WisdomTree - Tactical Daily Update - 12.03.2026Alta tensione sui mercati, il prezzo del petrolio torna a crescere.
Borse europee in calo, ma senza drammi: prevale il risk-off mood.
Potenziale tempesta perfetta: un mix di rischio di inflazione e aumento tassi.
Salgono i rendimenti obbligazionari: soffrono sia Govies che Corporates.
Le tensioni geopolitiche tornano a dettare il ritmo dei mercati globali. Nella seduta di martedì 11 marzo le Borse europee hanno chiuso in calo, mentre il petrolio continua a salire nonostante il massiccio rilascio di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche.
Un intervento senza precedenti recenti, superiore persino ai 182 milioni di barili immessi sul mercato nel 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Eppure, i mercati non si sono rassicurati: al contrario, l’operazione viene interpretata da molti analisti come il segnale che lo shock energetico potrebbe essere più lungo e profondo del previsto.
Il nodo resta lo stretto di Hormuz, uno dei principali colli di bottiglia energetici del pianeta. Qui gli attacchi alle petroliere si stanno moltiplicando e diverse navi restano bloccate mentre tentano di attraversare il passaggio. L’azione attribuita all’Iran sta alimentando un clima di crescente tensione, evocando il più grave shock alle forniture energetiche globali dai tempi delle crisi petrolifere degli anni ’70.
La narrativa politica resta divisa. Il presidente americano Donald Trump continua a sostenere che «la guerra finirà presto». Da Teheran arrivano invece minacce esplicite di un’escalation degli attacchi alle rotte petrolifere internazionali, con l’avvertimento che il greggio potrebbe spingersi fino a 200 dollari/barile. Nel frattempo il presidente francese Emmanuel Macron ha invitato i Paesi del G7 a coordinare una risposta per ristabilire la sicurezza della navigazione nello stretto di Hormuz.
In un contesto dominato dalla geopolitica, i dati macroeconomici passano quasi inosservati. È il caso dell’inflazione statunitense di febbraio, uscita perfettamente in linea con le attese e quindi incapace di spostare il sentiment degli investitori.
Sul fronte azionario europeo la seduta si è chiusa con perdite diffuse. Milano -0,95%, Francoforte -1,4%, Londra -0,6%, Madrid -0,5%, Parigi -0,2%.
A pesare sull’azionario non è stato solo il petrolio. Gli investitori hanno reagito con nervosismo anche alle parole di Peter Kazimir, governatore della banca centrale slovacca, secondo cui la guerra in Iran e il rialzo dei prezzi dell’energia potrebbero costringere la Banca Centrale Europea a rivedere il proprio orientamento monetario, valutando persino rialzi dei tassi prima del previsto.
A Wall Street indici contrastati: Dow Jones -0,61%, Nasdaq +0,08%, S&P500 -0,08%. I dati sull’inflazione non hanno riservato sorprese: a febbraio l’indice dei prezzi al consumo è salito +0,3% mensile e +2,4% annua, mentre la componente core si è attestata a 0,2% mensile e 2,5% annuo.
Numeri coerenti con le aspettative, ma che non includono l’impennata recente dei prezzi dell’energia. Venerdì arriverà anche il dato PCE, un altro indicatore chiave per la Federal Reserve. Il quadro resta ambiguo: i dati sul lavoro diffusi la settimana scorsa hanno mostrato un rallentamento dell’occupazione più marcato del previsto, elemento che in teoria potrebbe giustificare un taglio dei tassi.
L’aumento del petrolio rischia di riaccendere le pressioni inflazionistiche e frenare qualsiasi allentamento monetario.
Sul mercato valutario il dollaro si rafforza, e l’euro scivola sotto 1,16. La logica è semplice: uno shock energetico tende a favorire la valuta americana, mentre l’Eurozona, importatrice netta di energia, risulta più vulnerabile a un petrolio caro.
I metalli preziosi riflettono un equilibrio instabile. L’oro arretra leggermente ma resta sopra 5.100 dollari/oncia, godendo della domanda di beni rifugio, ma il rafforzamento del dollaro e le aspettative di tassi più elevati nel lungo periodo ne limitano il rialzo.
Sul mercato obbligazionario, i rendimenti dei titoli di Stato dell’Eurozona sono saliti su tutte le scadenze, con movimenti particolarmente evidenti su quelli italiani.
Lo spread tra BTp decennale e Bund tedesco è salito a 73 bps, rispetto ai 69 della seduta precedente. Il rendimento del BTp decennaleè salito al 3,66%, +13 bps.
La tensione resta evidente anche nella mattinata di oggi, 12 marzo. I mercati azionari asiatici interrompono due giorni di rialzi: Nikkei225 perde -1,5%, KOSPI coreano -1% e l’S&P/ASX 200 australiano -1,3%. In Cina lo Shanghai Composite scende -0,2%, lo Shanghai Shenzhen CSI 300 -0,3%, mentre l’Hang Seng di Hong Kong arretra -1%.
In India il Sensex-Mumbai perde -0,7%, scivolando sui minimi da un anno. Secondo gli economisti di ANZ, l’economia indiana entra in questo nuovo shock energetico con crescita elevata e inflazione contenuta. Ma anche per New Delhi un periodo prolungato di petrolio caro potrebbe mettere alla prova questa resilienza.
Il petrolio resta il vero barometro della crisi. Il Brent risale a 99 dollari/barile alle 09:00 CET, dopo aver toccato nelle prime contrattazioni 101,50. La nuova impennata segue l’attacco contro due petroliere internazionali nel Golfo Persico settentrionale, tra Iraq e Kuwait, attribuito dai media iracheni all’Iran.
Le tensioni si riflettono anche sul mercato obbligazionario globale. Il rendimento del Treasury decennale statunitense è salito al 4,22%, rispetto al 3,93% registrato il giorno dello scoppio della guerra con l’Iran.
In Europa il BTp decennale rende 3,66%, vicino ai massimi da settembre, e ben sopra il 3,27% registrato prima del conflitto, il 27 febbraio. Con lo spread a 73 punti base, su livelli che non si vedevano da novembre, il messaggio dei mercati è chiaro: con petrolio e geopolitica al centro della scena, le aspettative di nuovi tagli dei tassi stanno rapidamente evaporando.
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Mercato forex
Mercati sotto pressione tra guerra e inflazioneRISK OFF ANCORA DOMINANTE
La seduta borsistica di ieri negli Stati Uniti è stata caratterizzata da incertezza, con chiusure miste per i tre principali indici azionari. Il Dow Jones ha perso lo 0,61% a 47.417 punti, mentre l’S&P 500 ha lasciato sul terreno lo 0,08% a 6.776 punti. In positivo il Nasdaq, che ha chiuso con un +0,08% a 22.716 punti.
Sui listini hanno pesato sia la guerra nel Golfo Persico, che ha causato un nuovo rialzo dei prezzi dell’energia, sia i timori legati all’inflazione negli Stati Uniti. Tra i titoli migliori si segnala Oracle, salita del 9,18% dopo la pubblicazione dei risultati del terzo trimestre 2025. Bene anche il comparto energetico, con Chevron ed ExxonMobil in rialzo rispettivamente del 2,95% e del 2,33%.
I prezzi del petrolio hanno ripreso a salire nel corso della sessione, con un massimo a 95 dollari, mentre l’escalation del conflitto ha alimentato le aspettative di una possibile sospensione delle esportazioni energetiche dalla regione. Questo ha fatto salire i rendimenti e ha messo sotto pressione i titoli più sensibili al credito, nonostante l’AIE abbia raccomandato un rilascio aggressivo delle scorte da parte dei paesi membri.
VALUTE
Il dollaro ha registrato un nuovo rialzo, tornando in area 99,45 per la terza seduta consecutiva, complice il rischio di un aumento dell’inflazione americana che riduce le probabilità di un imminente taglio dei tassi da parte della Fed. L’Eur/Usd è scivolato a 1,1540, mentre la sterlina si è portata sui supporti a 1,3365.
Il cambio Usd/Jpy è tornato sopra quota 159,00 e sembra puntare ai massimi di luglio 2024, in area 161,80, livello che in passato aveva costretto la BoJ a intervenire per difendere lo yen. Le valute oceaniche mostrano una maggiore tenuta, in particolare l’Aud/Usd, sostenuto dalle aspettative che la RBA possa mantenere un orientamento restrittivo nella riunione di martedì prossimo.
La forza del dollaro potrebbe ulteriormente accelerare a causa delle posizioni speculative ancora sbilanciate: molti grandi investitori restano long di euro e short di dollaro. In caso di rottura dei supporti chiave, il mercato potrebbe quindi intensificare la discesa, con un possibile cambio di trend che, al momento, resta comunque ancora rialzista.
INFLAZIONE USA
Il tasso di inflazione annuo negli Stati Uniti è cresciuto del 2,4% a febbraio, invariato rispetto a gennaio, in linea con le aspettative e al livello più basso da maggio 2025. I prezzi dell'energia hanno registrato un lieve aumento dello 0,5% (contro il -0,1% del mese precedente), con un rallentamento del calo della benzina (-5,6% contro -7,5%) e un rialzo del gasolio (6,2% contro -4,2%).
L’inflazione si è inoltre stabilizzata per alimentari e abitazioni. Su base mensile, l’indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,3%, in lieve accelerazione rispetto allo 0,2% di gennaio e in linea con le stime. L’inflazione core annua, che esclude alimentari ed energia, è rimasta al 2,5%, vicina ai minimi dal 2021. A livello mensile, il core CPI è aumentato dello 0,2%, meno dello 0,3% del mese precedente. Anche questi dati sono risultati perfettamente in linea con le aspettative.
PETROLIO
Il petrolio resta al centro dell’attenzione. I futures sul WTI sono balzati sopra i 95 dollari al barile, registrando la seconda seduta consecutiva di rialzi, mentre le preoccupazioni per la guerra in Iran continuano a prevalere sull’annuncio di un massiccio rilascio coordinato di riserve da parte delle principali economie.
L’Iraq ha inoltre interrotto le operazioni presso i propri terminal petroliferi dopo che due petroliere sono state attaccate, evidenziando un aumento dei rischi per l’approvvigionamento in Medio Oriente. L’Iran ha dichiarato che gli Stati Uniti dovranno garantire una tregua affinché si possa considerare un cessate il fuoco, ma al momento un accordo da parte di Washington appare improbabile.
Nel frattempo, lo Stretto di Hormuz rimane praticamente chiuso, con diverse navi commerciali colpite al largo delle coste iraniane. L’AIE ha approvato il più grande rilascio di riserve petrolifere di emergenza della sua storia, con 400 milioni di barili pronti a essere immessi sul mercato dai paesi membri.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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Mercati resilienti tra tensioni geopoliticheWALL STREET RESISTE
Considerando l’andamento degli indici USA nelle ultime sedute — quelle caratterizzate da forte tensione globale, in cui ci saremmo aspettati un’ondata di vendite senza precedenti — dobbiamo riconoscere che il mercato ha mostrato una notevole capacità di tenuta, mantenendo intatti i principali supporti tecnici. In altre circostanze, e anche nel recente passato, un aumento del risk off di pari entità avrebbe probabilmente generato un sell-off ben più marcato.
Nella seduta del 10 marzo 2026 i tre principali indici hanno infatti chiuso con variazioni minime. Il Dow Jones ha segnato una flessione dello 0,07%, mentre l’S&P 500 ha perso lo 0,21%. Il Nasdaq, invece, ha terminato la giornata leggermente in positivo, con un incremento dello 0,01%.
Un elemento che ha sostenuto la price action è stato il calo del prezzo del petrolio, sceso in area 80 dollari al barile. La discesa dei prezzi energetici ha contribuito a mitigare i timori di stagflazione, offrendo un po’ di sollievo ai listini azionari. Parallelamente, il presidente Trump ha dichiarato che la guerra in Iran potrebbe essere vicina alla conclusione, mentre i leader del G7 hanno invitato l’AIE a valutare un maggiore rilascio di scorte strategiche per contenere la pressione sui prezzi.
Questi fattori hanno mantenuto i rendimenti dei Treasury a lungo termine al di sotto dei massimi mensili raggiunti la settimana precedente. I future sui tassi continuano inoltre a prezzare due tagli da parte della Federal Reserve entro la fine dell’anno. Nel comparto tecnologico, i produttori di chip hanno guidato i rialzi: Micron e Intel hanno guadagnato oltre il 5% ciascuna, mentre Nvidia ha avanzato dell’1,5% sulla scia dei dati di TSMC, che ha riportato un aumento del 30% delle vendite nei primi due mesi dell’anno.
VALUTE
Anche sul fronte valutario è prevalsa una generale stabilità. L’Eur/Usd, dopo essere sceso fino a 1,1540, ha recuperato area 1,1630, senza tuttavia superare le resistenze tecniche di medio termine. Di conseguenza, il cambio rimane inserito nel trading range che lo caratterizza ormai da diversi mesi.
Nel complesso, la stabilità si riflette su gran parte del mercato dei cambi, fatta eccezione per il franco svizzero, che continua a muoversi vicino ai massimi storici contro euro e dollaro. La BNS, nonostante gli interventi, sembra faticare a invertire la tendenza.
Sul fronte del dollaro-yen non si segnalano movimenti significativi: il cambio oscilla tra 157,90 e 158,40, in un contesto in cui i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi restano fermi al 2,15% sul decennale e la Bank of Japan non ha rilasciato nuove indicazioni sui tassi.
Più dinamico il dollaro australiano, che si è rafforzato fino ad area 0,716 USD, toccando i livelli più alti da maggio 2022. A favorirne l’ascesa sono le crescenti aspettative di un rialzo dei tassi da parte della RBA nella prossima riunione del 17 marzo. Il vicegovernatore ha infatti segnalato che l’aumento dei prezzi del petrolio potrebbe riportare l’inflazione al rialzo, alimentando la necessità di un intervento restrittivo.
L’inflazione australiana si attesta attualmente al 3,8% e dovrebbe superare il 4% a causa dell’aumento della benzina. Anche l’inflazione core rimane elevata, al 3,4%, ben al di sopra del target RBA del 2–3%. In vista della riunione, la strategia più indicata sembra essere il classico buy on rumors, sell on news.
PETROLIO
Mercoledì i future sul WTI sono scesi sotto gli 85 dollari al barile, toccando un minimo intraday a 76,10 dollari.
La pressione ribassista è arrivata dopo la notizia secondo cui l’Agenzia Internazionale per l’Energia avrebbe proposto il più massiccio rilascio di riserve petrolifere della storia, superando quello del 2022, quando furono immessi sul mercato oltre 182 milioni di barili in risposta all’invasione russa dell’Ucraina.
I mercati restano estremamente volatili a causa dell’incertezza che circonda la guerra in Iran e i rischi legati al transito nello Stretto di Hormuz, una delle rotte energetiche più cruciali al mondo. Nonostante il presidente Trump abbia lasciato intendere un possibile allentamento delle ostilità, funzionari statunitensi hanno affermato che le operazioni militari si stanno intensificando e che le possibilità di un dialogo diplomatico rimangono scarse.
Nel frattempo, i principali produttori del Medio Oriente hanno ridotto la produzione per oltre 6 milioni di barili al giorno, dato che lo Stretto rimane di fatto bloccato.
GOLD
Mercoledì l’oro ha proseguito la sua corsa, salendo fino a circa 5.210 dollari l’oncia e ampliando i guadagni della seduta precedente. Il protrarsi del conflitto in Medio Oriente mantiene elevata l’avversione al rischio e sostiene la domanda di beni rifugio.
Il Pentagono ha dichiarato che Stati Uniti e Israele avrebbero intensificato gli attacchi contro l’Iran e che le operazioni continueranno fino alla sconfitta della Repubblica Islamica. Questa comunicazione, più aggressiva rispetto alle precedenti dichiarazioni del presidente Trump, che avevano lasciato intravedere la possibilità di un rapido cessate il fuoco, ha aumentato l’incertezza dei mercati.
La situazione si è ulteriormente complicata dopo alcune comunicazioni contraddittorie provenienti da Washington riguardo una presunta scorta militare a una petroliera nello Stretto di Hormuz. La Casa Bianca ha smentito tali notizie, contribuendo a generare ulteriore confusione.
Nel frattempo, i mercati attendono i prossimi dati sull’inflazione statunitense, che dovrebbe rimanere elevata e ben sopra il target della Federal Reserve. Le aspettative di allentamento monetario sono state ridimensionate a un solo taglio dei tassi entro la fine dell’anno.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
CHFJPY, C&H sui massimi e nuovo allungo in arrivoIl cross è inserito in un trend rialzista primario solido di medio-lungo periodo.
Dopo una fase correttiva, il movimento ha disegnato una struttura tecnica molto interessante, una chiara figura di cup and handle.
La “tazza” si è formata attraverso la tipica ampia base arrotondata, segnale di accumulazione progressiva dopo la precedente discesa.
Successivamente, i prezzi hanno recuperato terreno riportandosi in prossimità della linea di breakout in area dei massimi relativi precedenti.
La fase attuale mostra la costruzione del “manico”, una breve congestione/calo che avviene con volatilità contenuta.
Elemento particolarmente costruttivo è l’espansione dei volumi nella fase di recupero e durante i tentativi di attacco alla resistenza dinamica discendente.
Questo suggerisce partecipazione e interesse crescente da parte degli operatori.
Una rottura confermata sopra l’area di resistenza in zona 203.700 circa, il pattern potrebbe produrre un potenziale allungo verso nuovi massimi, coerentemente grazie alla forza del trend di fondo.
Finché i prezzi resteranno sopra l’area di supporto del manico, intorno a 202.500, lo scenario rimane a mio giudizio costruttivo.
Una conferma sopra i massimi relativi potrebbe quindi aprire spazio all’ennesima estensione rialzista.
La GBPUSD riparte?Settimana aperta in GAP down, discreta forza dimostrata nelle giornate di giovedì e venerdì, per settimana prossima ipotesi, o rompe la zona di indecisione e in quel caso aspetto un retest per il long, oppure inizio settimana al ribasso per trovare liquidità e poi via al rialzo. Nelle settimane scorse però, abbiamo visto il prezzo scendere ben oltre la zona evidenziata...quindi massima attenzione in caso di ribasso, stop loss sotto il minimo accettato in settimana, e potrebbe non bastare
AUD/USD: BANK OF AUSTRALIA E ASPETTATIVENell'intervista del 10 marzo, il Vicegovernatore della RBA Andrew Hauser ha definito "aperto e serio" il dibattito su un possibile aumento dei tassi d'interesse nella prossima riunione del 17-18 marzo.
Hauser ha sottolineato che, sebbene l'inflazione stia mostrando segni di rallentamento, rimane ancora al di sopra del target del 2-3%, con aspettative del 5% entro metà anno.
Il Vicegovernatore ha chiarito che la RBA non può permettersi eccessivo ottimismo: l'istituto monitorerà attentamente i dati macroeconomici dell'ultima settimana per decidere se la politica attuale sia sufficientemente restrittiva.
Un punto chiave del suo intervento riguarda l'incertezza globale; Hauser ha citato la forza inaspettata dell'export cinese come un fattore di supporto per l'economia australiana, che però contribuisce a mantenere elevate le pressioni inflattive interne.
REMINDER:
Da oggi gli Stati Uniti passano all'ora legale, quindi la differenza di orario con noi europei scende da 6 a 5 ore.
L'apertura della borsa americana sarà alle 14:30 e la chiusura alle 21:00.
I dati sull'inflazione USA di mercoledi usciranno alle 13:30.
Questo cambio di orari rimarrà valido fino al 29 marzo, giorno del cambio dell'ora legale anche per noi.
Buon trading
EURUSD: AGGIORNAMENTO H1Scorsa idea in allegato.
!!! DISCLAIMER !!!
Nota bene:
Queste sono semplici bozze personali, da considerarsi come tali. La lettura va effettuata con un’ottica di breve termine. In altre parole, la prima fase del percorso disegnato rappresenta l’ipotesi principale. La parte restante del percorso (quella più lontana nel tempo) è strettamente legata all’evoluzione della prima fase. Di conseguenza, se quest’ultima non si realizza, l’intera idea deve essere considerata nulla.
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EUR/USD in affanno sotto 1,1600, mercati in modalità “risk‑off”L’euro rimane inchiodato sotto 1,1600 contro il dollaro in scia a un violento aumento dell’avversione al rischio. La spinta al biglietto verde arriva dalla ricerca di liquidità e protezione mentre il quadro geopolitico in Medio Oriente si deteriora, con gli attacchi incrociati fra Stati Uniti, Israele e Iran che continuano a scandire i flussi di mercato.
Guerra e catena energetica: perché la tensione pesa sul cambio
Il conflitto è uscito dal perimetro delle “frizioni” e impatta direttamente sulla logistica energetica: i colpi a impianti e snodi petroliferi e il rischio‑blocco nello Stretto di Hormuz hanno innescato un repentino shock di offerta. In questo contesto, i future sul greggio hanno prima accelerato oltre $100, con punte intraday verso $119, per poi ripiegare sotto $90 grazie a segnali di possibile de‑escalation e all’ipotesi di un coordinamento G7 sulle riserve strategiche. La volatilità resta elevatissima e alimenta domanda tattica di USD.
Il “war premium” del petrolio e la volatilità record
La dinamica dei prezzi del greggio riflette un premio di guerra che si alimenta a ogni headline su attacchi a infrastrutture e traffico marittimo. Gli operatori segnalano una backwardation estrema sulla curva Brent e WTI, sintomo di scarsità percepita sul breve e forte incertezza sulle consegne: un set‑up che accentua i movimenti direzionali e i successivi “air‑pocket” di prezzo.
Eurozona: inflazione in risalita proprio mentre l’energia torna a scaldarsi
Sul fronte macro europeo, la stima flash HICP di febbraio è risalita all’1,9% a/a (da 1,7%), con core al 2,4%, servizi al 3,4% e energia a –3,2% (meno deflattiva rispetto a gennaio). Il dato, pubblicato prima del picco della crisi energetica, segnala che la traiettoria disinflazionistica si è fatta meno lineare: in presenza di un petrolio strutturalmente più caro, il rischio è che i prezzi tornino a muoversi verso l’alto nei prossimi mesi, complicando la tempistica di eventuali tagli BCE.
USA: lavoro in raffreddamento, ma l’inflazione resta il giudice finale
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Fed: la nomina di Kevin Warsh aggiunge un tassello, ma il mercato resta “data‑dependent”
Sul fronte istituzionale, la Casa Bianca ha nominato Kevin Warsh alla presidenza della Federal Reserve in sostituzione di Jerome Powell; la conferma del Senato è in corso e potrebbe essere politicamente accidentata. Al netto della partita di governance, l’orientamento dei tassi continuerà a dipendere dai dati: crescita, mercato del lavoro e, soprattutto, traiettoria dell’inflazione.
Outlook tattico su EUR/USD: livelli da seguire e trigger di breve
Sul breve periodo, la fascia 1,1575–1,1600 resta lo snodo chiave: la tenuta di quest’area determina se il cross resterà in pressione verso 1,1500 (scenario base in caso di CPI/PCE “caldi” e petrolio instabile) oppure se potrà innescare rimbalzi tecnici verso 1,1660–1,1675 su segnali di de‑escalation o sorprese disinflazionistiche dagli USA. In ogni caso, il tema energia/termini di scambio continua a pesare in modo asimmetrico sull’euro.
Cosa monitorare nelle prossime ore
Headline su Hormuz e infrastrutture energetiche (eventuale rilascio di riserve da parte di G7/IEA), CPI USA di mercoledì e aggiornamenti su PCE; in Europa, segnali dalla BCE su valutazione dello shock energetico. Sono i catalizzatori che possono spostare rapidamente il sentiment e il cambio.
ANALISI TECNICA EUR/USD
Quadro giornaliero (daily)
Nel grafico giornaliero l’EUR/USD presenta una configurazione marcatamente ribassista: il prezzo spot si colloca al di sotto di tutte le medie mobili considerate. In particolare, la media mobile esponenziale (EMA) a 21 giorni in area 1,1700 si è portata sotto un ventaglio di medie mobili semplici (SMA) appiattite, rispettivamente SMA 100 e SMA 200 giorni, situate attorno a 1,1710 e 1,1670. La fuoriuscita verso il basso dal precedente consolidamento sopra le medie segnala un incremento del momentum ribassista, evidenziato anche dal Momentum a 13 giorni stabilmente sotto la linea mediana. Contestualmente, il Relative Strength Index (RSI) conserva una pendenza negativa in area 37,5, indicando pressione in vendita persistente pur senza ancora configurare condizioni di profondo ipervenduto.
Quadro settimanale (weekly)
Nel grafico settimanale la coppia mantiene rischi di estensione al ribasso. Il cambio è scivolato sotto la SMA a 21 settimane (≈ 1,1690), pur restando sopra le SMA a 100 e 200 settimane, entrambe in moderata pendenza positiva e collocate in area 1,1280 e 1,0890, a tutela del trend primario ancora costruttivo. Tuttavia, la media più breve ha perso progressivamente inclinazione rialzista, compatibile con fasi iniziali di un possibile trend discendente più duraturo. Sul versante oscillatori, il Momentum settimanale volge al ribasso in prossimità della mediana, mentre il RSI ha riconquistato il territorio sub‑50 e preserva bias ribassista attorno a 48,3.
Livelli tecnici rilevanti
Una resistenza immediata è individuabile in corrispondenza della SMA 21 settimane (≈ 1,1690). Sul lato opposto, il minimo della scorsa settimana a 1,1530 rimane un supporto intermedio: nella settimana in corso il mercato ha segnato un accenno di minimo inferiore nell’area 1,1500, recuperando però temporaneamente al di sopra. Una violazione decisa e in chiusura di 1,1500 confermerebbe la continuazione ribassista di medio periodo, aprendo spazio verso il prossimo obiettivo in area 1,1400.
Ichimoku (weekly)
L’Ichimoku sul settimanale restituisce ancora un imprinting tendenziale di fondo costruttivo, ma con segnali di deterioramento: la Chikou Span ha intersecato la price action e si mantiene leggermente al di sotto, testimonianza di un momentum relativo indebolito. Un’eventuale rottura ribassista della Kumo con attraversamento della Senkou Span A (e conferme di struttura sulla Senkou Span B) costituirebbe un segnale direzionale in grado di spostare la view verso un bias ribassista di medio termine.
Sintesi operativa
- Bias di breve: ribassista, finché il prezzo staziona sotto EMA 21d e SMA 21w.
- Conferme di trend: close < 1,1500 rafforza lo scenario di estensione verso 1,1400.
- Invalidazione tattica: recuperi sopra 1,1690 (SMA 21w) attenuerebbero l’urgenza ribassista e riaprirebbero rimbalzi correttivi.
Analisi del Mercato JPY/USD (Grafico 4H)📊 Analisi del Mercato JPY/USD (Grafico 4H)
🧭 Panoramica della Struttura di Mercato
Il grafico mostra un chiaro cambiamento nella struttura del mercato. Dopo un forte movimento rialzista, il prezzo ha raggiunto un massimo significativo, dopodiché il mercato è entrato in una fase correttiva ribassista all'interno di un canale discendente.
Attualmente il prezzo si trova vicino a una zona di supporto importante, dove il mercato potrebbe rimbalzare verso l’alto oppure continuare il movimento ribassista.
🏗️ Analisi della Struttura del Mercato
🚀 1. Impulso Rialzista Iniziale
Nella parte sinistra del grafico possiamo osservare un forte impulso rialzista.
Caratteristiche principali:
📈 Grandi candele rialziste
⚡ Presenza di due gap (inefficienze del mercato)
💰 Probabile attività di acquisto istituzionale
Questo movimento ha portato il prezzo fino alla resistenza principale intorno a 0.00657, dove il mercato ha iniziato a perdere forza.
📉 2. Formazione del Canale Ribassista
Dopo aver formato il massimo, il mercato ha iniziato a sviluppare una struttura ribassista chiara.
Possiamo osservare:
🔻 Lower Highs (LH) – massimi più bassi
🔻 Lower Lows (LL) – minimi più bassi
Questo crea un canale discendente ben definito.
Questa struttura indica:
una fase di correzione
pressione di vendita controllata
possibile accumulazione nella parte bassa
🟢 Zona di Supporto Attuale
📍 Area: 0.00633 – 0.00634
Il prezzo sta attualmente reagendo in una zona di supporto molto importante.
Motivi per cui questo livello è rilevante:
✔ Reazioni precedenti del mercato
✔ Vicinanza alla possibile uscita dal canale discendente
✔ Presenza di liquidità sotto il livello
✔ Possibile zona di accumulazione
Questa area rappresenta un punto decisionale per la prossima direzione del mercato.
🔄 Possibile Scenario Rialzista
Se il supporto regge, il mercato potrebbe svilupparsi nel seguente modo:
Passo 1️⃣
Il prezzo mantiene il supporto
Passo 2️⃣
Rottura della resistenza locale
Passo 3️⃣
Retest del livello rotto
Passo 4️⃣
Continuazione del movimento rialzista
🎯 Target potenziale:
0.00640 – 0.00645
Questa zona corrisponde a:
struttura di mercato precedente
area di liquidità interna.
⚠️ Scenario Ribassista
Se il prezzo rompe il supporto attuale:
📉 Il prossimo obiettivo potrebbe essere:
0.00628 – Supporto principale (LOW)
Una rottura di questo livello potrebbe causare:
caccia alla liquidità
aumento della pressione di vendita
continuazione del trend ribassista.
📊 Livelli Chiave
Livello Tipo Importanza
0.00657 Resistenza principale Massimo precedente
0.00640 – 0.00645 Zona target Obiettivo rialzista
0.00633 Supporto attuale Livello decisionale
0.00628 Supporto forte Rischio ribassista
🧠 Valutazione Professionale
Il mercato si trova attualmente in una zona critica.
💡 Una rottura del canale discendente combinata con un supporto solido potrebbe generare un rimbalzo tecnico nel breve termine.
Per confermare questo scenario servono:
✔ rottura di una resistenza vicina
✔ formazione di un Higher Low
✔ aumento del volume
Senza conferma, il mercato potrebbe continuare a consolidare o scendere ulteriormente.
🏁 Conclusione
📉 Bias a breve termine: Neutrale → leggermente rialzista
📈 Conferma rialzista: sopra 0.00636 – 0.00637
📉 Invalidazione: sotto 0.00628
✅ Riassunto
Il prezzo si trova in una zona di supporto importante dopo una correzione ribassista.
Se i compratori entrano nel mercato, è possibile un rimbalzo verso 0.00640+.
Analisi della Struttura di Mercato GBP/USD (H4)📊 Analisi della Struttura di Mercato GBP/USD (H4)
🧭 1. Struttura Generale del Mercato
Il grafico mostra una chiara struttura di mercato ribassista nel timeframe H4.
Caratteristiche principali:
📉 Massimi decrescenti (Lower Highs)
📉 Minimi decrescenti (Lower Lows)
🔽 Movimento del prezzo all’interno di un canale discendente
Dopo aver raggiunto la zona di offerta principale intorno a 1.3850 – 1.3880, il prezzo ha iniziato un forte movimento ribassista.
👉 Questo conferma una dominanza dei venditori nel mercato.
🏗️ 2. Struttura del Canale Discendente
Il prezzo si muove all’interno di un canale parallelo ribassista.
Limite Superiore (Resistenza Dinamica)
Diversi rifiuti del prezzo
I venditori entrano frequentemente in questa zona
Limite Inferiore (Supporto Dinamico)
Il prezzo reagisce più volte
I compratori difendono temporaneamente questo livello
📌 Questa struttura spesso porta a una correzione verso l’alto o a una continuazione del trend dopo una rottura.
🟦 3. Zone di Liquidità Importanti
🔴 Zona di Offerta (Supply)
1.3850 – 1.3880
Perché è importante:
Forte rifiuto del prezzo
Inizio del trend ribassista
Probabili ordini di vendita istituzionali
🟢 Zona di Domanda (Demand)
1.3240 – 1.3260
Perché è importante:
Reazione recente del prezzo
Liquidity dei venditori assorbita
Entrata dei compratori nel mercato
Questa zona agisce come supporto principale.
⚡ 4. Comportamento Attuale del Prezzo
Il prezzo attuale è intorno a 1.3400.
Condizioni di mercato:
Consolidamento laterale
Momentum ribassista in diminuzione
Possibile fase di accumulazione
Questo potrebbe indicare una correzione rialzista a breve termine.
🔄 5. Scenario di Mercato Più Probabile
🪤 Fase 1 — Test della Liquidità
Il prezzo potrebbe tornare nella zona 1.3300 – 1.3280 per raccogliere liquidità.
🚀 Fase 2 — Correzione Rialzista
Dopo la raccolta di liquidità, il prezzo potrebbe salire.
🎯 Fase 3 — Zone Obiettivo
Possibili target rialzisti:
1️⃣ 1.3500 – 1.3550 (zona centrale del canale)
2️⃣ 1.3650 – 1.3700 (resistenza superiore del canale)
Questo movimento sarebbe una correzione all’interno del trend ribassista.
📈 6. Segnali di Conferma Rialzista
I trader dovrebbero osservare:
✔️ Rottura dell’ultimo Lower High
✔️ Candela engulfing rialzista su H4
✔️ Forte rifiuto del supporto 1.3250
✔️ Rottura sopra 1.3430 – 1.3450
Questi segnali indicano maggiore forza dei compratori.
📉 7. Scenario di Continuazione Ribassista
Se il supporto viene rotto:
Rottura sotto 1.3240
Probabile continuazione del trend ribassista
Prossimi target:
🎯 1.3180
🎯 1.3100
Questo confermerebbe la continuazione del trend ribassista.
🧠 Prospettiva Professionale di Trading
Il mercato mostra una classica struttura di canale di trend, dove il prezzo oscilla tra supporto e resistenza.
Fase attuale del mercato:
Liquidità → Consolidamento → Possibile Correzione
✅ Bias a breve termine: Correzione rialzista
📉 Trend principale: Ribassista
🎯 Resistenza: 1.3500 – 1.3650
🛑 Supporto: 1.3250
Mercati in tensione tra petrolio e geopoliticaConcatenazione di eventi
I mercati, nelle ultime settimane, sono entrati in una fase persistente di avversione al rischio, innescata dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti – affiancati da Israele – e Iran. Va detto, a onor del vero, che nonostante l’aumento della tensione, i principali asset, fino a oggi, hanno retto il colpo.
Cerchiamo quindi di ricapitolare, da un punto di vista macro e geopolitico, ciò che sta accadendo sui mercati finanziari.
Il petrolio è rimasto al centro dell’attenzione degli investitori, così come degli analisti e degli operatori, che hanno visto l’oro nero salire, all’apertura dei mercati di lunedì mattina, fino a 115 dollari sul WTI e 120 sul Brent. Un aumento di tale portata, se dovesse mantenersi su questi livelli, rischierebbe di generare un nuovo impulso inflazionistico in tutto il mondo occidentale.
La chiusura dello Stretto di Hormuz, causa principale dell’impennata dei prezzi, comporterebbe un calo dell’offerta pari a circa il 20% del totale (circa 20 milioni di barili al giorno su un mercato stimato dall’IEA in 105 milioni). Una riduzione simile non basterebbe, in teoria, a giustificare un movimento di prezzi così pronunciato, che appare più una speculazione di breve periodo. Ciò è stato comunque sufficiente a generare panico, soprattutto in relazione alle aspettative sui tassi della Federal Reserve, che molti analisti ora prevedono possano restare invariati fino all’autunno.
Parallelamente a quanto accaduto sul petrolio — che, peraltro, ieri sera è tornato intorno agli 86 dollari al barile dopo le dichiarazioni di Trump sulla possibile fine del conflitto — sono giunti dati macroeconomici statunitensi e notizie sulla bocciatura dei dazi da parte della Corte Suprema. Questi elementi hanno spaventato gli analisti, fino a pochi giorni fa convinti della straordinaria resilienza dell’economia americana.
I numeri sul mercato del lavoro (NFP), sulle vendite al dettaglio e sui prezzi di produzione hanno invece mostrato un rallentamento dei consumi (ricordiamo che i dazi vengono pagati dai consumatori americani), un calo dell’occupazione e un persistere delle pressioni inflazionistiche. Un quadro che, se confermato, potrebbe avvicinare gli Stati Uniti a una fase di stagnazione economica in un contesto inflattivo, ovvero la temuta stagflazione.
In tutto ciò, un ruolo decisivo lo avrà il nuovo Governatore della Fed, Kevin Warsh. Se dovesse confermare la linea che gli esperti si aspettano da lui, potrebbe preferire mantenere i tassi invariati per combattere l’inflazione, invece di allentare la politica monetaria e aumentare il debito.
In un contesto di risk-off, ciò potrebbe tradursi in un forte calo delle borse, in vendite di titoli di Stato, in un aumento dei rendimenti — e quindi degli interessi da pagare sul debito sovrano — oltre che nell’apprezzamento del dollaro. Potrebbero inoltre rafforzarsi gli asset rifugio come il franco svizzero e, in parte, l’oro (solo in parte perché quest’ultimo tende a muoversi in correlazione inversa con il dollaro, il quale in fasi di tensione tende a rafforzarsi).
Se, però, la guerra dovesse protrarsi invece di terminare — come auspicato ieri sera dal Presidente degli Stati Uniti — il panico potrebbe prendere il sopravvento.
Per questo motivo, considerando che il mese di marzo negli ultimi anni ha spesso portato eventi imprevedibili, è necessaria la massima prudenza e attenzione. Il mare è agitato, ma non ancora in tempesta. Almeno per ora.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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EUR/USD: Il prezzo segue le indicazioni. Prossimo livello 1.1626⚡ EUR/USD: IL PREZZO SEGUE LE INDICAZIONI. PROSSIMO LIVELLO 1.1626.
7/7 Configurazioni nel 2026. Zero errori.
Il movimento continua esattamente come da copione. Dopo il consolidamento su 1.1761, il prezzo ha proseguito la discesa verso il prossimo livello indicato. Niente di nuovo, solo il sistema che funziona.
📍 STATO ATTUALE - EUR/USD (Grafico 4h - Agg. 09 Mar):
Il prezzo ha chiuso a 1.16267, dopo aver toccato 1.1626. Il livello successivo indicato era esattamente questo. Il mercato sta rispettando ogni singola tappa.
Dopo il consolidamento su 1.1761 (durato diversi giorni), la discesa è ripresa in modo ordinato, senza eccessi, fino a raggiungere l'area attuale.
🔍 VERIFICA DELLA CONFIGURAZIONE - TAPPE RISPETTATE:
Ingresso short da 1.1845
Target 1.1761 raggiunto e consolidato
Prossimo target 1.1626 RAGGIUNTO
Il sistema ha indicato ogni livello. Il prezzo ha obbedito.
📊 ANALISI TECNICA ATTUALE:
Il prezzo si trova ora a 1.16267, esattamente sul livello chiave. La media mobile 200 rimane distante, confermando la fase ribassista di medio termine.
L'RSI si attesta su valori neutri, indicando che il movimento non è ipervenduto e potrebbe avere ulteriore spazio.
I volumi sono rimasti sostenuti durante la discesa, segnale di convinzione da parte dei venditori.
🟢 LIVELLI CHIAVE DA MONITORARE:
Il supporto appena raggiunto è 1.1626, livello che ha fermato il prezzo nella seduta odierna.
Il prossimo supporto strutturale si trova nell'area 1.1590-1.1600, zona che ha già fatto da pavimento a gennaio.
La resistenza immediata è ora a 1.1669, seguita da 1.1707 e dalla zona madre 1.1761 che da supporto diventa resistenza.
⚠️ SCENARI SISTEMICI PER I PROSSIMI GIORNI:
Lo scenario principale vede il prezzo testare il supporto 1.1626. Se tiene, potrebbe assistere a un rimbalzo tecnico verso 1.1669 prima di riprendere la discesa.
In caso di rottura di 1.1626, il prossimo obiettivo diventa l'area 1.1590-1.1600, zona psicologica e tecnica di grande rilevanza.
Uno scenario secondario prevede un consolidamento laterale tra 1.1626 e 1.1669, in attesa di nuovi impulsi.
Solo una chiusura sostenuta sopra 1.1707 potrebbe far pensare a un'inversione di tendenza, scenario al momento meno probabile.
📚 DIDATTICA OPERATIVA: L'OBBEDIENZA DEL PREZZO.
Quello che stiamo osservando in queste settimane è un esempio da manuale di come il mercato rispetta i livelli strutturali quando vengono identificati correttamente.
Ogni livello tracciato dalla Configurazione Chiave è stato raggiunto e rispettato:
1.1845 ha respinto i prezzi
1.1761 ha consolidato per giorni
1.1626 è stato raggiunto al primo tentativo
Il prezzo non si muove a caso. Segue una struttura. Il compito dell'analista è riconoscerla, non inventarla.
🔥 CONFIGURAZIONE CHIAVE - PERFORMANCE 2026:
EUR/USD +735 pips
ORO +518 pips
TOTALE +1.253 pips
Performance in costante aggiornamento.
🎤 IL MIO STATO OPERATIVO:
Posizione: CASH su EUR/USD. Target 1.1626 raggiunto.
Ora si osserva il comportamento del prezzo su questo livello. Un rimbalzo tecnico potrebbe offrire nuove opportunità, così come una rottura aprirebbe la strada verso 1.1590.
Niente fretta. Solo attesa disciplinata.
👉 TARGET 1.1626 RAGGIUNTO. PROSSIMO LIVELLO 1.1590.
Commenta " EURUSD " se segui il sistema con me.
[HO PERSO 50.000€ PRIMA DI DIVENTARE PROFITTEVOLE]
Ora sono curioso di sapere una cosa (se te la senti di condividerla):
Qual è stata la perdita che ti ha insegnato la lezione più importante nel trading?
Scrivimelo qui sotto nella sezione dei commenti.
Ti lascio con questa riflessione:
Spesso il trade che fa più male è quello che ti cambia per sempre come trader.






















