EURGBP, fast trade con divergenza rsiDopo una fase di marcata debolezza, il cross EUR/GBP sta mostrando i primi segnali di rallentamento del trend ribassista sul grafico a quattro ore.
Il movimento rimane tecnicamente inserito in una struttura discendente, ma alcuni elementi iniziano a suggerire la possibilità di un fast trade di natura esclusivamente tecnica, con un rapporto rischio/rendimento interessante.
Il primo elemento da osservare è la divergenza rialzista dell'RSI.
Mentre i prezzi hanno aggiornato i minimi, l'oscillatore ha costruito minimi crescenti.
Si tratta di un segnale che, da solo, non anticipa necessariamente un'inversione, ma spesso accompagna movimenti di recupero anche significativi.
L'eventuale conferma del movimento potrebbe proiettare il cross verso il Point of Control (POC), primo obiettivo naturale dove in passato si è concentrato il maggior volume di scambi.
In caso di superamento di quest'area, il target successivo diventerebbe la EMA 50, che coincide con una resistenza dinamica e rappresenta un livello tecnico di elevato interesse.
L'idea operativa resta quella di un fast trade contro trend, da affrontare con disciplina e gestione rigorosa del rischio.
La perdita dei minimi recenti invaliderebbe infatti lo scenario di recupero, mentre una conferma sopra le prime resistenze aumenterebbe la probabilità di un'estensione del rimbalzo verso gli obiettivi evidenziati sul grafico.
Mercato forex
Wall Street debole tra dazi, petrolio e inflazioneWALL STREET CONTRASTATA
Martedì gli indici azionari statunitensi hanno chiuso in territorio contrastato. L’S&P 500 ha perso lo 0,22%, mentre il Nasdaq 100 ha registrato un calo dello 0,83%. In controtendenza, il Dow Jones è salito dello 0,20%, raggiungendo un nuovo massimo storico.
A innescare le vendite nel comparto tecnologico è stata la pubblicazione dei risultati trimestrali del colosso coreano Samsung. Nonostante utili record superiori alle attese, i dati hanno alimentato i timori degli analisti che il boom legato all’intelligenza artificiale possa rallentare a causa della normalizzazione delle catene di approvvigionamento.
La notizia ha colpito il settore dei semiconduttori quotato a New York. Micron, SanDisk e Applied Materials hanno registrato perdite comprese tra l’8% e il 10%.
SpaceX ha ceduto il 6%, nonostante l’inclusione nel Nasdaq 100.
I listini sono stati inoltre penalizzati dall’aumento dei rendimenti obbligazionari, dopo che gli attacchi alle petroliere nello Stretto di Hormuz hanno riacceso i timori di una nuova fiammata dell’inflazione energetica.
VALUTE
Il dollaro statunitense si rafforza nuovamente in seguito alle rinnovate tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran, causate da un attacco dei Pasdaran contro navi in transito nello Stretto di Hormuz, tra cui un’imbarcazione qatariota e una petroliera saudita.
L’USD/JPY è tornato con decisione sopra quota 162,00, mentre la speculazione continua a mettere sotto pressione la Bank of Japan in un contesto particolarmente complesso.
L’EUR/USD è tornato in prossimità dell’area di supporto di 1,1400, mentre il GBP/USD (Cable) ha corretto verso quota 1,3350.
L’AUD/USD continua a muoversi nel range compreso tra 0,6860 e 0,6960, mentre il dollaro neozelandese si rafforza dopo il rialzo dei tassi da parte della Reserve Bank of New Zealand (RBNZ).
La banca centrale neozelandese ha aumentato il tasso ufficiale di riferimento di 25 punti base, portandolo al 2,50% nella riunione di luglio. Si tratta del primo rialzo degli ultimi tre anni e la decisione era ampiamente attesa dai mercati.
L’obiettivo della RBNZ è riportare l’inflazione verso il target del 2%, limitando al contempo gli effetti negativi sull’economia. La banca centrale ha evidenziato come la parziale riapertura dello Stretto di Hormuz abbia contribuito a ridurre i prezzi di petrolio, gas e prodotti petrolchimici, attenuando temporaneamente le pressioni inflazionistiche.
Secondo le stime dell’istituto, l’inflazione dovrebbe scendere dal 3,9% registrato nel secondo trimestre del 2026 a circa il 2% nei prossimi dodici mesi.
Il Comitato, tuttavia, ha avvertito che gli effetti dello shock energetico potrebbero persistere. Tra i principali rischi a medio termine figurano l’adeguamento dei prezzi da parte delle imprese, la ricostruzione dei margini e un possibile indebolimento del tasso di cambio.
L’economia neozelandese ha perso slancio nel trimestre terminato a giugno a causa dell’aumento dei costi energetici, ma si prevede una ripresa dell’attività economica nel trimestre di settembre grazie al calo dei prezzi dei carburanti e al miglioramento della fiducia.
I responsabili della politica monetaria hanno inoltre sottolineato che ulteriori rialzi dei tassi restano possibili e dipenderanno dall’evoluzione dei dati macroeconomici.
DEFICIT USA
Il deficit commerciale degli Stati Uniti si è ampliato significativamente a maggio 2026, raggiungendo i 77,6 miliardi di dollari rispetto ai 54,6 miliardi di aprile (dato rivisto). Il risultato è sostanzialmente in linea con le attese del mercato, che prevedevano un disavanzo di 78,5 miliardi.
Si tratta del livello più elevato da marzo 2025.
Le importazioni sono aumentate del 3,3%, raggiungendo 395,3 miliardi di dollari, il valore più alto degli ultimi dodici mesi. L’incremento è stato trainato soprattutto dagli acquisti di beni di consumo, in particolare prodotti farmaceutici e telefoni cellulari, oltre che da petrolio greggio e autovetture.
Le esportazioni, invece, sono diminuite del 3,2%, attestandosi a 317,7 miliardi di dollari. A pesare sono state soprattutto le minori spedizioni di oro non monetario e altri metalli preziosi, computer e accessori informatici, nonché beni di consumo, in particolare prodotti farmaceutici.
I dati di maggio suggeriscono che il contributo delle esportazioni nette al PIL del secondo trimestre potrebbe essere più negativo rispetto a quanto registrato nel primo trimestre.
Resta inoltre elevata l’incertezza legata alla politica commerciale, mentre l’amministrazione Trump prosegue con misure tariffarie alternative e con il passaggio a revisioni commerciali annuali nei confronti di Canada e Messico.
PETROLIO
Mercoledì il prezzo del petrolio greggio ha superato i 72 dollari al barile, registrando un rialzo superiore al 5% dall’inizio della settimana.
A sostenere le quotazioni sono stati i nuovi raid aerei condotti dagli Stati Uniti in Iran e la revoca della deroga che consentiva a Teheran di esportare petrolio sui mercati globali.
Il riacutizzarsi delle tensioni mette a rischio il fragile accordo di pace tra Stati Uniti e Iran e riporta al centro dell’attenzione il rischio di nuove interruzioni delle forniture energetiche mondiali.
Le tensioni hanno inoltre scoraggiato armatori e produttori regionali dall’utilizzare lo Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi del commercio energetico globale.
L’escalation rappresenta un netto cambio di scenario rispetto alle precedenti aspettative di un eccesso di offerta, alimentate dall’aumento delle quote produttive dell’OPEC+ e dalla maggiore produzione dei paesi mediorientali.
INFLAZIONE USA
Negli Stati Uniti, le aspettative di inflazione media per i successivi dodici mesi sono aumentate di 0,2 punti percentuali a giugno 2026, raggiungendo il 3,7%, il livello più alto da settembre 2023.
Anche le aspettative a tre anni sono salite di 0,2 punti, attestandosi al 3,3%, il valore più elevato da giugno 2022.
Le aspettative di inflazione a cinque anni sono invece rimaste stabili al 3,0%.
Parallelamente, le attese sull’aumento dei prezzi della benzina sono diminuite di 3,5 punti percentuali, scendendo all’1,5%, il livello più basso da agosto 2022.
GOLD: RIBASSO PREVEDIBILE
Mercoledì l’oro si è attestato intorno ai 4.100 dollari l’oncia, dopo aver perso oltre l’1% nella seduta precedente.
Il movimento è seguito ai nuovi attacchi aerei statunitensi contro l’Iran e alle recenti tensioni nel traffico marittimo dello Stretto di Hormuz.
La nuova escalation geopolitica ha contribuito a sostenere i prezzi del petrolio, aumentando i timori inflazionistici e rafforzando le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi di interesse.
Gli Stati Uniti hanno inoltre revocato una deroga che consentiva all’Iran di esportare greggio sui mercati globali. Contestualmente, le recenti ostilità hanno ridotto il traffico commerciale attraverso Hormuz, aumentando il rischio di nuove interruzioni nelle forniture energetiche mondiali.
In questo contesto, il mercato sta rivalutando le prospettive di politica monetaria, elemento che ha contribuito alla pressione ribassista sul metallo prezioso.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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Conviene comprare il cambio EUR/CHF?Da diversi mesi le principali banche centrali a livello globale hanno iniziato a intervenire nel mercato dei cambi (Forex). Il motivo principale è la forza del dollaro USA dall’inizio dell’anno, legata allo status quo della Federal Reserve (Fed).
Sono state inizialmente le banche centrali asiatiche a intervenire, poiché le principali valute emergenti asiatiche sono scese a seguito degli eventi geopolitici in Medio Oriente. Questo calo di valute come la rupia indiana, la rupia indonesiana e il won sudcoreano ha costretto le rispettive banche centrali a intervenire sul mercato FX per rallentare il deprezzamento rispetto al dollaro USA.
C’è anche il caso del Giappone, con interventi diretti della Banca del Giappone sul Forex per decine di miliardi di dollari, acquistando yen e vendendo dollari USA per fermare la salita del cambio USD/JPY.
Tutte queste banche centrali condividono l’obiettivo di neutralizzare o rallentare l’apprezzamento del dollaro USA rispetto alle loro valute domestiche. È quindi il ritorno degli interventi diretti o indiretti delle banche centrali sul Forex.
Per quanto riguarda il franco svizzero (CHF), la situazione è diversa. La Banca nazionale svizzera interviene direttamente sul Forex per frenare l’apprezzamento del franco, che attira capitali in quanto valuta rifugio.
Di seguito la prima parte del comunicato stampa dell’ultima decisione di politica monetaria della Banca nazionale svizzera del 18 giugno, con riferimento esplicito all’intervento sul mercato dei cambi.
L’ultima decisione di politica monetaria della Banca nazionale svizzera ha affermato esplicitamente che la banca centrale può intervenire in qualsiasi momento per frenare l’apprezzamento del franco e quindi il calo del tasso di cambio EUR/CHF.
Il cambio EUR/CHF rimane in una tendenza ribassista dal punto di vista tecnico, ma mostra segnali di esaurimento, come una figura a cuneo discendente.
Tuttavia, al momento non c’è alcun segnale di acquisto sull’EUR/CHF, ma mantenere posizioni short sta diventando rischioso, poiché si sta operando contro una banca centrale.
Un primo segnale rialzista sarebbe la rottura della nuvola weekly del sistema Ichimoku.
Il grafico seguente mostra le candele giapponesi settimanali del cambio EUR/CHF.
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GBPUSD H4: La Trendline Ribassista Potrebbe Fermare il Rimbalzo?GBPUSD sta registrando un forte recupero dopo aver formato un minimo intorno all'area di 1,3150. Attualmente il prezzo viene scambiato intorno a 1,3350 e si sta avvicinando alla trendline ribassista di lungo periodo, una zona che potrebbe riportare pressione di vendita se i compratori non avranno la forza di superarla.
Un aspetto importante è che l'attuale rimbalzo non ha ancora confermato un'inversione completa del trend. In precedenza, GBPUSD ha rotto al ribasso il vecchio canale discendente per poi formare una struttura di recupero a rounded bottom. Tuttavia, quando il prezzo tornerà a testare l'area compresa tra 1,3380 e 1,3400, potrebbe emergere una maggiore pressione di presa di profitto.
Se GBPUSD verrà respinto in questa zona, il prezzo potrebbe correggere verso 1,3300 o addirittura fino a 1,3250 se la pressione di vendita dovesse aumentare.
Piano di trading:
Entry: Privilegiare posizioni SELL se il prezzo viene respinto nell'area 1,3380–1,3400.
Stop Loss: Sopra 1,3430.
Take Profit: 1,3300–1,3250.
Lo scenario ribassista di breve termine rimane valido finché GBPUSD si mantiene al di sotto della trendline ribassista. Se il prezzo chiude una candela H4 sopra 1,3430, la pressione di vendita diminuirà e sarà necessario rivalutare la struttura del mercato.
EURUSD sotto pressione ribassistaEURUSD sta entrando in una zona piuttosto delicata dopo aver perso la trendline rialzista di breve periodo. In precedenza, questa linea fungeva da supporto per il recupero del prezzo, ma il recente breakdown mostra che la forza dei compratori non è più dominante come prima.
Il punto chiave è che il prezzo sta tornando a testare l’area 1.1445–1.1450, una zona che coincide con un importante ritracciamento tecnico. Tuttavia, la reazione qui non è ancora chiara, quindi non può essere considerata un vero segnale di inversione. Da osservare se gli acquirenti riusciranno a recuperare la vecchia struttura, oppure se si tratterà solo di un rimbalzo debole prima del ritorno della pressione di vendita.
Se il prezzo resta bloccato sotto questa zona di retest, lo scenario ribassista verso 1.1400 rimane prioritario.
Nuovi minimi per lo YenContinua a indebolirsi lo Yen nei confronti del Dollaro.
Ha ormai superato stabilmente quota 160.
Si tratta del livello più debole degli ultimi 40 anni.
Il calo sta proseguendo nonostante un intervento record da 11.73 trilioni di Yen da parte del Governo giapponese tra aprile e maggio e il rialzo dei tassi all'1% da parte della BOJ.
Più volte la ministra delle finanze, Katayama, si è detta pronta a un'azione decisa insieme a Washington.
La situazione sullo Yen ha raggiunto livelli drammatici anche sul posizionamento speculativo.
Le scommesse speculative ribassiste sono ai massimi degli ultimi 20 anni.
In genere questo posizionamento si sgonfia con un deciso movimento nella parte opposta.
E' ancora troppo presto per parlarne ma uno Yen troppo debole non piace né al Giappone né all'America che potrebbero intervenire insieme per sostenere la valuta nipponica.
Più il grafico è pulito, più la mente del trader è stabileNel trading, la complessità non rappresenta sempre un vantaggio. Molti trader pensano che disegnare più linee, aggiungere più aree di prezzo e seguire più segnali li aiuti a prendere decisioni migliori. In realtà, un grafico troppo affollato genera spesso più rumore che chiarezza.
Quando un grafico contiene troppe informazioni, è facile sentirsi sopraffatti. Ogni trendline, ogni livello di supporto e resistenza e ogni indicatore può offrire una prospettiva diversa. Di conseguenza, il processo decisionale diventa più stressante: entrare o aspettare? Mantenere la posizione o uscire? Sto forse perdendo un'opportunità? A quel punto iniziano a prendere il sopravvento le emozioni: dubbi, FOMO, impulsività e impazienza.
Un piano di trading semplice permette al trader di eliminare il rumore e concentrarsi sugli elementi davvero importanti: il trend principale, la struttura del prezzo, le zone di liquidità, i livelli chiari di supporto e resistenza e un punto di invalidazione ben definito. Quando ogni elemento presente sul grafico ha uno scopo preciso, diventa più facile osservare il mercato, ridurre le distrazioni e agire in modo sistematico.
La semplicità aiuta anche a costruire disciplina. Quando il metodo è chiaro, il trader può ripetere sempre lo stesso processo: identificare le aree di prezzo importanti, attendere la reazione del mercato, cercare una conferma, calcolare il rischio ed entrare solo quando il setup è realmente valido. Con il tempo, questo processo diventa un'abitudine di trading solida, invece di cambiare approccio ogni giorno.
È importante ricordare che semplicità non significa superficialità. Un grafico pulito non è un grafico privo di analisi, ma uno che conserva solo gli elementi realmente utili per prendere decisioni di trading. Un trader professionista non ha bisogno di trasformare il grafico in una mappa complessa; ha bisogno di un sistema sufficientemente chiaro per sapere quando agire e quando restare fuori dal mercato.
Conclusione:
Un piano di trading essenziale aiuta a ridurre lo stress, limita le decisioni impulsive e migliora la disciplina. Quando il grafico è più pulito, anche il pensiero diventa più chiaro. E quando il pensiero è più chiaro, il trader riesce a concentrarsi su ciò che conta davvero: operare nelle giuste aree di prezzo, seguire il proprio piano e rispettare sempre il livello di rischio prestabilito.
USD/CAD, un rally del 5% aumenta probabilità di correzioneIl cambio USD/CAD continua a mantenersi su livelli elevati, ma il quadro tecnico del grafico a 4 ore suggerisce che il movimento direzionale potrebbe aver bisogno di una fase di riequilibrio.
Dall'inizio dell'impulso rialzista il cross ha infatti guadagnato circa il 5%, sviluppando un trend estremamente ordinato e caratterizzato da una costante permanenza sopra la EMA 50, media mobile che ha accompagnato l'intera accelerazione senza mai essere realmente violata.
Proprio questa regolarità rappresenta oggi uno degli elementi più interessanti.
Dopo un movimento così esteso, è fisiologico attendersi che il mercato possa ricercare nuovi equilibri attraverso una correzione più incisiva o una fase distributiva.
Magari suggerita dal recente indebolimento del mercato del lavoro americano e dalle minori pressioni inflazionistiche globali.
Non si tratta necessariamente di un segnale di inversione del trend primario, quanto piuttosto della possibilità che vengano scaricati gli eccessi accumulati nelle ultime settimane.
Sul grafico emerge inoltre un canale parallelo che sta contenendo le oscillazioni di breve periodo.
L'eventuale rottura della sua base potrebbe rappresentare il primo indizio di un'accelerazione ribassista, offrendo un riferimento tecnico per seguire un possibile movimento correttivo.
In alternativa, anche la formazione di altri pattern distributivi nella fascia dei massimi potrebbe anticipare un progressivo indebolimento della pressione rialzista.
Wall Street in rally, focus su Fed e petrolioWALL STREET, TORNA L’EUFORIA
Chiusura in forte rialzo per Wall Street, trainata dal rimbalzo del settore tecnologico e dei semiconduttori.
Il Dow Jones ha registrato un nuovo record storico, superando e chiudendo per la prima volta sopra la soglia psicologica dei 53.000 punti. I tre principali indici azionari statunitensi hanno terminato le contrattazioni in territorio positivo, con il Nasdaq Composite in rialzo dell’1,12%, a guidare i guadagni grazie al rinnovato entusiasmo per l’intelligenza artificiale.
L’S&P 500, dal canto suo, ha messo a segno un +0,72%, avvicinandosi ai massimi storici. Il Dow Jones ha invece chiuso a +0,29%, registrando il suo ventunesimo record dell’anno.
Dopo le forti vendite di fine giugno, i titoli legati ai semiconduttori sono tornati a correre. Tra le blue chip si sono distinte le ottime performance di IBM (+3,39%), Goldman Sachs (+2,89%) e Boeing (+2,83%).
In calo, invece, i titoli farmaceutici e dei beni di consumo, con Amgen (-2,62%), Nike (-2,31%) e Procter & Gamble (-2,30%) tra i peggiori.
Nel frattempo, gli investitori restano cautamente ottimisti in vista della pubblicazione dei verbali della riunione di giugno della Federal Reserve, prevista per mercoledì, la prima sotto la guida del nuovo presidente Kevin Warsh.
VALUTE
Nel mercato valutario il dollaro resta sotto pressione. Il Dollar Index si mantiene al di sotto della soglia di 101 punti, penalizzato dal ridimensionamento delle aspettative degli investitori su un possibile rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, dopo la pubblicazione di dati sul mercato del lavoro inferiori alle attese (ADP e NFP).
I dati diffusi la scorsa settimana hanno evidenziato un rallentamento della crescita occupazionale a giugno, accompagnato da revisioni al ribasso delle retribuzioni dei due mesi precedenti.
I mercati prezzano ora una probabilità di circa il 50% di un aumento dei tassi da parte della Fed a settembre, in calo rispetto ai circa due terzi registrati prima della pubblicazione degli ultimi dati sull’occupazione.
L’attenzione degli investitori è ora rivolta ai verbali della riunione di politica monetaria di giugno della Fed, dai quali si attendono indicazioni sulle future mosse dei tassi d’interesse. Sotto osservazione anche i dati sul deficit commerciale statunitense, attesi nella giornata odierna.
Il dollaro si è indebolito nei confronti della maggior parte delle principali valute, pur restando vicino ai massimi degli ultimi quarant’anni contro lo yen giapponese.
L’EUR/USD oscilla tra 1,1400 e 1,1450, mentre l’USD/JPY è sceso leggermente dai massimi di ieri a 162,40, tornando nell’area di 161,80, nonostante l’assenza di interventi da parte della Bank of Japan.
Il mercato appare sostanzialmente cristallizzato sui livelli attuali, in attesa di nuovi elementi in grado di indirizzare i prezzi.
Sul mercato COT, le posizioni sullo yen restano fortemente negative e orientate al ribasso. I contratti long su USD/JPY ammontano a quasi 18 miliardi di dollari nei soli futures, equivalenti a circa 350 miliardi considerando anche spot e swap dei mercati non regolamentati.
Recuperano terreno anche le valute oceaniche, sebbene restino ancora al di sotto delle principali resistenze tecniche.
ANCORA PRESSIONE SUL PETROLIO
Il WTI resta stabile, pur mantenendosi vicino ai minimi del periodo, con quotazioni attorno ai 69 dollari al barile e sui livelli più bassi degli ultimi quattro mesi.
Continuano a pesare sui prezzi le aspettative di un incremento dell’offerta globale, mentre il traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz prosegue il suo graduale ritorno alla normalità.
Secondo alcune fonti, almeno otto navi collegate al Giappone hanno attraversato il strategico passaggio marittimo lungo una rotta vicina all’Iran, tra cui cinque superpetroliere capaci di trasportare fino a 2 milioni di barili di greggio ciascuna.
Nel frattempo, Saudi Aramco ha ridotto di 11 dollari al barile il prezzo del greggio Arab Light destinato agli acquirenti asiatici per il prossimo mese, portandolo a uno sconto di 1,50 dollari rispetto al benchmark regionale, segnale di condizioni di mercato più favorevoli sul fronte dell’offerta.
Le ultime due occasioni in cui la compagnia saudita ha adottato una politica di forti sconti sui prezzi risalgono alle guerre del petrolio del 2020 e del 2015.
La decisione è arrivata dopo che i membri dell’OPEC+, guidati dall’Arabia Saudita, hanno concordato nel fine settimana un aumento delle quote produttive per il prossimo mese, rafforzando ulteriormente le aspettative di una maggiore disponibilità di greggio sul mercato globale.
GOLD CONSOLIDA
Martedì l’oro è sceso sotto i 4.150 dollari l’oncia, pur conservando gran parte dei guadagni accumulati la scorsa settimana.
Gli operatori attendono la pubblicazione dei verbali della riunione di giugno della Federal Reserve per ottenere nuove indicazioni sulle prospettive dei tassi d’interesse.
I dati diffusi la scorsa settimana hanno mostrato un rallentamento della crescita dell’occupazione e revisioni al ribasso dei salari dei due mesi precedenti, inducendo i mercati a ridimensionare le aspettative di un rialzo dei tassi nel breve termine.
Attualmente gli operatori attribuiscono circa il 50% di probabilità a un aumento dei tassi a settembre, rispetto a quasi due terzi prima dell’ultimo rapporto sull’occupazione.
In questo contesto, il metallo giallo potrebbe tornare a risultare particolarmente interessante, grazie al calo dei rendimenti obbligazionari.
L’oro ha inoltre beneficiato della flessione dei prezzi del petrolio e della progressiva normalizzazione del traffico nello Stretto di Hormuz.
Dal punto di vista tecnico, l’area dei 3.950 dollari rappresenta il supporto chiave da preservare. Una tenuta sopra tale livello manterrebbe aperto lo scenario di accumulazione, con potenziali obiettivi in area 4.550 e successivamente 4.880 dollari l’oncia.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
AUD/USD: fast trade con il Dollar Index osservato speciale Sul grafico a 4 ore prende forma una struttura assimilabile a un testa e spalle rialzista, accompagnata da una sequenza di minimi crescenti e dal sostegno della trendline ascendente che sostiene il recupero dai minimi di fine giugno.
Il mercato si trova ora a ridosso della neckline, area che rappresenta il principale ostacolo per confermare un'inversione almeno di breve periodo.
Un breakout deciso potrebbe aprire spazio verso la successiva resistenza in area 0,6960-0,6980, offrendo un'interessante opportunità di fast trade, con uno stop contenuto sotto la trendline e sotto la spalla destra del pattern.
Anche l'indice del dollaro si trova su un supporto di rilievo e mostra una configurazione tecnica che potrebbe favorire un rimbalzo.
Se il DXY dovesse reagire come ipotizzato, il rafforzamento del biglietto verde potrebbe limitare o addirittura annullare il tentativo di recupero dell'AUD/USD.
Per questo motivo, il setup rialzista sul cambio richiede una conferma non solo dal prezzo, ma anche dal comportamento del dollaro americano. La forza relativa del DXY sarà probabilmente il fattore decisivo per stabilire se il movimento in corso potrà trasformarsi in una vera inversione di breve periodo oppure restare soltanto una pausa tecnica all'interno del più ampio trend ribassista.
EUR/USD H2: Reazione nel Canale di RipresaIl punto degno di nota su EUR/USD (H2) in questo momento non risiede più nel precedente calo, ma nel modo in cui il prezzo sta reagendo all'interno dell'attuale canale di ripresa. Dopo aver toccato il minimo intorno all'area di 1.1320, il prezzo ha iniziato a formare una struttura rialzista a breve termine, mantenendo costantemente la zona di supporto dinamico all'interno del canale.
Tuttavia, questo non è ancora un segnale di breakout completo. Il prezzo deve ancora mantenersi sopra l'area 1.1400 – 1.1410 e mostrare una chiara reazione d'acquisto sul bordo inferiore del canale rialzista per confermare che i buyer mantengono il controllo.
Se la pressione d'acquisto persiste, EUR/USD potrebbe estendere il rally fino all'area di 1.1500. Questo è il target vicino in linea con l'attuale direzione del pattern.
Al contrario, se il prezzo dovesse rompere al di sotto del bordo inferiore del canale, la spinta rialzista potrebbe indebolirsi, con il rischio per EUR/USD di tornare a testare l'area 1.1360 – 1.1380.
Piano di Trading:
Entry: BUY quando il prezzo tiene sopra l'area 1.1400 – 1.1410 e mostra un segnale di conferma rialzista.
Stop Loss: sotto 1.1380.
Take Profit 1: 1.1500.
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#064: Opportunità di Investimento SHORT su NZD/USD
Il cambio mostra una struttura tecnica orientata alla debolezza, con perdita progressiva di forza dopo una fase di recupero.
La pressione dei venditori rimane dominante e i rialzi recenti sembrano avere caratteristiche più correttive che di reale inversione.
Le aree superiori hanno mostrato difficoltà nel mantenere domanda, con possibili prese di liquidità prima della continuazione ribassista.
La forza relativa continua a favorire il dollaro americano, mentre il dollaro neozelandese resta penalizzato da un contesto meno favorevole.
La struttura principale rimane impostata verso una possibile continuazione short finché il prezzo non mostrerà una vera rottura del trend attuale.
Attesa conferma della pressione ribassista e prosecuzione verso le prossime aree di liquidità inferiori.
Mercati in ripartenza tra Fed, petrolio e valuteRIPARTONO I MERCATI DOPO LA SOSTA
Il mese di luglio, dal punto di vista delle notizie economiche e finanziarie, inizia di fatto oggi, lunedì 6.
I mercati si sono rasserenati, soprattutto dopo la firma dell’accordo tra Stati Uniti e Iran per un cessate il fuoco duraturo e, in particolare, in seguito alla riapertura dello Stretto di Hormuz, che ha registrato un significativo aumento del traffico di petroliere.
I prezzi dell’energia sono crollati. Tuttavia, questo non ha generato una discesa dei rendimenti dei titoli di Stato, che continuano invece a segnalare una certa probabilità che le banche centrali possano mantenere un orientamento restrittivo e, se necessario, aumentare ulteriormente il costo del denaro nel prossimo autunno.
La Federal Reserve pubblicherà i verbali della riunione di giugno, offrendo ulteriori spunti di riflessione su un FOMC ancora diviso. Sul fronte macroeconomico, l’attenzione sarà rivolta all’indice ISM dei servizi e ai dati della bilancia commerciale statunitense.
Anche la BCE pubblicherà le minute dell’ultima riunione di politica monetaria. Germania e Italia diffonderanno i dati sulla produzione industriale, mentre la Germania si unirà alla Francia nella pubblicazione dei dati sul commercio estero.
In Giappone, una settimana ricca di statistiche economiche sarà caratterizzata dalla pubblicazione dei dati relativi alla spesa delle famiglie, agli ordini di macchine utensili, ai prezzi alla produzione e al saldo delle partite correnti, in un contesto di forte pressione sullo yen e sui titoli di Stato giapponesi.
Da non dimenticare anche la pubblicazione dell’inflazione in Cina. In Oceania, invece, l’attenzione sarà concentrata sulla decisione della RBNZ in materia di tassi d’interesse.
VALUTE
Sul mercato valutario, il dollaro ha perso terreno a causa dell’aumento delle probabilità che la Federal Reserve riduca le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi, soprattutto dopo il crollo dei prezzi del petrolio.
L’indice del dollaro è rimasto sotto quota 101 lunedì, dopo aver registrato perdite settimanali legate a dati sul mercato del lavoro statunitense inferiori alle attese e al calo dei prezzi del greggio, fattori che hanno indotto gli operatori a ridimensionare le aspettative di una politica monetaria più restrittiva.
I dati pubblicati la scorsa settimana hanno mostrato un incremento di soli 57.000 posti di lavoro non agricoli negli Stati Uniti nel mese di giugno, il dato più debole degli ultimi quattro mesi e nettamente inferiore alle previsioni di 110.000 unità.
Anche il petrolio ha registrato una leggera flessione, poiché la ripresa dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz e la prospettiva di un aumento della produzione OPEC+ hanno alimentato i timori di un possibile eccesso di offerta.
L’EUR/USD è salito da 1,1320 a 1,1470, per poi correggere leggermente in attesa di nuove indicazioni dal mercato. Va tuttavia sottolineato che la moneta unica non sembra ancora avere la forza necessaria per rompere al rialzo in modo deciso. La soglia di 1,1500 potrebbe quindi rappresentare una resistenza particolarmente difficile da superare.
Il cambio GBP/USD (Cable) si mantiene in area 1,3340, sostenuto dagli acquisti di sterline contro euro. Di conseguenza, l’EUR/GBP potrebbe scendere verso l’obiettivo di 0,8490.
Il tema centrale del mercato valutario resta però lo yen giapponese. Per il momento, la valuta nipponica non riesce a rafforzarsi in modo significativo, nonostante le minacce d’intervento della Bank of Japan. Il cambio USD/JPY è tornato in area 162,00 dopo una fase di recupero dello yen che aveva portato il mercato a testare la resistenza di 160,50, sostenuto dai ripetuti price checking della banca centrale, senza tuttavia alcuna conferma ufficiale di interventi diretti sul mercato.
La sfida tra gli operatori speculativi — con posizioni lunghe stimate in circa 400 miliardi di dollari sulla base del COT e dei mercati futures, e conseguentemente anche sul mercato spot — e la banca centrale resta aperta, nella consapevolezza che la Federal Reserve potrebbe eventualmente supportare le autorità giapponesi.
PETROLIO
Lunedì il petrolio greggio viene scambiato sotto i 69 dollari al barile, mantenendosi vicino ai minimi registrati dalla fine di febbraio.
La ripresa dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz e le aspettative di una maggiore produzione da parte dell’OPEC+ hanno infatti alimentato i timori di un potenziale eccesso di offerta.
I membri dell’OPEC+ hanno approvato un ulteriore e moderato aumento delle quote produttive per il prossimo mese. Sette Paesi, guidati da Arabia Saudita e Russia, hanno concordato un incremento della produzione pari a 188.000 barili al giorno.
La decisione riflette la maggiore fiducia del gruppo nelle condizioni del mercato energetico, favorita dalla progressiva stabilizzazione della situazione geopolitica in Medio Oriente.
Anche i principali produttori del Golfo Persico hanno aumentato l’offerta. Le esportazioni dell’Arabia Saudita si sono avvicinate ai livelli precedenti al conflitto, mentre gli Emirati Arabi Uniti, che avevano temporaneamente lasciato l’OPEC durante la crisi, hanno ripristinato le spedizioni.
Nel frattempo, il traffico delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz ha mostrato evidenti segnali di normalizzazione dopo le anomalie registrate nei giorni precedenti, quando diverse navi avevano effettuato inversioni di rotta e deviazioni lungo una delle più importanti arterie energetiche mondiali.
ORO
Questa mattina l’oro ha corretto di circa 50 dollari dopo aver testato i 4.200 dollari l’oncia, mantenendo comunque gran parte dei guadagni accumulati nella scorsa settimana.
I dati sul lavoro statunitense inferiori alle attese e il calo dei prezzi del petrolio hanno infatti spinto gli operatori a ridimensionare le aspettative di un aumento dei tassi da parte della Federal Reserve.
Anche la diminuzione del prezzo del greggio, favorita dalla riapertura dello Stretto di Hormuz e dalla prospettiva di un aumento dell’offerta OPEC+, ha contribuito ad attenuare le pressioni inflazionistiche che in precedenza avevano sostenuto le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi, penalizzando il metallo giallo.
I dati pubblicati la scorsa settimana hanno evidenziato che i nuovi occupati non agricoli negli Stati Uniti sono aumentati di sole 57.000 unità a giugno, il livello più basso degli ultimi quattro mesi e ben inferiore alle attese di mercato, pari a 110.000 unità.
Questo ha spinto gli operatori a ridurre le proprie scommesse su un rialzo dei tassi a settembre. Secondo il CME FedWatch Tool, la probabilità di un aumento dei tassi è scesa al 50%, rispetto al 66% registrato prima della pubblicazione del rapporto sul lavoro.
Dal punto di vista tecnico, l’oro si trova in una fase di accumulazione particolarmente interessante, che potrebbe aprire la strada a un ritorno verso le aree di 4.350 e successivamente 4.600 dollari l’oncia. Prima di un nuovo movimento rialzista, tuttavia, non è escluso un test di un minimo significativo in prossimità del supporto chiave situato nell’area di 3.810-3.820 dollari.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
GBPUSD H4: Rimbalzo dalla Demand ZoneEvoluzione del mercato:
Il GBPUSD H4 ha mostrato una chiara ripresa dalla Demand Zone intorno a 1.3150 dopo il precedente ribasso. Il prezzo si sta muovendo al rialzo seguendo una struttura di Uptrend a breve termine e sta scambiando intorno a 1.3340, dimostrando che i buyers mantengono il controllo del mercato dopo aver rimbalzato dal supporto.
(Prezzo attuale: 1.3343)
Orientamento strategico:
Priorità all'osservazione di uno scenario BUY finché il GBPUSD si mantiene sopra la zona 1.3300 – 1.3320. Se il prezzo preserva l'attuale struttura rialzista senza rompere al di sotto del supporto vicino, l'impulso positivo potrebbe estendersi fino all'area 1.3450.
Il prezzo deve rimanere sopra quota 1.3300 affinché lo scenario rialzista rimanga valido. Una chiusura H4 al di sotto di questo livello indebolirebbe la spinta rialzista a breve termine, richiedendo una rivalutazione della struttura.
[Wall Street è CHIUSA oggi?] - La regola che forse non conosci!Ciao a tutti! Ieri avrete sicuramente notato qualcosa di insolito sui grafici: i mercati americani si sono mossi tantissimo per i dati dei Non Farm Payrolls (FNP), anche se non era il classico primo venerdì del mese. E oggi, venerdì 3 luglio, Wall Street è completamente sbarrata.
Costa sta succedendo? Vi svelo una curiosità sul funzionamento dei mercati USA che non tutti conoscono.
LA REGOLA D'ORO DELLE FESTIVITÀ AMERICANE
In Italia siamo abituati al fatto che se una festa nazionale (come il 1° Maggio) cade di sabato o di domenica, la festa è “persa”. Negli Stati Uniti non funziona così.
Per legge, il governo americano non fa mai perdere un giorno di vacanza ai lavoratori . Se una festa a data fissa cade nel weekend, scatta un recupero automatico:
• Se la festa cade di sabato , viene anticipata al venerdì . (come in questo caso)
• Se la festa cade di domenica , viene posticipata a lunedì .
Il 4 luglio (Independence Day) cade di sabato. Per questo motivo, oggi venerdì 3 luglio negli USA è una festività ufficiale a tutti gli effetti (chiamata Observed Holiday)
Cosa comporta questo per noi trader oggi?
I mercati finanziari si adeguano alle banche centrali, quindi il calendario di Wall Street ha subito uno scossone:
• NFP Anticipati : Il Bureau of Labor Statistics ha dovuto pubblicare i dati sul lavoro ieri (giovedì), proprio perché oggi gli uffici sono chiusi
• Azionario USA chiuso : Oggi il Nasdaq e il NYSE sono totalmente spenti. Zero scambi sulla azioni fisiche (Apple, Nvidia, Tesla, ecc.).
• Futures a mezzo servizio : I contratti Futures sugli indici (come il Nasdaq Futures) scambiano solo in sessione elettronica ridotta e chiuderanno anticipatamente in serata.
• Forex al rallentatore : Senza i desk operativi di New York, oggi sul mercato Forex c’è pochissima liquidità. I movimenti potrebbero essere molto piatti o, al contrario registrare finti movimenti improvvisi dovuti ai bassi volumi.
Cosa fare adesso?
La prudenza è d’obbligo. Con la sessione americana totalmente assente, i grafici potrebbero essere “ingannevoli”. La vera operatività regolare riprenderà lunedì 6 luglio.
Occhio ai possibili saltelli di prezzo (gap) alla riapertura della domenica sera!
E tu lo sapevi?? Lascia un boost e un commento se questo post ti è stato utile e fammi sapere come gestisci il trading in queste giornate di scarsa liquidità!
E Se Ciò Che Stai Inseguendo Concedesse Davvero Il Successo?Trattieni questo pensiero per qualche secondo. Non come un sogno irrealizzabile, ma come una possibilità reale: ciò che stai costruendo oggi in silenzio, un giorno potrebbe davvero prendere forma. Non perché il mercato ti debba qualcosa, ma perché sei stato costante, ti sei presentato abbastanza a lungo, hai imparato abbastanza e ti sei allenato con la serietà necessaria per migliorare.
La maggior parte delle persone non fallisce per mancanza di potenziale. Fallisce perché si arrende troppo presto, soprattutto nella fase iniziale — quando tutto è ancora confuso, i risultati non sono chiari e il processo di pratica sembra noioso. Se continui a studiare, a osservare i grafici, a prendere appunti e a cercare modi per migliorare, allora hai già superato un test fondamentale: non te ne sei andato solo perché questo viaggio è più difficile di quanto immaginassi.
Non hai bisogno di vedere l'intero percorso fin dall'inizio. Nessuno comincia con una mappa completa. Ciò che conta è avere una direzione abbastanza chiara e abbastanza disciplina per continuare a fare un passo avanti. La chiarezza spesso non precede l'azione; si crea lungo il percorso, mentre ripeti, sbagli, correggi e cresci.
Nel trading, la disciplina è il vantaggio più grande. Un buon metodo ha valore solo quando chi lo esegue è abbastanza stabile da rispettarlo. Con lo stesso sistema, due trader diversi possono generare due risultati completamente opposti: uno è calmo, coerente e sa accettare il rischio; l'altro è impaziente, soffre di FOMO, sposta lo stop loss e fa trading emotivo.
Ma disciplina non significa fede cieca. La vera fiducia deve essere costruita sui dati, sul processo di backtesting e sull'onestà verso i propri risultati. Credi nella tua capacità di apprendere, ma non mentire a te stesso. Continua a misurare, a registrare e sii pronto ad aggiustare il tiro quando l'evidenza mostra che qualcosa non funziona più.
Ci saranno perdite, fasi di stallo e giorni in cui ti sembrerà di tornare indietro. Ma questo non equivale al fallimento. È una parte molto reale dell'apprendimento di una competenza complessa. Chi va lontano non è sempre il più talentuoso, ma chi ha abbastanza pazienza per continuare, abbastanza lucidità per trarre insegnamenti e abbastanza umiltà per cambiare.
Non devi dimostrare nulla a chi non capisce il tuo percorso. Lascia che sia il lavoro a parlare nel tempo. Al tempo stesso, però, impara ad ascoltare i dati del tuo diario di trading, i risultati reali e i feedback che hanno abbastanza valore da farti progredire.
Quindi, e se ciò che stai inseguendo avesse davvero successo? La risposta non sta nel fantasticare troppo a lungo, ma nell'azione successiva che compirai oggi: una sessione di pratica in più, un appunto in più, una volta in più in cui rispetti il piano, una volta in più in cui scegli la disciplina al posto dell'emozione.
Il successo non arriva perché speri e basta. Arriva quando trasformi la speranza nel lavoro ripetuto ogni giorno. Custodisci quel fuoco, ma incanalalo nella disciplina, nell'apprendimento, nell'azione e nel processo per diventare la versione migliore di te stesso.
Wall Street mista, dollaro debole e oro in rialzoWALL STREET MISTA, NFP IN CALO
I principali indici di Wall Street hanno chiuso la seduta di ieri con un andamento contrastato. Da un lato, i dati macroeconomici sul lavoro, inferiori alle attese, hanno allontanato l’ipotesi di nuovi rialzi dei tassi da parte della Fed; dall’altro, il comparto tecnologico è stato penalizzato da diffuse prese di profitto.
La giornata ha segnato un nuovo record storico per il Dow Jones, mentre il Nasdaq ha terminato gli scambi in territorio negativo. Il Dow Jones ha chiuso in rialzo dell’1,14%, dopo aver toccato un nuovo massimo storico. L’S&P 500 ha invece terminato la seduta sostanzialmente invariato, replicando quanto già accaduto due giorni prima, mentre il Nasdaq ha perso lo 0,8%.
Sul fronte macroeconomico, i dati sui Non-Farm Payrolls hanno evidenziato un rallentamento del mercato del lavoro statunitense, con un incremento di appena 57 mila occupati, ben al di sotto delle attese di 114 mila e inferiore anche al dato precedente di maggio, pari a 129 mila unità.
Questo rallentamento, unito ai deboli dati ADP pubblicati nei giorni precedenti, conferma il progressivo raffreddamento dell’economia statunitense e contribuisce ad attenuare le pressioni inflazionistiche. Tra i vari comparti, il settore tecnologico è stato quello più penalizzato, a causa di diffuse prese di beneficio.
NIKKEI
Venerdì l’indice Nikkei 225 è salito dello 0,7%, recuperando le perdite iniziali grazie ai dati sull’occupazione statunitense, risultati inferiori alle attese.
Il rapporto sul lavoro, più debole del previsto, ha contribuito a compensare le persistenti preoccupazioni legate al settore dell’intelligenza artificiale, dove gli investitori continuano a interrogarsi sulla sostenibilità di investimenti sempre più ingenti e di valutazioni particolarmente elevate nel lungo periodo.
Nel frattempo, l’apprezzamento di quasi l’1% dello yen registrato giovedì, alimentato dalle speculazioni su un possibile intervento delle autorità giapponesi sul mercato valutario, ha continuato a rappresentare un fattore di pressione per il mercato azionario domestico.
VALUTE
Il dollaro continua a indebolirsi, entrato in una fase negativa dopo la pubblicazione di dati macroeconomici deludenti.
L’indice del dollaro si è mantenuto sotto quota 101, dopo il forte calo della sessione precedente, in seguito a dati sul mercato del lavoro statunitense inferiori alle aspettative, che hanno spinto gli operatori a ridimensionare le attese di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Federal Reserve.
L’economia statunitense ha creato soltanto 57.000 posti di lavoro a giugno, il dato più basso degli ultimi quattro mesi e nettamente inferiore alle previsioni di 110.000 unità, mentre il tasso di disoccupazione si è attestato al 4,2%. Questo dato segue il rapporto ADP pubblicato mercoledì, che aveva già evidenziato una crescita dell’occupazione privata più debole delle attese.
I future sui Fed Funds indicano ora una probabilità di circa il 50% di un rialzo dei tassi a settembre, in calo rispetto al 67% registrato prima della diffusione degli ultimi dati sul lavoro.
Il presidente della Fed, Kevin Warsh, ha inoltre dichiarato questa settimana che le aspettative d’inflazione stanno mostrando segnali di moderazione, ribadendo al contempo l’impegno della banca centrale nel mantenere la stabilità dei prezzi.
Sul mercato valutario, l’EUR/USD è salito oltre quota 1,1450 e punta all’area di 1,1500, mentre il Cable (GBP/USD) continua la propria corsa verso 1,3450.
L’EUR/GBP ha rotto al ribasso e consolida in area 0,8560. Lo yen, considerato il vero ago della bilancia del mercato valutario, si mantiene stabile dopo i recenti guadagni, con USD/JPY intorno a 161,10.
Nella giornata di ieri era circolata l’ipotesi di un intervento della Bank of Japan sul mercato. In realtà, l’istituto si è limitato a effettuare delle richieste di quotazione, mostrando la propria presenza senza intervenire concretamente.
A rafforzare il movimento dello yen hanno contribuito anche le dichiarazioni del Ministro delle Finanze Satsuki Katayama, secondo cui le autorità giapponesi sono pronte a intervenire in qualsiasi momento per sostenere la valuta.
Le sue parole arrivano in un contesto di crescenti speculazioni su un nuovo ciclo di interventi, favorito anche dalla minore liquidità legata al fine settimana festivo negli Stati Uniti. Katayama ha inoltre sottolineato come Giappone e Stati Uniti rimangano in stretto contatto sulle questioni di politica valutaria.
Giovedì lo yen aveva recuperato terreno con decisione dai minimi degli ultimi 40 anni, dopo indiscrezioni secondo cui il Giappone potrebbe smettere di segnalare preventivamente eventuali interventi sul mercato, cogliendo di sorpresa gli operatori e favorendo la riduzione delle posizioni speculative ribassiste sulla valuta.
PETROLIO SEMPRE SUI MINIMI
Venerdì il WTI si è mantenuto stabile intorno ai 69 dollari al barile, attestandosi su livelli prossimi a quelli precedenti allo scoppio del conflitto in Medio Oriente alla fine di febbraio.
A sostenere questa dinamica è stata la ripresa del traffico marittimo commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz, favorita dai progressi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran.
Le esportazioni di greggio dell’Arabia Saudita sono tornate a circa il 90% dei livelli precedenti al conflitto, con un numero crescente di petroliere che attraversano con successo la strategica via marittima, segnale di una graduale normalizzazione dell’offerta petrolifera regionale.
Anche gli Emirati Arabi Uniti hanno riportato le esportazioni di petrolio sui livelli prebellici.
Nel frattempo, il presidente Donald Trump ha dichiarato che i colloqui con l’Iran stanno procedendo positivamente, dopo che i mediatori di Qatar e Pakistan hanno tenuto incontri separati con funzionari statunitensi e iraniani a Doha.
Dal punto di vista tecnico, il WTI continua a muoversi all’interno di un canale discendente, con obiettivi di medio periodo che potrebbero spingersi fino all’area dei 55 dollari al barile.
GOLD TORNATO DI MODA
Venerdì l’oro ha proseguito il proprio rialzo, raggiungendo quota 4.200 dollari l’oncia ed estendendo i guadagni della sessione precedente.
I future sui tassi della Federal Reserve indicano ora una probabilità di circa il 50% di un rialzo dei tassi a settembre, in calo rispetto al 67% registrato prima della pubblicazione degli ultimi dati sul mercato del lavoro.
Il presidente della Fed, Kevin Warsh, ha inoltre dichiarato che le aspettative di inflazione stanno progressivamente diminuendo, pur confermando l’impegno della banca centrale nel perseguire la stabilità dei prezzi.
L’oro ha beneficiato anche del calo dei prezzi del petrolio e dell’attenuarsi delle preoccupazioni inflazionistiche, sostenuto dalla progressiva normalizzazione del traffico commerciale nello Stretto di Hormuz e dai continui progressi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
AUD/USD ha completato una struttura simile a un modello a WAUD/USD sta mostrando segnali di accumulazione dopo un forte movimento ribassista. Invece di continuare a creare nuovi minimi, il prezzo ha iniziato a reagire meglio nella zona bassa, formando una struttura simile a un modello W inverso / testa e spalle inverso. Questo suggerisce che la pressione dei venditori potrebbe indebolirsi, mentre i compratori stanno iniziando a tornare sulle aree di prezzo più basse.
La zona più importante da osservare ora è la neckline superiore. Si tratta di un’area in cui il prezzo è stato respinto più volte, quindi se AUD/USD riuscisse a rompere e mantenersi sopra questa zona, il segnale di inversione rialzista diventerebbe più chiaro.
In caso di breakout, il primo target che sto osservando si trova intorno a 0,69800. Questo è un livello ragionevole per il prossimo movimento di recupero, soprattutto se la pressione d’acquisto continuerà dopo la rottura della neckline.
Tuttavia, se il prezzo venisse nuovamente respinto dalla neckline e tornasse a scendere, questo modello potrebbe fallire. Per questo motivo, non mi affretterei a comprare prima di una conferma chiara. Con la struttura attuale, aspettare il breakout rimane la scelta più sicura.
NZDUSD H1: Il canale ascendente apre la strada al rimbalzoIl NZDUSD sta mostrando un cambiamento positivo dopo la precedente serie di forti cali. Il prezzo è uscito dalla zona di consolidamento (Consolidation Range) e si sta ora muovendo all'interno di un canale ascendente (Ascending Channel), segnale che i compratori stanno gradualmente prendendo il controllo del rimbalzo a breve termine.
L'aspetto degno di nota è che il prezzo continua a mantenere una struttura di minimi crescenti all'interno del canale rialzista. Se il NZDUSD rimarrà al di sopra dell'area 0.5680 – 0.5690, il movimento al rialzo potrebbe estendersi verso la zona 0.5740 – 0.5760 nel prossimo futuro.
Piano di Trading:
Punto di ingresso (Entry): Priorità ai contratti di acquisto (BUY) in caso di correzione verso l'area 0.5680 – 0.5690, con la presenza di un segnale di conferma rialzista.
Target di profitto (Take Profit): 0.5740 – 0.5760.
Annullamento dello scenario (Invalidation): Se il NZDUSD chiude una candela H1 sotto quota 0.5670, la struttura rialzista a breve termine si indebolirà.
Questo articolo è solo a scopo informativo. Fai sempre trading in base alla tua analisi personale.
EURUSD: rottura rialzista della resistenzaGuarda il quadro generale. Il prezzo ha continuato a formare minimi crescenti e si è mantenuto sopra la trendline rialzista, mostrando che i compratori hanno ancora il controllo del mercato.
Ora concentriamoci sulla zona di resistenza evidenziata. Questa è un’area in cui il prezzo ha reagito più volte in passato, ma l’ultimo test ha mostrato un cambiamento evidente.
Invece di subire un forte rifiuto come prima, il prezzo ha rotto al rialzo questa zona con una buona spinta.
Questo è un segnale importante. Quando una resistenza viene superata, spesso può trasformarsi in un nuovo supporto se il prezzo riesce a mantenersi al di sopra.
Attualmente, il prezzo sta tornando a testare la zona di breakout e non è ancora comparsa una pressione di vendita abbastanza forte da riportarlo sotto la struttura.
Questo ci indica che la pressione d’acquisto è ancora presente. Il piccolo movimento correttivo dopo il breakout potrebbe essere semplicemente un normale retest prima della continuazione del trend.
Finché il prezzo rimane sopra l’area 1.14200–1.14300 e non rompe nuovamente sotto la zona di breakout, continuo a favorire uno scenario rialzista.
Target: 1.14800
Un’inversione diventerebbe rilevante solo se il prezzo scendesse con forza sotto l’area evidenziata e rompesse l’attuale struttura rialzista.
Fino a quando ciò non accadrà, per me questo rimane un setup di continuazione rialzista. Il mercato ha superato una zona di resistenza importante, e ora ciò che dobbiamo osservare è se il prezzo riuscirà a mantenerla come nuovo supporto.
EURUSD H1: Quando il canale discendente è solo un ricordoL'EURUSD H1 mostra segnali di ripresa positivi dopo essere uscito dal precedente Descending Channel (canale discendente). Il prezzo ha ormai superato la zona di accumulazione a breve termine e si sta mantenendo al di sopra della Demand Zone (zona di domanda) intorno a 1.1380 – 1.1400, a dimostrazione del fatto che la pressione d'acquisto si mantiene piuttosto solida.
Dal punto di vista tecnico, l'area 1.1445 rappresenta il supporto più vicino dopo il recente rimbalzo. Se l'EURUSD continuerà a tenersi sopra questa zona, il movimento rialzista potrebbe estendersi lungo la Uptrend Line (linea di tendenza rialzista) e puntare al target di 1.1550. La struttura attuale pende a favore dello scenario rialzista, dato che i ritracciamenti non hanno infranto la zona di domanda sottostante.
Entry Focus (Focus di Ingresso): Priorità BUY se il prezzo si mantiene sopra l'area 1.1440 – 1.1445 e mostra segnali di conferma rialzista.
Invalidation (Invalidazione): Lo scenario rialzista perde validità se l'EURUSD chiude su base H1 sotto 1.1380.
Buon trading!
SHEMATICA WYCKOFF SWING TRADINGContesto: TIME FRAME W
Dopo un trend a rialzo, abbiamo avuto UTAD (candela con volumi superiori alla media di rifiuto) uno Sbilanciamento dei massimi precedenti + cambio dominance (CHOCH ribassista) + test strutturale.
Presenza di divergenza con l 'indicatore RSI (il prezzo fa massimi più alti e l'indicatore diverge in modo ribassista)
Individuata SUPPLY (last candle) con cambio dominance da rialzista a ribassista
test della supply sul livello 61.8% di fibonacci con volumi in diminuzione (LPSY)
Possibilità di ingresso aggressivo short: LPSY su livello 61.8% / 50% di fibonacci con target di profitto fino al primo livello di liquidità che corrisponde al supporto del trading range.
Possibilità di ingresso conservativo: attendere il break of the ice: il prezzo deve rompere il supporto del trading range con forti volumi e ritestare il supporto che poi divenerà resistenza.
si sta creando anche la formazione di un testa e spalla la cui neckline coincide con il trading range e il break the ice della schematica di wyckoff
NFP sotto i riflettori, mercati in attesaIL GIORNO DEI NFP
I principali indici azionari di Wall Street hanno chiuso la seduta del 1° luglio 2026 in territorio negativo. Gli investitori hanno inaugurato il secondo semestre con prudenza, frenati dalle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran e dai timori macroeconomici legati alle prossime mosse della Federal Reserve guidata da Kevin Warsh.
Il Dow Jones ha chiuso sostanzialmente invariato, mentre l’S&P 500 ha perso lo 0,22% e il Nasdaq lo 0,66%.
Le ragioni della debolezza sono da ricercare nella persistente incertezza geopolitica. Teheran ha infatti rifiutato un incontro con alti funzionari statunitensi, appesantendo il sentiment dei mercati.
Nel frattempo, i dati ADP sull’occupazione nel settore privato hanno deluso le attese. I riflettori sono rimasti puntati anche sul Forum BCE di Sintra, dove era atteso l’intervento del presidente della Fed.
BANCHIERI CENTRALI
I principali banchieri centrali mondiali, riuniti al Forum BCE di Sintra, hanno di fatto archiviato definitivamente il concetto di forward guidance (ovvero le indicazioni preventive sull’andamento dei tassi), alla luce della crescente incertezza geopolitica ed economica.
Christine Lagarde ha dichiarato apertamente di aver rinunciato a questo approccio, affermando di essersi sentita in passato “vincolata e obbligata” da tale pratica. La Banca Centrale Europea adotterà quindi una comunicazione più flessibile e strettamente dipendente dai dati macroeconomici. Ha inoltre respinto con decisione i timori di stagflazione nell’Eurozona.
Dal canto suo, il presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha annunciato che la banca centrale statunitense prenderà una decisione cruciale su un eventuale rialzo dei tassi entro le prossime quattro settimane.
Il neo-presidente ha inoltre lanciato un chiaro segnale sull’inflazione e ha ribadito l’autonomia della Fed, dichiarando: «Siamo stati una banca centrale indipendente a lungo, lo siamo anche oggi. E non ci saranno cambiamenti.»
Il governatore della Bank of England, Andrew Bailey, ha concentrato il proprio intervento sulla gestione dei bilanci delle banche centrali e sul graduale ritiro delle misure straordinarie introdotte negli ultimi anni.
In sostanza, tutti gli interventi hanno evidenziato un messaggio comune: le prossime decisioni di politica monetaria dipenderanno dai dati macroeconomici in arrivo.
VALUTE
Poco da segnalare sul mercato valutario, dove il dollaro continua a mantenere una posizione di forza.
L’EUR/USD resta sotto pressione e scende a ridosso del primo supporto chiave in area 1,1350. Il Cable (GBP/USD), invece, mostra maggiore tenuta e sale verso quota 1,3300, dopo che l’EUR/GBP ha rotto il supporto chiave compreso tra 0,8580 e 0,8590, dirigendosi verso il successivo livello in area 0,8540.
L’USD/JPY rimane impostato al rialzo, vicino a 162,80, anche se nelle prime ore di questa mattina mostra qualche lieve segnale di ripiegamento.
Oggi l’attenzione del mercato è concentrata sui dati dei Non-Farm Payrolls (NFP), che potrebbero contribuire a definire le prossime mosse della Federal Reserve.
Gli ultimi indicatori evidenziano infatti un rallentamento delle assunzioni nel settore privato. Inoltre, lo stesso Warsh ha sottolineato come le aspettative d’inflazione si siano recentemente attenuate, suggerendo una minore urgenza nel procedere con ulteriori aumenti dei tassi d’interesse.
BRENT IN DISCESA
Giovedì il Brent è sceso sotto i 71 dollari al barile, toccando il livello più basso dalla fine di febbraio.
Le spedizioni di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz hanno continuato ad aumentare, mentre gli investitori hanno accolto positivamente i segnali di progresso nei colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran.
Un funzionario statunitense ha dichiarato che i flussi di greggio attraverso questa strategica via marittima hanno superato i 10 milioni di barili al giorno grazie al supporto militare americano.
Anche le esportazioni di petrolio degli Emirati Arabi Uniti sono tornate ai livelli precedenti al conflitto, grazie all’utilizzo di rotte e infrastrutture alternative.
Nel frattempo, le esportazioni iraniane hanno superato i 40 milioni di barili dopo la revoca del blocco navale statunitense, mentre le elevate spedizioni russe hanno contribuito a un significativo accumulo di scorte offshore.
Parallelamente, il presidente Donald Trump ha elogiato i progressi registrati nei negoziati, mentre il Qatar ha confermato che il prossimo round di colloqui si terrà il prima possibile.
Nonostante ciò, Teheran continua a rivendicare il mantenimento del controllo amministrativo marittimo sullo Stretto di Hormuz.
GOLD IN RIPRESA
Giovedì l’oro è tornato a rafforzarsi, riportandosi sopra i 4.000 dollari l’oncia dopo aver toccato all’inizio della settimana i minimi degli ultimi otto mesi.
Il presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, ha affermato che le aspettative d’inflazione si sono attenuate nell’ultimo mese, suggerendo che non vi sia particolare urgenza nel procedere con nuovi rialzi dei tassi. Ha tuttavia ribadito l’impegno della banca centrale nel perseguire la stabilità dei prezzi.
I mercati continuano a prezzare una probabilità superiore al 60% di un rialzo dei tassi da parte della Fed nel mese di settembre.
Il metallo giallo ha inoltre beneficiato dell’aumento delle spedizioni petrolifere attraverso lo Stretto di Hormuz e dei progressi nei colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran. Questi sviluppi hanno contribuito a frenare i prezzi del petrolio, attenuando le pressioni inflazionistiche e sostenendo così le quotazioni dell’oro.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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