WisdomTree - Tactical Daily Update - 18.06.2026Accordo USA e IRAN firmato: prezzo del petrolio in calo, WTI a 75 US$/barile.
La FED lascia i tassi invariati: commenti «hawkish» del neo Chairman Warsh.
Va bene in collocamento del BTP retail, indicizzato all’inflazione.
Wall Street debole ieri, in recupero oggi: Asia in rialzo, col Kospi ai massimi.
Mercati in pausa tra Fed e pace in Medio Oriente. Dopo settimane di rialzi che hanno spinto le Borse europee su nuovi massimi storici, i mercati si prendono una pausa. A frenare l’entusiasmo degli investitori sono stati soprattutto due fattori: l’attesa per i dettagli dell’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran e il tono più aggressivo del previsto emerso dall’ultima riunione della Federal Reserve.
Sul fronte geopolitico, continuano a rincorrersi le indiscrezioni sul pre-accordo siglato tra Washington e Teheran. Sul tavolo ci sarebbero la riapertura dello Stretto di Hormuz, l’accesso dell’Iran agli asset congelati all’estero e il futuro del programma nucleare.
L’ottimismo resta elevato, anche se non mancano elementi di incertezza, alimentati dalle dichiarazioni di Donald Trump che, pur sostenendo il processo di pace, ha avvertito che gli Stati Uniti potrebbero tornare a colpire militarmente l’Iran qualora gli impegni non venissero rispettati.
Parallelamente, i mercati hanno dovuto fare i conti con il debutto di Kevin Warsh alla guida della Fed. Come previsto, i tassi sono rimasti invariati nel range 3,50%-3,75%, ma le nuove proiezioni hanno evidenziato una banca centrale molto meno disponibile a valutare tagli nel breve termine.
Dei 18 membri del FOMC, 9 prevedono almeno un rialzo dei tassi entro il 2026, contro nessuno nella riunione di marzo. Altri 8 ritengono appropriato mantenere i livelli attuali, mentre solo 1 membro continua a sostenere la necessità di un allentamento monetario.
L’impressione degli operatori è che la nuova Fed voglia ridurre il ricorso alla forward guidance e legare in misura ancora maggiore le future decisioni all’andamento dell’economia. Un’impostazione che ha immediatamente rafforzato il dollaro, protagonista della migliore seduta dal 2 marzo, con un rialzo dello 0,9%.
A rafforzare la posizione della banca centrale sono arrivati dati macroeconomici superiori alle attese. A maggio le vendite al dettaglio statunitensi sono cresciute +0,9% su base mensile, raggiungendo Us$ 763,7 miliardi, contro aspettative ferme a +0,5%. Il dato di aprile è stato rivisto a +0,4% dal precedente +0,5%, mentre su base annua le vendite mostrano una crescita del 6,9%: numeri che confermano la solidità dei consumi e allontanano ulteriormente l’ipotesi di una riduzione dei tassi nel breve periodo.
Nonostante il contesto meno favorevole, Piazza Affari continua a distinguersi. Il FTSE MIB ha chiuso in rialzo dello 0,3%, aggiornando i propri massimi storici a ridosso di 52.600 punti, sostenuto ancora una volta dalle operazioni di consolidamento nel settore bancario. Decisamente debole Wall Street: Dow Jones -0,97%, Nasdaq -1,34%.
Sul fronte obbligazionario prosegue il buon momento dei titoli italiani. Lo spread tra BTP e Bund decennali si è ridotto a 69 punti base, dai 70 della seduta precedente, mentre il rendimento del decennale italiano è sceso al 3,62% dal 3,64%.
L’ottimismo è tornato a prevalere nelle prime ore di oggi, 18 giugno, dopo la firma del pre-accordo tra Stati Uniti e Iran. I future sul Nasdaq recuperano circa l’1,3%, compensando le perdite della vigilia. In Asia l’andamento è stato contrastato ma nel complesso positivo. Il Nikkei ha guadagnato l’1,7%, mentre lo yen è sceso a 160,6 per dollaro, minimo degli ultimi due anni, aumentando le aspettative di un intervento delle autorità giapponesi. Gli economisti continuano inoltre a prevedere un ulteriore rialzo dei tassi entro fine anno.
Hang Seng -1,6%, CSI300 +0,4%. Le autorità di Pechino hanno ribadito l’intenzione di trasformare Shanghai in un vero centro finanziario globale e di accelerare l’internazionalizzazione dello yuan.
Positiva anche Taiwan (+1%), e Seoul (Kospi +1,5%) ha superato per la prima volta la soglia dei 9.000 punti. L’indice indiano Sensex ha invece ceduto -0,1%, interrompendo una serie di quattro rialzi consecutivi, pur in un contesto di attese per un possibile accordo commerciale e strategico tra India e Stati Uniti.
Il prezzo del petrolio sconta il rapido riassorbimento del premio di rischio legato al conflitto. Il Brent è sceso di un’altro -2% a 77,90 dollari/barile, circa 8 dollari sopra livelli precedenti alla crisi.
Secondo gli analisti, i flussi attraverso il Golfo Persico sono già risaliti a circa 11 milioni di barili/ giorno, mentre un incremento di ulteriori 12 milioni attraverso Hormuz consentirebbe di riportare i volumi al 70% dei livelli prebellici.
Tra l’alro l’allentamento delle sanzioni potrebbe inoltre favorire una crescita della produzione iraniana. Restano tuttavia alcuni rischi da monitorare: una possibile ripresa delle ostilità regionali, attacchi alle petroliere, tempi lunghi per lo sminamento delle rotte marittime e l’eventualità che lo Stretto venga nuovamente chiuso qualora i negoziati sul nucleare dovessero fallire.
Tra i temi strategici emersi dal vertice del G7 di Evian (Francia) figurano le terre rare. I Paesi industrializzati starebbero lavorando a un piano per ridurre la dipendenza dalla Cina, con l’obiettivo di limitare entro il 2030 al 60% la quota delle forniture globali riconducibili a Pechino.
Infine, continua a raccogliere interesse il nuovo BTP “retail”. Nella terza giornata di collocamento gli ordini hanno raggiunto Eur 1,55 miliardi, portando il totale a 6,91, leggermente sopra i 6,52 miliardi registrati nello stesso momento dell’emissione di maggio 2025. Il titolo, durata 5 anni, offre un tasso reale minimo dell’1,6%, un premio fedeltà dello 0,6% per chi lo mantiene fino a scadenza, la tassazione agevolata, 12,5%, oltre alla protezione garantita dall’indicizzazione all’inflazione.
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Comunicazioni emesse all’interno dello Spazio economico europeo (“SEE”): Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree Ireland Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Central Bank of Ireland.
Comunicazioni emesse in giurisdizioni non appartenenti al SEE: Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree UK Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority del Regno Unito.
Per fare riferimento a WisdomTree Ireland Limited e a WisdomTree UK Limited si utilizza per entrambe la denominazione “WisdomTree” (come applicabile). La nostra politica sui conflitti d’interesse e il nostro inventario sono disponibili su richiesta.
Solo per clienti professionali. Le informazioni contenute nel presente documento sono fornite a titolo meramente informativo e non costituiscono né un’offerta di vendita né una sollecitazione di un’offerta di acquisto di titoli o azioni. Il presente documento non deve essere utilizzato come base per una qualsiasi decisione d’investimento. Gli investimenti possono aumentare o diminuire di valore e si può perdere una parte o la totalità dell’importo investito. Le performance passate non sono necessariamente indicative di performance future. Qualsiasi decisione d’investimento deve essere basata sulle informazioni contenute nel Prospetto informativo di riferimento e deve essere presa dopo aver richiesto il parere di un consulente d’investimento, fiscale e legale indipendente.
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Il presente documento può contenere commenti indipendenti sul mercato redatti da WisdomTree sulla base delle informazioni disponibili al pubblico. Benché WisdomTree si adoperi per garantire l’esattezza del contenuto del presente documento, WisdomTree non garantisce né assicura la sua esattezza o correttezza. Qualsiasi terzo fornitore di dati di cui ci si avvalga per reperire le informazioni contenute nel presente documento non rilascia alcuna garanzia o dichiarazione di sorta in relazione ai suddetti dati. Laddove WisdomTree abbia espresso dei pareri relativamente al prodotto o all’attività di mercato, si ricorda che tali pareri possono cambiare. Né WisdomTree, né alcuna consociata, né alcuno dei rispettivi funzionari, amministratori, partner o dipendenti, accetta alcuna responsabilità per qualsiasi perdita, diretta o indiretta, derivante dall’utilizzo del presente documento o del suo contenuto.
Il presente documento può contenere dichiarazioni previsionali, comprese dichiarazioni riguardanti le attuali aspettative o convinzioni in relazione alla performance di determinate classi di attività e/o settori. Le dichiarazioni previsionali sono soggette a determinati rischi, incertezze e ipotesi. Non vi è alcuna garanzia che tali dichiarazioni siano esatte, e i risultati effettivi possano discostarsi significativamente da quelli previsti in dette dichiarazioni. WisdomTree raccomanda vivamente di non fare indebito affidamento sulle summenzionate dichiarazioni previsionali.
I rendimenti storici ricompresi nel presente documento potrebbero essere basati sul back test, ossia la procedura di valutazione di una strategia d’investimento, che viene applicata ai dati storici per simulare quali sarebbero stati i rendimenti di tale strategia. Tuttavia, i rendimenti basati sul back test sono puramente ipotetici e vengono forniti nel presente documento a soli fini informativi. I dati basati sul back test non rappresentano rendimenti effettivi e non devono intendersi come un’indicazione di rendimenti effettivi o futuri.
Indici di mercato
Fed più hawkish: mercati giù, dollaro forteWARSH SORPRENDE I MERCATI
Al suo debutto come presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh ha mantenuto i tassi di interesse invariati nella forchetta tra il 3,50% e il 3,75%, con un voto unanime di 12 a 0.
La decisione e la successiva conferenza stampa hanno segnato un netto cambio di stile della banca centrale, sebbene i toni inaspettatamente severi (hawkish) sull’inflazione abbiano frenato i mercati azionari.
Le proiezioni per il 2026, infatti, vedono un’inflazione in rialzo al 3,6% dal 2,7%. Ciò, di fatto, sembra escludere qualsiasi possibilità di un taglio dei tassi nel corso di quest’anno.
La metà dei partecipanti e dei governatori prevede invece almeno un aumento del costo del denaro entro il 2026.
Nella conferenza stampa, Warsh ha parlato di una “nuova era” per la comunicazione della banca centrale, ribadendo l’impegno verso la stabilità dei prezzi. Infine, il governatore ha minimizzato il valore delle previsioni e del dot plot.
WALL STREET IN CALO
Wall Street ha chiuso in forte calo la sessione di mercoledì 17 giugno 2026, penalizzata dalle indicazioni emerse dalla prima riunione della Federal Reserve presieduta dal nuovo governatore Kevin Warsh.
Il Dow Jones ha ceduto lo 0,97%, mentre il Nasdaq è sceso dell’1,34%. Performance negativa anche per l’S&P 500, in calo dell’1,21%.
La banca centrale statunitense ha deluso le aspettative dei mercati finanziari, irrigidendo la propria visione macroeconomica.
A causa dei recenti dati solidi su occupazione e consumi negli Stati Uniti, i banchieri centrali hanno segnalato un possibile aumento dei tassi entro fine anno, allontanando definitivamente le speranze degli operatori su imminenti tagli al costo del credito.
La retorica restrittiva della nuova gestione della Fed ha provocato un immediato rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato statunitensi, drenando ulteriore liquidità dal comparto azionario.
VALUTE
Il dollaro è in rialzo, sostenuto dal ritorno del “risk-off” sui mercati.
L’EUR/USD è sceso sotto quota 1,1500 nella serata di ieri, per poi risalire a 1,1525 durante la notte. Anche l’USD/JPY ha tentato l’attacco a quota 161,00, arrivando fino a 160,80, prima di correggere di una ventina di pips nelle ore notturne.
Il biglietto verde resta quindi forte, non solo per il suo ruolo di valuta rifugio, ma anche perché rappresenta un’opportunità di investimento con rendimenti superiori rispetto ad altre divise.
Più volte, in queste pagine, avevamo sottolineato che, una volta terminate le ostilità in Medio Oriente, l’attenzione si sarebbe spostata nuovamente sui dati macroeconomici come principale market mover — ed è esattamente ciò che è accaduto.
Il dollaro si conferma quindi una valuta da investimento, grazie a fondamentali macroeconomici più solidi rispetto ad altre economie occidentali.
Sul fronte dello yen, si può ritenere vicino un intervento della BoJ, così come un possibile ribasso dell’EUR/JPY.
Le valute oceaniche provano a mantenere i supporti, mentre il franco svizzero resta stabile sia contro il dollaro sia contro l’euro, rispettivamente a 0,7980 e 0,9200.
PETROLIO IN DISCESA
Giovedì il Brent è sceso sotto i 78 dollari al barile, estendendo il calo verso i livelli più bassi dall’inizio di marzo.
Il movimento è seguito alle notizie sulla firma digitale di un accordo di pace provvisorio tra Stati Uniti e Iran.
Un funzionario statunitense ha confermato che il memorandum d’intesa è entrato in vigore, sebbene resti incerto se l’Iran abbia già avviato le misure necessarie per la riapertura completa dello Stretto di Hormuz.
Secondo quanto riportato, l’accordo prevede la rapida riapertura dell’importante rotta marittima e la rimozione delle sanzioni sulle esportazioni di petrolio iraniano. I negoziati sulla questione nucleare e su eventuali ulteriori incentivi economici per l’Iran dovrebbero proseguire.
Anche il WTI è in forte calo, con prezzi sotto i 75 dollari al barile.
Nel frattempo, l’AIE ha messo in guardia contro un potenziale eccesso di offerta, prevedendo un aumento della produzione globale di petrolio di 8 milioni di barili al giorno entro il 2027, a fronte di una crescita della domanda di soli 2 milioni di barili al giorno.
ORO IN RIPRESA
I prezzi dell’oro stanno vivendo una fase di ripresa tecnica, con le quotazioni spot stabili intorno ai 4.330 dollari l’oncia.
Dopo una pesante correzione dai massimi storici di inizio anno — con un calo superiore al 27% — il metallo giallo ha trovato un solido supporto psicologico tra i 4.000 e i 4.100 dollari, innescando un rimbalzo guidato da fattori geopolitici e dinamiche macroeconomiche.
Il recupero è legato anche alla firma, da parte del presidente Donald Trump, di un accordo provvisorio per porre fine al conflitto con l’Iran e riaprire lo Stretto di Hormuz.
Va tuttavia ricordato che l’oro ha subito un calo di quasi il 2% dopo che la Federal Reserve ha segnalato un crescente orientamento verso un aumento dei tassi di interesse nel corso dell’anno.
Il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato, seguito alle dichiarazioni di Warsh, potrebbe riportare il metallo giallo verso i livelli di supporto, considerando che non offre rendimento, a differenza delle obbligazioni governative.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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WisdomTree - Tactical Daily Update - 17.06.2026Riprende lentamente il traffico da Hormutz: petrolio ai minimi da 3 mesi.
Borse EU e Wall Street consolidano i massimi,senza nuovo slancio.
Space X monopolizza l’attenzione e sale ancora: tech sempre protagonista.
Pronti alla «prima» di Warsh alla FED: tassi visti fermi, focus sul suo «speach».
Mercati in modalità risk-on: Iran, Fed e tecnologia alimentano il rally. L’accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran continua a sostenere il sentiment degli investitori, favorendo una nuova seduta positiva per le Borse europee.
Milano si distingue ancora una volta tra i principali listini continentali, archiviando la giornata con un rialzo dell’1,15% e riportandosi oltre la soglia dei 52.000 punti, sostenuta dalla forza del comparto industriale che ha più che compensato la debolezza dei titoli energetici. Positiva anche Parigi (+0,75%) e Londra (+0,61%), Francoforte stabile (+0,07%).
A Wall Street la seduta si è chiusa con indicazioni contrastanti: il Dow Jones ha guadagnato lo 0,64%, mentre il Nasdaq ha ceduto l’1,15% e lo S&P 500 lo 0,57%.
Nel frattempo iniziano ad emergere i primi dettagli dell’intesa tra Washington e Teheran. Secondo il presidente Donald Trump, l’accordo escluderebbe definitivamente la possibilità per l’Iran di dotarsi di armi nucleari.
Fonti dell’amministrazione statunitense indicano inoltre che, una volta formalizzato, il patto consentirà la ripresa delle esportazioni di greggio iraniano. Il mercato energetico ha reagito immediatamente: il Brent è sceso sotto gli 80 dollari al barile, evento che non si verificava da tre mesi.
Il calo delle quotazioni petrolifere contribuisce a modificare il quadro macroeconomico globale proprio mentre le banche centrali restano al centro dell’attenzione. Dopo la decisione della Bank of Japan di portare i tassi all’1%, livello mai raggiunto dal 1995, gli operatori guardano ora alla Federal Reserve e, in particolare, al primo intervento pubblico del nuovo presidente Kevin Warsh, previsto per il 17 giugno.
Il mercato si interroga sulla strategia che il nuovo governatore adotterà nei confronti della comunicazione della banca centrale. Il raffreddamento dei prezzi energetici, favorito dall’accordo tra Stati Uniti e Iran, e il limitato impatto dello shock petrolifero sull’inflazione potrebbero consentire a Warsh di concentrarsi su una revisione graduale del framework comunicativo della Fed. In questo contesto assume particolare rilevanza il prossimo Summary of Economic Projections (SEP).
Sul fronte corporate continua a sorprendere la corsa di SpaceX, che a Wall Street ha registrato un balzo del 17%, superando anche Microsoft in termini di capitalizzazione dopo aver già oltrepassato Amazon. Il gruppo guidato da Elon Musk raggiunge così una valutazione di 2.950 miliardi di dollari, diventando la quarta società al mondo per valore di mercato.
A sostenere l’entusiasmo degli investitori è stata anche l’annunciata acquisizione della startup di intelligenza artificiale Cursor per 60 miliardi di dollari interamente in azioni. La società, fondata nel 2022, ha sviluppato una piattaforma basata sull’intelligenza artificiale in grado di assistere gli sviluppatori nella generazione, modifica e revisione del codice software, registrando una crescita estremamente rapida.
Resta ora da capire se SpaceX riuscirà a sostenere valutazioni così elevate e ad avvicinarsi rapidamente alla soglia simbolica dei 3.000 miliardi di dollari, obiettivo che dipenderà sia dalle prossime mosse del management sia dalle future valutazioni degli analisti una volta concluso il tradizionale periodo di silenzio successivo alla quotazione.
Sul piano geopolitico, Trump ha inoltre lasciato aperta la porta a una possibile reintroduzione delle sanzioni sul petrolio russo. Intervenendo al G7 di Evian, il presidente statunitense ha affermato che Washington potrebbe tornare ad adottare misure restrittive ora che i flussi energetici globali risultano meno vulnerabili.
Sul fronte commerciale, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha accolto positivamente il via libera del Parlamento europeo all’intesa commerciale tra Unione Europea e Stati Uniti, sottolineando come entrambe le parti stiano rispettando gli impegni assunti per la progressiva eliminazione dei dazi sui prodotti industriali.
La giornata del 17 giugno si apre invece con mercati asiatici senza una direzione univoca. Il Nikkei 225 avanza dello 0,83%, sostenuto da esportazioni giapponesi cresciute del 17% a maggio su base annua.
L’Hang Seng arretra dello 0,88%, mentre lo Shanghai Composite sale dello 0,37%.
Positiva anche Seoul (+0,8%), favorita dall’espansione della liquidità legata al boom globale dell’intelligenza artificiale, mentre il BSE Sensex di Mumbai (+0,5%) registra il quarto rialzo consecutivo, evento che non si osservava da due mesi.
Gli investitori stanno rapidamente aggiornando le proprie aspettative. Goldman Sachs ha rivisto al ribasso le stime sul petrolio per il 2026 e il 2027, assumendo che le esportazioni dal Golfo Persico tornino ai livelli prebellici entro la fine di luglio, un mese prima rispetto alla precedente previsione di fine
agosto.
In calo anche il prezzo del gas naturale europeo. Al TTF di Amsterdam tratta intorno a 41,50 euro/MWh, livello ancora superiore di circa il 40% rispetto all’inizio dell’anno. La riapertura dello Stretto di Hormuz potrebbe accelerare il processo di normalizzazione.
Secondo Reuters, QatarEnergy è pronta a riavviare la produzione di GNL a Ras Laffan, con il ritorno alla piena operatività degli impianti non danneggiati entro un mese. Gli attacchi iraniani hanno compromesso 2 dei 14 treni GNL del Paese e 1 dei 2 impianti gas-to-liquids, riducendo del 17% la capacità di esportazione qatariota e lasciando intravedere tempi di ripristino che potrebbero richiedere anni.
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Il presente documento può contenere dichiarazioni previsionali, comprese dichiarazioni riguardanti le attuali aspettative o convinzioni in relazione alla performance di determinate classi di attività e/o settori. Le dichiarazioni previsionali sono soggette a determinati rischi, incertezze e ipotesi. Non vi è alcuna garanzia che tali dichiarazioni siano esatte, e i risultati effettivi possano discostarsi significativamente da quelli previsti in dette dichiarazioni. WisdomTree raccomanda vivamente di non fare indebito affidamento sulle summenzionate dichiarazioni previsionali.
I rendimenti storici ricompresi nel presente documento potrebbero essere basati sul back test, ossia la procedura di valutazione di una strategia d’investimento, che viene applicata ai dati storici per simulare quali sarebbero stati i rendimenti di tale strategia. Tuttavia, i rendimenti basati sul back test sono puramente ipotetici e vengono forniti nel presente documento a soli fini informativi. I dati basati sul back test non rappresentano rendimenti effettivi e non devono intendersi come un’indicazione di rendimenti effettivi o futuri.
Nasdaq: ancora un “Massive Gap Up" e doppio massimo cosa facciamNasdaq: i massimi storici sono a un passo, ma il prezzo consolida sotto 30.762
La capacità del Nasdaq di mantenersi in chiusura stabile sopra la soglia psicologica di 30.500 – 30.600 punti sarà ora il discriminante principale per capire se l'impulso partito dai minimi di aprile in area 21.500 maturerà in un nuovo breakout assoluto sopra il massimo storico recente di 30.762, o se il mercato entrerà invece in una fase di distribuzione tecnica dopo un recupero di oltre 9.000 punti in circa sei mesi.
Contesto attuale: dove si trova il prezzo (CFD Pepperstone Nasdaq NAS100)
Alla data del 16 giugno 2026 il Nasdaq 100 cash oscilla nell'area 30.577 punti, in rialzo di 52 punti (+0,17%) rispetto alla chiusura precedente di 30.525, con un'apertura giornaliera a 30.548 e un range intraday compreso tra 30.449 e 30.637.
Il 52 Week High si colloca a 30.762, segnato il 3 giugno 2026.
La price action delle ultime sedute mostra un mercato che sta consolidando in un range stretto a ridosso dei massimi storici, con minimi giornalieri nella fascia 30.449–30.500 che confermano la presenza di compratori su ogni tentativo di pullback.
Il futuro E-Mini Nasdaq 100 quota nell'area 30.887, mantenendo un premium ordinato rispetto al cash, coerente con la normale struttura di mercato in assenza di tensioni sui rollover.
Il CFD NAS100 Pepperstone replica fedelmente il cash price del Nasdaq 100 derivato dai future E-Mini front-month, con quotazioni in tempo reale nell'intorno di 30.577 e spread contenuti, mantenendo un delta sostanzialmente neutro rispetto al future salvo le normali differenze legate a rollover e orari di contrattazione.
Struttura di fondo: bull trend pluriennale intatto, con il mercato che testa i massimi assoluti
Su orizzonte plurimensile il Nasdaq 100 è inserito in un bull trend ben strutturato, con il minimo del 2025 in area 21.500 che ha completato una correzione intermedia severa all'interno del trend partito dai minimi del 2022. Da quel livello il mercato ha superato in sequenza le resistenze statiche a 24.000, 26.000, 28.000 e 30.000 punti, costruendo una serie di massimi e minimi crescenti e violando al rialzo ogni ostacolo tecnico intermedio con forza direzionale sostenuta.
Il contesto fondamentale rimane favorevole: la leadership del comparto tecnologico statunitense, la resilienza degli utili delle megacap, e un posizionamento istituzionale ancora costruttivo sul comparto growth sostengono il trend di fondo. In questo quadro la fascia 27.651 – 26.119 viene assorbita come zona di supporto di medio periodo consolidata, mentre sopra 30.000 la discussione si sposta più sulla sostenibilità delle valutazioni ai massimi che non sulla tenuta del trend, lasciando comunque spazio a correzioni rapide ma ancora inquadrabili come movimenti "in trend" finché le medie lente restano orientate positivamente.
Nuova fascia operativa 29.500–31.500 sul CFD Pepperstone Nasdaq (NAS100)
La vecchia fascia di equilibrio tra 27.000 e 29.500 è ormai trasformata in zona di breakout confermato, e il nuovo "laboratorio" di contrattazione tra compratori e venditori sul Nasdaq (CFD Pepperstone NAS100) è centrato tra 29.500 e 31.500 punti. È all'interno di questa fascia che il mercato deciderà se consolidare l'accelerazione degli ultimi mesi per tentare estensioni oltre 31.000 – 31.500 o se tornare a riassorbire parte del movimento verso i supporti intermedi nell'area 29.000 – 28.000.
Principali livelli attuali (NAS100 CFD Pepperstone, riferiti al cash NDX):
• Resistenza assoluta 30.762 – 31.000 punti: massimo storico recente del 3 giugno 2026 e soglia psicologica tonda; una chiusura daily stabile sopra 30.762 in volumi crescenti costituirebbe il segnale tecnico più forte per l'apertura di una nuova fase di price discovery verso 31.200 – 31.500.
• Resistenza secondaria 31.200 – 31.500 punti: zona individuata come possibile target dell'onda rialzista in essere, corrispondente a proiezioni Fibonacci sull'impulso partito dai minimi del 2025 e alla parte alta del canale ascendente di lungo periodo.
• Supporto primario 30.200 – 30.000 punti: area di tenuta psicologica e tecnica, già resistenza ora diventata supporto; finché le chiusure rimangono sopra questa fascia, il mercato mantiene una struttura di "bullish consolidation" con pullback considerati opportunità di trend rialzista.
• Supporto secondario 29.000 – 28.700 punti: prima area di pullback tecnico rilevante, coincidente con i massimi precedenti di maggio e con il passaggio delle prime medie mobili di trend; un rientro su questa fascia, se non accompagnato da volumi distributivi, sarebbe coerente con un normale consolidamento dopo l'estensione rialzista degli ultimi mesi.
• Supporto strutturale 27.651 – 26.119 punti: livelli individuati dalle analisi di medio termine come supporti critici di trend; solo una discesa stabile sotto 26.119 metterebbe seriamente in discussione la struttura rialzista di fondo e riaprirebbe lo scenario di una correzione intermedia più profonda verso l'area 25.000 – 24.000.
Struttura tecnica: trend, momentum e livelli chiave sul CFD Pepperstone Nasdaq
La configurazione delle medie mobili sul Nasdaq 100 mostra un'impostazione marcatamente rialzista su tutti i principali timeframe: il prezzo viaggia stabilmente sopra le medie a 50 e 200 giorni, con le medie più veloci in fase di espansione rispetto a quelle lente, configurazione tipica di una fase di trend forte e direzionale.
Il distacco tra prezzo corrente (area 30.577) e medie lente collocate significativamente più in basso descrive un mercato in ipercomprato strutturale, fenomeno coerente con la fase impulsiva in essere ma che aumenta la vulnerabilità a ritracciamenti rapidi qualora emergano catalizzatori negativi. In questo contesto, ogni ritorno verso le medie di breve diventa un test cruciale della forza dei compratori di medio periodo.
Gli oscillatori di momentum segnalano una condizione di ipercomprato ma ancora priva di divergenze ribassiste rilevanti: l'RSI si mantiene in zona 65 – 70, coerente con una fase di trend forte, e il MACD rimane in territorio positivo. Il mercato si trova tecnicamente in una zona in cui la pressione dei venditori tende a crescere, ma senza una rottura delle strutture di supporto di breve il quadro resta costruttivo.
In questa mappa tecnica, sopra 30.762 il mercato entrerebbe in piena price discovery verso 31.200 – 31.500, mentre tra 30.000 e 29.000 si colloca il primo cuscinetto di supporto post-accelerazione; solo la rottura decisa sotto 27.651 – 26.119 metterebbe in discussione la narrativa di "bull trend esteso ma intatto".
Scenari sulla fascia 29.500 – 31.500 (Nasdaq CFD Pepperstone NAS100)
Scenario di continuazione rialzista e breakout dei massimi: se nelle prossime settimane il mercato dovesse consolidare sopra 30.500 e spingere oltre il massimo storico recente di 30.762, il Nasdaq (NAS100 CFD) entrerebbe in una fase di price discovery con il primo target tecnico rilevante nell'area 31.200 – 31.500. In questo quadro i modelli trend-following continuerebbero a leggere il mercato come "strong buy on dips", privilegiando strategie long su pullback verso 30.000 – 29.500 e utilizzando eventuali spike ribassisti come occasioni di ricopertura short più che come segnali per costruire posizioni ribassiste strutturali.
Scenario di pullback tecnico e consolidamento sotto i massimi: se invece il mercato non riuscisse a chiudere stabilmente sopra 30.762 e dovessero emergere sorprese negative sul fronte macro o geopolitico, il Nasdaq (NAS100 CFD Pepperstone) potrebbe ritracciare prima verso 30.000 – 29.500, poi verso 29.000 – 28.700 in caso di correzione più estesa. In questa ipotesi il mercato sarebbe in una fase di distribuzione tecnica a ridosso dei massimi, compatibile con un consolidamento laterale in attesa di nuovi catalizzatori.
Solo una discesa stabile sotto 27.651 – 26.119 comprometterebbe la struttura dell'impulso rialzista in essere e aprirebbe spazio a una revisione ribassista più profonda verso 25.000 – 24.000, fermo restando che il bull trend pluriennale resterebbe intatto finché le medie lente conservano pendenza positiva.
In questa fase, la fascia 29.500 – 31.500 sul Nasdaq (CFD Pepperstone NAS100) rappresenta il nuovo pivot del mercato tech USA: la capacità dei prezzi di mantenersi sopra 30.000 – 30.200 in chiusura daily sarà il segnale chiave per distinguere tra un breakout dei massimi storici verso 31.200 – 31.500 e un rientro tecnico nel range precedente, con conseguente normalizzazione del momentum dopo la corsa eccezionale degli ultimi 12 mesi.
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Fed protagonista, mercati incerti e petrolio in caloIL GIORNO DELLA FED
Sessione contrastata sui mercati azionari ieri, con Wall Street che ha registrato un nuovo record storico del Dow Jones, in rialzo dello 0,64% a quota 52.000 punti, sostenuto dai comparti industriale e finanziario. Al contrario, l’S&P 500 ha ceduto lo 0,57% e il Nasdaq l’1,15%, appesantito da prese di beneficio nel settore tecnologico.
Al suo terzo giorno di quotazione, il titolo di SpaceX, l’azienda di Elon Musk, ha registrato un balzo iniziale fino al +17%, per poi chiudere in correzione, ma comunque in rialzo del 4,8%, arrivando a superare momentaneamente il valore di mercato di Amazon.
Oggi è però il giorno della Fed e, soprattutto, dei primi commenti ufficiali del neo governatore Kevin Warsh. I mercati si aspettano che la Federal Reserve lasci i tassi di interesse invariati nell’attuale intervallo del 3,50%-3,75%.
Questa riunione è particolarmente seguita perché segna l’esordio di Warsh alla presidenza della Fed: il tono e le proiezioni saranno attentamente valutati dagli investitori. Da osservare il “dot plot”, che mostra le proiezioni dei membri sui futuri movimenti dei tassi, ma soprattutto da seguire la conferenza stampa, da cui si attendono indicazioni sulla gestione dell’inflazione e sulla resilienza del mercato del lavoro.
PETROLIO, CHE CROLLO
Mercoledì il Brent è sceso verso i 78 dollari al barile, registrando il quinto calo consecutivo e toccando il livello più basso dall’inizio di marzo. A pesare sui prezzi sono le aspettative di un aumento dell’offerta, in vista della possibile firma di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran.
I due Paesi dovrebbero firmare un memorandum d’intesa il prossimo venerdì, offrendo a Teheran ampi incentivi economici, tra cui la ripresa immediata delle esportazioni di petrolio.
Si prevede inoltre che le petroliere di altri Paesi riprendano il transito attraverso lo Stretto di Hormuz una volta che l’accordo entrerà in vigore, sebbene le compagnie di navigazione restino caute sulla sua tenuta nel lungo periodo.
L’aumento delle forniture dalla regione dovrebbe contribuire a rifornire le scorte delle raffinerie a livello globale, insieme alle maggiori quote di esportazione dell’OPEC+ e all’incremento della produzione degli Emirati Arabi Uniti, che hanno lasciato il cartello durante il conflitto.
Nel frattempo, i dati di settore mostrano che le scorte di greggio statunitensi sono diminuite di 8,3 milioni di barili la scorsa settimana.
VALUTE
Mercoledì l’indice del dollaro si è attestato intorno a 99,5, in attesa della decisione di politica monetaria della Federal Reserve, per la quale si prevede che i tassi restino invariati.
La riunione sarà anche la prima sotto la presidenza di Kevin Warsh, sebbene non siano attese modifiche rilevanti nelle proiezioni trimestrali del FOMC, che delineano le aspettative dei singoli membri.
Gli operatori di mercato si concentreranno anche sui prossimi dati macroeconomici statunitensi, tra cui vendite al dettaglio e vendite di abitazioni, in attesa di pubblicazione, per ottenere ulteriori indicazioni sulle prospettive economiche.
All’inizio della settimana, la Reserve Bank of Australia ha mantenuto invariato il tasso di riferimento al 4,35%, mentre la Banca del Giappone lo ha aumentato di 25 punti base, portandolo all’1%.
L’EUR/USD resta sopra 1,1600 ma senza grande slancio, mentre USD/JPY rimane nel range 160,00-160,50. Poche novità sulle altre coppie valutarie, che restano ferme in attesa di un catalizzatore in grado di aumentare la volatilità.
Il franco svizzero è stabile in vista della riunione della SNB, che dovrebbe mantenere invariati i tassi, così come la BoE e la Fed, attese tra oggi e domani.
ORO SOPRA I SUPPORTI
Mercoledì l’oro ha superato i 4.300 dollari l’oncia, registrando un rialzo di oltre il 2% dall’inizio della settimana, in attesa della firma di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran.
L’intesa dovrebbe ripristinare i flussi petroliferi attraverso il Golfo Persico, contribuendo ad attenuare le pressioni inflazionistiche e le tensioni sui tassi di interesse.
I due Paesi dovrebbero firmare venerdì in Svizzera un accordo provvisorio che offrirà a Teheran ampi incentivi economici, tra cui la ripresa immediata delle esportazioni di petrolio.
L’attenzione degli operatori resta comunque focalizzata sulla decisione della Federal Reserve, che dovrebbe lasciare invariati i tassi. Si tratta della prima riunione presieduta da Kevin Warsh, anche se non sono attese modifiche alle proiezioni trimestrali del FOMC.
I rendimenti dei titoli di Stato appaiono in lieve calo, fattore che tende a sostenere gli acquisti di oro, in assenza di una maggiore remunerazione offerta dagli asset obbligazionari.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
Musk triliardario, borse in rally globaleMUSK, MISTER TRILIARDO
Grande euforia sui mercati nella seduta di ieri, con Wall Street che ha registrato progressi significativi, trainata dallo storico accordo geopolitico tra Stati Uniti e Iran e dal proseguimento del rally di SpaceX.
Il Dow Jones sale dello 0,92%, il Nasdaq avanza del 3,07%, mentre l’S&P 500 mette a segno un progresso dell’1,66%.
SpaceX, dal canto suo, ha archiviato la seduta in rialzo del 20%, aumentando la sua capitalizzazione di mercato di 412 miliardi di dollari. Il proprietario, Elon Musk, è diventato ufficialmente il primo triliardario della storia.
Detenendo circa il 42% delle quote di SpaceX (valutate da sole oltre 800 miliardi) e combinando il patrimonio con la sua partecipazione nella casa automobilistica Tesla (valutata circa 1.200 miliardi), il patrimonio netto del magnate ha superato i 1.100 miliardi di dollari, registrando una crescita di oltre 60 miliardi in un solo giorno.
Il traguardo raggiunto da Elon Musk non rappresenta soltanto un record finanziario, ma segna l’ingresso in una nuova era. Per la prima volta, la ricchezza accumulata da un singolo individuo supera il PIL di intere nazioni industrializzate.
Se pensiamo che solo i primi 20 Paesi al mondo per PIL nominale superano la ricchezza di Musk, ci rendiamo conto di quanto il mondo stia cambiando. Per fare un esempio, il PIL della Svizzera è inferiore alla ricchezza del magnate statunitense (1.100 miliardi contro 937 miliardi di dollari).
BOJ, SU I TASSI
La Banca del Giappone ha alzato i tassi ufficiali di 25 punti base, portandoli all’1,0%, con 7 voti favorevoli e 1 contrario, durante la riunione di giugno.
Questo valore rappresenta il livello più alto da settembre 1995 e si allinea alle aspettative del mercato. La decisione ha come obiettivo il contrasto a un’inflazione in ripresa.
Nella dichiarazione di politica monetaria, il consiglio ha affermato che l’inflazione core potrebbe accelerare oltre l’obiettivo del 2% a causa dell’aumento dei costi energetici.
Ha inoltre osservato che le condizioni finanziarie rimarranno accomodanti nonostante l’aumento dei tassi, continuando a sostenere l’attività economica.
I responsabili della politica monetaria hanno dichiarato che continueranno ad aumentare i tassi in base all’evoluzione economica, dei prezzi e delle condizioni finanziarie, monitorando attentamente l’impatto del conflitto in Medio Oriente.
Lo yen rimane stabile a 160,30 contro il dollaro.
VALUTE
Martedì l’indice del dollaro si è stabilizzato intorno a 99,7, dopo l’indebolimento della sessione precedente, con gli investitori che hanno spostato l’attenzione dall’annuncio dell’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran alla prossima riunione di politica monetaria della Federal Reserve.
Si prevede che la banca centrale lascerà i tassi di interesse invariati nella sua prima riunione sotto la presidenza di Kevin Warsh.
Tuttavia, i responsabili della politica monetaria si trovano ad affrontare un contesto difficile, con recenti dati sull’inflazione superiori alle attese, a causa dell’aumento dei prezzi dell’energia legato al conflitto con l’Iran.
Gli investitori guardano anche alle decisioni di politica monetaria delle banche centrali di Giappone, Australia, Regno Unito e di altre importanti economie previste per questa settimana.
L’EUR/USD, dopo aver toccato 1,1620, è sceso nuovamente a 1,1580, incapace di rompere le resistenze chiave. Il “Cable” ripiega a 1,3400, mentre l’USD/JPY rimane stabile tra 160,00 e 160,50.
Il dollaro resta comunque stabile, in attesa della firma del memorandum di accordo tra Stati Uniti e Iran, prevista in Svizzera per venerdì.
RBA, TASSI INVARIATI
La Reserve Bank of Australia ha mantenuto i tassi fermi al 4,35%, con una decisione unanime e in linea con le aspettative, dopo tre aumenti all’inizio dell’anno.
La decisione riflette un significativo aumento dell’inflazione nella seconda metà del 2025, che rimarrà elevata anche nel 2026 a causa delle maggiori pressioni sulla capacità produttiva e dell’aumento dei prezzi dei carburanti e delle materie prime legati al conflitto in Medio Oriente.
Sebbene i prezzi del petrolio si siano recentemente ridotti, rimangono al di sopra dei livelli pre-conflitto, con evidenti ripercussioni sui prezzi di beni e servizi.
Gli aggregati macroeconomici restano solidi, anche se emerge un rallentamento della domanda.
Le aspettative di inflazione a breve termine sono diminuite, ma restano al di sopra dei livelli di inizio anno.
L’AUD/USD è stabile a 0,7050.
PETROLIO
Il WTI scende sotto la soglia degli 80 dollari al barile in apertura dei mercati di oggi, dopo un crollo di quasi il 5% nella sessione precedente.
I mercati attendono ulteriori dettagli sul presunto accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, che potrebbe portare alla riapertura dello Stretto di Hormuz.
L’accordo provvisorio dovrebbe essere firmato in Svizzera venerdì, con il presidente Donald Trump che ha affermato che il libero flusso di petrolio dal Golfo Persico riprenderà una volta entrato in vigore.
Tuttavia, né Washington né Teheran hanno pubblicato il testo del memorandum d’intesa, lasciando i mercati cauti e spingendo le compagnie di navigazione a ritardare l’invio di navi attraverso la rotta fino a quando non emergerà maggiore chiarezza.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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Accordo Usa-Iran e mercati in forte movimentoACCORDO DI PACE RAGGIUNTO
È stato finalmente raggiunto, ieri, l’accordo di pace tra gli Stati Uniti e l’Iran, finalizzato a porre fine alla guerra scoppiata nel febbraio 2026. Il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato l’intesa, alla quale farà seguito un incontro di persona la prossima settimana in Europa. Sebbene da Teheran filtrino dichiarazioni più caute in merito a una ratifica immediata, negoziatori internazionali sono intervenuti per la chiusura dell’accordo.
Il memorandum d’intesa prevede lo stop ai combattimenti, la fine del blocco navale e la riapertura totale delle rotte marittime commerciali, senza pedaggi o restrizioni, attraverso lo Stretto di Hormuz. Include inoltre la concessione di deroghe e un alleggerimento delle sanzioni sulle esportazioni di greggio iraniano, oltre alla fine del programma atomico dell’Iran. Teheran si impegna formalmente a non sviluppare armi nucleari, congelando le attività di arricchimento dell’uranio a scopi militari e proseguendo i negoziati di dettaglio.
WALL STREET
Venerdì le azioni statunitensi sono salite grazie all’ottimo debutto in Borsa di SpaceX, che ha rafforzato il sentiment e mantenuto l’ottimismo degli investitori su un possibile accordo di pace tra Stati Uniti e Iran. L’indice S&P 500 ha guadagnato lo 0,5%, il Nasdaq lo 0,3% e il Dow Jones lo 0,7%.
SpaceX ha aperto sul Nasdaq a 150 dollari per azione, al di sopra del prezzo di IPO di 135 dollari, registrando un’impennata di oltre il 20% poco dopo l’inizio delle contrattazioni e chiudendo con un rialzo del 19% a 161,11 dollari. Il rally ha incrementato la fiducia sui mercati, con alcuni investitori che iniziano a considerare sottovalutati altri titoli. Nvidia ha chiuso in leggero rialzo, mentre AMD e Alphabet hanno guadagnato rispettivamente il 4,7% e lo 0,5%; Broadcom, Palantir, Amazon e Meta hanno invece chiuso in ribasso.
Il sentiment geopolitico è migliorato in seguito alle notizie dell’accordo tra Stati Uniti e Iran. Secondo i media iraniani, il memorandum d’intesa prevederebbe la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz, mentre alcune fonti indicano che la firma potrebbe avvenire in Svizzera già domenica.
PETROLIO
Stamani, in apertura dei mercati, il prezzo del petrolio greggio è crollato di oltre il 5%, attestandosi intorno agli 80 dollari al barile e toccando il minimo degli ultimi due mesi. Il movimento segue l’accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, volto a porre fine al conflitto in Medio Oriente e a riaprire lo Stretto di Hormuz entro la fine della settimana.
Il presidente Donald Trump ha annunciato che le spedizioni di petrolio dal Golfo Persico possono riprendere, con la conseguente revoca del blocco statunitense sui porti iraniani. L’accordo includerebbe anche disposizioni per lo smantellamento del programma nucleare iraniano, accompagnate da incentivi economici qualora Teheran rispettasse i propri impegni. Il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha confermato il raggiungimento dell’intesa, affermando che il testo sarà reso pubblico dopo la cerimonia di firma in Svizzera.
I mercati petroliferi hanno subito notevoli perturbazioni dall’inizio del conflitto, alla fine di febbraio, quando la quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz ha interessato circa un quinto delle spedizioni globali di petrolio.
VALUTE
Sul mercato dei cambi il dollaro scende a causa del ritorno del “risk-on” sui mercati. L’EUR/USD è salito rapidamente oltre quota 1,1620, mentre anche il cable (GBP/USD) ha raggiunto 1,3460. L’USD/JPY si mantiene invece in area 160, sostenendo il rialzo dell’EUR/JPY e degli altri cross legati alla divisa giapponese; quota 186,00 rappresenta un livello chiave per EUR/JPY, che al momento non mostra segnali di rallentamento.
Il franco svizzero si mantiene stabile, intorno a 0,9215 contro euro, mentre perde terreno contro il dollaro, scendendo a 0,7930. Le valute oceaniche risultano in recupero, soprattutto per effetto della debolezza del dollaro. Resta aperto il tema della durata di questa fase: le prossime ore saranno decisive, in particolare per l’osservazione delle principali resistenze tecniche che, se superate, potrebbero imprimere ulteriore pressione ribassista alla divisa statunitense.
SETTIMANA ENTRANTE
I segnali di convergenza tra Stati Uniti e Iran verso un accordo per porre fine al conflitto potrebbero spingere ulteriormente al ribasso i prezzi del petrolio. Sul fronte macroeconomico, l’attenzione è rivolta soprattutto alla decisione sui tassi della Federal Reserve, nella prima riunione sotto la guida del presidente Warsh.
C’è inoltre attesa per le decisioni sul costo del denaro da parte di altre banche centrali, tra cui la Banca d’Inghilterra, la Banca del Giappone, la Reserve Bank of Australia, la Riksbank, la Banca Nazionale Svizzera e la Norges Bank. Tra i dati macro più rilevanti si segnalano gli indicatori di fiducia tedeschi, l’inflazione giapponese, che potrebbe avere riflessi importanti sul tasso di cambio dello yen, e le vendite al dettaglio negli Stati Uniti.
Il Regno Unito pubblicherà inoltre i dati su inflazione, vendite al dettaglio e mercato del lavoro. La settimana si presenta quindi estremamente ricca di dati economici e si concluderà con le pubblicazioni dalla Cina su produzione industriale, vendite al dettaglio, disoccupazione e mercato immobiliare.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
Dax pronto alla ripresaIl German 40 Index Cash (GER40) si presenta al mercato in una condizione tecnica di costruttiva forza strutturale di fondo, pur attraversando una fisiologica fase di ritracciamento. La linea di regressione lineare a sessanta periodi — colorata di blu con pendenza marcatamente positiva — identifica un regime di espansione consolidato, con il fair value calcolato dal modello posizionato a 25.044,52 punti: una distanza di oltre 350 punti rispetto alla chiusura giornaliera a 24.691,15, un gap che segnala come il prezzo si trovi attualmente confinato nella metà inferiore del canale, in cerca di una base di accumulazione per tentare il recupero verso la mediana. La banda inferiore del canale scorre poco al di sotto dei livelli attuali e costituisce il riferimento gravitazionale di più immediato interesse per l'operatività long, mentre la banda superiore appare al momento distante, gravitando in area 26.000 punti. La struttura rialzista attiva è il prodotto di un lungo e progressivo apprezzamento avviatosi dai minimi del semestre precedente, con il prezzo che sta ora riassorbendo gli eccessi senza tuttavia destrutturare l'impianto primario.
Sul fronte degli oscillatori, il quadro non lascia margini interpretativi ambigui. Lo Stocastico (9,6,3) mostra le due curve — la linea veloce %K a 25,33 e la linea lenta %D a 20,63 — con un incrocio rialzista già validato: una configurazione che descrive un momentum direzionale in fase di riattivazione, con le curve che emergono dalla soglia di ipervenduto. Questo dettaglio è essenziale: siamo in presenza di un oscillatore che sta scaricando un eccesso ribassista fornendo un timing meccanico eccellente, il che supporta l'ipotesi di un rimbalzo tecnico imminente. L'ATR a 14 periodi con media RMA si posiziona a 459,87 punti, un livello di volatilità in evidente appiattimento che riflette una fase di compressione e normalizzazione, preludio tipico di un nuovo vettore direzionale. I volumi della seduta corrente, a 159.750 contratti contro una media mobile a 138.880, confermano un ritorno di interesse in prossimità dei livelli attuali: un'ulteriore espansione volumetrica sul break al rialzo sarebbe il segnale atteso per validare in via definitiva la ripresa della tendenza.
La struttura dei livelli Fibonacci Pivot disegna lo scenario operativo con precisione chirurgica. Il Pivot centrale a 24.702,32 si pone come l'immediato spartiacque direzionale. Il prezzo si trova attualmente appena sotto questo livello a 24.691,15 — dopo una seduta in lieve progresso (+0,30%) — e punta con coerenza al superamento del Pivot per sbloccare il percorso verso R1 a 25.401,07 come primo obiettivo operativo, con R2 a 25.832,76 come estensione naturale del movimento al rialzo. Lo scenario short ipotetico richiederebbe un rigetto sistematico del Pivot a 24.702,32 e una rottura dei minimi recenti, condizione che andrebbe però a cozzare contro il bias della regressione lineare. Lo scenario long — quello tecnicamente dominante e allineato alla pendenza strutturale — si attiva nella sua versione più solida al superamento confermato e mantenuto del Pivot a 24.702,32, con target primario a R1 (25.401,07) e target secondario a R2 (25.832,76); lo stop tecnico è posizionabile calcolando un valore pari all'ATR (circa 460 punti) dal livello di ingresso, collocandosi strategicamente in area 24.240, al di sopra del supporto vitale S1 (24.003,56).
CFD Nasdaq100 superera' la resistenza?Per ora fatica a superare la resistenza con indicatori ed oscillatori impostati negativamente. In caso di massimo decrescente e violazione del minimo di 28187 il ribasso potrebbe riprendere con vigore e volumi in crescita con potenziale ritorno ai precedenti massimi storici in area 26200-25850 dove passa anche la mm a 200.
USA-Iran, accordo vicino e mercati in rialzoMEMORANDUM DI INTESA USA–IRAN
Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato il raggiungimento di un “solidissimo memorandum d’intesa” con l’Iran, dichiarando formalmente concluso il conflitto militare tra i due Paesi.
L’annuncio è arrivato direttamente dalla Casa Bianca, ponendo le basi per una firma ufficiale che potrebbe avvenire già nel fine settimana in Europa.
L’Iran frena parzialmente l’entusiasmo, sottolineando che una decisione definitiva attende l’approvazione formale della Guida Suprema, Ali Khamenei.
Secondo quanto riportato, l’accordo prevederebbe che Teheran rinunci al possesso e allo sviluppo di armi nucleari. Inoltre, sarebbe prevista la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz, con la messa in sicurezza del traffico marittimo.
L’intesa include anche meccanismi per lo sblocco di asset e fondi iraniani precedentemente congelati dalle sanzioni internazionali.
Il memorandum stabilisce infine una tregua iniziale di 60 giorni, finalizzata a sospendere le operazioni belliche e a strutturare negoziati di lungo periodo più dettagliati.
WALL STREET SI RISOLLEVA
Nella seduta di ieri, 11 giugno 2026, la Borsa di Wall Street ha chiuso in forte rialzo, invertendo la rotta rispetto ai pesanti ribassi dei giorni precedenti.
A trainare il rally dei listini americani è stata l’attenuazione delle tensioni geopolitiche, dovuta alla notizia di una possibile intesa tra Stati Uniti e Iran e alla decisione del Presidente Trump di sospendere i raid aerei previsti.
Il comparto tecnologico è rimasto in forte fermento anche per la grande attesa legata al debutto in Borsa di SpaceX. Gli investitori retail hanno allocato oltre 100 miliardi di dollari per l’evento, che si preannuncia come il più grande della storia. Parallelamente, le aziende di intelligenza artificiale continuano a raccogliere capitali per sostenere gli investimenti nei data center.
Il Dow Jones ha chiuso a +1,86%, attestandosi a quota 50.848 punti. Il Nasdaq Composite ha segnato un +1,68%, guidando il recupero del settore tecnologico.
Infine, l’S&P 500 ha registrato un +1,28%, recuperando terreno dopo le recenti flessioni legate alle preoccupazioni macroeconomiche.
VALUTE
L’indice del dollaro è salito a circa 99,8 venerdì, mantenendo però gran parte delle perdite della sessione precedente, appesantito dalla ridotta domanda di beni rifugio.
Questo movimento segue le dichiarazioni del Presidente Donald Trump, secondo cui un accordo di pace con l’Iran potrebbe essere firmato già nel fine settimana in Europa.
Tali dichiarazioni hanno innescato un forte calo dei prezzi del petrolio, attenuando le preoccupazioni legate all’inflazione persistente e alla necessità di ulteriori rialzi dei tassi di interesse.
Sulle principali coppie valutarie, l’EUR/USD è leggermente salito a 1,1570 senza tuttavia riuscire a sfondare la resistenza, analogamente al GBP/USD (cable), che ha sfiorato quota 1,3400.
Rimane molto forte l’USD/JPY, che non riesce a rompere al ribasso il livello di 159,80 e resta in area di possibile intervento attorno a 160,20–160,30. L’EUR/JPY si mantiene vicino ai massimi, in area 185,30.
Il franco svizzero risulta stabile: a 0,9210 contro euro e a 0,7970 contro dollaro, in un contesto di rinnovata attesa di un fattore catalizzatore capace di spostare gli equilibri nel mercato dei cambi.
Nel frattempo, i dati pubblicati giovedì hanno mostrato che i prezzi alla produzione negli Stati Uniti sono aumentati del 6,5% su base annua a maggio, il livello più alto da novembre 2022 e leggermente superiore alle attese del 6,4%. Questo evidenzia il crescente impatto dello shock energetico in Medio Oriente.
Insieme ai dati precedenti, che indicavano un’accelerazione dell’inflazione al consumo ai massimi da tre anni, è probabile che il PPI rafforzi le aspettative di un possibile aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve entro la fine dell’anno.
LA BCE ALZA IL COSTO DEL DENARO
La Banca Centrale Europea (BCE) ha aumentato i tassi di interesse di 25 punti base nella riunione di giugno 2026, segnando il primo rialzo dal 2023 e ribadendo l’impegno a mantenere l’inflazione al target del 2% nel medio termine.
La decisione segue l’aumento dei costi energetici e i persistenti rischi inflazionistici derivanti dal conflitto con l’Iran e dalle interruzioni delle spedizioni di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz.
La banca centrale, attraverso i suoi portavoce, ha affermato che la guerra in Medio Oriente sta amplificando le pressioni inflazionistiche e che il rialzo dei tassi è supportato da tutti gli scenari analizzati sulle prospettive dell’area euro.
La BCE ha inoltre rivisto al rialzo le previsioni di inflazione: il dato complessivo è ora stimato al 3,0% nel 2026 e al 2,3% nel 2027. Anche l’inflazione core è stata rivista al 2,5% per entrambi gli anni, rispetto alle precedenti stime del 2,3% e del 2,2%.
Per quanto riguarda la crescita economica, le proiezioni sul PIL dell’Eurozona sono state leggermente riviste al ribasso: +0,8% nel 2026 (dal precedente 0,9%) e +1,2% nel 2027 (dal precedente 1,3%).
CROLLO DEL PETROLIO
Crollano i prezzi del WTI e del Brent, scesi rispettivamente a 84,70 e 87,80 questa mattina. Si tratta dei livelli più bassi degli ultimi due mesi.
Il calo segue le dichiarazioni del Presidente Donald Trump, secondo cui un accordo di pace con l’Iran potrebbe essere raggiunto già nel fine settimana.
L’agenzia di stampa iraniana Fars ha riferito che Teheran probabilmente accetterà l’accordo, sebbene nessun testo definitivo sia stato ancora approvato ufficialmente da entrambe le parti.
Trump ha affermato che l’intesa consentirebbe la riapertura della navigazione nello Stretto di Hormuz e includerebbe l’impegno iraniano a rinunciare allo sviluppo di armi nucleari.
Nonostante ciò, gli operatori di mercato restano cauti: anche in caso di svolta decisiva, permarrebbero ostacoli significativi alla completa normalizzazione dei flussi di petrolio.
Tra questi, la bonifica delle mine nello Stretto di Hormuz, la riattivazione dei giacimenti inattivi e la riparazione delle infrastrutture energetiche danneggiate dagli attacchi con droni e missili.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
Wall Street in calo tra inflazione e tensioni IranWALL STREET RIPIEGA ANCORA
Nella seduta di ieri, mercoledì 10 giugno 2026, Wall Street ha registrato una chiusura in netto ribasso, zavorrata dai dati sull'inflazione statunitense più elevati del previsto e dal riaccendersi delle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran.
Il Dow Jones ha ceduto l’1,9%, scendendo a 49.918 punti. L’S&P 500 ha perso l’1,62%, mentre il Nasdaq Composite ha registrato un calo del 2,0%, arretrando a 25.169 punti.
Nel corso della notte, l'esercito statunitense ha annunciato di aver completato gli ultimi attacchi contro l'Iran, alimentando le speranze di una possibile ripresa dei negoziati di pace. In precedenza, tuttavia, Washington aveva lanciato nuovi attacchi dopo che il presidente Donald Trump aveva accusato Teheran di ritardare i colloqui su un accordo di pace provvisorio.
L'Iran avrebbe inoltre risposto prendendo di mira navi statunitensi nello Stretto di Hormuz con attacchi missilistici e droni. Questa escalation ha rafforzato l’idea che il cessate il fuoco di aprile si sia di fatto dissolto, anche se la campagna di bombardamenti su larga scala vista all’inizio del conflitto non è ripresa.
La quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz ha continuato a ridurre le forniture energetiche globali, sebbene emergano segnali secondo cui limitati volumi di petrolio stiano ancora uscendo dal Golfo Persico.
Il fatto che l’esercito statunitense abbia dichiarato conclusi gli attacchi riaccende le speranze. I mercati potrebbero quindi vivere oggi una giornata caratterizzata da maggiore propensione al rischio. Ci si può attendere borse in ripresa, dollaro in leggero calo e oro in rialzo.
VALUTE
Sui cambi continuano ormai da mesi le medesime dinamiche di prezzo, con l’EUR/USD ancorato in un trading range compreso tra 1.1408 (13 marzo) e 1.1854 (aprile). Tali estremi, tuttavia, non sono stati più rivisti, poiché la volatilità è ulteriormente diminuita.
Nelle ultime settimane i prezzi hanno oscillato in una fascia ancora più ristretta, tra 1.1500 e 1.1680.
Analogamente, il Cable si è mosso tra 1.3300 e 1.3500, mentre l’attenzione è rimasta elevata sull’USD/JPY, dove il rischio di intervento delle autorità monetarie è aumentato sensibilmente.
Nel frattempo, i rendimenti dei titoli di Stato sul decennale restano intorno al 2,7%, mentre l’USD/JPY si mantiene in area 160,50, con gli operatori molto cauti e timorosi di un intervento della BoJ.
Le valute oceaniche restano bloccate in una fase correttiva che appare temporanea. I supporti di AUD/USD e NZD/USD sembrano reggere, rispettivamente a 0.6980 e 0.5775.
INFLAZIONE USA
Il tasso di inflazione annuale negli Stati Uniti è salito al 4,2% a maggio 2026, raggiungendo il livello più alto da aprile 2023. Il dato è in aumento rispetto al 3,8% di aprile ed è in linea con le aspettative di mercato.
Si tratta del terzo incremento mensile consecutivo dell’inflazione complessiva, con i costi energetici in rialzo del 23,5%, a causa dello shock energetico legato al conflitto con l’Iran.
I prezzi della benzina sono aumentati del 40,5% (dopo un precedente +28,4%), mentre il gasolio ha registrato un incremento del 58,9% (dal +54,3%).
Su base mensile, l’indice dei prezzi al consumo (CPI) è salito dello 0,5%, leggermente meno del +0,6% di aprile ma in linea con le previsioni. I prezzi dell’energia sono aumentati del 3,9%, contribuendo per oltre il 60% all’incremento mensile.
Nel frattempo, l’inflazione core su base annua è salita al 2,9%, nuovo massimo da settembre 2025, rispetto al 2,8% di aprile, in linea con le attese. Tuttavia, su base mensile il core CPI è aumentato dello 0,2%, in rallentamento rispetto allo 0,4% precedente e al di sotto delle aspettative dello 0,3%.
DECENNALE USA
Il rendimento dei titoli del Tesoro statunitensi a 10 anni è rimasto pressoché invariato al 4,52% nella giornata di mercoledì, in calo rispetto al massimo intraday del 4,55%.
Il dato sull’inflazione ha fornito un moderato sollievo, indicando che lo shock energetico non si è ancora trasmesso in modo significativo alle pressioni inflazionistiche generali.
Dopo la pubblicazione del CPI, gli operatori hanno leggermente ridimensionato le aspettative di ulteriori rialzi dei tassi da parte della Fed nel corso dell’anno, sebbene un aumento di 25 punti base a dicembre rimanga pienamente scontato dai mercati.
L’attenzione degli investitori si sposta ora sul dato PPI di oggi pomeriggio, alla ricerca di ulteriori indicazioni sulle pressioni inflazionistiche sottostanti.
Nel frattempo, i dati sul mercato del lavoro della scorsa settimana indicano un contesto resiliente e potenzialmente in miglioramento, mentre altri indicatori economici continuano a segnalare un buon slancio dell’economia statunitense.
PETROLIO
Il prezzo del petrolio greggio WTI rimane stabile intorno ai 90 dollari al barile, mentre gli operatori continuano a mantenere un atteggiamento prudente alla luce delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Nella notte, gli Stati Uniti hanno annunciato la fine degli attacchi all’Iran, elemento che potrebbe favorire una ripresa dei prezzi nel breve termine.
Il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz resta tuttavia fortemente compromesso, con l’Iran che blocca gran parte delle navi lungo questa cruciale via marittima, mentre gli Stati Uniti hanno imposto restrizioni ai porti iraniani.
Nonostante ciò, il Segretario all’Energia statunitense, Wright, ha dichiarato che il traffico navale nel Golfo e le esportazioni di petrolio attraverso lo Stretto risultano in aumento, seppur in presenza di continue interruzioni.
Nel frattempo, i dati EIA mostrano che le scorte di greggio statunitensi sono diminuite di 7,228 milioni di barili nella scorsa settimana, segnando il settimo calo consecutivo e superando le aspettative di una riduzione di 4 milioni di barili.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
Too many red flags, take profitSta avendo molta diffusione sui media questo report dei bravissimi analisti di BOFA, dal titolo "Too many red flags, take profit", pubblicato da Savita Subramanian, responsabile della quant strategy.
Riassumendo, il team vede ancora opportunità dei singoli titoli dell'S&P 500, ma non nell'indice cap-weighted nel suo complesso.
Si dice che l'S&P 500 sia più vulnerabile a una correzione per un numero crescente di segnali tipicamente associati a top di mercato.
Dei 10 segnali che la banca monitora e che storicamente hanno lampeggiato prima dei precedenti picchi di mercato, ne sono ora attivi 7.
2 si sono accesi a maggio, dopo i 5 di aprile-marzo.
Tra i segnali troviamo in particolare l'estrema concentrazione dei rendimenti, attese di crescita a lungo termine eccessive e condizioni di stress creditizio.
Certamente ci sono degli eccessi, che in questi giorni vediamo in parte ridimensionati, e l'analisi di BOFA è per alcuni versi condivisibile.
Va però tenuto conto del fatto che i leader tecnologici odierni sono più solidi rispetto a quelli del passato e che gli utili giustificano le valutazioni.
Contemporaneamente è anche vero che la situazione sta leggermente peggiorando: il rapporto capex - cash flow operativo è passato dal 40% nel 2023 al 100% di oggi.
Durante la bolla dot com questo indicatore aveva toccato un picco a 140%
Chi crede in una continuazione dei rialzi fa un atto di fede rispetto a un allargamento dei benefici dell'AI anche oltre i produttori di tecnologia.
Io personalmente ci credo, ma comunque è vero che in questa fase bisogna fare attenzione a non essere trascinati in eccessi di euforia in alcuni settori dove l'AI hype è più forte.
US100, una bearish engulfing mette alla prova il trend rialzistaDopo il forte rally che ha spinto il Nasdaq verso nuovi massimi storici, il mercato sta mostrando segnali di esitazione.
Sul grafico settimanale è infatti comparsa una Bearish Engulfing che, a vedere i volumi, sembrano prese di profitto da parte degli operatori.
Il segnale assume particolare rilevanza perché si è formato in prossimità di un'importante area psicologica attorno ai 30.000 punti, dopo una fase di accelerazione caratterizzata da volumi sostenuti e forte estensione rispetto alle principali medie mobili.
Tuttavia, per parlare di un vero deterioramento del quadro tecnico, sarà necessario osservare la capacità dei venditori di mantenere il controllo nelle prossime settimane.
Un elemento da monitorare con attenzione potrebbe essere il VWAP, che continua a rappresentare un importante riferimento dinamico per il trend di medio periodo.
Qualora la Bearish Engulfing trovasse conferma con ulteriori chiusure negative, i prezzi potrebbero scendere fino a testare proprio quest'area, dove potrebbe riemergere l'interesse degli acquirenti.
Una discesa verso il VWAP non comprometterebbe necessariamente l'impostazione rialzista.
Anzi, un pullback ordinato potrebbe consentire al mercato di riassorbire parte dell'eccesso accumulato durante l'ultimo impulso e creare le condizioni per un nuovo tentativo di allungo.
In questo scenario, una reazione positiva sul VWAP potrebbe riportare rapidamente il Nasdaq verso il precedente massimo storico, trasformando l'attuale Bearish Engulfing in una semplice pausa tecnica all'interno di un trend rialzista ancora intatto.
Le prossime settimane saranno quindi decisive per capire se il segnale ribassista rappresenti l'inizio di una correzione più profonda, con possibile visita si 26.000 punto, o soltanto una salutare fase di consolidamento.
Mercati contrastati: tech giù, petrolio in caloSESSIONI CONTRASTATE
Nella seduta di ieri, martedì 9 giugno 2026, la Borsa di Wall Street ha chiuso con andamenti contrastati: il Dow Jones ha registrato un rialzo dello 0,2%, mentre il Nasdaq ha subito una brusca flessione dell’1%, a causa di una forte ondata di vendite sul settore tecnologico e sui titoli legati all’intelligenza artificiale.
Anche la sessione asiatica è stata caratterizzata da un andamento negativo. L’indice Nikkei ha perso l’1,2%, scendendo sotto quota 65.000, mentre il più ampio indice Topix è calato dello 0,4% a 3.880, annullando i guadagni della seduta precedente.
Il peggioramento del sentiment degli investitori è stato influenzato dal contesto geopolitico, dopo che gli Stati Uniti hanno lanciato “attacchi di autodifesa” contro l’Iran in risposta all’abbattimento di un elicottero americano.
VALUTE
Sul mercato valutario si osserva un andamento generalmente stabile, con oscillazioni laterali per i principali cambi.
Il cambio EUR/USD tiene area 1,1500 e tenta un recupero, con obiettivi verso 1,1580–1,1590. L’USD/JPY rimane anch’esso appena sopra 160, in attesa di un intervento della BoJ che non si è ancora concretizzato.
Il cross EUR/JPY resta sopra 185,00, ma in prossimità di livelli tecnici interessanti per eventuali vendite. Il franco svizzero perde terreno contro l’euro, con EUR/CHF a 0,9225, mentre USD/CHF si mantiene a ridosso di 0,8000. La sterlina resta stabile in area 1,3400.
CINA, INFLAZIONE STABILE
L’inflazione annua in Cina si è mantenuta stabile all’1,2% a maggio 2026, invariata rispetto al mese precedente ma leggermente al di sotto delle aspettative di mercato (1,3%).
L’inflazione non alimentare è leggermente aumentata all’1,9% (dall’1,8% di aprile), trainata soprattutto dall’accelerazione dei costi dei trasporti (5,4% contro il 4,6%), sostenuta dall’aumento dei prezzi dell’energia e dalle interruzioni nelle catene di approvvigionamento legate al conflitto in Medio Oriente.
I prezzi sono aumentati anche nei settori dell’abbigliamento e dell’assistenza sanitaria. Sul fronte alimentare, invece, si registra un calo per il secondo mese consecutivo, con la flessione più marcata da ottobre.
L’inflazione core (al netto di alimentari ed energia) è salita dell’1,1% su base annua, in lieve decelerazione rispetto all’1,2% di aprile.
Su base mensile, i prezzi al consumo sono diminuiti dello 0,1%, invertendo l’aumento dello 0,3% registrato ad aprile. Tuttavia, il calo è risultato più contenuto rispetto alle attese di mercato (-0,2%).
PETROLIO
Questa mattina il prezzo del petrolio WTI spot è in discesa verso quota 87 dollari al barile, nonostante le notizie provenienti dal Medio Oriente restino tutt’altro che rassicuranti.
Gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi attacchi contro l’Iran in seguito all’abbattimento di un elicottero americano, alimentando timori sulla tenuta del fragile cessate il fuoco e sulle prospettive di un accordo di pace duraturo.
L’esercito statunitense ha dichiarato che il presidente Donald Trump ha ordinato gli “attacchi di autodifesa” in risposta all’incidente che ha coinvolto un elicottero Apache. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha risposto affermando che le forze armate iraniane non lasceranno impuniti attacchi o minacce.
I prezzi del petrolio erano crollati fino al 5,9% nella giornata di ieri, dopo che Israele e Iran avevano concordato una sospensione delle ostilità a seguito di una nuova escalation del conflitto.
Nel frattempo, i dati dell’API hanno mostrato che le scorte di greggio statunitensi sono diminuite di 9,1 milioni di barili nella scorsa settimana, raggiungendo il livello più basso degli ultimi quattro mesi, mentre gli acquirenti cercavano di compensare le interruzioni delle forniture legate alle tensioni nel Golfo Persico.
ORO ANCORA IN RIBASSO
Prosegue la fase negativa per l’oro, sceso sotto i 4.200 dollari l’oncia e ai minimi dal 23 marzo.
L’ultima escalation militare ha alimentato dubbi sulla durata del fragile cessate il fuoco e sulla possibilità di un accordo di pace più ampio, prolungando al contempo la quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz.
L’aumento dei costi energetici legato al conflitto ha rafforzato i timori di un’inflazione persistente e di un possibile ulteriore inasprimento della politica monetaria da parte delle banche centrali, fattori che penalizzano asset non redditizi come l’oro.
Nel frattempo, gli investitori attendono la pubblicazione dei dati sull’inflazione statunitense per ottenere nuovi segnali sulla futura politica monetaria della Federal Reserve. Dati sull’occupazione migliori delle attese hanno inoltre rafforzato le aspettative di un possibile aumento dei tassi entro la fine dell’anno.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
SPX: Analisi ciclica e strutturale1. Struttura di fondo
La lettura principale rimane impostata su una chiusura di ciclo annuale a fine marzo, dalla quale il mercato ha avviato una nuova fase espansiva.
Il grado del ciclo resta da confermare:
nuovo annuale
oppure ciclo intermedio esteso
👉 In entrambi i casi, il contesto rimane rialzista di medio periodo.
2. Ciclo in corso (Q sui minimi)
Il mercato si trova nella parte finale del primo ciclo trimestrale (Q).
Identificazione basata su:
proiezione dell’assorbimento sui minimi
violazione del massimo del Q precedente
👉 Struttura ciclica matura.
3. Ciclo inverso (Q sui massimi)
La salita verso i nuovi massimi ha accompagnato la chiusura di un Q inverso.
durata ampia ma regolare
sviluppo coerente
👉 Allineamento tra tempo e prezzo.
4. Fase attuale: correzione
La discesa in atto rappresenta la fase di chiusura del Q sui minimi.
Conferme:
Break strutturale
Violazione area 7333
Tempo incompleto
Ciclo base < livello 6 (scala 0–10)
👉 Correzione attiva e ancora in sviluppo.
5. Struttura ciclica inferiore (elemento chiave)
Con il minimo registrato ieri — o con un eventuale nuovo minimo in formazione — è altamente probabile la chiusura di un ciclo inferiore, verosimilmente mensile.
Questo introduce una dinamica importante:
chiusura ciclo inferiore → condizione tipica per rimbalzo
partenza nuovo ciclo inferiore → ultimo segmento che porterà alla chiusura del Q superiore
👉 Traduzione operativa:
la pressione ribassista di fondo rimane, ma può essere intervallata da una fase di recupero tecnico.
6. Volumi e struttura
POC sui massimi → distribuzione
Aree rarefatte sotto → inefficienze da colmare
👉 Favorita una fase correttiva con riempimento dei vuoti volumetrici.
7. Timing ciclico
Q inverso → chiuso
Q sui minimi → in chiusura
Target temporale:
➡️ livello 8 → metà luglio
👉 Sequenza coerente con struttura a zig-zag.
8. Target di prezzo (Fibonacci)
Livelli chiave della correzione:
0.382 → target principale
0.5 → estensione fisiologica
Interpretazione:
0.382 → correzione ordinata
0.5 → pressione maggiore ma ancora sana
oltre 0.5 → rischio trading range prolungato
9. Contesto macro
Le scorte all’ingrosso superiori alle attese suggeriscono:
possibile rallentamento della domanda
accumulo di inventory
potenziale riduzione della produzione futura
👉 Effetto:
pressione ribassista di breve, coerente con il quadro tecnico.
🔴 1 0. Livello di invalidazione
L’impostazione correttiva viene invalidata solo in presenza di nuovi massimi.
👉 Fino a quel momento:
ogni rimbalzo va letto come movimento interno alla correzione
non come ripresa strutturale del trend
📌 Conclusione operativa
Nuovo ciclo avviato a fine marzo
Primo Q in fase finale
Q inverso già completato
Correzione in atto (non conclusa)
Possibile chiusura ciclo mensile → atteso rimbalzo tecnico
Target:
0.382 principale
0.5 esteso
Volumi da distribuzione
Timing: metà luglio
Invalidazione: nuovi massimi
⚠️ Nota
Le considerazioni derivano da modelli ciclici e letture tecnico-statistiche.
Rappresentano ipotesi probabilistiche, non certezze, e restano subordinate all’evoluzione del mercato e a fattori esogeni.
La presente è la mia visione e non rappresenta un incentivo ad operare, investire o disinvestire.
Mercati: rimbalzo Wall Street, dollaro cautoWALL STREET RIMBALZA
Dopo tre sessioni consecutive al ribasso, Wall Street ha registrato una seduta positiva, caratterizzata da una decisa apertura al rialzo e da scambi proseguiti nella stessa direzione.
Il mercato ha beneficiato del forte recupero dei titoli legati ai semiconduttori, dopo le recenti flessioni causate dai dati trimestrali di settore.
Il Dow Jones ha chiuso in lieve territorio negativo, con un calo dello 0,16%. Il Nasdaq ha messo a segno un deciso recupero, guidato dal settore tecnologico e dal rimbalzo dei titoli dei chip, terminando la sessione in forte rialzo dell’1,81%. L’S&P 500 ha chiuso a +0,29%.
Gli investitori rimangono tuttavia cauti in seguito agli ottimi dati sull’occupazione americana. La solidità del mercato del lavoro alimenta il timore che la Federal Reserve possa mantenere i tassi di interesse elevati più a lungo, con possibili rialzi tra giugno e dicembre.
VALUTE
Sul fronte valutario c’è poco da segnalare. L’EUR/USD è rimasto nel trading range delle ultime 3-4 sedute: i supporti a 1,1500 hanno tenuto, mentre l’area 1,1565–1,1575 funge da resistenza.
L’USD/JPY, dal canto suo, resta nella fascia di oscillazione compresa tra 159,80 e 160,40, con i timori di intervento della BoJ, che rimane vigile anche sui tassi. Il rendimento del decennale giapponese si mantiene sopra il 2,7%, alimentando le probabilità che nella prossima riunione possa essere aumentato il costo del denaro.
L’indice Nikkei 225 è salito dell’1,6%, superando quota 65.000, mentre l’indice più ampio Topix ha guadagnato lo 0,5%, attestandosi a 3.871 punti. Le azioni giapponesi hanno così interrotto una serie negativa di tre giorni grazie alla ripresa dei titoli tecnologici e dell’intelligenza artificiale.
Tornando ai cambi, si segnala un dollaro che per ora ha corretto i recenti guadagni, grazie a un leggero miglioramento del sentiment verso una possibile soluzione pacifica del conflitto, con l’indice VIX tornato sotto quota 20.
Sul fronte geopolitico, Iran e Israele hanno concordato di sospendere gli attacchi reciproci, attenuando i timori che un conflitto più ampio possa intensificare le pressioni inflazionistiche legate al settore energetico.
CINA, CRESCE L’EXPORT
Le esportazioni cinesi sono aumentate del 19,4% su base annua, raggiungendo il livello record di 376,78 miliardi di dollari a maggio 2026. Il dato ha superato di gran lunga le previsioni del 15% e ha accelerato rispetto all’aumento del 14,1% registrato ad aprile.
Si tratta della crescita più rapida da febbraio, sostenuta dal continuo accumulo di scorte da parte delle aziende per prevenire le pressioni sui prezzi dell’energia legate alla guerra in Medio Oriente. Inoltre, la persistente domanda di semiconduttori e hardware per l’intelligenza artificiale ha ulteriormente supportato le esportazioni.
Nei primi cinque mesi dell’anno, le esportazioni totali sono comunque aumentate del 15,5% su base annua, raggiungendo 1.710 miliardi di dollari.
Nello stesso periodo, le esportazioni sono cresciute verso i Paesi ASEAN (+20,3%), l’Unione Europea (+16,4%), Hong Kong (+45,5%), la Corea del Sud (+28,5%) e il Giappone (+7,1%), mentre hanno mostrato una crescita molto più contenuta verso gli Stati Uniti (+2,7%).
PETROLIO IN CALO
Scende il prezzo del greggio WTI spot, tornato sotto i 90 dollari al barile dopo aver perso gran parte dei guadagni della sessione precedente.
Il calo è seguito all’accordo tra Iran e Israele per la cessazione degli attacchi reciproci, che ha alimentato le speranze di progressi nei negoziati di pace. I due Paesi si erano scambiati attacchi durante il fine settimana, minacciando un fragile cessate il fuoco e alimentando i timori di una più ampia escalation.
Il presidente Donald Trump ha esortato entrambe le parti a ridurre la tensione e ha affermato che i colloqui con Teheran sono in corso, aggiungendo che i prezzi del petrolio dovrebbero stabilizzarsi una volta terminato il conflitto.
Sebbene il cessate il fuoco rimanga in vigore, lo Stretto di Hormuz risulta ancora di fatto chiuso a causa del duplice blocco imposto da Stati Uniti e Iran, con gravi ripercussioni sulle spedizioni di greggio, carburanti raffinati e gas naturale verso i mercati globali.
ORO
L’oro si è stabilizzato sopra i 4.300 dollari l’oncia dopo che Iran e Israele hanno concordato una cessazione, almeno temporanea, delle ostilità.
Ciononostante, il metallo prezioso è rimasto vicino ai livelli più bassi da fine marzo, con il dollaro e i rendimenti dei titoli del Tesoro in rialzo in seguito a dati sull’occupazione statunitense migliori del previsto.
Questo ha rafforzato le aspettative di un possibile aumento dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve entro la fine dell’anno.
I mercati prezzano ora circa il 70% di probabilità di un rialzo dei tassi di un quarto di punto a dicembre.
Gli investitori attendono inoltre i dati sull’inflazione statunitense (CPI e PPI), previsti per la fine della settimana, per ottenere nuovi segnali sulle prospettive di politica monetaria della Fed.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.






















