EUR/USD sotto pressione: la guerra entra nei mercatiLa coppia EUR/USD ha esteso la correzione fino all’area 1,1440, segnando i livelli più bassi degli ultimi mesi, mentre il dollaro ha recuperato forza su base ampia. Il movimento non va letto soltanto come “forza del biglietto verde”, ma come combinazione di tre fattori: domanda di beni rifugio, rialzo del premio energetico globale e riprezzamento del sentiero dei tassi a favore degli Stati Uniti. Dall’inizio della guerra tra USA-Israele e Iran, il 28 febbraio, il mercato ha ricominciato a comprare dollari come valuta di liquidità e protezione in una fase di shock geopolitico ad alta intensità.
Il vero acceleratore macro è il canale petrolio. Il Brent ha chiuso sopra i 103 dollari e il WTI vicino ai 96 dollari, dopo aver toccato in settimana punte molto più alte, mentre il rischio sullo Stretto di Hormuz continua a comprimere l’offerta effettiva e a gonfiare il premio di rischio su energia, trasporti e assicurazioni marittime. Rispetto al testo originario, però, è più corretto parlare di traffico gravemente compromesso e non di blocco lineare e totale: Teheran ha minacciato di mantenere lo Stretto chiuso, ma alcune navi di paesi non ostili sono comunque transitate. Per l’Eurozona, grande importatrice netta di energia, questo resta un terms-of-trade shock più pesante che per gli Stati Uniti, che oggi hanno una maggiore autosufficienza energetica relativa.
Da qui nasce la pressione sull’euro. Se il petrolio resta alto, l’Europa importa più inflazione e vede peggiorare il proprio saldo energetico proprio mentre la crescita resta fragile. Gli Stati Uniti, invece, pur non essendo immuni allo shock, beneficiano di un dollaro rifugio, di un mercato dei Treasury che resta il più profondo al mondo e di una struttura energetica meno vulnerabile. In termini di mercato valutario, questo significa che il cross si muove meno sulla narrativa “Europa debole vs America forte” e molto di più sulla narrativa “liquidità USD + shock energetico = euro sotto pressione”.
Sul fronte delle banche centrali, il quadro va aggiornato con precisione. La Fed arriva alla riunione del 17-18 marzo con il tasso sui Fed funds al 3,50%-3,75%, mentre la BCE si presenta al meeting del 18-19 marzo con il tasso sui depositi al 2,00%. Il mercato ha rinviato più avanti il primo taglio pienamente prezzato della Fed, almeno verso settembre, mentre per la BCE il consenso prevalente tra gli economisti resta quello di tassi fermi nel 2026, anche se i derivati hanno temporaneamente incorporato il rischio di rialzi nel caso in cui lo shock petrolifero si trasformi in inflazione persistente. Quindi il punto tecnico non è che “tutte le banche centrali dovranno alzare i tassi”, ma che il mercato sta riducendo lo spazio per i tagli e sta riaprendo il vantaggio relativo del dollaro sul piano dei rendimenti.
Anche i dati macro giustificano cautela. Negli Stati Uniti, il PCE di gennaio è sceso al 2,8%, ma il core PCE è salito al 3,1%, segnale che l’inflazione di fondo resta troppo elevata per consentire alla Fed di ignorare eventuali effetti di secondo impatto del caro-energia. Nell’Eurozona, invece, il flash HICP di febbraio è al 1,9%, in rialzo da 1,7% di gennaio ma ancora sotto il 2%; quindi il dato corretto non è 2,4% come nel testo originario. Intanto la crescita dell’area euro nel quarto trimestre 2025 è stata rivista a +0,2% trimestrale, e la produzione industriale di gennaio ha mostrato nuova debolezza. In sintesi: l’Europa rischia più degli USA una combinazione di inflazione importata + crescita anemica, cioè il mix più sfavorevole per l’euro.
Va aggiunto un ultimo punto: anche l’economia americana non sta correndo senza attriti. Il PIL USA del quarto trimestre 2025 è stato rivisto al +0,7% annualizzato, ben sotto la stima iniziale. Tuttavia, nella prima fase di uno shock geopolitico, il mercato non premia necessariamente l’economia con i dati migliori: premia la valuta più liquida, la più facilmente finanziabile e quella percepita come porto sicuro. Per questo l’EUR/USD può restare debole anche con un quadro macro statunitense non brillante.
Implicazioni sulla street economy
Questa non è solo una storia da desk istituzionale. Nella street economy significa carburante più caro, costi logistici più alti, margini compressi per chi consegna, produce, importa o vende beni a bassa rotazione. Significa pressione su bar, negozi, artigiani, autotrasporto, e-commerce, ristorazione, piccoli importatori: ogni centesimo di euro debole e ogni dollaro in più sul greggio entra nei prezzi finali o erode la marginalità.
Ma c’è anche una lettura motivazionale, concreta, da economia vera: nelle fasi di stress non resiste chi fa la previsione più rumorosa, resiste chi protegge la cassa, gira più veloce il magazzino, rinegozia i tempi di pagamento, taglia gli sprechi e difende il proprio pricing power su ciò che il cliente considera indispensabile. La strada soffre per prima, ma spesso è anche la prima ad adattarsi. Chi resta lucido, leggero e disciplinato può trasformare una fase di volatilità in un vantaggio competitivo.
In questo quadro, il bias di breve resta negativo per EUR/USD finché il mercato continuerà a prezzare petrolio elevato, Fed prudente e BCE costretta sulla difensiva. Un recupero strutturale dell’euro richiederebbe una combinazione diversa: de-escalation credibile in Medio Oriente, rientro del premio energetico e ritorno a una narrativa di tagli Fed più visibili rispetto alla BCE.
ANALISI TECNICA SUL CROSS VALUTARIO
Daily chart
Sul timeframe giornaliero, l’EUR/USD presenta una configurazione tecnica marcatamente ribassista. Il cambio quota al di sotto della EMA a 21 giorni, posta a 1,16647, dopo che quest’ultima ha effettuato un incrocio ribassista con la SMA a 51 giorni a 1,17135. La struttura di debolezza coinvolge anche la SMA a 100 giorni a 1,16966 e sta iniziando a estendersi verso la SMA a 200 giorni in area 1,16734, pur mantenendo quest’ultima ancora una pendenza positiva di fondo.
La violazione al ribasso della precedente fase di consolidamento risulta confermata dalla dinamica del Momentum, che mostra una marcata inclinazione negativa al di sotto della propria linea mediana, segnalando la persistenza della pressione venditrice. Parallelamente, il Relative Strength Index (RSI) si mantiene in flessione in area 26, in prossimità della soglia di ipervenduto ma senza evidenze tecniche di stabilizzazione o divergenze rialziste tali da anticipare un minimo significativo.
Anche il quadro Ichimoku conferma un’impostazione negativa nel breve termine. Nella più recente sessione, la price action si è ulteriormente allontanata dalla Tenkan-sen, mantenendosi nettamente al di sotto della Kumo. La nuvola sta progressivamente assumendo una configurazione pienamente ribassista, con Senkou Span A e Senkou Span B entrambe orientate verso il basso. A ulteriore conferma, la Chikou Span ha oltrepassato al ribasso sia la price action sia la Kumo, lasciando attualmente uno spazio tecnico privo di resistenze dinamiche immediate.
Weekly chart
Sul timeframe settimanale, l’EUR/USD registra la seconda settimana consecutiva di flessione, consolidando un’impostazione chiaramente ribassista di breve-medio periodo. Il cross è sceso al di sotto della media mobile a 21 settimane, situata a 1,16796, trasformando tale area in una prima resistenza dinamica. Nonostante ciò, il prezzo resta ancora ampiamente al di sopra delle medie mobili a 100 e 200 settimane, entrambe in crescita, elemento che suggerisce come il trend primario rimanga costruttivo, sebbene con un evidente indebolimento della spinta rialzista.
Dal punto di vista degli oscillatori, il Momentum settimanale è scivolato in territorio negativo, mentre l’RSI è arretrato verso quota 40, indicando un progressivo trasferimento del controllo del mercato in favore dei venditori.
L’analisi dei ritracciamenti di Fibonacci, calcolati dai minimi di gennaio 2025 ai massimi del 26 gennaio 2026, evidenzia come il prezzo non abbia ancora raggiunto il livello di ritracciamento 0,382. Tuttavia, il quadro tecnico è peggiorato sensibilmente sul fronte Ichimoku: nell’ultima sessione settimanale il cambio ha violato la Kumo al ribasso, contestualmente a un crossing ribassista della Senkou Span A, mentre la Chikou Span ha rotto la linea dei prezzi e si sta avvicinando a un potenziale incrocio con la Kijun-sen, rafforzando il segnale di deterioramento strutturale.
COT Report EUR FX e DXY – Lettura del 10 marzo 2026
I non-commercial riducono l’esposizione rialzista sull’euro, ma il dollaro non mostra ancora un vero riposizionamento strutturale
Punti chiave
Il COT del 10 marzo 2026 segnala un chiaro ridimensionamento del posizionamento speculativo long su EUR FX, pur in presenza di una struttura che resta ancora positiva in termini netti. La correzione coinvolge soprattutto la componente non-commercial, ossia il segmento più rappresentativo del sentiment speculativo.
Sul DXY, al contrario, non emerge ancora un segnale speculare di rafforzamento del dollaro. I non-commercial restano infatti net short, elemento che suggerisce come il mercato non abbia ancora avviato una ricostruzione convinta di posizioni rialziste sul biglietto verde.
Nel complesso, la lettura congiunta dei due contratti appare più coerente con una fase di de-risking sull’euro che con l’avvio di un nuovo trend strutturalmente favorevole al dollaro.
EUR FX
Posizionamento non-commercial al 10 marzo 2026
Long: 265.686
Short: 160.542
Spreading: 59.178
Net position: +105.144
Open Interest: 969.374
Rispetto alla rilevazione precedente, il saldo netto dei non-commercial si riduce da circa +136.498 a +105.144, con una contrazione pari a 31.354 contratti.
La dinamica settimanale evidenzia:
forte riduzione dei long lordi;
lieve incremento degli short;
aumento delle posizioni in spreading.
Il quadro segnala una perdita di intensità del posizionamento rialzista sull’euro. La struttura resta ancora net long, ma il movimento delle ultime letture evidenzia un alleggerimento dell’esposizione speculativa e una minore convinzione direzionale. Non si osserva ancora una vera inversione ribassista, ma il momentum del trade long EUR appare in indebolimento.
DXY / US Dollar Index
Posizionamento non-commercial al 10 marzo 2026
Long: 16.384
Short: 22.266
Spreading: 3.005
Net position: -5.882
Open Interest: 32.012
La settimana precedente il saldo netto risultava intorno a -4.989. La nuova lettura mostra quindi un peggioramento di circa 893 contratti, mantenendo i non-commercial in territorio net short.
Il dato conferma che il mercato speculativo non ha ancora assunto una view costruttiva sul dollaro. Pur in presenza di movimenti interni alle posizioni, manca una vera ricopertura degli short tale da validare una rotazione strutturale pro-USD. Il segnale che proviene dal DXY resta quindi ancora debole sotto il profilo del sentiment.
Lettura incrociata EUR FX / DXY
L’analisi congiunta dei due contratti fornisce il messaggio più rilevante della settimana. Il posizionamento sull’euro si sta alleggerendo in modo visibile, ma questo indebolimento non si traduce ancora in un contestuale rafforzamento del dollaro.
In un autentico cambio di regime favorevole al biglietto verde, ci si attenderebbe:
una riduzione marcata del net long EUR;
una chiara ricopertura del net short DXY.
Nel report del 10 marzo compare con evidenza soltanto il primo elemento. Il secondo resta assente. Ne deriva che il mercato sta principalmente riducendo l’esposizione sull’euro, senza aver ancora costruito una narrativa speculativa pienamente rialzista sul dollaro.
Conclusione operativa
Il COT del 10 marzo 2026 deve essere interpretato come un segnale di raffreddamento del long EUR, più che come l’inizio di una fase strutturalmente rialzista per il dollaro.
Implicazioni principali
l’euro conserva ancora una struttura speculativa positiva, ma meno solida rispetto alle settimane precedenti;
il dollaro non mostra ancora un riposizionamento coerente e convincente da parte dei non-commercial;
il mercato si trova quindi in una fase di transizione, in cui prevale la riduzione del rischio sull’euro.
Bias di breve periodo
Il segnale è moderatamente negativo per EUR, ma solo debolmente costruttivo per USD.
Per validare un vero cambio di trend, sarà necessario osservare nelle prossime letture:
ulteriore compressione del net long su EUR FX;
contestuale e più marcata riduzione del net short sul DXY.
Fino a quel momento, la lettura più corretta resta quella di de-risking tattico, non di inversione strutturale.
Mercato forex
EurUsd spinto al ribasso dagli scenari di guerra!Il grande Jesse Livermore disse: TRADA QUELLO CHE VEDI E NON QUELLO CHE PENSI.
Se vi piace il mio metodo, lasciate un like e seguite il profilo, è molto importante per me, grazie!
I noti avvenimenti (fase di risk on) che tutti conosciamo hanno spinto al ribasso valute come euro e sterlina... In situazioni di guerra, gli indici azionari scendono, il petrolio sale, e come detto le valute più famose del vecchio continente subiscono deprezzamento, mentre il dollaro USA si apprezza in maniera considerevole.
EurUsd
TF settimanale.
Struttura interna ribassista.
Abbiamo assistito ad un deciso cambio di struttura interna con una velocità impressionante.
Il prezzo aveva rotto il triangolo su TF settimanale, dando l'impressione di un ulteriore rialzo, tuttavia il movimento si è arrestato sulla TL mensile...
EMA 21 ed EMA 55 rotte con decisione.
TF giornaliero.
Struttura ESTERNA RIBASSISTA. Struttura interna ribassista.
Dopo un anno circa possiamo osservare il cambio di struttura esterna, segnale molto importante che ovviamente influenzerà le mie operazioni future: ora abbiamo di nuovo tutto allineato.
Il prezzo è arrivato in una zona di domanda giornaliera mai mitigata prima dell'estate scorsa, il cui minimo coincido con un minimo settimanale ed un minimo mensile.
Ciò sta a significare che una volta presa tutta liquidità presente in questi livelli di prezzo, potremmo assistere ad un ritracciamento long che avrà come obiettivi le due zone giornaliere di offerte indicate con le frecce.
Da notare anche i due grandi gap settimanali visibili in giallo.
Operatività.
Siamo in una fase molto delicata, non solo per gli ovvi motivi di guerra, ma anche perché il prezzo è sceso moltissimo da massimi, quindi occhio a prendere posizioni ribassiste ora! In quanto risulta più probabile un ritracciamento long che una continuazione short.
Quindi vedremo che impronta prenderanno i movimenti la prossima settimana per poi regolarci di conseguenza.
Attenzione sempre ai segnali di entrata che devono essere chiari, se non siete sicuri di quello che fate, non operate.
NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI IL NON OPERARE COSTITUISCE GIA' UN GUADAGNO, PERCHE' NON SI PERDE.
A presto
Mind Primacy
Disclaimer: tutte le analisi esposte attraverso questo profilo non rappresentano consigli finanziari, ma la mia personale visione basata sulle strategie operative di trading che utilizzo.
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English
Hello everyone,
The great Jesse Livermore once said: TRADE WHAT YOU SEE, NOT WHAT YOU THINK.
If you appreciate my analysis method, please drop a like and follow my profile—it means a lot to me. Thank you!
The recent geopolitical events (risk-off phase) we are all witnessing have pushed currencies like the Euro and Sterling lower. In wartime scenarios, equity indices typically decline, oil prices surge, and major European currencies face depreciation, while the US Dollar strengthens significantly as a safe haven.
EURUSD
Weekly Timeframe (W1)
Internal Structure: Bearish.
We have witnessed a sharp shift in the internal structure with impressive momentum.
Price initially broke out of a weekly triangle, suggesting further upside; however, the move stalled exactly at the Monthly Trendline.
Both the 21 EMA and 55 EMA have been broken decisively to the downside.
Daily Timeframe (D1)
External Structure: BEARISH.
Internal Structure: Bearish.
After about a year, we can finally observe a shift in the external structure. This is a crucial signal that will dictate my future bias: everything is now aligned to the downside.
Key Levels & Expectations
The price has reached a Daily Demand Zone that remained unmitigated since last summer. The low of this zone coincides with both a Weekly and a Monthly low.
This confluence suggests that once the liquidity resting at these levels is swept, we might see a bullish retracement. My targets for this pullback are the two Daily Supply zones (marked with arrows in my charts). Note also the two significant Weekly Gaps highlighted in yellow.
Trading Strategy
We are in a very delicate phase, not only due to the ongoing conflict but also because the price has extended significantly from its highs. Be cautious about chasing shorts at these levels! A long retracement is currently more probable than an immediate short continuation.
I will monitor the price action closely next week to see how the market settles before committing to a direction.
Final Note: Always wait for clear entry signals. If you are unsure of the price action, stay on the sidelines. In most cases, staying out of the market is a gain in itself because you are protecting your capital.
See you soon,
Mind Primacy
Disclaimer: The analyses shared on this profile do not constitute financial advice. They represent my personal view based on my specific trading strategies.
Cosa sai davvero sul Drawdown?Ciao traders e aspiranti tali,
È tantissimo che non posto un'idea qui su TradingView, l'ultima infatti risale al 2021 - giusto giusto 5 anni fa.
Oggi voglio parlare di Drawdown , il tema più odiato , sottovalutato e tralasciato nel mondo del trading.
Il 90% delle persone non lo digerisce, non ne vuole sapere nulla.
Eppure è una delle poche cose che accomuna ogni strategia profittevole che esista.
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👉🏼 Il grande equivoco sul drawdown
Quasi tutti pensano di sapere cosa sia, e quasi tutti lo definiscono nello stesso modo:
“Una serie di perdite consecutive.”
Ma il drawdown non è questo.
O meglio: non è solo questo.
E questa differenza cambia completamente il modo in cui si percepisce una strategia.
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👉🏼 Il drawdown NON è una sequenza di perdite.
Molti immaginano il drawdown così:
Loss ❌
Loss ❌
Loss ❌
Loss ❌
Loss ❌
E poi finalmente un trade vincente che riporta l’equity verso l’alto.
A questo punto molti pensano: “Perfetto, il drawdown è finito.”
Ma in realtà non è così.
Quel trade ha recuperato parte delle perdite, ma non ha riportato l’equity al massimo precedente.
E finché quel massimo non viene superato, tecnicamente sei ancora in drawdown.
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👉🏼 Il drawdown può continuare anche mentre vinci
Questo significa che un drawdown può continuare anche mentre fai trade positivi.
Puoi avere una sequenza del genere:
Win ✅
Loss ❌
Win ✅
Loss ❌
Win ✅
e rimanere comunque in drawdown per settimane o mesi.
Perché il drawdown non misura quante perdite fai di fila.
Misura una cosa molto più semplice:
Quanto tempo passa prima che l’equity torni a fare un nuovo massimo.
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👉🏼 Il drawdown non riguarda i trade
Ed è qui che molti trader si confondono.
Perché mentre guardano i singoli trade - vincenti o perdenti - in realtà dovrebbero guardare l’equity nel suo insieme.
Il drawdown infatti non riguarda i trade.
Riguarda la curva.
Finché quel massimo non viene superato, il drawdown non è terminato.
Ed è proprio questo il punto più difficile da accettare.
Perché significa che una strategia può:
avere trade vincenti
avere settimane positive
sembrare “in ripresa”
e allo stesso tempo essere ancora nel suo drawdown statistico.
Ed è esattamente in questi momenti che molti trader fanno l’errore più grande:
abbandonare la strategia prima che torni a fare nuovi massimi.
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👉🏼 La verità che quasi nessuno accetta
C’è un altro concetto ancora più scomodo.
Se guardiamo una curva di equity reale, succede una cosa interessante: gran parte del tempo non stiamo facendo nuovi massimi.
Stiamo semplicemente tornando a recuperarli e quindi a consolidarli .
Questo significa che nella maggior parte delle strategie, passerai più tempo in drawdown che in equity high.
Ogni volta che la curva raggiunge un nuovo massimo:
da quel punto in avanti entri in drawdown
finché quel massimo non viene superato
E se guardi bene l'immagine sopra 👆🏼 noterai una cosa: le zone rosse - cioè il tempo passato in drawdown - sono molto più grandi delle zone verdi.
Questo significa che nella vita reale di un trader:
potresti passare anche il 70-80% del tempo in drawdown.
E questo non significa che la strategia non funzioni.
Significa semplicemente che la statistica sta facendo il suo lavoro.
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👉🏼 Il vero problema del drawdown
Il drawdown non distrugge le strategie.
Distrugge la fiducia del trader nella strategia.
Perché mentre sei dentro un drawdown, la sensazione è sempre la stessa:
“Questa volta è diverso.”
E spesso è proprio in quel momento che molti cambiano sistema, modificano le regole, o smettono completamente di operare.
Proprio prima che l’equity torni a fare nuovi massimi.
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Domanda per te 💬
Sapevi già queste cose sul drawdown?
Oppure c’è qualcosa che ti ha fatto vedere questo concetto in modo diverso?
Sono curiosa di sapere:
- come vivi tu i periodi di drawdown
- se li avevi sempre interpretati come una semplice serie di perdite
- oppure se avevi già notato che spesso passiamo molto più tempo sotto i massimi che sopra
Se hai domande, dubbi o vuoi condividere la tua esperienza, scrivilo nei commenti.
Leggo sempre tutto con piacere 🙏🏼👇🏼
Analisi della Struttura di Mercato JPY/USD (4H) – Canale Ribassi📉 Analisi della Struttura di Mercato JPY/USD (4H) – Canale Ribassista con Zona di Possibile Reazione
🧭 1. Contesto del Mercato (Timeframe Superiore)
Il grafico mostra un chiaro cambiamento della struttura del mercato: da rialzista a ribassista.
All’inizio il prezzo ha avuto un forte impulso rialzista.
Successivamente il mercato è entrato in una fase di consolidamento vicino al massimo.
Dopo la rottura verso il basso, il prezzo ha iniziato a formare massimi più bassi e minimi più bassi.
📌 Punto chiave:
La rottura della zona di consolidamento ha segnato l’inizio della tendenza ribassista.
📦 2. Fase di Consolidamento (Zona di Distribuzione)
L’area blu nel grafico rappresenta una zona di consolidamento.
Caratteristiche:
Movimento laterale del prezzo
Diversi rifiuti nella parte alta
Debole continuazione del movimento rialzista
⚠️ Interpretazione professionale:
I grandi operatori di mercato possono utilizzare queste zone per distribuire le posizioni prima di una discesa del prezzo.
📉 3. Canale di Momentum Ribassista
Dopo la rottura, il prezzo si muove all’interno di un canale discendente.
Caratteristiche del canale:
Massimi più bassi (Lower Highs)
Minimi più bassi (Lower Lows)
Il prezzo rispetta i limiti del canale
Questo indica un momentum ribassista controllato.
💡 Nell’analisi professionale questo viene chiamato canale di tendenza ribassista.
Significato:
I venditori dominano il mercato
I compratori generano solo rimbalzi temporanei
🧱 4. Zona di Supporto Importante
Il prezzo si sta avvicinando a una zona di supporto chiave intorno a 0.00624.
Perché questa zona è importante:
Livello di reazione precedente
Supporto psicologico
Parte inferiore del canale ribassista
📊 5. Possibili Scenari del Mercato
🟢 Scenario 1 – Il supporto regge (rimbalzo rialzista)
Se i compratori entrano nel mercato:
Possibile caccia alla liquidità sotto il supporto
Candela di inversione rialzista
Movimento verso 0.00632 – 0.00636
Questo corrisponde alla proiezione disegnata nel grafico.
🔴 Scenario 2 – Rottura del supporto (continuazione ribassista)
Se il supporto viene rotto:
La tendenza ribassista continua
Il prossimo obiettivo potrebbe essere 0.00618 – 0.00610
📊 6. Riassunto dell’Analisi
Fattore Interpretazione
Tendenza Ribassista
Struttura Lower Highs / Lower Lows
Momentum Canale discendente
Zona chiave Supporto a 0.00624
Prospettiva a breve termine Possibile rimbalzo
🧠 Conclusione Professionale
Il mercato è attualmente in una tendenza ribassista, ma il prezzo sta raggiungendo una zona di supporto molto importante.
Questo significa:
Alta probabilità di una reazione del prezzo
Il comportamento del prezzo in questa zona determinerà la prossima direzione del mercato
📍 L’area intorno a 0.00624 sarà decisiva per il prossimo movimento importante del prezzo.
EUR/USD e ORO: Due aggiornamenti, stessa precisione⚡ EUR/USD e ORO: DUE CONFIGURAZIONI, STESSA PRECISIONE.
14 anni di metodo. 8/8 Configurazioni nel 2026. Zero errori.
Aggiornamento simultaneo su due asset. Su EUR/USD il livello 1.1462 è stato raggiunto, nonostante la rottura del canale. Su ORO, nuovo movimento da 5.209 a 5.057 con un altro +3% di utile. Il sistema continua.
📍 EUR/USD – LIVELLO 1.1462 RAGGIUNTO
Time frame: 4h
Il prezzo ha raggiunto 1.1462, esattamente il livello indicato. Nonostante la rottura del canale, il target è stato centrato con precisione.
Situazione attuale:
Il prezzo si trova ora a 1.1416, leggermente sotto il livello raggiunto. La rottura del canale apre scenari di possibile accelerazione ribassista, ma il sistema ha fatto il suo lavoro: il target è stato preso.
Prossimi livelli da monitorare:
Il supporto successivo si trova a 1.1395, livello tecnico e psicologico.
In caso di rimbalzo, la resistenza immediata è a 1.1462, che da target diventa ora ostacolo.
Una chiusura sostenuta sopra 1.1507 potrebbe far pensare a un'esaurimento della spinta ribassista.
🏆 ORO – NUOVO MOVIMENTO DA 5.209 A 5.057
Time frame: 4h
Dopo aver raggiunto 5.353 e aver ritracciato fisiologicamente su 5.258, l'Oro ha compiuto un nuovo movimento verso il basso fino a 5.057, con un utile del +3% sull'ultimo spostamento.
Situazione attuale:
Il prezzo ha chiuso a 5.023, dopo aver toccato 5.021. Il livello 5.057 è stato testato e superato al ribasso.
Prossimi livelli da monitorare:
Il supporto successivo si trova a 4.969, già testato in precedenza.
La resistenza immediata è a 5.057, che ora diventa ostacolo per eventuali rimbalzi.
In caso di prosecuzione, il prossimo target è 4.904, zona di accumulazione già validata.
📊 ANALISI TECNICA - AGGIORNAMENTO PUNTI:
EUR/USD:
Da inizio anno, i movimenti su EUR/USD hanno portato a un totale di +735 pips, considerando tutti i trade completati. L'ultimo target 1.1462 si aggiunge alla serie.
ORO:
Dopo il movimento da 4.904 a 5.353 (+449 pips) e il successivo ritracciamento, l'ultimo spostamento da 5.209 a 5.057 ha aggiunto ulteriori +152 pips.
🔥 CONFIGURAZIONE CHIAVE - PERFORMANCE 2026:
EUR/USD: +735 pips
ORO: +670 pips (449 + 152 + 69 da movimenti precedenti)
TOTALE: +1.405 pips
Performance aggiornata al 13 Marzo 2026.
🎤 IL MIO STATO OPERATIVO:
Posizione: CASH su entrambi gli asset. Target raggiunti.
Su EUR/USD, attendo segnali di stabilizzazione o nuovi livelli chiave. Su ORO, monitoraggio di 4.969 come prossimo supporto.
Niente fretta. Il sistema ha tracciato la rotta. Il mercato l'ha seguita. Ora si osserva il prossimo movimento.
👉 DUE ASSET, STESSA PRECISIONE. TOTALE +1.405 PIPS.
Commenta " CONFIGURAZIONE " se segui il sistema con me.
[COME IL RAPPORTO RISCHIO/RENDIMENTO INFLUENZA IL WIN RATE]
Con un rapporto rischio/rendimento di 1:1 puoi avere il 51% di win rate con:
51 OPERAZIONI IN PROFITTO
49 OPERAZIONI IN PERDITA
Con un rapporto rischio/rendimento di 1:2 puoi avere il 34% di win rate con:
34 OPERAZIONI IN PROFITTO
66 OPERAZIONI IN PERDITA
Con un rapporto rischio/rendimento di 1:3 puoi avere il 26% di win rate con:
26 OPERAZIONI IN PROFITTO
74 OPERAZIONI IN PERDITA
COSA SINIFICANO TUTTI QUESTI DATI PER UN TRADER?
1. CON UN RISCHIO/RENDIMENTO DI 1:1 DEVI VINCERE PIÙ DELLA METÀ DEI TRADE.
2. CON UN RISCHIO/RENDIMENTO DI 1:2 PUOI ESSERE PROFITTEVOLE ANCHE CON MOLTI TRADE PERDENTI.
3. CON UN RISCHIO/RENDIMENTO DI 1:3 BASTA CIRCA 1 TRADE VINCENTE SU 4.
Spero che questa pubblicazione ti sia stata utile, se così fosse ti chiedo di lascare un boost. Grazie se lo farai, al prossimo post! 🚀📈
Mercati sotto pressione per il caro-petrolioCOMANDA IL PREZZO DEL GREGGIO
Ieri i principali indici azionari statunitensi hanno chiuso la seduta con ribassi superiori al punto percentuale. Il Dow Jones ha ceduto l’1,56% a 46.678 punti, mentre l’S&P 500 ha perso l’1,52% a 6.673 punti. Ancora peggiore è stata la performance del Nasdaq, in calo dell’1,78%.
La principale causa delle vendite è stata la nuova impennata dei prezzi dell’energia, che ha aumentato i timori di stagflazione nell’economia globale. La decisione dell’AIE di rilasciare 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche non è riuscita a frenare la corsa del greggio. Il WTI si è stabilizzato intorno ai 95 dollari al barile, dopo che la nuova guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha deciso di mantenere chiuso lo Stretto di Hormuz.
Khamenei ha inoltre avvertito che l’Iran potrebbe aprire nuovi fronti nel conflitto qualora Stati Uniti e Israele continuassero con gli attacchi. Dal canto suo, il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che evitare che l’Iran si doti di armi nucleari e rappresenti una minaccia per il Medio Oriente è per lui più importante del costo del petrolio. L’AIE ha affermato che l’interruzione del traffico nello Stretto rappresenta la più grave nella storia del mercato petrolifero, giustificando così l’accordo tra i membri per il rilascio di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche.
VALUTE
Continua a dominare il mercato la forza del dollaro, valuta rifugio in una fase particolarmente complessa per l’economia mondiale. L’Eur/Usd è sceso sotto 1,1500, con possibili target tecnici a 1,1450. Il cambio ha perso momentum rialzista e il posizionamento di mercato, tuttora molto sbilanciato al rialzo, aumenta il rischio di forti vendite in caso di rottura dei supporti chiave a 1,1460 e 1,1390.
Anche la sterlina perde slancio e si avvicina ai livelli di supporto rilevanti posti a 1,3280 e 1,3250. Il cambio Usd/Jpy punta deciso verso 159,50, poco sotto la soglia psicologica di 160,00, livello che in passato ha spinto la Bank of Japan a intervenire sul mercato. Interessante notare anche la salita di Usd/Chf in un contesto di risk off: un comportamento che evidenzia una certa incoerenza nelle price action, con il franco svizzero che perde terreno contro il dollaro pur essendo un tradizionale bene rifugio.
In questa fase il mercato valutario riflette quasi interamente gli sviluppi geopolitici e la volatilità delle materie prime. Per questo sarà necessario attendere breakout chiari di livelli tecnici rilevanti, che al momento non si sono ancora verificati.
BOJ, SEI PRONTA?
Venerdì lo yen giapponese si è portato in area 159,4 contro dollaro, vicino ai livelli più deboli dall’estate 2024, alimentando le aspettative di un possibile intervento delle autorità. Il Ministro delle Finanze Katayama ha dichiarato che il governo è pronto a utilizzare “tutte le misure necessarie” per stabilizzare il mercato valutario, alla luce del nuovo rialzo dei prezzi del petrolio.
Anche il Governatore della Bank of Japan, Kazuo Ueda, ha sottolineato che un yen troppo debole potrebbe aggravare l’inflazione importata, soprattutto in un contesto di rincari energetici. Ueda ha aggiunto che, oggi più che in passato, il tasso di cambio ha un impatto significativo sulla dinamica inflazionistica, conferendogli quindi un ruolo maggiore nelle decisioni della banca centrale.
USA, DEFICIT COMMERCIALE
Il deficit commerciale degli Stati Uniti si è ridotto a 54,5 miliardi di dollari a gennaio 2026, toccando il livello più basso da ottobre. Il dato rappresenta un deciso miglioramento rispetto ai 72,9 miliardi di dicembre e batte ampiamente le attese degli analisti, che si aspettavano un deficit di 66,6 miliardi.
Le esportazioni sono aumentate del 5,5%, raggiungendo il massimo storico di 302,1 miliardi di dollari. Il rialzo è stato trainato dalle vendite di oro non monetario, metalli preziosi, computer e aerei civili. Le importazioni, al contrario, sono diminuite dello 0,7% a 356,6 miliardi, complice il calo degli acquisti di farmaceutici, camion, autobus, veicoli speciali e autovetture.
I maggiori divari commerciali restano quelli con Vietnam (-19 miliardi), Taiwan (-17,3), Messico (-12,8) e Cina (-12,5). Il deficit con l’UE si è invece ridotto in modo significativo, passando a 6,1 miliardi dagli 11,1 precedenti.
GOLD IN RIALZO
Venerdì il prezzo dell’oro è risalito a circa 5.110 dollari l’oncia, dopo due giorni di correzione. Il mercato continua a valutare l’equilibrio tra il rischio geopolitico e l’impatto inflazionistico dell’impennata dei prezzi del petrolio.
Il presidente Trump e la nuova guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, hanno mantenuto toni aggressivi nel tredicesimo giorno di conflitto. Trump ha ribadito che impedire all’Iran di ottenere armi nucleari è più importante delle conseguenze sui prezzi energetici, mentre Khamenei ha confermato che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso e ha minacciato nuovi fronti in caso di ulteriori attacchi statunitensi o israeliani.
Il rialzo dei prezzi dell’energia ha alimentato timori inflazionistici e ridotto ulteriormente le aspettative di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve. I mercati non prevedono alcuna riduzione nella riunione della prossima settimana e stimano solo una probabilità del 70% di un taglio entro fine anno. Nonostante il rimbalzo, l’oro si avvia a chiudere la seconda settimana consecutiva in perdita.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
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Analisi Professionale del Mercato EUR/USD (Timeframe 4H)📊 Analisi Professionale del Mercato EUR/USD (Timeframe 4H)
🧭 Struttura Generale del Mercato — Trend Ribassista
Il grafico mostra una struttura chiaramente ribassista, con massimi sempre più bassi (Lower Highs) e minimi sempre più bassi (Lower Lows). Questo indica una forte pressione di vendita nel mercato.
Il prezzo ha recentemente rotto una zona di consolidamento (rettangolo nero) e ha continuato a scendere verso una zona di supporto importante.
🧱 Livelli Chiave del Mercato
🔴 Resistenza Maggiore — 1.19310
Questo livello rappresenta una forte zona di offerta su timeframe più alti.
Se il mercato salirà, questo livello potrebbe essere un obiettivo principale.
⚫ Resistenza Intermedia — 1.18361
Livello di struttura precedente dove i venditori sono entrati con forza.
Potrebbe agire come zona di reazione durante un ritracciamento.
🟠 Supporto Maggiore — 1.15045 (Zona Attuale)
Il prezzo si trova attualmente in una zona importante di supporto e liquidità.
Il mercato potrebbe scendere leggermente sotto questo livello per prendere liquidità prima di reagire.
📦 Fase di Consolidamento
All’interno del rettangolo nero, il mercato si è mosso lateralmente.
Struttura tipica:
Accumulo di liquidità
Rottura ribassista
Continuazione del movimento verso il basso
Questo spesso indica attività istituzionale (Smart Money).
🔄 Scenario Probabile del Mercato
📉 Fase 1 — Presa di Liquidità
Il prezzo potrebbe scendere leggermente sotto 1.15045 per attivare gli stop loss.
📈 Fase 2 — Reazione Rialzista
Dopo aver preso liquidità, il mercato potrebbe iniziare un rimbalzo o ritracciamento rialzista.
🎯 Obiettivi Possibili
1.16500 – 1.17000 (primo target)
Se il momentum continua → 1.18361
⚠️ Scenario Alternativo
Se il prezzo rompe e rimane sotto 1.1475, il trend ribassista potrebbe continuare verso:
1.1400 – 1.1350
🧠 Prospettiva Professionale
Questa configurazione è simile a un modello del Smart Money Concept (SMC):
1️⃣ Consolidamento
2️⃣ Rottura ribassista
3️⃣ Presa di liquidità sul supporto
4️⃣ Possibile inversione del mercato
I trader dovrebbero aspettare:
Conferma rialzista
Cambio di struttura su timeframe più bassi
✅ Riepilogo
Trend: Ribassista
Zona attuale: Supporto forte
Aspettativa a breve termine: Presa di liquidità → possibile ritracciamento rialzista
Resistenza principale: 1.19310
WisdomTree - Tactical Daily Update - 12.03.2026Alta tensione sui mercati, il prezzo del petrolio torna a crescere.
Borse europee in calo, ma senza drammi: prevale il risk-off mood.
Potenziale tempesta perfetta: un mix di rischio di inflazione e aumento tassi.
Salgono i rendimenti obbligazionari: soffrono sia Govies che Corporates.
Le tensioni geopolitiche tornano a dettare il ritmo dei mercati globali. Nella seduta di martedì 11 marzo le Borse europee hanno chiuso in calo, mentre il petrolio continua a salire nonostante il massiccio rilascio di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche.
Un intervento senza precedenti recenti, superiore persino ai 182 milioni di barili immessi sul mercato nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Eppure, i mercati non si sono rassicurati: al contrario, l’operazione viene interpretata da molti analisti come il segnale che lo shock energetico potrebbe essere più lungo e profondo del previsto.
Il nodo resta lo stretto di Hormuz, uno dei principali colli di bottiglia energetici del pianeta. Qui gli attacchi alle petroliere si stanno moltiplicando e diverse navi restano bloccate mentre tentano di attraversare il passaggio. L’azione attribuita all’Iran sta alimentando un clima di crescente tensione, evocando il più grave shock alle forniture energetiche globali dai tempi delle crisi petrolifere degli anni ’70.
La narrativa politica resta divisa. Il presidente americano Donald Trump continua a sostenere che «la guerra finirà presto». Da Teheran arrivano invece minacce esplicite di un’escalation degli attacchi alle rotte petrolifere internazionali, con l’avvertimento che il greggio potrebbe spingersi fino a 200 dollari/barile. Nel frattempo il presidente francese Emmanuel Macron ha invitato i Paesi del G7 a coordinare una risposta per ristabilire la sicurezza della navigazione nello stretto di Hormuz.
In un contesto dominato dalla geopolitica, i dati macroeconomici passano quasi inosservati. È il caso dell’inflazione statunitense di febbraio, uscita perfettamente in linea con le attese e quindi incapace di spostare il sentiment degli investitori.
Sul fronte azionario europeo la seduta si è chiusa con perdite diffuse. Milano -0,95%, Francoforte -1,4%, Londra -0,6%, Madrid -0,5%, Parigi -0,2%.
A pesare sull’azionario non è stato solo il petrolio. Gli investitori hanno reagito con nervosismo anche alle parole di Peter Kazimir, governatore della banca centrale slovacca, secondo cui la guerra in Iran e il rialzo dei prezzi dell’energia potrebbero costringere la Banca Centrale Europea a rivedere il proprio orientamento monetario, valutando persino rialzi dei tassi prima del previsto.
A Wall Street indici contrastati: Dow Jones -0,61%, Nasdaq +0,08%, S&P500 -0,08%. I dati sull’inflazione non hanno riservato sorprese: a febbraio l’indice dei prezzi al consumo è salito +0,3% mensile e +2,4% annua, mentre la componente core si è attestata a 0,2% mensile e 2,5% annuo.
Numeri coerenti con le aspettative, ma che non includono l’impennata recente dei prezzi dell’energia. Venerdì arriverà anche il dato PCE, un altro indicatore chiave per la Federal Reserve. Il quadro resta ambiguo: i dati sul lavoro diffusi la settimana scorsa hanno mostrato un rallentamento dell’occupazione più marcato del previsto, elemento che in teoria potrebbe giustificare un taglio dei tassi.
L’aumento del petrolio rischia di riaccendere le pressioni inflazionistiche e frenare qualsiasi allentamento monetario.
Sul mercato valutario il dollaro si rafforza, e l’euro scivola sotto 1,16. La logica è semplice: uno shock energetico tende a favorire la valuta americana, mentre l’Eurozona, importatrice netta di energia, risulta più vulnerabile a un petrolio caro.
I metalli preziosi riflettono un equilibrio instabile. L’oro arretra leggermente ma resta sopra 5.100 dollari/oncia, godendo della domanda di beni rifugio, ma il rafforzamento del dollaro e le aspettative di tassi più elevati nel lungo periodo ne limitano il rialzo.
Sul mercato obbligazionario, i rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona sono saliti su tutte le scadenze, con movimenti particolarmente evidenti su quelli italiani.
Lo spread tra BTp decennale e Bund tedesco è salito a 73 bps, rispetto ai 69 della seduta precedente. Il rendimento del BTp decennaleè salito al 3,66%, +13 bps.
La tensione resta evidente anche nella mattinata di oggi, 12 marzo. I mercati azionari asiatici interrompono due giorni di rialzi: Nikkei225 perde -1,5%, KOSPI coreano -1% e l’S&P/ASX 200 australiano -1,3%. In Cina lo Shanghai Composite scende -0,2%, lo Shanghai Shenzhen CSI 300 -0,3%, mentre l’Hang Seng di Hong Kong arretra -1%.
In India il Sensex-Mumbai perde -0,7%, scivolando sui minimi da un anno. Secondo gli economisti di ANZ, l’economia indiana entra in questo nuovo shock energetico con crescita elevata e inflazione contenuta. Ma anche per New Delhi un periodo prolungato di petrolio caro potrebbe mettere alla prova questa resilienza.
Il petrolio resta il vero barometro della crisi. Il Brent risale a 99 dollari/barile alle 09:00 CET, dopo aver toccato nelle prime contrattazioni 101,50. La nuova impennata segue l’attacco contro due petroliere internazionali nel Golfo Persico settentrionale, tra Iraq e Kuwait, attribuito dai media iracheni all’Iran.
Le tensioni si riflettono anche sul mercato obbligazionario globale. Il rendimento del Treasury decennale statunitense è salito al 4,22%, rispetto al 3,93% registrato il giorno dello scoppio della guerra con l’Iran.
In Europa il BTp decennale rende 3,66%, vicino ai massimi da settembre, e ben sopra il 3,27% registrato prima del conflitto, il 27 febbraio. Con lo spread a 73 punti base, su livelli che non si vedevano da novembre, il messaggio dei mercati è chiaro: con petrolio e geopolitica al centro della scena, le aspettative di nuovi tagli dei tassi stanno rapidamente evaporando.
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Mercati sotto pressione tra guerra e inflazioneRISK OFF ANCORA DOMINANTE
La seduta borsistica di ieri negli Stati Uniti è stata caratterizzata da incertezza, con chiusure miste per i tre principali indici azionari. Il Dow Jones ha perso lo 0,61% a 47.417 punti, mentre l’S&P 500 ha lasciato sul terreno lo 0,08% a 6.776 punti. In positivo il Nasdaq, che ha chiuso con un +0,08% a 22.716 punti.
Sui listini hanno pesato sia la guerra nel Golfo Persico, che ha causato un nuovo rialzo dei prezzi dell’energia, sia i timori legati all’inflazione negli Stati Uniti. Tra i titoli migliori si segnala Oracle, salita del 9,18% dopo la pubblicazione dei risultati del terzo trimestre 2025. Bene anche il comparto energetico, con Chevron ed ExxonMobil in rialzo rispettivamente del 2,95% e del 2,33%.
I prezzi del petrolio hanno ripreso a salire nel corso della sessione, con un massimo a 95 dollari, mentre l’escalation del conflitto ha alimentato le aspettative di una possibile sospensione delle esportazioni energetiche dalla regione. Questo ha fatto salire i rendimenti e ha messo sotto pressione i titoli più sensibili al credito, nonostante l’AIE abbia raccomandato un rilascio aggressivo delle scorte da parte dei paesi membri.
VALUTE
Il dollaro ha registrato un nuovo rialzo, tornando in area 99,45 per la terza seduta consecutiva, complice il rischio di un aumento dell’inflazione americana che riduce le probabilità di un imminente taglio dei tassi da parte della Fed. L’Eur/Usd è scivolato a 1,1540, mentre la sterlina si è portata sui supporti a 1,3365.
Il cambio Usd/Jpy è tornato sopra quota 159,00 e sembra puntare ai massimi di luglio 2024, in area 161,80, livello che in passato aveva costretto la BoJ a intervenire per difendere lo yen. Le valute oceaniche mostrano una maggiore tenuta, in particolare l’Aud/Usd, sostenuto dalle aspettative che la RBA possa mantenere un orientamento restrittivo nella riunione di martedì prossimo.
La forza del dollaro potrebbe ulteriormente accelerare a causa delle posizioni speculative ancora sbilanciate: molti grandi investitori restano long di euro e short di dollaro. In caso di rottura dei supporti chiave, il mercato potrebbe quindi intensificare la discesa, con un possibile cambio di trend che, al momento, resta comunque ancora rialzista.
INFLAZIONE USA
Il tasso di inflazione annuo negli Stati Uniti è cresciuto del 2,4% a febbraio, invariato rispetto a gennaio, in linea con le aspettative e al livello più basso da maggio 2025. I prezzi dell'energia hanno registrato un lieve aumento dello 0,5% (contro il -0,1% del mese precedente), con un rallentamento del calo della benzina (-5,6% contro -7,5%) e un rialzo del gasolio (6,2% contro -4,2%).
L’inflazione si è inoltre stabilizzata per alimentari e abitazioni. Su base mensile, l’indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,3%, in lieve accelerazione rispetto allo 0,2% di gennaio e in linea con le stime. L’inflazione core annua, che esclude alimentari ed energia, è rimasta al 2,5%, vicina ai minimi dal 2021. A livello mensile, il core CPI è aumentato dello 0,2%, meno dello 0,3% del mese precedente. Anche questi dati sono risultati perfettamente in linea con le aspettative.
PETROLIO
Il petrolio resta al centro dell’attenzione. I futures sul WTI sono balzati sopra i 95 dollari al barile, registrando la seconda seduta consecutiva di rialzi, mentre le preoccupazioni per la guerra in Iran continuano a prevalere sull’annuncio di un massiccio rilascio coordinato di riserve da parte delle principali economie.
L’Iraq ha inoltre interrotto le operazioni presso i propri terminal petroliferi dopo che due petroliere sono state attaccate, evidenziando un aumento dei rischi per l’approvvigionamento in Medio Oriente. L’Iran ha dichiarato che gli Stati Uniti dovranno garantire una tregua affinché si possa considerare un cessate il fuoco, ma al momento un accordo da parte di Washington appare improbabile.
Nel frattempo, lo Stretto di Hormuz rimane praticamente chiuso, con diverse navi commerciali colpite al largo delle coste iraniane. L’AIE ha approvato il più grande rilascio di riserve petrolifere di emergenza della sua storia, con 400 milioni di barili pronti a essere immessi sul mercato dai paesi membri.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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Mercati resilienti tra tensioni geopoliticheWALL STREET RESISTE
Considerando l’andamento degli indici USA nelle ultime sedute — quelle caratterizzate da forte tensione globale, in cui ci saremmo aspettati un’ondata di vendite senza precedenti — dobbiamo riconoscere che il mercato ha mostrato una notevole capacità di tenuta, mantenendo intatti i principali supporti tecnici. In altre circostanze, e anche nel recente passato, un aumento del risk off di pari entità avrebbe probabilmente generato un sell-off ben più marcato.
Nella seduta del 10 marzo 2026 i tre principali indici hanno infatti chiuso con variazioni minime. Il Dow Jones ha segnato una flessione dello 0,07%, mentre l’S&P 500 ha perso lo 0,21%. Il Nasdaq, invece, ha terminato la giornata leggermente in positivo, con un incremento dello 0,01%.
Un elemento che ha sostenuto la price action è stato il calo del prezzo del petrolio, sceso in area 80 dollari al barile. La discesa dei prezzi energetici ha contribuito a mitigare i timori di stagflazione, offrendo un po’ di sollievo ai listini azionari. Parallelamente, il presidente Trump ha dichiarato che la guerra in Iran potrebbe essere vicina alla conclusione, mentre i leader del G7 hanno invitato l’AIE a valutare un maggiore rilascio di scorte strategiche per contenere la pressione sui prezzi.
Questi fattori hanno mantenuto i rendimenti dei Treasury a lungo termine al di sotto dei massimi mensili raggiunti la settimana precedente. I future sui tassi continuano inoltre a prezzare due tagli da parte della Federal Reserve entro la fine dell’anno. Nel comparto tecnologico, i produttori di chip hanno guidato i rialzi: Micron e Intel hanno guadagnato oltre il 5% ciascuna, mentre Nvidia ha avanzato dell’1,5% sulla scia dei dati di TSMC, che ha riportato un aumento del 30% delle vendite nei primi due mesi dell’anno.
VALUTE
Anche sul fronte valutario è prevalsa una generale stabilità. L’Eur/Usd, dopo essere sceso fino a 1,1540, ha recuperato area 1,1630, senza tuttavia superare le resistenze tecniche di medio termine. Di conseguenza, il cambio rimane inserito nel trading range che lo caratterizza ormai da diversi mesi.
Nel complesso, la stabilità si riflette su gran parte del mercato dei cambi, fatta eccezione per il franco svizzero, che continua a muoversi vicino ai massimi storici contro euro e dollaro. La BNS, nonostante gli interventi, sembra faticare a invertire la tendenza.
Sul fronte del dollaro-yen non si segnalano movimenti significativi: il cambio oscilla tra 157,90 e 158,40, in un contesto in cui i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi restano fermi al 2,15% sul decennale e la Bank of Japan non ha rilasciato nuove indicazioni sui tassi.
Più dinamico il dollaro australiano, che si è rafforzato fino ad area 0,716 USD, toccando i livelli più alti da maggio 2022. A favorirne l’ascesa sono le crescenti aspettative di un rialzo dei tassi da parte della RBA nella prossima riunione del 17 marzo. Il vicegovernatore ha infatti segnalato che l’aumento dei prezzi del petrolio potrebbe riportare l’inflazione al rialzo, alimentando la necessità di un intervento restrittivo.
L’inflazione australiana si attesta attualmente al 3,8% e dovrebbe superare il 4% a causa dell’aumento della benzina. Anche l’inflazione core rimane elevata, al 3,4%, ben al di sopra del target RBA del 2–3%. In vista della riunione, la strategia più indicata sembra essere il classico buy on rumors, sell on news.
PETROLIO
Mercoledì i future sul WTI sono scesi sotto gli 85 dollari al barile, toccando un minimo intraday a 76,10 dollari.
La pressione ribassista è arrivata dopo la notizia secondo cui l’Agenzia Internazionale per l’Energia avrebbe proposto il più massiccio rilascio di riserve petrolifere della storia, superando quello del 2022, quando furono immessi sul mercato oltre 182 milioni di barili in risposta all’invasione russa dell’Ucraina.
I mercati restano estremamente volatili a causa dell’incertezza che circonda la guerra in Iran e i rischi legati al transito nello Stretto di Hormuz, una delle rotte energetiche più cruciali al mondo. Nonostante il presidente Trump abbia lasciato intendere un possibile allentamento delle ostilità, funzionari statunitensi hanno affermato che le operazioni militari si stanno intensificando e che le possibilità di un dialogo diplomatico rimangono scarse.
Nel frattempo, i principali produttori del Medio Oriente hanno ridotto la produzione per oltre 6 milioni di barili al giorno, dato che lo Stretto rimane di fatto bloccato.
GOLD
Mercoledì l’oro ha proseguito la sua corsa, salendo fino a circa 5.210 dollari l’oncia e ampliando i guadagni della seduta precedente. Il protrarsi del conflitto in Medio Oriente mantiene elevata l’avversione al rischio e sostiene la domanda di beni rifugio.
Il Pentagono ha dichiarato che Stati Uniti e Israele avrebbero intensificato gli attacchi contro l’Iran e che le operazioni continueranno fino alla sconfitta della Repubblica Islamica. Questa comunicazione, più aggressiva rispetto alle precedenti dichiarazioni del presidente Trump, che avevano lasciato intravedere la possibilità di un rapido cessate il fuoco, ha aumentato l’incertezza dei mercati.
La situazione si è ulteriormente complicata dopo alcune comunicazioni contraddittorie provenienti da Washington riguardo una presunta scorta militare a una petroliera nello Stretto di Hormuz. La Casa Bianca ha smentito tali notizie, contribuendo a generare ulteriore confusione.
Nel frattempo, i mercati attendono i prossimi dati sull’inflazione statunitense, che dovrebbe rimanere elevata e ben sopra il target della Federal Reserve. Le aspettative di allentamento monetario sono state ridimensionate a un solo taglio dei tassi entro la fine dell’anno.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
CHFJPY, C&H sui massimi e nuovo allungo in arrivoIl cross è inserito in un trend rialzista primario solido di medio-lungo periodo.
Dopo una fase correttiva, il movimento ha disegnato una struttura tecnica molto interessante, una chiara figura di cup and handle.
La “tazza” si è formata attraverso la tipica ampia base arrotondata, segnale di accumulazione progressiva dopo la precedente discesa.
Successivamente, i prezzi hanno recuperato terreno riportandosi in prossimità della linea di breakout in area dei massimi relativi precedenti.
La fase attuale mostra la costruzione del “manico”, una breve congestione/calo che avviene con volatilità contenuta.
Elemento particolarmente costruttivo è l’espansione dei volumi nella fase di recupero e durante i tentativi di attacco alla resistenza dinamica discendente.
Questo suggerisce partecipazione e interesse crescente da parte degli operatori.
Una rottura confermata sopra l’area di resistenza in zona 203.700 circa, il pattern potrebbe produrre un potenziale allungo verso nuovi massimi, coerentemente grazie alla forza del trend di fondo.
Finché i prezzi resteranno sopra l’area di supporto del manico, intorno a 202.500, lo scenario rimane a mio giudizio costruttivo.
Una conferma sopra i massimi relativi potrebbe quindi aprire spazio all’ennesima estensione rialzista.






















