Indici di mercato
Analisi 2028 , DAX 35.000Nonostante qualche fisiologico storno nell’ordine del 10-15%, tipico dei mercati azionari e generalmente innescato da fattori esogeni come shock geopolitici appena vissuti, crisi energetiche o rapide variazioni di politica monetaria, il DAX mostra una struttura di lungo termine estremamente solida.
Il mercato tedesco continua infatti a beneficiare di driver fondamentali e strutturali:
una robusta base industriale,
un tessuto di società esportatrici leader globali (le cosiddette Mittelstand),
e una sempre maggiore interconnessione dei flussi finanziari internazionali che cercano qualità e stabilità.
Guardando il grafico storico, la curva ellittica di lungo periodo che origina dalla fase post-DOT-COM (2000-2003) evidenzia un movimento tipico dei mercati azionari
consolidamenti laterali multi-anno che fungono da accumulazione istituzionale,
seguiti da fasi impulsive di rialzo alimentate da espansione della liquidità e crescita degli utili societari (ved. SAP e altri)
Inoltre, la presenza di grandi gestori passivi (ETF e fondi indicizzati) e l’uso massiccio di strategie sistematiche (risk parity, volatility targeting) tendono a “comprare i drawdown”, riducendo la profondità e la durata dei ribassi. Questa struttura di mercato favorisce la formazione di minimi crescenti nel tempo.
Dal punto di vista tecnico:
il DAX mantiene intatta la sua trendline primaria dai minimi del 2009,
con pattern di consolidamento ben definiti (triangoli ascendenti e flag di continuazione),
e volumi in aumento nelle rotture rialziste.
In ottica di proiezione ciclica e usando regressioni logaritmiche sui ritorni reali del DAX (corretti per inflazione), emerge un potenziale approdo in area 35.000 punti entro il 2028, coerente con un CAGR (tasso di crescita annuo composto) medio del 6-7%, in linea con le performance storiche degli indici azionari mature economy su orizzonti di lungo periodo.
Un traguardo che rappresenterebbe una prosecuzione ordinata del ciclo di lungo termine, senza bisogno di “bolle” ma semplicemente come normale evoluzione di utili e multipli.
WisdomTree - Tactical Daily Update - 09.01.2026Wall Street incerta: attendono Corte Suprema su dazi e dati su occupazione
Rotazione temi: più debole la tech, recupero value e ciclici: da verificare.
Azioni globali della Difesa di nuovo in auge a a nuovi massimi storici.
Dollaro Usa ifinalmente in recupero, dopo un 2025 di cronica debolezza.
Le Borse europee archiviano la seduta di ieri, 8 gennaio, con un andamento debole e contrastato, riflesso di un clima dominato dall’incertezza geopolitica e dall’attesa per una serie di snodi cruciali sul fronte macro e politico.
Gli investitori attendono due appuntamenti chiave negli Stati Uniti: il verdetto della Corte Suprema sulla legalità dei dazi imposti dall’amministrazione Trump e la pubblicazione oggi, 9 gennaio, del rapporto mensile sul mercato del lavoro.
La decisione dei giudici supremi è considerata potenzialmente dirompente. Un pronunciamento contrario potrebbe infatti rimettere in discussione una parte significativa dell’architettura commerciale americana, con ripercussioni non solo sugli scambi globali ma anche sulle prospettive di crescita dell’economia Usa. Parallelamente, i dati sull’occupazione potrebbero fornire indicazioni preziose sull’orientamento futuro della Federal Reserve.
Le attese degli economisti parlano di 70.000 nuovi posti di lavoro non agricoli creati nel mese scorso, in aumento rispetto ai 64.000 precedenti. Per il solo settore privato, le stime indicano 75.000 nuovi occupati, contro i 69.000 del mese precedente. Scostamenti significativi da queste previsioni potrebbero ricalibrare rapidamente le aspettative sui tempi e sull’intensità della politica monetaria statunitense.
Variazioni minime, ieri, per le Borse europee: Parigi +0,12%, Francoforte +0,02%, Londra -0,04%, Milano +0,25%: una fotografia di mercati prudenti, selettivi e privi di un chiaro catalizzatore.
Ieri anche Wall Street ha mostrato un quadro frammentato: Dow Jones +0,55%, S&P500 invariato, Nasdaq -0,44%. A pesare sono state soprattutto le prese di profitto sui tecnologici, mentre hanno trovato sostegno i titoli più legati al ciclo economico e, ancora una volta, quelli della difesa.
Proprio il comparto Difesa & Aerospazio continua a catalizzare l’attenzione degli investitori. L’annuncio del presidente Trump di voler aumentare di oltre il 50% il budget militare Usa, con l’obiettivo di raggiungere circa 1,5 trilioni di dollari nel 2027, ha dato nuovo slancio agli acquisti sia negli Usa sia in Europa. L’indice Stoxx Aerospace & Defense segna già +12,5% da inizio 2026, distanziando nettamente tutti gli altri settori, quali il Tecnologico (+4,9%), le Utility (+4,1%).
Il settore europeo della difesa, reduce da un +56% nel 2025, aggiorna i massimi storici, superando il record di inizio ottobre. Tra i titoli migliori del 2026 spiccano EXAIL Tech (+30%), Avio (+22%), Rheinmetall (+20%), Renk (+19,5%), SAAB (+19%), Leonardo (+19%) e Fincantieri (+16%).
L’attenzione resta elevata anche sul fronte energetico, in uno scenario geopolitico sempre più teso. La “battaglia per il greggio” coinvolge ora direttamente anche Russia e Cina, dopo il sequestro da parte degli Stati Uniti delle petroliere Marinera e Sophia nel Mar dei Caraibi.
I future sul petrolio tentano un rimbalzo, sostenuti anche dalle crescenti tensioni in Iran, dove i disordini interni, accompagnati da un blackout nazionale di Internet, si intensificano a Teheran, Mashhad e Isfahan. Le proteste sono alimentate da gravi difficoltà economiche e da un’iperinflazione stimata intorno al +90% annuo.
Il Brent europeo tocca stamene, 9 gennaio, 62,50 dollari/barile, +0,8% dopo il +3,4% di giovedì, miglior seduta da fine ottobre, con un progresso settimanale provvisorio del +2,9%. Il timore è che l’estensione del conflitto tra Russia e Ucraina possa colpire le esportazioni di petrolio russo, comprimendo l’offerta globale.
Sul fronte delle materie prime, l’indice Bloomberg Commodity a 112,10 si avvia a chiudere la settimana con +2,3%. Da inizio anno guidano caffè e argento (entrambi intorno al +7%), mentre il Gas Naturale Usa segna -7%, penalizzato da previsioni di clima mite e da domanda di riscaldamento più debole.
Metalli preziosi ancora “hot”: oro 4.470 Dollari/oncia e argento a 77,0: l’oro corregge leggermente dal +0,5% di giovedì, mentre l’argento resta quasi piatto dopo il -1,5% di ieri. Su base settimanale i guadagni restano consistenti (+3% l’oro, +5,5% l’argento), complice un mix di prese di profitto, rimbalzo del dollaro e ribilanciamenti sugli indici delle commodity.
Proprio il dollaro torna a rafforzarsi, con un apprezzamento superiore all’1% contro le principali valute: una novità dopo un 2025 di persistente debolezza. A favorirlo sono stati il rallentamento dell’inflazione in Europa, che apre spiragli per un approccio più morbido della BCE, e la resilienza dell’economia americana, fattori che rendono ancora più cruciali i dati sulle buste paga non agricole.
Sul mercato obbligazionario, il rendimento del Treasury Usa 10 anni risale al 4,18% dal 4,13%, mentre in Europa il BTP decennale italiano rende 3,50%, con spread a 65 bps, sui minimi dal 2008 (lontanissimo dai 250 pb dell’ottobre 2023).
Ottima la domanda per il nuovo BTP 7 anni, con richieste per circa Eur 265 miliardi e yield 3,19%: un segnale che rafforza la sostenibilità del rifinanziamento 2026, stimato in 385 miliardi, e che contribuisce a un risparmio sul costo del debito valutato in circa Eu 8 miliardi/anno.
Infine, le criptovalute. Il Bitcoin, con movimenti nervosi, torna intorno a 90.800 dollari, sui livelli di inizio anno. L’attenzione del mercato resta puntata su un possibile cambio di passo normativo: l’eventuale approvazione del US CLARITY Act viene vista come un vero game-changer, in grado di ridurre drasticamente il rischio regolatorio e offrire finalmente una cornice stabile al settore.
Informazioni importanti
Comunicazioni emesse all’interno dello Spazio economico europeo (“SEE”): Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree Ireland Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Central Bank of Ireland.
Comunicazioni emesse in giurisdizioni non appartenenti al SEE: Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree UK Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority del Regno Unito.
Per fare riferimento a WisdomTree Ireland Limited e a WisdomTree UK Limited si utilizza per entrambe la denominazione “WisdomTree” (come applicabile). La nostra politica sui conflitti d’interesse e il nostro inventario sono disponibili su richiesta.
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Il presente documento può contenere dichiarazioni previsionali, comprese dichiarazioni riguardanti le attuali aspettative o convinzioni in relazione alla performance di determinate classi di attività e/o settori. Le dichiarazioni previsionali sono soggette a determinati rischi, incertezze e ipotesi. Non vi è alcuna garanzia che tali dichiarazioni siano esatte, e i risultati effettivi possano discostarsi significativamente da quelli previsti in dette dichiarazioni. WisdomTree raccomanda vivamente di non fare indebito affidamento sulle summenzionate dichiarazioni previsionali.
I rendimenti storici ricompresi nel presente documento potrebbero essere basati sul back test, ossia la procedura di valutazione di una strategia d’investimento, che viene applicata ai dati storici per simulare quali sarebbero stati i rendimenti di tale strategia. Tuttavia, i rendimenti basati sul back test sono puramente ipotetici e vengono forniti nel presente documento a soli fini informativi. I dati basati sul back test non rappresentano rendimenti effettivi e non devono intendersi come un’indicazione di rendimenti effettivi o futuri.
Mercati stabili in attesa dei dati sull’occupazioneNella seduta di ieri i principali indici hanno mostrato ancora una volta andamenti contrastanti, ma restano tutti in territorio positivo per la prima settimana completa del 2026, in attesa della sessione di oggi.
Detto questo, il rapporto sulle buste paga non agricole in uscita domani mattina potrebbe rivelarsi determinante per l’esito finale della settimana.
Il Dow Jones è tornato in rialzo, guadagnando lo 0,55%, pari a circa 270 punti, e chiudendo a 49.266,11. A sostenere l’indice sono stati in particolare i titoli del settore difesa, dopo che il Presidente Trump ha indicato un bilancio per la difesa pari a 1.500 miliardi di dollari nel 2027, in netto aumento rispetto ai circa 900 miliardi previsti per il 2026.
Il rimbalzo arriva il giorno successivo al calo del comparto, innescato da dichiarazioni presidenziali che avevano ipotizzato la fine di dividendi e riacquisti di azioni proprie per le società della difesa.
L’S&P 500 ha chiuso sostanzialmente invariato, con un lieve progresso dello 0,01% a 6.921,46. Sia l’S&P 500 sia il Dow Jones avevano toccato massimi storici martedì, prima di arretrare nella seduta di ieri.
La rotazione settoriale ha penalizzato il comparto tecnologico, portando il Nasdaq a scendere dello 0,44%, pari a circa 104 punti, a 23.480,02. Nonostante la debolezza del settore, Alphabet ha superato Apple diventando la seconda società quotata al mondo per capitalizzazione, alle spalle di NVIDIA.
Parte dei flussi in uscita dalla tecnologia si è diretta verso le small cap, con il Russell 2000 in rialzo dell’1,1% e in chiusura su un nuovo massimo storico a 2.603,91.
Sul fronte macroeconomico, ieri sono arrivati nuovi dati sul mercato del lavoro, con l’attenzione ora tutta rivolta al rapporto sulle buste paga non agricole.
Le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione si sono attestate a 208.000, in lieve aumento rispetto alla settimana precedente ma inferiori alle attese di 210.000. Inoltre, Challenger, Gray & Christmas ha riportato poco più di 35.500 licenziamenti, il livello più basso degli ultimi diciotto mesi.
Tutto è quindi pronto per il primo rapporto “normale” sull’occupazione negli Stati Uniti dopo lo shutdown governativo. Le attese indicano attualmente la creazione di 73.000 nuovi posti di lavoro, in aumento rispetto ai 54.000 stimati a fine settimana scorsa.
L’ultimo dato disponibile, pubblicato in modo atipico a metà dicembre, aveva sorpreso positivamente con 64.000 nuovi occupati.
In termini settimanali, il Dow Jones è in rialzo dell’1,8% fino a giovedì, il Nasdaq guadagna circa l’1% e l’S&P 500 è in progresso dello 0,9% nei primi quattro giorni della settimana. Oltre ai dati sull’occupazione, gli investitori guardano anche a possibili sviluppi sul fronte politico-giudiziario, con una potenziale decisione della Corte Suprema sui dazi presidenziali attesa proprio per oggi.
Nel 2026 vedremo sicuramente almeno una correzioneStatisticamente l'indice S&P 500 sale sempre ma nella sua salita andiamo regolarmente incontro a correzioni più o meno profonde.
A volte queste si trasformano in bear market (raramente) altre volte no.
Ma quanto di frequente?
Una correzione del 1-3% si verifica annualmente, anche più volte in un anno
Una correzione del 5% si verifica in media ogni 1.1 anni
Una correzione del 10% si verifica in media ogni 1.6 anni
Una correzione del 15% si verifica in media ogni 2.5 anni
Una correzione del 20% si verifica in media ogni 4 anni
Una correzione del 25% si verifica in media ogni 5 anni
Una correzione del 30% si verifica in media ogni 10 anni
Una correzione del 40% si verifica in media ogni 16 anni
Una correzione del 50% si verifica in media ogni 48 anni
Nel 2026 sappiamo quindi per certo che ci saranno correzioni lievi ma è meno probabile che queste si trasformino in bear market perché:
l'ultima correzione da 20% è stata ad aprile 2025, meno di 1 anno fa
l'ultima correzione da 25% circa è stata nel 2022, meno di 4 anni fa
l'ultima correzione da 30% circa è stata nel 2020, meno di 6 anni fa
Chiaramente si tratta solo di statiche che possono essere smentite dall'oggi al domani ma affrontare i mercati con numeri alla mano è meglio che affrontarli di pancia.
NQ: H1!!! DISCLAIMER !!!
Nota bene:
Queste sono semplici bozze personali, da considerarsi come tali. La lettura va effettuata con un’ottica di breve termine. In altre parole, la prima fase del percorso disegnato rappresenta l’ipotesi principale. La parte restante del percorso (quella più lontana nel tempo) è strettamente legata all’evoluzione della prima fase. Di conseguenza, se quest’ultima non si realizza, l’intera idea deve essere considerata nulla.
Non vi è alcuna sollecitazione all’investimento; quanto riportato va inteso unicamente come il punto di vista di un utente della piattaforma. L’onere di approfondire ricade sul lettore, attraverso le proprie conoscenze ed esperienze.
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WisdomTree - Tactical Daily Update - 08.01.2026Borse globali disturbate dalle tensioni internazionali su più fronti.
Il clima geopolitico innesca i primi rialzo dei rendimenti obbligazionari.
Gli Usa sequestrano 2 navi con greggio venezuelano.
Metalli preziosi e industriali in pausa, ma trend di fondo ancora forte.
Il 2026 dei mercati si apre con lo sguardo più rivolto alla geopolitica che ai fondamentali. Nella seduta di martedì 7 gennaio, il moltiplicarsi dei fronti di tensione internazionali ha inciso sull’umore degli investitori, spingendo le Borse europee a chiudere contrastate e alimentando una diffusa cautela.
A dominare la scena sono stati ancora una volta energia, sanzioni e politica estera, con il mercato impegnato a decifrare le prossime mosse del presidente Usa Donald Trump, tra Groenlandia, Venezuela e controllo delle forniture petrolifere.
Il catalizzatore principale è arrivato dal nuovo strappo tra Washington e Mosca. Gli Stati Uniti hanno sequestrato la petroliera russa Marinera, provocando dure proteste del Cremlino.
La nave era da oltre due settimane nel mirino delle autorità americane: avrebbe tentato di caricare greggio in un porto venezuelano ed è sospettata di violazioni delle sanzioni, inclusi trasporti di petrolio iraniano. Un episodio che riaccende i riflettori sulle rotte energetiche globali e sulle tensioni tra grandi potenze.
A rafforzare l’atteggiamento prudente hanno contribuito anche dati macroeconomici statunitensi in chiaroscuro. Dopo i recenti massimi, gli investitori hanno approfittato della fase per ribilanciare i portafogli, aumentando l’esposizione al comparto obbligazionario. Ne è derivato un calo generalizzato dei rendimenti dei bond, che ha sottratto slancio ai listini azionari.
Sul fronte europeo, arrivano segnali di raffreddamento dell’inflazione. In dicembre l’inflazione dell’Eurozona è scesa al 2%, dal 2,1% di novembre, secondo la stima preliminare di Eurostat. L’inflazione core si è attestata al 2,3%.
Guardando alle singole componenti, i servizi restano sostenuti al 3,4% annuo (dal 3,5%), mentre alimentari, alcol e tabacco salgono al 2,6% (dal 2,4%). In rallentamento i beni industriali, allo 0,4% (dallo 0,5%), e soprattutto l’energia, che passa a -1,9% dopo il -0,5% di novembre.
Per l’Italia, l’Istat segnala che nel 2025 i prezzi al consumo sono cresciuti in media dell’1,5%, in accelerazione rispetto al +1% del 2024. Nella media dell’anno, la variazione dell’indice Ipca si colloca a +1,7%, contro il +1,1% dell’anno precedente.
Oltreoceano, l’attenzione è già tutta rivolta a venerdì, quando saranno pubblicati i dati sul mercato del lavoro Usa, cruciali per le prossime decisioni della Fed.
I segnali recenti sono contrastanti: a dicembre il settore dei servizi ha registrato l’espansione più rapida da oltre un anno, ma secondo Adp le imprese private hanno creato meno posti di lavoro del previsto.
Le offerte di lavoro sono diminuite più delle attese a novembre e il ritmo delle assunzioni ha rallentato. Nel dettaglio, le posizioni lavorative aperte sono calate di 303mila unità, scendendo a 7,146 milioni a fine novembre, secondo il report Jolts del Dipartimento del Lavoro. Il dato di ottobre è stato rivisto al ribasso a 7,449 milioni, dai precedenti 7,670 milioni.
Per molti economisti, a pesare sono l’incertezza politica e il crescente ricorso all’intelligenza artificiale, che rende le aziende più caute nelle decisioni di assunzione.
In questo contesto, Wall Street ha chiuso con indici divergenti: Dow Jones -0,94%, S&P 500 -0,34%, mentre il Nasdaq ha limitato le perdite con un +0,16%.
In Europa, invece, tornano sotto i riflettori le azioni della difesa. A Milano, Leonardo ha guadagnato +5,1% e Fincantieri +5,3%, dopo le aperture di Francia e Regno Unito all’ipotesi di schierare truppe in Ucraina in caso di tregua con la Russia.
Il petrolio resta uno snodo chiave. Le tensioni sul Venezuela spingono le quotazioni verso i minimi di metà dicembre 2025, con il Brent in area 60 dollari al barile e il Wti attorno a 56 dollari. Sullo sfondo pesa il rischio di un eccesso di offerta, qualora il greggio venezuelano tornasse sul mercato.
Secondo il Wall Street Journal, l’amministrazione Trump starebbe lavorando da anni a un piano per controllare l’industria petrolifera venezuelana, con l’obiettivo di portare i prezzi verso i 50 dollari al barile, ridurre l’inflazione e limitare l’accesso della Cina alle forniture.
Sul mercato obbligazionario europeo, lo spread BTp-Bund ha chiuso a 70 punti base, in lieve aumento, mentre il rendimento del BTp decennale è sceso al 3,51% dal 3,54% della vigilia.
Nella mattinata di oggi, 8 gennaio, prevale il segno meno in Asia-Pacifico. L’MSCI Asia Pacific cede -0,3%, con CSI300 -1,1%, Hang Seng -1,8%, Taiex -0,2%. A Tokyo, il Nikkei 225 perde -1,7%, penalizzato dal calo dei salari reali, scesi del 2,8% a novembre, undicesimo mese consecutivo di flessione.
A Seoul, il Kospi oscilla attorno alla parità dopo i nuovi record, sostenuto dai conti di Samsung Electronics, che ha riportato un utile operativo preliminare di 13,8 miliardi di dollari (+208%) e ricavi in crescita del 23%, trainati dalla domanda di chip per l’intelligenza artificiale.
Infine, sulle materie prime, oro -0,8% e argento -3,3%, mentre la Banca centrale cinese continua ad accumulare metallo giallo per il 14° mese consecutivo: 30.000 once troy nell’ultimo mese e 1,35 milioni di once complessive, pari a 42 tonnellate, da novembre 2024.
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Il presente documento può contenere dichiarazioni previsionali, comprese dichiarazioni riguardanti le attuali aspettative o convinzioni in relazione alla performance di determinate classi di attività e/o settori. Le dichiarazioni previsionali sono soggette a determinati rischi, incertezze e ipotesi. Non vi è alcuna garanzia che tali dichiarazioni siano esatte, e i risultati effettivi possano discostarsi significativamente da quelli previsti in dette dichiarazioni. WisdomTree raccomanda vivamente di non fare indebito affidamento sulle summenzionate dichiarazioni previsionali.
I rendimenti storici ricompresi nel presente documento potrebbero essere basati sul back test, ossia la procedura di valutazione di una strategia d’investimento, che viene applicata ai dati storici per simulare quali sarebbero stati i rendimenti di tale strategia. Tuttavia, i rendimenti basati sul back test sono puramente ipotetici e vengono forniti nel presente documento a soli fini informativi. I dati basati sul back test non rappresentano rendimenti effettivi e non devono intendersi come un’indicazione di rendimenti effettivi o futuri.
S&P e Dow arretrano dai record in una giornata ricca di datiMercoledì, due dei principali indici azionari statunitensi hanno chiuso in territorio negativo per la prima volta nel 2026, mentre il mercato affrontava un’intensa tornata di dati macroeconomici e una giornata particolarmente ricca di dichiarazioni da parte del Presidente degli Stati Uniti.
Il Dow Jones ha ceduto lo 0,94%, pari a 466 punti, chiudendo a 48.996,08, mentre l’S&P 500 ha perso lo 0,34%, attestandosi a 6.920,93. Entrambi gli indici avevano chiuso la seduta precedente su livelli record e avevano toccato nuovi massimi intraday anche nella giornata odierna, prima di invertire la rotta. Il Russell 2000, indice delle small cap, ha registrato un calo dello 0,29%, dopo il balzo dell’1,4% di martedì.
Il Nasdaq è invece riuscito a proseguire la sua sequenza positiva, salendo dello 0,16%, pari a circa 37 punti, a 23.584,28, per il terzo giorno consecutivo in rialzo. NVIDIA ha guadagnato quasi l’1% nella seduta di mercoledì, dopo una reazione inizialmente contenuta alla presentazione di lunedì al CES, durante la quale ha svelato la nuova piattaforma di elaborazione AI “Vera Rubin”. Di segno opposto la performance del principale concorrente AMD, che ha chiuso in calo del 2%.
I titoli del settore delle memorie, protagonisti di forti rialzi nella seduta di martedì, hanno mostrato andamenti contrastanti. Sandisk ha messo a segno un ulteriore progresso dell’1,1%, dopo il balzo del 27,6% del giorno precedente, mentre Western Digital ha perso quasi il 9%, correggendo parte del recente rialzo del 16,8%.
L’attenzione del mercato resta ora concentrata sul rapporto sulle buste paga non agricole in uscita venerdì. Le attuali attese indicano la creazione di 73.000 nuovi posti di lavoro, rispetto ai 64.000 registrati nella pubblicazione atipica di metà dicembre. In avvicinamento all’appuntamento principale, nella giornata odierna sono arrivati altri dati sul mercato del lavoro: il report ADP ha mostrato un aumento di 41.000 unità delle buste paga private a dicembre. Si tratta di un miglioramento rispetto alla contrazione di 29.000 unità di novembre, ma di un dato inferiore alle attese, fissate a 48.000.
Nel frattempo, le offerte di lavoro sono scese a 7,15 milioni a novembre, in calo di circa 300.000 unità rispetto al mese precedente. Sul fronte dell’attività economica, l’indice ISM dei servizi ha registrato il miglior dato del 2025 nel mese di dicembre, attestandosi a 54,4%, sopra le attese di 52,2% e in miglioramento di 1,8 punti rispetto a novembre.
Anche il Presidente Trump è intervenuto più volte nel corso della giornata, un elemento che storicamente tende a creare volatilità sui mercati, soprattutto in assenza di segnali di allentamento sul fronte dei dazi. In questa occasione, ha espresso l’intenzione di porre fine alla distribuzione di dividendi e ai programmi di riacquisto di azioni per le società del settore difesa, oltre a valutare il divieto per i grandi investitori istituzionali di acquistare abitazioni unifamiliari.
Gli investitori restano inoltre in attesa di ulteriori sviluppi legati al petrolio venezuelano, dopo la cattura di Nicolás Maduro.
Settori e Groenlandia: i settori dell’S&P 500 da monitorareQuesta analisi non intende formulare anticipazioni prospettiche sulle relazioni tra Stati Uniti e Groenlandia, né tantomeno addentrarsi in considerazioni geopolitiche, istituzionali o diplomatiche. Le ipotesi di annessione, sovranità o modifica dello status del territorio esulano dall’ambito di questo studio. L’obiettivo è volutamente più limitato e pragmatico: interrogarsi sulle potenziali conseguenze economiche di un maggiore coinvolgimento degli Stati Uniti in Groenlandia, qualunque ne sia la forma, e sui settori dell’S&P 500 che potrebbero esserne indirettamente influenzati.
Questa riflessione si basa dunque su un approccio economico e settoriale, senza presupporre né tempistiche, né fattibilità politica, né tantomeno la probabilità di tale scenario. Mira semplicemente a individuare aree di sensibilità all’interno del mercato azionario statunitense, nell’ipotesi in cui gli Stati Uniti rafforzassero la loro presenza economica, industriale o strategica in questa regione del mondo.
Di seguito, il grafico mostra le candele giapponesi settimanali dell’indice settoriale S&P 500 Materials.
Ricordiamo che le azioni che compongono l’S&P 500 sono suddivise in 11 grandi super-settori GICS, ciascuno dei quali raggruppa aziende con profili economici e motori di crescita distinti. In questo contesto, alcuni settori appaiono più esposti di altri a dinamiche legate all’accesso alle risorse naturali, allo sviluppo delle infrastrutture, alla sicurezza delle catene di approvvigionamento e alle sfide energetiche e industriali. Un coinvolgimento statunitense in Groenlandia, anche graduale e limitato, potrebbe quindi generare effetti differenziati a seconda dei settori interessati.
La Groenlandia è un territorio autonomo del Regno di Danimarca, situato tra l’Atlantico settentrionale e l’oceano Artico. La sua posizione geografica le conferisce una particolare importanza strategica, soprattutto nel contesto del cambiamento climatico, della progressiva apertura delle rotte marittime artiche e del crescente interesse per le risorse naturali della regione. Il sottosuolo groenlandese è noto per contenere risorse minerarie significative, tra cui terre rare, grafite, rame, nichel, nonché idrocarburi offshore ancora in gran parte inesplorati.
Queste risorse sono economicamente rilevanti non tanto per i volumi immediatamente disponibili, quanto per la loro natura strategica. Alcune sono considerate critiche per le tecnologie moderne, la transizione energetica, l’elettrificazione dei trasporti, la difesa e l’industria dei semiconduttori. In questo contesto, un accesso più diretto o sicuro a tali materie prime potrebbe, nel lungo periodo, influenzare determinate catene del valore dominate da società statunitensi quotate.
Va tuttavia ricordato che lo sfruttamento di queste risorse è soggetto a vincoli significativi: condizioni climatiche estreme, elevati costi di investimento, problematiche ambientali, accettabilità sociale locale e quadri normativi rigorosi. Di conseguenza, qualsiasi impatto economico potenziale sarebbe necessariamente graduale, indiretto e di lungo periodo. Non si tratta quindi di individuare catalizzatori di breve termine per i mercati, ma piuttosto di evidenziare settori dell’S&P 500 che potrebbero, su un orizzonte temporale più ampio, beneficiare o essere influenzati da un’evoluzione strutturale di questo tipo.
In quest’ottica, l’analisi che segue mira a offrire una panoramica dei settori potenzialmente interessati, senza bias direzionale e in una logica di monitoraggio macro-settoriale piuttosto che di immediata convinzione d’investimento.
DISCLAIMER GENERALE:
Questo contenuto è destinato a persone che hanno familiarità con i mercati finanziari e gli strumenti di investimento, ed è fornito a scopo puramente informativo. L’idea presentata (inclusi commenti di mercato, dati e osservazioni) non rappresenta un prodotto del dipartimento di ricerca di Swissquote o delle sue affiliate. Questo materiale ha lo scopo di evidenziare le dinamiche di mercato e non costituisce consulenza in materia di investimenti, legale o fiscale. Se sei un investitore al dettaglio o non hai esperienza nel trading di prodotti finanziari complessi, è consigliabile consultare un consulente autorizzato prima di prendere decisioni finanziarie.
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Le criptovalute non sono considerate valuta legale in alcune giurisdizioni e sono soggette a incertezze normative.
L’uso di sistemi basati su Internet può comportare rischi elevati, tra cui frodi, attacchi informatici, interruzioni di rete e comunicazione, furti di identità e phishing legati agli asset digitali.
FTSE Mib toro scatenato!!Analisi tecnica non'è il vangelo , e i Pattern molte volte vengono abortiti,ma se si dovesse verificare il superamento di due forti resistenze, la prima area 44500 e infine area 50108, poi il paradiso, arrivo in area 59500/60000, con la chiusura Pattern rialzista a triangolo, ampiezza la sua base che proiettata sul grafico, dal punto di breakout uscita dal triangolo nella parte superiore, porterebbe l'indice su valori inaspettati , tutto dipenderà dalla velocità con cui ci si arriva se variazione in pochi anni, siamo nella stesse condizioni di bolla come è successo nel lontano 2000 e 2007, l'incognita è sempre lui , il ciuffo biondo!!, potrebbe con la sua tracotanza , provocare un crollo dei mercati, anche molto profondo...
WisdomTree - Tactical Daily Update - 07.01.2026Un inizio 2026 ancora positivo, ma il mood è guardingo.
L’inflzione europea si conferma moderata, attorno al 2% target.
Il blitz Usa a Caracas non muove il prezzo del greggio, sempre depresso.
Borse asiatiche ancora ben acquistate: prosegue la rimonta del tech cinese.
Sui mercati finanziari continua a dominare l’ottimismo. Anche nella seduta di lunedì 6 gennaio, gli investitori hanno scelto di mettere tra parentesi le tensioni geopolitiche, archiviando senza troppi scossoni l’attacco statunitense al Venezuela del fine settimana e la cattura del presidente Maduro.
Un segnale chiaro: la propensione al rischio resta elevata e il mercato continua a guardare oltre le crisi, privilegiando fondamentali e politica monetaria.
In Europa, i listini hanno chiuso prevalentemente in territorio positivo, con l’eccezione di Milano, fanalino di coda. Londra ha guidato i rialzi con il Ftse100 a +1,17%, mentre a Francoforte il Dax ha superato per la prima volta quota 24.900, aggiornando i massimi storici e chiudendo a +0,19%. Seduta costruttiva anche per Parigi (+0,32%) e Madrid (+0,17%), mentre Milano ha chiuso in controtendenza a -0,20%.
Lo sguardo degli investitori è ora puntato sugli Stati Uniti. La settimana è infatti ricca di dati sul mercato del lavoro americano, culminanti nel report sull’occupazione di dicembre atteso venerdì.
Numeri cruciali per valutare le prossime mosse della Federal Reserve, in un contesto in cui analisti e mercati continuano a prezzare ulteriori tagli dei tassi nel corso del 2026.
Sul fronte europeo, il dibattito monetario e istituzionale si intreccia con quello geopolitico.
François Villeroy de Galhau, governatore della Banca di Francia e membro del Consiglio direttivo BCE, ha lanciato un avvertimento netto: le critiche dell’amministrazione Trump all’indipendenza della Fed, unite ai dubbi sulla disciplina fiscale degli Stati Uniti e all’uso aggressivo dei dazi, rischiano di minare alcuni pilastri del predominio globale del dollaro.
Secondo Villeroy, questo scenario potrebbe spingere diverse giurisdizioni a sviluppare sistemi di pagamento alternativi, aprendo uno spazio strategico per l’euro.
Intanto, i dati macro offrono segnali contrastanti. In Germania, l’inflazione di dicembre 2025 è stimata al +1,8%, in netto rallentamento rispetto al +2,3% di novembre, con prezzi al consumo invariati su base mensile.
La media annua 2025 dovrebbe attestarsi al +2,2%, mentre l’inflazione “core”, al netto di energia e alimentari, è vista al 2,4%. Le previsioni 2026 indicano tuttavia un’inflazione ancora sopra la soglia del 2%.
In Francia, il tasso annuo è sceso a 0,8% dallo 0,9% precedente, mentre i Pmi servizi e composito dell’Eurozona segnalano un generale rallentamento dell’attività.
Sul fronte delle materie prime, continua la corsa dei metalli industriali, col rame assoluto protagonista: per la prima volta ha superato la soglia dei 13.000 dollari/tonnellata, toccando un massimo storico a 13.387.
Alla base del movimento, le aspettative di una possibile tariffa statunitense sui metalli raffinati, che ha spinto a un accumulo di scorte negli Stati Uniti, lasciando il resto del mondo più esposto sul fronte dell’offerta.
Sul mercato valutario, l’euro ha chiuso in calo contro dollaro, scendendo a 1,169 (-0,2%), mentre resta invariato contro yen giapponese a 183,1. Poco mosso il dollaro/yen, a 156,6 (+0,2%). In risalita il gas naturale europeo, a 27,8 euro/megawattora, comunque vicino al minimo degli ultimi 20 mesi (26,8). L’abbondanza dell’offerta, grazie a una produzione record negli Stati Uniti e a nuovi contratti con produttori mediorientali, ha portato nel 2025 a un aumento del 28% delle importazioni europee.
La mattina di martedì 7 gennaio vede un rallentamento dei mercati asiatici, nonostante i nuovi record a Wall Street. L’MSCI Asia Pacific cede -0,6%, primo ribasso dell’anno dopo quattro sedute positive che avevano portato il guadagno 2026 al +4%.
In Giappone, Nikkei225 -1,1%, mentre dalla Cina emergono indiscrezioni su controlli più severi sulle licenze di esportazione dei minerali verso il Giappone. Le terre rare si confermano così uno strumento chiave nelle tensioni commerciali globali.
Nell’area della greater China, il CSI300 arretra -0,4%, l’Hang Seng -1,3% e il Taiex di Taipei -0,5%. A Hong Kong si guarda con interesse alla possibile IPO di Kunlunxin, divisione di Baidu attiva nei chip per intelligenza artificiale e data center.
Spicca ancora la Corea: il Kospi ha segnato quattro record consecutivi, portando il guadagno 2026 oltre l’8%, dopo +60% (in euro) nel 2025.
A metà mattinata europea (ore 12.00 CET), future USA e indici europei si muovono poco, intorno a +0,2%. Debole il petrolio, col Brent a 59,8 dollari/barile (-1,1%), mentre resta centrale il dossier Venezuela: Trump ha dichiarato che Caracas “consegnerà” agli USA tra 30 e 50 milioni di barili di petrolio sanzionato, portando potenziale tensione sull’offerta globale.
I beni rifugio restano ben supportati. Oro a 4.458 dollari/oncia e argento a 79,2 arretrano solo marginalmente dopo tre rialzi consecutivo. Morgan Stanley prevede l’oro a 4.800 dollari entro il quarto trimestre 2026, citando tagli dei tassi, cambio ai vertici della Fed e acquisti delle banche centrali. Il record di 4.549 dollari del 26 dicembre per ora tiene.
Per l’argento, dopo il +147% nel 2025, giocano in favore il deficit strutturale e le nuove regole cinesi sulle licenze di esportazione.
Nel “mondo crypto”: Bitcoin -0,8%, dopo -0,9% di martedì, mentre il Financial Times rilancia il tema dell’euro digitale, sottolineando come la vera priorità per l’Europa sia la versione “all’ingrosso”, cruciale per la finanza tokenizzata e l’integrazione dei mercati dei capitali.
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Wall Street sui massimi: S&P record, Dow oltre 49.000Nuovi massimi per Dow Jones e S&P 500 nell’avvio del 2026
Il forte slancio che ha caratterizzato l’avvio del 2026 è proseguito anche ieri, con un altro indice chiave che ha raggiunto un nuovo massimo, mentre gli investitori si preparano alla prima settimana “normale” di pubblicazione dei dati economici dopo mesi di discontinuità.
Il Dow Jones ha chiuso a un nuovo record lunedì e ha poi guadagnato un ulteriore 0,99% martedì, pari a circa 485 punti, fissando un nuovo traguardo a 49.462,08. Si tratta della prima chiusura sopra quota 49.000, con l’indice già a metà strada verso il livello simbolico dei 50.000 punti.
Nella stessa seduta anche l’S&P 500 si è unito al movimento, entrando in territorio record con un rialzo dello 0,62% a 6.944,82. Il Nasdaq è salito dello 0,65%, pari a circa 151 punti, chiudendo a 23.547,17.
Dal punto di vista storico, il segnale resta incoraggiante. Negli ultimi 50 anni, quando l’S&P 500 ha registrato un progresso nei primi cinque giorni di contrattazione dell’anno, l’indice ha chiuso l’anno in positivo nell’83% dei casi, con un guadagno medio del 14,2%. Finora l’S&P 500 è in rialzo da tre sedute consecutive e ha già guadagnato oltre l’1%.
La conferenza CES 2026 ha avuto un avvio molto solido, con importanti annunci legati all’intelligenza artificiale da parte di due dei principali protagonisti del settore. NVIDIA ha presentato la nuova piattaforma di elaborazione AI “Vera Rubin”, mentre AMD ha introdotto la piattaforma “Helios”.
Nonostante il clamore mediatico, entrambi i titoli hanno chiuso in calo nella seduta odierna, con NVIDIA in flessione dello 0,5% e AMD del 3%. Altri comparti tecnologici hanno invece mostrato una performance decisamente più brillante, in particolare il settore delle memorie, con rialzi significativi per Sandisk (+27,6%), Western Digital (+16,8%) e Micron Technology (+10%).
Sul fronte macroeconomico, il mercato sembra essersi lasciato alle spalle il più lungo blocco governativo degli ultimi anni. I dati di questa settimana verranno pubblicati secondo il calendario ordinario, con il cruciale rapporto sulle buste paga non agricole che tornerà alla consueta pubblicazione del venerdì, anziché a una data irregolare di metà mese.
Un aspetto positivo è che gli investitori non dovranno confrontarsi con significative lacune informative. Prima del rapporto sull’occupazione di venerdì, domani saranno pubblicati i dati sulle buste paga del settore privato misurate dal report ADP. Il dato del mese scorso aveva mostrato una contrazione di 32.000 unità a novembre, contro attese per un aumento di 40.000. Per il dato in uscita domani il consenso indica un incremento di circa 48.000 unità.
Sempre nella giornata di mercoledì sono attesi anche l’indice ISM dei servizi e i dati sulle offerte di lavoro (JOLTS).
Al momento non vedo motivi per cui il mercato non possa superare i circa 50 punti rimanenti e raggiungere quota 7.000 sull’S&P 500. I miei obiettivi sono leggermente più elevati, in area 7.025.
È tuttavia possibile che, una volta superato questo livello, si manifestino prese di profitto fisiologiche, che monitorerò con attenzione. Nel corso della settimana sono previsti dati su ISM, JOLTS, richieste di sussidi di disoccupazione e buste paga non agricole, ma al momento non vedo elementi in grado di compromettere questo solido avvio d’anno.
S&P 500 Energia e geopolitica: massima attenzioneI recenti eventi geopolitici legati al Venezuela hanno riacceso le tensioni sul mercato energetico globale e riportato l’attenzione sul settore energetico statunitense, che potrebbe (in modo condizionale) beneficiarne nel prossimo futuro. In questo contesto, i mercati anticipano possibili perturbazioni dell’offerta, ma soprattutto una ridistribuzione degli equilibri tra i produttori storici del Venezuela e i principali operatori petroliferi statunitensi.
A inizio settimana, i flussi settoriali si sono in parte orientati verso l’energia, con un forte interesse per le large cap USA, considerate le meglio posizionate qualora dovesse riprendere la cooperazione economica tra Stati Uniti e Venezuela. Questa dinamica si è tradotta in una sovraperformance dell’indice S&P 500 Energy dall’inizio della settimana, sostenuta dall’aumento dei prezzi del petrolio e da una rivalutazione strategica delle compagnie petrolifere statunitensi in Venezuela, sebbene tutto resti per ora prospettico.
Questa situazione favorisce direttamente le prime 10 capitalizzazioni dell’indice S&P 500 Energy (uno degli 11 indici settoriali dell’S&P 500), che include sia major petrolifere integrate sia società di servizi petroliferi. Gruppi come Exxon Mobil, Chevron e ConocoPhillips beneficiano della loro capacità di produrre, raffinare e distribuire in un quadro normativo stabile, catturando al contempo l’aumento dei prezzi degli idrocarburi.
Chevron, in particolare, è considerata un potenziale beneficiario chiave grazie alla sua presenza storica in Venezuela e alla sua capacità di adattarsi rapidamente a un cambiamento del contesto politico. Le società di servizi petroliferi come SLB (Schlumberger) o Halliburton potrebbero beneficiare delle aspettative di ripresa o accelerazione degli investimenti nelle infrastrutture energetiche, necessarie per garantire l’approvvigionamento globale.
A ciò si aggiungono i raffinatori e gli operatori midstream come Phillips 66, Valero e Kinder Morgan, che traggono vantaggio da volumi elevati, margini solidi e una domanda strutturalmente sostenuta. Infine, il settore finanziario statunitense accompagna questo movimento attraverso il finanziamento di progetti energetici, rafforzando l’ecosistema complessivo del settore. Tuttavia, tutto resta ancora prospettico, ma questa è una lista di titoli USA da monitorare con estrema attenzione.
Dal punto di vista tecnico, l’indice S&P 500 Energy si trova oggi su un livello chiave della sua storia di mercato. I prezzi si muovono in prossimità dei massimi storici, una zona di resistenza di lungo periodo. Un superamento chiaro e confermato di questo livello costituirebbe un segnale rialzista di primo livello, confermando la ripresa di un trend primario ascendente dopo diversi anni di consolidamento.
Questo tipo di configurazione è spesso interpretato come un segnale di ingresso per gli investitori istituzionali, attratti dalla combinazione di momentum positivo e contesto macroeconomico favorevole. In caso di breakout confermato, l’S&P 500 Energy potrebbe entrare in una nuova fase di rivalutazione, sostenuta dai fondamentali geopolitici, dai flussi settoriali e da una validazione tecnica decisiva.
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DJT – Attenzione ai livelliIl DJT è su resistenza strutturale dopo un rally impulsivo 📈
Movimento esteso.
La perdita del supporto in area 17.400 ❌
invalida il breakout → bull trap.
Sotto questi livelli:
storno tecnico probabile 🔽
primo target area 16.200
estensione verso 15.100
accelerazione possibile fino ai minimi ciclici ~12.500 🧭
Secondo la Dow Theory, debolezza del DJT = segnale anticipatore ⏱️
Rischio di correzione sugli indici USA.
Scenario valido solo sotto i livelli indicati.
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SPY ES1! S&P500 tocca nuovi massimi. Cosa aspettarci ora?Buon martedì 6 Gennaio 2026 e buon Anno a tutti!
Bentornati sul canale con un video aggiornamento tecnico sull'indice S&P500, che fa registrare nuovi massimi e che non sembra volersi fermare.
Studiamo insieme price action, candele e volumi per provare a delineare la situazione e ipotizzare possibile scenari di breve e medio termine
Buona serata e grazie per la vostra attenzione
AIUTATEMI A FAR CRESCERE LA MIA COMMUNITY! ISCRIVETEVI AL CANALE!
Qualora il contenuto fosse di vostro interesse vi inviterei a iscrivervi al canale, azione totalmente gratuita per voi, ma che mi permetterebbe di far crescere in maniera rilevante la community che mi segue, continuando a darmi una forte motivazione ad andare avanti nella creazione di questi contenuti gratuiti, e spero educativi.
[ANALISI PREDITTIVA] -Cosa mi aspetto oggi sul Nas ⭢ dalle 15:30Price Action chiaramente rialzista, con massimi e minimi crescenti. Mi aspetto un induzione ribassista che vada a creare liquidità short quindi sul suo massimo, per poi proseguire long.
Questo è quello che vorrei vedere. Ci vediamo dopo con l'aggiornamento del trade.
Dow e S&P rimbalzano a inizio 2026La prima sessione di contrattazioni del 2026 è risultata leggermente più volatile del previsto, soprattutto considerando che il nuovo anno si è aperto di venerdì.
Nonostante ciò, due dei principali indici statunitensi sono riusciti a interrompere la serie negativa che aveva chiuso il 2025, segnalando un possibile tentativo di ripresa dopo una fase di stagnazione di fine anno.
Il Dow Jones ha chiuso in rialzo dello 0,66% (circa 319 punti) a 48.382,39, mentre l’S&P 500 è salito dello 0,19% a 6.858,47.
Entrambi hanno così messo fine a quattro sedute consecutive di ribasso, una sequenza che aveva di fatto spento le speranze di un vero rally di Babbo Natale.
Il Nasdaq ha tentato fino all’ultimo di agganciarsi al rimbalzo, ma ha chiuso appena sotto la parità, in calo dello 0,03% a 23.235,63. Il settore dei semiconduttori ha comunque iniziato bene il nuovo anno, con alcuni dei principali protagonisti del 2025 in netto rialzo: Micron (+10,5%), AMD (+4,4%) e NVIDIA (+1,3%). Più deboli invece altri comparti, in particolare il software. Tesla ha perso il 2,6% dopo un aggiornamento deludente sulle consegne.
I mercati arrivano da un 2025 caratterizzato da un’elevata volatilità, con una violenta correzione nel periodo del “Giorno della Liberazione” seguita da un rimbalzo altrettanto potente. Nel complesso, l’anno si è chiuso con guadagni solidi: Nasdaq +20,4%, S&P 500 +16,4%, Dow Jones +13%.
Settimana ricca di dati in arrivo
La prossima settimana segnerà un vero ritorno alla normalità, non solo dopo le festività ma anche dopo la più lunga chiusura governativa della storia, che ha ritardato diversi rilasci macroeconomici. Lunedì è atteso l’ISM manifatturiero, mentre mercoledì verranno pubblicati ADP Employment e ISM Services.
Il principale appuntamento sarà come sempre il rapporto sulle buste paga non agricole, in uscita venerdì. Il dato di novembre, pubblicato in ritardo a metà dicembre, aveva mostrato la creazione di 64.000 posti di lavoro, sopra le attese di 45.000, ma con un tasso di disoccupazione salito al 4,6%. Per il prossimo report, il consenso si colloca intorno a 54.000 nuovi occupati.
Questi dati saranno centrali anche in ottica di politica monetaria. Il prossimo meeting della Fed è in programma per il 27–28 gennaio. Dopo tre tagli consecutivi dei tassi, il FedWatch Tool del CME assegna solo circa il 17% di probabilità a un quarto taglio consecutivo, mentre le probabilità che i tassi restino invariati si attestano intorno all’83%.
Uno sguardo al 2026
Il 2026 si apre con aspettative elevate. Con l’inflazione in calo, i tassi di interesse in ulteriore discesa, le stime sul PIL in miglioramento e le revisioni sugli utili orientate al rialzo, lo scenario resta favorevole.
Se queste condizioni verranno confermate, non sarebbe sorprendente assistere a guadagni a due cifre per il quarto anno consecutivo. Il tutto senza dimenticare il grande tema strutturale che continua a dominare il mercato: l’intelligenza artificiale, ancora al centro dei flussi di investimento e delle aspettative di crescita per il nuovo anno.
Gennaio 2026: i fattori chiave per l’S&P 500Il 2025 è stato un anno molto favorevole per gli asset rischiosi e l’indice S&P 500 inizia l’anno in prossimità dei suoi massimi storici, in un contesto di valutazioni azionarie molto elevate e di aspettative ancora ottimistiche sulla crescita degli utili societari, in particolare nel settore tecnologico statunitense.
L’S&P 500 proseguirà la sua inerzia rialzista o entrerà in una fase di prese di profitto nel mese di gennaio? La risposta dipenderà da una serie di fattori fondamentali chiave, per i quali emergeranno indicazioni decisive proprio nel corso di gennaio.
Le domande fondamentali centrali:
• L’inflazione negli Stati Uniti è davvero sotto controllo?
(CPI il 13 gennaio e PCE il 29 gennaio)
• Game changer: la FED modificherà il suo obiettivo di inflazione nel 2026?
• Il tasso di disoccupazione USA è fuori controllo?
(Rapporto NFP venerdì 9 gennaio)
• La FED ridurrà i tassi nel primo trimestre?
(FED il 28 gennaio)
• La crescita degli utili sarà confermata?
• Chi sarà il nuovo Shadow FED Chair?
• Il QE tecnico si trasformerà in un QE classico?
L’avvio dei mercati nel gennaio 2026 avviene in un contesto ricco di interrogativi fondamentali. Dopo diversi anni caratterizzati da un’inflazione ben superiore all’obiettivo del 2 % della FED, da una politica monetaria molto restrittiva e da una forte concentrazione delle performance sulle mega-cap tecnologiche, questi squilibri devono ridursi per evitare una correzione significativa del mercato nella prima metà del 2026.
Inflazione: il primo pilastro
La questione centrale resta l’inflazione statunitense. Non si tratta più solo di capire se l’inflazione rallenta, ma se è controllata in modo duraturo e realmente vicina all’obiettivo della FED. Le pubblicazioni di gennaio — CPI il 13 gennaio e PCE il 29 gennaio — saranno quindi attentamente monitorate.
Una disinflazione credibile è la condizione necessaria per una distensione monetaria sostenibile. In questo contesto, l’ipotesi di una modifica del target di inflazione della FED nel 2026 rappresenta un potenziale game changer. Questa possibilità è stata evidenziata dal Segretario al Tesoro USA, Scott Bessent. L’abbandono di un obiettivo rigido del 2 % a favore di una fascia più ampia (ad esempio 1,5 %–2,5 %) consentirebbe maggiore flessibilità monetaria, a condizione che la credibilità della FED sia preservata da un ritorno iniziale dell’inflazione al 2 %.
Un simile dibattito potrebbe modificare profondamente la lettura dei tassi reali e delle valutazioni azionarie. Va inoltre ricordato che alcune grandi banche centrali adottano già un obiettivo di inflazione a intervallo.
Per preservare la tendenza di fondo del mercato azionario statunitense, è necessario che l’inflazione confermi il suo percorso verso il 2 %, come suggeriscono gli indicatori di inflazione in tempo reale, in particolare la versione del PCE proposta da Truflation.
Mercato del lavoro: il secondo pilastro
Il mercato del lavoro statunitense rappresenta il secondo pilastro fondamentale. Il tasso di disoccupazione e la creazione di posti di lavoro saranno analizzati attraverso il rapporto NFP e la regola di Sahm, spesso utilizzata come indicatore anticipatore di recessione.
Un rallentamento troppo brusco dell’occupazione metterebbe in discussione lo scenario di soft landing e riaccenderebbe i timori di una contrazione economica, con effetti negativi sugli utili e sulla fiducia degli investitori. Ricordiamo che il tasso di disoccupazione USA è già superiore al livello implicitamente previsto dalla FED per il 2026, rendendo il rapporto NFP di venerdì 9 gennaio particolarmente decisivo.
Politica monetaria: il terzo pilastro
La terza grande questione riguarda la politica monetaria della FED nella prima parte del 2026, in particolare l’evoluzione del tasso dei federal funds.
I mercati si interrogano sulla possibilità di un primo taglio dei tassi già nel primo trimestre del 2026. La riunione del 28 gennaio rappresenta un primo appuntamento chiave, anche se una riduzione immediata appare poco probabile. Le aspettative sui tassi evolveranno sensibilmente in funzione del rapporto NFP del 9 gennaio e dei dati sull’inflazione CPI (13 gennaio) e PCE (29 gennaio).
Utili: il cuore della valutazione azionaria
La crescita degli utili è il fulcro del ragionamento azionario per il 2026. La stagione delle trimestrali del quarto trimestre 2025, da metà gennaio a metà febbraio, sarà determinante per confermare o smentire un consenso estremamente ottimista.
Le aspettative di crescita dei ricavi e degli utili per azione restano elevate in quasi tutti i settori, con un ruolo centrale della tecnologia e dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, tali prospettive devono giustificare valutazioni storicamente tirate. La minima delusione sui risultati o sulle guidance potrebbe innescare una fase di prese di profitto di circa il 10 % sull’S&P 500.
Liquidità: un fattore determinante
Parallelamente, il tema della liquidità torna al centro del dibattito. L’evoluzione del bilancio della FED, la liquidità netta negli Stati Uniti e la possibilità di un passaggio da un “QE tecnico” a un QE classico rappresentano elementi cruciali per gli asset rischiosi.
I mercati restano estremamente sensibili a qualsiasi cambiamento nella politica di liquidità globale. La FED ha posto fine al QT il 1° dicembre e ha avviato un programma di acquisto di titoli a breve termine (QE tecnico). Tuttavia, sarebbe un QE classico a risultare davvero decisivo per ridurre la pressione derivante da tassi obbligazionari a lungo termine troppo elevati.
L’evoluzione del bilancio della FED e della liquidità netta statunitense avrà quindi un impatto significativo sul mercato azionario USA nella prima parte dell’anno.
Conclusione
Infine, diversi fattori di rischio trasversali completano il quadro: il contesto geopolitico, particolarmente rilevante nel gennaio 2026; la situazione tecnica del settore tecnologico statunitense; la resilienza dell’S&P 500 nonostante l’assenza di una correzione significativa; e l’andamento dei tassi di interesse, in particolare dei tassi lunghi statunitensi e giapponesi, la cui stabilità resta fortemente dipendente dall’azione delle banche centrali.
In sintesi, l’inizio del 2026 si profila come un momento cruciale in cui inflazione, politica monetaria, utili, liquidità e geopolitica dovranno allinearsi per prolungare la dinamica rialzista dei mercati. Gennaio potrebbe quindi dare il tono all’intero primo trimestre, tra uno scenario di prese di profitto dell’S&P 500 verso il supporto dei 6.200 punti (media mobile a 200 giorni) o la prosecuzione dell’inerzia rialzista degli ultimi mesi.
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SP500: Sta Partendo un Nuovo Rialzo SE...L’S&P500 è a un bivio critico: capire quale ciclo sta partendo ora farà la differenza tra nuovi massimi e una nuova gamba ribassista.
In questo video analizziamo i cicli chiave e i livelli decisivi dei prossimi giorni.
L’indice S&P500 si trova in una fase estremamente delicata.
La chiave non è dove si trova il prezzo, ma che tipo di ciclo sta partendo adesso.
Lato inverso:
Nel massimo dell’11 dicembre potrebbe essere partito un ciclo mensile inverso già vincolato al ribasso.
Nel massimo del 26 dicembre è partito un nuovo settimanale inverso, ma:
per il tempo potremmo essere ancora dentro il vecchio T+2 inverso e quindi mensile inverso nato proprio il 26 dicembre
Lato indice:
Il minimo del 29 dicembre potrebbe aver fatto partire un settimanale destinato a vincolarsi al ribasso
→ scenario coerente con una chiusura del mensile indice
In alternativa, il minimo di venerdì 2 gennaio potrebbe essere l’origine di un nuovo ciclo:
settimanale → possibile effetto domino rialzista
T-1 → impulso debole, destinato a ri-vincolarsi al ribasso
⏱️ Timeframe operativo (T-3 / 12 minuti)
Se parte un ciclo T forte:
swing chiave a 6.890
superarlo significa vincolare al ribasso un T-1 inverso
e aprire la strada sopra il massimo del 26 dicembre
Se parte solo un T-1:
alta probabilità di nuovi minimi
e prosecuzione verso la chiusura del T+2 indice
📌 Livello spartiacque
6.883 → Eclipse T+2
Finché l’indice resta sotto questo livello, non si può parlare di ritorno rialzista strutturale.
📉 Se prosecuzione della discesa Supporti successivi
6.806
6.750
🎯 In sintesi
Nei prossimi 1–2 giorni il mercato deciderà la direzione.
Capire che ciclo sta partendo ora è molto più importante del singolo movimento di prezzo.
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📅 Pubblicato il: 03/01/2026
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WisdomTree - Tactical Daily Update - 31.12.2025Un 2025 da ricordare: Borse europee a asiatiche finalmente protagoniste.
Metalli industriali e preziosi sempre volatili, ma il trend rialzista è solido.
La debolezza del Dollaro Usa è proseguita per tutto l’anno.
Petrolio e gas, assieme alle cryptovalute ancora depressi.
Le Borse europee si congedano dal 2025 in territorio positivo, suggellando un anno che resterà negli annali per ampiezza e diffusione del rialzo. Nell’ultima seduta a pieno regime, Milano ha segnato un progresso di +1,14%, Londra +0,8%, Parigi +0,7% e Francoforte +1,0%.
Oggi alcune piazze resteranno aperte solo parzialmente, con scambi ridotti e fisiologicamente poco indicativi.
Milano archivia così un anno da record, superando per la prima volta la soglia dei mille miliardi di euro di capitalizzazione, pari al 47,2% del Pil italiano. Un risultato che certifica anche il rinnovato interesse degli investitori internazionali verso il mercato domestico.
Sul fronte societario, tiene banco l’uscita definitiva di Citigroup dal mercato russo. La banca americana ha annunciato di aver ottenuto tutte le approvazioni interne necessarie per procedere alla vendita di AO Citibank, che raccoglie le residue attività in Russia, alla banca d’affari locale Renaissance Capital.
L’operazione, resa possibile dal provvedimento firmato a novembre dal presidente russo Vladimir Putin, comporterà per Citi una svalutazione di 1,1 miliardi di dollari, interamente contabilizzata nel quarto trimestre, e dovrebbe concludersi nella prima metà del 2026.
Il 2025 europeo si chiude all’insegna di un mix particolarmente favorevole: l’impennata delle materie prime guidata dall’oro, le promesse di spese mastodontiche per la difesa e la corsa dei titoli bancari, sostenuti da un deciso aumento di utili e dividendi, hanno spinto i mercati azionari del Vecchio Continente verso nuovi massimi.
L’indice Stoxx 600 ha aggiornato il record storico, chiudendo l’anno con un rialzo del 16%. Nel complesso, l’azionario europeo si è distinto per solidità nel ciclo tardo-2025, con settori chiave capaci di sovraperformare in modo strutturale.
La sovraperformance è stata però selettiva. A brillare è stato un paniere eterogeneo di titoli ciclici, finanziari e legati alle risorse di base, mentre hanno sofferto le società più esposte ai “venti contrari” del 2026: dazi potenzialmente più elevati, dollaro più debole e concorrenza cinese più aggressiva.
Negli Stati Uniti, invece, l’ultima seduta dell’anno ha avuto un tono più dimesso. Wall Street ha chiuso in modo debole o laterale, con lievi cali o oscillazioni modeste per S&P 500, Dow Jones e Nasdaq, complice il drastico calo dei volumi tipico dell’ultima settimana di dicembre.
Sul Nasdaq e sull’S&P 500 si sono viste prese di profitto sul comparto tecnologico dopo il recente rally, mentre alcuni titoli difensivi e delle comunicazioni hanno mostrato una migliore tenuta.
Il bilancio di fine anno di Wall Street resta decisamente positivo. Nel 2025, lo S&P500 ha segnato un progresso di +17%, il Nasdaq Composite avanza di +21%, il Dow Jones +14% e il Russell2000 tra +11% e +12%.
Il rally tecnologico, alimentato dai temi legati all’intelligenza artificiale, è stato uno dei principali motori dell’anno, pur alternando fasi di euforia a momenti di volatilità legati alle prospettive sui tassi e al rischio geopolitico.
Il capitolo materie prime è stato uno dei più brillanti dell’anno. Oro e argento hanno mostrato un forte recupero nella parte finale del 2025, sostenuti dalle aspettative di tagli dei tassi e dalla domanda di copertura in un contesto di incertezza.
Il platino si avvia a chiudere il miglior mese di dicembre di sempre, con un balzo del +33%, e un guadagno annuo del +146%, spinto dai cambiamenti regolamentari europei che favoriscono l’uso nei catalizzatori auto e dalla speculazione sui futures cinesi.
Non si tratta solo di una fiammata di fine anno, ma del riflesso di politiche industriali che prolungano la vita di tecnologie ad alta intensità di metalli, con potenziali effetti anche nel 2026.
Sul fronte dei metalli industriali, il rame ha registrato performance annue spesso ben oltre il +40%, segnalando una domanda robusta legata a infrastrutture energetiche e tecnologie verdi, un indicatore chiave della “salute reale” delle economie.
L’ultima giornata del 31 dicembre vede infine pochi listini europei aperti a mezzo servizio: Parigi e Madrid -0,3%, Amsterdam -0,1%, Madrid -0,3%, mentre Londra è “flat”.
Le contrattazioni dureranno mezza giornata, con Milano e le altre Borse chiuse. In un contesto di scambi rarefatti, gli indici limano parte dei guadagni a doppia cifra accumulati nei dodici mesi, mentre gli investitori scrutano le minute Fed.
I verbali della riunione del 9-10 dicembre mostrano una Fed divisa: il FOMC ha approvato un taglio dei tassi di 25 bps, ma diversi membri erano pronti anche a sostenerne il mantenimento. Per la maggioranza, ulteriori tagli restano auspicabili se l’inflazione rallenterà come previsto.
Stamane, sul mercato valutario, l’euro/dollaro scende a 1,174 da 1,1764, l’euro vale 183,7 yen (da 183,8), mentre il dollaro/yen sale a 156,5 (da 156,2). Riemergono i realizzi sui metalli preziosi: l’argento cede il 6% dopo i massimi storici, pur restando in rialzo di circa +140% su base annua.
L’oro spot arretra dello 0,3% a 4.325 dollari/oncia, dopo un +60% nel 2025. Sul fronte energia, il Wti (greggio di riferimento negli Usa) cala -0,3% a 57,8 dollari/barile, mentre il gas naturale europeo, sul TTF di Amsterdam, sale +1.,0% a 27,8 euro/MWh.
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