WisdomTree - Tactical Daily Update - 17.03.2026L’azionario globale si sforza di vedere positivo: Borse in rialzo «selettivo».
Guerra in Iran lontana dalla tregua, ma cresce la pressioni politica sugli Usa.
Analisti spaccati su impatto inflazionistico del prezzo dell’oil.
Senza panico e degenerazioni, salgono i rendimenti obbligazionari.
Le Borse globali archiviano il 17 marzo con un’impostazione positiva, ma il rimbalzo resta fragile e chiaramente condizionato dal rischio geopolitico. Il conflitto con l’Iran e, soprattutto, il blocco dello Stretto di Hormuz continuano a rappresentare il principale fattore di distorsione per prezzi e aspettative, interrompendo i flussi energetici e riaccendendo un premio al rischio sistemico che si riflette trasversalmente su tutte le asset class.
Il mercato dell’energia è il primo canale di trasmissione. Il petrolio si avvia a chiudere la seconda settimana consecutiva di forte rialzo, con un guadagno di circa +8%, mentre le quotazioni tornano a gravitare in area 100 dollari/barile dopo nuovi attacchi a petroliere nel Golfo Persico settentrionale, tra Iraq e Kuwait. L’attribuzione all’Iran da parte dei media iracheni rafforza la narrativa di escalation e alimenta il rischio di una compromissione duratura delle rotte energetiche globali.
A rafforzare il quadro, il primo intervento pubblico di Mojtabà Khamenei come Guida Suprema segna un cambio di tono netto: linea di scontro totale e prospettiva di “guerra permanente” contro Stati Uniti e Israele. La minaccia esplicita di paralizzare Hormuz introduce un rischio di coda che i mercati non possono più ignorare. Il fatto che il messaggio sia stato diffuso tramite speaker televisivo, senza apparizione diretta, aggiunge ulteriore incertezza sulle condizioni del leader iraniano, contribuendo a un contesto informativo opaco.
Nonostante questo, l’azionario mostra una sorprendente capacità di tenuta. In Europa, chiusure marginalmente positive: Francoforte +0,58%, Londra +0,56%, Parigi +0,26%, Milano +0,07%. Negli Stati Uniti, il rimbalzo è più deciso: Dow Jones +0,83%, S&P500 +1,01%, Nasdaq +1,22%. Più che un segnale di forza, si tratta di un consolidamento tecnico dopo le vendite della settimana precedente.
La lettura settimanale è infatti più indicativa: le perdite si stabilizzano ma restano significative. L’MSCI Asia-Pacific segna -1,2% (dopo -6,4%), mentre l’MSCI World è invariato (da -3,3%). In Europa, Stoxx 600 e Ftse Mib recuperano circa +0,5%, dopo il -6,5% precedente. Negli Stati Uniti, le perdite settimanali restano contenute, entro -1%, dopo flessioni più moderate (S&P500 -2%, Nasdaq -1,2% nella settimana precedente). In questo contesto, spicca la resilienza relativa della Cina, unica grande piazza asiatica in territorio positivo con +1,6%, nonostante l’elevata esposizione ai flussi energetici via Hormuz.
Sul fronte macro, il focus si sposta sulle banche centrali. Il consenso converge verso una pausa generalizzata sui tassi nelle riunioni di questa settimana: Federal Reserve, BCE, Bank of England e Bank of Japan dovrebbero mantenere un atteggiamento attendista, in un contesto in cui lo shock energetico rischia di riaccendere pressioni inflazionistiche.
I dati statunitensi non offrono ancora una direzione chiara. L’inflazione CPI di febbraio risulta sostanzialmente stabile su base mensile, mentre l’attenzione si concentra ora sul PCE: attese per un core al 3,1% (da 3%) e un dato headline al +2,9%, entrambi sopra il target del 2% della Fed. Un eventuale consolidamento su questi livelli potrebbe ancorare le aspettative sui tassi su un orizzonte più restrittivo, soprattutto se il canale energetico dovesse continuare a trasmettere pressioni sui prezzi.
Il riaccendersi del rischio geopolitico si riflette anche nei cambi. Il dollaro è alla seconda settimana di rafforzamento (+1%), con il cambio euro/dollaro che scivola sotto 1,15 per la prima volta in quattro mesi. Il movimento è coerente con il ritorno della domanda di asset rifugio e con il widening del differenziale di crescita e rischio percepito. Il mercato delle opzioni segnala un sentiment ribassista sull’euro ai massimi dai momenti di stress sistemico recenti: invasione dell’Ucraina, pandemia Covid-19, cicli elettorali ad alta incertezza.
Parallelamente, si osserva un recupero delle criptovalute: Bitcoin sopra 73.000 dollari, Ethereum in rialzo di oltre +8% a 2.270 dollari. Tuttavia, il comparto resta esposto a rischi idiosincratici rilevanti. Le indagini del Dipartimento di Giustizia USA su Binance, per presunto utilizzo della piattaforma da parte dell’Iran per aggirare sanzioni e finanziare gruppi come gli Houthi o entità legate all’IRGC, introducono un potenziale elemento di discontinuità regolatoria.
In Europa, il canale energetico torna centrale anche sul piano politico. La Commissione Europea valuta misure straordinarie, incluso un possibile tetto al prezzo del gas. L’urgenza è evidente: il TTF europeo è passato da 31 euro/MWh a fine febbraio a oltre 51, riflettendo pienamente l’impatto del blocco di Hormuz sui flussi di GNL e petrolio.
Infine, il reddito fisso rimane sotto pressione ma senza segnali di dislocazione. Il Treasury decennale USA al 4,24% si posiziona sui massimi dell’ultimo mese, mentre il BTP italiano al 3,72% incorpora un allargamento di circa 45 punti base rispetto ai livelli pre-conflitto. Il messaggio è chiaro: il mercato sta prezzando un mix di inflazione più persistente e rischio geopolitico elevato, ma senza ancora scontare uno scenario di rottura sistemica.
In sintesi, i mercati si muovono in una fase di equilibrio instabile, in cui la resilienza degli asset rischiosi convive con un progressivo repricing del rischio macro. Il driver chiave resta l’energia: finché il nodo Hormuz non si scioglie, volatilità e incertezza resteranno strutturalmente elevate.
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Indici di mercato
Ma perché S&P 500 non sta scendendo?Negli ultimi giorni i mercati finanziari sono caratterizzati da un elevato livello di stress.
Il petrolio è salito di oltre 40%
I rendimenti decennali sono saliti di oltre 25 punti base
Il dollaro è salito di oltre 2%
In tutta questa situazione, l'indice americano è rimasto praticamente invariato (-4% dai massimi di gennaio).
La volatilità di S&P 500 (in rosso) e infatti molto più bassa di quella media delle altre asset class (in blu).
La volatilità media cross asset ha raggiunto i livelli del Liberation Day.
Il VIX si attesta a 27, appena metà del livello raggiunto ad aprile 2025.
Attenzione però...
Non tutto il mercato azionario è così.
Dall'inizio della guerra in Iran l'azionario internazionale si è mosso in modo coerente con la gravità dello shock.
Le borse asiatiche ed europee sono scese molto di più poiché più dipendenti dalle importazioni energetiche del Golfo.
Ma perché solo il mercato americano è sceso così poco?
Ci sono una serie di aspetti tecnici che vale la pena guardare.
1. Il posizionamento è ribassista
I dati CFTC mostrano che gli asset manager hanno venduto future su S&P 500 per importi vicini ai massimi storici.
Contestualmente, gli operatori istituzionali hanno effettuato un de-grossing delle posizioni senza precedenti (vendita di posizioni in portafoglio).
Anche i fondi quantitativi (CTA, Vol-control e risk parity) sono già scarichi.
Hanno venduto gran parte delle posizioni nelle scorse settimane e non sono in grado di alimentare ulteriore volatilità al ribasso.
In altre parole, il mercato ha un posizionamento neutrale, se non leggermente ribassista.
Questo sostiene le quotazioni perché gli operatori istituzionali non sono obbligati a vendere.
2. Record di posizioni short sugli ETF
Negli ultimi giorni abbiamo assistito a volumi record sugli ETF: per 10 sessioni di fila i volumi sono stati maggiori del 35%.
Questo movimento è coerente con un'attività legata a hedging di portafoglio.
I dati di Goldman Sachs, infatti, confermano che gli short su US-listed ETFs sono aumentati del 10% in un solo giorno.
Il mercato è quindi:
long di singoli titoli
short di indice attraverso ETF e future
Questo posizionamento crea un flusso meccanico in acquisto ogni volta che l'indice non scende.
Gli short devono infatti essere ricoperti creando una sorta di short squeeze che tiene l'indice più alto di quando dovrebbe.
3. Le put stanno alimentando i rimbalzi.
Il meccanismo più potente, e meno intuitivo, è quello che sta avvenendo sulle posizioni in opzioni put.
Nelle ultime settimane, gli investitori hanno accumulato un'enorme quantità di protezione al ribasso (opzioni put su S&P 500 future o ETF).
Questo ha impedito al mercato di scendere eccessivamente.
Ma siccome il crollo non è arrivato, questi operatori stanno perdendo rapidamente per effetto del decadimento temporale delle opzioni.
Così, gli stessi operatori che si erano riempiti di put ora le devono vendere e i market maker sono costretti a riacquistare il delta, generando un flusso di acquisto meccanico sull'indice.
Questo meccanismo è noto come Reverse Pucker.
Il Put delta imbalance è, infatti, a livelli elevatissimi.
4. La "Trump put" e le aspettative di risoluzione rapida
Può essere che vi sia anche un meccanismo psicologico che stia sostenendo i mercati americani oggi.
Gli investitori continuano a credere nella cosiddetta "Trump put", ossia la convinzione che l'amministrazione americana interverrà per evitare un crollo dei mercati, sia attraverso una risoluzione diplomatica del conflitto sia attraverso un intervento di politica economica.
Goldman Sachs ritiene che il mercato azionario stia scontando una risoluzione significativamente più rapida rispetto alle probabilità implicite nei mercati delle scommesse.
Polymarket assegna circa il 40% di probabilità a un cessate il fuoco entro fine aprile.
Ma per quanto si continuerà?
I meccanismi tecnici descritti non sono invulnerabili.
La loro efficacia dipende da una condizione precisa: l'assenza di un gap al ribasso.
Se il mercato scende con volatilità, le put guadagnano valore, i dealer sono costretti a vendere il delta, il gamma negativo amplifica il movimento e un -4% diventa rapidamente un -10%.
Carenza energetica, Asia minacciata?A prima vista, le cifre assolute non sono così spaventose: il 5% dell’approvvigionamento mondiale di gas è minacciato dalla chiusura dello stretto di Hormuz (il 20% del GNL mondiale, il GNL rappresenta il 20% del gas mondiale, quindi il 20% del 20% equivale al 5%) e il 15% dell’approvvigionamento mondiale di petrolio.
Ma queste cifre sono l’albero che nasconde la foresta, perché questa energia limitata dalla guerra iniziata il 28 febbraio in Medio Oriente è destinata all’Asia per l’85%. L’Asia è il cuore dell’economia e del commercio mondiale, la Cina è la fabbrica del mondo, e sono le 5 principali economie asiatiche che ora affrontano una tensione petrolifera senza precedenti.
Se l’Asia inciampa, il mondo seguirà. Facciamo quindi il punto sul reale stato della minaccia energetica che pesa sulle principali potenze economiche dell’Asia.
Due fattori fondamentali sono decisivi qui:
• Il peso reale dello stretto di Hormuz nell’approvvigionamento di petrolio e GNL delle principali economie asiatiche
• Le riserve strategiche di petrolio di queste potenze asiatiche e il numero di giorni di consumo che rappresentano, tenendo conto del fattore di dipendenza dallo stretto di Hormuz
La constatazione è inequivocabile: il fattore tempo è già decisivo perché anche se il conflitto finisse ora, ci vorrebbe tempo per riavviare la macchina di produzione di petrolio e gas attorno al Golfo Persico e ripristinare la fiducia tra i trasportatori marittimi che attraversano lo stretto di Hormuz.
La tabella seguente rappresenta i dati di dipendenza delle 5 principali economie asiatiche in base all’approvvigionamento di petrolio e gas attraverso lo stretto di Hormuz.
Se si osservano i dati sul numero stimato di giorni prima che lo stress petrolifero diventi massiccio per le grandi potenze economiche asiatiche, la situazione sarà fuori controllo entro un massimo di 3 o 4 mesi, e la realtà è probabilmente ancora più pessimistica.
In breve, per evitare che uno shock energetico faccia precipitare le grandi economie asiatiche e, per contagio, il mondo intero, esiste una sola soluzione sostenibile, e non si tratta delle riserve strategiche di petrolio che fanno soltanto guadagnare tempo.
Solo la cessazione del conflitto, la riapertura dello stretto di Hormuz e la totale sicurezza della navigazione nello stretto permetteranno ai flussi energetici verso l’Asia di riprendere e romperanno il rischio di uno shock inflazionistico.
La tabella seguente rivela i dati sulla tensione petrolifera per le 4 principali economie dell’Asia in relazione alla chiusura dello stretto di Hormuz. In funzione delle riserve strategiche di petrolio, ecco il tempo stimato prima che una forte tensione sull’offerta si faccia sentire.
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NAS100 pronto a partireZona di alta liquidità individuata in corrispondenza della linea verde, mi aspetto un terzo tocco domani per poi avere una rottura vera e propria mercoledì, entro solo se i sellers restano fuori dai giochi. Possibile target grosso sull'area di valore High del volume profile del range.
SPY S&P500 alla prova della mediana di canale in area 6600Buon lunedì 16 Marzo 2026 e bentornati sul canale con un nuovo aggiornamento tecnico sull'indice S&P500 che in questo momento si trova a ridosso della linea mediana di un canale rialzista ben definito che - per ora - sembra tenere.
Situazione da monitorare con attenzione: guardiamo insieme i livelli più rilevanti!
Grazie per la vostra attenzione e buona serata
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S&P500: Il Ciclo di 16 Anni Sta per Chiudersi?Analisi
L’indice S&P500 potrebbe trovarsi in una fase ciclica molto importante.
Nel timeframe superiore emerge il rischio che il mercato stia entrando nella fase finale di un ciclo T+9, ovvero un ciclo di circa 16 anni.
Il tempo ciclico è ormai maturo e dall’ultimo massimo potrebbe essere già partito un ciclo inverso destinato a chiudere una struttura di pari grado.
Livello chiave
Nel precedente aggiornamento avevamo indicato il livello:
6.798,67
Su questo livello passa l’Eclipse del ciclo T+4 , un pattern del Metodo Ciclico 3.0 che segnala quando un ciclo sta entrando nella fase di chiusura.
Il comportamento del prezzo è stato molto chiaro:
• violazione del livello
• tentativo di recupero
• respinto nettamente
Questo aumenta la probabilità che il ciclo semestrale abbia deciso di andare in chiusura.
Zona tecnica da monitorare
Nel breve periodo la possibile area di chiusura del ciclo T+3 si trova tra:
6.540 – 6.608
In questa fascia troviamo:
• supporti tecnici
• area di volumi
• passaggio di fan di Gann
Una reazione del prezzo da questa zona sarebbe coerente con la struttura ciclica.
Struttura di mercato
Se il prezzo dovesse rompere il minimo del 21 Novembre, si genererebbe una vera rottura della struttura di mercato, con possibile apertura di una fase ribassista più ampia.
Conclusione
Il mercato si trova in una fase di transizione molto delicata.
Le prossime settimane saranno fondamentali per capire se stiamo assistendo alla semplice chiusura di un ciclo intermedio oppure all’inizio di una fase più ampia di debolezza.
Il livello chiave resta 6.798,67.
Secondo voi l’indice S&P500 sta davvero iniziando la chiusura del ciclo di lungo periodo oppure si tratta solo di un ritraccio temporaneo?
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SP500 si prosegue con il ribasso.Il grande Jesse Livermore disse: TRADA QUELLO CHE VEDI E NON QUELLO CHE PENSI.
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Ormai gli accadimenti geopolitici hanno preso il sopravvento e gli indici azionari stanno perfezionando una correzione attesa da tempo, come previsto domenica 1.3.2026.
E' chiaramente visibile come le tensioni relative al prezzo del petrolio stiano influenzando di più Dow Jones ed SP500, rispetto al NASDAQ, proprio per un discorso di costi industriali che lieviteranno per le cause note.
Al momento la correzione di U500 si attesta a poco più del 5,6% dai massimi storici.
SP500
TF settimanale.
Struttura interna ribassista.
Notare i gap in arancio: la spinta ribassista è notevole.
TF giornaliero.
Struttura interna ribassista.
Come già segnalato nelle precedenti analisi, la prima zona di domanda interessante è quella evidenziata che va dai 6.600 ai 6.500 punti, ora ci siamo entrati con decisione.
Attenzione alla EMA 200, la quale passa attorno ai 6.600 punti e che potrebbe di nuovo causare un buon rimbalzo tecnico.
Dow Jones
NASDAQ
VIX
Operatività.
Come ormai sapete non mi piace operare su TF bassi e prendere posizioni in intraday utilizza stop loss stretti, soprattutto in queste fasi di forte volatilità e speculazione.
Di conseguenza opererò solo ed esclusivamente con operazioni in multiday che seguono il trend evidenziato sui TF principali.
A presto
Mind Primacy
Disclaimer: tutte le analisi esposte attraverso questo profilo non rappresentano consigli finanziari, ma la mia personale visione basata sulle strategie operative di trading che utilizzo.
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English
Hello everyone,
The great Jesse Livermore once said: TRADE WHAT YOU SEE, NOT WHAT YOU THINK.
If you appreciate my analysis method, please drop a like and follow my profile—it means a lot to me. Thank you!
Geopolitical events have now taken center stage, driving the long-awaited correction in equity indices that was anticipated back on March 1st, 2026.
It is evident that tensions surrounding oil prices are weighing more heavily on the Dow Jones (US30) and S&P 500 (SPX) compared to the NASDAQ. This divergence is primarily due to the rising industrial and operational costs affecting traditional sectors. Currently, the S&P 500 correction stands at just over 5.6% from its all-time highs.
S&P 500 (SPX / US500)
Weekly Timeframe (W1)
Internal Structure: Bearish.
Key Note: Observe the orange gaps; the bearish momentum is significant and shows strong selling pressure.
Daily Timeframe (D1)
Internal Structure: Bearish.
As noted in previous analyses, we have decisively entered the first major Demand Zone between 6,600 and 6,500 points.
Watch the 200 EMA: It is currently hovering around the 6,600 level and could act as a catalyst for a technical bounce.
Dow Jones & NASDAQ
Both indices are following a similar corrective path, though the Dow Jones remains more sensitive to the current energy macro-environment.
Trading Strategy & Execution
As many of you know, I avoid trading on lower timeframes. Scalping or intraday positions with tight stop losses are extremely risky in the current climate of high volatility and heavy speculation.
Consequently, I will strictly focus on Swing/Multiday positions that align with the dominant trend established on the higher timeframes (HTF).
See you soon,
Mind Primacy
Disclaimer: The analyses shared on this profile do not constitute financial advice. They represent my personal view based on my specific trading strategies.
Analisi della Struttura del Mercato US100📊🚀 Analisi della Struttura del Mercato US100
Il mercato US100 mostra una struttura tecnica chiara con importanti zone di supporto e resistenza, oltre a un movimento di tendenza ben definito. Analizzando il grafico possiamo osservare diverse fasi del mercato: trend, consolidamento e periodi di alta volatilità.
📉 1. Movimento precedente del mercato
All’inizio del grafico, il mercato ha mostrato un forte movimento ribassista, portando il prezzo verso la zona di supporto principale intorno a 24.000.
Questa area ha agito come una forte zona di domanda, dove i compratori sono entrati nel mercato impedendo un ulteriore calo. Dopo aver toccato questo livello, il prezzo ha reagito con un forte rimbalzo rialzista, indicando la presenza di liquidità significativa e interesse istituzionale.
📈 2. Formazione di un canale rialzista
Dopo il rimbalzo dal supporto, il mercato ha iniziato a muoversi all’interno di un canale rialzista (Rising Channel).
Questo canale mostra:
Minimi sempre più alti (Higher Lows)
Pressione di acquisto graduale
Movimento rialzista controllato
Tuttavia, vicino alla parte superiore del canale il mercato ha perso momentum, segnalando che i compratori stavano diventando più deboli a livelli di prezzo più alti.
⚡ 3. Volatilità e formazione di un gap
Successivamente nel grafico si è verificato un forte movimento ribassista che ha creato un gap (vuoto di prezzo).
I gap nei mercati finanziari spesso indicano:
Squilibri improvvisi di liquidità
Grandi ordini istituzionali
Inefficienze del mercato che potrebbero essere rivisitate in futuro
Dopo il calo, il mercato si è rapidamente ripreso, mostrando alta volatilità e forte partecipazione sia dei compratori che dei venditori.
🧭 4. Fase attuale del mercato
Attualmente il prezzo si trova sotto una zona di resistenza importante vicino a 26.000, mentre il supporto intorno a 24.000 continua a mantenere il mercato.
Questo crea una fase di consolidamento, in cui il mercato si sta preparando per il prossimo movimento significativo.
Punti chiave:
La resistenza limita il movimento rialzista
Il supporto continua a proteggere il lato ribassista
Il mercato è in una fase di decisione
🎯 5. Scenario potenziale
Basandosi sulla struttura del mercato:
1️⃣ Il prezzo potrebbe salire verso la zona di resistenza.
2️⃣ Se la resistenza provoca un rifiuto del prezzo, il mercato potrebbe invertire al ribasso.
3️⃣ Successivamente il prezzo potrebbe muoversi verso zone di liquidità più basse vicino al supporto.
Questo scenario è coerente con la proiezione mostrata nel grafico.
🧠 Conclusione
Il mercato US100 si trova attualmente tra un forte supporto e una resistenza importante, formando una struttura di consolidamento. Sebbene possano verificarsi movimenti rialzisti nel breve termine, la forte resistenza aumenta la probabilità di un rifiuto del prezzo e di un possibile movimento ribassista verso livelli più bassi.
I trader dovrebbero monitorare attentamente:
La reazione del prezzo nella zona di resistenza
La liquidità intorno al gap
Una possibile rottura della fase di consolidamento
Questi fattori determineranno la prossima direzione importante del mercato. 📉📊
SPX buchera' anche il secondo spporto?Dopo aver bucato il primo livello di supporto si sta portado sulla mm a 200 e sul livello successivo a 6550-6500, violato il quale l'indice dovrebbe proiettarsi verso area 6200 circa. Indicatori ed oscillatori impostati negativamente. Volatilita' per ora bassa da discesa controllata, ma le cose possono cambiare.
S&P 500 vicino ad un livello chiaveI mercati azionari sono entrati in una fase molto più tecnica rispetto alle settimane passate quando erano guidate dalla narrativa.
I grafici sulle opzioni raccontano una storia chiara.
Vediamola insieme.
La struttura di gamma sull'S&P 500 è profondamente negativa e il punto di massima esposizione negativa si colloca nell'area dei 6600 punti.
E' un livello importante perché in regime di negative gamma i market maker tendono ad amplificare i movimento del mercato, vendendo sui ribassi e comprando sui rialzi.
Proprio quell'area di 6600 punti rappresenterebbe un livello in cui la pressione tecnica potrebbe iniziare ad esaurirsi.
Un altro elemento interessante riguarda la struttura della volatilità.
La curva del VIX sta subendo un forte spostamento verso l'alto, soprattutto sul front-end.
E' una situazione tipica di quando il mercato entra in modalità panico: la domanda di protezione si concentra sulle scadenze più brevi.
Il dato ancora più significativo però è un altro: VVIX a 132 con VIX a 27.
Il VVIX misura la volatilità della volatilità. Quando sale così rapidamente significa che gli operatori stanno pagando qualsiasi prezzo pur di acquistare protezione sulle opzioni di volatilità.
Non è solo paura, è vero e proprio panico.
Questa situazione significa solo una cosa: gli operatori hanno già comprato una valanga di protezione sui portafogli.
Secondo le stime di Morgan Stanley, il livello di detenzione di put sull'S&P 500 è uno dei più alti mai registrati.
Che cosa possiamo trarre da questo posizionamento?
Il mercato è già coperto dal rischio ribasso e in caso di crollo effettivo, gli operatori possono acquistare.
Questo enorme livello di protezione rende i rimbalzi più instabili: le chiusure di coperture e posizioni short sono rally fragili, non acquisto di rischio.
Con un mercato così, siamo ancora lontani da un ritorno del trend rialzista.
Mettiamoci il cuore in pace e aspettiamo: difficilmente succederà qualcosa fino a quando il quadro geopolitico non sarà più chiaro.
Petrolio a 200 dollari? Volatilità implicita a 32,89 dollari ...Petrolio a 200 dollari? Volatilità implicita a 32,89 dollari questo mese
“Preparatevi a un prezzo del petrolio di 200 dollari al barile...”, ha dichiarato mercoledì un portavoce del comando militare iraniano.
Almeno 13 petroliere e navi mercantili straniere sono state colpite nel Golfo Persico e la nuova Guida Suprema iraniana ha affermato che lo Stretto di Hormuz deve rimanere chiuso come “strumento per esercitare pressione sul nemico”.
Tuttavia, i prezzi sono ancora inferiori ai 100 dollari al barile, forse contenuti in misura minore dal rilascio di 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve di emergenza di alcuni paesi, di cui 172 milioni provenienti dalle sole riserve statunitensi.
Nel frattempo, l'indice di volatilità dell'ETF sul petrolio greggio è ai massimi pluriennali, il più alto dal 2020, quando il COVID-19 ha interrotto le catene di approvvigionamento globali. L'OVX è uno strumento chiave per misurare la volatilità nel mercato petrolifero. Attualmente, la volatilità implicita suggerisce 32,89 dollari di movimenti cumulativi nei prossimi 30 giorni.
Coprirsi in borsa di fronte a uno shock sistemicoLa geopolitica è stata largamente al centro dell’attenzione dall’inizio della guerra in Ucraina nel 2022 e questo non ha impedito al mercato azionario globale di raggiungere regolarmente nuovi massimi storici. La guerra in Ucraina non ha avuto un impatto sistemico sull’economia mondiale, ma la situazione è considerata molto diversa con l’attuale conflitto in Medio Oriente a causa dell’importanza dello stretto di Hormuz per l’approvvigionamento energetico globale, in particolare per le principali potenze economiche asiatiche.
Il grafico seguente illustra il peso dell’Asia nelle importazioni di energia che transitano attraverso lo stretto di Hormuz.
Che cos’è il rischio “sistemico”?
Il rischio sistemico è la possibilità che un evento negativo che colpisce un’istituzione, un mercato o un attore importante inneschi una reazione a catena capace di destabilizzare l’intero sistema economico o finanziario. Il rischio sistemico è quindi il rischio che uno shock isolato provochi un effetto domino che minaccia la stabilità di un intero sistema.
Nel caso attuale, il blocco dello stretto di Hormuz rappresenta lo shock isolato che potrebbe condurre a un rischio sistemico se questo blocco dovesse durare nel tempo.
Di fronte a questa eventualità, è interessante prepararsi mettendo in atto una strategia di copertura del proprio portafoglio azionario. Naturalmente, la migliore protezione consiste nel non essere investiti in azioni rischiose e quindi nell’aumentare in modo significativo la quota di liquidità e/o di investimenti monetari nel portafoglio.
Tuttavia, essere al 100% in liquidità non è necessariamente la migliore opzione. La tabella seguente propone una sintesi delle possibili scelte tra tutte le classi di attivi. Una buona strategia di copertura consiste anche nel diversificarsi tra diversi attivi di copertura, come illustrato nella tabella seguente.
Infatti, ogni strumento di copertura risponde a una logica diversa e protegge da scenari di mercato specifici. Le obbligazioni sovrane, ad esempio, hanno storicamente svolto il ruolo di bene rifugio durante le fasi di rallentamento economico o di crisi finanziaria, poiché gli investitori tendono a orientarsi verso gli attivi più sicuri. Tuttavia, questa protezione può essere meno efficace in un contesto di shock inflazionistico legato all’energia, poiché l’aumento dei tassi di interesse può pesare sui prezzi obbligazionari.
Le materie prime, e in particolare l’energia, rappresentano anch’esse una potenziale forma di copertura nel caso specifico di uno shock di approvvigionamento. Se si verificasse una perturbazione duratura nello stretto di Hormuz, il prezzo del petrolio e del gas potrebbe aumentare significativamente, a beneficio delle aziende del settore energetico. In uno scenario di questo tipo, gli attivi legati all’energia possono agire come una protezione naturale contro lo shock iniziale.
L’oro e, in una certa misura, il dollaro statunitense svolgono spesso anche il ruolo di beni rifugio nei periodi di incertezza geopolitica o finanziaria. Questi attivi tendono ad attirare flussi di capitale quando gli investitori cercano di ridurre la loro esposizione al rischio. Tuttavia, il loro potenziale dipende in larga misura dal punto di ingresso e dal livello di valutazione già raggiunto al momento dello shock.
Infine, alcuni investitori scelgono di utilizzare strumenti più diretti come la vendita allo scoperto degli indici azionari o l’acquisto di opzioni PUT per proteggere il proprio portafoglio da un forte calo dei mercati. Queste strategie possono essere particolarmente efficaci durante le fasi di panico, ma richiedono un buon tempismo e una rigorosa gestione del rischio.
In pratica, una strategia di copertura efficace raramente si basa su un solo attivo. Piuttosto consiste nel combinare diversi strumenti complementari per ridurre la vulnerabilità complessiva del portafoglio di fronte a un potenziale shock sistemico.
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WisdomTree - Tactical Daily Update - 11.03.2026Borse più serene con Trump possibilista sulla prossima fine della guerra.
Forti cali del prezzo del greggio e del gas, ma la volatilità resta alta.
Intanto in Iran proseguono bombardamenti e risposta del regime.
In Asia forti recuperi, ancora una volta sospinti dalle azioni tecnologiche.
Le Borse europee archiviano la seduta con rialzi robusti, sostenute dal migliorato sentiment globale. Il principale catalizzatore è stato il crollo dei prezzi energetici, con petrolio e gas in forte arretramento dai picchi dei giorni precedenti. Londra +1,6%, Francoforte +2,46%, Parigi +1,79%, Milano +2,67%, Madrid +2,90%. Più incerta la chiusura di Wall Street, dove è prevalsa la prudente attesa di sviluppi geopolitic: Dow Jones -0,07%, S&P 500 -0,21%, Nasdaq +0,01%.
A sostenere l’ottimismo degli investitori sono state soprattutto le dichiarazioni rilasciate dal presidente Usa Donald Trump, secondo cui il conflitto in Medio Oriente potrebbe avvicinarsi a una fase conclusiva. Le sue parole hanno contribuito a raffreddare i timori sul fronte energetico, favorendo una rapida discesa delle quotazioni del greggio. Il Wti è sceso sotto 90 dollari/barile.
La realtà sul terreno resta tuttavia più complessa. Nonostante l’apertura di Trump alla possibilità di una tregua, i bombardamenti sull’Iran sono stati ieri i più intensi dall’inizio delle operazioni militari a fine febbraio. Il primo ministro israeliano Netanyahu ha ribadito con fermezza che “con l’Iran non abbiamo ancora finito”.
Il bilancio umano del conflitto continua ad aggravarsi. In Iran si contano già 1.200 vittime, mentre in Libano sono 570. Il numero degli sfollati nel Paese dei Cedri ha raggiunto 700 mila persone.
Uno dei principali fattori di rischio per i mercati energetici resta il possibile blocco dello Stretto di Hormuz, l’arma geopolitica più potente nelle mani di Teheran. L’ipotesi non è nuova: già durante la Rivoluzione islamica del 1979, l’ayatollah Khomeyni minacciò di chiudere il passaggio marittimo, allarmando sia l’Occidente sia i Paesi del Golfo.
Proprio per questo motivo, all’inizio degli anni Ottanta l’Arabia Saudita sviluppò una pipeline alternativa, pensata come via di emergenza nel caso in cui i porti del Golfo Persico diventassero inaccessibili alle petroliere. Saudi Aramco prevede di ripristinare circa il 70% delle normali spedizioni di greggio entro pochi giorni, ha spiegato l’amministratore delegato Amin Nasser durante una conference call sui risultati finanziari, accelerando le esportazioni dal porto di Yanbu, sul Mar Rosso.
Un nodo strategico della guerra potrebbe essere l’isola iraniana di Kharg, situata a 25 chilometri dalle coste iraniane e a meno di 500 chilometri dallo Stretto di Hormuz. Da questo terminale passa circa il 90% delle esportazioni di petrolio dell’Iran. Finora l’isola non è stata colpita dai bombardamenti, ma secondo il New York Times un eventuale controllo statunitense su Kharg permetterebbe di tagliare la principale fonte di entrate del regime.
Sul fronte energetico europeo il movimento più violento si è visto nel mercato del gas. Ad Amsterdam, hub di riferimento per l’Europa, il future sul metano è crollato -16%, a 47 euro/megawattora, sui minimi di seduta.
La discesa dei prezzi potrebbe essere ulteriormente favorita da una possibile azione coordinata delle economie avanzate. I ministri dell’energia del G7 hanno infatti chiesto all’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) di valutare il ricorso alle riserve strategiche di greggio per calmierare il mercato. L’AIE ha già convocato una riunione straordinaria dei Paesi membri per analizzare la situazione.
Secondo il Wall Street Journal, sul tavolo ci sarebbe persino il più grande rilascio di idrocarburi dalle riserve strategiche della storia.
Parallelamente, la Commissione europea sta lavorando a una serie di misure per attenuare l’impatto delle bollette energetiche sui consumatori.
Nel pacchetto “energia per i cittadini”, presentato a Strasburgo, Bruxelles suggerisce ai governi nazionali diverse iniziative: cambi di fornitore più rapidi, contratti più flessibili, riduzione di tasse e oneri sulle bollette elettriche e maggiore trasparenza nelle informazioni sui contratti energetici. Il piano incoraggia inoltre un’accelerazione su energie rinnovabili ed efficienza energetica.
Il miglioramento del sentiment globale si riflette anche sui mercati asiatici. L’indice MSCI Asia Pacific guadagna il 2%, dopo il +3,2% della seduta precedente, mentre il comparto tecnologico corre ancora di più: MSCI Asia Pacific Information Technology +4%.
Tra i principali listini, CSI300 di Shanghai e Shenzhen +0,7%, Taiex di Taiwan +4%, Kospi di Seul +1,5%, Hang Seng (Hong Kong) +0,2%, BSE Sensex indiano -0,8%
A Taipei spicca TSMC, in rialzo di +4,5% dopo aver comunicato che nei primi due mesi dell’anno i ricavi sono cresciuti del 30%.
In Giappone il Nikkei sale dell’1,5%, con lo yen a 158,2 contro dollaro. Il rendimento del decennale giapponese resta stabile al 2,15%.
Molto solida anche la domanda per il debito pubblico nipponico: l’asta dei titoli quinquennali ha registrato un rapporto domanda/offerta di 3,69, il livello più alto da ottobre, superiore alla media dei 12 mesi pari a 3,44.
Sul fronte tecnologico, Bloomberg riferisce che le autorità cinesi hanno vietato alle imprese statali e alle agenzie governative di utilizzare le applicazioni OpenClaw AI sui computer degli uffici, citando possibili rischi per la sicurezza. La decisione arriva mentre aziende e consumatori cinesi stanno iniziando a sperimentare sempre più diffusamente l’intelligenza artificiale agentica.
Mercato energetico ancora molto volatile: stamattina il Brent scende a 87 dollari/barile, -1%, dopo il crollo dell’11% registrato ieri, la flessione giornaliera più marcata degli ultimi quattro anni.
Nel mondo delle criptovalute, Bitcoin resta stabile intorno 70.100 dollari. Secondo CoinShares, gli asset digitali hanno registrato afflussi per 619 milioni di dollari nella scorsa settimana. Bitcoin ha attirato 521 milioni, mentre Ethereum e Solana hanno registrato flussi positivi significativi.
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I rendimenti storici ricompresi nel presente documento potrebbero essere basati sul back test, ossia la procedura di valutazione di una strategia d’investimento, che viene applicata ai dati storici per simulare quali sarebbero stati i rendimenti di tale strategia. Tuttavia, i rendimenti basati sul back test sono puramente ipotetici e vengono forniti nel presente documento a soli fini informativi. I dati basati sul back test non rappresentano rendimenti effettivi e non devono intendersi come un’indicazione di rendimenti effettivi o futuri.
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Stretto di Hormuz, un “chokepoint” marittimo sistemico?L’economia mondiale si trova di fronte a un rischio sistemico legato al conflitto in Medio Oriente, alla restrizione dell’offerta di petrolio e gas causata dalla chiusura dello stretto di Hormuz e più in generale alla perturbazione del traffico marittimo?
In questa prospettiva, il mercato azionario è minacciato da un grande crollo o almeno da un mercato ribassista simile al bear market del 2022?
In realtà, la vera questione riguarda la natura sistemica o meno della minaccia economica legata al conflitto geopolitico entrato in una fase militare sabato 28 febbraio 2026, che si aggiunge alla guerra in Ucraina in corso dal 24 febbraio 2022.
Che cos’è il rischio “sistemico”?
Il rischio sistemico è la possibilità che un evento negativo che colpisce un’istituzione, un mercato o un attore importante inneschi una reazione a catena capace di destabilizzare l’intero sistema economico o finanziario. Il rischio sistemico è quindi il rischio che uno shock isolato provochi un effetto domino che minaccia la stabilità di un intero sistema.
Caratteristiche del rischio sistemico
1. Interconnessione: gli attori sono collegati tra loro.
2. Effetto domino: il fallimento di un attore si propaga.
3. Perdita generalizzata di fiducia: i mercati o le istituzioni smettono di funzionare normalmente.
4. Impatto macroeconomico: l’intera economia può essere colpita.
Nel caso attuale, la chiusura dello stretto di Hormuz rappresenta l’evento negativo, il “paziente zero” del rischio di contagio macroeconomico. Questo stretto ha davvero una dimensione sistemica?
Ecco le principali cifre da tenere a mente su ciò che rappresenta realmente:
• 15% dell’approvvigionamento mondiale di petrolio
• 20% dell’approvvigionamento mondiale di GNL
• 30% dell’approvvigionamento mondiale di metanolo
• 15% dell’approvvigionamento mondiale di petrolchimica
• 10% dell’approvvigionamento mondiale di alluminio
• 25% dell’approvvigionamento mondiale di fertilizzanti azotati
• Lo stretto di Hormuz è uno dei 10 passaggi decisivi del commercio mondiale: non è l’unico, ma è il più importante.
Queste cifre hanno una dimensione sistemica?
A prima vista, queste proporzioni possono sembrare relativamente limitate per alcuni settori. Il 15% del petrolio mondiale non rappresenta la maggioranza dell’offerta globale. Tuttavia, la dimensione sistemica non si misura solo in termini di volume assoluto ma soprattutto nella capacità di sostituzione nel breve termine. Nel caso dello stretto di Hormuz, i margini di adattamento sono particolarmente ridotti. Le infrastrutture alternative — oleodotti terrestri o rotte marittime alternative — possono assorbire solo una parte limitata dei flussi attuali.
Inoltre, questi flussi energetici alimentano direttamente le grandi economie asiatiche, in particolare Cina, India, Giappone e Corea del Sud. Una perturbazione duratura del traffico provocherebbe quindi immediatamente tensioni sui prezzi dell’energia e successivamente un aumento dei costi di produzione industriale e logistica su scala mondiale.
La tabella seguente mostra le materie prime che transitano attraverso lo stretto di Hormuz e il cui blocco potrebbe provocare un rimbalzo dell’inflazione se il conflitto dovesse prolungarsi nel tempo.
Il meccanismo di contagio sarebbe quindi classico: forte aumento dei prezzi del petrolio e del gas, accelerazione dell’inflazione, irrigidimento delle condizioni finanziarie e rallentamento dell’attività economica. I mercati finanziari, molto sensibili a queste variabili macroeconomiche, potrebbero reagire con una forte correzione, in particolare nei settori ciclici e industriali.
Tuttavia, qualificare automaticamente questo rischio come sistemico sarebbe eccessivo. Il sistema energetico mondiale dispone oggi di diversi ammortizzatori: capacità produttive eccedenti di alcuni produttori, riserve strategiche detenute dalle grandi economie e una maggiore diversificazione delle fonti di approvvigionamento dopo i recenti shock energetici.
In altre parole, lo stretto di Hormuz rappresenta indubbiamente un chokepoint importante del commercio mondiale, ma la sua chiusura diventerebbe veramente sistemica solo se la perturbazione si prolungasse nel tempo e fosse accompagnata da altri shock simultanei.
La tabella seguente mostra i dieci passaggi decisivi per i flussi del commercio internazionale. Hormuz è il più importante, ma altri nove lo sono anch’essi e rimangono pienamente aperti.
DISCLAIMER GENERALE:
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Queste sono semplici bozze personali, da considerarsi come tali. La lettura va effettuata con un’ottica di breve termine. In altre parole, la prima fase del percorso disegnato rappresenta l’ipotesi principale. La parte restante del percorso (quella più lontana nel tempo) è strettamente legata all’evoluzione della prima fase. Di conseguenza, se quest’ultima non si realizza, l’intera idea deve essere considerata nulla.
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