EUR/USD: IL SISTEMA REGISTRA IL RITESTO ATTESOLa correzione di fine Gennaio non è una sorpresa: è la verifica della forza e il set-up per Febbraio. Il sistema è nella sua fase più prevedibile.
📍 STATO ATTUALE (Grafico 2h - Agg. 31 Gen):
🕐 TF: 2 Ore | Fase: Ritesto Tecnico
📉 Apertura: 1.18693 | Chiusura: 1.18511 (-16 pips)
🎯 Situazione: Il prezzo è rientrato nella Zona Chiave 1.1850-1.1837 identificata dal sistema 48 ore fa. Questo è il mercato che rispetta la logica dei livelli.
🔍 BILANCIO FINALE MAPPA DI GENNAIO: UN MESE SISTEMICO.
✅ LIVELLO 1 - 1.1590-1.1600
RISULTATO: Turning point del mese. Rimbalzo +400 pips.
✅ LIVELLO 2 - 1.1720-1.1730
RISULTATO: Pivot di conferma. Superato e diventato supporto.
✅ LIVELLO 3 - 1.1764-1.1770
RISULTATO: Target primario centrato e superato. Trampolino per l'estensione.
📊 IL SISTEMA IN AZIONE: DALLA PREVISIONE ALLA REAZIONE.
Il ritorno a 1.1850-1.1837 era lo Scenario A (Ottimale) previsto. Per il sistema, questa non è una perdita, ma la conclusione perfetta del ciclo di Gennaio e la premessa ideale per Febbraio.
🎯 LA ZONA DECISIONALE PER L'INIZIO DI FEBBRAIO:
Il prezzo si trova ora nell'area che determinerà il primo impulso del nuovo mese:
• Supporto Forte (Bullish Set-up): 1.1837 - 1.1850. Un rimbalzo da qui confermerebbe la forza rialzista residua e punterebbe a un retest di 1.1900+.
• Soglia di Allerta (Neutral/Bearish): 1.1810 - 1.1825. Una rottura sotto 1.1837 cercerebbe supporto qui. Cambierebbe il tono iniziale a rialzo.
• Supporto Strutturale (Ultima Difesa): 1.1783 - 1.1764. La "zona madre". Un ritorno qui indicherebbe un consolidamento più profondo prima di qualsiasi ripresa.
⚠️ SCENARI SISTEMICI PER I PRIMI GIORNI DI FEBBRAIO:
• SCENARIO 1 (SET-UP PREFERITO - 60%): Ritesto completo della zona 1.1837-1.1850 con reazione rialzista e chiusura sopra 1.1870. Primo target Febbraio: 1.1920.
• SCENARIO 2 (ESTENSIONE CORRETTIVA - 35%): Rottura di 1.1837 e test di 1.1810-1.1825. Il sistema attenderebbe un pattern di inversione (es. hammer, divergence) in quell'area prima di considerare long.
• SCENARIO 3 (FORZA INATTESA - 5%): Rimbalzo immediato e sostenuto sopra 1.1900. Il sistema classificherebbe questo movimento come "anticipato" e posticipo l'ingresso al primo ritracciamento successivo.
📚 DIDATTICA AVANZATA: LA BELLEZZA DEL RITESTO PREVISTO.
Questa è l'essenza del trading sistemico:
Il mercato cerca conferme: Dopo una forte mossa (su 1.2000), cerca un livello di conferma (1.1850) per attrarre nuovo capitale.
Il sistema non ha emozioni: La correzione non è "persa" o "sbagliata". È una fase del piano identificata in anticipo.
La pazienza è tattica: Il sistema ora osserva COME il prezzo reagisce alla zona. La reazione (rimbalzo pulito, consolidamento, rottura) ci darà l'istruzione operativa.
🔥 BILANCIO SISTEMA GENNAIO - CONFERMATO:
• Pips Gennaio: Oltre 400 pips realizzati.
• Precisione Live: Il ritorno nella zona 1.1850-1.1837 conferma l'affidabilità dell'identificazione delle aree chiave.
🎤 IL MIO STATO OPERATIVO (Esempio Reale):
*"Portafoglio in CASH dalla presa di profitto a 1.1980. Osservatore attivo della reazione a 1.1850-1.1837. Il primo ingresso di Febbraio scatterà solo al segnale di conferma dal sistema."*
🎯 PROSSIMA MOSSA DEL SISTEMA:
DOMENICA USCIRÀ LA MAPPA STRUTTURALE DI FEBBRAIO.
Conterrà i nuovi 3-4 Livelli Chiave del mese, definiti sulla base della struttura di Gennaio e dei cicli temporali del sistema.
👉 NON PERDERE LA MAPPA DI FEBBRAIO
Il sistema ha chiuso un mese epico e si prepara al prossimo con la stessa precisione.
Commenta "FEBBRAIO" se sei pronto ad analizzare con me la nuova mappa domenica.
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Mercato forex
Di nuovo 1,19200Siamo di nuovo in prossimità di 1,19200, proiezione NT -di Hosoda- che parte da uno swing iniziato a Settembre 22-, proiezione testata, e rifiutata, a Settembre 25.
E' molto probabile che Fiber ci voglia andare subito o magari dopo un ritracciamento in area 1,1750 -come ipotizzato nello scenario 2H di seguito illustrato-.
Settimanale corretto
Mercati in tensione: avvio di correzioni e dollaro stabilePARTONO LE CORREZIONI?
Giornata estremamente movimentata e contrastata quella di ieri, caratterizzata da forte tensione e alta volatilità. I mercati azionari statunitensi sono inizialmente scesi in modo impulsivo, per poi recuperare in serata e chiudere leggermente in rosso.
Il Dow Jones ha registrato un lieve progresso dello 0,11% a 49.072 punti, mentre l’S&P 500 ha ceduto lo 0,13% a 6.969 punti. Segno negativo anche per il Nasdaq, in calo dello 0,72% a 23.685 punti.
Microsoft è scivolata ai minimi degli ultimi sei anni a causa di spese record e della crescita più lenta del cloud, alimentando i timori che i forti investimenti in intelligenza artificiale possano richiedere più tempo del previsto per produrre ritorni. Male anche Salesforce (-6,09% a 214,08 dollari). Al contrario, il mercato ha premiato la trimestrale di Meta Platforms (+10,4% a 738,31 dollari).
Nel complesso, le materie prime — dall’oro al petrolio — hanno registrato forti oscillazioni, mentre obbligazioni e valute hanno mostrato movimenti più moderati.
MATERIE PRIME
Oro, argento, rame e altri metalli hanno avviato una correzione significativa dopo i recenti record storici, interrompendo un trend che appariva esclusivamente rialzista.
Le prese di profitto hanno certamente contribuito, ma la causa principale sembra essere la probabile decisione del CME — il mercato dei futures di Chicago — di aumentare i margini richiesti sulle posizioni. Su oro e argento, infatti, è previsto proprio oggi un nuovo aumento dei margini.
La notizia non è positiva per i big players: segnala che i grandi speculatori potrebbero essere costretti a iniziare un deleveraging per via della riduzione della leva finanziaria disponibile. L’aumento dei margini significa infatti meno leva, con la conseguenza che molti operatori dovranno ridurre le size delle posizioni o aggiungere nuova liquidità.
Il rischio è un’ondata di deleveraging o selling forzato: chi è molto esposto tramite marginazione potrebbe essere obbligato a chiudere posizioni. La pressione ribassista sta già generando importanti correzioni, con il Gold sceso da 5.600 a 5.100 dollari l’oncia — una flessione di circa il 10%. Il rimbalzo del dollaro ha aggiunto ulteriore pressione.
Anche le speculazioni sulla possibile nomina da parte del presidente Trump di Kevin Warsh — figura considerata più aggressiva — a prossimo presidente della Fed, attesa per venerdì, hanno contribuito alla volatilità.
VALUTE
Il mercato dei cambi ha mostrato movimenti leggermente più significativi, pur rimanendo complessivamente all’interno del trading range degli ultimi giorni.
Le dichiarazioni di Trump, che avevano indebolito il dollaro nella seduta precedente, sono state in parte neutralizzate dalle parole del Segretario al Tesoro Bessent, il quale ha ribadito che il dollaro resta la principale valuta di riserva globale. Ha inoltre lasciato intendere che l’attuale strategia cinese di “sell America” non avrà successo.
L’EUR/USD è rimasto compreso tra 1,1900 e 1,2000, così come il Cable (GBP/USD) è rimasto nel range 1,3720–1,3850. USD/JPY è tornato vicino a 154,00, soprattutto dopo che Bessent ha chiarito che la Fed non è intervenuta e non interverrà nel vendere dollari contro yen.
Il mercato valutario dovrebbe rimanere duplice e incerto anche nelle prossime sedute, in attesa di un nuovo trigger che possa suggerire una direzione più chiara.
JOBLESS CLAIMS STABILI
Le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 1.000 unità, attestandosi a 209.000, rispetto al dato rivisto al rialzo della settimana precedente. Il numero è superiore alle attese del mercato, fissate a 205.000.
Le richieste continuative sono scese di 38.000 unità, raggiungendo 1.827.000, ben al di sotto delle aspettative di 1.860.000. Si tratta del livello più basso della disoccupazione residua da settembre 2024.
Questo risultato conferma un mercato del lavoro caratterizzato da pochi licenziamenti e poche assunzioni, stabilizzatosi dopo il marcato rallentamento del quarto trimestre 2025. Il quadro appare coerente con le indicazioni del presidente Powell, che ha recentemente sottolineato come la domanda e l’offerta di lavoro siano in fase di riequilibrio a seguito della sospensione dei tagli dei tassi da parte della Fed.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
Fed ferma, mercati incerti e oro ai nuovi recordFED, NULLA DI FATTO
La Federal Reserve ha lasciato invariati i tassi nella riunione di ieri, la prima del 2026. I fed funds rimangono così nel range 3,5%‑3,75%, in linea con le aspettative, dopo tre tagli consecutivi che avevano riportato il costo del denaro al livello più basso dal 2022.
Solo due membri votanti del board si sono espressi contro la maggioranza, proponendo un ulteriore taglio dello 0,25%. Nello statement si legge che l’attività economica continua a espandersi a un ritmo sostenuto, la crescita dell’occupazione è rimasta contenuta e il tasso di disoccupazione ha mostrato segnali di stabilizzazione, mentre l’inflazione resta ostinata.
La banca centrale ha inoltre sottolineato che l’incertezza sulle prospettive economiche rimane elevata e ha ribadito che valuterà attentamente i dati in arrivo e l’evoluzione del quadro macroeconomico prima di intervenire nuovamente sulla politica monetaria.
WALL STREET NEUTRA DOPO LA FED
Seduta storica a Wall Street, caratterizzata da forte volatilità e dal superamento dei 7.000 punti dell’S&P 500. Nonostante il nuovo record intraday, gli indici hanno poi corretto, chiudendo intorno alla parità.
L’S&P 500 ha toccato un massimo storico a 7.002,28 punti, per poi chiudere con una lieve flessione dello 0,01% a 6.978. Il Nasdaq è stato il migliore, con un rialzo dello 0,17% a 23.857 punti, sostenuto dal settore dei semiconduttori, in particolare Nvidia e Micron.
La Fed ha interrotto il ciclo di tagli e ha richiamato l’attenzione sui rischi di un aumento dell’inflazione e della disoccupazione, pur lasciando aperta la possibilità di due tagli entro l’anno.
Texas Instruments è balzata dell’8% dopo aver superato le attese, sostenendo Micron e Intel, entrambe in rialzo tra il 6% e il 12%, complici anche i forti ordini verso ASML. Microsoft, Meta e Tesla hanno registrato movimenti più moderati in attesa dei risultati trimestrali diffusi dopo la chiusura.
Al di fuori della tecnologia, Starbucks è salita del 6% e AT&T del 5% dopo la pubblicazione dei risultati.
VALUTE
Sul mercato valutario, ieri abbiamo assistito a un movimento opposto rispetto alla seduta precedente. Il dollaro ha recuperato terreno dopo le dichiarazioni del Segretario al Tesoro, Scott Bessent, che ha smentito Trump riguardo alla possibilità di un ulteriore indebolimento della valuta.
Bessent ha ribadito che gli Stati Uniti non rinunciano a una politica del dollaro forte, affermando che un cambio solido è fondamentale per mantenere basi economiche sane. Ha inoltre ricordato che la Fed non intende intervenire sul cambio dollaro‑yen in questa fase.
Il biglietto verde è così risalito, chiudendo in area 96,00 e interrompendo una serie negativa di quattro sessioni consecutive. In precedenza, il dollaro era sceso ai minimi dal 2022, complice la speculazione su un possibile intervento congiunto USA‑Giappone e le dichiarazioni di Trump sulla non preoccupazione per il calo della valuta.
Ulteriori pressioni erano arrivate dalle rinnovate minacce tariffarie e dai timori di un potenziale shutdown, elementi che avevano alimentato il cosiddetto “sell America trade”.
Intanto l’EUR/USD resta vicino a 1,2000, in un contesto di persistente sfiducia verso il dollaro. Anche le valute oceaniche continuano a spingere al rialzo. I prossimi giorni chiariranno quale voce peserà di più: le esternazioni del Presidente o la linea più prudente dei suoi collaboratori.
IL GOLD NON SI FERMA PIÙ
Questa notte l’oro ha sfiorato i 5.600 dollari l’oncia, segnando nuovi massimi storici. Il forte calo del dollaro ha spinto la domanda di metalli rifugio e continua ad alimentare il rally.
Le tensioni politiche a Washington — tra le minacce di dazi di Trump e gli attacchi all’indipendenza della Federal Reserve — hanno ulteriormente sostenuto il metallo giallo. A ciò si aggiungono i persistenti rischi geopolitici dopo gli avvertimenti statunitensi su una possibile azione militare contro l’Iran.
I rialzi dell’oro sono stati rafforzati anche da preoccupazioni fiscali, dai consistenti acquisti delle banche centrali e dagli afflussi nei principali ETF. Si segnala inoltre che Tether avrebbe acquistato ulteriori 27 tonnellate di lingotti nel quarto trimestre del 2025 per sostenere la propria stablecoin ancorata all’oro.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
Rimbalzo dello yen (JPY): una minaccia sistemica?Lo yen giapponese è vicino al livello più basso degli ultimi 40 anni ed è da diversi anni la valuta più debole del mercato Forex. Tuttavia, dalla fine di gennaio 2026 sta mostrando un impulso rialzista che potrebbe rappresentare l’inizio di una fase di apprezzamento su un orizzonte temporale più lungo. Un simile cambiamento di regime nella tendenza dello yen rappresenta una minaccia per il Giappone, il mercato valutario e la finanza globale in generale?
È innanzitutto importante ricordare che il recente rimbalzo dello yen (JPY), ovvero il calo del tasso USD/JPY a partire dallo scorso venerdì, non modifica ancora la tendenza di fondo della valuta giapponese. Questa rimane ribassista. Tuttavia, se tale tendenza di fondo dovesse invertire direzione e trasformarsi in una nuova tendenza rialzista di lungo periodo, allora potrebbero emergere rischi significativi per la finanza globale. Questi rischi non sono legati al rimbalzo in sé, ma piuttosto alla velocità e al momentum di un’eventuale rivalutazione dello yen.
Il principale rischio sistemico deriverebbe dallo smantellamento delle posizioni di carry trade in yen ancora aperte. Allo stesso tempo, non va trascurato che il rimbalzo dello yen può anche avere effetti positivi, soprattutto per l’economia giapponese, impegnata nella lotta contro l’inflazione.
Ecco dove potrebbe emergere la minaccia sistemica per la finanza globale:
• Se lo yen rimbalza troppo rapidamente (la velocità è l’unico fattore determinante), potrebbe verificarsi uno smantellamento totale dei circa 200 miliardi di dollari di posizioni di carry trade in yen ancora aperte, con il rischio di un crollo dei mercati globali
• Se lo yen rimbalza con forza in un contesto di ulteriore aumento dei tassi di interesse giapponesi, verrebbe meno una fonte di finanziamento fondamentale per la finanza globale
• Se lo yen rimbalza in modo troppo forte e troppo rapido, gli investitori istituzionali giapponesi potrebbero rimpatriare i capitali investiti all’estero verso asset domestici, generando vendite sui mercati azionari globali
• Dal punto di vista tecnico, il cambio USD/JPY non dovrebbe scendere al di sotto del supporto a 140 JPY
Questi rischi devono tuttavia essere ridimensionati e inseriti in un contesto macroeconomico più ampio. Uno yen persistentemente debole ha certamente sostenuto la competitività delle esportazioni giapponesi e incrementato i profitti delle grandi società quotate, ma ha anche importato un’inflazione significativa, in particolare su energia e alimentari. In questo contesto, un rimbalzo controllato dello yen può essere visto, al contrario, come un fattore di stabilizzazione macroeconomica per il Giappone.
Uno yen più forte consentirebbe di ridurre l’inflazione importata, migliorare il potere d’acquisto delle famiglie giapponesi e restituire una certa credibilità alla politica monetaria della Bank of Japan (BoJ), a lungo percepita come ultra-accomodante e isolata rispetto alle altre grandi banche centrali. Ciò offrirebbe inoltre alla BoJ un maggiore margine di manovra per normalizzare gradualmente la propria politica dei tassi senza provocare uno shock inflazionistico.
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EUR/USD: IL SISTEMA TESTA LA SOGLIA PSICOLOGICALa Mappa di Gennaio ha superato ogni aspettativa. Ora il prezzo sfiora 1.2000, ma il sistema si concentra sulla struttura sottostante.
📍 STATO ATTUALE (Grafico 2h - Agg. 29 Gen):
🕐 TF: 2 Ore | Fase: Estensione Ipercomprata
📈 Apertura: 1.19805 | Chiusura: 1.19752 (pausa)
🎯 Situazione: Il prezzo ha ignorato la Zona di Equilibrio 1.1783-1.1764 e ha esteso il rialzo verso 1.2000. Il sistema segnala: mossa accelerata, necessità di ritesto.
🔍 VERIFICA FINALE MAPPA DI GENNAIO: PERFORMANCE STORICA.
✅ LIVELLO 1 - 1.1590-1.1600 (SUPPORTO STRUTTURALE)
STATO: CONFERMATO EPICO. (+133 pips)
✅ LIVELLO 2 - 1.1720-1.1730 (RESISTENZA→SUPPORTO)
STATO: SUPERATO E CONSOLIDATO.
✅ LIVELLO 3 - 1.1764-1.1770 (TARGET MENSILE)
STATO: NON SOLO CENTRATO, MA SUPERATO. Il prezzo lo ha usato come trampolino per un'ulteriore accelerazione di +220 pips.
📊 LA REALTÀ DEL SISTEMA: POTENZA E ALLERTA.
Questa estensione verso 1.2000 è un bonus di forza che conferma la validità del quadro rialzista di Gennaio. Tuttavia, il sistema considera non sostenibile un movimento così verticale senza un ritorno di verifica. Il principio di "ritesto" rimane inviolabile.
🎯 ZONA CHIAVE SISTEMICA PER FEBBRAIO: 1.1900 - 1.1850
Con l'arrivo di Febbraio, il sistema sposta il focus qui:
• 1.1900: Soglia psicologica e supporto maggiore (ex resistenza).
• 1.1850-1.1837: Area di confluenza e massimo obiettivo primario per un ritesto "sano" e costruttivo a Febbraio.
• Perché è cruciale: Un ritorno in questa zona a inizio Febbraio sarebbe l'ideale per ricaricare il momentum rialzista e cercare una nuova estensione. Una rottura di 1.1837 cambierebbe lo scenario.
⚠️ SCENARI SISTEMICI PER L'INGRESSO DI FEBBRAIO:
• SCENARIO A (OTTIMALE - 65%): Il prezzo tocca/ supera 1.2000, poi ritorna a testare 1.1900-1.1850 a inizio Febbraio. Setup long privilegiato del sistema per target 1.2050+.
• SCENARIO B (CONTINUAZIONE DIRETTA - 25%): Tenuta sopra 1.1950. Il sistema aspetterebbe comunque un primo ritracciamento prima di considerare nuovi long. No FOMO.
• SCENARIO C (CORREZIONE PROFONDA - 10%): Ritorno sotto 1.1837. Il sistema cercherebbe supporto nella zona madre 1.1764-1.1783 prima di ogni nuovo segnale.
🚫 LA MIA GESTIONE SISTEMICA (Esempio Reale - FINE GENNAIO):
*"Posizione long storica da 1.1600 CHIUSA in area 1.1970-1.1985. Profitto massimizzato. Portafoglio in CASH in attesa della definizione della Mappa di Febbraio e del primo ritesto di supporto.** Il sistema premia la pazienza ciclica."*
📚 DIDATTICA AVANZATA: L'ARTE DI CHIUDERE E OSSERVARE.
Il momento più difficile per un sistemista? Dopo un trade vincente epico.
Soddisfazione vs. Avidità: Il sistema aveva target a 1.1764. Il movimento extra è regalo del mercato. Chiudere è rispetto del piano.
Ciclo Operativo: Ogni trade ha un inizio e una fine. Fine Gennaio = fine ciclo operativo. Si libera la mente per il nuovo ciclo (Febbraio).
Potere del Cash: Essere in liquidità a cambio mese dà massima flessibilità per cogliere il setup del nuovo livello chiave senza pressioni.
🔥 BILANCIO SISTEMA GENNAIO - RECORD ASSOLUTO:
• Trade Gennaio: 4/4 vincenti (100% win rate).
• Pips Gennaio: Oltre 400 pips catturati (da 1.1592 a 1.1985).
• Precisione Livelli Chiave: 3/3 livelli testati e rispettati.
• Performance Sistema 2026: Iniziato con il piede giusto.
🎯 PROSSIMA MOSSA DEL SISTEMA:
La Mappa Strutturale di Febbraio è in fase finale di definizione. Uscirà a brevissimo. I nuovi livelli chiave saranno costruiti attorno alla logica di ritesto dell'attuale breakout e alla ricerca della nuova zona di valore.
👉 ATTENZIONE ALLA MAPPA DI FEBBRAIO
Gennaio è stato storico. Febbraio richiederà la stessa precisione.
Commenta "MAPPA FEBBRAIO" se attendi con me i nuovi livelli chiave sistemici per operare il prossimo mese.
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WisdomTree - Tactical Daily Update - 28.01.2026Borse incerte, ma non pessimistiche, nella settimana della FED.
Trimestrali USA: in arrivo gli attesissimi numeri delle «Magnifiche 7».
Dollaro sempre più depresso, metalli preziosi senza freni: nuovo paradigma?
Macro europea non brillante, ma resiliente, da fine ciclo espansivo.
La seduta di ieri, 27 gennaio, ha segnato una ripartenza prudente ma costruttiva per i mercati europei, con gli investitori rimasti in modalità attendista in vista del verdetto della Federal Reserve, atteso in serata e ampiamente scontato come invariante sul fronte dei tassi. Il contesto resta dominato più dalle dinamiche politiche e istituzionali statunitensi che dai fondamentali macro, in un equilibrio fragile tra risk appetite e cautela tattica.
In Europa, il quadro è stato eterogeneo ma complessivamente positivo, con Milano in testa grazie a un rialzo dell’1,09%, seguita da Londra (+0,52%), Madrid (+0,61%), Parigi (+0,27%) e Amsterdam (+0,29%). In controtendenza Francoforte (-0,25%), unica grande piazza a chiudere in territorio negativo. Un andamento che riflette prese di beneficio selettive più che un cambio di scenario, alla vigilia di un appuntamento chiave per la politica monetaria globale.
A Wall Street, la seduta ha evidenziato una marcata divergenza settoriale. L’S&P 500 ha guadagnato lo 0,4%, il Nasdaq lo 0,9%, sostenuti ancora una volta dal comparto tecnologico, mentre il Dow Jones ha ceduto lo 0,8%, penalizzato dal crollo dei titoli delle grandi assicurazioni sanitarie. Il sell-off è stato innescato dalla decisione dell’amministrazione Trump di ridurre drasticamente l’incremento dei fondi pubblici destinati a Medicare Advantage: per il 2027 è previsto un aumento dei rimborsi di appena 0,09%, contro il +5% dell’anno precedente. Una revisione che impatta direttamente su ricavi e marginalità e che ha travolto titoli come UnitedHealth, CVS Health e Humana, arrivati a perdere quasi un quinto del loro valore in una sola seduta.
Nel frattempo, in attesa dei conti delle Mag7, il mondo tech continua a restare sotto i riflettori. Secondo il Wall Street Journal, SoftBank starebbe valutando un ulteriore investimento da 30 miliardi di dollari in OpenAI, un salto dimensionale che conferma l’ambizione di Masayoshi Son di posizionarsi come snodo centrale nello sviluppo dell’intelligenza artificiale. Sul fronte europeo, ASML ha riportato prenotazioni superiori alle attese, con ordini nel quarto trimestre pari a 13,2 miliardi di euro, in forte accelerazione rispetto ai 5,4 miliardi del trimestre precedente, grazie all’aumento degli investimenti nella capacità produttiva di chip dedicati all’AI.
I dati macro USA hanno fornito segnali contrastanti ma senza destabilizzare il mercato. La fiducia dei consumatori è scesa ai minimi dal 2014, mentre l’indice manifatturiero Fed di Richmond si è rivelato peggiore delle stime. Sul fronte del lavoro, i nuovi occupati nel settore privato (ADP) sono scesi a 7.750, dai 8.000 della settimana precedente. Numeri deboli, ma non sufficienti a modificare il pricing della Fed nel breve termine.
Sul mercato obbligazionario europeo ha prevalso la stabilità assoluta: lo spread BTP–Bund decennale ha chiuso a 59 punti base, invariato e ancora in prossimità dei minimi dal 2009, mentre il rendimento del BTP decennale si è attestato al 3,46%.
Molto più movimentato il comparto valutario. L’euro ha superato quota 1,19 dollari, sostenuto dalle crescenti preoccupazioni sulla politica fiscale USA e soprattutto sull’indipendenza della Fed sotto l’amministrazione Trump. Lo yen giapponese si è invece leggermente indebolito dopo aver toccato il livello più forte in quasi tre mesi, in seguito all’avvertimento su un possibile intervento da parte del primo ministro Sanae Takaichi.
Sul fronte istituzionale europeo, la BCE ha annunciato un passo significativo verso l’innovazione: dal 30 marzo accetterà come collaterale per le operazioni di credito asset negoziabili basati su tecnologia DLT. Tali strumenti dovranno rispettare i criteri dell’Eurosistema, ma è già in corso uno studio per estendere l’ammissibilità anche ad asset interamente emessi e regolati su reti DLT, a conferma dell’impegno verso blockchain e tokenizzazione.
L’attenzione resta ora puntata sulla Fed, che dovrebbe lasciare invariati i tassi, mentre il mercato si interroga su indipendenza dell’istituto e successione di Jerome Powell. Tra i nomi più citati emergono Rick Rieder (BlackRock) e l’ex governatore Kevin Warsh. Trump, intanto, ha ribadito di voler tagli dei tassi, arrivando a commentare positivamente il recente indebolimento del dollaro, che dopo le sue dichiarazioni ha superato quota 1,20 contro euro, toccando i minimi dall’inizio del 2022.
Questa mattina, 28 gennaio, i mercati asiatici si muovono con un’impostazione complessivamente positiva. Il Nikkei 225 sale dello 0,50%, l’Hang Seng guadagna il 2,3%, il CSI 300 avanza dello 0,30%, mentre l’MSCI Asia Pacific cresce dello 0,7%, segnando un nuovo massimo storico. Spicca la Corea del Sud, con il Kospi a +1,3%, nuovo record e +23% da inizio anno: SK Hynix, dopo il +9% di ieri, aggiunge un ulteriore +4%. La Corea ha superato la Germania per capitalizzazione, diventando il decimo mercato azionario mondiale. In controtendenza, Indonesia -8% dopo l’avvertimento MSCI su un possibile declassamento a Frontier Market.
Infine, le materie prime: il petrolio è ancora in rialzo dopo il +2,7% di ieri, con una performance +11,5% da inizio anno. L’API stima un calo delle scorte strategiche USA di circa 250.000 barili, mentre sul piano geopolitico il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che l’amministrazione Trump è pronta a usare la forza per garantire la cooperazione del Venezuela, dopo l’impegno di Delcy Rodríguez ad aprire il settore energetico alle aziende statunitensi.
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USDCHF in territorio 2011USDCHF sul mensile ci mostra un grafico molto interessante.
I prezzi sono in procinto di chiudere il mese di gennaio 2026 sotto il close più basso del 2011 e potrebbero essere orientati verso 0.71 ovvero il minimo assoluto del 2011.
Una zona che sicuramente sta attirando l'attenzione di molti trader.
Le posizioni long sulla maggior parte dei CFD sono in swap positivo con USDCHF.
Non c'è un segnale di inversione al rialzo ma lo metto sotto osservazione.
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Risk Disclaimer
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Mercati in attesa della Fed, dollaro in affannoFED ALLA PROVA DEI MERCATI
Performance contrastate per Wall Street nella seduta di ieri. Il Dow Jones ha registrato una flessione dello 0,83%, portandosi a 49.000 punti. Al contrario, l’S&P 500 è salito dello 0,41% a 6.979 punti, dopo aver toccato un nuovo massimo storico a 6.989 punti. Il Nasdaq ha fatto meglio, con un rialzo dello 0,91% a 23.817 punti.
Gli operatori restano in attesa dei risultati del settore tecnologico, in pubblicazione in questi giorni, ma soprattutto della decisione sui tassi della Federal Reserve prevista per questa sera. Dopo gli ultimi dati macro, che hanno confermato la resilienza dell’economia statunitense, appare scontato un mantenimento dell’attuale impostazione di politica monetaria.
I titoli tecnologici e a grande capitalizzazione hanno sovraperformato. Apple è salita del 2%, Microsoft dell’1,4% e Alphabet dell’1,2%. Micron Technology è balzata del 4,3% dopo aver annunciato piani per ampliare la capacità produttiva di chip di memoria.
General Motors è avanzata di oltre il 5% dopo aver alzato le previsioni per il 2026, mentre UPS ha guadagnato l’1,6% grazie a utili e ricavi superiori alle attese. Al contrario, il Dow Jones ha risentito del crollo del 18% di UnitedHealth, che ha comunicato il primo calo annuale dei ricavi in tre decenni. Debole anche Boeing, in calo dell’1,2% dopo risultati che non hanno convinto gli investitori.
TRUMP PROVA A DEMOLIRE IL DOLLARO
L’indice del dollaro è sceso ieri sera dopo le nuove dichiarazioni di Donald Trump, che ha ripreso a esprimere con toni forti le sue opinioni sui mercati, generando un aumento di volatilità nel breve periodo. Il Dollar Index è sceso fino a 95,25 per poi correggere nella notte, segnando comunque la quarta sessione consecutiva di ribassi e il livello più basso da febbraio 2022.
Trump ha dichiarato di non essere preoccupato per la recente debolezza della valuta, aggiungendo che il dollaro non è sceso eccessivamente. Le sue parole hanno rafforzato la percezione che l’amministrazione sia favorevole a un dollaro più debole per sostenere la competitività delle esportazioni.
Il rovescio della medaglia potrebbe però emergere rapidamente: un indebolimento eccessivo rischia di erodere lo status del dollaro come valuta di riferimento globale, mentre la Cina sta seguendo la strategia opposta, rivalutando per attrarre capitali. La delocalizzazione verso il Sud‑Est asiatico consente inoltre a molte aziende cinesi di aggirare i dazi statunitensi.
Il biglietto verde è stato messo sotto ulteriore pressione dalle incertezze politiche a Washington, tra le rinnovate minacce sulla Groenlandia e le critiche all’indipendenza della Federal Reserve. Crescono, inoltre, le speculazioni su un possibile intervento congiunto di Stati Uniti e Giappone a sostegno dello yen, elemento che ha pesato ulteriormente sul dollaro.
Nel frattempo, si prevede che la Federal Reserve mantenga i tassi invariati nel corso della giornata. L’attenzione del mercato è rivolta alle indicazioni sulla tempistica dei prossimi tagli, con due riduzioni da un quarto di punto attese entro fine anno. L’EUR/USD, dopo aver testato 1,2083 ieri sera, è rientrato verso 1,1990, mentre gli altri principali cambi mostrano una dinamica analoga, con dollaro debole su larga scala.
Resta aperta la domanda se questa fase proseguirà o se assisteremo a un rapido rientro. La nostra valutazione è che gli Stati Uniti potrebbero presto considerare controproducente un dollaro eccessivamente debole, anche per le implicazioni strategiche nella competizione con la Cina sugli afflussi di capitali e sugli investimenti.
GAS NATURALE IN CORREZIONE
I future sul gas naturale statunitense sono scesi di oltre il 10%, riportandosi al di sotto di 6,10 dollari per milione di BTU. La correzione segue un’impennata senza precedenti di circa il 117% nelle cinque sessioni precedenti, con prese di profitto in atto nonostante le persistenti interruzioni dell’offerta dovute al maltempo.
Le temperature gelide continuano a colpire vaste aree degli Stati Uniti, alimentando la domanda di riscaldamento ed elettricità e mettendo sotto pressione le reti. La tempesta invernale ha interrotto circa il 12% della produzione nazionale di gas, limitando le forniture a centrali e famiglie.
La produzione media nei 48 stati contigui è scesa a circa 106,9 miliardi di piedi cubi al giorno a gennaio, rispetto al record di 109,7 miliardi di dicembre.
ORO SENZA FRENI
Mercoledì l’oro ha superato i 5.270 dollari l’oncia, aggiornando i massimi storici. Il forte indebolimento del dollaro ha spinto gli investitori verso i metalli rifugio, sostenendo il rally del comparto.
Il movimento è stato alimentato anche dalle dichiarazioni di Trump, che ha minimizzato la debolezza del dollaro, lasciando intendere una preferenza per una valuta più debole a sostegno delle esportazioni. Le incertezze politiche a Washington, comprese le minacce di nuovi dazi e le critiche alla Federal Reserve, hanno ulteriormente sostenuto i metalli preziosi.
L’oro beneficia, inoltre, dei robusti acquisti delle banche centrali e dei continui afflussi negli ETF. Da inizio anno il metallo giallo è in aumento di circa il 20%, mentre l’argento è balzato di quasi il 60%.
PETROLIO
I future sul WTI sono saliti di circa l’1,5% a 61,6 dollari al barile martedì, dopo la perdita dello 0,7% registrata lunedì. Una forte tempesta invernale negli Stati Uniti ha interrotto parte della produzione di greggio e ha rallentato le attività di raffinazione.
Durante il fine settimana i produttori hanno perso fino a 2 milioni di barili al giorno, pari a circa il 15% della produzione nazionale, a causa del gelo che ha messo sotto stress le infrastrutture energetiche. Diverse raffinerie lungo la costa del Golfo hanno segnalato problemi legati alle condizioni meteo, alimentando preoccupazioni sulla disponibilità di carburante a breve termine e su possibili cali delle scorte se il freddo dovesse persistere.
Il rischio geopolitico resta elevato dopo il dispiegamento di una portaerei e navi da guerra statunitensi in Medio Oriente. Le preoccupazioni sull’offerta sono state in parte bilanciate dalle attese di un aumento della produzione dal Kazakistan, con il giacimento di Tengiz in ripartenza e il ripristino della piena capacità di carico dell’oleodotto CPC. Nella prossima riunione, l’OPEC+ dovrebbe mantenere invariati gli attuali livelli di produzione.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
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CADCHF LONGUn'ipotetica entrata long su CAD/CHF in prossimità di 0.56 richiederebbe l'emergere di uno scenario macroeconomico asimmetrico tra Canada e Svizzera, dove fattori strutturali e ciclici convergano per invertire un rapporto di forza storicamente favorevole al franco svizzero. A quel livello, il cross si troverebbe in una zona di estremo stress valutario—non lontana dai minimi assoluti toccati durante le crisi acute del passato—dove il dollaro canadese apparirebbe scontare una combinazione di shock petroliferi prolungati, recessione domestica e fuga verso valute rifugio europee. Proprio questa condizione di sovravendita estrema aprirebbe tuttavia lo spazio per una correzione significativa qualora mutassero le premesse fondamentali che hanno generato tale squilibrio.
Il primo elemento di svolta risiederebbe nell'andamento dei prezzi energetici, dato che l'economia canadese mantiene una correlazione strutturale con il petrolio attraverso le sue esportazioni di greggio e gas. Un rimbalzo sostenuto del WTI oltre i 90-100 dollari al barile—innescato da restrizioni all'offerta OPEC+, tensioni geopolitiche nel Golfo o una ripresa inattesa della domanda cinese—rilancerebbe immediatamente i flussi commerciali canadesi e la pressione sui tassi della Banca Centrale del Canada. Parallelamente, la Svizzera si troverebbe esposta a una recessione prolungata nell'eurozona, suo principale partner commerciale, con la Banca Nazionale Svizzera costretta a tagliare i tassi in modo aggressivo per evitare un apprezzamento del franco che strangolerebbe ulteriormente l'export elvetico. Questo differenziale di politica monetaria—BoC in pausa o hawkish rispetto a una SNB decisamente accomodante—genererebbe un carry trade attrattivo verso il CAD, invertendo i flussi di capitale che per anni hanno privilegiato il franco come bene rifugio europeo.
Un secondo catalizzatore potrebbe emergere dalla ristrutturazione globale dei flussi safe-haven. In uno scenario di normalizzazione post-crisi, dove le tensioni geopolitiche si attenuano e i mercati azionari riacquistano stabilità, la domanda speculativa per il CHF come asset difensivo si indebolirebbe progressivamente. Al contempo, il Canada beneficerebbe di una rotazione verso asset commodity-linked in un contesto di reflazione globale, attratto da rendimenti reali positivi e da un settore bancario solido rispetto ai fragili bilanci di molte istituzioni europee. La stessa credibilità fiscale canadese—pur con debito pubblico superiore a quello svizzero—potrebbe essere rivalutata qualora la Svizzera affrontasse pressioni politiche interne legate all'eccessiva forza della valuta o a tensioni con l'Unione Europea sui flussi finanziari transfrontalieri.
Sul piano tecnico, l'area 0.56 rappresenterebbe una zona di supporto storico-psicologico dove osservare segnali di esaurimento della vendita. La formazione di un basamento laterale protratto su timeframe weekly, accompagnato da volumi decrescenti nelle discese e da divergenze negative negli oscillatori, suggerirebbe che la pressione ribassista si sta esaurendo. La rottura di una resistenza immediata—ad esempio 0.5850—con impulso sostenuto e chiusure daily consecutive al rialzo confermerebbe il cambio di regime, aprendo la strada verso obiettivi progressivi in area 0.63, 0.68 e infine 0.75, livello che rappresenterebbe un ritorno verso una parità più equilibrata tra le due economie.
La gestione del rischio resterebbe cruciale in un'operazione di questo tipo. Lo stop loss andrebbe collocato al di sotto del minimo storico recente, intorno a 0.5450, accettando una perdita limitata ma definita. I target andrebbero scalati per capitalizzare sia il rimbalzo tecnico iniziale sia la potenziale mean reversion pluriennale, con una riduzione progressiva dell'esposizione man mano che il cross recupera terreno. Il position sizing, data la natura asimmetrica dell'operazione—dove il potenziale upside supera il rischio definito—dovrebbe comunque rispettare il principio della conservazione del capitale, limitando l'esposizione all'1-2% del portafoglio.
Va tuttavia sottolineato che il franco svizzero mantiene un'ancora strutturale come valuta rifugio in Europa, sostenuta da un surplus commerciale cronico, da riserve auree significative e da un sistema finanziario stabile. Un long su CAD/CHF a livelli estremi richiede quindi non solo pazienza nell'attesa della convergenza dei fattori descritti, ma anche la consapevolezza che nuovi shock di risk-off—crisi bancarie, escalation geopolitiche—potrebbero rafforzare nuovamente il CHF contro ogni previsione fondamentale. L'operazione diventa giustificabile soltanto come scommessa mean-reversion su un'estremizzazione temporanea, non come previsione strutturale di indebolimento permanente del franco. Senza conferme multiple—tecnica, fondamentale e di price action—l'ingresso a 0.56 rischierebbe di trasformarsi in una trappola da value trap, dove un livello "basso" continua a scendere sotto la pressione di forze macroeconomiche non ancora esaurite.
USDCHF LONG Un'entrata long su USD/CHF in area 0.77 richiederebbe una convergenza eccezionale di fattori tecnici, fondamentali e strutturali, considerando che un livello del genere rappresenterebbe un'estremizzazione storica della forza del franco svizzero contro il dollaro—un territorio toccato soltanto in fasi di crisi acuta come quella del 2011-2012, quando il cross scese fino a 0.7065. In un simile contesto, il CHF si troverebbe a scontare un sovrapprezzo strutturale derivante da un mix di flussi safe-haven intensi, un differenziale tassi Fed-SNB marcatamente negativo e una domanda rifugio tale da aver neutralizzato persino gli interventi della Banca Nazionale Svizzera. Proprio questa estremizzazione aprirebbe però lo spazio per una mean reversion pluriennale, soprattutto qualora emergessero catalizzatori fondamentali capaci di invertire il paradigma valutario consolidato.
Il primo driver potenziale risiederebbe in un'inversione del differenziale dei tassi d'interesse, con la Federal Reserve che mantiene una politica monetaria restrittiva—ad esempio con i tassi fermi in area 3-4%—mentre la SNB, costretta dalla forza eccessiva della propria valuta, avvia un ciclo di tagli per preservare la competitività dell'economia svizzera. Questo scenario renderebbe il carry trade USD/CHF nuovamente attrattivo per i flussi istituzionali globali, innescando una rotazione strutturale verso il dollaro. Parallelamente, una crisi fiscale o bancaria nell'eurozona potrebbe alterare la gerarchia dei beni rifugio europei: anziché rifugiarsi nel franco come tradizionalmente accade, gli investitori potrebbero privilegiare la liquidità e la profondità dei mercati statunitensi, spostando i flussi verso il USD in un contesto di risk-off globale. A ciò si aggiungerebbe un cambio di rotta esplicito della SNB, con interventi massicci e coordinati—acquisti illimitati di valuta estera e comunicazione chiara contro l'apprezzamento—volto a indebolire deliberatamente il franco, rompendo quella percezione di invincibilità che ne ha sostenuto la forza negli anni.
Sul piano tecnico, tuttavia, nessun livello psicologico da solo giustificherebbe l'ingresso. Occorrerebbe osservare una stabilizzazione organizzata del prezzo: la formazione di un doppio o triplo minimo in area 0.77 con volumi decrescenti nelle ultime discese, a suggerire esaurimento della pressione venditrice; la rottura di una trendline ribassista pluriennale su timeframe weekly; e segnali di divergenza tra prezzo e indicatori come RSI o MACD, dove i minimi non vengono confermati dagli oscillatori. A questi elementi si aggiungerebbero pattern candlestick di inversione—hammer o engulfing rialzisti—su grafici daily a confermare il cambio di sentiment.
La gestione del rischio resterebbe tuttavia l'elemento non negoziabile di un'operazione del genere. Lo stop loss andrebbe posizionato al di sotto del minimo storico del 2011, intorno a 0.7550, accettando una perdita limitata ma definita. I target profit, invece, andrebbero scalati: un primo obiettivo a 0.82 per cogliere il rimbalzo verso la resistenza psicologica, un secondo a 0.88 in area della media mobile quinquennale, e un terzo ambizioso a 0.95, livello che rappresenterebbe un ritorno verso una parità più neutrale dal punto di vista storico. Il position sizing, data l'asimmetria intrinseca dell'operazione, non dovrebbe mai superare l'1-2% del capitale totale.
In sintesi, un long a 0.77 non sarebbe una semplice scommessa sul fatto che "il prezzo è basso", ma una strategia articolata fondata sulla convergenza di tre elementi: un'estremizzazione valutaria statisticamente insostenibile nel lungo termine, un catalizzatore fondamentale capace di ribaltare i flussi strutturali tra le due valute, e una conferma tecnica che trasformi l'ipotesi statistica in setup operativo concreto. Senza questa triade, l'operazione si ridurrebbe a speculation non strutturata, esposta al rischio che il franco continui a rafforzarsi in nuove fasi di turbolenza globale—ricordando che il safe-haven status del CHF non è mai stato completamente eroso, neppure nei momenti di maggiore interventismo della SNB. Un approccio analitico rigoroso, coerente con una visione strategica dei mercati, richiede dunque pazienza nell'attesa di questa convergenza prima di trasformare un'ipotesi teorica in posizione reale.
#AN031: Gennaio, 5 SHOCK Geopolitici
Gennaio 2026 non sta offrendo un singolo evento “black swan”, ma una sequenza di shock geopolitici a rilascio progressivo: energia europea, Medio Oriente/Iran, America Latina, fronte Ucraina e nuove frizioni USA-Europa/Artico, con in parallelo un tassello Asia-Pacifico (Taiwan) che riaccende la sensibilità “risk-on/risk-off”. Il risultato, per il mercato FX, è un mese dove il premio per il rischio si sposta di continuo tra dollaro, valute rifugio e blocchi legati alle materie prime.
1) Europa: stop definitivo al gas russo (timeline lunga, impatto immediato sui prezzi aspettati)
Il 26 gennaio l’UE ha dato il via libera finale a una norma per vietare le importazioni di gas russo entro fine 2027, includendo LNG entro fine 2026 e pipeline entro 30 settembre 2027 (con possibilità tecniche di slittamento in casi specifici).
Perché conta per il Forex (subito, non nel 2027):
Il FX sconta aspettative: una traiettoria di minore dipendenza energetica riduce il “tail risk” strutturale sull’Europa, ma nel breve può generare premio volatilità (pricing di colli di bottiglia, contratti, infrastrutture LNG, shock meteo/consumi).
Se l’energia torna a essere driver di inflazione, la catena è: energia → aspettative CPI → tassi attesi BCE → EUR.
Implicazioni operative:
EUR: tende a reagire più alle sorprese di prezzo dell’energia che alla notizia in sé. Il tema vero è “quanto costa sostituire” e “con che stabilità”.
NOK/SEK: spesso diventano proxy regionali quando il mercato ricalibra energia e crescita europea (attenzione a petrolio/gas e rischio globale).
2) Medio Oriente/Iran: “armada”, sanzioni, petrolio e volatilità USD
In pochi giorni si è riacceso il canale Iran → petrolio → inflazione globale → posizionamento USD: nuove sanzioni USA su entità e navi legate al trasporto di petrolio iraniano e retorica/dispiegamento militare hanno spinto il Brent e il WTI in rialzo di circa il 3% in una seduta, riattivando il risk premium energetico.
Meccanismo FX chiave:
Petrolio su → pressione inflattiva (globale) su → tassi reali attesi su → rotazione su USD oppure fuga su rifugi (JPY/CHF) se sale la paura “event risk”.
In parallelo, l’Iran domestico mostra stress finanziario (sell-off azionario e valuta sotto pressione), segnale che il mercato locale sta prezzando scenario di rischio più alto.
Chi tende a muoversi di più:
CAD (petrolio) spesso beneficia se la salita è ordinata e “growth-friendly”.
JPY/CHF (rifugi) se il mercato interpreta escalation come rischio di shock improvviso.
EMFX: soffrono se l’energia si traduce in import bill più alto e condizioni finanziarie più rigide.
3) America Latina: Venezuela, “hard power” e rischio geopolitico su flussi EM
Il mese ha portato un elemento raro: un salto di qualità della postura USA nell’area, con l’arresto/cattura di Nicolás Maduro e una cornice comunicativa che parla di conflitto contro narco-reti e pressioni su asset energetici/rotte. Le conseguenze sono più grandi del solo Venezuela: aumentano la probabilità che il mercato applichi un premio rischio più ampio sulle valute EM sensibili a geopolitica e sanzioni.
FX: cosa guardare davvero
Non è solo “USD vs VES” (non tradabile in modo classico): è la percezione di instabilità regionale e di “policy unpredictability”.
Effetto secondario: attenzione ai canali energetici e ai flussi di capitale verso USD e strumenti liquidi quando sale l’incertezza.
4) Ucraina: inverno duro, infrastrutture colpite e rischio energetico europeo “di ritorno”
Le offensive su infrastrutture e power grid (Kharkiv e altre aree) stanno rendendo il tema Ucraina nuovamente “macro-rilevante” proprio nel momento in cui l’Europa parla di chiudere definitivamente la dipendenza energetica da Mosca.
Per il Forex:
Ogni aumento di rischio su Europa (energia/sicurezza) tende a produrre:
EUR più fragile nei picchi di avversione al rischio, domanda di USD/CHF e spesso JPY, repricing su gas/petrolio che rientra nel punto (1).
5) USA-Europa/Artico: Groenlandia, NATO e rischio “frizione transatlantica”
Le tensioni legate alla Groenlandia e ai rapporti transatlantici stanno diventando un nuovo “overlay geopolitico” che il mercato non può ignorare, anche perché impatta difesa, rotte artiche e coesione politica europea.
Come si trasforma in FX:
Aumenta il rischio di policy shocks (dazi/ritorsioni/negoziati tesi).
Nei momenti di frizione, il mercato tende a preferire l’asset più liquido e difensivo: spesso USD, con rotazioni rapide tra risk-on/risk-off.
Mercati in rialzo, dollaro debole e oro ai recordCOSA POTRÀ MAI FAR CROLLARE WALL STREET?
Ancora una seduta positiva per gli indici azionari USA. Il Dow Jones ha registrato un +0,64%, l’S&P 500 un rialzo dello 0,5% e il Nasdaq ha guadagnato lo 0,43%.
I servizi di comunicazione, i servizi di pubblica utilità e la tecnologia hanno guidato i guadagni, mentre i beni di consumo discrezionali sono rimasti pressoché invariati.
Gli operatori si preparano a una settimana intensa, con numerose trimestrali in arrivo, la decisione di politica monetaria della Fed e le voci secondo cui potrebbe essere annunciato il nuovo Presidente della Federal Reserve già questa settimana. I mercati valutano anche il rischio politico legato a un possibile shutdown del governo.
Apple ha sovraperformato, salendo dell’1,6% in vista della pubblicazione dei risultati e dopo che JPMorgan ha alzato il prezzo obiettivo sul titolo. Microsoft è rimasta quasi invariata, Meta è salita di circa l’1% e Tesla è scesa del 2%, mentre gli investitori attendono i conti di entrambe le società.
Nvidia ha guadagnato lo 0,4% dopo aver annunciato un ulteriore investimento da 2 miliardi di dollari in CoreWeave Inc. Tra i titoli a piccola capitalizzazione si segnala USA Rare Earth, balzata di oltre il 21% dopo che il Dipartimento del Commercio ha acquisito una partecipazione nella società.
VALUTE, DOLLARO ANCORA IN CALO
Sul fronte cambi, l’indice del dollaro si è indebolito per la terza seduta consecutiva, scivolando intorno a quota 97, il livello più basso in oltre quattro mesi, estendendo il ribasso dell’1,9% registrato la scorsa settimana. Si tratta del calo più marcato da aprile 2025.
Il cosiddetto sell America trade prosegue e aumentano le speculazioni sulla possibilità di un intervento valutario coordinato tra Stati Uniti e Giappone per sostenere lo yen. È questa la ragione principale del ribasso generalizzato del dollaro.
Crescono inoltre le preoccupazioni per un potenziale nuovo shutdown dopo che i leader democratici hanno minacciato di bloccare l’approvazione del pacchetto da 1,2 trilioni di dollari qualora includesse ulteriori fondi per la Sicurezza Nazionale, alla luce della vicenda del Minnesota.
Gli operatori guardano alla prima riunione dell’anno della Federal Reserve, prevista per mercoledì. Pur essendo atteso un mantenimento dello status quo, l’attenzione si concentra sulle nuove proiezioni economiche e sulle indicazioni riguardo alla politica dei tassi.
Sul mercato valutario, l’EUR/USD resta vicino a 1,1900, forse pronto al balzo verso 1,2000 e oltre. Movimenti significativi anche per GBP/USD, USD/CHF e soprattutto per le valute oceaniche, che stanno spingendo verso livelli chiave di medio termine. USD/CNH in consolidamento intorno a 6,9500.
GOLD SOPRA I 5.100 DOLLARI
Il gold ha messo a segno un imponente movimento rialzista, salendo fino a 5.111 dollari l’oncia ed estendendo il suo rally record. Il contesto rimane dominato dalle incertezze commerciali e geopolitiche, che alimentano la domanda di beni rifugio.
Il Primo Ministro canadese Mark Carney ha dichiarato che Ottawa non intende perseguire un accordo di libero scambio con la Cina, evidenziando che l’intesa recente riduce i dazi solo in settori selezionati. Le sue dichiarazioni seguono la minaccia del Presidente Trump di imporre un dazio del 100% sui prodotti canadesi qualora venisse siglato un accordo con Pechino.
A mantenere alta la tensione contribuiscono anche le frizioni tra Stati Uniti ed Europa legate alla Groenlandia, oltre alle crescenti tensioni in Medio Oriente. Nel frattempo emergono timori riguardo a un possibile shutdown del governo USA.
Gli operatori attendono la riunione della Federal Reserve di questa settimana, da cui ci si aspetta il mantenimento dei tassi attuali. Dopo un finale molto forte nel 2025, l’oro ha già guadagnato circa il 17% dall’inizio dell’anno.
USA, BENI DUREVOLI IN CRESCITA
Gli ordini di beni durevoli negli Stati Uniti sono aumentati del 5,3% su base mensile a novembre 2025, rimbalzando dal calo rivisto del 2,1% di ottobre e superando le attese (consenso +3,7%).
L'aumento è stato guidato dalla decisa ripresa del comparto dei trasporti, con ordini in crescita del 14,7% dopo il -6,3% di ottobre, trainati soprattutto da un +97,6% nelle prenotazioni di aerei civili.
Gli ordini sono aumentati anche nel settore delle apparecchiature elettriche, degli elettrodomestici, dei macchinari, dei computer e dei prodotti elettronici.
Un’ulteriore dimostrazione della resilienza dell’economia statunitense.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
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EURUSD: H1!!! DISCLAIMER !!!
Nota bene:
Queste sono semplici bozze personali, da considerarsi come tali. La lettura va effettuata con un’ottica di breve termine. In altre parole, la prima fase del percorso disegnato rappresenta l’ipotesi principale. La parte restante del percorso (quella più lontana nel tempo) è strettamente legata all’evoluzione della prima fase. Di conseguenza, se quest’ultima non si realizza, l’intera idea deve essere considerata nulla.
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EUR/USD: IL SISTEMA PREPARA LA CHIUSURA MENSILELa Mappa di Gennaio ha guidato ogni mossa. Ora il prezzo si posiziona per la decisione finale. Monitoriamo la zona di equilibrio critica.
📍 STATO ATTUALE (Grafico 2h - Agg. 27 Gen):
🕐 TF: 2 Ore | Fase: Consolidamento in Alta
📈 Apertura: 1.18804 | Chiusura: 1.18776 (lateralità)
🎯 Situazione: Il prezzo consolida sotto la resistenza minore 1.1885, dopo aver rispettato il Livello Chiave 1.1764 e aver esteso il rialzo. Il sistema è in attesa del prossimo input.
🔍 VERIFICA CONCLUSIVA MAPPA DI GENNAIO:
✅ LIVELLO 1 - 1.1590-1.1600 (SUPPORTO STRUTTURALE)
STATO: CONFERMATO STORICO. Rimbalzo da manuale di +133 pips. Base dell'intero movimento mensile.
✅ LIVELLO 2 - 1.1720-1.1730 (RESISTENZA→SUPPORTO)
STATO: SUPERATO E CONVERTITO. Ora supporto dinamico primario.
🎯 LIVELLO 3 - 1.1764-1.1770 (TARGET MENSILE)
STATO: CENTRATO E RISPETTATO. Testato il 24/01, ha funzionato da perfetto trampolino per l'ultimo slancio.
📊 LA NUOVA ZONA CHIAVE DEL SISTEMA: 1.1783 - 1.1764
L'attenzione ora si sposta qui. Questa è la zona di equilibrio per la chiusura di Gennaio:
• 1.1783: Supporto dinamico immediato (ex massimo).
• 1.1764: Livello Chiave originale, ora rinforzato.
• Perché è cruciale: Una ritestazione di questa zona prima della chiusura mensile sarebbe il set-up ideale per un rimbalzo rialzista a Febbraio. Un crollo sotto sarebbe invece un segnale di forza inferiore alle attese.
🎯 SCENARI SISTEMICI PER LA CHIUSURA (Prossimi 4 Giorni):
• SCENARIO A (PREFERITO DAL SISTEMA - 60%): Ritorno controllato verso 1.1783-1.1764, test della zona con volume decrescente, e rimbalzo per chiudere il mese sopra 1.1800. Set-up perfetto per un Febbraio bullish.
• SCENARIO B (35%): Forza continua. Il prezzo supera 1.1885 e punta a chiudere il mese vicino a 1.1900. Sarebbe forte, ma richiederebbe un immediato ritestamento di supporto a Febbraio.
• SCENARIO C (5% - OUTLIER): Rottura debole sotto 1.1764. Indicherebbe fallimento del follow-through rialzista. Supporto successivo a 1.1720.
⚠️ LA MIA GESTIONE SISTEMICA (Esempio Reale):
*"Posizione long residua da 1.1600. Stop finale a 1.1759 (sotto il Livello Chiave 1.1764). Nessun nuovo ingresso fino a dopo la chiusura mensile o un test della zona 1.1783-1.1764. Il sistema richiede pazienza."*
📚 DIDATTICA AVANZATA: LA LOGICA DELLA "ZONA DI EQUILIBRIO"
Il mio sistema non cerca il prezzo esatto, ma aree di valore:
Confluenza: La zona 1.1783-1.1764 unisce un livello chiave originale (1.1764) e un livello dinamico recente (1.1783). Più fattori convergono, più l'area è forte.
Ritesto Sanificante: Un ritorno in quella zona dopo un breakout pulisce gli ultimi long deboli e crea una base più sana per il movimento successivo.
Patience Area: È la zona in cui il sistema mi dice di essere pronto, non di essere già dentro. L'ingresso scatta solo alla reazione del prezzo.
🔥 PERFORMANCE DEL SISTEMA - GENNAIO (In Chiusura):
• Trade 2026: 4/4 vincenti (100% win rate) – Tutti da attivazione livelli chiave.
• Pips Gennaio: 380+ catturati e bloccati.
• Accuracy Globale: 97% su 25+ analisi.
• Precisione Livelli Gennaio: 3/3 livelli chiave testati e rispettati (1.1592, 1.1725, 1.1764).
🎯 PROSSIMA MOSSA DEL SISTEMA:
La Mappa Strutturale di Febbraio è in fase di definizione. Uscirà nei primi giorni del nuovo mese. La chiusura di Gennaio sopra o sotto 1.1800 e il comportamento nella zona 1.1783-1.1764 saranno i dati decisivi.
👉 SEGUI PER LA MAPPA DI FEBBRAIO
Il Sistema ha parlato chiaro a Gennaio. Ti aspetta a Febbraio.
Commenta "ZONA CHIAVE" se stai monitorando con me l'area 1.1783-1.1764 per la prossima grande decisione.
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EURUSD prepara l'ultimo slancio?EURUSD daily ci mostra un movimento di forza rialzista verso i massimi del 2025 e se dovesse essere superato potrà ancora spingersi verso i massimi 2021. E' una situazione che avevo già individuato anche se ci ha messo molto più tempo di quello che pensavo.
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