Mercati prudenti, tornano le speranze di paceRINNOVATE SPERANZE DI PACE
Chiusure frazionali per la Borsa americana nella sessione di ieri, 20 luglio, con due questioni ancora sul tavolo che continuano a generare incertezza e timori tra gli investitori.
Le tensioni geopolitiche restano il tema prioritario. A questo proposito stanno emergendo nuove speranze di pace tra le parti coinvolte: i mediatori internazionali hanno proposto una tregua di 10 giorni per tentare di rilanciare il dialogo ed evitare un'escalation che, fino a ieri, sembrava molto probabile.
Gli indici azionari statunitensi hanno chiuso in lieve calo: Nasdaq -0,05%, S&P 500 -0,16% e Dow Jones -0,59%. Gli operatori hanno mantenuto un atteggiamento prudente, focalizzandosi sull'imminente pubblicazione dei risultati societari dei colossi tecnologici, tra cui Alphabet e Tesla.
Parallelamente, si è registrato un recupero parziale dei titoli del settore dei semiconduttori dopo le forti vendite delle sessioni precedenti. Questo ha consentito al Nasdaq di limitare le perdite rispetto agli altri listini.
Resta elevata l'attenzione sull'andamento del prezzo del petrolio, influenzato dalle tensioni geopolitiche, e sulle prossime mosse delle banche centrali, inclusa l'attesa per le riunioni della BCE.
PETROLIO
Nella notte il prezzo del petrolio greggio WTI è sceso verso gli 82 dollari al barile, in leggero calo rispetto ai massimi delle ultime cinque settimane, grazie alle crescenti speranze di una ripresa dei negoziati di pace tra Stati Uniti e Iran dopo diversi giorni di escalation del conflitto.
Ciononostante, i prezzi del petrolio sono aumentati sensibilmente nel corso del mese. Gli attacchi statunitensi contro l'Iran sono infatti proseguiti per il decimo giorno consecutivo, mentre Teheran ha continuato con i raid di rappresaglia contro i Paesi vicini.
Le tensioni si sono ulteriormente intensificate dopo che il presidente Donald Trump ha avvertito che Teheran sarebbe stata ritenuta responsabile della morte di tre militari statunitensi.
Dal punto di vista tecnico, il WTI rimane in una fase di accumulazione dopo aver superato quota 80 dollari, con possibili obiettivi in area 86,00.
GOLD
L'oro torna a salire, riportandosi sopra i 4.000 dollari l'oncia, pur restando vicino ai minimi degli ultimi nove mesi. Il conflitto in corso tra Stati Uniti e Iran continua infatti a mantenere gli investitori concentrati sui rischi di inflazione legati al settore energetico e sulla prospettiva di tassi di interesse più elevati.
Gli attacchi statunitensi contro l'Iran sono entrati nel decimo giorno consecutivo, mentre il presidente Donald Trump ha ribadito che l'Iran sarebbe stato ritenuto responsabile della morte di tre militari americani.
Nel frattempo, Teheran ha affermato che i mediatori hanno presentato proposte volte ad allentare le tensioni con Washington dopo diversi giorni di combattimenti. Alcune fonti indicano inoltre la possibilità di un cessate il fuoco di 10 giorni.
I rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi sono aumentati sensibilmente nel corso della settimana. I mercati prezzano ora una probabilità di circa il 55% di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve a settembre, rispetto al 51% della seduta precedente.
Un eventuale aumento dei tassi tornerebbe a pesare sul prezzo del metallo giallo, che continua a dipendere in larga misura dall'andamento della politica monetaria.
VALUTE
Il mercato dei cambi resta il meno volatile tra le principali asset class, con oscillazioni contenute.
L'EUR/USD ha oscillato tra 1,1400 e 1,1450, senza riuscire a violare né i livelli di supporto né quelli di resistenza. Il cable (GBP/USD) è rimasto ancorato tra 1,3410 e 1,3480, mantenendo l'EUR/GBP stabile nell'intervallo compreso tra 0,8480 e 0,8510.
L'elezione del nuovo Primo Ministro britannico, Burnham, non ha avuto effetti rilevanti sulla sterlina, che è rimasta sostanzialmente immobile in attesa di segnali più concreti. Pur essendo considerato più carismatico e comunicativo rispetto a Keir Starmer, Burnham non si è particolarmente sbilanciato, nonostante le aspettative appaiano elevate.
Tra le altre valute, segnaliamo un USD/JPY in area 162,50, senza alcun segnale di intervento da parte della BoJ, che continua a restare alla finestra mentre la speculazione alimenta le pressioni sul cambio.
Il franco svizzero si mantiene stabile, con USD/CHF in area 0,9250 ed EUR/CHF intorno a 0,8100. Le valute oceaniche continuano invece a mostrare forza, in particolare il dollaro neozelandese.
Il NZD ha beneficiato della pubblicazione dei dati sull'inflazione, che nel secondo trimestre è salita al 4,1% dal 3,1% del trimestre precedente, superando sia le attese del 4,0% sia il range obiettivo dell'1-3% fissato dalla RBNZ. Si tratta del livello più elevato dal quarto trimestre del 2023.
Il contributo maggiore all'aumento dell'inflazione è arrivato dal comparto dei trasporti, dove i prezzi sono balzati del 10,6%, principalmente a causa dell'incremento dei prezzi della benzina e degli altri carburanti e lubrificanti per veicoli.
RENDIMENTI IN CRESCITA
Il rendimento del Treasury statunitense a 10 anni è salito leggermente al 4,59%, dopo essere diminuito di circa 7 punti base la settimana precedente. Gli investitori continuano a valutare gli sviluppi in Medio Oriente e le loro implicazioni per le prospettive economiche e di politica monetaria.
Le tensioni tra Stati Uniti e Iran si sono intensificate nel corso del fine settimana, spingendo inizialmente i prezzi del petrolio sui massimi delle ultime sei settimane. Successivamente, però, gran parte dei guadagni è stata riassorbita dopo le dichiarazioni del Ministero degli Esteri iraniano, secondo cui i negoziati con Washington potrebbero proseguire qualora venissero rispettati gli interessi nazionali del Paese.
La scorsa settimana sia l'indice dei prezzi al consumo (CPI) sia quello dei prezzi alla produzione (PPI) hanno registrato valori inferiori alle attese. Tuttavia, il recente rialzo del petrolio ha alimentato il timore che il percorso di disinflazione possa rallentare o interrompersi.
I mercati continuano a scontare un aumento dei tassi da parte della Fed nel corso dell'anno, con la probabilità di un intervento a settembre che resta superiore al 60%.
Nel frattempo, i funzionari della Federal Reserve sono entrati nel consueto periodo di silenzio stampa in vista della riunione del FOMC della prossima settimana, durante la quale il mercato si attende che il tasso sui Fed Funds venga lasciato invariato.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
Mercato forex
Wall Street e petrolio: mercati sotto pressioneWALL STREET: È LA VOLTA BUONA?
Venerdì gli indici azionari statunitensi hanno chiuso in ribasso, a causa di una nuova ondata di vendite nel settore dei semiconduttori e del riaccendersi delle tensioni geopolitiche.
L'S&P 500 ha perso l'1%, il Nasdaq l'1,5% e il Dow Jones 407 punti.
I titoli del comparto dei semiconduttori sono crollati per i timori che le grandi aziende dell'intelligenza artificiale possano ridurre gli investimenti nelle infrastrutture AI, annullando in parte il rally registrato quest'anno. Nvidia ha perso il 2,2%, Broadcom l'1%, AMD l'1% e Intel il 2%.
Nel frattempo, i rischi inflazionistici hanno ripreso slancio con il protrarsi della guerra in Medio Oriente e l'aumento dei prezzi dei carburanti.
Le difficoltà economiche si sono ulteriormente aggravate dopo che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha affermato che la Cina avrebbe interferito nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2020, alimentando i timori sulla tenuta della tregua commerciale raggiunta dopo lo scambio di dazi dello scorso anno.
Sul fronte degli utili societari, Netflix ha registrato un calo del 7,3% dopo aver previsto un ulteriore trimestre di rallentamento delle vendite.
PETROLIO IN RIALZO
Venerdì il prezzo del WTI ha superato gli 82 dollari al barile, raggiungendo il livello più alto dell'ultimo mese, dopo che il Kuwait ha dichiarato che l'Iran avrebbe attaccato un impianto di produzione energetica e di desalinizzazione dell'acqua.
Nel frattempo, alcune fonti hanno riferito che l'Iran avrebbe lanciato attacchi contro obiettivi statunitensi in Bahrein, Giordania, Kuwait, Oman, Qatar e Siria, in risposta all'ultima ondata di operazioni militari condotte da Washington.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha affermato di aver completato la sesta notte consecutiva di attacchi contro l'Iran, prendendo di mira decine di siti militari.
Inoltre, secondo alcune fonti, Teheran avrebbe incaricato le forze Houthi di prepararsi a interrompere il traffico marittimo nel Mar Rosso nel caso in cui gli Stati Uniti attaccassero le infrastrutture energetiche iraniane.
Nel frattempo, il traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz è rimasto fortemente limitato.
I prezzi del petrolio sono aumentati di oltre il 14% nell'arco della settimana a causa dell'intensificarsi delle ostilità, alimentando i timori di un conflitto regionale più ampio.
All'inizio della settimana, gli Stati Uniti hanno inoltre ripristinato il blocco navale dei porti iraniani situati nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz.
DATI MACRO USA
Secondo le stime preliminari, l'indice di fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan è salito a 54,4 nel luglio 2026, superando le aspettative di mercato pari a 51,0 e registrando il secondo aumento mensile consecutivo dopo il minimo storico toccato a maggio.
Il sentiment ha raggiunto il livello più elevato da febbraio, sostenuto principalmente dal calo dei prezzi della benzina.
Tutte e cinque le componenti dell'indice hanno mostrato un miglioramento, trainate soprattutto dall'aumento di circa il 20% delle condizioni di acquisto dei beni durevoli e delle aspettative sulle condizioni economiche per i prossimi dodici mesi.
Nonostante la ripresa, la fiducia dei consumatori resta inferiore del 12% rispetto a un anno fa, poiché i prezzi elevati continuano a gravare sui bilanci delle famiglie.
La maggior parte delle risposte al sondaggio è stata raccolta prima della ripresa degli attacchi statunitensi contro l'Iran, avvenuta il 7 luglio, e del conseguente rialzo dei prezzi dei carburanti.
Tra gli altri dati pubblicati, si segnala la produzione industriale, aumentata dello 0,1% su base mensile a giugno 2026. Il dato è in linea con quello di maggio, ma leggermente inferiore alle attese del mercato, pari allo 0,2%.
La produzione manifatturiera è rimasta invariata. Il calo dello 0,1% della produzione di beni durevoli, dovuto soprattutto alla contrazione nei settori del legno, dei prodotti minerali non metallici, dei macchinari e delle apparecchiature elettriche, ha compensato l'aumento dello 0,2% dei beni non durevoli, favorito dall'impennata del 2,1% della produzione di petrolio e carbone.
Sempre negli Stati Uniti, i prezzi dei beni importati sono aumentati dello 0,3% rispetto al mese precedente, rallentando rispetto all'1,7% rivisto di maggio, ma in netto contrasto con le aspettative del mercato, che prevedevano una flessione dello 0,7%.
I prezzi delle importazioni di carburanti e lubrificanti sono diminuiti dello 0,4%. Al contrario, i prezzi delle importazioni non energetiche sono aumentati dello 0,4%, dopo il +0,7% del mese precedente, segnando il settimo incremento consecutivo.
Va inoltre sottolineato che l'aumento dei costi delle importazioni non include gli effetti dei dazi doganali recentemente introdotti dall'amministrazione statunitense.
Su base annua, i prezzi delle importazioni sono aumentati del 7,1%, registrando il valore più elevato degli ultimi quattro anni.
VALUTE
Sul mercato valutario continua a prevalere una fase di trading range tra le principali coppie.
L'EUR/USD oscilla tra 1,1370 e 1,1480, in assenza di novità rilevanti sia sul fronte macroeconomico sia su quello monetario. Il leggero rallentamento della crescita e delle pressioni inflazionistiche dovrebbe, secondo alcune analisi, dissuadere la Federal Reserve dall'effettuare ulteriori rialzi dei tassi in autunno.
Anche il Cable (GBP/USD) rimane sostanzialmente stabile, dopo che l'EUR/GBP è tornato sopra quota 0,8500.
L'attenzione degli operatori resta però concentrata soprattutto sull'USD/JPY, che continua a mantenersi sopra area 162,00, mentre la Bank of Japan appare vigile, anche se non vi sono conferme ufficiali.
Il mercato rimane particolarmente sensibile alle dichiarazioni delle autorità giapponesi e ai cosiddetti checking prices, ovvero interventi verbali o semplici richieste di quotazioni agli operatori, senza un'effettiva operatività sul mercato.
Tali interventi provocano spesso discese dell'USD/JPY nell'ordine di 50-100 pips, seguite però da rapidi recuperi.
Quanto potrà durare questa dinamica? Lo vedremo. Resta comunque una price action estremamente interessante da osservare.
Poche novità, invece, sugli altri fronti valutari.
SETTIMANA ENTRANTE
L'attenzione degli investitori sarà concentrata sugli sviluppi del conflitto tra Stati Uniti e Iran dopo la recente escalation militare e sulle conseguenze che questa potrebbe avere sui mercati energetici e sulle aspettative relative ai tassi di interesse.
Parallelamente, il settore dell'intelligenza artificiale sarà nuovamente sotto i riflettori con la pubblicazione dei risultati trimestrali di alcune aziende leader del comparto tecnologico, dei semiconduttori e delle infrastrutture energetiche, tra cui Alphabet, Intel, Tesla e GE Vernova.
Dal punto di vista macroeconomico, la settimana si presenta relativamente leggera. Tra i principali appuntamenti figurano gli indici PMI di S&P Global, l'indice anticipatore e i risultati delle indagini regionali della Federal Reserve.
In Europa, la BCE comunicherà la propria decisione sui tassi di interesse e verranno pubblicati diversi indicatori di fiducia economica.
Nel Regno Unito saranno diffusi i dati relativi all'inflazione, al tasso di disoccupazione e alle vendite al dettaglio.
In Giappone sono attesi i dati sulla bilancia commerciale e sull'indice dei prezzi al consumo (CPI), particolarmente rilevanti per valutare le prospettive dello yen.
Sul fronte politico, il leader del Partito Laburista, Andy Burnham, viene indicato da alcune fonti come possibile futuro Primo Ministro del Regno Unito.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
EURUSD H1: Il rimbalzo sta perdendo forzaEURUSD mantiene una struttura ribassista di breve termine all’interno di un canale discendente. Dopo il fallimento nella zona dei massimi vicino a 1.1480, il prezzo ha continuato a formare massimi e minimi decrescenti, indicando che i venditori mantengono ancora il controllo del movimento attuale.
L’ultimo rimbalzo è stato nuovamente bloccato sotto il bordo superiore del canale ribassista, nell’area 1.1440–1.1450. L’incapacità degli acquirenti di spingere il prezzo oltre questa resistenza dinamica suggerisce che il recupero rimane debole e ha principalmente natura correttiva.
Punto chiave per l’ingresso:
Preferenza per un’operazione Sell quando il prezzo torna nell’area 1.1440–1.1450 e mostra un chiaro segnale di rifiuto.
Obiettivo:
1.1395, dove confluiscono una zona di supporto orizzontale e un’area di domanda che in precedenza ha generato una reazione del prezzo.
Scenario invalidato:
Lo scenario ribassista perde validità se il prezzo chiude chiaramente sul grafico H1 sopra il bordo superiore del canale discendente e rimane stabile sopra 1.1460.
GBPUSD Short da zona 15M
Il prezzo si è avicinato ad una zona 15m che ha attirato la mia attezione in apertura London.
In questa zona il prezzo ha riassorbito. Per entrare nel trade ho aspettato che il prezzo scendesse sotto il minimo precedente. Ordine Limit per sfruttare il movimento e portare a casa un 3R di rendimento.
Profit target su un vecchio supporto/resistenza che per me era importante data la quantità di volta il prezzo ha reagito su di essa.
NZDUSD Short da Zona di distribuzione
Il prezzo ha raggiunto una zona 4H al cui interno troviamo due zone 15M ancora valide. Queste tre zone mi hanno fatto pensare ad una ottima zona dalla quale i prezzi sarebbero potuti scendere.
Il livello di prezzo che avevo tracciato è stato rotto ma con un retest non valido. Quindi per me è stata una ennesima conferma della potenzialità della zona.
Ingresso a mercato con 3R di rendimento.
Operazione andata a target.
EUR/USD
Con il prezzo intorno a 1,1437, se non torna a 1,14500, la regola corretta è:
non inseguire il prezzo tra 1,1437 e 1,1400.
L’ingresso alternativo diventa solo su rottura del supporto principale 1,13750.
Perché non entrare a mercato ora
Da 1,1437 al target 1,13750 ci sono circa 62 pip.
Ma lo Stop Loss logico sarebbe sopra 1,1450 / 1,1460, quindi il rischio sarebbe circa 25–35 pip.
Il rapporto rischio/rendimento sarebbe discreto, ma non perfetto, e soprattutto entreresti nel mezzo del range.
Ingresso
1,1437 a mercato sei già lontano dalla resistenza
1,1425 sotto minimo giornaliero target 1,1375 troppo vicino
1,1400 sei sopra il supporto principale, rischio rimbalzo
sotto 1,1375 rottura vera del supporto principale
Quindi tra 1,1437 e 1,1400 non farei nulla.
Variante A — migliore se torna su
Questa resta la migliore come prezzo:
Sell Limit su resistenza
Entry 1,14500
SL 1,14800
TP 1,13750
R/R circa 1:2,5
Probabilità 66%
Stato migliore, ma serve ritorno a 1,14500
Variante B — se non torna a 1,14500
Questa è l’alternativa corretta:
Sell Stop su rottura supporto
Entry 1,13680
Stop Loss 1,14020
Take Profit 1,13000
Rischio circa 34 pip
Profitto potenziale circa 68 pip
R/R circa 1:2
Probabilità 62%
Stato valido solo se rompe davvero 1,13750
Perché questi livelli:
1,13750 è il supporto principale sul grafico;
sotto 1,13750 il quadro peggiora;
1,1400 diventa zona di recupero/invalidatione della falsa rottura;
1,1300 è supporto CME importante " EUUQ6 mostra Put OI forte a 1,1300 = 8.681 e Put OI enorme a 1,1400 = 10.514."
Quindi l’ordine alternativo sarebbe questo
nel caso non torni a 1,14500:
Entry / apertura quando il tasso arriva a 1,13680
Stop Loss 1,14020
Limite / Take Profit 1,13000
Quantità 10.000 €
Questo però è meno bello dell’ingresso a 1,14500, perché entra dopo la rottura.
È più confermato, ma arriva più tardi.
Scelta finale
La gerarchia corretta è:
Prima scelta: vendere su ritorno a 1,14500, SL 1,14800, TP 1,13750.
Seconda scelta: se non torna su e rompe forte, vendere sotto 1,13750, entry 1,13680, SL 1,14020, TP 1,13000.
Nessun ingresso: tra 1,1437 e 1,1400, perché sei nel mezzo e il rapporto con il supporto non è pulito.
Possibili scenari.12H=ribassista:
Prezzo in prossimità della 1X2 di Gann rispetto alla quale mostra indecisione.
Se il punto C dovesse diventare un massimo -non lo è fintanto che due candele non realizzano minimi piu bassi di quella candela verde-, la prima proiezione di Hosoda sarebbe la NT a 1,13427
12H=rialzista:
Rialzo fermato dalla 1X1 ascendente e dalla 1X1 discendente di Gann.
La reazione, invece, ha trovato supporto sulla proiezione di Hosoda a 1,14304 -sentita molte volte in passato.
Se volesse salire il primo obiettivo potrebbe essere la proiezione N a 1,15259
Riassunto della settimana: 13-17 luglioRiassunto della settimana 13-17 luglio:
- L'inflazione USA scende al 3,5%
- Il PIL cinese si attesta al 4,7%
- i PPI USA core salgono al 4,7%
- La BOC mantiene i tassi invariati
- Inflazione invar. per la zona EU
- Fiducia del Michigan in ripresa
Andamento delle valute:
- NZD è stata la top perfomer della settimana
- JPY è stata la valuta più debole della settimana
Aggiornamenti
Il recente sondaggio, della CNBC "All-America Economic Survey", evidenzia un forte pessimismo economico tra i cittadini americani.
Il 61% degli intervistati si dichiara pessimista sulle prospettive e sullo stato attuale dell'economia, facendo registrare il dato peggiore da fine 2023.
Gli elettori attribuiscono la responsabilità direttamente a Donald Trump: il 60% disapprova la sua gestione economica.
Il malcontento è alimentato dall'aumento del costo della vita, in particolare per i prezzi di benzina e generi alimentari.
Buon trading a tutti
Analisi Tecnica AUD/CAD (D1): Strategia OperativaAUD/CAD (D1) proviene da un solido trend rialzista caratterizzato da classiche fasi di consolidamento seguite da forti impulsi rialzisti.
Attualmente il cambio si trova all'interno di una chiara fase di congestione, delimitata da una figura a triangolo (evidenziata con le linee nere sul grafico). In questi casi di compressione di volatilità ci si aspetta un movimento direzionale esplosivo.
Per l'ingresso a mercato si attende la chiusura di una forte candela di rottura al di fuori della figura, si possono valutare entrambe le direzioni.
Rottura ribassista: chiusura candela sotto il supporto dinamico del triangolo, TP area 0,95900 - 0,95400, SL posizionato appena sopra l'ultimo punto di svolta.
Rottura rialzista: in questo caso ci sono due ipotesi, 1. rottura vicino l'apice del triangolo che ci offre la possibilità di un TP più prudente appena sotto l'ultimo massimo, ovvero la resistenza blu in area 0,99200 - 0,99300; 2. rottura precoce, prima dell'apice, in questo caso per una questione di RR il TP dovrà essere posizionato proiettando l'ampiezza del movimento precedente (freccia blu) direttamente dal punto di rottura della trendline superiore.
DISCLAIMER:
Questa analisi ha finalità esclusivamente didattiche e informative. Non costituisce in alcun modo un consiglio finanziario, una sollecitazione al pubblico risparmio o un incentivo all'investimento. Il trading sul Forex comporta un elevato livello di rischio. Ogni decisione operativa viene presa dall'utente sotto la propria ed esclusiva responsabilità.
Mercati: Wall Street corre, Asia in rossoUSA SALE, ASIA SCENDE
La sessione di Wall Street di mercoledì 15 luglio 2026 ha registrato una chiusura positiva per i principali indici azionari statunitensi, trainata dai dati macroeconomici favorevoli sull'inflazione USA, scesa al 3,5%, e dalle trimestrali record delle grandi banche d'affari.
Ottime performance, infatti, per il settore finanziario dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali. Spicca il rally di Goldman Sachs (+9%, miglior titolo del Dow Jones), seguita da JPMorgan Chase (+2,4%) e Bank of America (+2%).
Sul fronte macroeconomico, il raffreddamento dell'inflazione ha alimentato l'ottimismo degli investitori in vista delle prossime mosse della Fed, che potrebbe lasciare invariati i tassi di interesse.
Nella notte, invece, i listini asiatici hanno perso quota, con la maggior parte delle borse della regione che ha chiuso in ribasso. A pesare è stata soprattutto la discesa del comparto dei semiconduttori, nuovamente sotto pressione a causa delle persistenti preoccupazioni sulla sostenibilità del settore dell'intelligenza artificiale.
Il KOSPI sudcoreano ha perso oltre il 6%, mentre il Nikkei giapponese ha ceduto circa il 3%.
VALUTE
Sul fronte valutario, il dollaro si è stabilizzato dopo le perdite registrate nelle due sedute precedenti, causate dal calo delle pressioni inflazionistiche evidenziato dalla pubblicazione di CPI e PPI inferiori alle attese. Questo scenario alimenta le speranze di una Fed leggermente più accomodante e ha contribuito a ridurre le aspettative di un ulteriore rialzo dei tassi di interesse da parte della banca centrale statunitense.
I dati pubblicati mercoledì hanno mostrato un calo inatteso dei prezzi alla produzione negli Stati Uniti nel mese di giugno, per la prima volta in quasi un anno, principalmente a causa della diminuzione dei costi energetici. Il dato segue il rapporto sull'inflazione al consumo diffuso martedì, anch'esso risultato inferiore alle aspettative.
I mercati hanno così ridimensionato le probabilità di un aumento dei tassi da parte della Fed a settembre, con la probabilità implicita scesa a circa il 44% dal 50% del giorno precedente.
Nel frattempo, il rinnovato conflitto tra Stati Uniti e Iran ha sostenuto i prezzi del petrolio nel corso della settimana, alimentando nuove preoccupazioni sull'inflazione e sulle prospettive dei tassi di interesse. Ciononostante, mercoledì il presidente Donald Trump ha affermato che Teheran avrebbe manifestato la volontà di riprendere i negoziati.
Sul mercato valutario, l'EUR/USD si mantiene in area 1,1470, mentre il Cable è salito decisamente sopra quota 1,3500. L'EUR/GBP ha violato il supporto di 0,8500, scendendo fino a 0,8450, per poi recuperare alcuni pip.
La tendenza dovrebbe rimanere invariata, con l'EUR/GBP ancora inserito in un trend ribassista nonostante possibili correzioni tecniche, mentre l'EUR/USD potrebbe incontrare difficoltà nel proseguire il movimento rialzista.
L'USD/JPY, dal canto suo, non perde terreno e resta vicino ai massimi di area 162,50-162,60. I principali supporti si collocano a 161,60 e, per il momento, hanno tenuto efficacemente.
Le valute oceaniche consolidano i recenti movimenti, mentre il franco svizzero rimane stabile intorno a 0,9250 contro euro e a 0,8060 contro dollaro. Il NZD/USD continua a mostrare una tendenza positiva, mentre l'AUD/USD tenta di recuperare quota 0,7000.
PETROLIO
Dopo giorni di rialzi, il petrolio sembra essersi stabilizzato nelle ultime ore. Il WTI si mantiene intorno agli 80 dollari al barile, al di sotto delle principali resistenze tecniche, mentre il Brent quota circa 84 dollari.
Il contesto resta caratterizzato dall'intensificazione della campagna militare statunitense contro l'Iran, con l'obiettivo di garantire la sicurezza della navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz.
Mercoledì le forze statunitensi hanno effettuato nuovi raid aerei, prendendo di mira depositi di missili e siti di lancio iraniani. Alcune fonti indicano inoltre che il presidente Donald Trump sarebbe favorevole a un'estensione delle operazioni militari e avrebbe discusso la possibile conquista dell'isola di Kharg, principale terminale di esportazione petrolifera dell'Iran.
L'escalation del conflitto ha spinto i prezzi del petrolio ai massimi dell'ultimo mese e ha riacceso i timori di possibili interruzioni delle forniture energetiche dal Medio Oriente, recuperando circa un terzo del calo registrato nel secondo trimestre dopo l'accordo di pace provvisorio, che aveva migliorato temporaneamente le prospettive di approvvigionamento.
GOLD
Sul fronte dell'oro, segnaliamo una fase di consolidamento, durante la quale i prezzi oscillano tra i minimi recenti di 3.950 dollari l'oncia e la resistenza rappresentata da quota 4.200 dollari.
Si tratta di un'ampia fase laterale che potrebbe rappresentare un equilibrio temporaneo prima di un eventuale ritorno del trend rialzista.
Da un lato, l'aumento del prezzo del petrolio alimenta il rischio di nuove pressioni inflazionistiche; dall'altro, i dati macroeconomici statunitensi continuano a mostrare segnali disinflazionistici. Questa divergenza si somma alle incertezze geopolitiche, generando forte instabilità nelle aspettative sui tassi di interesse.
Del resto, i dati sull'inflazione fanno riferimento al mese di giugno e non incorporano ancora gli effetti dell'ultima escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran. L'accordo di pace provvisorio raggiunto il mese scorso appare infatti ormai superato dagli ultimi sviluppi geopolitici.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
EURUSD: Supertrend a rialzo dai minimi, reversal o rimbalzo?La fascia 1,1401–1,1561 è il nuovo banco di prova: consolidamento rialzista verso 1,1620 o ricaduta nel canale discendente?
In meno di due settimane l'EURUSD (CFD Pepperstone) ha cambiato fisionomia tecnica in modo significativo. Dopo aver toccato il minimo di periodo a 1,13244 nella prima settimana di luglio — livello che aveva portato il cambio ai minimi da oltre un anno — il recupero progressivo ha riportato l'euro sopra le medie mobili di breve e, soprattutto, ha generato l'inversione del Supertrend daily da "Down Trend" a "Up Trend". Alla data del 16 luglio 2026 il cambio quota 1,14676, con una variazione giornaliera del +0,04%, inserito in una fase di consolidamento sopra la SMA a 1,14245 e con il Supertrend Up a 1,14012 che funge ora da supporto dinamico. La domanda tecnica centrale è oggi la medesima che si pone ogni volta che un mercato rimbalza dai minimi: si tratta di un genuino cambio di struttura rialzista oppure di un rimbalzo tecnico destinato a esaurirsi contro le resistenze dinamiche ancora pesanti in area 1,1561–1,1620?
Contesto attuale: dove si trova il prezzo (CFD Pepperstone EURUSD)
L'EURUSD (spot/CFD Pepperstone) quota oggi 1,14676, con apertura a 1,14610, massimo intraday a 1,14747 e minimo a 1,14597. La sessione è in compressione di range, tipica di una fase di consolidamento dopo un movimento direzionale recente. Il cambio ha recuperato dal minimo di periodo a 1,13244 circa 143 pips in due settimane, un movimento ordinato e progressivo, privo dei volumi tipici di un'inversione esplosiva ma tecnicamente sufficiente a ribaltare il segnale del Supertrend.
Il massimo a 52 settimane rimane in area 1,18491 USD, segnato nella prima parte del 2026 durante la fase di debolezza strutturale del dollaro. Il minimo a 52 settimane si colloca a 1,13244 USD, toccato nelle prime sedute di luglio. Il ritracciamento dai massimi è stato del 4,4%, ora in parziale recupero con il prezzo che si trova a circa il 27% del range totale di periodo. Sul fronte macro, la Fed ha mantenuto i tassi invariati nella riunione di giugno al 3,50%–3,75%, mentre il dollaro continua a godere di un supporto strutturale dalle aspettative di politica monetaria più restrittiva rispetto alla BCE.
Struttura di fondo: bull trend pluriennale intatto, ma downtrend correttivo di medio periodo ancora dominante
Su orizzonte pluriennale l'EURUSD mantiene una struttura rialzista: il rally dai minimi del 2022 in area 0,9536 ha costruito oltre 2.000 pips di guadagno, e il supporto del 23,6% di Fibonacci dell'intero movimento pluriennale in area 1,1400 ha retto anche nelle fasi più acute della correzione recente. Questo livello ha funzionato da pavimento strutturale di medio periodo, generando la reazione tecnica attualmente in corso.
Tuttavia, la struttura di medio periodo rimane in una configurazione correttiva: il canale discendente tracciabile sui massimi di marzo–maggio 2026 e i minimi successivi non è ancora stato violato al rialzo con decisione. La SMA a 1,15606 pende ancora dall'alto in inclinazione ribassista e rappresenta il vero cap dinamico della correzione in corso. Il 100-day SMA si trova al di sotto del 200-day SMA, configurazione ribassista di medio periodo ancora attiva. La lettura corretta rimane quella di un "rimbalzo tecnico inside downtrend correttivo": struttura di fondo pluriennale bullish, ma fase di distribuzione di medio periodo ancora non esaurita fino a prova tecnica contraria.
Il contesto macro conferma questa lettura duale: il differenziale di tassi Fed–BCE continua a sostenere strutturalmente il dollaro nel breve, mentre le prospettive di crescita europea rimangono deboli. Solo un catalizzatore macro di peso — una Fed decisamente più dovish, una BCE più hawkish del previsto o una ripresa degli acquisti istituzionali sull'euro — potrebbe cambiare il bias di medio periodo in modo più permanente.
La nuova fascia operativa: 1,1401–1,1561 è il laboratorio tra compratori e venditori
Dopo il rimbalzo dal minimo a 1,13244 e il recupero della SMA a 1,14245, l'intervallo operativo rilevante per il CFD EURUSD Pepperstone si colloca ora tra 1,1401 e 1,1561, con il Supertrend Up a 1,14012 come floor dinamico inferiore e la SMA a 1,15606 come resistenza critica superiore. In questa fascia il mercato dovrà decidere se il recupero ha basi abbastanza solide da produrre un breakout verso 1,1620–1,1657 oppure se la pressione ribassista strutturale di medio periodo tornerà a prevalere, riportando il cambio verso i supporti 1,1362–1,1324.
• Resistenza primaria 1,1480–1,1500: fascia individuata da più modelli come primo cap tecnico al rimbalzo, coincidente con il 38,2%–50% di Fibonacci del ritracciamento dai massimi e con l'area dove si concentrano ordini di vendita di breve periodo. Una chiusura daily stabile sopra 1,1500 con volumi in espansione sarebbe il primo segnale di forza rialzista degno di nota.
• Resistenza secondaria 1,1536–1,1561: fascia che coincide con la SMA a 1,15606 e con la resistenza tecnica chiave indicata da più analisi. Rappresenta il vero spartiacque tra "rimbalzo tecnico" e "recupero strutturale": una chiusura settimanale sopra 1,1561 con il volume in espansione cambierebbe il bias da neutrale a costruttivo per il medio periodo.
• Resistenza critica 1,1620–1,1657: primo target rialzista strutturale dopo il breakout della SMA, coincidente con le resistenze chiave identificate da più modelli per luglio 2026. Un recupero confermato di quest'area in chiusura settimanale aprirebbe la prospettiva di un ritorno verso i massimi del ciclo in area 1,1750–1,1800, trasformando il minimo a 1,13244 nel pavimento definitivo della correzione 2026.
• Supporto dinamico primario 1,1401–1,1422: coincide con il Supertrend Down a 1,14224 e con la SMA a 1,14245. Questa fascia è oggi il primo livello di supporto a cui il mercato si appoggia nel consolidamento intraday. Finché le chiusure daily restano sopra 1,1422–1,1400, la struttura di breve mantiene un'impostazione costruttiva.
• Supporto critico Supertrend Up 1,14012: il Supertrend Up daily a 1,14012 è la linea di demarcazione tecnica principale. Finché il prezzo chiude sopra quest'area, il segnale bullish del Supertrend rimane attivo e i modelli trend-following mantengono un bias long. Un cedimento confermato in chiusura daily sotto 1,14012 invertirebbe nuovamente il segnale da "Up Trend" a "Down Trend" e annullerebbe la struttura del rimbalzo attuale.
• Supporto secondario 1,1362–1,1324: primo supporto strutturale in caso di rottura del Supertrend Up, coincidente con i minimi di periodo a 1,13244 e con le aree di supporto individuate da più modelli. La tenuta di questa zona sarebbe critica per preservare la narrativa rialzista di lungo periodo; un cedimento confermato sotto 1,1324 riaprirebbe lo spazio verso 1,1274–1,1210.
• Supporto strutturale 1,1210–1,1200: area corrispondente al 200-day moving average e ai minimi pluriannuali del Q2–Q3 2025. Solo una discesa stabile e confermata sotto 1,1200 comprometterebbe la struttura rialzista pluriennale del cambio e renderebbe necessaria una revisione completa dello scenario di lungo periodo per l'euro.
Struttura tecnica: Supertrend invertito al rialzo, momentum in miglioramento, volumi ancora da confermare
Il quadro tecnico sul daily ha subito un'evoluzione positiva rispetto all'analisi del 9 luglio. L'elemento più rilevante è l'inversione del Supertrend: il segnale è passato da "Down Trend" a "Up Trend" a 1,14012, prima svolta tecnica bullish confermata dopo settimane di pressione ribassista. Il prezzo si trova ora sopra entrambe le componenti del Supertrend (Up 1,14012 e Down 1,14224) e sopra la SMA a 1,14245, segnalando un allineamento positivo delle strutture dinamiche di breve. Solo la SMA a 1,15606 rimane sopra il prezzo come resistenza di medio periodo, confermando che il quadro di lungo raggio non è ancora pienamente risolto in chiave rialzista.
L'RSI(14) daily si colloca a 53,93 con la sua media mobile a 43,45: il RSI ha superato la soglia neutra di 50 — primo segnale di momentum bullish confermato — e la distanza dalla propria media testimonia la velocità del recupero dai minimi.
I volumi della sessione a 49,09K si confrontano con una Volume MA a 155,09K: la contrazione volumetrica è marcata e rappresenta il principale elemento di cautela nell'analisi. Un rimbalzo costruito su volumi significativamente inferiori alla media indica una fase di consolidamento ordinato più che un'accelerazione rialzista di spessore istituzionale. Per confermare la solidità del breakout sopra 1,1500 sarà indispensabile vedere un ritorno dei volumi almeno in prossimità della media, altrimenti il movimento rischia di esaurirsi contro le prime resistenze significative.
Scenari operativi sulla fascia 1,1401–1,1561 (EURUSD CFD Pepperstone)
Se nelle prossime sedute il cambio dovesse consolidare stabilmente sopra 1,1450 in chiusura daily e rompere con volumi crescenti la resistenza a 1,1500–1,1536, l'EURUSD CFD Pepperstone entrerebbe in una fase di recupero strutturato verso la SMA a 1,15606 come primo target e 1,1620–1,1657 come secondo obiettivo. In questo scenario, il Supertrend Up a 1,14012 fungerebbe da floor dinamico per eventuali pullback, con strategie long sul supporto 1,1422–1,1401 come approccio operativo coerente con il bias rialzista di breve. L'RSI dovrebbe mantenersi stabilmente sopra 50–55 per confermare il cambio di momentum, e i volumi dovrebbero progressivamente avvicinarsi alla media per dare credibilità istituzionale al movimento. In questo scenario, il minimo a 1,13244 verrebbe confermato come pavimento definitivo della correzione 2026, aprendo la prospettiva di un ritorno verso 1,1750–1,1800 nel corso dell'estate, in linea con il bias rialzista strutturale pluriennale dell'euro.
Se invece il cambio non riuscisse a superare con decisione la fascia 1,1480–1,1500 in chiusura daily — con il dollaro che recupera supporto da dati macro USA positivi o da toni più hawkish della Fed — l'EURUSD CFD Pepperstone potrebbe ritracciare verso il Supertrend Up a 1,14012 come primo test e, in caso di cedimento, verso il supporto secondario a 1,1362–1,1324. In questo scenario, il Supertrend tornerebbe a invertire nuovamente in modalità "Down Trend", annullando il segnale bullish appena generato e riportando il quadro tecnico in una configurazione di downtrend correttivo con i venditori nuovamente in controllo. Le proiezioni di JP Morgan di un EURUSD tra 1,13 e 1,15 per i prossimi trimestri diventerebbero il framework di riferimento dominante, con strategie di mean-reversion tra i due estremi della fascia come approccio operativo più efficace.
Solo un recupero stabile e confermato sopra la SMA a 1,15606 in chiusura settimanale — e successivamente sopra la resistenza critica di 1,1620–1,1657 — cambierebbe lo scenario strutturale
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Wall Street in rialzo, Asia in forte caloUSA SALE, ASIA SCENDE
La sessione di Wall Street di mercoledì 15 luglio 2026 ha registrato una chiusura positiva per i principali indici azionari statunitensi, trainata dai dati macroeconomici favorevoli sull'inflazione USA, scesa al 3,5%, e dalle trimestrali record delle grandi banche d'affari.
Ottime le performance del settore finanziario dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali. Spicca il rally di Goldman Sachs (+9%, miglior titolo del Dow Jones), seguita da JPMorgan Chase (+2,4%) e Bank of America (+2%).
Sul fronte macroeconomico, il raffreddamento dell'inflazione ha alimentato l'ottimismo degli investitori sulle prossime mosse della Federal Reserve, che potrebbe lasciare invariati i tassi di interesse.
Nella notte, invece, i listini asiatici hanno perso quota, con la maggior parte delle borse della regione in ribasso. A pesare è stata soprattutto la debolezza del comparto dei semiconduttori, nuovamente sotto pressione a causa delle persistenti preoccupazioni sulla sostenibilità delle valutazioni legate al settore dell'intelligenza artificiale.
Il KOSPI sudcoreano ha perso oltre il 6%, mentre il Nikkei giapponese ha ceduto circa il 3%.
VALUTE
Sul fronte valutario, il dollaro si è stabilizzato dopo le perdite registrate nelle due sedute precedenti, causate dal calo delle pressioni inflazionistiche evidenziato dalla pubblicazione di CPI e PPI inferiori alle attese. Questo scenario alimenta le speranze di una Federal Reserve leggermente più accomodante e ha ridotto le aspettative di futuri rialzi dei tassi da parte della banca centrale statunitense.
I dati pubblicati mercoledì hanno mostrato un calo inatteso dei prezzi alla produzione negli Stati Uniti nel mese di giugno, il primo in quasi un anno, principalmente a causa della diminuzione dei costi energetici. Il dato si aggiunge al rapporto sull'inflazione al consumo diffuso martedì, anch'esso risultato inferiore alle aspettative.
I mercati hanno quindi ridimensionato le probabilità di un rialzo dei tassi da parte della Fed a settembre, con la probabilità implicita scesa a circa il 44%, rispetto al 50% della giornata precedente.
Nel frattempo, il rinnovato conflitto tra Stati Uniti e Iran ha sostenuto i prezzi del petrolio nel corso della settimana, riaccendendo le preoccupazioni legate all'inflazione e alle prospettive dei tassi di interesse. Ciononostante, mercoledì il presidente Donald Trump ha dichiarato che Teheran avrebbe manifestato la volontà di riprendere i negoziati.
Sul mercato dei cambi, l'EUR/USD si mantiene in area 1,1470, mentre il Cable (GBP/USD) è salito con decisione sopra quota 1,3500. L'EUR/GBP ha violato il supporto di 0,8500, scendendo fino a 0,8450, livello dal quale ha successivamente recuperato alcuni punti.
La tendenza di fondo dovrebbe rimanere invariata: l'EUR/GBP resta inserito in un trend ribassista, pur lasciando spazio a possibili fasi correttive, mentre l'EUR/USD potrebbe incontrare difficoltà nel proseguire il movimento rialzista.
L'USD/JPY, dal canto suo, continua a mantenersi vicino ai massimi in area 162,50-162,60. I principali supporti si collocano a 161,60, livello che per il momento ha tenuto efficacemente.
Le valute oceaniche consolidano i recenti movimenti, mentre il franco svizzero rimane stabile a 0,9250 contro euro e a 0,8060 contro dollaro. Il NZD/USD mantiene un'impostazione positiva, mentre l'AUD/USD tenta di recuperare la soglia psicologica di 0,7000.
PETROLIO
Dopo diversi giorni di rialzi, il petrolio sembra ora attraversare una fase di stabilizzazione. Il WTI oscilla intorno agli 80 dollari al barile, poco sotto importanti resistenze tecniche, mentre il Brent si mantiene in area 84 dollari.
Il contesto resta influenzato dall'intensificazione della campagna militare statunitense contro l'Iran, finalizzata a garantire la sicurezza della navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz.
Mercoledì le forze statunitensi hanno condotto nuovi raid aerei, colpendo depositi di missili e siti di lancio iraniani. Secondo alcune fonti, il presidente Donald Trump sarebbe favorevole a un'estensione delle operazioni militari e avrebbe discusso anche l'ipotesi di un'azione sull'isola di Kharg, principale terminale per l'export petrolifero iraniano.
L'escalation del conflitto ha spinto i prezzi del greggio ai massimi dell'ultimo mese e ha riacceso le preoccupazioni per possibili interruzioni delle forniture dal Medio Oriente, recuperando circa un terzo delle perdite accumulate nel secondo trimestre dopo il raggiungimento dell'accordo di pace provvisorio, che aveva temporaneamente migliorato le prospettive di approvvigionamento.
GOLD
Sul fronte dell'oro, segnaliamo una fase di consolidamento, con le quotazioni che oscillano tra i minimi di periodo in area 3.950 dollari l'oncia e la fascia dei 4.200 dollari. Il mercato sembra dunque muoversi all'interno di un trading range di equilibrio, in attesa di indicazioni più chiare sulla direzione futura.
Da un lato, il rialzo del petrolio alimenta timori di una ripresa delle pressioni inflazionistiche; dall'altro, i dati macroeconomici statunitensi continuano a mostrare segnali disinflazionistici. A ciò si aggiunge l'incertezza derivante dal quadro geopolitico internazionale.
Ne consegue uno scenario particolarmente complesso per le aspettative sui tassi di interesse, con gli operatori che faticano a individuare una direzione univoca.
Va infine ricordato che i dati sull'inflazione recentemente pubblicati si riferiscono al mese di giugno e, pertanto, non incorporano ancora gli effetti dell'ultima escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran. L'accordo di pace provvisorio raggiunto il mese scorso risulta infatti ormai superato dagli sviluppi più recenti del contesto geopolitico.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
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Analisi USD/CADNel mese precedente, USD/CAD ha chiuso con una grande candela mensile rialzista accompagnata da volumi elevati, segnale di una partecipazione significativa degli operatori e di un impulso direzionale ben sostenuto.
Il mese in corso è iniziato con un movimento di ritracciamento. L'analisi dei volumi evidenzia una distribuzione ordinata durante la fase di salita, suggerendo che il trend rialzista si sia sviluppato in modo regolare piuttosto che in maniera eccessivamente speculativa. Di conseguenza, l'attuale discesa può essere interpretata come una fisiologica fase correttiva.
Dal Volume Profile dell'ultimo impulso rialzista emerge un Point of Control (POC) in area 1,38000, livello che coincide anche con il 61,8% del ritracciamento di Fibonacci. Questa confluenza tecnica rappresenta un'importante zona di interesse nella quale potrebbero tornare gli acquisti.
Va inoltre considerata un'ulteriore area di potenziale reazione in corrispondenza del 50% del ritracciamento di Fibonacci, livello che coincide con la EMA 100. Essendo la media mobile che sostiene l'impostazione rialzista di medio periodo, non è da escludere che il mercato possa trovare supporto già in quest'area e generare un rimbalzo long senza necessariamente estendere la correzione fino al POC.
Attualmente il prezzo si trova al di sopra della EMA 100, elemento che mantiene costruttiva la struttura di medio periodo, ma al di sotto delle EMA 21 e 9, indicando una debolezza nel breve termine e confermando la fase correttiva in corso.
Qualora il prezzo raggiungesse l'area del POC a 1,38000 e si manifestassero conferme di price action o di volume favorevoli, aumenterebbero le probabilità di una ripresa del movimento rialzista con obiettivo il massimo relativo dell'ultimo impulso, situato in area 1,42480.
Resta comunque aperto anche uno scenario alternativo, nel quale il ritracciamento si esaurisca in prossimità del 50% di Fibonacci/EMA 100 oppure interrompa la propria discesa prima del POC, consentendo al trend rialzista di riprendere già nel breve termine.
Nel medio termine mantengo una visione prudente. La formazione, nella seduta daily precedente, di una Marubozu ribassista suggerisce che la pressione dei venditori possa continuare nel breve periodo, favorendo un'estensione della correzione. Tuttavia, finché il trend primario rimarrà intatto e i principali livelli di supporto non verranno violati, lo scenario con la probabilità maggiore resta quello di un successivo ritorno verso i massimi precedentemente segnati in area 1,42480 nelle prossime settimane.
Tensioni in Medio Oriente, mercati sotto pressioneTENSIONE NUOVAMENTE IN AUMENTO
Nella seduta del 13 luglio 2026, Wall Street ha chiuso in territorio negativo a causa del forte aumento delle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran. Il ripristino del blocco navale nello Stretto di Hormuz ha fatto impennare il prezzo del petrolio, innescando vendite diffuse, soprattutto nel settore tecnologico e dei semiconduttori.
Il Nasdaq ha chiuso in calo dell’1,55%, mentre l’S&P 500 ha ceduto lo 0,79%. Il Dow Jones ha invece terminato la seduta con una perdita dello 0,26%.
Il greggio a New York è balzato di circa il 7,8% (sfiorando il +10% per il Brent), alimentando i timori di nuove pressioni inflazionistiche. Nel frattempo, i produttori di chip hanno guidato i ribassi.
Gli investitori sono rimasti cauti in vista dei prossimi dati sull’inflazione statunitense e della testimonianza del governatore della Fed, Kevin Warsh.
NIKKEI
Questa notte, l’indice Nikkei 225 è sceso dello 0,8%, attestandosi a circa 66.700 punti. Si tratta del secondo calo consecutivo e del livello più basso dell’ultimo mese, a causa dell’escalation delle tensioni in Medio Oriente, che ha peggiorato il sentiment degli investitori.
Il presidente Donald Trump ha reintrodotto il blocco delle navi iraniane che transitano nello Stretto di Hormuz, provocando un forte rialzo dei prezzi del petrolio e pesando sui mercati azionari globali. Si sono così riaccesi i timori che le banche centrali possano essere costrette ad aumentare i tassi di interesse per contenere l’inflazione.
Anche il mercato azionario giapponese ha seguito la debolezza del settore tecnologico statunitense. I produttori di semiconduttori sono stati particolarmente penalizzati dalle crescenti preoccupazioni sulla sostenibilità degli investimenti legati all’intelligenza artificiale.
Lo yen resta molto debole, incapace di reagire, mentre la Bank of Japan appare ancora poco incline a intervenire.
PETROLIO
Martedì il prezzo del petrolio WTI ha superato nuovamente i 79 dollari al barile, portando i guadagni settimanali a oltre il 10%.
A sostenere il rialzo sono state le decisioni del presidente Donald Trump di ripristinare il blocco delle navi iraniane che transitano nello Stretto di Hormuz e di introdurre un corrispettivo per tutte le altre merci in transito attraverso lo stretto.
Trump ha chiesto un contributo pari al 20% del valore dei carichi, sostenendo che gli Stati Uniti debbano essere compensati dai Paesi che beneficiano degli sforzi volti a garantire la sicurezza della rotta marittima, tra cui Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein e Kuwait.
Le misure sono arrivate dopo il riaccendersi delle ostilità tra Washington e Teheran. Gli Stati Uniti cercano di limitare la capacità dell’Iran di interrompere il traffico marittimo, mentre Teheran risponde prendendo di mira gli alleati statunitensi nella regione.
VALUTE
Sul mercato valutario, il dollaro ha guadagnato terreno grazie al suo ruolo di bene rifugio, spingendo molte valute concorrenti verso livelli tecnici chiave.
L’EUR/USD si è avvicinato all’area di supporto compresa tra 1,1375 e 1,1380, mostrando difficoltà nel mantenere i guadagni accumulati durante le fasi di maggiore propensione al rischio, che tendono a penalizzare il biglietto verde.
La sterlina continua a mostrare una forza relativa superiore a quella dell’euro. Tuttavia, il GBP/USD è arretrato di circa 90 pips dai massimi di 1,3454, tornando in area 1,3360.
L’EUR/GBP ha toccato l’area di 0,8500 prima di rimbalzare di una trentina di pips, pur mantenendo un trend di fondo ancora ribassista.
Sorprende il recupero dell’EUR/CHF nonostante l’aumento dell’avversione al rischio. L’area di 0,9270 rappresenta la resistenza chiave: un eventuale superamento potrebbe favorire un ritorno verso 0,9340.
Tra le valute oceaniche, l’AUD/USD resta stabile all’interno del range 0,6870-0,6970, mentre il NZD/USD continua a salire grazie all’orientamento restrittivo della politica monetaria della RBNZ, con obiettivo in area 0,5830.
Lo yen rimane sotto pressione, anche se cresce l’attesa per un possibile intervento delle autorità giapponesi e per un futuro rialzo dei tassi d’interesse.
ORO STABILE
Martedì l’oro si è mantenuto intorno ai 4.000 dollari l’oncia, dopo un calo di quasi il 3% nella seduta precedente.
Il mercato ha reagito al ripristino del blocco navale relativo alle navi iraniane in transito nello Stretto di Hormuz da parte del presidente Donald Trump e alla richiesta di un contributo economico ai Paesi che beneficiano della protezione statunitense lungo questa strategica via marittima.
La mossa ha provocato un’impennata dei prezzi del petrolio, riaccendendo le preoccupazioni sull’inflazione e sulle prospettive dei tassi di interesse.
Gli investitori attendono ora i principali dati sull’inflazione statunitense, previsti per il pomeriggio, oltre alla testimonianza del presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, davanti al Congresso degli Stati Uniti.
I mercati prezzano attualmente una probabilità di circa il 51% di un rialzo dei tassi da parte della Fed a settembre, rispetto al 23% di probabilità che i tassi vengano mantenuti invariati.
VOLA L’EXPORT CINESE
Le esportazioni cinesi sono aumentate del 27,0% su base annua, raggiungendo il livello record di 412,39 miliardi di dollari nel giugno 2026.
Il dato ha superato nettamente le aspettative degli analisti, che prevedevano una crescita del 18,2%, e rappresenta una forte accelerazione rispetto all’incremento registrato a maggio.
Si tratta della crescita più rapida da febbraio, sostenuta dalla forte domanda di prodotti tecnologici legati all’intelligenza artificiale e dalla corsa delle aziende a spedire merci verso gli Stati Uniti in vista di possibili nuove tariffe commerciali.
Tra i principali partner commerciali, le esportazioni sono aumentate verso Giappone (+6,9%), Corea del Sud (+42,6%), Stati Uniti (+13,9%), Australia (+29,8%), Taiwan (+43,7%), Unione Europea (+18,5%) e Paesi ASEAN (+24,3%).
Nel primo semestre dell’anno, le esportazioni complessive sono cresciute del 17,6% su base annua, raggiungendo i 2.120 miliardi di dollari.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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AUD/USD: la pressione ribassista resta dominanteIl cambio AUD/USD continua a mostrare una struttura tecnica orientata al ribasso dopo il rapido pullback sulla EMA a 21 periodi, livello che ha agito come resistenza dinamica favorendo il ritorno della pressione dei venditori.
Dal punto di vista dell’analisi candlestick, la sessione odierna evidenzia la formazione di una Marubozu Daily a forte componente ribassista, segnale che testimonia un deciso controllo del mercato da parte dei venditori. La candela rompe con decisione anche la EMA a 9 periodi, rafforzando l’ipotesi di una possibile prosecuzione del movimento discendente nel breve termine.
Dal punto di vista tecnico, il prossimo livello di interesse potrebbe essere rappresentato dal POC (Point of Control) dell’ultimo impulso ribassista, area nella quale il mercato potrebbe ricercare nuova liquidità e valutare un eventuale rallentamento della discesa.
Resta comunque fondamentale mantenere prudenza. La settimana è ricca di dati macroeconomici e dichiarazioni provenienti dagli Stati Uniti, eventi che potrebbero aumentare significativamente la volatilità del cambio e generare movimenti contrari anche improvvisi. Per questo motivo, eventuali rimbalzi non devono essere esclusi, pur rimanendo, allo stato attuale, inseriti in un contesto tecnico prevalentemente ribassista.
Scenario tecnico attuale: ribassista fino a eventuali segnali di inversione confermati dalla price action e dalla riconquista delle principali medie mobili.
Wall Street resiste, focus su inflazione e bancheI TECNOLOGICI NON MOLLANO
La Borsa di Wall Street ha chiuso la seduta di venerdì 10 luglio 2026 in rialzo, consolidando i guadagni in una sessione caratterizzata dall’attesa per l’avvio della nuova stagione delle trimestrali societarie.
L’S&P 500 ha guadagnato lo 0,42%, mentre il Dow Jones ha registrato un progresso dello 0,27%. Il Nasdaq, dopo la debolezza manifestata nelle prime fasi della seduta, ha recuperato terreno e ha chiuso in territorio positivo.
Gli investitori restano cauti, ma sono pronti a tornare ad assumere rischio qualora i prossimi dati chiave sull’inflazione statunitense e i risultati delle grandi banche offrano indicazioni favorevoli.
La sensazione è che i mercati mantengano, nonostante tutto, fiducia in una possibile soluzione pacifica della crisi mediorientale e che si aspettino quindi un ritorno del risk-on nel breve termine.
Va tuttavia ricordato che, nel frattempo, Stati Uniti e Iran sono tornati a scambiarsi nuovi attacchi missilistici nel corso del weekend, in un contesto di rinnovate tensioni legate allo Stretto di Hormuz.
VALUTE
Sul mercato valutario, il parziale ritorno dell’avversione al rischio (risk-off), sebbene indicatori come il VIX non lo evidenzino chiaramente, sta favorendo un recupero del dollaro.
L’euro si mantiene in area 1,1400 contro il dollaro, senza mostrare particolare slancio. Anche l’USD/JPY si limita a correggere dopo il recente movimento rialzista che aveva portato il cambio oltre quota 162,50, prima del ritorno in area 162,00.
Alla base dell’indebolimento del biglietto verde non vi è stato alcun intervento concertato, bensì una naturale correzione successiva a movimenti ritenuti eccessivi.
L’attenzione della Bank of Japan, della Federal Reserve e delle autorità valutarie giapponesi resta molto elevata e gli interventi verbali a sostegno della valuta si stanno moltiplicando.
Sulle altre principali coppie valutarie si registra invece un’attività contenuta, poiché gli operatori preferiscono attendere le prossime decisioni delle banche centrali prima di assumere nuove posizioni.
Il franco svizzero continua a muoversi in un trading range intorno all’area 0,9200-0,9250, mentre le valute oceaniche attendono indicazioni dalla Fed prima di intraprendere movimenti più direzionali.
PETROLIO
I prezzi del petrolio sembravano destinati a scendere nella parte finale della seduta di venerdì, ma hanno comunque chiuso la settimana in rialzo a causa delle persistenti preoccupazioni per l’approvvigionamento energetico globale legate al conflitto tra Stati Uniti e Iran.
Questa mattina il prezzo del greggio WTI è salito di circa il 4%, superando i 74 dollari al barile e interrompendo una serie negativa di due giorni, dopo che Stati Uniti e Iran si sono scambiati nuovi attacchi missilistici nel fine settimana.
Domenica gli Stati Uniti hanno effettuato il loro quarto attacco in una settimana contro obiettivi iraniani, in risposta a un attacco contro una nave portacontainer battente bandiera cipriota.
Teheran ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz sarebbe stato chiuso «fino a nuovo avviso», anche se tale affermazione è stata successivamente smentita dal Comando Centrale degli Stati Uniti.
I prezzi del petrolio hanno recuperato terreno rispetto alla scorsa settimana, poiché le rinnovate ostilità hanno parzialmente compensato le perdite provocate dall’accordo di pace provvisorio tra Stati Uniti e Iran, che aveva alimentato le aspettative di un aumento delle forniture energetiche provenienti dal Medio Oriente.
L’ultima escalation ha inoltre indebolito le speranze di una ripresa del dialogo diplomatico. Teheran insiste infatti sul fatto che Washington debba prima rispettare gli impegni assunti sul transito attraverso Hormuz e sulla normalizzazione delle esportazioni di petrolio iraniano prima di poter riaprire i negoziati.
GOLD IN RIBASSO
Lunedì l’oro è sceso sotto i 4.070 dollari l’oncia, rimanendo sotto pressione a causa delle rinnovate tensioni in Medio Oriente.
L’aumento dei prezzi del petrolio ha infatti alimentato i timori di una maggiore inflazione e, di conseguenza, le aspettative di un possibile incremento dei tassi di interesse.
Questa è la settimana dei dati sull’inflazione statunitense, indicatori fondamentali per comprendere meglio l’evoluzione della politica monetaria della Federal Reserve.
Attualmente i mercati continuano a scontare la possibilità di un ulteriore rialzo dei tassi entro la fine dell’anno.
Nel frattempo, il presidente della Fed, Kevin Warsh, dovrebbe comparire per la prima volta davanti al Congresso degli Stati Uniti nella giornata di martedì.
NUOVA ZELANDA
L’indice composito BusinessNZ è salito a 53,6 punti nel mese di giugno 2026, rispetto al dato di maggio rivisto al rialzo a 49,9.
Il dato segna il ritorno all’espansione del settore privato per la prima volta da gennaio e rappresenta la crescita più intensa da dicembre 2025, grazie alla ripresa del comparto dei servizi e all’accelerazione del settore manifatturiero, che ha registrato il ritmo di crescita più sostenuto da luglio 2021.
L’attività manifatturiera è cresciuta nonostante le persistenti pressioni derivanti dagli elevati prezzi del carburante, con tutti i principali sottoindici rimasti in territorio espansivo.
Anche il comparto dei servizi è tornato a crescere, sostenuto dall’aumento dei nuovi ordini e dal miglioramento delle consegne dei fornitori.
Sul mercato valutario, il dollaro neozelandese sembra finalmente uscire dal lungo periodo di stagnazione che lo aveva caratterizzato negli ultimi mesi.
I primi obiettivi rialzisti sono collocati in area 0,5820-0,5840; il successivo target si trova a quota 0,6000, livello che rappresenta un vero e proprio crocevia per l’avvio di una fase di apprezzamento più duratura.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
EUR/USD – Probabile fase ribassista nelle prossime settimaneL’analisi tecnica del grafico Weekly evidenzia la possibile formazione di un pattern Testa e Spalle di inversione, una figura che, se confermata, potrebbe favorire un cambio di direzione del trend.
Attualmente il prezzo sta testando la Media Mobile Esponenziale a 100 periodi, un livello tecnico di particolare importanza. Una chiusura decisa al di sotto di tale supporto dinamico aumenterebbe la probabilità di una prosecuzione del movimento ribassista.
🎯 Il primo obiettivo tecnico si colloca in area 1,08000. In caso di ulteriore pressione venditrice, non è da escludere un’estensione fino alla chiusura della inefficienza volumetrica, situata in prossimità di 1,05300.
⚠️ Si tratta di un’analisi tecnica basata sull’attuale struttura grafica e non costituisce una previsione certa né un consiglio di investimento. Sarà fondamentale attendere la conferma della rottura dei livelli chiave prima di considerare uno scenario ribassista.
#Q2 - 2026 $GU Trade 1 : In seguito al Raid D1 Fractal High, il prezzo riceve Reaction e testa D1 +FVG in SOF , come prima zona di Supporto piu vicina.
W1 +FVG - Point A
D1 Fractal High - Point B
Zoom-In
H4 -> Il prezzo arriva in D1 +FVG e fa Raid H4 Fractal Low chiudendo H4 con +Rejection.
Pertanto , ancora non significa del tutto Reversal,
X-1 TF in POI - il prezzo in seguito al Raid H4 F.L, chiude H1 con +RB
In seguito il prezzo aggiorna D1 +RB / H4 +FVG ed oggi ,scenario simile, il prezzo arriva in H4 +FVG / H1 Fractal Low Raid + New H1 +SNR - Trade 2
Mi aspetto inoltre una continuazione Bullish da questi livelli , non escludo inoltre una correzione piu profonda a 1.33807, ma lo reputo Low Probability.
Per ora il Trade 1 e gia' stato spostato a BE , trovandomi a Risk 1%
#RICHBBROFX
Il Trading Non Premia la FrettaC'è una sensazione che molti trader conoscono bene: quando sono fuori dal mercato, non vedono l'ora di entrare in posizione; ma una volta entrati, vogliono uscirne il più velocemente possibile. In quel momento, il trading smette di essere analisi e diventa una battaglia tra avidità, paura, FOMO e il desiderio di guadagnare subito.
Il problema più pericoloso non nasce sempre da un'operazione in perdita. A volte inizia con un'operazione vincente guidata dalle emozioni. Entri troppo in fretta, senza seguire il tuo piano, ma il mercato ti premia comunque. Questo crea l'illusione di avere il controllo. Ed è proprio quella sensazione di "essere diventato bravo" che può trascinare un trader nell'overtrading: aprire più posizioni, aumentare il volume, cercare di recuperare o di guadagnare ancora di più, perdendo gradualmente la disciplina.
Un vero trader non è colui che apre operazioni in continuazione. È piuttosto qualcuno che sa leggere il mercato, non scommettere su di esso. Il suo compito non è costringere il prezzo ad andare nella direzione desiderata, ma osservare la struttura del mercato, individuare le aree di liquidità, valutare le probabilità e attendere il momento giusto. Il profitto non è qualcosa da inseguire minuto dopo minuto: è il risultato di un processo eseguito con costanza nel tempo.
La verità è che un trading efficace è spesso noioso. Non è così emozionante come molti principianti immaginano. Per la maggior parte del tempo, un trader esperto aspetta: aspetta un setup chiaro, un buon livello di prezzo, un segnale di conferma e un rapporto rischio/rendimento favorevole. Il mercato non segue il ritmo del tuo cuore. Sei tu che devi imparare ad adattarti al ritmo del mercato.
E, naturalmente, ci saranno momenti in cui sbaglierai. Entrerai troppo tardi, uscirai troppo presto, interpreterai male la struttura del mercato o lascerai che le emozioni influenzino le tue decisioni. Ma un errore non ti rende un trader fallito. Ciò che conta davvero è ciò che fai dopo quell'errore. Se rimani calmo, registri l'operazione, analizzi ciò che è successo, impari la lezione e torni al tuo piano, stai crescendo come trader. Se invece cerchi di "vendicarti" del mercato con un'altra operazione impulsiva, trasformi un piccolo errore in un problema molto più grande.
Conclusione:
Il trading non richiede la perfezione. Richiede la pazienza di aspettare, la disciplina di rispettare il proprio piano e la maturità di imparare dai propri errori. Chi sopravvive nel lungo periodo non è chi opera di più, ma chi sa quando agire e quando restare fuori dal mercato. Nel trading, a volte il vantaggio più grande non sta nell'entrare in posizione, ma nella capacità di aspettare il momento giusto.
Tecnologici resilienti, dollaro sotto pressioneI TECNOLOGICI NON MOLLANO
Wall Street ha chiuso la seduta di ieri in territorio positivo, trainata dal comparto tecnologico. I listini americani hanno saputo resistere alle forti pressioni geopolitiche e alla volatilità dei prezzi del petrolio legata alle tensioni in Medio Oriente.
Il Dow Jones ha terminato la giornata a +0,26%, il Nasdaq a +1,30% e l’S&P 500 a +0,81%.
Nella notte, i mercati azionari asiatici hanno seguito l’intonazione positiva di Wall Street, sostenuti dal rally dei titoli dei semiconduttori, che ha rafforzato il sentiment degli investitori. Anche il calo dei prezzi del petrolio ha fornito ulteriore supporto.
Gli indici tecnologici di Giappone e Corea del Sud hanno guidato i rialzi regionali, mentre gli investitori continuano a privilegiare i produttori di chip e i titoli legati all’intelligenza artificiale.
VALUTE
Venerdì l’indice del dollaro è sceso nuovamente, estendendo le perdite per la terza sessione consecutiva. A pesare sulla valuta statunitense sono state le notizie secondo cui Stati Uniti e Iran continueranno i negoziati di pace nonostante la recente escalation delle ostilità, riducendo così la domanda di beni rifugio.
L’EUR/USD sta cercando faticosamente di recuperare terreno, con l’area di 1,1480 che rappresenta una resistenza chiave. Nel frattempo, l’USD/JPY è sceso sotto quota 162,00, toccando un minimo a 161,30.
Non si tratta ancora di un intervento ufficiale sul mercato valutario e il movimento appare piuttosto riconducibile a una debolezza generalizzata del dollaro, favorita dal ritorno delle speranze di pace in Medio Oriente.
Anche il calo dei prezzi del petrolio ha contribuito ad attenuare i timori inflazionistici e a ridurre le aspettative di un inasprimento aggressivo della politica monetaria, sebbene i mercati continuino a scontare almeno un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve nel corso dell’anno.
Nel frattempo, il presidente della Fed di New York, John Williams, ha affermato che tra i principali fattori che alimentano l’inflazione negli Stati Uniti vi è la domanda sostenuta dagli investimenti legati all’intelligenza artificiale.
Tra le altre valute, si segnala il recupero del dollaro neozelandese, in particolare contro il dollaro australiano, ma anche nei confronti del dollaro statunitense. Possibili target di medio termine vengono individuati nell’area di 0,6000.
RENDIMENTI DEI TITOLI GIAPPONESI
Venerdì il rendimento del titolo di Stato giapponese a 10 anni è sceso di circa 10 punti base, al 2,77%, allontanandosi dai massimi degli ultimi trent’anni.
Il movimento è seguito alle dichiarazioni del ministro delle Finanze, Satsuki Katayama, secondo cui il governo incoraggerà i fondi pensione nazionali ad aumentare la propria esposizione verso gli asset finanziari giapponesi.
Le dichiarazioni arrivano dopo diverse sedute caratterizzate da un rialzo dei rendimenti, alimentato dalle crescenti preoccupazioni per i piani di espansione fiscale del Paese e dalle persistenti pressioni inflazionistiche.
Recentemente il governo giapponese ha presentato una bozza di piano d’azione che prevede oltre 370 trilioni di yen di investimenti pubblici e privati entro l’anno fiscale 2040 in 17 settori strategici considerati prioritari dall’amministrazione Takaichi.
I rendimenti obbligazionari hanno inoltre beneficiato del calo dei prezzi del petrolio, favorito dalle notizie relative alla prosecuzione dei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Un fattore particolarmente rilevante per il Giappone, economia fortemente dipendente dalle importazioni energetiche e dal greggio proveniente dal Medio Oriente.
LE MINUTE BCE
Secondo i verbali dell’ultima riunione, i membri del Consiglio direttivo della BCE hanno concordato sulla necessità di evitare indicazioni troppo precise sull’evoluzione dei tassi di interesse dopo il primo rialzo di giugno dal 2023, citando l’elevato livello di incertezza economica.
I funzionari hanno sottolineato che la comunicazione dovrà rimanere neutrale, evitando sia di preannunciare una serie di ulteriori rialzi sia di presentare l’ultima decisione come un evento isolato.
Il Consiglio direttivo ha ribadito il proprio approccio basato sui dati, con valutazioni effettuate riunione per riunione, confermando l’impegno a riportare l’inflazione verso il target del 2%.
Allo stesso tempo, è stato evidenziato come prezzi energetici persistentemente elevati possano continuare ad alimentare le pressioni inflazionistiche.
I membri del Consiglio hanno inoltre confermato che monitoreranno attentamente inflazione, salari, domanda interna, condizioni finanziarie e sviluppi dei mercati.
I mercati attribuiscono ora circa il 70% di probabilità a un rialzo dei tassi a settembre. L’ultima impennata dei prezzi del petrolio, in seguito ai rinnovati attacchi tra Stati Uniti e Iran, ha infatti compensato il tono relativamente accomodante espresso dai funzionari della BCE durante il forum di Sintra, dove era stata segnalata una minore urgenza di ulteriori strette monetarie.
PETROLIO
In apertura dei mercati asiatici, il prezzo del petrolio greggio si è mantenuto intorno ai 72 dollari al barile, dopo una flessione di circa il 2% registrata nella sessione precedente.
La discesa è stata favorita dalle notizie relative alla prosecuzione dei negoziati di pace tra Stati Uniti e Iran.
Nonostante ciò, il benchmark statunitense WTI resta avviato verso un rialzo settimanale superiore al 4%, sostenuto dalle tensioni geopolitiche nell’area.
Le forze statunitensi hanno infatti condotto attacchi contro obiettivi iraniani per due giorni consecutivi, in risposta ai recenti attacchi contro navi nello Stretto di Hormuz. Teheran ha quindi reagito colpendo basi statunitensi presenti nella regione.
Anche il presidente Donald Trump ha espresso dubbi sulla tenuta dell’accordo di pace provvisorio dopo la ripresa dei combattimenti, dichiarando che l’intesa aveva sostanzialmente fallito.
Nel corso della settimana il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz ha registrato un significativo rallentamento. I mercati continuano pertanto a monitorare attentamente l’evoluzione della situazione per valutare se i flussi commerciali torneranno gradualmente alla normalità.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
Wall Street in calo, petrolio e dollaro in rialzoWALL STREET DISTRIBUISCE
La seduta di Wall Street dell'8 luglio 2026 si è chiusa in modo contrastato, fortemente condizionata dalle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran.
I principali indici azionari statunitensi hanno terminato la giornata in territorio negativo: il Dow Jones ha perso l'1,09%, l'S&P 500 lo 0,28% e il Nasdaq lo 0,20%.
La fragile tregua in Medio Oriente non ha retto e ha innescato un'ondata di vendite sui mercati finanziari. Dal vertice NATO in Turchia, il presidente Donald Trump ha dichiarato ufficialmente concluso l'accordo provvisorio con l'Iran, annunciando nuovi raid aerei.
L'escalation del conflitto ha provocato un immediato rialzo dei prezzi del greggio e dei rendimenti dei Treasury statunitensi, con il decennale salito al 4,58%.
I titoli petroliferi e quelli del comparto energetico sono in forte rialzo questa mattina, sostenuti dai timori di una possibile chiusura dello Stretto di Hormuz. Il petrolio è tornato sopra quota 74 dollari per il WTI e 78 dollari per il Brent.
I verbali della Fed, pubblicati ieri sera, evidenziano come gli investitori siano rimasti cauti anche dopo la diffusione dei verbali del FOMC, i primi sotto la guida del nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh.
VALUTE
Giovedì l'indice del dollaro si è mantenuto vicino a quota 101, confermando la tendenza rialzista settimanale grazie al rinnovato conflitto in Medio Oriente, che ha sostenuto la domanda di valuta rifugio.
L'esercito statunitense ha confermato di aver effettuato attacchi contro l'Iran per il secondo giorno consecutivo, mentre Teheran ha minacciato una rappresaglia su larga scala contro le basi militari americane presenti nella regione.
Le ultime ostilità hanno spinto al rialzo i prezzi del petrolio, alimentando i timori inflazionistici e rafforzando le aspettative di tassi d'interesse elevati per un periodo prolungato.
Nel frattempo, i verbali della riunione di giugno della Federal Reserve hanno mostrato che solo pochi membri del comitato di politica monetaria erano favorevoli a un aumento dei tassi, pur esprimendo una crescente preoccupazione per l'inflazione.
I mercati continuano a scontare almeno un rialzo dei tassi da parte della Fed entro la fine del 2026. Gli investitori attendono ora i dati settimanali sulle richieste di sussidi di disoccupazione per ottenere nuove indicazioni sulle prospettive della politica monetaria.
L'EUR/USD è rimasto ancorato tra 1,1390 e 1,1450, senza momentum rialzista e incapace di recuperare terreno dopo diversi giorni di vendite sulla moneta unica.
Il Cable (GBP/USD) si mantiene forte ed è arrivato fino a quota 1,3400. In realtà, la sterlina beneficia soprattutto della debolezza dell'EUR/GBP, che si è avvicinato ai target di medio termine in area 0,8490.
Le valute oceaniche restano deboli, sebbene stiano tentando un recupero. In particolare, il NZD/USD si avvicina alla resistenza chiave di 0,5760, sostenuto dal rialzo della RBNZ e dalle rinnovate aspettative di ulteriori aumenti del costo del denaro.
Il franco svizzero rimane stabile a 0,9220 contro euro e a 0,8070 contro dollaro.
Infine, lo yen giapponese oscilla tra 161,60 e 162,60 in attesa delle prossime mosse della Bank of Japan, che continua a mantenere un atteggiamento attendista. Il massimo recente è stato registrato a 162,70 e non si può escludere un'ulteriore estensione del rialzo.
GOLD SOTTO PRESSIONE
Giovedì l'oro è stato scambiato sotto quota 4.100 dollari l'oncia, in area 4.070, registrando un calo per la seconda sessione consecutiva.
A pesare sul metallo giallo sono stati i timori che il rinnovato conflitto in Medio Oriente possa interrompere le forniture energetiche e intensificare le pressioni inflazionistiche.
Il presidente Donald Trump ha affermato che il cessate il fuoco deve considerarsi concluso e ha minacciato ulteriori attacchi contro l'Iran, oltre all'introduzione di nuove misure restrittive.
Nel frattempo, i verbali della riunione di giugno della Federal Reserve hanno evidenziato che solo pochi membri del comitato erano favorevoli a un aumento dei tassi, nonostante le crescenti preoccupazioni per l'inflazione.
I mercati continuano a prezzare almeno un rialzo dei tassi da parte della Fed entro la fine del 2026.
Dal punto di vista tecnico, il metallo prezioso non sembra aver concluso la propria fase ribassista e potrebbe spingersi nuovamente verso il doppio minimo in area 3.950 dollari. Al di sotto si trova il supporto di 3.870 dollari, minimo registrato il 28 ottobre 2025.
Sotto tale livello si aprirebbero spazi per ulteriori ribassi, con un possibile obiettivo in area 3.500 dollari.
PETROLIO
Questa mattina il prezzo del petrolio WTI ha superato i 74 dollari al barile, segnando la terza sessione consecutiva di rialzo.
L'esercito statunitense ha infatti confermato di aver condotto attacchi contro l'Iran per il secondo giorno consecutivo, aumentando le tensioni geopolitiche e alimentando le preoccupazioni per le forniture energetiche provenienti dal Medio Oriente.
La ripresa delle ostilità ha riacceso i timori che il fallimento dell'accordo di pace provvisorio tra Stati Uniti e Iran possa compromettere nuovamente le forniture globali di petrolio, con lo Stretto di Hormuz che resta al centro dell'attenzione.
Dal punto di vista tecnico, il petrolio è tornato in una fase di accumulazione, con possibili estensioni rialziste verso 79,30 e successivamente 84,30 dollari, aree di swing particolarmente rilevanti.
Solo un ritorno sotto quota 71,50 riporterebbe in primo piano uno scenario di trend ribassista.
VERBALI DEL FOMC
Secondo i verbali della riunione del FOMC di giugno 2026, i funzionari della Federal Reserve si sono mostrati divisi sul futuro percorso dei tassi di interesse e hanno discusso diversi scenari relativi all'evoluzione dell'economia e della politica monetaria.
I partecipanti hanno generalmente valutato che i rischi al rialzo per l'inflazione rimangano elevati. Alcuni hanno osservato che, alla luce degli sviluppi recenti, potrebbero sussistere le condizioni per un ulteriore aumento dei tassi.
La maggior parte dei partecipanti ha inoltre delineato scenari nei quali, in presenza di un mercato del lavoro stabile, l'inflazione potrebbe restare elevata a causa della forte domanda legata all'intelligenza artificiale, del conflitto in Medio Oriente e degli effetti dei dazi commerciali.
In tali circostanze, quasi tutti i partecipanti hanno ritenuto probabile la necessità di un ulteriore inasprimento della politica monetaria per riportare l'inflazione verso il target del 2%.
Tuttavia, nello scenario ritenuto più probabile, molti funzionari si aspettano che i tassi di interesse chiudano l'anno agli attuali livelli o leggermente al di sotto.
A giugno, la Federal Reserve ha mantenuto invariato il tasso sui Federal Funds nel range compreso tra il 3,50% e il 3,75%, in linea con le attese del mercato.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.






















