Indici di mercato
Nasdaq oltre 27.700: estensione finale o gamba di rialzo?Contesto attuale: dove siamo ora
A inizio maggio 2026 il Nasdaq 100 viaggia in area 27.700–27.800 punti dopo aver chiuso il 4 maggio a 27.731, con massimo intraday a 27.822, aggiornando ancora i massimi storici segnati a fine aprile.
L’intero movimento partito dai minimi di inizio aprile in area 23.800–24.000 ha quindi prodotto un’estensione di circa 3.800–4.000 punti in meno di un mese, configurando una fase di “melt‑up” più marcata rispetto al precedente swing di marzo.
Nelle ultime sedute la price action mostra una progressione graduale sopra 27.300, con brevi fasi di consolidamento intraday ma chiusure giornaliere sistematicamente sopra 27.400, segnale di prese di profitto ancora contenute e di domanda attiva sui pullback.
Le analisi tecniche sul Nasdaq 100 evidenziano come il canale ascendente avviato dal minimo del 7 aprile a 23.808 continui a reggere, con massimi e minimi crescenti che confermano la pressione rialzista in scia ai risultati trimestrali tech e al graduale allentamento delle tensioni geopolitiche percepite a metà aprile.
I precedenti massimi storici in area 26.200–26.300, superati a metà aprile, sono ormai alle spalle e agiscono come supporto dinamico di medio periodo, mentre sopra 27.500 l’indice si muove in piena fase di price discovery rialzista.
Struttura di fondo: bull trend esteso ma vivo
Su orizzonte plurimensile il Nasdaq 100 rimane inserito in un bull trend di medio‑lungo periodo, riattivato dalla correzione di marzo e dalla successiva ripartenza dai minimi 23.800–24.000 dell’inizio di aprile.
Il rimbalzo di aprile ha rotto al rialzo il canale correttivo che conteneva il movimento discendente da febbraio a fine marzo, riportando i prezzi sopra tutte le resistenze statiche intermedie a 24.500, 25.000, 26.000 e poi oltre 27.000, con la progressione odierna verso l’area 27.800.
Le analisi macro e settoriali continuano a sottolineare il ruolo centrale dell’AI e della crescita degli utili delle big tech nel sostenere il premio di valutazione del Nasdaq 100 rispetto all’S&P 500, con diverse case che per il biennio 2026–2027 stimano ancora una crescita utili superiore per il comparto tech.
In questo quadro, la fascia 23.000–23.800 viene confermata come area di accumulazione completata, mentre sopra 25.000 il focus degli strategist resta più sulla sostenibilità delle valutazioni e sull’eventuale compressione dei multipli che non sulla tenuta del trend strutturale.
Finché le medie mobili lente restano orientate positivamente e i supporti strutturali di medio periodo sopra 23.000–24.000 vengono difesi, anche correzioni violente sarebbero inquadrate come movimenti “in trend” all’interno di un bull market pluriennale, non come un’inversione definitiva.
Nuova fascia 26.500–28.500: livelli NAS100
ùRispetto alla precedente fascia 26.000–27.800, l’ultima estensione ha spostato ulteriormente verso l’alto il baricentro del trading range: oggi il nuovo “laboratorio” di contrattazione tra compratori e venditori sul Nasdaq (CFD Pepperstone NAS100) si colloca indicativamente tra 26.500 e 28.500 punti, con la parte centrale del range concentrata nell’area 27.300–27.900.
Principali livelli aggiornati (NAS100, riferiti al cash NDX):
• Resistenza immediata 27.800–28.000 punti: area dei massimi storici più recenti, in cui convergono la parte alta del canale ascendente daily identificato dalle analisi sul Nasdaq CFD e le proiezioni di Fibonacci dell’impulso partito dai minimi di aprile; una chiusura daily robusta sopra 28.000 aprirebbe spazio verso 28.300–28.500.
• Resistenza secondaria 28.300–28.500 punti: cluster di estensioni Fibonacci intermedie citate nelle proiezioni per il 2026 e target che diversi outlook indicano come possibile terminale dell’attuale onda rialzista minore nel caso di ulteriore “overshooting” del sentiment risk‑on.
• Supporto primario 27.300–27.100 punti: ex area di resistenza di fine aprile e zona dei livelli tecnici 27.140–27.380 individuati come resistenze intermedie nelle analisi di aprile; finché le chiusure rimangono sopra questa fascia, la struttura resta coerente con una “bullish acceleration” con pullback interpretati come occasioni di ingresso long.
• Supporto secondario 26.800–26.500 punti: area di consolidamento che ingloba i supporti chiave 26.288–26.142 segnalati come pivot di breve periodo, corrispondente al cuore del canale rialzista; un ritorno tecnico su quest’area, se accompagnato da volumi non distributivi, sarebbe compatibile con un normale riassorbimento dell’extra‑performance di aprile.
• Supporto strutturale 25.800–25.300 punti: fascia che include il “key short‑term pivot” 25.320 e i minimi significativi di metà aprile, la cui rottura aprirebbe il corridoio 25.000–24.700 e segnalerebbe l’esaurimento dell’onda rialzista in essere con rischio di ritorno verso il vecchio range 24.000–23.500.
Struttura tecnica: trend, momentum e medie mobili
La configurazione delle medie mobili sul Nasdaq 100 rimane marcatamente rialzista: il prezzo continua a muoversi sopra le medie a 20, 50 e 200 giorni, con la 20 che ha completato un bullish crossover sopra la 50 e viaggia ben al di sopra della 200, assetto tipico di una fase di trend forte.
Il distacco tra prezzo corrente (area 27.700) e medie lente, situate diverse centinaia di punti più in basso tra 26.000 e 25.000, descrive un trend di tipo “power up” ma allo stesso tempo esposto al rischio di ritracciamenti rapidi verso le aree di equilibrio dinamico.
Gli oscillatori di momentum confermano una condizione di ipercomprato moderato‑avanzato: l’RSI daily, già segnalato sopra 65–70 sulle analisi di metà aprile, continua a oscillare in area di ipercomprato, mentre il MACD resta positivo pur mostrando un appiattimento dell’istogramma coerente con una fase di rallentamento dell’accelerazione più che con un’inversione già in atto.
Su time frame orario, la permanenza dei prezzi nella parte alta del canale 27.300–27.800 produce fasi di consolidamento laterale utili a scaricare solo parzialmente l’eccesso di momentum, mantenendo una struttura coerente con un’onda impulsiva ancora attiva finché i pullback si fermano sopra 27.100–26.800.
In questa mappa tecnica, sopra 27.800–28.000 il mercato entrerebbe in una nuova zona di price discovery rialzista verso 28.300–28.500, mentre l’area 27.300–26.800 rappresenta il primo “cuscinetto” di supporto post‑accelerazione.
Solo una rottura decisa e confermata in chiusura daily sotto 25.800–25.300 metterebbe davvero in discussione la narrativa dominante di “bull trend esteso ma intatto”, aprendo spazio a un repricing più profondo del rischio tech.
Scenari di reazione dei prezzi sulla fascia 26.500–28.500
· Scenario di continuazione rialzista (base case)
Se nelle prossime settimane non dovessero emergere nuovi shock sul fronte geopolitico e le big tech continueranno a consegnare utili complessivamente in linea o superiori alle attese, il Nasdaq (NAS100 CFD) ha spazio per mantenersi sopra 27.300–27.100 e lavorare stabilmente l’area 27.800–28.000, con possibili estensioni verso 28.300–28.500 in caso di ulteriore compressione del premio per il rischio.
In questo contesto i modelli trend‑following restano orientati a strategie di accumulazione sui “dips”, privilegiando ingressi long su pullback controllati verso 27.300–26.800, con gestione del rischio ancorata a stop progressivi sotto 26.500–25.800 a seconda dell’orizzonte temporale e della leva impiegata.
· Scenario di pullback tecnico e riapertura del rischio macro
Se invece dovessero riacutizzarsi tensioni geopolitiche con impatto sulle condizioni finanziarie globali, oppure se dalle prossime trimestrali tech arrivassero sorprese negative su crescita e guidance, il premio di valutazione accumulato dall’indice potrebbe iniziare a rientrare con un ritracciamento iniziale verso 27.300–26.800, per poi estendersi in caso di correzione più ampia verso 26.500–25.800, dove si concentrano i principali supporti statici e dinamici di breve‑medio periodo.
Solo una discesa stabile sotto 25.300–25.000 comprometterebbe la struttura dell’impulso di aprile e aprirebbe spazio a una revisione ribassista più profonda verso 24.700–24.000, area in cui diversi desk collocherebbero obiettivi di profit‑taking per strategie short costruite sopra 26.500–27.000.
In questa fase, la fascia 26.500–28.500 sul Nasdaq (CFD Pepperstone NAS100) rappresenta il nuovo pivot operativo del mercato tech USA: la capacità dei prezzi di restare in chiusura sopra 27.300–27.100 sarà il segnale chiave per distinguere tra un’estensione impulsiva del bull trend verso 28.300–28.500 e un rientro più profondo verso il range 26.500–25.300 con normalizzazione del momentum dopo il “massive gap up” di inizio aprile.
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Mercati cauti tra tensioni geopolitiche e petrolioMERCATI IN ATTESA DELLA PACE
Wall Street ha chiuso la sessione di ieri in leggero territorio negativo, appesantita dalle tensioni geopolitiche e dalle possibili conseguenze che un’ulteriore impennata del prezzo del greggio potrebbe avere sui prezzi e sull’approvvigionamento energetico.
Il Dow Jones ha chiuso in calo dell’1,13%, trascinato dalle blue chip, mentre S&P 500 e Nasdaq hanno registrato ribassi più contenuti, rispettivamente dello 0,41% e dello 0,19%.
A pesare è soprattutto la questione mediorientale, dopo lo scambio di attacchi reciproci tra Stati Uniti e Iran tra lo Stretto di Hormuz e il Golfo di Oman, con gli americani impegnati ad aprire un varco per le navi mercantili attraverso lo stretto.
Al momento non sembrano emergere progressi nei colloqui per una soluzione pacifica. Tuttavia, i mercati, pur mantenendo un atteggiamento prudente, mostrano di confidare in una de‑escalation, evitando movimenti marcati verso il risk off.
Lo stesso indice VIX rimane sotto quota 20, soglia psicologica che divide l’avversione dall’appetito per il rischio.
VALUTE
Il dollaro resta la valuta rifugio preferita in questo contesto di incertezza, anche se tende a indebolirsi rapidamente non appena si intravedono spiragli di pace.
Il cambio EUR/USD resta confinato tra 1,1650 e 1,1750, così come il cable si muove tra 1,3480 e 1,3580. USD/JPY stabile in area 157,30, con la BoJ sempre pronta a intervenire almeno verbalmente per difendere lo yen da attacchi speculativi.
Le valute oceaniche resistono, soprattutto dopo il rialzo dei tassi operato dalla RBA. Poco da segnalare sugli altri cambi, che restano in attesa di catalizzatori in grado di modificare gli equilibri attuali.
PETROLIO STABILE
Martedì il prezzo del petrolio WTI si è mantenuto stabile, sopra i 100 dollari al barile, dopo l’impennata di oltre il 4% registrata nella sessione precedente a causa dell’intensificarsi delle tensioni in Medio Oriente.
Stati Uniti e Iran si sono scambiati colpi di arma da fuoco nello Stretto di Hormuz, aumentando l’incertezza sulla tenuta del cessate il fuoco in vigore da quattro settimane. Le forze statunitensi hanno respinto gli attacchi iraniani mentre scortavano due navi battenti bandiera americana, affermando di aver difeso tutte le imbarcazioni commerciali da droni e piccole unità impiegate da Teheran.
Nel frattempo, gli Emirati Arabi Uniti hanno comunicato di aver intercettato missili iraniani e confermato un incendio presso il terminal petrolifero di Fujairah.
L’escalation segue l’annuncio del presidente Trump di piani per ripristinare la navigazione nello Stretto di Hormuz e fornire supporto alle navi bloccate. Tuttavia, gli armatori restano cauti a causa degli elevati rischi per la sicurezza.
La situazione suggerisce che la rotta potrebbe rimanere chiusa fino al raggiungimento di un accordo tra Stati Uniti e Iran, mantenendo i mercati in allerta sul rischio di ulteriori rialzi dei prezzi energetici.
RBA: TASSI IN RIALZO
La Reserve Bank of Australia ha aumentato i tassi di interesse di 25 punti base, portandoli al 4,35%, nella riunione della notte scorsa. La decisione, in linea con le attese di mercato, segue il rialzo di marzo ed è passata con una maggioranza netta di 8 voti contro 1.
L’intervento è stato motivato da un’accelerazione dell’inflazione, trainata dall’aumento dei prezzi di carburanti e materie prime legato al conflitto in Medio Oriente. Le imprese stanno iniziando a trasferire i maggiori costi sui consumatori, mentre le aspettative di inflazione continuano a salire.
Le nuove proiezioni indicano un picco inflattivo superiore alle attese, seguito da un rallentamento della domanda. Le prospettive restano incerte, con rischi al rialzo qualora le tensioni geopolitiche dovessero persistere.
Il Consiglio ha ribadito un approccio fortemente data‑dependent, ritenendo probabile che l’inflazione rimanga sopra il target. L’AUD/USD è in correzione dopo i rialzi verso area 0,7225 registrati nella sessione precedente.
ORO ANCORA IN FLESSIONE
Martedì l’oro si è mantenuto intorno ai 4.530 dollari l’oncia, dopo un calo di quasi il 2% nella seduta precedente. Il metallo resta sotto pressione a causa dell’impennata dei prezzi energetici e del conseguente aumento dei timori inflattivi.
Un contesto di inflazione elevata potrebbe costringere le banche centrali a mantenere o alzare i tassi, penalizzando l’oro, che non offre rendimento rispetto alle obbligazioni.
Sul fronte geopolitico, gli Stati Uniti hanno respinto attacchi iraniani durante la scorta a navi commerciali nello Stretto di Hormuz, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno riferito di missili intercettati e attribuito a droni iraniani un grave incendio nel porto di Fujairah.
L’ultima escalation mette in dubbio la tenuta del cessate il fuoco e ha contribuito a un forte rialzo dei rendimenti obbligazionari globali. Dall’inizio della guerra, alla fine di febbraio, il prezzo dell’oro ha perso complessivamente quasi il 15%.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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WisdomTree - Tactical Daily Update - 04.05.2026Wall Street avanza a nuovi record, il traino è ancora la tech.
Le trimestrali USA sono sopra le attese: analisti rivedranno stime 2026 al rialzo.
Proposta iraniana al vaglio dell’Amministrazione Usa.
Hormutz ancora chiuso: prezzi petrolio e gas restano pesantemente impattati.
Mercati resilienti tra rischio geopolitico e solidità macro: energia volatile, equity sostenuto da utili e AI. La seduta del 30 aprile ha evidenziato una tenuta complessiva dei listini europei, nonostante un contesto geopolitico ancora fortemente deteriorato.
Gli indici principali hanno chiuso in territorio positivo: DAX +1,41%, CAC40 +0,53%, FTSE100 +1,62%, FTSE MIB +0,94%, in una giornata caratterizzata da volumi ridotti alla vigilia delle festività del Primo Maggio.
Il principale driver macro-finanziario resta il conflitto tra Stati Uniti e Iran, con implicazioni dirette sul canale energetico globale. Le probabilità di una de-escalation nel breve termine appaiono marginali: il rischio di una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz continua a rappresentare uno scenario di coda (“tail risk”) con impatti rilevanti sull’offerta energetica globale.
In tale contesto, il Brent ha recentemente toccato un massimo a 126,4 dollari/barile, salvo poi registrare una brusca correzione (-5%) nella prima seduta di maggio, rivelandosi estremamente sensibile al flusso di notizie.
La dinamica dei prezzi energetici resta dominata da fattori esogeni e da elevata volatilità: l’annuncio dell’amministrazione Trump dell’avvio di operazioni per garantire il transito delle navi nello stretto ha contribuito a stabilizzare temporaneamente il sentiment, ma l’assenza di un framework negoziale credibile mantiene il Brent stabilmente sopra la soglia psicologica dei 100 dollari.
Sul piano diplomatico, la nuova proposta iraniana, che sembrerebbe attenuare alcune richieste chiave e riaprire il dossier nucleare, introduce un elemento di opzionalità positiva, ma ancora insufficiente per modificare lo scenario base.
Sul fronte “banche centrali” si osserva una sostanziale convergenza attendista. Federal Reserve, BCE e Bank of England hanno mantenuto invariati i tassi, privilegiando un approccio “data dependent” in un contesto caratterizzato da shock di offerta potenzialmente persistenti.
Negli Stati Uniti, la Fed ha lasciato il corridoio dei Fed Funds al 3,50%-3,75%, ma ha rivelato un livello di dissenso interno inusualmente elevato (massimo dal 1992), riflettendo divergenze significative sulla funzione di reazione futura.
Il presidente uscente Jerome Powell ha ribadito un orientamento hawkish, sottolineando come il processo disinflazionistico non possa ancora considerarsi consolidato. Questo ha indotto il mercato a ricalibrare le aspettative sui tagli dei tassi, ora posticipati e ridimensionati in vista dell’insediamento di Kevin Warsh.
In Europa, Christine Lagarde ha escluso esplicitamente lo scenario di stagflazione, evidenziando come le condizioni attuali differiscano profondamente da quelle degli anni ’70. La BCE mantiene una postura prudente, monitorando attentamente il pass-through dei prezzi energetici all’inflazione core.
La Bank of England, pur mantenendo il base Rate al 3,75% (voto 8-1), ha segnalato deterioramento delle prospettive macro, rivedendo al ribasso le stime di crescita: PIL atteso tra 0,7%-0,8% nel 2026 e 0,8%-1,0% nel 2027. L’istituto ha inoltre sottolineato come lo shock energetico rappresenti un fattore esogeno difficilmente contrastabile con gli strumenti di politica monetaria.
Macro USA: il PIL del primo trimestre 2026 ha registrato una crescita del +2% QoQ annualizzato, in accelerazione rispetto al +0,5% del trimestre precedente ma inferiore alle attese (+2,3%). La composizione della crescita appare tuttavia meno solida: il contributo principale deriva da spesa pubblica ed esportazioni, mentre i consumi privati mostrano segnali di moderazione.
Powell (Chairman uscente della FED) ha comunque ribadito la resilienza dell’economia, sostenuta da una domanda ancora robusta, in particolare nel segmento dei data center e dell’infrastruttura AI, e da un mercato del lavoro che, pur in normalizzazione, evidenzia segnali di notevole tenuta. In questo contesto, il report sull’occupazione di aprile (atteso con +73.000 nuovi occupati) rappresenterà un test chiave per la traiettoria della policy monetaria.
Nonostante il contesto geopolitico complesso, i mercati azionari, in particolare negli Usa, continuano a beneficiare di un forte momentum, sostenuto dalla stagione degli utili positiva e dal tema strutturale dell’intelligenza artificiale.
Wall Street ha aggiornato i massimi storici, con Nasdaq (+0,89%) e S&P500 (+0,29%) su nuovi record. Il mese di aprile ha segnato performance eccezionali: Nasdaq +15,3% e S&P500 +10,4%, rispettivamente i migliori risultati dal 2020.
A livello settoriale, prosegue la sovraperformance dei semiconduttori e delle large cap tecnologiche:
• Apple +3,3%, supportata da una domanda resiliente per iPhone e da margini elevati nel segmento servizi;
• Alphabet +5,2%, grazie a risultati superiori alle attese, in particolare sulla redditività;
• Meta Platforms in calo, penalizzata dall’annuncio di un incremento significativo delle capex, percepito come diluitivo nel breve termine.
Il comparto obbligazionario resta caratterizzato da rendimenti elevati e volatilità contenuta. Il Treasury decennale rende 4,37%, mentre in Europa il Bund tedesco 3,03% ed il BTP italiano 3,85%, con uno spread relativamente stabile.
La dinamica riflette un equilibrio fragile tra aspettative di inflazione persistente (legate all’energia) e segnali di rallentamento ciclico. La postura attendista delle banche centrali contribuisce a mantenere ancorate le aspettative, ma il rischio di repricing resta elevato in caso di nuovi shock.
Stamane, 4 maggio, le Borse asiatiche mostrano un’impostazione costruttiva, trainate dal settore tecnologico. L’indice MSCIAsia è salito oltre +2%, avvicinandosi ai massimi storici, con performance particolarmente forti per Corea e Taiwan. I produttori di semiconduttori continuano a beneficiare della domanda globale legata all’AI.
Sul fronte delle criptovalute, Bitcoin si riporta sopra 80.000 dollari, sostenuto da significativi afflussi istituzionali: gli ETF spot statunitensi hanno registrato 2,44 miliardi di dollari di flussi netti ad aprile, confermando il crescente interesse per l’asset class.
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Ottimo, riesci ad estrapolare dal testo anche un titolo (30-60 cWALL STREET IGNORA IL RISK OFF
I mercati azionari statunitensi, ancora una volta, hanno ignorato le tensioni legate al conflitto militare in Medio Oriente, chiudendo in rialzo nella seduta di venerdì. Il movimento positivo è stato sostenuto da trimestrali migliori delle attese e dal calo del prezzo del petrolio, che dopo i fuochi d’artificio della seduta precedente è tornato in area 100 dollari per il WTI e 114 dollari per il Brent.
L’S&P 500 e il Nasdaq 100 sono saliti rispettivamente dello 0,3% e dello 0,9%, raggiungendo nuovi massimi storici. Apple ha guadagnato il 3,4% dopo aver comunicato utili e prospettive positive, trainate dalle vendite dell’ultimo iPhone.
Sotto i riflettori anche le major energetiche, con ExxonMobil e Chevron che hanno entrambe superato le aspettative di profitto. Meta ha interrotto la sua fase di ribasso, mentre Oracle ha registrato un balzo di quasi il 7%.
Secondo gli ultimi dati, gli investimenti in intelligenza artificiale hanno sostenuto il PIL statunitense nel primo trimestre, compensando i segnali di rallentamento dei consumi privati. Di contro, i titoli difensivi hanno pesato sull’andamento generale e il Dow Jones ha chiuso in calo dello 0,2%.
PETROLIO
Venerdì i future sul petrolio WTI sono scesi a ridosso dei 100 dollari al barile, riducendo i guadagni settimanali. Il movimento è avvenuto dopo che funzionari pakistani hanno confermato che l’Iran ha inviato una proposta di pace aggiornata, successivamente consegnata al governo statunitense.
Nel frattempo, il presidente Trump deve rispettare la scadenza di 60 giorni prevista dalla legge sui poteri di guerra per un eventuale intervento militare in Iran. In base alla normativa del 1973, le truppe devono essere ritirate entro tale periodo, a meno di un’autorizzazione formale del Congresso, che al momento non è stata concessa.
L’amministrazione americana sostiene che il cessate il fuoco raggiunto tre settimane fa abbia “posto fine” alle ostilità.
JPY CONSOLIDA
Venerdì lo yen giapponese si è stabilizzato in area 156,5 per dollaro, dopo un breve rafforzamento verso 155,5 nelle prime ore della seduta. Il movimento segue i sospetti di un intervento di Tokyo sul mercato valutario.
Sebbene il Ministero delle Finanze non abbia confermato ufficialmente l’intervento, giovedì mattina i funzionari avevano emesso un avvertimento definito come “definitivo” contro la vendita di yen. Il Giappone, attraverso i suoi portavoce, non ha ammesso l’azione diretta, ma la dinamica della price action ha mostrato una discesa tale da far ampiamente pensare a un intervento sul mercato spot.
Gli operatori attendono ora ulteriori misure, dato che il governo giapponese solitamente effettua più di un ciclo di acquisti di yen. A inizio settimana, la valuta si era indebolita oltre la soglia psicologica di 160 per dollaro, livello che in passato aveva già innescato un intervento ufficiale, nel luglio 2024.
I movimenti valutari si inseriscono nel contesto delle recenti decisioni di politica monetaria della Banca del Giappone e della Federal Reserve, che hanno mantenuto i tassi invariati. Ciò preserva un ampio differenziale di rendimento tra Stati Uniti e Giappone, favorendo il dollaro e continuando a esercitare pressione sullo yen.
PMI USA
L’indice PMI manifatturiero ISM degli Stati Uniti è rimasto invariato a 52,7 nell’aprile 2026, eguagliando il livello più alto dall’agosto 2022, ma risultando leggermente al di sotto delle attese di mercato, fissate a 53,0.
I nuovi ordini sono cresciuti a un ritmo più sostenuto, mentre la produzione ha rallentato e l’occupazione è diminuita al ritmo più marcato degli ultimi quattro mesi. I prezzi sono aumentati al ritmo più rapido dalla fine del 2021, spinti dall’aumento dei costi del petrolio e del diesel legati al conflitto in Medio Oriente.
SETTIMANA ENTRANTE
La possibilità di un nuovo ciclo di colloqui tra Stati Uniti e Iran rimane elevata e continua a essere al centro dell’attenzione dei mercati globali. Azioni, obbligazioni, valute e materie prime ad alta intensità energetica restano fortemente correlati all’andamento del petrolio.
Sul fronte macroeconomico, il rapporto sull’occupazione statunitense sarà l’appuntamento principale, affiancato dai dati JOLTS e dall’ADP Report, che offriranno ulteriori indicazioni sul mercato del lavoro. Tra gli indicatori anticipatori figurano anche l’indagine sulla fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan e l’indice PMI dei servizi dell’ISM.
La Cina pubblicherà i dati PMI per settore, mentre la Germania diffonderà la bilancia commerciale. In Europa è atteso anche il dato aggregato delle vendite al dettaglio dell’Eurozona.
Sul fronte delle banche centrali, sono previste decisioni di politica monetaria in Australia, Svezia, Norvegia e Messico. Prosegue infine la stagione delle trimestrali, con pubblicazioni di rilievo tra cui Palantir, AMD, McDonald’s, HSBC, Shell, Novo Nordisk e UniCredit.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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Come investire nel computer quantistico in borsa?Mentre il mercato è concentrato quasi esclusivamente sulla rivoluzione dell’intelligenza artificiale, le GPU IA, l’esplosione dei data center in tutto il mondo e la carenza globale di semiconduttori IA (la famosa memoria RAM IA, o HBM), è in corso un’altra corsa di lungo periodo ancora in fase molto sperimentale.
Dopo la fase del computer classico e il trionfo dell’intelligenza artificiale, la fase successiva è il computer quantistico.
Il punto in comune con il settore IA è che rappresenta miliardi di dollari di investimenti attuali (i famosi CAPEX). Si tratta di investimenti di lunghissimo termine ancora molto lontani dalla redditività e che bruciano enormi quantità di cassa.
Perché allora cercare di posizionarsi in borsa su qualcosa di non redditizio? Per una ragione semplice: quando la fase sperimentale sarà superata e gli utilizzi reali del computer quantistico si concretizzeranno a livello globale, sarà troppo tardi per posizionarsi a buon prezzo su questo settore.
Che cos’è il computer quantistico? E quali sono i principali attori quotati in borsa? L’infografica seguente rivela tutte le risposte.
• Il computer quantistico si basa sul qubit, che moltiplica la potenza di calcolo rispetto al bit
• Attualmente IBM è in grado di produrre chip fino a 1000 qubit; per un uso reale ne servirebbero centinaia di milioni
• I CAPEX quantistici sono enormi, ma nessuna azienda è redditizia
• IBM è il leader nell’hardware quantistico
• I pure player quantistici sono IonQ, Rigetti e D-Wave Quantum
• Il potenziale economico è stimato a 100 miliardi di dollari entro il 2035
Dal punto di vista dell’analisi tecnica, i quattro grafici seguenti mostrano i principali attori quotati in questa tematica di investimento. IBM è probabilmente la soluzione meno speculativa e il titolo torna vicino a una zona bassa di valutazione (secondo il PE ratio e il PE forward). Gli altri tre titoli sono pure player quantistici, più speculativi, e hanno subito una forte correzione dallo scorso ottobre. La media mobile a 200 settimane può essere considerata un buon timing di ingresso se il mercato torna a testarla su questi tre titoli.
Il grafico seguente mostra candele giapponesi settimanali di IBM. Da notare che il PE ratio torna vicino a un forte supporto a 18/20.
Il grafico seguente mostra candele giapponesi mensili, settimanali e giornaliere di IonQ
Il grafico seguente mostra candele giapponesi mensili, settimanali e giornaliere di Rigetti Computing
Il grafico seguente mostra candele giapponesi mensili, settimanali e giornaliere di D-Wave Quantum
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Un bull market medioIn un articolo passato avevamo parlato della durata media di un bull market.
Oggi cerchiamo di approfondire il discorso e vediamo dove siamo posizionati oggi.
Nella storia ci sono stati diversi mercati rialzisti, per la precisione se ne possono individuare 7 negli ultimi 50 anni.
Durante questi rialzi, la durata media è stata di 70 mesi.
2 sono durati più di 100 mesi,
2 sono durati circa 60 mesi,
3 sono durati tra i 20 e i 40 mesi.
Attualmente noi ci troviamo a circa 42 mesi, abbiamo superato il limite dei bull market più brevi.
Se dovessimo rispettare le statistiche passate, potremmo avere davanti ancora 1-3 anni di rialzi (tra alti e bassi).
E cosa dire sul fronte delle performance medie?
Se ci limitassimo agli ultimi 50 anni la performance media di un bull market è di 221% (grafico sopra).
Se invece estendiamo il calcolo fino al 1950 (12 bull market totali) la performance media scende a 192%.
Attualmente il mercato ha fatto circa +100% da ottobre 2022.
In altre parole, a giudicare dai bull market passati, senza ci sia ancora strada sia in termini di tempo, sia di performance per l'attuale ciclo rialzista dei prezzi.
Attenzione: si tratta di mere statistiche sul passato con numeri estremamente ridotti. Non devono essere usate per investire o fare trading. Il loro scopo è quello didattico, utile ai fini di un'analisi più completa dei mercati.
S&P500 si conferma su una resistenza ostica. E rimango liquido..Buon sabato 3 Maggio 2026 e bentornati sul canale con un aggiornamentot ecnico sull'indice S&P500.
Nel video di oggi c'è racchiusa tutta la mia visione, personalissima e opinabilissima, sull'indice più importante al mondo da qui alla fine del 2026.
Sperando che il contributo sia di vostro interesse vi auguro una buona serata e un buon inizio di settimana
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SP500: Ancora Salita o Trappola? Il Livello che Decide TuttoL’indice SP500 si trova in una fase estremamente delicata dal punto di vista ciclico e strutturale.
Dopo la forte spinta rialzista e la conquista del livello chiave in area 7144, il mercato ha trasformato una resistenza importante in supporto, confermando la presenza di pressione rialzista di fondo.
Tuttavia, proprio in queste condizioni nasce il rischio più sottile: la trappola di continuazione.
Struttura Ciclica
Dal minimo recente siamo ormai in prossimità della chiusura di un ciclo T+2, con circa 23 barre già accumulate.
In contesti di forte trend rialzista, è frequente osservare:
cicli lato indice più brevi
cicli lato inverso più estesi
Questo porta a considerare come scenario principale:
chiusura imminente del T+2
partenza di un nuovo ciclo T+2 che potrebbe spingere nuovamente i prezzi verso nuovi massimi
Scenario Alternativo (Rischio Trappola)
Se invece il mercato non trova supporto nell’area attuale, si apre uno scenario differente:
possibile partenza di un settimanale inverso
avvio della fase di chiusura ciclica
discesa veloce verso livelli inferiori
🎯 Livelli Chiave
7226 → primo livello di controllo (area gap / inefficienza)
7193 → supporto intermedio
7144 → livello strutturale (ex resistenza → supporto)
👉 La perdita sequenziale di questi livelli aumenterebbe la probabilità di chiusura del T+2.
Scenario Rialzista
Se il prezzo:
trova supporto in area 7226–7193
riparte con decisione
supera nuovamente i massimi
allora il mercato confermerebbe:
prosecuzione del trend rialzista
probabile espansione verso area 7400+
Considerazione Finale
Il contesto attuale resta strutturalmente rialzista, anche per via della possibile presenza di un annuale inverso vincolato al ribasso, che implica pressione al rialzo nel medio periodo.
Per questo motivo:
le discese, al momento, sono da interpretare più come opportunità che come inversione strutturale
fino a prova contraria.
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RICORDATI DI LEGGERE LA MIA BIO
Un rally molto anomalo... E ora?Il periodo che stiamo affrontando è uno dei più particolari della storia dell'indice S&P 500.
Dal minimo del 30 marzo l'indice americano è salito del 14% circa mettendo a segno un rally da oltre 12.3% in 13 giorni.
Si tratta di una delle statistica più interessanti:
In 70 anni di storia, S&P 500 è salito del 12.3% in 13 giorni solo 38 volte (pallini rossi).
In genere questo accade dopo un drawdown medio del 26% (linea arancione).
L'anomalia di questo periodo è che l'indice è salito velocemente dopo una discesa del 10% circa, meno della metà del drawdown medio registrato nei casi passati.
Questa anomalia si aggiunge ad una statistica ancora più interessante sul periodo post-rally.
La tabella sottostante mostra la performance a 1, 3, 6 e 12 mesi dopo un rally del 10% circa in 10 giorni.
Escludendo i periodi a 1 e 3 mesi che sono più instabili, quelli a 6 e 12 mesi mostrano die numeri molto interessanti:
In entrambi i casi i la probabilità che il mercato sia più alto è dell'84.2%.
I casi negativi risalgono al periodo 2000-2002 (bolla dot com e crisi economica).
A 6 mesi la performance media è di oltre 11%.
A 12 mesi la performance è di circa 18-20%.
Attenzione: non c'è niente di sicuro sul futuro, non sappiamo se l'indice salirà o scenderà ma più numeri abbiamo a disposizione più tranquillamente possiamo operare sui mercati finanziari.
Dovrebbe correggere 1. Analisi della Price Action e Smart Money (SMC)
Identificazione di "Weak High": Il grafico segnala esplicitamente un Weak High (Massimo Debole) sopra l'area dei 7.200. In analisi istituzionale, questo indica spesso un esaurimento della forza compratrice: il prezzo ha creato un massimo che non viene "protetto" con decisione, diventando un obiettivo per la liquidità contrarian.
Segnali dell'Indicatore "Short": Notiamo un segnale di vendita algoritmico proprio sulla cresta dell'ultimo impulso. Questo accade quando il prezzo esce dalle bande di deviazione standard superiori, indicando un'estensione statistica eccessiva.
Liquidità PWH/PWL: Il prezzo sta gravitando sopra il PWH (Previous Weekly High). Spesso, superare questi livelli serve solo a catturare gli "stop loss" dei venditori prima di un'inversione rapida verso il PWL (Previous Weekly Low), situato sensibilmente più in basso.
2. Indicatori di Momentum e Ipercomprato
Il grafico mostra una "stanchezza" evidente nei tre oscillatori principali:
RSI (Relative Strength Index): Si trova stabilmente sopra la zona di 65/70. Storicamente, il mantenimento prolungato di questi livelli sul settimanale precede correzioni medie del 5-10% per scaricare l'eccesso di euforia.
MACD e Istogramma: Pur essendo in territorio positivo, l'istogramma (le barre rosse/verdi in basso) mostra una perdita di velocità. La pendenza delle medie mobili veloci sta iniziando a curvare verso il basso, segnale tipico di una distribuzione in corso.
Oscillatore Stocastico: I valori sono prossimi a 98/100, il limite massimo teorico. È fisicamente impossibile per l'indice mantenere tale momentum senza una fase di storno (mean reversion) verso la media a 20 o 50 periodi.
3. Motivi Tecnici per una Discesa ("The Bearish Case")
Divergenza Prezzo-Volumi: Mentre il prezzo ha segnato nuovi massimi, i volumi (barre colorate sotto il prezzo) non mostrano un aumento proporzionale. Questo suggerisce che la salita è "sottile" e guidata da bassa liquidità, rendendola vulnerabile a vendite improvvise.
Gap da Colmare (Imbalance): Esiste una grande area di inefficienza (la fascia grigia tra 6.856 e 6.442). Il mercato ha la tendenza magnetica a tornare in queste zone di "Fair Value" per riempire gli ordini rimasti inevasi durante la salita parabolica.
Ritorno alla Media: Il prezzo è molto distante dalle sue medie mobili di supporto (le linee verde e blu). Una discesa verso l'area 6.900 non invertirebbe il trend di lungo termine, ma sarebbe un movimento necessario per riequilibrare il mercato.
Psicologia di Distribuzione: Il segnale di "Short" a -30.4 indica che la pressione in vendita sta iniziando a superare quella in acquisto nei timeframe minori, preludio frequente di un rintracciamento sul settimanale.
Motivi Macroeconomici per la Discesa
Il contesto di Maggio 2026 presenta sfide che contrastano con l'entusiasmo del settore AI:
Ritorno dell'Inflazione (Reflation): Dopo i tagli dei tassi del 2025, l'inflazione è risalita verso il 3.3% - 4.7% (aprile 2026). Questo "effetto rimbalzo" costringe la Federal Reserve a mantenere i tassi alti più a lungo del previsto, soffocando le valutazioni azionarie "rich" (P/E ratio elevati).
Contrazione dei Consumi: Nonostante il PIL mostri una crescita del 2%, la spesa reale dei consumatori sta rallentando. L'effetto ricchezza generato dal rally azionario sta svanendo di fronte all'aumento dei costi energetici e dei beni di prima necessità.
Debito Pubblico e Federal Workers: Il mercato sta scontando l'incertezza derivante dai massicci tagli al personale federale (oltre 350.000 lavoratori in meno) e dall'aumento della spesa militare, che mette sotto pressione il bilancio USA.
Fattori Geopolitici (Il "Cigno Nero")
La geopolitica è attualmente il principale motore di volatilità:
Conflitto in Medio Oriente (Iran): Le tensioni nello Stretto di Hormuz rimangono irrisolte. Qualsiasi interruzione del flusso di greggio spinge i prezzi del petrolio verso l'alto, agendo come una tassa occulta sull'economia globale e spingendo gli investitori verso i beni rifugio (Oro e Commodities) a scapito dell'S&P 500.
Incertezza Politica USA: Con le elezioni all'orizzonte o appena passate, le politiche commerciali (tariffe e protezionismo) stanno creando un clima di "wait and see" tra i grandi gestori di fondi.
Rischi in Venezuela e Greenland: Nuovi fronti di instabilità per gli interessi strategici USA aggiungono un "premio al rischio" che non era presente sei mesi fa.
Sintesi Operativa
Il mercato è in una fase di euforia tecnica. Il rischio di un ribasso verso la zona di supporto istituzionale (6.850 - 6.600) è elevato. Un eventuale fallimento nel mantenere i 7.200 confermerebbe il "Weak High", aprendo le porte a una correzione rapida per "pulire" le posizioni long troppo cariche di leva.
DE40 - LONGDE40 mostra segnali di accumulazione sui livelli attuali.
Supporto Strutturale: Il prezzo ha testato con successo una zona di domanda critica, mostrando un forte rigetto dei minimi.
Momentum in Ripresa: Gli oscillatori segnalano un'uscita dalla zona di ipervenduto, suggerendo un ritorno di pressione in acquisto.
Fed ferma sui tassi, dollaro forte e petrolio in rallyFED, TASSI ANCORA FERMI
Il 6 aprile la Federal Reserve ha mantenuto invariato il tasso sui fondi federali nell’intervallo obiettivo del 3,5%–3,75% per la terza riunione consecutiva, in linea con le attese del mercato.
La decisione non è stata unanime: uno dei governatori ha votato per un taglio dei tassi di 25 punti base, mentre altri tre si sono opposti a un’impostazione troppo accomodante del comunicato sul costo del denaro. Il voto finale ha quindi visto 8 membri favorevoli al mantenimento dei tassi e 4 contrari.
Si tratta della prima volta, dall’ottobre 1992, che quattro funzionari del FOMC si oppongono a una decisione di politica monetaria.
La banca centrale ha ribadito che continuerà a valutare attentamente i dati in arrivo nel definire l’orientamento della politica monetaria e si è dichiarata pronta ad adeguarlo qualora emergessero rischi in grado di ostacolare il raggiungimento dei propri obiettivi.
Nel corso della conferenza stampa, Jerome Powell ha inoltre dichiarato che resterà nel Consiglio dei Governatori della Fed anche dopo la fine del suo mandato da presidente, prevista per il 15 maggio 2026.
Powell ha precisato che manterrà un “basso profilo” e che non intende assumere un ruolo da dissidente nei confronti del suo successore designato, Kevin Warsh. Ha spiegato che la decisione è maturata in risposta a pressioni e attacchi legali “senza precedenti” da parte dell’amministrazione esecutiva, che a suo avviso mettono a rischio l’indipendenza della banca centrale.
VALUTE
Il dollaro torna a rafforzarsi nel suo ruolo di asset rifugio, soprattutto dopo l’impennata del petrolio registrata nella giornata di ieri.
L’EUR/USD scende in area 1,1650, mentre il Cable arretra verso quota 1,3450, in un movimento lento ma costante. La dinamica è alimentata anche da un USD/JPY che continua a sfidare il rischio di intervento della Bank of Japan oltre quota 160,00, toccando nella notte un massimo a 160,55.
Le valute oceaniche restano, per il momento, al di sopra dei supporti chiave, in un contesto di volatilità crescente e con la sensazione che sullo yen possano verificarsi sviluppi imminenti.
Nel frattempo, il rendimento del Treasury decennale ha superato quota 2,52%, riaccendendo le voci su un possibile intervento della BoJ sul mercato per arginare l’attuale fase di svalutazione della valuta nipponica.
PETROLIO SOPRA 100
Giovedì il prezzo del petrolio WTI cash ha superato quota 110 dollari al barile, avvicinandosi ai massimi dal 2022.
Il rialzo è seguito alle notizie secondo cui l’esercito statunitense avrebbe informato il presidente Donald Trump circa una possibile azione contro l’Iran, alimentando i timori di una nuova escalation del conflitto.
Secondo quanto riportato, Trump avrebbe respinto la proposta avanzata da Teheran, ribadendo che gli Stati Uniti manterranno il blocco navale fino al raggiungimento di un accordo sul nucleare. Questa posizione ha ulteriormente indebolito le prospettive di una soluzione diplomatica.
Le autorità iraniane hanno avvertito che reagiranno con ritorsioni in caso di prosecuzione del blocco, accusando Washington di voler piegare il Paese attraverso pressioni economiche e destabilizzazione interna.
Nel frattempo, i dati sulle scorte statunitensi hanno evidenziato un forte calo delle riserve di petrolio e carburanti, mentre le esportazioni sono salite a livelli record, superando i 6 milioni di barili al giorno. Il quadro segnala un ulteriore inasprimento delle condizioni di approvvigionamento globale in un contesto di persistente instabilità geopolitica.
GIAPPONE, VENDITE AL DETTAGLIO
A marzo 2026 le vendite al dettaglio in Giappone sono aumentate dell’1,7% su base annua, recuperando dal calo dello 0,1% (dato rivisto al ribasso) registrato nel mese precedente.
Il dato si è rivelato superiore alle attese del mercato, che prevedevano un aumento dello 0,8%, mettendo in evidenza gli effetti delle misure adottate dal governo, tra cui un pacchetto di stimoli volto a sostenere i consumi e ad attenuare le pressioni sui prezzi.
Le vendite sono cresciute nei comparti automobilistico, farmaceutico e cosmetico, mentre si sono registrate flessioni nei settori dei carburanti e dell’abbigliamento.
Su base mensile, il commercio al dettaglio è aumentato dell’1,3%, in netta ripresa rispetto al calo del 2,0% osservato a febbraio.
BOC, TASSI INVARIATI
Nel corso della riunione di aprile 2026, la Banca del Canada ha lasciato invariato il tasso di riferimento overnight al 2,25%, in linea con le aspettative del mercato e con le precedenti indicazioni.
La banca centrale ha evitato di fornire una direzione precisa sull’evoluzione futura dei tassi, citando l’elevato livello di incertezza legato al contesto geopolitico.
L’inflazione è aumentata a marzo, principalmente a causa del rincaro dei prezzi dell’energia conseguente allo scoppio del conflitto in Medio Oriente. Tuttavia, la Banca del Canada ha sottolineato che, al momento, tale aumento non ha ancora prodotto effetti significativi su altri settori dell’economia.
Le previsioni aggiornate indicano una crescita del PIL dell’1,2% per l’anno in corso e dell’1,7% per il prossimo anno.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
WisdomTree - Tactical Daily Update - 29.04.2026Gli Emirati A.U. escono dal cartello Opec/Opec+: liberi di esportare di più...
Per FED e BCE riunioni che non toccano i tassi, ma «informeranno» i mercati.
Oggi giornata topica per i numeri di 6 delle 7 «magnifiche» del tech Usa.
Guerra in IRAN: posizioni lontane con gli USA, e Hormutz ancora chiuso.
I mercati restano sospesi sopra il Golfo Persico. Il negoziato tra Stati Uniti e Iran continua infatti a girare a vuoto e, nel frattempo, il petrolio torna a dettare legge su inflazione, banche centrali e umore degli investitori.
Donald Trump ha respinto l’ultima proposta arrivata da Teheran, accompagnando il rifiuto con dichiarazioni durissime sul presunto “stato di collasso” del Paese e sulla fragilità della leadership iraniana. Tradotto per i mercati: nessuna distensione all’orizzonte. Anzi...
Secondo il Wall Street Journal, la Casa Bianca avrebbe già chiesto ai collaboratori di prepararsi a un possibile blocco prolungato dello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo da cui transita una quota cruciale del petrolio mondiale.
Come se non bastasse, il Tesoro americano ha avvertito le banche internazionali sui rischi di sanzioni legati alle raffinerie cinesi che lavorano greggio iraniano. Un messaggio che alimenta ulteriore tensione sulla catena energetica globale.
Nel frattempo arriva anche una scossa geopolitica destinata a lasciare il segno: gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato l’uscita da OPEC e OPEC+, colpendo direttamente l’asse guidato dall’Arabia Saudita. Una mossa tutt’altro che simbolica.
Gli UAE restano infatti stabilmente tra i primi 10 produttori mondiali, con una produzione di greggio “puro” compresa tra 3,0 e 3,2 milioni di barili al giorno. Fuori dai cartelli, Abu Dhabi potrebbe gestire l’offerta con maggiore libertà, contribuendo, in teoria, a raffreddare i prezzi durante le fiammate speculative.
Per ora, però, il mercato guarda soprattutto ai rischi. La World Bank stima che i prezzi dell’energia possano aumentare del +24% nel 2026, il picco più elevato dall’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, anche ipotizzando che le peggiori tensioni in Medio Oriente si esauriscano entro maggio. In caso contrario, lo scenario potrebbe diventare decisamente più complicato.
Le Borse europee accusano il colpo. Milano riesce nell’impresa di chiudere leggermente positiva, unica tra i principali listini del continente, mentre il resto d’Europa resta in territorio negativo: Dax -0,35%, Cac 40 -0,46%, Ftse100 +0,07% praticamente invariato.
Anche Wall Street fatica. Il Dow Jones ha ceduto -0,05%, lo S&P500 -0,49% e il Nasdaq -0,90%, dopo avere comunque aggiornato nuovi massimi intraday nella seduta precedente.
A frenare il comparto tech ha contribuito anche un’indiscrezione del Wall Street Journal secondo cui OpenAI non avrebbe raggiunto gli obiettivi interni su utenti e ricavi, riaprendo il dibattito sulla sostenibilità degli enormi investimenti legati all’intelligenza artificiale.
E proprio oggi entra nel vivo una delle settimane più importanti della stagione delle trimestrali. Cinque dei “Magnifici Sette” sono chiamati alla prova dei conti: Alphabet, Amazon, Meta Platforms e Microsoft pubblicheranno i risultati oggi 29 aprile, mentre Apple seguirà domani. Per il mercato, più che le trimestrali in sé, conteranno soprattutto le indicazioni sulla spesa AI e sulla redditività futura.
Sul fronte banche centrali, tutto appare fermo… ma solo in superficie. La Federal Reserve guidata da Jerome Powell dovrebbe lasciare invariati i tassi nell’ultima riunione del suo mandato. Il mercato valuterà con attenzione ogni parola del presidente uscente, anche perché il Senato americano voterà oggi la nomina di Kevin Warsh alla guida della Fed.
Powell potrebbe riferirsi ad un’inflazione “core” ancora relativamente stabile e forse continuare a descrivere l’attuale shock energetico come transitorio, sapendo che la coda inflattiva sarà “competenza” del nuovo Chairman.
Anche la BCE dovrebbe mantenere i tassi invariati nella riunione del 30 aprile, pur con un mercato sempre più convinto che Francoforte dovrà tornare a stringere la politica monetaria. Gli operatori attribuiscono infatti circa l’85% di probabilità a un rialzo già nella riunione di giugno e prezzano due aumenti da 25 bs entro settembre.
Il motivo è semplice: le aspettative d’inflazione stanno tornando a salire rapidamente: quelle a un anno sono schizzate al 4,0% dal 2,5% precedente, mentre quelle a tre anni dal 2,5% al 3,0%, ben sopra il target BCE del 2%.
Non sorprende quindi vedere i rendimenti obbligazionari nuovamente in tensione. Il Treasury USA 10 anni rende 4,34%, il Bund tedesco 3,07% e il Btp italiano 3,88%.
In Asia la seduta si muove in ordine sparso. Bene la Cina e Hong Kong, più prudenti gli altri listini. L’Hang Seng guadagna +1,35%, lo Shanghai Comp. +0,70% e lo Shenzhen Comp. +1,81%. Tokyo resta chiusa per festività. Positivo il Kospi coreano (+0,5%), ai massimi storici, e il Sensex di Mumbai +1,2%.
Più debole invece l’Australia: l’S&P/ASX200 -0,3% dopo dati sull’inflazione superiori alle attese. I prezzi al consumo sono aumentati +1,4% nel trimestre, portando l’inflazione annua attorno al 4,5%, massimo da due anni. La Reserve Bank of Australia, dopo due rialzi già effettuati nel 2026, lascia aperta la porta a ulteriori strette.
Tra le materie prime, il rame continua a brillare: +6% da inizio anno. Tra domanda cinese, elettrificazione globale, problemi minerari in Cile, Congo e Indonesia e scarsità di acido solforico, il mercato vede ancora spazio per ulteriori rialzi.
Deboli i metalli preziosi. Dopo il tonfo di martedì, oro (4.600 usd) e argento (73,70 usd) chiuderebbero aprile in calo di circa -2%, al secondo mese negativo consecutivo, evento che non si vedeva da fine 2024. L’oro, tradizionale scudo contro l’inflazione, paga il ritorno di aspettative monetarie più restrittive e rendimenti obbligazionari più elevati.
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Mercato trainato dagli utiliNonostante notizie non esattamente incoraggianti dalla situazione in Medio Oriente, nelle ultime 2 settimane il mercato ha continuato a guardare di più agli utili che alla guerra.
Quella che si sta concretizzando è una stagione delle trimestrali estremamente forte a Wall Street. La marginalità netta aggregata dell’indice S&P 500 (calcolata come rapporto tra l’utile netto complessivo e i ricavi complessivi) è salita del 13,4%, il valore più alto dal 2009, anno in cui Factset ha cominciato a monitorare questa metrica.
Hanno già riportato il 28% delle società: l’84% ha battuto le attese sugli EPS (contro medie a 5 e 10 anni rispettivamente del 78% e del 76%) e l’81% ha battuto le attese sui ricavi (contro medie a 5 e 10 anni rispettivamente del 70% e del 67%). Quindi la stagione è nettamente sopra gli standard storici.
Gli analisti continuano anche a rivedere al rialzo le prospettive: per il periodo Q2–Q4 2026 si stimano crescite degli utili rispettivamente del 20,6%, 22,7% e 20,4%, con un +18,6% atteso per l’intero 2026, ben oltre la tipica crescita di medio periodo intorno al +7-9%.
L’ottimismo è stato confermato da trimestrali brillanti, come quella di Intel, che ha battuto le stime su utili e ricavi, con una crescita significativa del fatturato legata alla domanda per AI e data center, facendo volare il titolo di oltre il 20% nel corso della settimana. È stata letta dal mercato come conferma che il ciclo di spesa su semiconduttori AI non è confinato alle solite 2–3 mega‑cap, ma si sta ampliando, rafforzando l’idea di un “ earnings upcycle ” più diffuso.
Ha contribuito a rafforzare il mood positivo sul settore AI e sulla tecnologia in generale anche l’annuncio di Alphabet di un investimento fino a 40 miliardi di dollari in Anthropic. L’investimento è orientato sia al capitale sia alla fornitura di capacità di calcolo (si parla di diversi gigawatt di computing dedicato), consolidando Anthropic come uno dei principali partner strategici per l’infrastruttura AI di Google.
Wall Street in calo, Fed sotto osservazioneFED SOTTO LA LENTE
Nella seduta di ieri, martedì 28 aprile 2026, Wall Street ha chiuso in territorio negativo, penalizzata dai timori sul settore dell’intelligenza artificiale e dalle persistenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Il Dow Jones ha limitato le perdite, chiudendo in lieve calo dello 0,05%, mentre il Nasdaq ha guidato i ribassi con una flessione dell’1,38%, appesantito dalle vendite sui titoli tecnologici. L’S&P 500 ha invece ceduto lo 0,77%.
La giornata odierna è particolarmente rilevante sul fronte macroeconomico, con le decisioni di politica monetaria della Bank of Canada e della Federal Reserve. Le attese sono per tassi invariati, ma l’attenzione dei mercati sarà rivolta soprattutto alla conferenza stampa, che potrebbe essere l’ultima di Jerome Powell alla guida della banca centrale statunitense.
Tornando a Wall Street, il comparto tecnologico ha pesato sugli indici azionari, poiché le forti perdite legate alle aziende dell’intelligenza artificiale hanno più che compensato la tenuta di altri settori, il tutto in attesa delle principali trimestrali.
Secondo alcune indiscrezioni, OpenAI non avrebbe raggiunto gli obiettivi prefissati in termini di acquisizione di nuovi utenti. Queste notizie hanno rafforzato il recente scetticismo sulla sostenibilità dell’impennata degli investimenti in AI, innescando pressioni di vendita sia sulle software house sia sui produttori di hardware.
Oracle e CoreWeave hanno perso entrambe circa il 5%, mentre Nvidia, Broadcom e Micron hanno ceduto quasi il 3%. Anche i colossi tecnologici Meta, Microsoft e Alphabet hanno chiuso in ribasso, in attesa dei risultati trimestrali previsti dopo la chiusura della seduta di domani.
Nel frattempo, in Asia l’indice Shanghai Composite è salito dello 0,2% a 4.084 punti, mentre lo Shenzhen Component ha guadagnato lo 0,3% a 14.880 punti, recuperando parte delle perdite della giornata precedente.
Il rimbalzo è avvenuto nonostante le rinnovate tensioni tra Stati Uniti e Cina, in vista del vertice previsto il mese prossimo tra i presidenti Donald Trump e Xi Jinping. Washington ha infatti intensificato il monitoraggio dei rapporti tra Cina e Iran, imponendo sanzioni a una delle principali raffinerie e avvertendo le banche cinesi del rischio di sanzioni secondarie qualora continuassero a facilitare attività legate a Teheran.
Le tensioni sono aumentate ulteriormente dopo che alle autorità è stato impedito a Meta Platforms Inc. di acquisire la startup di intelligenza artificiale Manus, a conferma della crescente attenzione di Pechino sul controllo delle tecnologie strategiche.
VALUTE
Sul mercato dei cambi si è assistito al consueto scenario di oscillazioni contenute, generalmente comprese tra i 30 e i 40 pips.
L’EUR/USD ha oscillato intorno a quota 1,1700, mentre il Cable (GBP/USD) si è mosso in area 1,3500. Il cambio USD/JPY continua a gravitare intorno alla soglia di 160,00, senza tuttavia riuscire a superarla, complice il timore di un possibile intervento della Bank of Japan oltre tale livello.
Il dollaro australiano, invece, si è rafforzato fino a 0,7215 dopo la pubblicazione dei dati sull’inflazione, salita a marzo al 4,6% su base annua, ben al di sopra dell’obiettivo del 2–3% fissato dalla RBA. Tuttavia, il dato è risultato inferiore alle attese, che indicavano un incremento al 4,8%.
L’aumento dell’inflazione è stato trainato da una forte crescita dei costi di trasporto, legata all’impennata dei prezzi dei carburanti, a loro volta influenzati dall’ascesa del petrolio connessa al conflitto in Medio Oriente.
L’indice dei prezzi al consumo medio, al netto delle componenti più volatili, è cresciuto del 3,3% su base annua, in linea con le previsioni. Su base mensile, il CPI è avanzato dell’1,1%, dopo la stabilità di febbraio, segnando il ritmo più rapido da luglio 2025, ma restando inferiore alle stime dell’1,3%.
Il cambio AUD/NZD ha superato quota 1,2200, toccando per la prima volta questo livello dal maggio 2013.
PETROLIO
Mercoledì i prezzi spot del petrolio WTI si sono mantenuti sopra i 97 dollari al barile, dopo il rialzo di oltre il 3% registrato nella sessione precedente.
Il sostegno alle quotazioni arriva dalla crescente incertezza sull’offerta globale, dovuta allo stallo dei colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran, che continua a impedire la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Il presidente Donald Trump ha dichiarato che l’Iran avrebbe sollecitato Washington a revocare il blocco navale dello stretto, mentre proseguono i negoziati per la fine del conflitto, le cui interruzioni stanno già limitando i flussi energetici dal Medio Oriente.
La chiusura di questo corridoio strategico ha bloccato circa il 20% delle spedizioni globali di petrolio, innescando quello che l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha definito il più grande shock dell’offerta mai registrato.
Parallelamente, gli Stati Uniti hanno intensificato la pressione su Teheran con ulteriori misure, incluse potenziali sanzioni contro raffinerie cinesi legate all’Iran e contro i Paesi che versano pedaggi per garantire il transito attraverso Hormuz.
Nel frattempo, è emerso che gli Emirati Arabi Uniti avrebbero annunciato l’uscita dall’OPEC a partire dal mese prossimo, con l’obiettivo di ottenere maggiore flessibilità nell’adattamento alle condizioni di mercato.
GOLD
Mercoledì l’oro si è mantenuto intorno ai 4.600 dollari l’oncia, dopo una flessione di quasi il 2% nella sessione precedente, che lo ha riportato sui minimi da un mese.
Le tensioni legate allo stallo dei colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran, insieme alla forza del dollaro — con cui il metallo prezioso presenta una correlazione inversa — hanno alimentato i timori di un ritorno delle pressioni inflazionistiche.
Gli investitori temono che le banche centrali possano mantenere i tassi di interesse elevati più a lungo del previsto o addirittura inasprirli ulteriormente, penalizzando l’oro, che non offre rendimenti.
A inizio settimana la Banca del Giappone ha lasciato invariato il tasso di riferimento, mentre le banche centrali di Stati Uniti, Unione Europea, Regno Unito e Canada comunicheranno le loro decisioni entro la fine della settimana.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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Il S&P 500 è di nuovo troppo caro?La ripresa rialzista dell’indice S&P 500 dall’inizio di aprile è stata impressionante in termini di momentum, con un rimbalzo ancora più verticale rispetto a quello di aprile 2025. Questa ripresa è stata estremamente forte dal punto di vista tecnico ed è ancora più sorprendente considerando che l’incertezza fondamentale rimane molto elevata e che le sfide restano numerose.
Nonostante l’evoluzione della situazione geopolitica, il rischio di una crisi energetica e di un aumento dell’inflazione nei prossimi mesi è tutt’altro che eliminato. Il S&P 500 e i mercati azionari globali sono tornati vicino ai massimi storici, mentre alcuni segnali tecnici di distensione sono emersi. Questi segnali sono dettagliati nell’analisi seguente, accessibile cliccando sul grafico qui sotto.
Si pone quindi nuovamente una domanda: con questo rimbalzo, il mercato azionario statunitense è tornato troppo caro dal punto di vista fondamentale?
Per rispondere a questa domanda, analizzo tre indicatori di valutazione fondamentale, tre versioni del Price Earnings Ratio:
1. PE classico
2. PE forward
3. PE di Shiller
È il messaggio combinato di questi tre strumenti che consente di determinare se il S&P 500 si trovi nuovamente in una zona di eccesso di valutazione.
Il PE classico è attualmente al di sopra della sua media a 10 anni e si avvicina alla media alta a 5 anni. Dopo la forte compressione delle valutazioni nel 2022, il rimbalzo è evidente e riporta il mercato in una zona storicamente elevata, senza tuttavia raggiungere gli eccessi osservati nel 2020-2021. Questo riflette un mercato tornato esigente, ma non ancora in piena euforia.
Il grafico seguente mostra il PE classico del S&P 500, ovvero il prezzo di mercato rispetto agli utili degli ultimi 12 mesi.
Il PE di Shiller fornisce una prospettiva di lungo termine. Il rapporto si colloca sopra 40, un livello storicamente molto elevato, vicino ai massimi della bolla tecnologica attorno a 44. Questo segnale è particolarmente importante: indica che strutturalmente il mercato americano è di nuovo caro, ma non ancora ai livelli estremi dell’inizio del secolo.
Il grafico seguente mostra il PE di Shiller, cioè il prezzo del S&P 500 rispetto agli utili degli ultimi 10 anni corretti per l’inflazione.
Il PE forward conferma questa lettura. Il livello attuale torna quasi a contatto con la media alta degli ultimi anni, ma non ha ancora raggiunto il massimo di inizio anno intorno a 23. In altre parole, esiste ancora un potenziale di rialzo in termini di valutazione nonostante il recente rimbalzo.
Il grafico seguente mostra il PE forward del S&P 500, ovvero il prezzo rispetto agli utili attesi nei prossimi 12 mesi.
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Analisi Professionale NAS100 (US100)📊 Analisi Professionale NAS100 (US100) 🚀
📈 Struttura di Mercato: Trend Rialzista
Il mercato si muove all’interno di un canale ascendente ben definito, rispettando supporti e resistenze.
Un chiaro Break of Structure (BOS) conferma il controllo dei compratori con massimi e minimi crescenti.
🔑 Zone e Livelli Chiave
🔴 Resistenza / Massimo: ~27.430
Zona attuale di reazione — livello decisivo.
🔵 Zona di Domanda: ~26.400 – 26.600
Area forte di acquisto (possibile target in caso di ritracciamento).
🟡 Supporto di Trend: Supporto dinamico all’interno del canale.
🟤 EQL (Minimi Uguali): ~24.000
Zona di liquidità sotto il prezzo.
🧠 Prospettiva Smart Money
Struttura: ChoCH → BOS → continuazione rialzista
Possibile raccolta di liquidità sopra i massimi ⚠️
Rischio di falso breakout prima di una correzione
🔮 Scenari Possibili
🟢 Scenario Rialzista
Break e chiusura sopra 27.430
Continuazione verso 28.000+ 🚀
🔻 Ritracciamento Ribassista (più probabile inizialmente)
Rifiuto sulla resistenza
Discesa verso la zona di domanda
Poi possibile ripresa rialzista 📊
🎯 Idea di Trading
❌ Evitare acquisti sui massimi (zona rischiosa)
✅ Attendere un ritracciamento
🔁 Entrare solo dopo conferma
⚠️ Conclusione
Il mercato è rialzista, ma attualmente in una zona premium.
I trader intelligenti aspettano prezzi migliori.
NQ: H1!!! DISCLAIMER !!!
Nota bene:
Queste sono semplici bozze personali, da considerarsi come tali. La lettura va effettuata con un’ottica di breve termine. In altre parole, la prima fase del percorso disegnato rappresenta l’ipotesi principale. La parte restante del percorso (quella più lontana nel tempo) è strettamente legata all’evoluzione della prima fase. Di conseguenza, se quest’ultima non si realizza, l’intera idea deve essere considerata nulla.
Non vi è alcuna sollecitazione all’investimento; quanto riportato va inteso unicamente come il punto di vista di un utente della piattaforma. L’onere di approfondire ricade sul lettore, attraverso le proprie conoscenze ed esperienze.
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