Mercati sui massimi tra crisi reale e illusioniAZIONARIO E REALTÀ, IL DILEMMA
Venerdì gli indici azionari statunitensi avevano toccato nuovi massimi storici, dopo che l’Iran aveva annunciato l’apertura dello Stretto di Hormuz alle navi commerciali non iraniane, attenuando i timori di stagflazione legati alla crisi energetica.
L’S&P 500 aveva chiuso a +1,2%, il Nasdaq 100 a +1,5% e il Dow Jones a +1,9%. Contestualmente, i prezzi del petrolio greggio e dei prodotti raffinati erano crollati, dopo le dichiarazioni congiunte dell’Iran e del presidente Trump sulla ripresa del traffico delle petroliere nello Stretto persiano.
Questo aveva aperto la strada al ripristino dei normali livelli di approvvigionamento energetico, dopo lo shock innescato dal conflitto. Le probabilità di un accordo sembravano addirittura aumentate quando il presidente statunitense aveva affermato che l’Iran avrebbe chiuso il proprio programma nucleare.
I titoli legati all’intelligenza artificiale avevano registrato un forte rialzo grazie al ritorno dell’appetito per il rischio, che aveva sostenuto i settori più speculativi. Amazon, Microsoft, Nvidia e Tesla avevano guadagnato oltre l’1%.
I tre principali indici si avviavano così a chiudere la terza settimana consecutiva con rialzi superiori al 3%.
Ma, come spesso accaduto anche in passato, è bastato poco per riaccendere la tensione. Una nuova dichiarazione del presidente Trump, secondo cui l’Iran non avrebbe intenzione di abolire il proprio programma nucleare, ha portato alla ripresa del blocco navale.
Lo slancio verso una pace duratura, che sembrava essersi consolidato alla fine della scorsa settimana, si è sciolto rapidamente, tanto che i funzionari iraniani hanno annullato la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Nel frattempo, il presidente Trump ha dichiarato che i negoziatori statunitensi si recheranno in Pakistan lunedì per il prossimo round di colloqui. Nel balletto di dichiarazioni contraddittorie e spesso fuorvianti, non si può escludere che il clima torni più disteso una volta che le delegazioni si saranno effettivamente incontrate.
Nel frattempo, Wall Street continua a festeggiare, in una condizione di evidente scollamento dalla realtà che non si può ignorare.
Lo Stretto di Hormuz è di fatto sotto il controllo iraniano, che decide chi può transitare, mentre poco oltre, nel Golfo di Oman, la marina statunitense è schierata nel più significativo blocco navale degli ultimi cinquant’anni.
Si tratta di un contesto di potenziale scontro che sembra non riguardare i mercati azionari statunitensi, i quali continuano a raccontare una realtà completamente diversa.
L’opinione pubblica non considera che il Brent con consegna tra un paio di mesi quota intorno ai 100 dollari al barile, mentre il prezzo spot del barile fisico, non finanziario, è di circa 140 dollari.
Questo significa che i mercati non stanno affatto prezzando la prosecuzione del conflitto, un’ipotesi che però non può essere esclusa. Le probabilità di una riapertura dello Stretto non sono in aumento e l’incertezza resta totale.
Questa discrepanza tra mercati finanziari e realtà dura ormai da anni, ed è bene ricordarlo. Nel passato recente si sono sempre trovate soluzioni, come durante la crisi del 2009 o quella legata alla pandemia del 2020. Alla fine di quegli eventi, il mercato ha sempre avuto ragione sulla realtà.
Sarà così anche questa volta, oppure ci stiamo avvicinando a un cambiamento epocale?
La crisi energetica è reale e rilevante in termini numerici. Proprio i numeri sembrano indicare una crisi imminente, considerato che a breve potrebbero scarseggiare le scorte di cherosene per l’aviazione, con il rischio di un blocco epocale del traffico aereo civile in Occidente e non solo.
Eppure Wall Street continua a festeggiare. La chiave di lettura è che i mercati stanno puntando tutto sulla vittoria diplomatica del presidente Trump, che negli ultimi mesi ha oscillato tra posizioni aggressive e concilianti, generando forte incertezza tra gli operatori.
Questa ambiguità sembra creare tensioni non solo sui mercati, ma anche all’interno della sua stessa coalizione politica. Il fattore tempo gioca infatti contro l’amministrazione statunitense, che spende oltre 2 miliardi di dollari al giorno per sostenere una guerra che doveva essere rapida e che rapida non è stata.
Quali saranno le conseguenze sul debito pubblico americano in un possibile contesto di crisi di fiducia? E quali gli effetti su crescita e inflazione, che potrebbero spingere il mondo occidentale verso una stagnazione accompagnata da tassi in aumento per combattere l’inflazione generata dalla crisi energetica e dall’impennata dei prezzi del petrolio, ovvero la stagflazione?
Di fronte a questo scenario, Wall Street continua a infrangere nuovi massimi, scommettendo che tutto ciò possa risolversi in un ritorno alla crescita, trainata dal settore tecnologico. Un settore che oggi quota multipli compresi tra 30 e 60 volte gli utili.
Ma è forse in atto un tentativo di contrastare la Cina, vero antagonista strategico degli Stati Uniti, che da tempo ha avviato un processo di de‑dollarizzazione globale?
Pechino lavora da anni per ridurre il ruolo del dollaro come valuta di riferimento globale, stringendo alleanze nell’ambito dei BRICS, acquistando massicciamente oro e riducendo l’esposizione al debito statunitense, con l’obiettivo di arrivare a una forma di nuovo gold standard, in contrapposizione alle valute fiat fortemente inflazionate.
Riuscirà l’Occidente a uscire da questa crisi di identità prima che sia troppo tardi, seppur attraverso un azzardo morale che dura da oltre trent’anni, fatto di politiche monetarie ultra‑espansive e “stampanti di denaro” sempre accese? Oppure siamo di fronte al tramonto dell’impero nato con Bretton Woods?
E il movimento dei mercati azionari è forse l’ultimo canto del cigno, il tentativo disperato di attirare capitali offrendo rendimenti che nessun altro può garantire, prima di un ipotetico crollo?
Sappiamo che i sostenitori delle due tesi opposte si comportano come tifosi, poco inclini al confronto. Ma forse è giunto il momento di aprire davvero gli occhi e provare a capire dove si muoveranno i mercati nei prossimi anni.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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Indici di mercato
I retail sono usciti prima del rialzo più veloce di sempreCome spesso accade, i retail hanno sbagliato di nuovo...
Da inizio anno, a causa dell'andamento poco favorevole dei mercati finanziari e dell'incremento della volatilità abbiamo assistito a flussi negativi sempre più accentuati da parte dei retail.
Il picco è stato raggiunto a fine marzo con un outflow di 50 miliardi di dollari (!!!)
Si tratta delle vendite più marcate di sempre, secondo Bloomberg e Macrobond.
La cosa incredibile è che questa capitulation dei retail è avvenuta prima che il mercato rimbalzasse con una violenza vista poche volte negli ultimi 76 anni.
Nelle ultime 2 settimane abbiamo infatti assistito ad uno dei periodi di 10 giorni più performante in assoluto.
In 10 giorni S&P 500 è salito del +9.8%.
Questo rientra nel 100esimo percentile della distribuzione di probabilità (coda destra)
In altre parole, il mercato è rimbalzato in modo incredibile proprio quando gran parte dei retail sono usciti dal mercato.
Sarà un caso?
DAX: LA TREGUA IRANIANA È UNA TRAPPOLAIl canale di regressione lineare a ±2 deviazioni standard racconta sul grafico giornaliero del DAX una storia che la price action recente non ha ancora avuto il coraggio di contraddire con i fatti. La curva di regressione è appena diventata blu, la pendenza però è appena diventata positiva ma molto debole, e il corridoio discendente attivo dal picco di novembre 2025 in area 25.600 punti mantiene la sua geometria intatta. Il prezzo corrente a 24.652 si trova compresso contro la banda superiore del canale — non in breakout confermato, ma in una zona che il linguaggio tecnico del canale identifica come resistenza dinamica. La linea mediana a 23.221 punti rappresenta il fair value strutturale verso cui il mercato tende a gravitare quando i catalizzatori esogeni esauriscono la loro spinta. Ignorare questa distanza significherebbe ignorare la logica stessa della mean reversion.
Gli oscillatori aggiungono dettaglio alla lettura senza tradirne la conclusione. Il Momentum a 10 periodi, a 1.352,56, è positivo ma mostra i primi segnali di appiattimento nella parte alta della sua escursione: la velocità di espansione si sta riducendo, e un Momentum che rallenta in prossimità di una resistenza dinamica è un segnale di attenzione, non di continuazione. L'RSI a 14 periodi si attesta a 64,94 — zona neutrale alta, in avvicinamento alla soglia di ipercomprato a 70. Raggiungere quella soglia all'interno di un canale ribassista, anziché in uno rialzista, è una condizione che storicamente precede rientri rapidi verso la mediana piuttosto che breakout sostenuti. L'ATR a 520,56 punti certifica una volatilità giornaliera straordinariamente elevata: ogni posizione richiede stop ampi, e operare con buffer inferiori a 500 punti espone al rischio di essere espulsi prima che il movimento si dispieghi. Il dato più rivelatore, tuttavia, rimane quello volumetrico: il rialzo degli ultimi giorni e la seduta odierna, chiusa in progresso del 2,25%, sono stati costruiti su volumi sistematicamente inferiori alla media mobile di 151,57K, con la sessione corrente a 102,56K. Un movimento rialzista privo di partecipazione è, per definizione, un rimbalzo — non un'inversione.
Il contesto geopolitico dissolve ogni residuo dubbio sull'interpretazione della struttura tecnica. Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran — entrato oggi nella sua ottava settimana — ha generato sui mercati europei un pattern comportamentale che si è ripetuto con precisione quasi meccanica: annuncio di progressi diplomatici, rimbalzo degli indici, fallimento o stallo dei negoziati, correzione. Il DAX aveva recuperato oltre il 5% in una singola seduta all'annuncio del cessate il fuoco temporaneo, salvo poi cedere l'intero movimento quando i colloqui di Islamabad si sono conclusi senza accordo, con il petrolio tornato sopra i 100 dollari e lo Stretto di Hormuz ancora chiuso. Il rimbalzo della scorsa settimana — e quello odierno — si inserisce nella medesima logica: speranze di un secondo round negoziale, sollievo sui mercati, volumi assenti. La presidente della BCE Christine Lagarde ha avvertito pubblicamente che i mercati stanno sottovalutando la gravità e la durata del conflitto, con gli esperti tecnici del settore energetico che non vedono un rapido ritorno alla normalità e che misurano i tempi di risoluzione in anni, non in settimane. Un mercato che rimbalza su speranze diplomatiche in un conflitto che la Banca Centrale Europea misura in anni non sta prezzando la realtà — sta comprando tempo.
Lo scenario operativo che presenta la probabilità strutturale più elevata è pertanto ribassista. Il trigger di attivazione è il mancato consolidamento del prezzo sopra la banda superiore del canale con volumi inferiori alla media — condizione già verificata nelle ultime sessioni. La confluenza tra resistenza dinamica del canale, RSI in avvicinamento a ipercomprato e partecipazione volumetrica anemica configura un setup di inversione classico in un contesto di canale discendente. Target primario: il ritorno alla mediana del canale a 23.221, fair value strutturale dello strumento. Target secondario: l'area dei minimi di marzo in zona 21.600, attivabile in caso di nuova rottura dei negoziati e conseguente inasprimento delle tensioni su Hormuz. Stop tecnico calibrato sull'ATR: 25.200, zona dei massimi pre-rimbalzo, dove un eventuale breakout rialzista accompagnato da volumi superiori alla media richiederebbe una revisione dello scenario. Lo scenario long rimane aperto come alternativa subordinata — e solo come tale — esclusivamente su quella condizione. Il rimbalzo delle ultime sedute ha le fattezze di ciò che tecnicamente è: un relief rally costruito su notizie fragili, all'interno di un canale che non ha ancora esaurito la sua direzionalità
SPY S&P500 Attenzione ai volumi scarsi e a un possibile pullbackBuona domenica 19 Aprile 2026 e bentornati sul canale con l'ormai consueto aggiornamento settimanale sull'indice S&P500, grafico a candele giornaliere e settimanali.
Analizzeremo l'RSI, ovvero l'indice di forza relativa su entrambi i timeframe, cosi come i volumi, che in questo caso a mio parere ci danno informazioni molto importanti.
Grazie in anticipo per la vostra attenzione e buon inizio di settimana a tutti
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DAX – Debolezza nascosta: pronto a cedere?Il DAX mostra una struttura simile al MIB, ma con una differenza chiave:
meno forza relativa
Scenario attuale
Anche qui:
probabile partenza ciclo T+6 (biennale)
struttura coerente con altri indici
MA…
il DAX è rimasto indietro
Segnale importante
Questa divergenza con il MIB è critica:
quando gli indici non si allineano
spesso è il più debole a guidare il movimento
Livelli chiave
🟡 Primo warning
24.473
perdita = primo segnale di debolezza
🔴 Livello decisivo
24.332
perdita + consolidamento:
partenza ciclo inverso
struttura ribassista
🟢 Scenario rialzista
tenuta livelli
rottura resistenza superiore
allineamento agli altri indici
Struttura
Il DAX presenta:
inefficienze ancora aperte
presenza di order block ribassisti
questo lo rende più fragile
Timing
possibile partenza T+3 inverso
fase pronta per movimento direzionale
Conclusione
Il DAX è il vero test del mercato.
👉 se cede → trascina tutto
👉 se regge → riallineamento rialzista
Secondo voi sarà il DAX a cedere o recupererà?
RICORDATI DI LEGGERE LA MIA BIO
FTSE MIB – Nuovo ciclo partito o falsa ripartenza?L’FTSE MIB si trova in una fase estremamente delicata dal punto di vista ciclico.
Scenario attuale
Dal minimo recente è altamente probabile la partenza di un ciclo T+6 (biennale).
Questo è supportato da:
struttura impulsiva
conferma tramite pattern Genesis
completamento precedente ciclo superiore
Tuttavia…
Il movimento presenta anomalie strutturali
Siamo ancora dentro una zona di liquidità (Smooth Edges)
Il problema reale
Nonostante la forza:
Il mercato non ha ancora “ripulito” completamente la liquidità
Questo lascia aperta la possibilità di:
ritorni profondi
chiusure cicliche improvvise.
Livelli chiave
🟢 Supporto per continuazione
48.630
👉 Se tiene → continuazione rialzista
🟡 Linea di vincolo
47.650
👉 Finché sopra → struttura rialzista valida
🔴 Livello di rottura
perdita order block attuale 48.352
👉 Se violato:
partenza probabile T+2 ribassista
chiusura ciclo superiore
Scenario operativo
🟢 Scenario rialzista
tenuta sopra 48.630
prosecuzione movimento
possibile estensione del ciclo
🔴 Scenario ribassista
perdita livelli chiave
attivazione ciclo T+2 inverso
ritorno verso liquidità inferiore
Timing
Siamo:
a fine ciclo 2°T+1i
rischio imminente partenza del T+2i
👉 fase decisionale
Conclusione
Il MIB è forte…
ma non è ancora “pulito”.
👉 sopra i livelli → continua
👉 sotto → cambia tutto
💬 Secondo voi il MIB continuerà o sta preparando uno storno?
RICORDATI DI LEGGERE LA MIA BIO
Le occasioni migliori si creano quando il sentiment è negativoStiamo attraversando un periodo molto particolare.
Il sentiment degli operatori è tornato negativo come non veniva toccato da aprile 2025 (guerra commerciale e Liberation Day).
L'indicatore di Bank of America è calcolato tenendo conto delle aspettative di crescita, dei livelli di liquidità e del posizionamento sull'asset class azionaria.
Non siamo ai minimi storici di 1/2 ma il sentiment comunque è molto depresso rispetto alla media storica.
La cosa interessante da notare è che proprio in questi contesti si creano le opportunità migliori.
In queste settimane abbiamo infatti assistito al miglior rialzo da 10 giornate dal periodo del Covid.
I rialzi più importanti si creano nel pessimismo.
Quanti di voi sono riusciti a prendere questo rialzo "storico"?
Eravate usciti prima del rimbalzo perché sentivate che si poteva scendere ancora?
Questi rialzi, in genere, la maggior parte degli investitori non riescono a prenderli perché escono prima e non accettano la volatilità.
Quando si investe nei mercati azionari bisogna fare i conti con il fatto che questo può muoversi...
... e i rendimenti sono dati proprio dal fatto che in alcuni momenti l'azionario scende.
La corretta pianificazione degli investimenti permette di attraversare queste fasi senza timori, prendendosi anche i migliori rialzi degli ultimi 6 anni.
S&P 500 e inflazioneL'ultimo dato sull'inflazione statunitense ha fatto segnare un rialzo dello 0.9% nel corso del mese di marzo, portandosi al 3.3%. Si tratta del maggiore incremento mensile dal 2022.
La parte core, che esclude le componenti più volatili come l'energia, è rimasta sotto controllo segnando un 2.6% anno su anno.
Ora bisognerà vedere quanti i rialzi saranno effettivamente transitori e quale sarà la funzione di reazione delle banche centrali. Raramente episodi di questo tipo scompaiono immediatamente in quanto l'impatto sui prezzi dell'energia tende poi a estendersi a trasporti, alimentari e imballaggi.
Quello che però a noi interessa è l'impatto sugli asset.
L'impressione è che, soprattutto in una prima fase, potrebbero risentirne i bond e meno le azioni, che sono sostenute da previsioni di utili ancora elevati e da attese di una diminuzione dei tassi reali.
Anche a livello statistico, la storia ci conferma questa view.
Dal 1928 ad oggi, la performance dell'S&P 500 è molto positiva (a doppia cifra) se l'inflazione rimane tra 1 e 3% circa, con una probabilità di ritorni negativi piuttosto bassa (sotto il 22%).
Il rendimento scende leggermente (8%) se l'inflazione sale tra il 3% e il 5% ma la probabilità di vedere performance negative è comunque bassa (26%).
Solo in caso di inflazione sopra il 5% o sotto l'1% (i casi di deflazione), l'S&P 500 mette a segno le performance peggiori (2% e 4% medio annuo) con una probabilità di vedere rendimenti negativi che sale a oltre 44%.
In altre parole, il mercato azionario è probabilmente il miglior asset per difendersi dall'inflazione perché performa bene anche se l'inflazione sale (a patto che rimanga sotto controllo).
Il grande recupero, forse troppo grandeDopo l’attacco degli USA e di Israele all’Iran della fine di febbraio, l’indice S&P 500 è sceso quasi del 10%. Il minimo è stato segnato dal post di Trump in cui minacciava la “cancellazione della civiltà” iraniana.
Dal 30 marzo è partito un rally fulminante, che ha portato l’indice sui nuovi massimi di sempre, con un rialzo del 13%, nonostante la situazione appaia ancora tutt’altro che risolta.
Il mercato è passato da oversold a overbought con una velocità seconda solo a quella del 1982, quando la Fed abbassò i tassi dal 13%. Si partiva allora però da un mercato sui minimi, in cui il Presidente della Fed Volcker prima strangolò l’inflazione con tassi altissimi (causando recessione e bear market), poi nel 1982 invertì la rotta abbassando i tassi. Da lì il mercato esplose al rialzo.
Le forze che hanno alimentato il movimento attuale sono diverse. Come spesso succede nei mercati moderni, la velocità con cui si formano le scommesse ribassiste porta poi a dei movimenti di short covering che eccedono quello che sarebbe stato lecito immaginare dall’effettivo miglioramento della situazione reale.
L’entusiasmo è stato scatenato nella giornata di venerdì da un Trump logorroico su Truth Social che, in oltre venti post, ha annunciato che un accordo è molto vicino e che l’Iran avrebbe rinunciato al programma nucleare e alla chiusura dello Stretto di Hormuz.
L’Iran non ha smentito e ha dichiarato che lo Stretto è "completamente aperto" al traffico commerciale, in coincidenza con il cessate il fuoco in Libano della durata di 10 giorni tra Israele e Hezbollah, mediato dagli USA. Il traffico rimane però estremamente limitato. Le poche navi che passano lo fanno lungo rotte coordinate e approvate dalle autorità iraniane.
A Teheran c’è molta confusione su chi sia veramente legittimato a trattare. È stato Abbas Araghchi (Ministro degli Esteri) a postare su X che lo Stretto di Hormuz era completamente aperto, ma questo ha provocato forti critiche da parte dei media vicini alle Guardie della Rivoluzione (IRGC) e dei conservatori duri, che oggi hanno dichiarato che lo Stretto deve considerarsi ancora bloccato.
La delegazione iraniana nei colloqui di Islamabad della settimana scorsa era molto ampia e composita (circa 70 persone), guidata dal Presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf insieme ad Araghchi, ma includeva anche figure militari e tecnocrati. C’è una tensione evidente tra la linea più diplomatica del Ministero degli Esteri e quella più dura dell’IRGC e dei conservatori.
La situazione quindi è tutt'altro che risolta e il movimento tecnico di portata eccessiva potrebbe far rifiatare i mercati nei prossimi giorni.
S&P 500 – Situazione Delicata: Continuazione o Inversione?L’S&P 500 si trova in una fase estremamente interessante dal punto di vista ciclico.
Dopo l’ultimo aggiornamento, il mercato ha mostrato una forza inattesa, andando a rompere livelli chiave e invalidando lo scenario di debolezza che prevedeva un semestrale vincolato al ribasso.
Scenario Ciclico Attuale
Dal minimo precedente è altamente probabile la partenza di un nuovo ciclo annuale lato prezzi, con segnali anticipatori già evidenti tramite pattern proprietari (Genesis) .
La rottura della linea di vincolo in area 6521 ha rappresentato il primo campanello d’allarme, seguita da un impulso direzionale molto forte che ha confermato la natura del movimento.
Questo tipo di dinamica è coerente con:
partenza di un T+4
oppure direttamente di un T+5
Il Punto Critico: Annuale Inverso
Ora il vero nodo è questo:
Siamo di fronte a un annuale inverso vincolato al ribasso?
Se così fosse, il mercato potrebbe trovarsi nella fase iniziale di una struttura destinata a esaurirsi nel medio periodo.
Livelli Chiave da Monitorare
🔴 Resistenza principale
7144 → livello Fibonacci (0.382)
In area di price discovery → possibile punto di reazione
🟡 Supporti intermedi
7062 → prima zona tecnica (inefficienza / FVG)
7029 → order block rilevante
🔥 Livello decisivo
6931 → livello Genesis del T+5
se Perdita con consolidamento sotto = cambio scenario
🧠 Linea di controllo
7002 → linea di vincolo
Può essere violata temporaneamente, ma non consolidata sotto
Struttura e Liquidità
L’attuale salita è caratterizzata da:
presenza di numerose inefficienze
struttura molto impulsiva e poco bilanciata
Questo implica una cosa importante:
👉 Alta probabilità futura di ritorno su queste zone per riequilibrio
Scenario Operativo
🟢 Scenario rialzista (continuazione)
Tenuta sopra 7062
Recupero e consolidamento sopra 7144
Possibile estensione verso livelli superiori (continuazione ciclo)
🔴 Scenario ribassista (inversione)
Perdita di 7062
Retest fallito → trasformazione supporto in resistenza (FVG inverso)
Perdita definitiva di 6931
In questo caso:
partenza ciclo inverso (T+2 / T+3)
possibile avvio di struttura ribassista più ampia
Timing Ciclico
Dal punto di vista temporale:
siamo in area compatibile con partenza di un T+3 inverso
possibile movimento già nelle prossime sessioni
Attenzione all’apertura settimanale: potrebbe essere decisiva
Conclusione
Il mercato è in una fase di price discovery, dove:
sopra i livelli → forza continua
sotto i livelli → cambia completamente lo scenario
In queste condizioni non si anticipa… si reagisce.
💬 Domanda per la community:
Secondo voi l’S&P500 continuerà la salita o siamo vicini a un’inversione?
RICORDATI DI LEGGERE LA MIA BIO
DAX plan 20-24 AprileDopo la reazione sulla supply, prezzo punta il doppio massimo fatto in precedenza. Essendo in fase di spinta mi aspetto una correzione che potrebbe formare un PHL. Valuterei un Long per nuovi massimi da 25,441. Se avviene ancora un rifiuto sul weekly 25323 potrei valutare short fino al PHL.
CFD Nasdaq100 possibile bull trap?Con un incredibile movimento il Cfd ha fatto nuovi massimi storici anche se i volumi non sono stati molto elevati cosi come il sottostante. Indicatori ed oscillatori positivi. Un ritorno sotto i precedenti massimi sarebbe un segnale negativo cosi come la violazione della trend ascendente di breve. Metterei dei trailing stop a protezione di posizioni long.
Traffico marittimo attraverso Hormuz, unico indicatore che contaGli interventi militari condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran dal sabato 28 febbraio hanno profondamente scosso i mercati finanziari globali. Le azioni sono state particolarmente colpite, con una fase di correzione di circa il 10%, seguita da un rimbalzo osservato dall’inizio di aprile.
Nel complesso, gli asset rischiosi restano soggetti a forte instabilità. Questa tensione è spiegata da un contesto geopolitico estremamente mutevole, che oscilla costantemente tra speranze di de-escalation e nuove tensioni. Possibili cessate il fuoco, cicli negoziali, rotture diplomatiche, ipotesi di accordi di pace e incertezze sulla normalizzazione del traffico nello Stretto di Hormuz: il flusso informativo è particolarmente erratico, a volte persino più della volatilità dei mercati.
In questo contesto, molti investitori si chiedono quale sia il momento giusto per riposizionarsi al rialzo.
In questo scenario, i veri indicatori da monitorare sono quelli che riflettono lo stress geopolitico e il suo impatto sulla crescita globale: prezzi dell’energia (petrolio, gas), costi degli input come l’urea, livelli dei tassi d’interesse, aspettative di inflazione e sicurezza degli approvvigionamenti energetici per le principali economie asiatiche. Di fronte a questa molteplicità di fattori, diventa difficile dare priorità ai segnali rilevanti per le decisioni.
Per questo motivo privilegio un approccio più mirato, concentrandomi su due indicatori particolarmente significativi:
• Le configurazioni tecniche del mercato petrolifero, con l’attesa di un chiaro segnale ribassista prima di qualsiasi riallocazione significativa verso asset rischiosi
• Il volume reale delle navi che trasportano petrolio e gas attraverso lo Stretto di Hormuz
L’istogramma seguente mostra il numero di navi che attraversano ogni giorno lo Stretto di Hormuz. Questo grafico proviene da Bloomberg, con le fonti indicate qui sotto.
A questo punto, nessuno di questi indicatori conferma un ritorno alla normalità. Il mercato petrolifero resta teso e non mostra ancora un segnale tecnico sufficientemente rassicurante. Una rottura sotto i 95 dollari sarebbe un primo elemento incoraggiante, con un ritorno verso la zona degli 80 dollari come scenario più favorevole.
Parallelamente, il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz rimane estremamente perturbato. Mentre prima del 28 febbraio transitavano circa 50 navi al giorno, questo numero oscilla ora tra 0 e 5. Una ripresa graduale e duratura di questo flusso sarebbe un segnale chiave per un ritorno più fiducioso sugli asset rischiosi.
La tabella seguente mostra tutte le fonti disponibili per accedere ai dati del trasporto marittimo globale delle materie prime. La raccolta di questi dati consente di determinare il numero di navi che attraversano ogni giorno lo Stretto di Hormuz.
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WisdomTree - Tactical Daily Update - 14.04.2026I mercati scontano il possibile riavvio dei negoziati IRAN-USA.
Incerto il destino operativo dello stretto di Hormutz, bloccato dagli Usa.
Prezzo del petrolio in calo, dopo la fiammata mattutina di ieri.
Occhi aperti su rame e alluminio: prezzi in tensione, possibili carenze d’offerta.
Il 13 aprile si è chiuso con una certezza e molte incognite: quando Washington e Teheran non si parlano, il petrolio parla per loro. E lo fa a modo suo, tornando sopra quota 100 dollari/barile. Risultato: giornata negativa per le Borse, almeno in Europa, mentre Wall Street riesce nel gradito colpo di teatro finale.
In Europa è prevalso il “rosso”, ma senza drammi: Madrid -1,0%, seguita da Francoforte -0,5%, Parigi -0,3%, Londra (-0,2%): in positivo Amsterdam, +0,2%. Dall’altra parte dell’Atlantico nel finale gli indici americani recuperano con decisione, col Dow Jones a +0,6%, lo S&P500 a +1,0% e il Nasdaq a +1,2%.
Dietro le quinte, però, si muove una variabile ben più pesante: la produzione petrolifera del cartello Opec+. A marzo si è registrato un crollo di quasi 8 milioni di barili/giorno, -27,5% rispetto a febbraio. Un dato che fotografa in modo impietoso l’impatto del primo mese di guerra, iniziata il 28 febbraio, tra attacchi e blocco dello Stretto di Hormuz. A soffrire di più i grandi produttori del Golfo, Arabia Saudita, Kuwait, Emirati, Iraq, mentre il Venezuela svetta con un leggero aumento dell’offerta.
Il conto, ovviamente, arriva in Europa, e pure pesante: oltre Eur 22 miliardi in più per le importazioni energetiche dall’inizio del conflitto. Una cifra che rende l’idea meglio di qualsiasi dichiarazione politica. Non a caso, Bruxelles valuta misure straordinarie, inclusa la sospensione delle norme sugli aiuti di Stato nel settore energetico, con un possibile temporary framework già entro fine mese.
Nel frattempo, negli Stati Uniti, parte la stagione delle trimestrali. Ad aprire le danze sono le grandi banche. Goldman Sachs presenta numeri solidi: utile in crescita, +19% a US$ 5,63 miliardi, ricavi a 17,23 miliardi (+14%). Il miglior trimestre degli ultimi cinque anni. Ma l’amministratore delegato David Solomon non si lascia andare all’entusiasmo: il contesto geopolitico resta “molto complesso”.
Gli occhi ora sono puntati su JPMorgan, Wells Fargo, Citigroup e BlackRock, seguite il 15 aprile da Bank of America e Morgan Stanley. Il settore arriva a questo appuntamento dopo un primo trimestre difficile: l’indice bancario KBW ha perso -6%, la peggiore performance dal 2023. Tuttavia, nelle prime due settimane di aprile ha già recuperato terreno, portando il bilancio da inizio anno a +1%. Le valutazioni restano interessanti: un P/E di 14x, con uno sconto superiore al 40% rispetto al 21x dell’S&P500.
Sul fronte obbligazionario, il Treasury decennale rende 4,29%, mentre il BTP italiano 3,88%. La Federal Reserve naviga a vista: da un lato il rischio inflazione, alimentato dal caro energia; dall’altro la possibilità che una guerra prolungata raffreddi il mercato del lavoro. Per ora, prevale la prudenza: tassi fermi al 3,5%-3,75% e giudizio sospeso.
Anche la BCE resta in modalità attendista. Il vicepresidente Luis de Guindos ammette che il primo impatto inflattivo della guerra è inevitabile, ma promette attenzione sugli effetti secondari. Il sottotesto è chiaro: i tassi potrebbero salire, ma senza fretta.
Oggi, 14 aprile, cambio di “mood” quasi teatrale. Tornano le speranze di un accordo tra Stati Uniti e Iran, nonostante il blocco delle spedizioni nello Stretto di Hormuz che, paradossalmente, viene letto come leva negoziale. I mercati virano in modalità risk-on: scendono petrolio, gas e dollaro; salgono azioni, obbligazioni, bitcoin e metalli preziosi.
I listini europei guadagnano circa +0,6% a metà mattina, mentre i future di Wall Street restano piatti dopo il rally della vigilia, con lo S&P500 ormai a meno del 2% dai massimi storici.
In Asia, il tono è positivo: Nikkei +2,3%, con SoftBank a +10%; KOSPI +3,6%, trainato dai chip (SK Hynix +9%, Samsung oltre +4%). Più cauta la Cina, con Shanghai a +0,5% e segnali di rallentamento delle esportazioni.
Il petrolio Brent, intanto, corregge del 2%, scendendo di circa 5 dollari rispetto al giorno precedente. Ma attenzione a cantare vittoria: UBS vede il Brent a 100 dollari a giugno, 95 a settembre, 90 a dicembre e 85 a marzo 2027. In caso di shock prolungato, però, lo scenario estremo resta sul tavolo: oltre 150 dollari al barile, con conseguente distruzione della domanda.
Non sorprende quindi che il mercato abbia ridimensionato le aspettative sui tassi ufficiali: secondo CME FedWatch, la probabilità di un taglio di almeno 25 bps entro dicembre è crollata al 16%.
Nel frattempo, le materie prime industriali si muovono: il rame torna sopra 6 dollari/libbra, mentre l’alluminio tocca i massimi da quattro anni, sostenuto dai timori di carenze (il Medio Oriente vale circa il 9% della produzione globale). I metalli preziosi provano a reagire, oro a 4.766 dollari/oncia, argento a 77,10, ma restano sotto pressione: l’oro ha perso oltre il 10% dall’inizio della guerra.
Il dollaro scivola ai minimi da inizio marzo, con l’euro a 1,176. Nel comparto cryptos finalmente protagonista Bitcoin, che risale a 74.300 dollari. A sostenerlo, oltre al clima più disteso, c’è anche lo shopping aggressivo di Strategy, che ha acquistato 13.927 Bitcoin a un prezzo medio di 71.902, per un totale di circa 1 miliardo. Il bottino sale così a 780.897 Bitcoin, costati 59,02 miliardi (media 75.577/l’uno), che fa della società di Michael Saylor il più grande detentore al mondo.
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E se avessimo già visto il minimo?Diciamocelo chiaro: i mercati azionari sono cinici davanti alla guerra.
Anzi, se ne fregano proprio!
Se prendiamo la stagionalità storica dell'indice S&P 500 nei maggiori eventi geopolitici dal 1939 ad oggi notiamo che dopo 30/40 giorni dal conflitto, il mercato segna già nuovi massimi.
Ovviamente ci sono casi peggiori ma in media funziona così.
E oggi cosa sta succedendo?
S&P 500 ha segnato un minimo intorno al 23esimo giorno di guerra (un po' in ritardo rispetto alla media storica) a -8.69%.
Da lì è rimbalzato violentemente recuperando un 8.55% dai minimi del 30 marzo.
Prendendo per buona l'analisi storica, dovremmo aver già toccato il minimo di questo evento geopolitico.
E voi cosa ne pensate? L'indice americano tornerà a salire?
S&P 500, il sell-off è alle nostre spalle?Può l’indice S&P 500 evitare un mercato ribassista dal punto di vista tecnico mentre l’incertezza macro globale è molto elevata?
La situazione geopolitica e macroeconomica è infatti ancora lontana da un ritorno alla normalità, anche se gli indici azionari internazionali hanno registrato un rimbalzo dall’inizio del mese di aprile. Questa stabilizzazione del mercato azionario globale può sembrare sorprendente alla luce del prezzo del petrolio, che non ha ancora fornito i segnali tecnici minimi di un ritorno al contesto precedente alle operazioni militari del 28 febbraio.
La tabella seguente mostra i segnali tecnici minimi da considerare sul prezzo del petrolio, del gas naturale e del fertilizzante urea prima di poter credere serenamente a un minimo definitivo dei mercati azionari. Finché il prezzo del petrolio rimane sopra i 90 dollari, è illusorio pensare che il mercato azionario abbia validato un minimo finale all’inizio di aprile.
Dal punto di vista dell’analisi tecnica, il rimbalzo degli indici azionari ricorda la ripresa a V-bottom del mese di aprile 2025 alla fine della crisi commerciale tra gli Stati Uniti e i loro principali partner commerciali. Questa struttura di recupero impulsiva è in netto contrasto con il mantenimento di un elevato livello di incertezza fondamentale, con una navigazione commerciale che non è ancora ripresa attraverso lo stretto di Hormuz. La tabella seguente ricorda il ruolo fondamentale dello stretto di Hormuz nell’approvvigionamento globale di petrolio e gas naturale.
Il rischio di un mercato ribassista è quindi completamente escluso mentre l’indice S&P 500 ha registrato un sell-off di “solo” il 9%? La risposta è no, anche se allo stato attuale il mercato non ha rotto il supporto tecnico che validerebbe l’inizio di un mercato ribassista.
La tabella seguente presenta in modo sintetico le principali differenze tra un semplice sell-off e un vero mercato ribassista. La situazione geopolitica sarà decisiva, ma saranno i livelli dell’analisi tecnica a determinare se il mercato azionario statunitense può davvero evitare un mercato ribassista simile a quello del 2022, che è durato un anno con un drawdown del 27%.
Dove si trova quindi la frontiera tecnica tra una semplice fase di sell-off e l’inizio di un mercato ribassista che potrebbe durare ancora diversi mesi? L’analisi tecnica su base settimanale dell’indice S&P 500 indica che questo livello pivot si trova a 6.150 punti. Finché questo supporto viene mantenuto, il rischio di una correzione profonda è escluso. Ma se questo supporto viene rotto, allora sarà il segnale di un mercato ribassista che potrebbe riportare l’indice S&P 500 verso la parte bassa del suo canale rialzista tracciato dal 2020.
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DMDR: Equilibrio Ciclico o Nuovo Disallineamento?📉 DJI/DJT Ratio — 6M Focus: Equilibrio Ciclico o Nuovo Disallineamento?
Negli ultimi 6 mesi il ratio ha esteso sopra **3,00**, fallendo il breakout e rientrando rapidamente sotto **2,80** fino all’area **2,60**. Questo movimento segnala assorbimento della divergenza accumulata: la sovraperformance degli Industriali si è ridimensionata mentre i Trasporti hanno recuperato terreno. In ottica strutturale, il riequilibrio è coerente con la logica di Dow — la produzione necessita conferma logistica — e tende a riflettere una partecipazione economica più coerente 📦🚚
📊 STRUTTURA E LOGICA
– Estensione eccessiva sopra **3,00** → squilibrio relativo
– Rigetto netto su **2,80** → supply istituzionale attiva
– Rientro verso **2,50–2,60** → zona di riequilibrio
La struttura attuale è di transizione: la divergenza si è compressa ma non completamente risolta. Il pivot resta **2,50** — baricentro direzionale 🎯
🧭 LETTURA INTERMARKET
Ratio in calo → Trasporti più forti → conferma ciclica
Ratio in rialzo → Industriali isolati → potenziale fragilità
Il mercato sta ora testando se l’allineamento sia stabile o temporaneo.
🧠 ANALISI CRITICA — SCENARI
Riequilibrio costruttivo
– Tenuta sopra **2,50** con compressione di volatilità
– Breadth più solida e partecipazione ciclica 📈
Disallineamento difensivo
– Recupero e accettazione sopra **2,80**
– Leadership Industriali isolata
– Segnale di stress macro o rallentamento ⚠️
Disallineamento ciclico aggressivo
– Estensione sotto **2,20**
– Sovraperformance Trasporti
– Possibile rotazione risk-on accelerata o fase avanzata del ciclo
🧨 INVALIDAZIONE STRUTTURALE
Uscita stabile dal range **2,20–2,80** ridefinisce il regime e richiede rivalutazione completa della lettura intermarket.
🧠 SENTIMENT (mesi)
Neutrale-costruttivo: divergenza ridotta ma non conclusa. La conferma passa dalla difesa o perdita del pivot **2,50**.
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Il Nasdaq è sottovalutato?Il Nasdaq è ritornato al centro della scena dopo sole 7 sedute di rialzi consecutivi.
La serie più lunga da settembre 2025.
L'indice infatti è risalito del 14% dai minimi di fine marzo, riconquistando le media a 50, 100 e 200 periodi.
E' anche ritornato sopra i livello pre-conflitto.
Ma cosa è cambiato rispetto a prima?
Il paradosso delle valutazioni
La prima cosa che salta subito all'occhio è che rispetto al periodo pre-conflitto le valutazioni sono decisamente più generose.
Il PE forward del Nasdaq è passato da 28 a 21.
Si tratta dei minimi del 2025 (Liberation Day), 2022 (shock inflazione e tassi) e 2020 (Covid).
Ogni volta che il multiplo ha toccato questi livelli negli ultimi 5 anni, è seguito un rimbalzo significativo.
Ma il dato più eloquente viene dal rapporto PEG (PE diviso per il CAGR degli EPS a 3 anni).
Il PEG del settore tecnologico americano è crollato a 0.6x, il livello più basso dal periodo post crisi 2008 o 2000.
Un PEG a tali livelli implica, per definizione, che il mercato sta pagando una frazione della crescita degli utili, o alternativamente, che sta scontando un crollo degli utili futuri che gli analisti non vedono ancora.
Almeno sul piano delle metriche storiche il settore tecnologico è in una situazione in cui c'è un valore relativo significativo, a patto naturalmente che gli utili reggano.
Per questo sarà importante seguire attentamente la trimestrale che inizierà a breve.
La normalizzazione dello Stretto di Hormuz sarà lungaLe operazioni militari lanciate dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran sabato 28 febbraio hanno avuto un forte impatto sui mercati finanziari internazionali attraverso i vincoli di offerta di petrolio, gas naturale e fertilizzante urea, che normalmente transitano attraverso lo Stretto di Hormuz.
Questi dati sono ormai ben noti a tutti e la narrativa dominante tende a ritenere che la futura riapertura dello stretto (poiché, siatene certi, questa crisi finirà come tutte le crisi geopolitiche del passato) segnerà la fine immediata delle pressioni macroeconomiche.
La situazione è più complessa, poiché non basta premere un pulsante (on/off) per riavviare il sistema di produzione di petrolio e gas nel e attorno al Golfo Persico. Attualmente, circa il 50% della capacità produttiva energetica è fermo nella regione e i flussi di esportazione sono solo al 30% dei volumi precedenti al 28 febbraio.
Ricordiamo i fattori fondamentali principali:
• Il 25% delle esportazioni mondiali di petrolio greggio passa attraverso lo Stretto di Hormuz
• Il 20% delle esportazioni mondiali di gas naturale liquefatto
• Il 35% delle esportazioni mondiali di fertilizzante urea
• La maggior parte di queste esportazioni è destinata all’Asia (80%), il cuore della crescita economica globale
La riapertura dello Stretto di Hormuz sarà certamente un’ottima notizia geopolitica e macroeconomica. Rappresenterà il primo passo verso un ritorno alla situazione precedente al 28 febbraio, ma il processo di normalizzazione non richiederà solo pochi giorni. Saranno necessarie diverse settimane per una completa normalizzazione di:
• L’intero sistema produttivo di petrolio e gas del Golfo Persico, talvolta con diverse settimane per riavviare impianti completamente fermati
• Diverse settimane per riorganizzare e ripristinare il trasporto marittimo tramite
superpetroliere, come indicato dall’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) con sede a Londra
• Durante questo periodo, le scorte globali continueranno a diminuire e dovranno essere ricostituite
• Dopo diverse settimane, il sistema globale di produzione e trasporto dell’energia tornerà operativo, ma resterà un premio per il rischio geopolitico e costi assicurativi significativamente più elevati per le petroliere rispetto al periodo precedente al 28 febbraio
La tabella seguente mostra i vincoli attuali e futuri sull’offerta di petrolio, gas e urea.
Sarà quindi necessario del tempo, probabilmente diverse settimane, affinché i prezzi del petrolio e del gas si normalizzino sui mercati finanziari, e ci sarà un impatto rialzista sui tassi di inflazione nominale a livello globale. La reazione complessiva delle principali banche centrali è ancora incerta, ma è importante ricordare che il primo giorno della riapertura dello Stretto di Hormuz non segnerà la fine immediata della crisi economica.
L’infografica seguente mostra la navigazione delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz (fonte: MarineTraffic).
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SPY S&P500 La mediana di canale tiene e la settimana scorsa...Buon giovedì 9 Aprile 2026 e bentornati sul canale con un contributo tecnico sull'indice S&P500.
Come enfatizzerò in questo video, non ho intenzione di concentrarmi sulle news legate al conflitto USA-Iran, che lascio a divulgatori più autorevoli e competenti di me; mi limiterò bensì ad analizzare candele, prezzi e volumi per cercare di interpretare nella maniera più oggettiva possibile quanto sta succedendo e cosa aspettarci dall'indice più importante al mondo.
Grazie per la vostra attenzione e una buona giornata
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