazioni deriva una delle correlazioni più importanti in ambito macroeconomico: quella positiva tra la fiducia dei consumatori e prodotto interno lordo!
La correlazione positiva tra fiducia dei consumatori e prodotto interno lordo. Grafico mensile
Abbiamo quindi individuato la variabile mancante per la recessione: la fiducia dei consumatori. Infatti, se osserviamo il grafico successivo, notiamo che, sebbene la curva dei rendimenti si sia invertita, segnalando un allarme di recessione, la fiducia dei consumatori non ha seguito lo stesso andamento. Al contrario, è in rialzo!
La curva dei rendimenti e la fiducia dei consumatori non stanno seguendo la stessa tendenza. Grafico mensile
È importante tenere presente un altro elemento: prima dell’insorgere di una possibile recessione, dopo l’inversione, la curva dei rendimenti dovrebbe risalire al di sopra dello 0%. Questo dettaglio è stato messo in evidenza tre grafici fa.
Tuttavia, questo ‘ritorno allo zero’ (come si può osservare nel grafico successivo) dovrebbe essere accompagnato da una diminuzione della fiducia dei consumatori.
Affinché ci possa essere una recessione, il ritorno allo zero della curva dovrebbe essere accompagnato da un calo della fiducia dei consumatori. Grafico mensile
Ecco, quindi, nel grafico successivo, quello che dovrebbe accadere:
Rimbalzo della curva accompagnato da un calo della fiducia dei consumatori. Grafico mensile
Per concludere l’analisi:
• L’economia statunitense dipende fortemente dai consumatori e dalle loro spese per beni e servizi. In un periodo di ‘espansione’ economica, la domanda di beni e servizi aumenta, rafforzando la variabile C del PIL e alimentando l’inflazione. A questo punto, la FED è costretta ad aumentare i tassi di interesse per mantenere la stabilità dei prezzi, causando di fatto l’inversione della curva dei rendimenti. Tassi di interesse elevati possono influenzare negativamente il sentiment dei consumatori. Pensate a coloro indebitati a tassi di interesse variabili per acquistare una casa, un’auto o qualsiasi altro bene discrezionale: avranno un reddito inferiore a causa delle rate più onerose. A redditi inferiori corrisponderanno spese minori, un indebolimento della variabile C del PIL e… una successiva (potenziale) contrazione dello stesso.
Quindi… sì, osserviamo la curva dei rendimenti, ricordando di tenere d’occhio anche altre variabili.
A presto
Economia
WisdomTree - Tactical daily update - 03.10.2023Borse depresse per prospettiva di recessione in UE e stagnazione in US.
Il Prezzo del petrolio Wti torna sotto 90 Dollari/barile, ma non basta...
Inflazione EU migliora a Settembre, attendiamo conferme.
Borse asiatiche deboli, pesa costo del denaro e rallentamento globale.
Il quadro macro europeo e’ in peggioramento e i dati congiunturali di settembre descrivono l’industria manufatturiera in uno stato recessionistico. L'indice Pmi (Purchasing managers Index) della manifattura è risalito +0,1 punti a 43,4 rispetto ad agosto, dunque ben poco, ed e’ al 5’ mese consecutivo in area di contrazione, cioe’ sotto 50.
L'accordo sul bilancio Usa ha evitato lo shutdown fino al 17 novembre, e sulla notizia gli indici azionari europei avevano aperto in rialzo la seduta di ieri, 2 ottobre: poi il deterioramento di alcuni indicatori macro e i dubbi sulle future mosse di politica monetaria delle banche centrali hanno guastato la festa e causato chiusure negative.
Milano ha perso -1,39%, Parigi -0,94%, Francoforte -0,91%, Londra -1,28%, Amsterdam -0,63%. A Wall Street chiusure eterogenee: Dow Jones -0,22%, S&P500 +0,01% e Nasdaq +0,67%, grazie ai recuperi di big tech come Microsoft, Apple e Nvidia. Hanno invece prevalso le vendite sull’obbligazionario Usa, col rendimento del Treasury 10 anni che ha toccato 4,7%.
Peraltro, diversamente che in Europa, l'indice PMI sull'attività manifatturiera Usa è migliorato più del previsto a settembre, pur continuando a segnalare contrazione nel comparto. Il relativo Indice Ihs Markit è cresciuto a 49,8 punti da 47,9 di agosto, battendo le attese di 48,9.
Va detto che l’Indici PMI manifatturiero e’ migliorato in alcuni Paesi europei, tra cui l’Italia, a 46,8 vs 45,7 stimato, ma peggiora ulteriormente in Germania dove addirittura cala a 39,6 dal 39,8 atteso.
E’ ancora sotto 50 e vicino ai minimi del maggio 2020, (al picco del lockdown da pandemia Corona), l'Indice ISM (Institute for the Supply management) della manifattura degli Stati Uniti: a settembre, è salito da 47,6 a 49,0 punti, superando le attese di 47,9.
Ieri il Vicepresidente della Banca centrale americana (Federal Reserve-FED) Michael Barr, ha detto di non esclude ulteriori rialzi e ribadito che i tassi possano restare alti più a lungo del previsto. La “musica” non e’ molto diversa in Europa, dove il Capo economista dell’ECB (Banca centrale europea) Philip Lane ha ricordato che la battaglia contro l'inflazione non e’ vinta e c’e’ ancora del lavoro da fare.
Sul mercato valutario si accentua la debolezza dell’Euro verso Dollaro Usa: il cross e’ ora sotto 1,05: molti analisti attribuiscono la forza del Dollaro all’aumento dei rendimenti del Treasury, che hanno segnato nuovi massimi da 20 anni. L’Euro vale 157,4 Yen giapponesi, Il Dollaro Usa 149,8 Yen.
La Banca mondiale (World bank) rivede al ribasso le previsioni di crescita dell’economia cinese, ora a +4,4% nel 2024, e piu’ in generale segnala che il ritmo di crescita delle economie asiatiche in via di sviluppo potrebbe essere uno dei più bassi degli ultimi 50 anni: tra le principali cause il protezionismo Usa ed il crescente del costo del denaro.
Stamattina, 3 ottobre, il prezzo del petrolio, sceso ieri al minimo da 3 settimane, dopo un avvio debole, tende a stabilizzarsi poco sopra 89 Dollari/barile (WTI). Va ricordato che siamo reduci da un trimestre di rialzo del +30% del prezzo del greggio, in presenza di una domanda che resta vicina ai massimi storici e di un’offerta in lieve contrazione, dopo i tagli decisi da Russia e Arabia Saudita.
Occhi aperti, questa settimana, alla conferenza Adipec di Abu Dhabi, alla quale partecipano tutte i “giant players” del settore energetico. Il prezzo del gas naturale europeo, sulla piattaforma di riferimento TTF di Amsterdam stamane scende del -4% circa a 37,7 Euro/megawattora.
Il Congresso degli Stati Uniti, all’ultimo minuto, ha trovato l’accordo per scongiurare lo shutdown della “macchina federale”, ma i mercati hanno evidentemente altro che li impensierisce, a cominciare da inflazione e tassi di interesse, che difficilmente potranno scendere se il prezzo del petrolio continuasse a salire come da 3 mesi a questa parte.
Stamane, 3 ottobre, le azioni di Evergrande, gigante del comparto immobiliare cinese alle prese con debito eccessivo e difficile da rifinanziare, sono state riammesse agli scambi: partite con un +30%, sono salite fin sopra il +50% e poi hanno oscillato paurosamente, pur conservando il segno positivo.
Tra le maggiori Borse dell’Asia-Pacifico, quella di Tokyo (Nikkei) ha chiuso a -1,6%: il Governo, per voce del Ministro delle finanze Shunichi Suzuki dichiarato che monitora costantemente il mercato valutario, pronto a intervenire per contrastare un’eccessiva debolezza dello Yen, giunto a sfiorare quota 150 contro Dollaro Usa.
Deboli, con perdite tra -1 e -2% tutte le maggiori borse dell’area Asia-Pacifico, mentre quelle europee, a fine mattinata, sono negative del -0,6% medio con tendenza a peggiorare. I future su Wall Street anticipano riaperture in calo del -0,4% medio, anche qui in peggioramento dopo una mattinata col segno “+”
Sul comparto bbligazionario segnaliamo la forte domanda del pubblico “retail” al 2’ giomo di collocamento del nuovo Btp Valore da parte del Tesoro italiano: l’offerta, che durera’ sino a venerdi’ 6, salvo chiusura anticipata, e’ di tipo “book to build”, cioe’ senza limiti prefissati di quantita’.
Nel pomeriggio, occhi aperti sui alcuni dati/eventi di rilievo, tra cui quello sui posti di lavoro “pendenti” negli Usa (JOLTS) di agosto, ed il discorso del Presidente della Fed di Atlanta, Raphael Bostic.
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I rendimenti storici ricompresi nel presente documento potrebbero essere basati sul back test, ossia la procedura di valutazione di una strategia d’investimento, che viene applicata ai dati storici per simulare quali sarebbero stati i rendimenti di tale strategia. Tuttavia, i rendimenti basati sul back test sono puramente ipotetici e vengono forniti nel presente documento a soli fini informativi. I dati basati sul back test non rappresentano rendimenti effettivi e non devono intendersi come un’indicazione di rendimenti effettivi o futuri.
REPORT Q4 2023: I GRAFICI DA SEGUIRE PER INVESTIRE CON SICUREZZABuongiorno.
L’obiettivo dell’analisi è quello di commentare le ultime decisioni di politica monetaria della Federal Reserve e successivamente costruire dei particolari indici di forza obbligazionari che, come scoprirete, aiuteranno a prendere delle scelte di investimento più consapevoli.
I protagonisti dell’analisi:
• Politica monetaria
• Tasso di inflazione
• Grafici intraday delle principali asset class USA
• TIP/IEF
• LQDH/LQD
• Tassi reali
• Oro
• Nasdaq
• VIX
• Settori ciclici
• Settori difensivi
• Indice SPHB/SPLV
Buona lettura.
1. DECISIONI DI POLITICA MONETARIA E REAZIONE INTRADAY DEI MERCATI FINANZIARI
“La FED ha rifiutato di aumentare i tassi di interesse, ma punta a mantenere gli stessi più in alto più a lungo”
Questo è quello che recita il titolo di uno dei diversi articoli rilasciati dalla CNBC americana.
Come è possibile osservare nella figura successiva, i tassi di interesse sono stati mantenuti nel range compreso tra il 5.25% e il 5.50%.
Cinque sono state le decisioni sui tassi di interesse nel 2023:
• Febbraio: +25 punti base
• Marzo: +25 punti base
• Maggio: +25 punti base
• Giugno: nessun aumento
• Luglio: +25 punti base
• Settembre: nessun aumento
Il piccolo grafico a istogrammi all’interno della figura precedente chiarifica come l’intensità dell’inasprimento della politica monetaria nell’anno corrente sia stata notevolmente più “bassa” rispetto a quella commentata del 2022. I motivi? I livelli di inflazione!
Infatti, come mostra la figura successiva:
• Nel 2022 la banca centrale americana doveva affrontare un’inflazione compresa nel range dei 750-650 punti base
• Nel 2023, al contrario, un processo di disinflazione (ergo: un rallentamento del tasso di inflazione)
Perché la FED non ha alzato i tassi di interesse nella riunione di mercoledì 20? Perché la lotta all’inflazione è terminata? Ebbene…no.
Per rispondere alla domanda è utile esaminare una frase pronunciata dal presidente Powell nella consueta riunione post-comunicazione tasso di interesse:
“Vogliamo vedere prove convincenti del fatto che abbiamo raggiunto il livello sui tassi appropriato; stiamo vedendo progressi e ne siamo lieti. Ma, sai, dobbiamo vedere ulteriori progressi prima di essere disposti a raggiungere quella conclusione”
Ergo:
“È vero che il processo di disinflazione è in atto, ma vogliamo vedere lo stesso processo ancora più convincente”
È quindi possibile affermare come i progressi ottenuti sul “versante” inflazione abbiano giustificato la pausa commentata poche righe fa che, oltretutto, era stata ampiamente scontata dai mercati nelle settimane precedenti.
La comunicazione del tasso di interesse può essere considerata come un market mover, ossia un fattore capace di influenzare in maniera più o meno significativa i mercati finanziari. In genere:
• Quanto più la comunicazione di un dato si discosta dalle attese degli analisti, tanto più quel dato stesso impatta in maniera positiva o negativa sugli asset finanziari
Ricollegandoci al discorso, come hanno reagito le principali asset class alla comunicazione del tasso di interesse di riferimento? Commentiamolo nelle immagini successive:
I rendimenti dei titoli di stato a 2 anni e 10 anni sono saliti, in particolare:
• Il 2 anni dal 5% al 5.2%
• Il 10 anni dal 4.32% al 4.44%
Visto il rapporto inverso prezzo/rendimento delle obbligazioni, è possibile affermare come queste ultime siano state vendute dal mercato. Prestazioni negative anche per gli indici azionari S&P500 e Nasdaq:
• L’S&P500 ha visto un ritorno ai 4430$ (dai 4500$)
• Il Nasdaq ai 15088$ (dai 15430$)
Proseguiamo:
• Il dollaro ha visto un rafforzamento contro l’euro, arrivando a 1.061 (dagli 1.072 pre-comunicazione del dato)
• L’oro un indebolimento di 1.22 punti percentuali (1968$-1944$)
Dal momento in cui la comunicazione sul tasso di interesse era in linea con le aspettative degli analisti, cosa ha potuto giustificare una reazione così marcatamente negativa da parte degli asset analizzati? La risposta è nascosta nella figura successiva: il dot plot chart.
• Il dot plot chart è uno strumento che indica le proiezioni di ogni membro del FOMC (Federal Open Market Commitee) su quelli che saranno i livelli sui tassi di interesse futuri
I puntini azzurri osservabili sulla sinistra della figura rappresentano i membri del FOMC; essi si collocano all’interno di determinati range percentuali (visualizzabili a destra della figura).
L’informazione più importante del dot plot chart è la seguente:
• 12 membri (12 puntini) si aspettano un ulteriore aumento di 25 punti base per la fine del 2023 (con tassi compresi nel range dei 550-575 punti base, evidenziato di color rosso)
• 7 di essi si aspettano un’ulteriore pausa
Ecco dunque spiegata la reazione negativa di mercato azionario, obbligazionario, oro e cambio EUR/USD: al contrario di quello che il mercato prezzava, l’inasprimento di politica monetaria non è (probabilmente) ancora terminato!
Il motivo di ciò è presto spiegato dalle proiezioni economiche rilasciate dalla banca centrale stessa. Osserviamo la figura successiva:
2. I GRAFICI DA OSSERVARE PER L’ULTIMO TRIMESTRE DELL’ANNO
A mio parere saranno due gli indici da osservare prossimamente: TIP/IEF e LQDH/LQD.
Essi esplicitano due aspettative degli investitori diverse:
• TIP/IEF sul tasso di inflazione
• LQDH/LQD sui tassi di interesse
In particolare:
• Se il mercato avrà aspettative di un aumento del prezzo dei beni e servizi, TIP (ETF sui titoli di stato USA indicizzati all’inflazione) sovraperformerà IEF (ETF sui titoli di stato USA non indicizzati) e l’indice TIP/IEF intraprenderà una traiettoria rialzista
• Se ciò accadrà, il mercato inizierà a scontare una politica monetaria più restrittiva e le obbligazioni corporate coperte dal rischio “tassi di interesse” (ETF LQDH) sovraperformeranno quelle corporate non coperte (ETF LQD)
È importante capire che, come mostra la figura successiva, uno è leading indicator dell’altro.
Proseguiamo.
Le aspettative di inflazione hanno intrapreso una traiettoria rialzista da fine gennaio 2023, influenzate in positivo dall’aumento dei prezzi del petrolio, arrivato alla soglia psicologica dei 90$ a barile:
Gli ultimi due aspetti hanno spinto al rialzo LQDH/LQD:
Una tendenza rialzista di quest’ultimo indice di forza ha la capacità di impattare in maniera negativa su diverse asset class.
Partiamo dall’oro, osservando la grafica successiva:
Il metallo prezioso è negativamente correlato alle aspettative di politica monetaria. Il motivo è semplice:
• Ad un aumento di quelle aspettative aumenteranno i rendimenti offerti dalle obbligazioni, con un contemporaneo apprezzamento dei tassi reali
Esiste infatti una correlazione positiva tra aspettative sui tassi e real yields:
Immaginate ora l’oro e le obbligazioni come due asset class simili, con una differenza:
• Il metallo prezioso, a differenza dei bond, non paga le cedole
Questo significa che:
• All’aumentare di LQDH/LQD, aumenteranno i tassi reali e, a questo punto, diventerà più conveniente detenere un’attività che paga interessi (i bond)
Stesso discorso per il Nasdaq: anche l’indice azionario, come l’oro, mostra una correlazione negativa con le aspettative di politica monetaria. Esaminiamo la grafica successiva:
L’indice azionario è rialzista da ottobre 2022; la tendenza positiva ha avuto inizio proprio quando l’indice LQDH/LQD raggiungeva dei massimi di periodo.
A maggio 2023 si è persa la correlazione negativa tra i due, divenuta positiva, complice il boom dell’intelligenza artificiale. I due asset hanno ritrovato la loro correlazione originale dal 18 luglio 2023, quando l’indice azionario ha raggiunto i suoi massimi di periodo e ha iniziato un ritracciamento.
Tassi di interesse più in alto più a lungo danneggiano le prestazioni delle società quotate in borsa, agendo in negativo sui loro utili; il motivo è presto spiegato:
• Al salire del costo del denaro, diminuirà la domanda dei consumatori per prestiti e finanziamenti per acquisti di beni come automobili, elettrodomestici, televisori e tanti altri
A minor domanda corrisponderanno minori vendite delle società e…minori utili!
Per non parlare del mercato immobiliare e dell’aumento del costo dei mutui:
• Più le rate aumenteranno e più le famiglie (con un tasso variabile) avranno minor reddito da destinare ad altre spese “discrezionali”
C’è ora da porsi una domanda:
“Se le aspettative sui tassi di interesse continuassero a salire, su quali settori azionari puntare?”
Proviamo a scoprirlo nelle figure successive.
È riconosciuto che:
• Ad un risk on gli investitori punteranno su società aggressive (o ad alto beta)
• Ad un risk off punteranno su quelle difensive (o bassa volatilità)
Uno strumento in grado di esplicitare il grado di propensione al rischio del mercato è il VIX, l’indice di paura dell’S&P500.
C’è dunque da capire una questione: le aspettative sui tassi stanno impattando sull’indice di volatilità? Proviamo a scoprirlo nella figura successiva:
Dal 5 luglio del 2023 la correlazione tra i due indici è positiva.
Se il movimento rialzista di LQDH/LQD dovesse alzare la volatilità (e quindi l’avversione al rischio degli investitori) sarebbe più logico puntare sui titoli a basso beta rispetto a quelli ad alto beta. Il motivo? La grafica successiva è molto chiara: la correlazione inversa tra l’indice di forza SPHB/SPLV e VIX.
• Ad un ribasso del VIX corrisponderà una propensione al rischio e gli investitori destineranno i loro capitali su società ad alto beta (ETF SPHB)
• Ad un rialzo del VIX corrisponderà un’avversione al rischio e gli investitori destineranno i loro acquisti su società a basso beta (ETF SPLV)
I due ETF menzionati sono stati trattati in maniera approfondita nell’ultima analisi da me pubblicata, relativa ad una strategia di investimento su ARM, reperibile al link:
•
Quindi…su quali settori puntare? Per rispondere, è necessario sapere quali sono i settori che più contribuiscono al peso percentuale dei panieri dei due ETF:
• Puntare sui settori ciclici (settore tecnologico e dei beni discrezionali) ad una maggior forza di SPHB rispetto a SPLV
• Puntare sui settori difensivi (settori utilities, sanitario e dei beni di prima necessità) nel caso opposto
Se avvenisse una potenziale rotazione di capitali dai settori ciclici a quelli difensivi si potrebbe affermare che il mercato non starebbe più scontando un soft landing ma…una recessione!
I motivi sono spiegati da tutte le correlazioni positive illustrate dalle grafiche successive:
• L’indice SPHB/SPLV è fortemente correlato positivamente ad alcuni dati macroeconomici chiave come i due PMI e, più in generale, al prodotto interno lordo. Ad una crescita economica corrisponderà un aumento degli utili societari e i capitali saranno destinati sui settori ciclici mentre, ad una contrazione economica, su quelli difensivi
È stato quindi illustrato il rapporto tra aspettative di inflazione e aspettative sui tassi di interesse e di come queste ultime siano poi in grado di impattare in maniera significativa sulle diverse classi. Personalmente, nei prossimi mesi, andrò a verificare la tendenza di LQDH/LQD e le relative correlazioni con oro, Nasdaq e VIX. Se esse si mantenessero tali e vista e considerata la funzione dell’indice di forza, come sarà questo Q4 2023, ormai alle porte? Il nuovo trimestre sarà governato dalle aspettative sulla politica monetaria?
Spero il mio approccio vi possa essere stato utile, lo stesso utilizzato nel mio libro dal titolo “Investire in obbligazioni for dummies” per Hoepli Editore.
Se ci fossero dei dubbi sull’analisi commentate pure o visualizzate il video, dove andrò a discutere gli argomenti in maniera più ampia.
In settimana, probabilmente, parlerò anche di come LQDH/LQD potrebbe impattare sul cambio EURUSD e….sul DAX!
A presto.
SPREAD HIGH YIELD: INDIVIDUARE LE FASI DEL CICLO ECONOMICO1. INTRODUZIONE
Le grafiche successive mostrano sei importanti correlazioni negative che lo spread obbligazionario ad alto rendimento presenta con alcuni dati macroeconomici chiave:
• Fiducia dei consumatori
• PMI manifatturiero
• PMI sui servizi
• Produzione industriale
• Vendite al dettaglio
• PIL
Una semplice chiave di lettura utile per comprendere le sei grafiche precedenti è la seguente:
• Lo spread obbligazionario ad alto rendimento è correlato inversamente al ciclo economico (PIL), influenzato a sua volta dai dati macroeconomici rappresentati graficamente. Ad un’intensità economica crescente corrisponderà uno spread ribassista, al contrario uno rialzista
Perché?
Buongiorno a tutti. L’obiettivo di questa analisi è quello di presentare lo spread obbligazionario ad alto rendimento in maniera tale da fornirvi un importante strumento di analisi del ciclo economico, argomento tanto dibattuto negli ultimi mesi.
I protagonisti dell’analisi:
• Spread obbligazionario ad alto rendimento
• Fiducia dei consumatori
• PMI manifatturiero
• PMI sui servizi
• Produzione industriale
• Vendite al dettaglio
• PIL
• Utili societari
• S&P500
Buona lettura.
2. COS’E’ LO SPREAD OBBLIGAZIONARIO AD ALTO RENDIMENTO?
L’ICE BofA High Yield Index Option-Adjusted Spread (questo è il nome) è uno spread costruito attraverso una differenza tra i rendimenti di obbligazioni societarie americane di grado high yield (i famosi “junk bonds”) e i rendimenti dei titoli di stato americani.
Queste le caratteristiche dei bond high yield:
• Rating di BB o inferiori (B, CCC)
• Scadenze superiori all’anno
La figura precedente denota un importante aspetto: ci sono delle fasi nelle quali lo spread è rialzista e altre nelle quali è ribassista. Per capire il motivo, si osservi la figura successiva:
Immaginatevi che lo spread di color nero sia costruito attraverso la differenza tra il rendimento dei bond societari BB (in rosso) e quello sul decennale americano (in blu). La grafica mostra un aspetto importante:
• Lo spread tende ad essere rialzista quando il rendimento dei bond BB sovraperforma il rendimento del decennale e tende ad essere ribassista nel caso opposto
Il rendimento offerto da un’obbligazione incorpora il rischio al quale un investitore si espone quando la acquista; da qui, una delle uguaglianze più conosciute nel mondo degli investimenti:
RISCHIO = RENDIMENTO
I rischi che le obbligazioni incorporano all’interno del loro rendimento sono essenzialmente i seguenti:
• Rischio inflazione
• Rischio tassi di interesse
• Rischio di default
• Rischio di liquidità
• Rischio di cambio
Tralasciamo i rischi liquidità e cambio (non sono essenziali in questo contesto) e poniamoci una domanda:
“Che rischi sono incorporati nel rendimento dei bond BB e in quello del decennale americano?”
I rischi associati sono gli stessi, con una piccola differenza:
• I bond societari BB, a differenza del decennale, incorporano il rischio default
Eliminando dunque i due fattori comuni rischio inflazione e tassi di interesse, arriviamo al punto cruciale:
• Lo spread high yield misura l’aumento o il rallentamento delle probabilità di default di emittenti di obbligazioni societarie ad alto rendimento
Nella grafica precedente è possibile osservare come lo spread sia pari al 3.9%. Questo significa che:
• Ad oggi il mercato richiede un rendimento aggiuntivo del 3.9% per investire in bond societari altamente rischiosi rispetto a quello che chiederebbero per investire nei titoli di stato a massima affidabilità; detto in parole ancora più semplici, lo stesso 3.9% è l’interesse aggiuntivo richiesto per assumersi il rischio default
Importanti informazioni nella grafica successiva:
• Lo spread tende a registrare dei rialzi durante le recessioni (rialzi più o meno forti a seconda dell’intensità della contrazione) mentre dei ribassi nelle successive riprese ed espansioni economiche
Interessante osservare all’interno delle ultime tre recessioni i diversi comportamenti dei rendimenti:
• Quello del decennale è sempre stato ribassista, mentre l’altro sempre rialzista
Perché?
• Durante le recessioni gli investitori acquistano i cosiddetti beni rifugio, capaci di garantire dei rendimenti nonostante condizioni economiche avverse; il decennale (nonostante l’America sia stata qualche tempo fa declassata) ne rappresenta un esempio, al contrario dei bond societari
3. LA CORRELAZIONE TRA SPREAD E CICLO ECONOMICO
Per spiegare la correlazione positiva tra spread e ciclo economico è importante porsi una domanda:
“Le obbligazioni rappresentano una classe di investimento dal basso grado di rischio. Perché quelle del tesoro americano rappresentano un bene rifugio al contrario di quelle societarie?”
Le società ripagano i loro debiti (gli interessi delle loro obbligazioni) grazie agli utili che sono capaci di generare. Più una società sarà in grado di pagare i suoi debiti e tanto meno sarà probabile un suo potenziale default.
La correlazione tra utili societari e spread high yield, come mostra la grafica successiva, è negativa:
La grafica è da leggere in questo modo:
• La probabilità di default degli emittenti BB e inferiori è tanto più alta quanto più è forte il rallentamento (o la contrazione) degli utili societari degli stessi emittenti.
Gli utili, a loro volta, tenderanno ad essere influenzati in positivo e in negativo dal PIL:
Ecco, dunque, il motivo delle correlazioni negative tra spread e dati macroeconomici chiave osservate nell’introduzione dell’analisi:
• Il rallentamento di quei dati nelle fasi 5, 6 e 1 del ciclo economico impatterà in maniera negativa sul PIL e, per la correlazione osservata precedentemente, in negativo sugli utili societari: le aziende, avendo meno liquidità per ripagare gli interessi sulle obbligazioni, aumenteranno la probabilità di default
• Il contrario accadrà durante le fasi 2, 3 e 4: con più liquidità nelle casse, le società avranno maggior capacità di onorare le obbligazioni assunte
Ecco il motivo per il quale i bond high yield non rappresentano una classe di investimento “sicura”:
• Più aumenterà la probabilità di default e più sarà meno probabile per gli investitori ricevere il valore nominale del bond alla sua scadenza; questo non accade per gli Stati Uniti, dall’alto grado di rating e, per lo stesso motivo, altamente affidabili.
Che correlazione esisterà tra spread ed S&P500? Si osservi la grafica successiva:
Essa è negativa:
• Il mercato azionario tenderà a registrare dei rialzi nelle fasi 2,3 e 4 del ciclo economico, caratterizzate da un aumento degli utili societari e da uno slancio positivo dei dati macroeconomici
Essa è negativa:
• Il mercato azionario tenderà a registrare dei rialzi nelle fasi 2,3 e 4 del ciclo economico, caratterizzate da un aumento degli utili societari e da uno slancio positivo dei dati macroeconomici
4. LO SPREAD OBBLIGAZIONARIO ATTUALE
Come si presenta ad oggi lo spread? Si osservi la grafica successiva:
Esso ha intrapreso una traiettoria ribassista dal 24 marzo 2023. Negli ultimi tempi ha realizzato un doppio mimino: vedremo se la figura tecnica darà il via ad un’inversione di tendenza.
Osservando la grafica si può affermare che, ad oggi, il mercato prezzi più “soft landing” di una recessione. Detto in altre parole:
• Ad oggi, il mercato non prezza una forte contrazione degli utili societari
A presto!
INVESTIRE IN AZIONI E OBBLIGAZIONI CON LA MACROECONOMIABuongiorno.
L’obiettivo dell’analisi è quello di analizzare alcuni importanti dati macroeconomici a livello europeo che rappresentano due fari per l’economia ma anche un buon punto di partenza per pianificare delle strategie in azioni e obbligazioni.
I protagonisti dell’analisi:
• PMI manifatturiero
• PMI sui servizi
• Fiducia dei consumatori
• Vendite al dettaglio
• Prodotto interno lordo
• STOXX 600
• ETF obbligazionario “IBGS”
• ETF obbligazionario “IBGL”
Buona lettura!
1. LA DEBOLEZZA DEI SETTORI MANIFATTURIERO E DEI SERVIZI
Mercoledì 23 sono stati rilasciati dei dati macroeconomici chiave che ben raffigurano il livello di intensità economica a livello europeo: i due PMI, quello manifatturiero e quello sui servizi. Osserviamo nella grafica successiva quelli che monitorano l’andamento dell’euro area:
• Il manifatturiero a 43.7 punti, superiore alla lettura precedente (42.7 punti)
• Quello sui servizi a 48.3 punti, inferiore alla lettura precedente (50.9 punti)
Consideriamo ora la Germania, prima economia nell’Unione Europea:
• Settore manifatturiero in pesante contrazione, a 39.1 punti, ma in leggero recupero rispetto alla lettura precedente (38.8 punti)
• Anche il settore dei servizi ha registrato una lettura negativa a 47.3 punti (ben inferiore al dato precedente che si attestava a 52.3 punti)
Anche la Francia, seconda economia nell’Unione, palesa delle debolezze in entrambi i settori:
• PMI manifatturiero a 46.4 punti (dato precedente: 45.1)
• PMI sui servizi a 46.7 punti (dato precedente: 47.1)
L’importante informazione da estrapolare è la seguente:
• Dopo i settori manifatturieri, anche quelli sui servizi hanno registrato una contrazione, andando al di sotto della soglia “spartiacque” dei 50 punti
I due PMI ricoprono un’enorme importanza in ambito macroeconomico per un semplice motivo: sono costruiti attraverso dei sondaggi posti ai direttori degli acquisti degli omonimi settori e sono la risultante della media di diverse variabili.
Per il settore manifatturiero le stesse sono rappresentate dai nuovi ordini, produzione, occupazione, consegne e scorte:
• La variabile sui nuovi ordini misura la quantità di ordini ricevuti dai clienti; essa può essere considerata come “la forza della domanda dei consumatori”
• La variabile “produzione” misura la quantità di beni prodotti nei settori
• L’occupazione si riferisce alla quantità di posti di lavoro creati o persi
• Le consegne misurano il tempo nel quale i fornitori consegnano le merci ai settori oggetti dell’indagine
• Le scorte indicano la quantità di merci detenute all’interno dei magazzini
Per quanto riguarda il settore dei servizi, le variabili sono:
• L’attività commerciale, che fornisce una panoramica riguardante la salute del settore
• L’indice dei prezzi, riferito ai prezzi pagati dalle aziende
• Occupazione
• Nuovi ordini
• Consegne
Le due grafiche seguenti mostrano a livello grafico l’enorme importanza dei PMI: essi sono correlati positivamente al prodotto interno lordo:
Utilizziamo ora un po’ di logica. Visto l’impatto dei due dati macro sulla ricchezza totale prodotta, cosa potrebbe accadere qualora gli stessi continuassero a rimanere in territorio di contrazione? A tal proposito, si osservi la grafica successiva:
Ogni qualvolta entrambi hanno registrato delle contrazioni si sono verificati scenari drammatici:
• La crisi immobiliare del 2008
• La crisi del debito sovrano
• La pandemia
• La crisi energetica del 2022
Quale scenario per il 2023? I dati fanno riflettere. Qual è il vostro pensiero a riguardo?
2. IL DATO SULLA FIDUCIA DEI CONSUMATORI
Lo stesso 23 agosto è stato rilasciato un altro (fondamentale) dato macroeconomico che, personalmente, osservo sempre attentamente (tra poco capirete i motivi): quello sulla fiducia dei consumatori, osservabile nella grafica successiva:
Esso ha registrato un valore di -16 punti, inferiore alla lettura precedente (-15.1) e alla previsione degli analisti (-14.3).
Vi chiederete il motivo per il quale il dato ricopre un’enorme importanza. Essa può essere riassunta in due punti:
• È un indicatore anticipatore del ciclo economico
• Ricopre una grande importanza negli investimenti
Proseguiamo con ordine:
• Il dato fornisce una misura della fiducia dei consumatori dell’Area Euro nell’attività economica e viene elaborato grazie ad un’indagine effettuata su circa 2300 consumatori, dove gli intervistati rispondono a quesiti riguardanti le prospettive economiche correnti e future.
Per maggior trasparenza, le due grafiche mostrano alcuni dei quesiti posti ai consumatori sulle loro prospettive (a livello italiano):
È possibile osservare come il sondaggio fornisca informazioni “coincident” (domanda 5) e “leading” (domanda 13)
Torniamo a noi. La logica vuole che i consumatori spenderanno del denaro per beni e servizi in base alle loro aspettative, in particolare:
• Se essi saranno fiduciosi, è altamente probabile che spenderanno denaro in beni durevoli, non durevoli, servizi e investimenti
Non è un caso che il dato macroeconomico sia correlato positivamente a quello sulle vendite al dettaglio:
Concludiamo dunque affermando che per Paese è fondamentale avere dei consumatori fiduciosi, capaci di spendere denaro e di trainare, in questo modo, l’economia. Da qui deriva la correlazione positiva PIL-Consumer Sentiment:
Da non dimenticare un concetto fondamentale che chiarifica la grafica precedente (qualora ci fossero dei dubbi):
• Nella formula di calcolo del PIL (con il metodo della spesa) è presente la variabile C, consumi! Più i consumatori saranno in fiducia e più consumeranno aumentando in tal modo la variabile stessa e…il prodotto interno lordo (essendo quella formula di calcolo una somma)
3. FIDUCIA DEI CONSUMATORI, PMI MANIFATTURIERO, MERCATO AZIONARIO E OBBLIGAZIONARIO
Se il consumer sentiment è strettamente legato alle vendite al dettaglio e al PIL, a cos’altro sarà legato? Sicuramente agli utili societari:
• All’aumentare di essi, aumenterà il prezzo delle azioni
Questo spiega un’altra fondamentale correlazione: quella tra fiducia dei consumatori e STOXX 600:
Concentriamoci sulla prossima grafica:
Il benchmark azionario europeo tende a realizzare delle buone prestazioni durante le fasi in cui cresce l’ottimismo dei consumatori.
Il grafico sul dato macroeconomico è particolarmente utile in quanto tende a muoversi creando delle tendenze ben definite, rialziste e ribassiste.
Lo stesso trend ci permette ipoteticamente di creare dei punti di acquisto e vendita sul benchmark.
Quali sarebbero state le prestazioni ottenute acquistando lo STOXX600 ad un “cross over” del dato macroeconomico su una media mobile semplice a 8 periodi (applicata al dato stesso) e vendendolo al successivo “cross down”?
Osserviamo le due grafiche successive (consumer sentiment in nero e STOXX600 in blu):
• 10 profitti
• 4 perdite
Per applicare strategie di questo tipo servirebbero sicuramente altre indagini, ma i due esempi rappresentano comunque un buon punto di partenza.
Un altro grafico da utilizzare per la ricerca di conferme di entrate e uscite a mercato (da abbinare, dunque, al consumer sentiment) potrebbe essere rappresentato dal PMI manifatturiero. Perché? Osserviamo la grafica successiva:
I due dati macro sono correlati positivamente tra loro.
Il motivo è presto spiegato:
• Essi si influenzano tra loro
Infatti:
• Ad un aumento dell’attività manifatturiera sarà legato un aumento dell’occupazione e dunque, un aumento del reddito dei consumatori: a maggior reddito, maggiori spese
• A maggiori spese corrisponderà una maggior produzione del settore e un aumento dei nuovi ordini
Inoltre:
• Più la domanda dei consumatori sarà forte e più le imprese saranno incentivate ad investire capitali per acquistare nuovi impianti di produzione (contribuendo all’aumento della variabile I della formula di calcolo del PIL)
Tre punti che possono essere riassunti in un concetto:
• I due dati macroeconomici presentano le stesse tendenze all’interno delle sei fasi del ciclo economico
E se invece ci fossero delle divergenze? Osserviamo l’immagine successiva:
• Da febbraio 2009 a marzo 2011 e da luglio 2012 a dicembre 2017 il benchmark azionario registrava ottime performance, accompagnato al rialzo dai due dati macro, convergenti tra loro. Sarebbe stato “più sicuro” investire
• Da settembre 2022 ad agosto 2023 buone performance del benchmark ma divergenza tra i due dati; sarebbe stato “meno sicuro” aprire delle posizioni long
Un trend rialzista di un indice azionario sarà dunque ritenuto più “sano” quanto più sarà accompagnato al rialzo da dati macroeconomici chiave.
E ad una fiducia dei consumatori ribassista cosa preferire? Scopriamolo nella grafica successiva:
Il grafico correla il dato macroeconomico (in blu) a un indice di forza: quello tra SXXP (STOXX 600, al numeratore) e IBGS (al denominatore), in nero.
IBGS è un ETF che replica l’andamento di un paniere di obbligazioni europee a bassa duration (di 1.71 anni, per la precisione).
La correlazione tra i due grafici è positiva, motivo per il quale:
• Ad un ribasso del dato macroeconomico (e quindi, ad una situazione economica di risk-off) è meglio preferire bond ad azioni
Vi chiederete il motivo per il quale ho inserito un ETF obbligazionario a bassa duration rispetto ad uno a più alta volatilità. Il motivo è semplice:
• Un ETF ad alta duration potrebbe ritrovarsi a perdere più di un benchmark azionario qualora una condizione di risk off sia innescata da un aumento dei tassi di interesse (come nel 2022)
La conferma arriva nella grafica successiva, sostituendo IBGS con IBGL (ETF con le stesse obbligazioni ma a lunga duration, di 16 anni):
Qualora ci fossero dei dubbi commentate pure. Ci tengo a precisare che l’analisi non rappresenta un consiglio di investimento ma una “piccola guida”.
A presto!
S&P 500: quotazioni si apprestano a recuperare terrenoLe quotazioni del future su S&P 500 hanno recuperato terreno dopo il test dei 4.350 punti. Un recupero stabile dei 4.400 punti potrebbe dare il via a strategie long di breve con obiettivo posto sulla resistenza orizzontale a 4.500 punti. La struttura grafica tornerebbe a favore dei compratori con il superamento di quest’ultimo livello. Fronte short, il proseguimento della flessione vista nelle ultime settimane potrebbe portare le quotazioni al test di area 4.290 punti, massimi registrati a inizio febbraio. Un target più ambizioso per i venditori potrebbe essere localizzato a 4.250 punti, supporto lasciato in eredità dal massimo del 1° maggio.
House of Trading: la strategia di Nicola Duranti su S&P 500Tra le carte messe in campo da Nicola Duranti nella 28esima puntata del 2023 di “House of Trading – Le carte del mercato”, compare una rossa sul NASDAQ 100. La strategia del componente della squadra dei trader ha come ingresso 4.524 punti, stop loss a 4.601 punti e target a 4.151 punti. Il Certificato scelto per questo tipo di operatività è stato il Turbo Unlimited Short di BNP Paribas con ISIN NLBNPIT1R9J4 e leva finanziaria fissata al momento della trasmissione a 4,72x. Alto il livello di convinzione per questa strategia, pari a 4 stelle su 5. L’altra carta di Duranti è rossa, una strategia short sul petrolio WTI, operazione che si aggiunge alle due carte di Giancarlo Prisco: due strategie short, sul DAX e sull’oro.
chf/jpy : un gap senza precedenti tra macro e prezzola settimana scorsa è uscito un dato importante sulla Svizzera: Manifacturing pmi a 38. Questo dato è estremamente negativo, così sono andato a vedere se questo effettivamente ha avuto storicamente un effetto sul prezzo della valuta.
Poiché parliamo di chf/jpy ho plottato il differenziale tra i pmi delle due nazioni. Dopodiché, poiché trattasi di un indicatore basato su sondaggi, il suo valore è più che altro previsionale: in altre parole tende ad anticipare di diversi mesi la salute dell'economia in un determinato paese. Perciò, ho traslato il dato di 12 mesi in avanti e l'ho confrontato con il tasso di cambio: ciò che ne è uscito è estremamente interessante.
Dallo storico si nota come massimi e minimi siano spesso stati coincidenti: la correlazione è sorprendente, soprattutto tenendo conto che il tasso di cambio è influenzato da una miriade di altri fattori. La situazione attuale parla da sè: il gap formatosi tra questo indicatore e il prezzo è spaventoso e mi da a pensare che quando sarà il momento il prezzo pagherà le lunghe attese degli orsi ormai erosi da questo trend senza limiti.
Cosa ne pensate?
CShort
S&P 500: analisi giornaliera Le quotazioni del future su S&P 500 hanno virato al ribasso dopo aver effettuato il test di area 4.630 punti. Anche se il quadro tecnico rimane impostato al rialzo, nelle ultime sedute di contrattazioni si è assistito ad una perdita di forza. Vista la struttura tecnica, si potrebbero privilegiare strategie rialziste dal supporto di breve a 4.560 punti. Posizioni in acquisto da questa zona avrebbero come target i massimi di periodo in zona 4.630 punti. Fronte ribassista, la violazione dei 4.500 punti darebbe il primo indizio di deterioramento del trend con primo obiettivo dei venditori posto a 4.400 punti e target più ambizioso in area 4.370 punti.
Tassi Interesse FED: inflazione e rendimenti Bond in USALa Fed mostra di prendere il discorso inflattivo di punta. L'ha fatto con ritardo, ma non vuol cadere nell'errore di allentare la presa per farla riaccendere.
Era Febbraio'22 che avevo iniziato a pubblicare questi grafici. La trend line di lungo periodo è stata violata solo in un una rilevazione con picco inflattivo a 9.10 da dove poi è iniziata la discesa.
Soprattutto sottolineavo che i rendimenti dei 10Y erano schiacciati verso il basso, oggi si sono adeguati e penso che lo dovrebbero fare ancora per un mezzo punticino.
Oggi attendiamo la BCE, ma il suo comportamento credo sarà uguale.
Flash Mercati: Luca Stellato con un CALL SPREAD su S&P500L’indice più importante del mondo, l’S&P500, è in trend generazionale rialzista, evidenziato dalla media mobile a 200 settimane positivamente inclinata così come dalla media più veloce a 20 settimane. La settimana chiusa venerdì 7 luglio mostra un ritracciamento su cui entrare in swing per cavalcare i prossimi mesi di rialzo.
Si è operato con l'acquisto di un CALL Spread Certificate con ISIN NLBNPIT1P0S6, di cui è previsto un mantenimento della posizione fino a scadenza Settembre 2023
Importanza del settore immobiliare per l'economia e per l'S&P500L’immobiliare è uno dei settori che più impatta sull’economia di un paese. L’obiettivo di questa analisi è proprio quello di capirne i motivi, grazie all’utilizzo della macroeconomia e dei relativi grafici correlati.
I protagonisti dell’analisi:
• Settore immobiliare
• Prodotto interno lordo
• Politica monetaria
• Mutui dei consumatori
• Reddito dei lavoratori
• Vendite di nuove abitazioni
• Prezzo delle abitazioni
• Vendite al dettaglio
• Produzione industriale
• Tasso di disoccupazione
• Utili delle società dell’S&P500
• S&P500
Buona lettura!
1. L’IMPORTANZA DEL SETTORE IMMOBILIARE NELL’ECONOMIA DI UN PAESE
Definirei il mercato immobiliare come un “meccanismo”. La stessa definizione potrebbe risultarvi piuttosto contorta, eppure è così!
Il titolo del paragrafo menziona la parola “economia”; ebbene, in diverse delle ultime analisi ho rimarcato che il dato macroeconomico capace di misurare la sua intensità è il prodotto interno lordo. Ricordiamo la sua formula, utilizzando il metodo della spesa:
PIL = C (consumi) + I (investimenti) + G (spesa pubblica) + (EXPORT-IMPORT)
Se è vero che il mercato immobiliare ricopre una grande importanza, sicuramente impatterà su alcune delle variabili del PIL stesso. In particolare:
• Sui consumi
• Sugli investimenti
Immaginiamo ora di vivere in un contesto economico in cui un gran numero di consumatori inizi ad acquistare immobili; ad esempio:
• Immobili residenziali (quelli destinati ad utilizo abitativo come appartamenti, condomini e ville)
• Immobili commerciali (quelli destinati per scopi appunto commerciali come supermercati, negozi di abbigliamento, uffici, ristoranti)
Acquistare un immobile equivale ad un consumo (C) o ad un investimento (I)? Direi…ad un investimento, infatti:
• Un immobile può avere la capacità di aumentare il suo valore nel corso di tempo (ed essere successivamente rivenduto)
• Può essere utilizzato come fonte di reddito (attraverso gli affitti)
• Può essere utilizzato per scopi produttivi (parleremmo in questo caso di “immobili industriali”)
Quanti più consumatori acquisteranno immobili, tanto più andrà ad incrementare la variabile “investimenti” della formula di calcolo del PIL.
Il tipo di “meccanismo” al quale mi riferivo precedentemente appare piuttosto complesso. Il motivo risiede nella fitta interconnessione tra settore immobiliare stesso e settori “affiliati”.
Quali sono i materiali che occorrono per la realizzazione di un immobile? Ecco alcuni di essi:
• Cemento (probabilmente uno tra i materiali più utilizzati)
• Mattoni (utilizzati principalmente per le pareti)
• Acciaio (capace di garantire resistenza e stabilità)
• Legno (travi e solai)
I vari partecipanti alla costruzione saranno dunque rappresentati dalle imprese laterizie, cementifere, siderurgiche e del legno; da non dimenticare le società edili che hanno la funzione di realizzare la struttura.
Successivamente, prenderanno parte al progetto le imprese di pavimentazione (installazioni di piastrelle) e quelle di montaggio di infissi. Non dimentichiamo gli elettricisti, gli idraulici e gli imbianchini.
Ricordiamo altre figure professionali come ingegneri edili e architetti e le società di traslochi che si occuperanno di trasportare mobili e oggetti personali.
Insomma… un immobile ha la capacità di coinvolgere diversi attori (ne ho menzionato solo alcuni, giusto per rendere l’idea).
Passiamo ora alla variabile consumi, con particolare riferimento ai residenziali:
• I consumatori inizieranno ad acquistare beni durevoli e non durevoli come elettrodomestici (lavatrici, frigoriferi), apparecchiature elettroniche (televisori, computer, impianti stereo), utensili domestici (padelle, posate e pentole), decorazioni (come quadri e lampade) e prodotti per la pulizia (detergenti)
Anche nel caso della variabile C le imprese coinvolte nelle vendite saranno tra le più svariate.
Un modo alternativo per scoprire i diversi settori coinvolti è quello di prendere in considerazione un ETF che replichi il movimento di società attive nella costruzione di abitazioni e controllare l’allocazione settoriale dello stesso. Un esempio è rappresentato dall’esposizione dell’iShares US Home Construction ETF, come mostra la grafica successiva:
Concludiamo affermando che il debito contratto da uno o più individui per l’acquisto di un immobile è reddito per le imprese (e i lavoratori) convolte.
2. MACROECONOMIA: POLITICA MONETARIA, MUTUI, VENDITE E PREZZI DELLE CASE
Da adesso in poi focalizzeremo l’attenzione sul residenziale, sui grafici e…sul catalizzatore dell’intensità economica. Esso è rappresentato dalla banca centrale e dai suoi tassi di interesse.
Lo scopo della politica monetaria è quello di mantenere stabile un sistema economico, evitando dei crolli o degli eccessivi surriscaldamenti. Volendo essere ancora più precisi, l’obiettivo è la stabilità dei prezzi intorno al 2%.
Vi chiederete il senso di menzionare la politica monetaria: ebbene, essa è probabilmente il principale catalizzatore del mercato immobiliare. Perché?
• Gli individui acquistano degli immobili attraverso un debito o, se preferite, accedendo ad un mutuo
La figura successiva mostra una media degli interessi a tasso fisso sui mutui a scadenza 30 anni:
Gli interessi da pagare sui mutui sono influenzati proprio da una banca centrale. Questo è dimostrato dalla correlazione esistente tra mutui e tassi di interesse di riferimento:
Una delle frasi più comuni dell’ultimo anno è stata la seguente:
“La banca centrale aumenterà i tassi di interesse; questa azione renderà più costoso il denaro”
Qual è il significato di questa frase?
• Il costo del denaro altro non è che l’interesse da pagare per prendere in prestito una determinata somma di denaro stesso
Dunque, perché la politica monetaria è il principale catalizzatore del settore immobiliare?
• La logica vuole che i consumatori saranno più incentivati ad acquistare un immobile a bassi tassi di interesse e, dunque, a mutui poco onerosi. Ad un inasprimento della politica monetaria accadrà il contrario: mutui molto onerosi disincentiveranno gli acquisti.
Esisterà dunque una correlazione inversa tra il prezzo (o l’interesse) dei mutui e il dato macroeconomico sulla vendita di nuove case? Osserviamolo nella figura successiva:
Ipotesi confermata!
• Allo scendere del prezzo dei mutui, saliranno le vendite di nuove abitazioni
È stato dunque chiarito l’aspetto per il quale la politica monetaria impatta fortemente sul mercato immobiliare e…sul prezzo delle abitazioni! Osserviamo la figura successiva:
La correlazione tra le vendite di nuove abitazioni e l’indice dei prezzi delle case misurato anno/anno è positiva. Questo accade per la legge della domanda e dell’offerta:
• Il prezzo degli edifici residenziali aumenterà al crescere della domanda dei consumatori
3. LA DINAMICA CHE LEGA TASSI DI INTERESSE, DEBITO, REDDITO, ESPANSIONE E CONTRAZIONE ECONOMICA CON IL SETTORE IMMOBILIARE COME PROTAGONISTA
Arriviamo ora al punto probabilmente più importante, quello che lega in maniera forte i tassi di interesse, il debito dei consumatori e il reddito dei lavoratori. Queste tre forze, a loro volta, catalizzeranno l’intensità economica.
3.1 CONTESTO A BASSI TASSI DI INTERESSE
Perché bassi tassi di interesse stimolano l’economia?
• Più essi saranno bassi e più gli individui accederanno a dei mutui. Maggiore sarà la domanda di nuovi edifici e tante più imprese troveranno un impiego
Le imprese, per quanto vi possa sembrare scontato, saranno formate da lavoratori che saranno…consumatori. Essi, grazie ad un mutuo, avranno a disposizione un’occupazione che genererà una paga: quest’ultima rappresenterà un reddito, che sarà a sua volta speso dal consumatore in beni, servizi e investimenti. A questo punto, la spesa del “muratore” o “carpentiere” rappresenterà un reddito per un’altra attività generica.
Possiamo quindi affermare che:
• Un mercato immobiliare, per le sue interconnessioni, è capace di stimolare l’occupazione e la spesa dei consumatori in beni, servizi e investimenti
Questo andrà ulteriormente a rafforzare le variabili C e I del prodotto interno lordo!
E basandoci sui consumi, non è un caso che la vendita di nuove abitazioni e le vendite al dettaglio mostrino una correlazione positiva!
All’aumentare delle vendite al dettaglio corrisponderà un aumento della produzione industriale . Da qui la correlazione positiva tra i due dati macroeconomici, osservabile nella grafica successiva:
Ricordate:
• Un incremento o decremento delle vendite al dettaglio è da legare alla domanda dei consumatori; maggiori saranno le retail sales e maggiore sarà la propensione delle imprese ad incrementare la produzione per soddisfare la domanda stessa!
Maggiore sarà la produzione industriale e più forte sarà la forza dell’economia!
La produzione industriale stimola il mercato del lavoro:
• Maggiore sarà la produzione e maggiori saranno i posti di lavoro creati
A una maggior occupazione corrisponderà maggior reddito per i consumatori e, per questo motivo…maggiori consumi e investimenti! Avete visto che incredibile ciclo?
3.2 CONTESTO AD ALTI TASSI DI INTERESSE
Ad una politica monetaria restrittiva accadrà l’esatto contrario.
• Minori accessi ai mutui e dunque meno vendite di edifici e meno imprese con un impiego
Ciò si materializzerà in minor reddito (e quindi in minori consumi e investimenti) per i lavoratori a causa di aumento del tasso di disoccupazione.
Per questo motivo:
• Vendite al dettaglio, produzione industriale e PIL in calo
4. DAL MERCATO IMMOBILIARE ALL’S&P500
È stato chiarito come la forza o la debolezza del settore immobiliare è capace di creare ricchezza o povertà.
Basandoci su questo concetto, quale altro dato macroeconomico sarà impattato? La fiducia dei consumatori!
Osserviamo l’immagine successiva:
Preso in considerazione un arco di tempo piuttosto ampio, la correlazione tra vendite di nuove abitazioni e fiducia dei consumatori è positiva:
• L’aumentare della ricchezza prodotta dal settore immobiliare catalizzerà il sentiment dei consumatori
Più essi saranno fiduciosi e più impatteranno in positivo il prodotto interno lordo:
Al crescere del PIL e dei consumi cos’altro aumenterà?
Osserviamo la grafica successiva:
Aumenteranno gli utili delle società dell’S&P500, fortemente legati al ciclo economico! Questo è mostrato nella grafica successiva, dove i rettangoli di color verde rappresentano periodi di slancio economico, mentre quelli di color rosso periodi di rallentamento.
Per concludere l’analisi ecco l’ultima grafica:
Al crescere degli utili dell’S&P500, aumenterà il prezzo delle azioni!
È stato dimostrato come il mercato immobiliare rappresenti uno dei pilastri di un’economia.
Per qualsiasi domanda commentate pure. Buon weekend!
S&P 500: analisi giornalieraLunedì le quotazioni del future su S&P 500 hanno proseguito al rialzo in scia al rimbalzo effettuato nella seduta di martedì della precedente ottava. In questo contesto, si potrebbero privilegiare strategie rialziste da area 4.400 punti. Segnali di forza da questo livello potrebbero essere sfruttati per l’implementazione di posizioni in acquisto, in linea con la tendenza di fondo. In questo caso, l’obiettivo di profitto potrebbe essere identificato in area 4.500 punti. Fronte ribassista vi è da monitorare la violazione dei 4.260 punti, movimento che potrebbe trasportare le quotazioni al test della successiva area di concentrazione di domanda a 4.150 punti.
Confronto tra Massa M2Significativa la massa M2 della Cina, che se pur andrebbe divisa per la popolazione, in un regime dittatoriale dove il mandato del premier non ha scadenza, in qualche modo è una ricchezza a sua disposizione.
Nella storia non mancano i casi in cui la popolazione viene impoverita con operazioni che trasferiscono ricchezza al governo.
Wisdomtree - Tactical Daily Update - 29.06.2023Inflazione in discesa in Italia e Spagna: ancora “sticky” in Germania.
Powell e Lagarde confermano nuovi aumenti dai tassi a luglio: e dopo?
Germania in recessione: calano ancora fiducia e consumi: Europa segue?
Apple e Microsoft pesano il 14.4% dell’Indice S&P500, nuovo record.
I maggiori banchieri centrali, riuniti per 2 giorni a Sintra, Portogallo, ribadiscono la linea del rigore e della politica monetaria restrittiva come strumento di contrasto all’inflazione. Il Presidente della Banca centrale Europea (ECB), Christine Lagarde, ed il Chairman di quella Usa, (Federal Reserve-FED), Jerome Powell, hanno ribadito che riportare l’inflazione all’obbiettivo del 2,0% richiedera’ nuovi rialzi dei tassi.
Ieri, 28 giugno, le Borse, in particolare quelle europee, sono sembrate insensibili alle parole “da falco” dei banchieri centrali, forse perche’ gia’ metabolizzate in precedenza, chiudendo positive: Milano +0,86%, Parigi +0,98%, Amsterdam +0,95%, Madrid +0,94%, Francoforte +0,64%, Londra +0,52%.
Wall Street ha chiuso contrastata: Dow Jones -0,21%, S&P500 -0,03%, Nasdaq +0,27%. La seduta Usa di ieri e’ stata impattata dalle notizie di nuovi possibili divieti alle esportazioni verso la Cina di chip da utilizzare per l’intelligenza artificiale. Cio’ aggraverebbe le relazioni Usa-Cina, gia’ tese.
Apple ha peraltro aggiornato nuovi massimi, avvicinandosi ai 3 mila miliardi di Dollari di capitalizzazione di Borsa.
Tornando sul tema “caldissimo” delle banche centrali e dei tassi, ieri la Signora Lagarde, pur confermando che nel prossimo direttivo di fine luglio ci sara’ un nuovo “modesto” rialzo dei tassi, non si e’ invece voluta sbilanciare su possibili ulteriori inasprimenti nel meetig di settembre, le cui decisioni dipenderanno dai prossimi dati macro.
Jerome Powell ha invece rivelato che il Fomc (Comitato di Politica Monetaria della FED) prevede 2 rialzi dei tassi USA entro fine 2023, e non esclude una recessione, pur non considerandola come lo scenario più probabile.
Scarse anche le reazioni sul mercato valutario, dove l'Euro ieri si e’ leggermente indebilito a 1,092 Dollari e a 157,4 Yen.
La debolezza dello Yen, mentre e’ un fattore di competitivita’ nelle esportazioni nipponiche, tende ad “importare inflazione” da materie prime, di cui il Giappone e’ per lo piu’ non-autosufficiente. La Banca centrale del Giappone (BoJ) ha recentemente affermato di essere pronta ad intervenire per evitare ulteriori svalutazioni della moneta.
Ieri, 28 giugno, Istat (Ufficio nazionale italiano di statistica) ha comunicato che a maggio i prezzi alla produzione (PPI) sono scesi -2,3% su base mensile e -4,3% su base annua, portando il calo nel trimestre marzo-maggio 2023 a -8,5% sul quello precedente.
Ancora piu’ importante e’ che a giugno, in Italia, l’indice dei prezzi al consumo (CPI), abbia registrato una variazione nulla su base mensile e un calo a +6,4% su base annua, dal +7,6% di maggio. Anche il dato “core”, cioe’ al netto di energia e cibo, e’ sceso di nuovo, da +6,0% a +5,6%. Morale: l’inflazione in Italia sembra finalmente rallentare.
In Germania, l'indicatore GfK, che stima l'andamento dei futuri consumi privati è sceso a -25,4 a luglio, rispetto a -24,4 del mese precedente e al di sotto delle aspettative di -23: e’ il primo peggioramento del morale dei consumatori in 9 mesi, ed e’ dovuto al calo delle aspettative economiche e dei guadagni personali in specifico. L’inflazione, ancora troppo alta, deprime la propensione ai consumi privati.
I dati anticipatori sull’andamento dei prezzi al consumo di giugno in Germania e Spagna, pubblicati stamane, 29 giugno, si sono rivelati parzialmente divergenti: migliori (cioe’ piu’ bassi) delle attese in Spagna, con la variazione annuale scesa sotto il 2,0% a +1,9%, mentre hanno deluso quelli riguardanti una regione tedesca molto significativa, il Nord Reno Westfalia: +0,3% nella variazione mensile, e +6,2% in quella annuale, contro +5,7% previsto.
Sul fronte macro Usa, oggi saranno pubblicati la 3’ lettura del GDP del 1’ trimestre 2023 e le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione (Jobless claims).
La Banca centrale di Svezia ha alzato i tassi di 0,25%, come atteso, portandoli a +3,75%, con l'obiettivo di contrastare l’inflazione: la valuta locale (Swedish Krona) e’ scivolata al minimi dal 2009: 11,5 verso Euro.
Il gas naturale (TTF Amsterdam) vale 35,4 Euro/MWh, -1,3%, mentre quello del petrolio Wti (Greggio di riferimento Usa) oscilla attorno a 69,6 Dollari/barile, poco mosso (ore 13.00 CET).
Comparto obbligazionario senza sorprese: spread BTP/Bund a 166 punti base, e rendimento dei Btp italiano benchmark a 3,97%, stabile.
Borse asiatiche per lo piu’ in calo, stamane, 29 giugno, poco contagiate dal recupero diffuso delle borse Usa ed Europee nella prima parte della settimana: Nikkei giapponese +0,12%, supportato da titoli automobilistici e dell'elettronica, ma Kospi coreano -0,55%, Hang Seng di Hong Kong -1,24%, China A50 di Shanghai -0,94%. Piu’ stabile l’AX australiano, -0,02%, mentre primeggia il Nifty indiano, +0,82%.
A fine mattinata le Borse europee tentano un frazionale recupero, in media +0,4%, mentre i future su Wall Street faticano a staccarsi dalla parita’.
Segnali di risveglio per alcune materie prime agricole, tra le quali il frumento, +1,0%, la soia, +0,5%, il mais +0,4%, sintomo che il rinnovo dell’accordo per l’export di cereali ucraini attraverso il Mar Nero, in scadenza a meta’ luglio, viene considerato a rischio.
Prosegue invece, sebbene priva di ragioni fondamentali, la debolezza delle materie prime minerarie, che “aspettano” evidenze concrete dell’effetto sulla domanda della ripresa cinese. (ore 13.30 CET)
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L'IMPORTANZA DELL'IFO NEGLI INVESTIMENTI E NEL CICLO ECONOMICOL’obiettivo dell’analisi è presentare il dato macroeconomico sulla fiducia delle imprese tedesche, trattando i motivi per i quali esso può essere utilizzato per inquadrare la fase del ciclo economico e in ottica di investimento in azioni e obbligazioni.
I protagonisti dell’analisi:
• Indice IFO sulle aspettative future
• Produzione industriale tedesca
• PIL tedesco
• Indice di forza DAX / titoli di stato tedeschi
• Fiducia dei consumatori
• Tasso di inflazione
• Tassi di interesse
Buona lettura!
1. INDICI IFO SULLA FIDUCIA DELLE IMPRESE
Gli indici IFO sulla fiducia delle imprese, elaborati dall’IFO Institute e comunicati a livello mensile, sono delle indagini condotte su circa 7000 imprese tedesche appartenenti ai settori manifatturiero, delle costruzioni, della vendita all’ingrosso e della vendita al dettaglio.
Gli stessi sono costruiti attraverso dei sondaggi posti ad ogni impresa riguardanti le condizioni commerciali attuali e sulle aspettative future (con un arco temporale di sei mesi).
Il dato macroeconomico è stato finora trattato in forma “plurale”; ebbene, esistono tre indici di fiducia:
• L’IFO sulle condizioni attuali
• L’IFO sulle aspettative future
• L’IFO Business Climate Index (che è la risultante della media tra i due indici di fiducia precedenti)
Le risposte possibili per i quesiti riguardanti le condizioni attuali sono:
• Buone
• Soddisfacenti
• Deboli
Quelle per le aspettative future:
• Più favorevoli
• Invariate
• Meno favorevoli
Osserviamo il valore dei tre dati macroeconomici comunicati lunedì 26 giugno:
I tre indici hanno mostrato un rallentamento. In particolare, l’indice sulle aspettative ha registrato un valore di 83.6 punti dal precedente 88.3 e sotto le aspettative di 88. Quest’ultimo, dei tre, è probabilmente il più importante; tra poco scopriremo i motivi.
2. L’IFO SULLE ASPETTATIVE FUTURE: UN OTTIMO LEADING INDICATOR
Il dato macroeconomico calcolato sulle aspettative future è probabilmente il più importante da osservare in quanto le decisioni aziendali sono basate sulle aspettative stesse. Quali decisioni?
• Ad aspettative future più favorevoli le aziende, probabilmente, aumenteranno i volumi di produzione e investiranno più capitali in nuovi macchinari
• Ad aspettative future meno favorevoli, accadrà il contrario
Tutto si basa su un importante fattore: la domanda dei consumatori. Infatti:
• Ad un aumento di essa le imprese saranno più incentivate ad aumentare la produzione e investire nuovi capitali per espandere la capacità produttiva stessa
Da quest’ultimo concetto deriva una correlazione fondamentale da osservare: quella tra il dato leading e la produzione industriale a/a:
Utilizzando una piccola lente di ingrandimento, è possibile scoprire delle cose interessanti:
L’IFO, molto spesso, palesa la sua funzione di “leading indicator” anticipando la produzione industriale stessa.
Dunque:
• L’IFO sulle aspettative future tende ad anticipare i futuri corsi economici
Quest’ultimo punto è confermato dalla sua funzione anticipatrice sul PIL tedesco, misurato anno/anno:
3. L’IFO IN OTTICA INVESTIMENTO
Il dato macroeconomico “leading” è utile ai fini dell’investimento in azioni e obbligazioni.
Quando la scelta dovrebbe ricadere sulle azioni e quando sulle obbligazioni?
Per provare a capirlo è utile costruire un indice di forza tra il DAX e un ETF obbligazionario “tedesco” a scadenze miste, con ticker “IS0L”, e successivamente correlarlo al dato macroeconomico stesso. Osserviamo la figura seguente:
La correlazione tra l’indice di forza e l’IFO sulle aspettative future è positiva. Questo significa che:
• Ad aspettative future più favorevoli gli investitori preferiranno le società del DAX
• Ad aspettative meno favorevoli i titoli di stato tedeschi
Perché il mercato azionario, come mostra la grafica successiva, tende a registrare ottime performance ad un miglioramento delle aspettative economiche?
Ciò accade perché al crescere delle stesse aspettative migliora il sentiment dei consumatori. Questo è ben mostrato nella grafica successiva (correlazione positiva IFO-Fiducia dei consumatori).
Più i consumatori sono fiduciosi e più tenderanno ad acquistare articoli e prodotti, facendo di fatto aumentare i volumi di vendita delle società e dunque…gli utili! Non è un caso che il prezzo del DAX sia fortemente correlato positivamente al dato macroeconomico!
Le obbligazioni, al contrario, rappresentano un asset class diversa, con rischi diversi.
Partiamo dal concetto secondo il quale una crescita economica trascina un aumento del tasso di inflazione al consumo:
Perché la correlazione tra i due dati macroeconomici non si presenta positiva, bensì mista?
L’inflazione è lagging nel contesto del ciclo economico! Essa palesa dei rialzi in un’espansione (la famosa “FASE 4”) e dei ribassi a rallentamento economico inoltrato.
Poniamoci una domanda:
“L’IFO tende ad anticipare il tasso di inflazione tedesco?”
La figura successiva è chiara!
Torniamo ora alle obbligazioni. Perché è stato citato il tasso di inflazione?
• Il tasso di inflazione rappresenta un rischio per le obbligazioni: esso, infatti, erode il valore cedolare reale dei bond stessi
Per questo motivo, come mostra la figura successiva, la correlazione tra ETF obbligazionario tedesco e tasso di inflazione è negativo!
Per concludere, osserviamo nuovamente la grafica precedente:
• Ad un miglioramento delle aspettative economiche future, gli investitori acquisteranno azioni della società, capaci di generare utili maggiori; le obbligazioni registreranno performance negative, colpite nello stesso contesto da un aumento del tasso di inflazione
• Ad un peggioramento delle stesse aspettative gli utili societari tenderanno a contrarsi a causa del calo della fiducia dei consumatori: per questo motivo le società registreranno dei ribassi. Al diminuire della domanda, tuttavia, corrisponderà un tasso di inflazione al ribasso e, per i motivi citati precedentemente, un interesse maggiore verso i bond
C’è da considerare un ulteriore aspetto. Un altro rischio presentato dalle obbligazioni è quello “tassi di interesse”:
All’aumentare dei tassi di interesse di una banca centrale aumenteranno i rendimenti offerti dalle obbligazioni:
Più il rendimento di un’obbligazione sarà alto, tanto più il bond stesso sarà competitivo. Questo significa che:
• In un processo di rialzo dei tassi di interesse, gli investitori tenderanno a vendere le obbligazioni di vecchia emissione per acquistare quelle più competitive: per questo motivo, la correlazione inversa tra ETF obbligazionario e tassi della BCE osservata precedentemente
Quindi:
• Detenere un bond in portafoglio durante un processo di rialzo dei tassi di interesse potrebbe risultare poco saggio
Per la scelta di azioni o obbligazioni attenzione all’andamento del ciclo economico, al tasso di inflazione e..ai tassi di interesse.
A presto!
House of Trading: la strategia di Jacopo Marini su S&P 500Tra le carte messe in campo da Jacopo Marini nella 23esima puntata del 2023 di “House of Trading – Le carte del mercato”, compare una rossa su S&P 500. La strategia del componente della squadra degli analisti ha come ingresso 4.367,10 punti, stop loss a 4.515,50 punti e obiettivo a 4.349 punti. Il Certificato scelto per questo tipo di operatività è stato il Turbo Short di BNP Paribas con ISIN NLBNPIT1NAR8 e leva finanziaria fissata al momento della trasmissione pari a 15,76x. Medio il livello di convinzione per questa strategia, pari a tre stelle su cinque. L’altra carta di Marini è rossa, una strategia short sull’oro, operazione che si aggiunge alle due carte di Riccardo Designori: due strategie short, su Finecobank ed ENI.
S&P 500: analisi giornaliera Prosegue la fase di debolezza per il future su S&P 500, le cui quotazioni sono tornate al di sotto dei 4.400 punti. In questo contesto si potrebbero privilegiare strategie long da area 4.350 punti. Segnali di forza da questo livello potrebbero essere sfruttati per l’implementazione di posizioni in acquisto, in linea con il trend sottostante. In questo caso, l’obiettivo di profitto dei compratori potrebbe essere identificato in area 4.500 punti. Fronte ribassista vi è da monitorare l’eventuale violazione dei 4.260 punti, movimento che potrebbe trasportare le quotazioni al test della successiva area di concentrazione di domanda a 4.150 punti.
I GRAFICI CHE FANNO RIFLETTERE IN QUESTO CONTESTO DI MERCATOL’obiettivo dell’analisi è quello di osservare le variazioni e correlazioni di alcuni dati macroeconomici e di come essi, in futuro, potrebbero impattare fortemente sul mercato azionario americano. Sarà recessione?
I protagonisti dell’analisi:
• Tasso di disoccupazione
• Prodotto interno lordo
• Produzione industriale
• Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione
• Curva dei rendimenti
• Politica monetaria
• Recessione
• Fiducia dei consumatori
• Utili delle società dell’S&P500
Buona lettura!
1. IL TASSO DI DISOCCUPAZIONE
Il tasso di disoccupazione è uno dei più importanti dati macroeconomici.
Esso è il risultato di una formula matematica, espressa come il rapporto tra i disoccupati e la forza lavoro totale:
TASSO DI DISOCCUPAZIONE = DISOCCUPATI / FORZA LAVORO
Il divisore della differenza, la “forza lavoro”, è la somma di tutti gli individui occupati e di quelli in cerca di un’occupazione.
Perché è così importante il dato macroeconomico?
Definiamo la formula di calcolo del PIL utilizzando il metodo della spesa:
PIL = C + I + G + (E-I)
Dove:
• C = Consumi, ossia la quantità di beni e servizi acquistati dai consumatori
• I = Investimenti, intesi come la spesa delle imprese e famiglie in immobili e beni strumentali
• G = Spesa pubblica
• E = Esportazioni
• I = Importazioni
All’aumentare del tasso di disoccupazione è altamente probabile che i consumatori spenderanno meno denaro. Questo significa che, generalmente, “saranno meno consumisti”:
• Tenderanno probabilmente a risparmiare denaro, selezionando con più attenzione la quantità di beni e servizi acquistati (sarà meno probabile l’acquisto di beni durevoli come automobili, ad esempio)
• Tenderanno ad investire meno capitali (saranno quindi improbabili gli acquisti di immobili)
Quanto più il tasso di disoccupazione sarà alto, tanti più individui (o, collettivamente parlando, famiglie) tenderanno a risparmiare denaro e tanto più ne risentiranno in negativo le variabili C e I della formula di calcolo del prodotto interno lordo.
Da questo discorso dovrebbe convenire una correlazione negativa tra PIL misurato anno/anno e tasso di disoccupazione. Osserviamo nella grafica successiva se l’ipotesi è attendibile:
Ipotesi confermata:
• Ad una crescita economica è legato un basso tasso di disoccupazione
Riepilogando brevemente:
• Al salire del tasso di disoccupazione diminuirà la domanda dei consumatori
Facciamo un altro esempio dell’impatto del dato macroeconomico sull’intensità economica:
• Se è vero che ad un aumento dell’unemployment rate sono legati minori consumi, sarà altrettanto vero che le industrie rallenteranno la produzione. Dovrebbe dunque esistere una correlazione inversa tra tasso di disoccupazione e produzione industriale:
Ipotesi vera: correlazione negativa tra i due dati macroeconomici!
2. TASSO DI DISOCCUPAZIONE E RECESSIONE
La correlazione negativa PIL-tasso di disoccupazione osservata precedentemente ha sottinteso il fatto che ad una recessione corrisponde un alto tasso di disoccupazione. Questo è vero? Osserviamo l’immagine successiva:
La figura, reperita dal sito di Fred Economics, riporta la variazione del tasso dal 1950 ad oggi. Le zone della figura ombreggiate di color grigio indicano tutte le ultime dodici recessioni a livello statunitense.
Le parti più curiose della figura sono rappresentate dai piccoli cerchi di color rosso. Essi hanno la funzione di focalizzare la vostra attenzione su un aspetto importante: il tasso di disoccupazione inizia a registrare delle brusche accelerazioni (al rialzo) all’inizio di una recessione.
Sembra quasi che il dato macroeconomico non sia responsabile della contrazione dell’intensità economica. Però…questo non è l’unico dato macroeconomico sul mercato del lavoro fornito dal calendario economico.
3. LE RICHIESTE INIZIALI DI SUSSIDI DI DISOCCUPAZIONE
Il dato macroeconomico sulle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione misura il numero di persone che per la prima volta nella settimana in rassegna hanno richiesto l’indennizzo di disoccupazione.
Qual è la principale differenza con il dato precedente?
• Le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono comunicate a livello settimanale, mentre il tasso di disoccupazione a livello mensile. Inoltre, il primo tende a registrare (lettura dopo lettura) grandi oscillazione rispetto al secondo, mostrandosi dunque più volatile
Vista e considerata la cadenza temporale di rilascio dei dati, possiamo affermare che l’initial jobless claims fornisce un quadro occupazionale “in tempo reale”: per questo, esso è considerato un coincident-data, a differenza del secondo, lagging.
Volendo essere ancora più precisi, il primo altro non è che un segnale anticipatore del secondo.
Vediamo se questo è confermato dalle grafiche successive:
Dal 1970 ai giorni nostri il coincident-data ha sempre anticipato le future tendenze del lagging:
• Ogni massimo/minimo delle richieste iniziali di sussidi ha anticipato il successivo massimo/minimo del tasso di disoccupazione
La domanda ora sorgerà spontanea:
“Dal momento in cui il tasso di disoccupazione registra dei grandi rialzi all’inizio di una recessione e le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono leading indicator del primo, allora si può affermare che un aumento di quest’ultimo, dopo una fase ribassista, è da considerarsi come un segnale premonitore di una potenziale contrazione economica”?
4. LE CURIOSE SIMILITUDINI DELLE RICHIESTE INIZIALI DI SUSSIDI DI DISOCCUPAZIONE CON LA CURVA DEI RENDIMENTI
Per capire se il coincident-data può essere considerato come un anticipatore di una recessione, è utile osservare la sua correlazione con il grafico che più di tutti esprime la stessa aspettativa: la curva dei rendimenti.
Per chi ancora non lo sapesse, la curva dei rendimenti (nella figura successiva) è la rappresentazione grafica dei rendimenti dei diversi titoli di stato americani a diversa scadenza.
Essa può essere divisa in due parti: quella breve (scadenze 6M, 1Y, 2Y, 3Y, 5Y) e quella lunga (7Y, 10Y, 20Y, 30Y).
Quando la parte a scadenze brevi rende più di quella a scadenze lunghe si ha l’inversione della curva dei rendimenti e…il segnale di una potenziale recessione.
Osserviamo la grafica successiva, che riporta lo spread tra il rendimento a 10 anni (benchmark della parte lunga) e quello a 2 anni (benchmark della parte corta):
Ogni qualvolta lo spread è sceso al di sotto della soglia dello 0%, la curva (a quelle scadenze) si è invertita e qualche tempo dopo si è materializzata una recessione (indicata nel grafico da ogni rettangolo verticale di color azzurro).
L’inversione della curva è catalizzata dall’inasprimento della politica monetaria. Osserviamo la grafica successiva:
La correlazione tra tassi di interesse della Federal Reserve e curva dei rendimenti 10-2 anni è negativa!
Ho evitato di trattare in maniera dettagliata questo argomento; qualora ci fossero dei dubbi o ci fosse l’esigenza di maggiori informazioni, lasciate un commento!
Andiamo ad osservare nelle due grafiche successive il rapporto tra curva 10-2 anni e richieste iniziali di sussidi di disoccupazione:
Grafiche molto interessanti:
• Ad ogni inversione della curva ha sempre corrisposto, nell’immediato, un incremento del numero di disoccupati. Questo è accaduto prima delle recessioni degli anni ’80, del 1991, del 2001 e del 2008.
E oggi?
Come mostra la grafica successiva, l’inversione è avvenuta a luglio 2022 e l’inversione di tendenza del numero di disoccupati tre mesi dopo, a ottobre 2022.
5. I GRAFICI CHE FANNO RIFLETTERE
È stato dunque chiarito come il dato sulle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sia un importante catalizzatore macroeconomico. Prima di concludere l’analisi che spero abbiate apprezzato, osserviamo ancora alcune grafiche:
• Il dato macroeconomico, come mostra la figura, è capace di catalizzare la fiducia dei consumatori. La loro correlazione è negativa:
La fiducia dei consumatori è altamente correlata al prodotto interno lordo anno/anno:
• Si ha una crescita economica all’aumentare della fiducia dei consumatori
Il tasso di disoccupazione, a sua volta, è in grado di influenzare gli utili delle società dell’S&P500, come mostra la successiva grafica:
E il benchmark azionario tende a salire al crescere degli utili delle sue società:
Quindi, ricapitolando in breve:
• Le richieste iniziali di sussidi disoccupazione, un dato macroeconomico coincidente, tende sempre ad anticipare il tasso di disoccupazione. Questo contesto si verifica all’inasprimento della politica monetaria che ha proprio l’obiettivo di “calmierare” la domanda dei consumatori; all’aumentare della disoccupazione, peggiorerà il sentiment dei consumatori che, di riflesso, inizieranno a spendere meno denaro impattando in negativo sull’intensità economica e sugli utili delle società quotate, con la relativa discesa degli indici azionari
6. IL GRAFICO DA OSSERVARE
Per tutti gli aspetti trattati, attenzione al coincident-data e alla sua tendenza.
Ad esso è stata applicato una media mobile breve a 20 periodi: se esso continuerà a mantenersi in tendenza rialzista e al di sopra della moving average, starei personalmente in “allerta” (non che non lo sia già).
L’analisi non ha avuto lo scopo di spaventare alcuno; ha semplicemente avuto l’obiettivo di mostrare dei grafici utili a riflettere, specialmente in un contesto nel quale i tassi di interesse, teoricamente, dovranno salire ancora di 50 punti base.
A presto!
House of Trading: la strategia di Jacopo Marini su S&P 500Tra le carte messe in campo da Jacopo Marini nella 23esima puntata del 2023 di “House of Trading – Le carte del mercato”, compare una rossa su S&P 500. La strategia del componente della squadra degli analisti ha come ingresso 4.367,10 punti, stop loss a 4.515,50 punti e obiettivo a 4.349 punti. Il Certificato scelto per questo tipo di operatività è stato il Turbo Short di BNP Paribas con ISIN NLBNPIT1NAR8 e leva finanziaria fissata al momento della trasmissione pari a 15,76x. Medio il livello di convinzione per questa strategia, pari a tre stelle su cinque. L’altra carta di Marini è rossa, una strategia short sull’oro, operazione che si aggiunge alle due carte di Riccardo Designori: due strategie short, su Finecobank ed ENI.
S&P 500: analisi giornalieraLe quotazioni del future su S&P 500 hanno dato vita ad un movimento correttivo dopo il segnale di debolezza registrato venerdì scorso. In questo contesto si potrebbero privilegiare strategie long nel caso di un proseguimento del ritracciamento. Segnali di forza in area 4.350 punti potrebbero essere sfruttati per l’implementazione di posizioni in acquisto. In questo caso, l’obiettivo di profitto potrebbe essere identificato in area 4.500 punti. Fronte ribassista vi è da monitorare l’eventuale violazione dei 4.260 punti, movimento che potrebbe trasportare le quotazioni al test della successiva area di concentrazione di domanda a 4.150 punti.






















