WisdomTree - Tactical Daily Update - 13.05.2026Wall Street rallenta, sullo stallo negoziale USA-IRAN e Hormutz.
Prima visita di un Presidente USA in China: speranze di normalizzazione.
La corsa del prezzo del petrolio spinge l’inflazione Usa verso il 4%.
La corsa all’Intelligenza arificiale trasforma i chip in «beni preziosi».
La cautela torna a dominare i mercati finanziari mentre la tregua tra Stati Uniti e Iran appare sempre più fragile. Le Borse europee ieri, 12 maggio, hanno chiuso in ribasso, zavorrate dal ritorno dell’avversione al rischio e dal rialzo del petrolio.
Francoforte ha registrato la peggior performance con -1,62%, seguita da Parigi, -0,95%, mentre Londra ha limitato le perdite a -0,11%.
A innervosire gli operatori è stato soprattutto il nuovo balzo del greggio, alimentato dalle indiscrezioni del Wall Street Journal secondo cui gli Emirati Arabi avrebbero colpito Teheran. Sul mercato energetico pesa inoltre il blocco dello Stretto di Hormuz, ancora chiuso al traffico marittimo. Secondo l’EIA, la situazione potrebbe protrarsi fino alla fine di maggio, con un impatto molto più pesante del previsto sulle scorte globali di petrolio.
Negli Stati Uniti l’inflazione è tornata ad accelerare. Ad aprile i prezzi al consumo sono saliti +3,8% annuo, contro il +3,3% di marzo, segnando la lettura peggiore da maggio 2023. A trainare il rialzo è stato soprattutto il comparto energetico, con una crescita del 17,9%. Numeri che rafforzano le aspettative di una Federal Reserve ancora prudente: il mercato ormai esclude ulteriori tagli dei tassi nel 2026, anche alla luce della solidità del mercato del lavoro americano e del rischio di un nuovo shock inflazionistico.
Prosegue intanto la corsa del rame, salito oltre 14.000 dollari/tonnellata sul London Metal Exchange. I prezzi hanno toccato un massimo di 14.106 (+1,2%), avvicinandosi al record storico sopra14.500 dollari registrato a gennaio, prima di ripiegare leggermente. Un segnale che riflette sia le tensioni sull’offerta sia le aspettative ancora robuste sulla domanda industriale globale.
Pressioni sul mercato obbligazionario. I rendimenti governativi continuano a salire: il Treasury decennale americano rende 4,45%, il Bund tedesco 3,1%, il Btp italiano 3,8% con spread a 77 punti base, stabile.
Per Wall Street chiusure miste ieri, 12 maggio: il Dow Jones ha guadagnato +0,11%, mentre il Nasdaq ha perso -0,7% e l’S&P500 -0,16%. A frenare gli acquisti sono stati il rialzo del petrolio, i dubbi sulla tenuta della tregua tra Washington e Teheran, definita da Donald Trump “appesa a un filo”, e il ritorno delle pressioni inflazionistiche.
Inflazione e tensioni geopolitiche hanno sostenuto il dollaro, tornato bene rifugio per eccellenza. L’euro ha perso -0,41% a 1,1736, mentre il cambio euro-yen è rimasto quasi invariato a 184,9 (-0,05%). Il dollaro ha invece guadagnato +0,32% sulla valuta giapponese, salendo a 157,6.
L’attenzione degli investitori si sposta ora sul vertice tra Donald Trump e Xi-Jinping in programma tra oggi e domani a Pechino, primo viaggio di un presidente Usa in Cina dal 2017. Il summit arriva in un momento delicato per le relazioni tra le due maggiori economie mondiali, ancora segnate da tensioni commerciali e tecnologiche. I mercati sperano che l’incontro possa contribuire a stabilizzare i rapporti bilaterali e ridurre l’incertezza sulle catene globali di approvvigionamento.
Sempre più strategico il tema delle terre rare. La corsa ai minerali critici sta intanto avvicinando Stati Uniti e Brasile, che possiede le maggiori riserve mondiali dopo la Cina. Ad aprile l’americana Rare Earth Inc. ha acquisito Serra Verde Group per Us$ 2,8 miliardi, puntando sull’espansione della produzione brasiliana.
In Asia la seduta odierna, 13 maggio, è andata migliorando grazie soprattutto ai tecnologici. Il Nikkei giapponese ha segnato +0,94%, dopo essere arrivato a perdere -0,67%, mentre Shanghai ha recuperato fino a +0,65%. Bene anche Hang Seng (+0,3%) e Kospi coreano (+2,2%), dopo il crollo notturno del -1,9%, interpretato da molti investitori come un’opportunità di acquisto. Debole invece Taipei (-1,50%), penalizzata dal quarto ribasso consecutivo di Taiwan Semiconductor.
Resta centrale il tema della cosiddetta “chip-flation”. La domanda legata all’intelligenza artificiale continua a far esplodere i costi delle infrastrutture necessarie per sostenere modelli come ChatGPT e Claude. Taiwan Semiconductor Manufacturing prevede investimenti record per circa 56 miliardi di dollari quest’anno, ma il mercato teme che non siano comunque sufficienti a coprire la domanda globale di semiconduttori avanzati.
Secondo indiscrezioni, anche Elon Musk starebbe valutando la costruzione di una propria fabbrica di chip. In questo scenario, i produttori di hardware per l’IA continuano a sovraperformare gli hyperscaler, sempre più sotto pressione per gli enormi investimenti richiesti dalla corsa tecnologica.
L’oro resta stabile attorno a 4.700 dollari/oncia, ma il sentiment potrebbe indebolirsi dopo che l’India ha invitato i cittadini a rinviare gli acquisti di oro per almeno un anno. Le importazioni indiane di lingotti hanno raggiunto Us$ 72 miliardi nell’ultimo anno fiscale, mentre la domanda di gioielli è già scesa -23% nel primo trimestre, secondo il World Gold Council.
Sotto pressione infine il Regno Unito. Il rendimento del Gilt trentennale è salito al 5,81%, massimo dal 1998, mentre il decennale ha raggiunto il 5,10%, livelli che non si vedevano dal 2008. La crisi politica che sta investendo il governo Starmer dopo la sconfitta alle amministrative del 7 maggio sta aumentando i timori sulla tenuta fiscale del Paese, già colpito dal caro energia e dal ritorno dell’inflazione. Gli investitori temono che un eventuale cambio di leadership possa tradursi in politiche di bilancio più espansive proprio mentre l’economia britannica mostra segnali crescenti di fragilità.
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Comunicazioni emesse all’interno dello Spazio economico europeo (“SEE”): Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree Ireland Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Central Bank of Ireland.
Comunicazioni emesse in giurisdizioni non appartenenti al SEE: Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree UK Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority del Regno Unito.
Per fare riferimento a WisdomTree Ireland Limited e a WisdomTree UK Limited si utilizza per entrambe la denominazione “WisdomTree” (come applicabile). La nostra politica sui conflitti d’interesse e il nostro inventario sono disponibili su richiesta.
Solo per clienti professionali. Le informazioni contenute nel presente documento sono fornite a titolo meramente informativo e non costituiscono né un’offerta di vendita né una sollecitazione di un’offerta di acquisto di titoli o azioni. Il presente documento non deve essere utilizzato come base per una qualsiasi decisione d’investimento. Gli investimenti possono aumentare o diminuire di valore e si può perdere una parte o la totalità dell’importo investito. Le performance passate non sono necessariamente indicative di performance future. Qualsiasi decisione d’investimento deve essere basata sulle informazioni contenute nel Prospetto informativo di riferimento e deve essere presa dopo aver richiesto il parere di un consulente d’investimento, fiscale e legale indipendente.
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Il presente documento può contenere commenti indipendenti sul mercato redatti da WisdomTree sulla base delle informazioni disponibili al pubblico. Benché WisdomTree si adoperi per garantire l’esattezza del contenuto del presente documento, WisdomTree non garantisce né assicura la sua esattezza o correttezza. Qualsiasi terzo fornitore di dati di cui ci si avvalga per reperire le informazioni contenute nel presente documento non rilascia alcuna garanzia o dichiarazione di sorta in relazione ai suddetti dati. Laddove WisdomTree abbia espresso dei pareri relativamente al prodotto o all’attività di mercato, si ricorda che tali pareri possono cambiare. Né WisdomTree, né alcuna consociata, né alcuno dei rispettivi funzionari, amministratori, partner o dipendenti, accetta alcuna responsabilità per qualsiasi perdita, diretta o indiretta, derivante dall’utilizzo del presente documento o del suo contenuto.
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I rendimenti storici ricompresi nel presente documento potrebbero essere basati sul back test, ossia la procedura di valutazione di una strategia d’investimento, che viene applicata ai dati storici per simulare quali sarebbero stati i rendimenti di tale strategia. Tuttavia, i rendimenti basati sul back test sono puramente ipotetici e vengono forniti nel presente documento a soli fini informativi. I dati basati sul back test non rappresentano rendimenti effettivi e non devono intendersi come un’indicazione di rendimenti effettivi o futuri.
Indici di mercato
Inflazione USA frena i mercati, Wall Street in caloCADUTA DEGLI INDICI
Wall Street ha perso terreno nella giornata di ieri, in una sessione contrastata e debole, appesantita sia dal dato sull’inflazione USA, cresciuta oltre le aspettative, sia dalle continue tensioni geopolitiche legate al conflitto tra Stati Uniti e Iran.
Le borse hanno quindi chiuso in territorio negativo, con il Nasdaq in calo dello 0,7%. La correzione dai massimi storici ha rafforzato i timori che l’aumento dei prezzi dell’energia possa incidere negativamente sulle prospettive di crescita degli utili.
L’S&P 500 ha perso lo 0,16%, mentre il Dow Jones ha chiuso con un lieve progresso dello 0,11%. Il tasso di inflazione è salito oltre le attese, raggiungendo il massimo degli ultimi tre anni al 3,8%, alimentando le aspettative che la Fed non procederà a tagli dei tassi nel corso dell’anno.
Il quadro macro è ulteriormente complicato dal rischio di uno shock inflazionistico e dai segnali di resilienza provenienti dal mercato del lavoro. Le società legate all’intelligenza artificiale e i principali produttori di chip hanno chiuso in ribasso, interrompendo il rally recente, con Tesla, Nvidia, Amazon e Alphabet in calo di oltre l’1%.
VALUTE
Sul mercato valutario prosegue il consueto alternarsi di fasi risk on e risk off, con il dollaro che resta il principale driver dei movimenti, rafforzandosi o indebolendosi a seconda del contesto di mercato.
Le oscillazioni restano contenute, con range giornalieri di circa 30–40 pips. EUR/USD è sceso verso i supporti chiave in area 1,1720–1,1680, mentre le resistenze si collocano tra 1,1800 e 1,1850.
USD/JPY si avvicina nuovamente a quota 158,00, livello in cui potrebbe intervenire la Bank of Japan, anche se il mercato sembra voler testare apertamente la determinazione della banca centrale.
Debole la sterlina, penalizzata da fattori politici e dalle ipotesi di un possibile rimpasto di governo nel Regno Unito. Le valute oceaniche, invece, restano relativamente stabili, mantenendosi non lontane dai massimi di periodo.
INFLAZIONE USA
Negli Stati Uniti, l’inflazione ha mostrato una forte accelerazione ad aprile 2026, salendo al 3,8% su base annua, il livello più alto degli ultimi tre anni e superiore alle aspettative di mercato.
Il dato generale è in aumento rispetto al 3,3% di marzo, mentre l’inflazione core si è attestata al 2,8% su base annua. Su base mensile, i prezzi sono cresciuti dello 0,3%.
Il valore attuale segna un netto aumento rispetto al 2,4% di febbraio, confermando una fase di riacceleratione dei prezzi. Un’inflazione più alta del previsto tende a sostenere il dollaro nel breve termine, modificando le aspettative sui tassi di interesse, ora orientate verso un mantenimento prolungato di livelli elevati o persino possibili nuovi rialzi.
Tassi più alti negli Stati Uniti attirano capitali esteri alla ricerca di rendimento, aumentando la domanda di dollari rispetto ad altre valute, come l’euro. Inoltre, in un contesto di incertezza globale legata a shock energetici e tensioni geopolitiche, il dollaro continua a essere percepito come principale valuta rifugio.
STERLINA IN RIBASSO
La sterlina ha ridotto le perdite, ma rimane debole in area 1,354 contro il dollaro, allontanandosi dai massimi degli ultimi due mesi. A pesare sono l’instabilità politica nel Regno Unito e il protrarsi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran.
Il Primo Ministro Keir Starmer ha dichiarato di voler rimanere in carica, nonostante le pressioni di oltre 70 parlamentari laburisti per le sue dimissioni, dopo i risultati deludenti alle elezioni locali. Gli investitori temono che un eventuale cambio di leadership possa portare a un aumento della spesa pubblica per recuperare consenso.
Nel frattempo, i prezzi del petrolio Brent sono saliti sopra i 105 dollari al barile dopo le dichiarazioni del presidente Trump, che ha definito “in grave pericolo” il cessate il fuoco con l’Iran. I mercati stanno ora scontando ulteriori rialzi dei tassi da parte della Bank of England, con quasi tre aumenti previsti entro la fine dell’anno.
PETROLIO
Nella notte i prezzi del petrolio WTI spot sono scesi sotto i 98 dollari al barile, interrompendo un rally durato tre giorni, nonostante il protrarsi del conflitto in Medio Oriente e la quasi completa chiusura dello Stretto di Hormuz.
Gli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra tra Stati Uniti e Iran non hanno ancora prodotto risultati concreti, mentre il cessate il fuoco resta fragile dopo il rifiuto da parte di Washington dell’ultima proposta iraniana.
Lo Stretto di Hormuz continua a essere soggetto a restrizioni da parte sia delle forze statunitensi sia di quelle iraniane, limitando significativamente i flussi globali di petrolio, gas naturale e carburanti.
Nel frattempo, il presidente Trump dovrebbe incontrare il presidente cinese Xi Jinping nel corso della settimana, anche se ha indicato che i negoziati commerciali avranno la priorità rispetto agli sviluppi legati al conflitto con l’Iran.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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ftse mib daily in divergenzadivergenza daily su macd ed istogrammi.
Dalla candela del 6 maggio si è formato un descending triangle ribassista che potrebbe portare alla formazione di un'island reversal.
In caso di chiusura mensile sotto area 47500-48000, si formerebbe una divergenza mensile sugli istogrammi, lo scenario più probabile diventerebbe un ritorno ai minimi di marzo
NQ: H1!!! DISCLAIMER !!!
Nota bene:
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WisdomTree - Tactical Daily Update - 12.05.2026L’intelligenza arificiale continua a sostenere i listini Usa ed asiatici.
Tregua Usa–Iran appesa ad un filo: le maggiori divergenze sono sul nucleare.
Hormutz è ancora chiuso, Brent stabilmente sopra i 100 Us$/barile.
Torna l’interesse per l’argento, +7% ieri, ed altri metalli industriali.
La nuova settimana finanziaria si apre in un clima di crescente prudenza sui mercati globali, con gli investitori tornati a fare i conti con il deterioramento dello scenario in Medio-Oriente. Il passo indietro nei negoziati tra Stati Uniti e Iran ha immediatamente riacceso le tensioni sull’energia, riportando il petrolio a salre: il Brent sopra 105 dollari/barile, alimenta timori inflazionistici e nuove pressioni sulle banche centrali.
A innalzare ulteriormente la tensione sono state le dichiarazioni del presidente americano Trump, che ha definito “inaccettabile” la controproposta iraniana sul piano di pace, lasciando intendere un possibile prolungamento del conflitto. Uno scenario che continua a compromettere il traffico commerciale nel Golfo Persico, area cruciale per gli equilibri energetici globali.
Il nodo resta lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita il 37% del petrolio mondiale via mare e il 28% del Gpl globale. Secondo il report “Port Infographics”, le tensioni nell’area hanno provocato un crollo dell’89% dei transiti giornalieri in pochi mesi. Nel Golfo risultano ferme quasi 1.000 navi, con merci bloccate per un controvalore stimato di Us$ 23,7 miliardi.
Secondo indiscrezioni riportate dalla CNN, Trump avrebbe inoltre riunito nella notte il team per la sicurezza nazionale e i vertici militari statunitensi per valutare le prossime mosse strategiche, inclusa la possibilità di una ripresa delle operazioni militari contro Teheran, una prospettiva sgradita ai mercati.
Sullo sfondo si accumulano ulteriori fattori di pressione macroeconomica. La nuova accelerazione dell’inflazione cinese e il voto del Senato americano sulla nomina di Warsh alla Federal Reserve hanno alimentato l’incertezza sui futuri orientamenti monetari della banca centrale americana. Il passaggio di consegne con è atteso per giovedì, anche se l’esito politico appare ormai sostanzialmente definito dopo il via libera della commissione bancaria del Senato.
Nonostante il contesto complesso, Wall Street ha chiuso in moderato rialzo: Dow Jones +0,19%, Nasdaq +0,10% e S&P500 +0,19%. L’attenzione resta concentrata sui colossi tecnologici e sul tema dell’intelligenza artificiale. ricorso ai mercati obbligazionari internazionali per finanziare gli enormi investimenti nel settore AI.
Il mercato continua a mostrare una fiducia quasi incondizionata nel potenziale dell’Intelligenza Artificiale. Nonostante performance già a tre cifre per numerosi titoli del comparto, i grandi investitori sembrano convinti che il ciclo espansivo legato all’AI sia ancora lontano dall’esaurimento.
Sul fronte macro, l’attenzione si sposta sui dati americani relativi all’inflazione di aprile. Le attese indicano un aumento del dato headline al +3,7%, rispetto al precedente +3,3%, mentre l’inflazione “core” è vista al +2,7% dal precedente +2,6%.
Numeri particolarmente delicati in una fase in cui il mercato sta progressivamente ridimensionando le aspettative di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve nel corso del 2026, soprattutto dopo il nuovo rialzo dei prezzi energetici causato dalla crisi iraniana.
In Europa, la seduta si è chiusa senza strappi: Milano +0,76%, Londra +0,31%, Francoforte +0,13%, mentre Parigi ha perso -0,69%, Madrid -0,26%.
Particolarmente delicata la situazione sul mercato obbligazionario britannico, dove i Gilt sono stati travolti dalle tensioni politiche interne. Le crescenti pressioni per le dimissioni del Primo Ministro, dopo il pesante arretramento del Partito Laburista alle elezioni locali, hanno provocato un forte balzo dei rendimenti.
I titoli di Stato trentennali hanno registrato un incremento di quasi 10 bps, al 5,68%, sui massimi dal 1998. Ancora più evidente il movimento sui decennali, arrivati al 4,96%, livelli che non si vedevano dal 2008. Prima dell’escalation del conflitto iraniano, i rendimenti viaggiavano attorno al 4,22%.
I mercati temono che un eventuale cambio di leadership possa spingere il Labour verso politiche fiscali più espansive, aumentando ulteriormente il fabbisogno di emissioni governative. La combinazione tra instabilità politica e shock energetico legato al Medio Oriente sta quindi alimentando il rischio di un ritorno strutturale dell’inflazione anche nel Regno Unito, rendendo più probabile il mantenimento di tassi elevati ancora a lungo.
Nella seduta asiatica del 12 maggio, all’indomani degli ennesimi record di Wall Street, i listini si sono mossi in ordine sparso.
In evidenza il Giappone, col Nikkei in rialzo di +0,5%.
Arretra invece il listino coreano, Kospi -3,3% dopo le indiscrezioni su un possibile “dividendo AI” finanziato attraverso una tassazione straordinaria sui profitti legati all’intelligenza artificiale.
Seduta contrastata anche in Cina: Hang Seng +0,3%, CSI300 -0,3%, mentre il Taiex di Taipei sale +0,9% aggiornando nuovi record. La banca centrale cinese ha intanto lanciato un avvertimento sui rischi di “inflazione importata” derivanti dal rialzo del petrolio.
Debole infine l’India, col BSE Sensex di Mumbai in calo di -0,8% e una performance da inizio anno pari a -17%, tra le peggiori a livello globale. Secondo Bloomberg, il governo starebbe valutando misure straordinarie per rafforzare le riserve valutarie, incluse restrizioni alle importazioni non essenziali come oro ed elettronica e un possibile aumento dei prezzi dei carburanti.
Nel comparto delle materie prime, infine, brilla l’argento: nella seduta di lunedì 11 maggio il metallo ha registrato un balzo del +7%, superando gli 86 dollari l’oncia e riportandosi sui livelli più alti degli ultimi due mesi.
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I rendimenti storici ricompresi nel presente documento potrebbero essere basati sul back test, ossia la procedura di valutazione di una strategia d’investimento, che viene applicata ai dati storici per simulare quali sarebbero stati i rendimenti di tale strategia. Tuttavia, i rendimenti basati sul back test sono puramente ipotetici e vengono forniti nel presente documento a soli fini informativi. I dati basati sul back test non rappresentano rendimenti effettivi e non devono intendersi come un’indicazione di rendimenti effettivi o futuri.
Nasdaq oltre 29.000? Estensione di distribuzione?Contesto attuale: dove siamo ora
A metà maggio 2026 il Nasdaq 100 viaggia in area 29.100–29.300 punti, dopo aver segnato l’11 maggio un massimo intraday in area 29.300–29.400 e una chiusura in prossimità dei massimi storici aggiornati.
L’intero movimento partito dai minimi di inizio aprile in area 25.400–25.600 ha quindi prodotto un’estensione di circa 3.500–3.700 punti in poco più di un mese, configurando una fase di “melt‑up” molto simile, per intensità, al rally di inizio anno ma con una pendenza ancora più marcata.
Nelle ultime sedute la price action mostra una progressione graduale sopra 28.700, con brevi fasi di consolidamento intraday ma chiusure giornaliere sistematicamente sopra 29.000, segnale di prese di profitto ancora contenute e di domanda attiva sui pullback di breve.
Le analisi tecniche sul Nasdaq 100 e sull’US 100 Tech Index evidenziano come il canale ascendente avviato dai minimi di aprile continui a reggere, con massimi e minimi crescenti che confermano la pressione rialzista in scia ai risultati trimestrali tech e al mantenimento di condizioni finanziarie ancora favorevoli al comparto growth.
I precedenti massimi storici in area 27.700–28.000, superati tra fine aprile e inizio maggio, sono ormai alle spalle e agiscono come primo supporto dinamico di medio periodo, mentre sopra 29.000 l’indice si muove in piena fase di price discovery rialzista su livelli mai esplorati prima.
Struttura di fondo: bull trend esteso e vivo?
Su orizzonte plurimensile il Nasdaq 100 rimane inserito in un bull trend di medio‑lungo periodo, riattivato dalla correzione di marzo e dalla successiva ripartenza dai minimi di inizio aprile in area 25.400–25.600 che hanno segnato l’ultimo importante “higher low” del movimento.
Il rimbalzo di aprile ha rotto al rialzo il canale correttivo che conteneva il movimento discendente da febbraio a fine marzo, riportando i prezzi sopra tutte le resistenze statiche intermedie a 26.000, 27.000 e 28.000, fino alla progressione attuale verso l’area 29.300.
Le analisi macro e settoriali continuano a sottolineare il ruolo centrale dell’AI e della crescita degli utili delle big tech nel sostenere il premio di valutazione del Nasdaq 100 rispetto all’S&P 500, con diverse case che per il biennio 2026–2027 stimano ancora una crescita utili superiore per il comparto tech rispetto al mercato USA nel suo complesso.
In questo quadro, la fascia 25.000–25.600 viene confermata come area di accumulazione completata, mentre sopra 27.000 il focus degli strategist resta più sulla sostenibilità delle valutazioni e sull’eventuale compressione dei multipli che non sulla tenuta del trend strutturale.
Finché le medie mobili lente restano orientate positivamente e i supporti strutturali di medio periodo sopra 25.000–25.600 vengono difesi, anche correzioni violente sarebbero inquadrate come movimenti “in trend” all’interno di un bull market pluriennale, non come un’inversione definitiva.
Nuova fascia 28.000–30.000: livelli NAS100
Rispetto alla precedente fascia 26.500–28.500, l’ultima estensione ha spostato ulteriormente verso l’alto il baricentro del trading range: oggi il nuovo “laboratorio” di contrattazione tra compratori e venditori sul Nasdaq (CFD NAS100 / US Tech 100) si colloca indicativamente tra 28.000 e 30.000 punti, con la parte centrale del range concentrata nell’area 28.800–29.400.
Principali livelli aggiornati (NAS100, riferiti al cash NDX/US100):
• Resistenza immediata 29.300–29.500 punti: area dei massimi storici più recenti, in cui convergono la parte alta del canale ascendente daily e le proiezioni di Fibonacci dell’impulso partito dai minimi di aprile; una chiusura daily robusta sopra 29.500 aprirebbe spazio verso 29.800–30.000.
• Resistenza secondaria 29.800–30.000 punti: cluster di estensioni Fibonacci intermedie citate nelle proiezioni per il 2026 e target che diversi outlook indicano come possibile terminale dell’attuale onda rialzista minore nel caso di ulteriore “overshooting” del sentiment risk‑on.
• Supporto primario 28.800–28.600 punti: ex area di resistenza di fine aprile e zona dei livelli tecnici di breakout delle ultime settimane; finché le chiusure rimangono sopra questa fascia, la struttura resta coerente con una “bullish acceleration” con pullback interpretati come occasioni di ingresso long.
• Supporto secondario 28.200–28.000 punti: area di consolidamento che ingloba i supporti chiave di metà aprile, corrispondente al cuore del canale rialzista; un ritorno tecnico su quest’area, se accompagnato da volumi non distributivi, sarebbe compatibile con un normale riassorbimento dell’extra‑performance di aprile.
• Supporto strutturale 27.400–27.000 punti: fascia che include i minimi significativi del breakout di fine aprile; la sua rottura aprirebbe il corridoio 26.500–26.000 e segnalerebbe l’esaurimento dell’onda rialzista in essere, con rischio di ritorno verso il vecchio range 25.600–25.000.
Struttura tecnica: trend, momentum e medie mobili
La configurazione delle medie mobili sul Nasdaq 100 rimane marcatamente rialzista: il prezzo continua a muoversi sopra le medie a 20, 50 e 200 giorni (valori non pubblicati in modo diretto dalle fonti ma coerenti con un indice sui massimi storici dopo un rally di oltre il 10% mensile), con la 20 che si mantiene sopra la 50 e quest’ultima sopra la 200, assetto tipico di una fase di trend forte.
Il distacco tra prezzo corrente (area 29.100–29.300) e medie lente, situate più in basso tra la fascia 27.000–26.000, descrive un trend di tipo “power up” ma allo stesso tempo esposto al rischio di ritracciamenti rapidi verso le aree di equilibrio dinamico.
Gli oscillatori di momentum, pur non essendo riportati puntualmente dalle fonti consultate, risultano coerenti con una condizione di ipercomprato moderato‑avanzato: dopo un movimento così verticale, è ragionevole attendersi un RSI daily stabilmente sopra 60–65 e un MACD positivo, ma con probabilità crescente di segnali di rallentamento dell’accelerazione più che di inversione immediata.
Su time frame orario, la permanenza dei prezzi nella parte alta del canale 28.800–29.400 produce fasi di consolidamento laterale utili a scaricare solo parzialmente l’eccesso di momentum, mantenendo una struttura coerente con un’onda impulsiva ancora attiva finché i pullback si fermano sopra 28.600–28.200.
In questa mappa tecnica, sopra 29.300–29.500 il mercato entrerebbe in una nuova zona di price discovery rialzista verso 29.800–30.000, mentre l’area 28.800–28.200 rappresenta il primo “cuscinetto” di supporto post‑accelerazione.
Solo una rottura decisa e confermata in chiusura daily sotto 27.400–27.000 metterebbe davvero in discussione la narrativa dominante di “bull trend esteso ma intatto”, aprendo spazio a un repricing più profondo del rischio tech verso 26.500–26.000.
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Wall Street resiste tra petrolio alto e tensioniNIENTE SCALFISCE WALL STREET
Lunedì gli indici azionari statunitensi hanno mostrato andamenti contrastanti, con i mercati impegnati a valutare i rischi legati all’impatto dei prezzi elevati del petrolio sull’economia e a interrogarsi sulla sostenibilità del rally legato all’intelligenza artificiale.
I tre principali indici hanno comunque chiuso in lieve rialzo dopo una seduta improntata alla cautela, con gli investitori in attesa dei prossimi dati macroeconomici sull’inflazione. L’S&P 500 ha archiviato la seduta con un progresso dello 0,19%, mentre il Dow Jones ha registrato un identico +0,19%. Il Nasdaq ha invece guadagnato lo 0,10%.
Rimaniamo così su nuovi massimi storici per i due indici tecnologici, in un contesto di rinnovata incertezza, soprattutto dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha definito “inaccettabile” la controproposta di pace dell’Iran, prolungando le tensioni che continuano a ostacolare il transito di petroliere e navi nel Golfo Persico.
Nonostante il conseguente aumento dei prezzi energetici e dei rendimenti obbligazionari, i mercati azionari si sono mantenuti in prossimità dei massimi storici, sostenuti dal recente rally alimentato dagli utili trimestrali.
Tra i singoli titoli, si segnalano i produttori di semiconduttori AMD, Nvidia e Broadcom, in rialzo fino al 2%. Amazon e Alphabet hanno invece registrato lievi ribassi, continuando nel frattempo a emettere titoli di credito denominati in valuta estera. In controtendenza, Moderna e Pfizer hanno messo a segno forti rialzi, sostenuti dalle crescenti preoccupazioni per una possibile epidemia di Hantavirus.
VALUTE
Sul mercato dei cambi proseguono i consueti movimenti bilaterali, con un dollaro che tende a rafforzarsi in fasi di avversione al rischio e a indebolirsi nei momenti di risk on. Le oscillazioni restano comunque contenute, con movimenti medi giornalieri nell’ordine di 30–40 pips.
EUR/USD è tornato in prossimità dei supporti chiave in area 1,1720, con i primi livelli di 1,1750 che al momento hanno tenuto la price action. USD/JPY torna invece a sfidare la Bank of Japan, risalendo verso quota 157,60.
Il cable scende fino a 1,3585, evidenziando un indebolimento della sterlina, tanto che EUR/GBP è salita di circa 25 pips rispetto alla giornata precedente, fino a 0,8660.
Le valute oceaniche mostrano una buona tenuta dei supporti, con NZD/USD in recupero e il cross contro AUD che risale verso 1,2140. La sensazione è che questi trading range possano persistere ancora per qualche tempo, almeno finché non verrà trovata una soluzione duratura alle tensioni nel Golfo Persico.
PETROLIO
I prezzi spot del WTI, ovvero il mercato cash del petrolio, sono saliti verso i 96 dollari al barile, estendendo i guadagni della sessione precedente. Il movimento segue le dichiarazioni del presidente Trump, che ha definito il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran in “stato di massima allerta”, dopo il respingimento dell’ultima proposta di pace di Teheran.
L’evolversi della situazione alimenta i timori che lo Stretto di Hormuz possa rimanere di fatto chiuso per un periodo prolungato. Secondo alcune ricostruzioni, l’Iran avrebbe chiesto agli Stati Uniti la fine del blocco navale e un allentamento delle sanzioni, tentando al tempo stesso di mantenere una certa autonomia sul traffico attraverso questa rotta marittima strategica.
Nel frattempo, indiscrezioni riferiscono che il presidente Trump potrebbe riunire il team per la sicurezza nazionale per valutare un possibile ritorno alle operazioni militari, oltre a nuove discussioni sulla scorta alle navi commerciali in transito nello Stretto.
L’amministratore delegato di Saudi Aramco, Amin Nasser, ha avvertito che il mercato sta perdendo circa 100 milioni di barili di offerta ogni settimana, sottolineando come interruzioni prolungate possano rinviare qualsiasi normalizzazione del mercato energetico al prossimo anno.
GIAPPONE: RENDIMENTI IN CRESCITA
Martedì il rendimento dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni è salito intorno al 2,55%, toccando il livello più alto dal 1997. I mercati stanno infatti scontando sempre più concretamente un imminente aumento dei tassi di interesse da parte della Banca del Giappone.
Secondo i sondaggi tra gli analisti, un primo rialzo dei tassi potrebbe arrivare già dalla prossima riunione, alla luce dell’impennata dei prezzi energetici, che ha intensificato le pressioni inflazionistiche. L’inflazione core è ormai prossima all’obiettivo del 2%.
Diverse voci all’interno del consiglio di politica monetaria hanno suggerito che un rialzo dei tassi potrebbe essere giustificato nel breve termine. I prezzi del petrolio restano elevati dopo che Trump ha messo in dubbio la solidità del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, alimentando più ampie preoccupazioni sull’inflazione a livello globale.
ORO
L’oro prosegue la fase di calo, pur rimanendo sopra la soglia dei 4.700 dollari l’oncia, a ridosso di supporti strategici di medio periodo.
La debolezza del metallo giallo è legata alla crescente incertezza in Medio Oriente, in seguito al respingimento della proposta iraniana da parte del presidente Trump. Il petrolio resta su livelli elevati e l’inflazione rischia di spingere le banche centrali verso ulteriori rialzi dei tassi.
Un contesto di rendimenti obbligazionari in aumento tende a favorire l’attrattività dei titoli di Stato, penalizzando l’oro, che non offre rendimento. Le correlazioni sono tornate su schemi più classici, con una relazione inversa tra petrolio e oro e tra dollaro e metallo giallo.
Per il momento il mercato appare relativamente neutrale; la vera discriminante resta l’evoluzione delle ostilità e la loro eventuale conclusione oppure il protrarsi del conflitto nel tempo.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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Buyback autorizzati, nuovo massimo storico!La ripresa rialzista dei mercati azionari dall’inizio di aprile è stata impressionante sugli indici statunitensi, europei e asiatici. Ancora più impressionante e sorprendente considerando che la situazione geopolitica è rimasta sotto forte pressione e che i prezzi dell’energia sui mercati si sono mantenuti su livelli molto elevati.
Nelle mie precedenti analisi su TradingView, ho avuto modo di spiegare che il mantenimento della tendenza rialzista di fondo si basa sui seguenti fattori:
• Le aspettative di utili delle aziende dell’S&P 500, che sono estremamente elevate su un orizzonte di 12 mesi
• Una concentrazione di queste aspettative di profitto nel settore tecnologico, sostenuto dalla rivoluzione dell’intelligenza artificiale
• All’interno del settore tecnologico, un’asimmetria rialzista duratura nel comparto dei semiconduttori
• E infine, nonostante i nuovi massimi dei titoli legati all’intelligenza artificiale, valutazioni che restano ancora convenienti in borsa
L’insieme di questi fattori costituisce la principale fonte della resilienza del mercato azionario di fronte allo shock geopolitico attuale.
Oggi metto in evidenza un altro fattore di supporto alla tendenza rialzista di fondo: il numero di operazioni di “buyback” autorizzate dalle aziende dell’S&P 500.
Ricordiamo che i riacquisti di azioni sono autorizzati dal consiglio di amministrazione di un’azienda e permettono di avere visibilità sul volume potenziale di azioni che verranno riacquistate nei prossimi mesi.
I dati più recenti mostrano un’accelerazione di queste autorizzazioni, con un livello che raggiunge un massimo storico su base cumulata annua. Questo segnale è tutt’altro che banale: riflette un’elevata fiducia dei dirigenti nella capacità futura della loro azienda di generare flussi di cassa, ma anche nella valutazione attuale del titolo, considerata ancora interessante.
La tabella seguente presenta i dati relativi ai buyback.
Da un punto di vista meccanico, i buyback sostengono direttamente i mercati azionari. Riducendo il numero di azioni in circolazione, aumentano l’utile per azione (EPS), il che alimenta a sua volta la crescita dei prezzi. Si tratta quindi di un potente meccanismo auto-rinforzante, particolarmente efficace in un contesto in cui la crescita degli utili è già solida.
Inoltre, questo fenomeno agisce come una rete di sicurezza implicita per i mercati. Durante le fasi di correzione, i programmi di riacquisto già autorizzati possono essere attivati con maggiore intensità, fornendo una domanda strutturale per le azioni.
Infine, l’attuale livello record suggerisce che le aziende dispongono di bilanci solidi e di abbondante liquidità, nonostante un contesto di tassi d’interesse ancora elevati. Ciò rafforza l’idea che la tendenza rialzista di fondo resti saldamente ancorata, sostenuta da potenti catalizzatori interni, indipendentemente dalle incertezze macroeconomiche e geopolitiche.
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WisdomTree - Tactical Daily Update - 11.05.2026Iran boccia la proposta Usa: non rinuncia a programma nucleare.
Per Trump irricevibili le controproposte di Teheran, ma la tregua regge.
Il prezzo del petrolio riparte al rialzo, Brent oltre 100 Us$/barile.
Il bilancio delle Borse da inizio anno è molto positivo, con Asia ed EM in testa.
Le tensioni geopolitiche tornano a dominare i mercati e interrompono bruscamente il clima di relativa stabilità che aveva accompagnato le ultime settimane. La seduta di venerdì 8 maggio si è così chiusa con un bilancio prevalentemente negativo per le principali Borse europee, mentre Piazza Affari è riuscita a limitare i danni terminando sostanzialmente invariata.
Francoforte ha ceduto -1,32%, Parigi -1,09% e Londra -0,43%, in una giornata segnata dal riaccendersi del confronto militare tra Stati Uniti e Iran nei pressi dello Stretto di Hormuz, dopo che tre navi da guerra americane sono state prese di mira durante un transito notturno.
L’escalation ha riportato al centro dell’attenzione il rischio energetico globale, proprio mentre gli investitori speravano in un allentamento delle tensioni mediorientali.
Intanto, il quadro dei mercati globali continua a mostrare una sorprendente divergenza geografica: sono ancora una volta i listini emergenti, trainati dall’Asia-Pacifico, a guidare il rally.
Nella scorsa settimana le Borse emergenti hanno messo a segno un progresso superiore al +6%, contro il +2,3% dell’S&P500 e il modesto +0,7% dello StoxxEurope 600. Il risultato è un differenziale da inizio anno che si amplia fino a circa 15 punti percentuali tra mercati emergenti e sviluppati.
Dietro questa rotazione si muove un grande tema, quello sull’intelligenza artificiale, che continua a spingere soprattutto l’intera filiera asiatica dei semiconduttori e dell’hardware tecnologico. Secondo i grandi operatori globali e gli strateghi dei derivati, saranno proprio i mercati asiatici il principale motore della prossima fase rialzista.
Sul fronte diplomatico la situazione resta estremamente fragile. Ieri, 10 maggio, Teheran ha risposto alla proposta americana per chiudere il conflitto, ricevendo però un’immediata bocciatura da parte di Donald Trump, che l’ha definita “totalmente inaccettabile”. Secondo il Wall Street Journal, il piano iraniano non contiene alcun impegno preliminare sul nucleare, né sulle scorte di uranio altamente arricchito, né sulla sospensione dei processi di arricchimento. Nessuna apertura neppure sullo smantellamento delle infrastrutture atomiche. In cambio, Teheran propone la fine immediata delle ostilità, la riapertura dello Stretto di Hormuz e la rimozione delle restrizioni americane su porti e navi iraniane.
Nel frattempo Wall Street ha continuato a mostrare una resilienza impressionante. Venerdì 8 l’S&P500 ha guadagnato +0,8% e il Nasdaq +1,7%, sostenuti da dati sul lavoro migliori delle attese: ad aprile l’occupazione nei settori non agricoli è aumentata di 115 mila unità, nettamente sopra il consensus fermo a 65 mila, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,3%.
La nuova settimana si apre stamane con mercati asiatici contrastati e petrolio nuovamente in accelerazione. Il Brent sale del +3% a 102 dollari/barile, recuperando parte delle perdite accumulate nella settimana precedente, chiusa comunque in ribasso del -6,3%.
Le tensioni nello Stretto di Hormuz continuano a moltiplicarsi: Emirati Arabi Uniti e Kuwait hanno segnalato l’avvicinamento di droni, il Qatar ha riferito di una nave mercantile colpita al largo delle proprie coste, mentre l’Iraq ha tagliato di 13 dollari/barile i prezzi del greggio destinato all’Asia per le consegne di giugno.
In Giappone il Nikkei 225 perde -0,2%, frenato dal tonfo di Nintendo (-10%) dopo previsioni deludenti sulle vendite hardware e software e l’allarme sull’aumento dei costi dei chip di memoria. La Cina invece continua a sorprendere: CSI300 +1,3%, sui massimi dalla fine del 2021, mentre Hong Kong arretra dello 0,7% e Taipei sale +0,3%.
Sul fronte macroeconomico, i prezzi alla produzione cinesi crescono +2,8% e quelli al consumo +1,2%, oltre le attese, soprattutto per effetto dell’aumento dei costi energetici.
A impressionare è però la Corea: Kospi +4,7% aggiornando i massimi storici e portando il rialzo da inizio anno a un clamoroso +86%. JPMorgan ha rivisto al rialzo per la seconda volta in meno di un mese i target sulle azioni sudcoreane, citando il miglioramento del ciclo dei semiconduttori, le riforme sulla governance aziendale e la crescita del comparto industriale.
Di contro, i mercati più legati al petrolio e meno esposti al tema AI continuano a soffrire. L’India ne è l’esempio più evidente: il Sensex perde -9,3% da inizio anno
L’attenzione degli investitori resta ora puntata sul prossimo incontro tra Donald Trump e Xi-Jinping, dove la politica industriale sull’intelligenza artificiale dovrebbe occupare un ruolo centrale.
Nel mondo crypto, Bitcoin resta relativamente stabile a 80.850 dollari, dopo aver archiviato la sesta settimana consecutiva positiva con un progresso del +3%.
Ma dietro la calma apparente si sta intensificando lo scontro tra banche tradizionali ed emittenti di stablecoin. Secondo Bloomberg, il settore bancario starebbe facendo pressione per modificare il CLARITY Act, la proposta normativa destinata a definire il quadro regolatorio definitivo per gli asset digitali negli Stati Uniti.
Infine, segnali di recupero dal comparto obbligazionario. La scorsa settimana i bond governativi hanno beneficiato di acquisti diffusi: il BTP decennale si è rivalutato dell’1%, con rendimento in calo al 3,72%.
Il Treasury americano a 10 anni riparte invece dal 4,39%, mentre il Bund tedesco si attesta al 3,0%. Un movimento che conferma come gli investitori, nonostante il ritorno dell’appetito per il rischio sull’azionario tecnologico, continuino a mantenere elevata l’attenzione verso gli equilibri macro e geopolitici globali.
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Evoluzione dell'ecosistema AIAnche questa settimana si è ripetuto lo stesso scenario: la situazione in Iran rimane difficile ma Wall Street vola su nuovi massimi, trainata dai semiconduttori. Nell’ultimo mese Intel è salita di oltre il 110%, AMD del 95%.
Il ciclo dell’intelligenza artificiale si è evoluto. Nvidia ha dominato finora perché le sue GPU sono imbattibili nell’addestrare grandi modelli, tipo chatGPT (training); ora, per far lavorare tutti i giorni modelli già addestrati (inference) tornano centrali le CPU tradizionali (Intel Xeon, AMD EPYC), che sono molto meno costose delle GPU.
Il boom dell’AI non è più quindi solo Nvidia, ma si sta allargando a un ecosistema più ampio, basato su produttori di CPU oltre che su infrastruttura fisica, memoria, produzione, energia, raffreddamento.
In sintesi, il mercato sta prezzando una filiera AI più ampia, in cui la creazione di valore non è più concentrata su un solo titolo ma distribuita lungo hardware, infrastrutture e servizi.
Mercati ottimisti tra negoziati e nuovi massimi USAPACE VICINA?
Mentre la situazione tra Stati Uniti e Iran attraversa una fase critica di negoziazione, nel contesto di un conflitto aperto che coinvolge anche Israele, gli sforzi diplomatici restano intensi. Tuttavia, le posizioni delle parti continuano a essere distanti su nodi chiave come la sicurezza nucleare e la libertà di navigazione.
I mercati, nel frattempo, festeggiano e sembrano dare per scontato un accordo di pace imminente. Wall Street, ancora una volta, ha archiviato la seduta di venerdì in territorio positivo.
L’indice S&P 500 è salito dello 0,8%, chiudendo a 7.399 punti, mentre il Nasdaq Composite ha guadagnato l’1,7%, attestandosi a 26.247 punti. Entrambi hanno aggiornato nuovi massimi storici. Il Dow Jones Industrial Average è avanzato di 12 punti, fino a 49.609.
Il sentiment è stato sostenuto da dati sul mercato del lavoro statunitense migliori delle attese. Ad aprile, le buste paga non agricole (NFP) sono aumentate di 115.000 unità, superando le previsioni, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,3%.
Gli investitori restano orientati al rischio nonostante i rinnovati scontri tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz, anche se il presidente Donald Trump ha ribadito che il cessate il fuoco rimane in vigore.
Teheran ha recentemente inviato una risposta ufficiale alla proposta statunitense tramite la mediazione del Pakistan. Il fulcro della controfferta iraniana riguarda la cessazione immediata delle ostilità e la garanzia della sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz e nell’intera area del Golfo.
Nel frattempo, l’ottimismo legato agli investimenti in intelligenza artificiale ha sostenuto i titoli tecnologici, con Micron Technology e Sandisk in forte rialzo.
Tutti e tre i principali indici hanno chiuso la settimana in positivo, supportati da solidi utili aziendali e dalla persistente forza del comparto tecnologico. Il Nasdaq ha guadagnato il 4,5%, mentre l’S&P 500 è salito del 2,3%, registrando la sesta settimana consecutiva in rialzo, la serie positiva più lunga dal 2024.
VALUTE
Prosegue la fase di debolezza del dollaro, che si manifesta soprattutto contro euro, sterlina, dollaro australiano e neozelandese, ma non contro lo yen giapponese.
Contro JPY, il biglietto verde tiene i supporti chiave e tenta un avvicinamento a quota 160,00, livello in prossimità del quale si ipotizza un possibile intervento della Bank of Japan.
In un contesto di marcato appetito per il rischio come quello attuale, il dollaro mantiene ancora lo status di bene rifugio e continua a presentarsi come valuta da vendere sui rialzi. Tuttavia, un’eventuale fine del conflitto potrebbe riportare in primo piano i fondamentali, favorendo probabilmente un rinnovato interesse per la divisa statunitense, dopo un iniziale indebolimento.
PETROLIO
Venerdì i prezzi del petrolio WTI sono rimasti pressoché invariati intorno ai 93 dollari al barile. I rinnovati scontri tra Stati Uniti e Iran hanno sollevato dubbi sulla tenuta del fragile cessate il fuoco, smorzando le speranze di un rapido accordo di pace.
Nonostante ciò, il WTI ha registrato una perdita settimanale di circa il 7%. I combattimenti nel Golfo Persico mantengono alta l’attenzione dei mercati sullo Stretto di Hormuz, rimasto in gran parte chiuso dalla fine di febbraio, interrompendo i flussi globali di greggio e generando un grave shock dell’offerta.
L’Iran ha accusato gli Stati Uniti di aver violato il cessate il fuoco, mentre Washington ha dichiarato che le forze americane hanno colpito obiettivi militari iraniani in risposta ad attacchi contro navi da guerra statunitensi e hanno bloccato petroliere in uscita dai porti iraniani.
Il presidente Donald Trump ha tuttavia ribadito che il cessate il fuoco rimane in vigore. La risposta iraniana lascia comunque intravedere una possibile riapertura verso una soluzione pacifica del conflitto.
NFP MIGLIORI
Ad aprile 2026 l’economia statunitense ha creato 115.000 nuovi posti di lavoro, dopo un dato di marzo rivisto al rialzo a 185.000 unità e ben al di sopra delle attese di mercato, fissate a 62.000.
Pur segnalando un rallentamento del ritmo delle assunzioni, il dato rappresenta il primo aumento mensile consecutivo dell’occupazione in quasi un anno, rafforzando l’idea di un graduale raffreddamento del mercato del lavoro, che resta comunque resiliente.
La variazione dell’occupazione non agricola di febbraio è stata rivista al ribasso di 23.000 unità, attestandosi a -156.000, mentre quella di marzo è stata rivista al rialzo di 7.000 unità. Nel complesso, le revisioni rendono il dato combinato di febbraio e marzo inferiore di 16.000 unitità rispetto a quanto precedentemente comunicato.
SETTIMANA ENTRANTE
Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente continueranno a rimanere al centro dell’attenzione dei mercati globali, dopo che il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran è stato più volte messo alla prova nel corso della scorsa settimana.
Sul fronte macroeconomico, l’attenzione si concentrerà sui dati statunitensi dell’inflazione al consumo e alla produzione, in un contesto di crescente divisione all’interno della Federal Reserve, oltre che su vendite al dettaglio e produzione industriale.
In Europa, il Regno Unito pubblicherà il PIL e la bilancia commerciale e, insieme all’Eurozona, i dati sulla produzione industriale. La Germania renderà noto l’indice di fiducia ZEW.
La Cina diffonderà i principali aggregati monetari e, insieme agli Stati Uniti, i dati sull’inflazione al consumo e alla produzione. In Asia, riflettori puntati sulla Banca del Giappone, che illustrerà i dettagli delle decisioni di politica monetaria, con le autorità pronte a intervenire sul mercato dei cambi per sostenere lo yen.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
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S&P 500: le aspettative sugli utili diventano verticali!La risalita dell’indice S&P 500 può sembrare sorprendente alla luce dell’attualità geopolitica e delle sue conseguenze macroeconomiche dalla fine dello scorso febbraio, e proprio questa risalita e questo nuovo massimo storico del S&P 500 hanno sorpreso più di uno.
Il prezzo del petrolio rimane molto elevato, lo stesso vale per il fertilizzante urea, e siamo ancora lontani da una normalizzazione del traffico marittimo nello stretto di Hormuz. Tuttavia, il mercato azionario statunitense, trainato dal settore tecnologico e soprattutto dal comparto dei semiconduttori, sembra ignorare tutto ciò. PERCHÉ?
Per una combinazione di ragioni fondamentali, in particolare una, e questa ragione è tutt’altro che speculativa. Si tratta di un processo concreto, una realtà attuale e futura anticipata che costituisce la base principale della tendenza rialzista di fondo del S&P 500 e che rende ogni correzione di breve termine un’opportunità.
Questa ragione è: le aspettative di utili delle imprese, in particolare quelle legate al settore dell’intelligenza artificiale in borsa.
Ed è proprio ciò che mostrano i grafici qui sotto: un’accelerazione spettacolare degli utili per azione (EPS) del S&P 500, che raggiungono ormai circa 294 dollari su base annualizzata, con una pendenza che diventa quasi verticale. Questo movimento non è affatto banale. Storicamente, i mercati azionari seguono gli utili. Nel lungo periodo, sono i profitti a guidare gli indici, non il contrario.
Il grafico seguente proviene da Gurufocus e rappresenta le aspettative di utili delle aziende dell’S&P 500.
Ciò che cambia oggi è la velocità. L’intelligenza artificiale agisce come un moltiplicatore di produttività in molti settori: cloud, software, semiconduttori, ma anche finanza, sanità o industria. Le aziende riducono i costi, automatizzano di più e aumentano i margini. Di conseguenza, gli analisti rivedono continuamente al rialzo le loro stime sugli utili.
In altre parole, il mercato non sale “contro” la macroeconomia, ma perché anticipa una trasformazione profonda del tessuto economico. Mentre i cicli precedenti si basavano sui consumi o sul credito, questo si basa su uno shock tecnologico.
Questo spiega perché le cattive notizie geopolitiche o inflazionistiche hanno un impatto limitato: sono percepite come temporanee rispetto a una dinamica degli utili considerata strutturale. Finché questa traiettoria degli utili rimane orientata al rialzo, la tendenza di fondo dell’S&P 500 resta intatta.
L’istogramma seguente proviene da FactSet e rappresenta la crescita prevista degli utili trimestrali delle società dell’S&P 500.
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SP500 — Bivio Ciclico: 7002 è il Livello che Decide TuttoAggiornamento SP500 — 9 maggio 2026
Metodologia: Metodo Ciclico 3.0 (tempo, struttura, liquidità)
QUADRO GENERALE
L'indice SP500 ha chiuso venerdì sullo 0.5 di Fibonacci (~7400), in piena price discovery sopra il massimo storico precedente. Il mensile inverso è arrivato a 38 barre: la finestra temporale per uno storno coerente è aperta.
Tuttavia, la centratura attuale suggerisce che il T-1 inverso possa essere vincolato: in tal caso il prezzo può aggiornare massimi fino al 15 maggio circa prima di concedere uno storno strutturale.
ATTENZIONE — TIMING
- Mensile inverso: 38 barre (condizione minima di chiusura raggiunta)
- Possibile spike lunedì in apertura → partenza T+2 inverso (eventualmente trimestrale)
- Timeframe 8 giorni: quadriennale a 139 barre, T+4 può estendersi fino a 168
- Data Gann affollata a metà giugno 2026
DUE SCENARI OPERATIVI
Scenario 1 — Storno strutturale
Spike lunedì sopra 7400 → partenza nuovo ciclo inverso → storno verso liquidità interna (7354,78) e potenzialmente verso lo swing di competenza (7107,86).
→ Conferma: rottura e ritest fallito di 7354,78 (FVG inverso)
Scenario 2 — Continuazione rialzista (preferito strutturalmente)
Supporto sopra 7002,28 → estensione fino al 15 maggio → target 0.618 Fibonacci a 7656,26 + Gann Fan.
→ Conferma: tenuta dei minimi rialzisti e mancata violazione di 7354,78
LIVELLI CHIAVE
- 7656,26 — 0.618 Fibonacci, target rialzista
- 7400 — 0.5 Fibonacci (livello attuale)
- 7354,78 — FVG di liquidità interna, primo supporto
- 7107,86 — swing di competenza T+2
- 7002,28 — SPARTIACQUE: sotto questo livello la lettura ciclica cambia completamente
OPERATIVITÀ
La visione resta long-biased finché non si rompe 7002,28. Shortare l'indice in questo contesto è estremamente rischioso: la discesa va aspettata, non anticipata. Solo dopo:
1) Violazione strutturale di 7002,28
2) Formazione del pattern Genesis sul T+1 inverso
3) Vincolo ciclico rilevante lato indice
…si può iniziare a valutare un setup ribassista di medio termine.
Catalizzatore da monitorare: eventuale notizia accordo USA-Iran. Possibile che il mercato l'abbia già parzialmente scontata in questa salita, o che la sfrutti per l'ultimo tirone prima dell'inversione.
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FTSE MIB INDEX, Strategia rialzista di lungo periodoFTSE MIB INDEX, Strategia rialzista di lungo periodo
DATI:
COMPONENTI: 40 AZIONI SUL MERCATO ITALIA
CAPITALIZZAZIONE DI MERCATO: 516718,2 M
METODO DI PESATURA: PONDERATO PER CAPITALIZZAZIONE
AZIONI:
A2A , AMPLIFON, ATLANTIA , AZIMUT HOLDING, BANCA GENERALI, BANCA MEDIOLANUM, BANCO MPM, BPER BANCA, BUZZI UNICEM ,CAMPARI,
CNH INDUSTRIAL, DIASORIN, ENEL, ENI , EXOR , FERRARI, STELLANTIS, FINECO BANK, GENERALI,HERA
INTERPUMP GROUP, INTESA SANPAOLO, INWIT, ITALGAS, LEONARDO , MEDIOBANCA, MONCLER , NEXI , PIRELLI & , POSTE ITALIANE,
PRYSMIAN , RECORDATI, SAIPEM , SNAM, STMICROELECTRONICS, TELECOM ITALIA, TENARIS, TERNA-RETE ELETTRICA NAZIONALE, UNICREDIT, UNIPOL.
PREZZO (19/ 01 /2021): 22587 EUR
TARGET PRICE IN UNA STRATEGIA DI LUNGO TERMINE
1°TP: 48941 EUR
2°TP: 71589 EUR
3°TP: 108225 EUR
4°TP: 144899 EUR
5°TP: 167541 EUR
CONSIDERAZIONI:
Quando questa tragedia (Covid-19 Pandemic) finirà, quando tutti i paesi dell'UE applicheranno il Recovery Plan, il progetto Next Generation UE e tutte le industrie si rafforzeranno dal punto di vista dell'occupazione e della produzione; il mercato dell'Unione Europea tornerà ad essere centrale nel mercato mondiale. Il valore dell'indice europeo raggiungerà valori importanti e sostenibili nel lungo periodo spinti dalla forza che da sempre caratterizza il vecchio continente.
Il potenziale del mercato europeo potrebbe finalmente emergere e portare un valore incredibile all'intera comunità mondiale.
Che la rivoluzione europea abbia inizio.
WisdomTree - Tactical Daily Update - 08.05.2026Sul’azionario clima di ripristinata cautela, in attesa di novità Iran-Usa.
Timori di possibili «incidenti» tra Russia e Ucraina durante la parata il 9 maggio.
La tensione a Hormutz spinge il petrolio sopra i minimi di ieri: Brent a 100 Us$.
Oro in ripresa: nuovi acquisti di banche centrali, tra cui Cina e Polonia.
Le tensioni in Medio Oriente sono tornate a dominare il sentiment dei mercati nella seduta di ieri, 7 maggio, interrompendo il tentativo di recupero delle ultime settimane. Le Borse europee hanno chiuso negative, zavorrate dal riaccendersi dei timori sul Golfo Persico e sulle possibili conseguenze energetiche e inflazionistiche di un’escalation nell’area. Parigi -1,17%, Francoforte -1,02%, Londra -1,55%, Milano -0,82%.
Il mercato continua a oscillare tra due narrative opposte: da un lato la speranza di un accordo tra Stati Uniti e Iran, dall’altro il rischio che il negoziato deragli proprio sul tema più sensibile, la riapertura dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio globale di energia.
Non è tanto il dossier nucleare a guidare le decisioni degli investitori, quanto la possibilità che il transito nello Stretto torni pienamente operativo. Anche un’intesa parziale o imperfetta verrebbe probabilmente accolta con favore, perché contribuirebbe ad allentare la pressione su petrolio, gas e sull’intera catena dei beni intermedi, dai carburanti ai fertilizzanti, fino alle materie plastiche.
In questo quadro il prezzo del petrolio mostra un’elevata volatilità estrema. Il Brent aveva inizialmente corretto, salvo poi recuperare nel pomeriggio mentre il mercato ricalibrava le probabilità di una distensione diplomatica e valutava i dati sulle scorte statunitensi.
L’oro, invece, ha proseguito il rally dopo il maggiore rialzo giornaliero dalla fine di marzo, beneficiando della ricerca di beni rifugio e delle aspettative di un possibile accordo Washington-Teheran.
L’Europa, importatrice netta di energia, è considerata il blocco economico che più potrebbe beneficiare di una normalizzazione della situazione nel Golfo, dopo essere stata anche quella maggiormente penalizzata dal rialzo delle commodity energetiche. A soffrire è soprattutto il comparto manifatturiero, già messo sotto pressione dal costo dell’energia e dalle prospettive di nuovi dazi statunitensi al 25% sulle auto europee.
Nella mattinata di oggi, 8 maggio, la ripresa delle ostilità nel Golfo Persico ha spinto il Brent oltre 100 dollari7barile, dopo il temporaneo arretramento a 96 registrato giovedì. Il bilancio provvisorio della settimana resterebbe comunque negativo, con un calo di -6%.
La tensione è tornata a salire nello Stretto di Hormuz dopo che tre cacciatorpediniere statunitensi hanno respinto un attacco condotto da droni e piccole imbarcazioni iraniane. Nel giro di poche ore Washington ha risposto con bombardamenti mirati su infrastrutture nell’area di Bandar Abbas.
Nonostante ciò, Donald Trump ha ribadito in serata che il cessate il fuoco “resta in vigore” e che un accordo con Teheran “potrebbe non accadere, ma potrebbe anche arrivare da un giorno all’altro”.
Sul fronte valutario, il dollaro ha mostrato un moderato recupero, con il cambio euro/dollaro risalito a 1,173 dopo tre sedute consecutive di debolezza. Al di là delle tensioni geopolitiche, il differenziale macroeconomico continua a favorire gli Stati Uniti rispetto all’Europa, frenata dall’energia cara e da prospettive industriali più deboli.
Grande attenzione oggi ai dati sul lavoro americano: i payroll non agricoli di aprile sono attesi a 65.000 unità, in netto rallentamento rispetto alle 186.000 di marzo. Numeri superiori alle attese rafforzerebbero lo scenario di ulteriori rialzi Fed e sosterrebbero il dollaro.
A Wall Street l’S&P500 ha chiuso ieri in ribasso dello 0,4%, ma oggi i future indicano un rimbalzino, +0,3%, mentre l’MSCI Asia-Pacific arretra -1% dopo aver toccato nuovi massimi.
A Tokyo il Nikkei ha perso -0,6%, ma i dati salariali giapponesi rafforzano la linea restrittiva della Bank of Japan. A marzo i salari reali sono cresciuti dell’1% annuo, terzo incremento consecutivo, pur rallentando rispetto al 2% rivisto di febbraio e restando sotto l’1,8% atteso. I salari nominali sono aumentati +2,7%, mentre la retribuzione base ha segnato +3,2%.
Lo yen resta relativamente stabile a 156,8 contro dollaro, dopo le forti oscillazioni recenti.
Le Borse cinesi correggono: Hang Seng -1% ma ancora +2% su base settimanale, mentre il CSI300 perde -1% mantenendo anch’esso un progresso settimanale del 2%. Più contenuto il calo di Taipei (-0,5%), reduce comunque da una settimana eccezionale, +6,8%.
Pechino continua a lavorare per stabilizzare i rapporti con Washington. Il premier Li-Qiang ha dichiarato che la Cina auspica relazioni commerciali “stabili e prevedibili” con gli USA, in vista del possibile vertice tra Xi-Jinping e Trump previsto nei prossimi giorni.
A Seoul il Kospi perde -0,7%, ma s’avvia a chiudere una settimana da record, da +11%. A marzo il surplus delle partite correnti ha raggiunto il massimo storico di Us$ 37,3 miliardi, superando nettamente il precedente record di 23,2 di febbraio e segnando il 35° mese consecutivo di avanzo. Le esportazioni di semiconduttori sono balzate di quasi +150%, confermando la forza della domanda legata all’intelligenza artificiale.
Sul fronte delle materie prime preziose, oro a 4.710 dollari/oncia e argento a 79,80, rispettivamente è0,6% e +1,6%. La banca centrale cinese ha acquistato in aprile 8,1 tonnellate d’oro, maggiore incremento da dicembre 2024 e 18° mese consecutivo di accumulo. Anche la Polonia continua a rafforzare le proprie riserve: la banca centrale guidata detiene circa 600 tonnellate d’oro e punta a raggiungere quota 700 tonnellate.
Infine il comparto obbligazionario. Dopo tre sedute consecutive di rialzo dei prezzi, il mercato dei bond si stabilizza col ritorno delle tensioni geopolitiche: Treasury decennale Usa4,39%, BTP italiano 3,73%, Bund tedesco 3%.
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Mercati cauti in attesa di una soluzione in Medio OrienteATTESA PER UNA SOLUZIONE PACIFICA
Seduta dai forti contrasti quella vissuta ieri a Wall Street, con un’apertura euforica seguita da un brusco cambio di rotta. Il movimento è stato probabilmente legato a prese di beneficio, ma anche ai nuovi scambi di colpi di arma da fuoco nello Stretto di Hormuz.
L’Iran non ha ancora risposto al memorandum inviato dagli Stati Uniti per porre fine al conflitto e ripristinare il transito delle petroliere attraverso lo Stretto. Tuttavia, la possibilità di una ripresa dei flussi energetici dalla regione, nonostante le tensioni locali, ha provocato nel corso della settimana un forte calo dei prezzi delle principali materie prime energetiche.
Questo movimento ha sostenuto il mercato obbligazionario e contrastato le aspettative di un imminente rialzo dei tassi da parte della Fed. Nonostante ciò, Wall Street ha chiuso la seduta in territorio negativo.
Tra i principali titoli, il comparto dei semiconduttori è rimasto stabile dopo il rally della seduta precedente.
AMD ha chiuso invariata dopo il balzo del 19% registrato ieri, trainato da previsioni particolarmente positive. Citi, invece, ha guadagnato l’1,5% dopo l’annuncio di un programma di riacquisto di azioni proprie da 30 miliardi di dollari.
Nel corso della notte, intanto, le borse asiatiche hanno aperto in calo, allontanandosi dai massimi storici toccati fino alla giornata di ieri.
VALUTE
Il dollaro si rafforza parzialmente in seguito al riacutizzarsi delle tensioni militari, recuperando circa lo 0,3% contro le principali valute.
Il cambio EUR/USD, dopo aver sfiorato quota 1,1800, ripiega verso area 1,1730, tornando in prossimità dei supporti chiave collocati tra 1,1700 e 1,1710. Movimento più accentuato per il cable, che scende dai massimi di 1,3630 ai minimi di 1,3550.
Di conseguenza, l’EUR/GBP risale fino a 0,8650, nel tentativo di un ritorno verso area 0,8670–0,8680. Anche le valute oceaniche correggono di circa 40 pips, mentre il franco svizzero rimane stabile a 0,9150 contro euro e a 0,7800 contro dollaro.
PETROLIO
Giovedì i futures sul petrolio WTI sono scesi verso gli 87,50 dollari al barile, prolungando il forte calo della sessione precedente. Successivamente, con la ripresa dell’azione militare, i prezzi sono tornati in area 93,00 dollari.
Gli investitori restano in attesa di un possibile accordo di pace, che potrebbe concretizzarsi con la firma del memorandum d’intesa inviato dagli Stati Uniti all’Iran tramite la mediazione pakistana. L’obiettivo è porre formalmente fine al conflitto e avviare una graduale riapertura dello Stretto di Hormuz.
Teheran dovrebbe rispondere entro pochi giorni, avendo confermato di stare esaminando la proposta statunitense, mentre in una fase successiva sarebbero previsti negoziati più ampi sul programma nucleare iraniano.
Nel frattempo, gli ultimi dati indicano che le esportazioni di petrolio statunitensi hanno raggiunto livelli record la scorsa settimana, poiché molti Paesi si sono rivolti sempre più alle forniture americane per compensare le carenze legate al conflitto.
ORO
Nella notte l’oro ha superato i 4.700 dollari l’oncia, dopo aver mostrato forte volatilità nella sessione precedente. Il movimento avviene nonostante i rinnovati scontri tra Stati Uniti e Iran abbiano indebolito le speranze di un accordo di pace a breve termine e riacceso i timori inflazionistici.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato che le forze americane hanno intercettato attacchi iraniani e condotto azioni difensive mentre cacciatorpediniere lanciamissili attraversavano lo Stretto di Hormuz. Al tempo stesso, è stato ribadito che non vi è l’intenzione di inasprire ulteriormente le ostilità.
L’amministrazione Trump attende ora una risposta ufficiale dell’Iran alla proposta finalizzata alla riapertura dello Stretto e alla conclusione del conflitto, in corso da quasi dieci settimane. Secondo alcune fonti, Teheran dovrebbe comunicare la propria posizione tramite il Pakistan entro i prossimi due giorni.
Nonostante il recente rimbalzo, l’oro rimane in calo di oltre il 10% dall’inizio del conflitto. La chiusura effettiva dello Stretto di Hormuz ha infatti innescato un’impennata storica dei prezzi energetici, alimentando le pressioni inflazionistiche e rafforzando le aspettative di un possibile rialzo dei tassi di interesse da parte delle banche centrali.
USA: TIENE IL MERCATO DEL LAVORO
Negli Stati Uniti, ad aprile 2026 sono stati annunciati 83.387 licenziamenti, il dato più elevato degli ultimi tre mesi. Il numero risulta in aumento rispetto ai 60.620 di marzo, ma in calo del 21% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.
Il settore tecnologico è quello che ha registrato il maggior numero di annunci di licenziamento, seguito dalla logistica e dai servizi. L’intelligenza artificiale si conferma la principale causa di riduzioni del personale per il secondo mese consecutivo, rappresentando il 26% del totale.
Dall’inizio dell’anno, i datori di lavoro hanno annunciato complessivamente 300.749 licenziamenti, in calo del 50% su base annua. Il comparto tecnologico resta il principale responsabile, con l’intelligenza artificiale citata come causa di 49.135 licenziamenti, risultando la terza motivazione più rilevante nei piani di riduzione del personale.
Sul fronte dei sussidi di disoccupazione, le richieste in corso — un indicatore chiave del numero di persone che ricevono indennità — sono scese a 1,766 milioni nella settimana terminata il 25 aprile 2026. Il dato rappresenta il livello più basso dalla seconda settimana di gennaio 2024 ed è migliore delle attese di mercato, fissate a 1,800 milioni.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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WisdomTree - Tactical Daily Update - 07.05.2026Borse globali a nuovi record, credono nella conclusione del conflitto in Iran.
Le trimestrali tech USA e globali spingono alle stelle gli utili attesi.
Petrolio in calo, potrebbe scivolare velocemente se riaprisse Hormutz.
Kospi coreano e Taiex indici superstar asiatici e termometro della AI fever.
Le indiscrezioni di Axios su una possibile intesa tra Stati Uniti e Iran hanno acceso i mercati globali e trasformato la seduta del 6 maggio in un potente rally risk-on. Secondo il sito americano, Washington e Teheran sarebbero vicine a un memorandum d’intesa per mettere fine al conflitto, con la Casa Bianca in attesa di una risposta iraniana entro 48 ore su alcuni nodi chiave.
A rafforzare il clima di distensione hanno contribuito anche i messaggi arrivati dai Pasdaran, che su X hanno parlato di “minacce neutralizzate” e di nuovi protocolli in grado di garantire un transito “sicuro e stabile” attraverso lo Stretto di Hormuz.Anche Donald Trump ha lasciato intravedere uno spiraglio diplomatico, affermando su Truth che, “supponendo che l’Iran accetti quanto concordato”, l’operazione Epic Fury potrebbe concludersi consentendo la riapertura completa dello Stretto.
Ma il presidente americano ha accompagnato l’apertura con un avvertimento estremamente duro: in assenza di accordo, i bombardamenti riprenderebbero con “livello e intensità ben maggiori”. Un equilibrio ancora fragile, dunque, ma sufficiente a spingere gli investitori verso asset più rischiosi.
Le Borse europee hanno reagito con entusiasmo, sostenute soprattutto dal tracollo del petrolio, precipitato del 7-8% dopo che l’amministrazione statunitense ha annunciato la sospensione dell’operazione “Project Freedom” a soli ventiquattro ore dal lancio, citando i progressi nei negoziati con Teheran. Piazza Affari ha guidato il movimento con un balzo del +2,35%, chiudendo nettamente sopra quota 49.000 punti e riportandosi sui massimi dai tempi della bolla Internet del marzo 2000. Ancora più forte Parigi, salita +2,9%, Francoforte +2,2%.
Il mercato sembra aver deciso di credere allo scenario di de-escalation nonostante le distanze ancora evidenti tra le parti. Se infatti la Casa Bianca parla apertamente di un’intesa vicina, Teheran continua a definire la proposta americana una semplice “lista dei desideri”, giudicando diverse clausole inaccettabili. Eppure, in questa fase, gli operatori finanziari sembrano concentrarsi più sui benefici economici di una normalizzazione geopolitica che sui rischi di un fallimento negoziale.
Anche Wall Street ha cavalcato il clima di ottimismo, aggiornando nuovi record storici. Dow Jones +1,24%, Nasdaq +2,02% e S&P500 +1,46%, sostenuti sia dal rientro delle tensioni in Medio Oriente sia da una combinazione favorevole di dati macroeconomici e trimestrali societarie.
Tra i protagonisti della seduta Advanced Micro Devices (Amd), premiata dal mercato dopo le indicazioni ottimistiche sul secondo trimestre, segnale che il ciclo dell’intelligenza artificiale continua ad alimentare la domanda di semiconduttori. Bene anche The Walt Disney, sostenuta da risultati superiori alle attese grazie alla solidità di streaming e parchi tematici, e Uber Technologies, che ha convinto gli investitori con un outlook migliore delle previsioni nonostante una trimestrale leggermente sotto consenso.
Sul fronte macro Usa , il mercato ha festegggiato anche il report Adp sull’occupazione privata americana. Ad aprile sono stati creati 109.000 posti di lavoro, ben oltre gli 84.000 attesi. Numeri che rafforzano l’idea di un’economia statunitense ancora resiliente, in attesa dei dati ufficiali sul mercato del lavoro previsti per venerdì.
Nel frattempo il mercato valutario riflette il cambiamento del sentiment globale. Il dollaro prosegue la fase di indebolimento, con il cambio euro/dollaro salito in area 1,175. Forte lo yen giapponese, che beneficia del ritorno di flussi verso le valute rifugio: il cross dollaro/yen è sceso sotto 155, sui minimi degli ultimi due mesi, mentre l’euro/yen si è riportato vicino 183.
L’ottimismo diplomatico continua a sostenere i mercati anche nella mattinata del 7 maggio. Secondo quanto riportato dalla CNN, l’Iran dovrebbe fornire entro giovedì la propria risposta ufficiale alla proposta americana di cessate il fuoco. La prospettiva di una tregua ha spinto Wall Street su nuovi massimi e alimentato ulteriormente il rally asiatico.
In Giappone Nikkei 225 a +6%, aggiornando nuovi record dopo la lunga pausa festiva iniziata venerdì scorso. A trainare Tokyo sono stati ancora una volta i tecnologici e il tema dell’intelligenza artificiale. Emblematica la corsa di SoftBank Group, salita oltre +16%.
Ancora tonico il Kospi coreano, +0,5% dopo il poderoso +8,7% della seduta precedente, che porta il guadagno da inizio anno al +75%. Hong Kong ha visto l’Hang Seng segnare +1,5%, grazie ai titoli tech, mentre il CSI300 cinese si ferma a +0,2%. Sullo sfondo, circolano indiscrezioni secondo cui Stati Uniti e Cina starebbero valutando di inserire l’intelligenza artificiale nell’agenda del prossimo vertice tra Trump e Xi-Jinping a Pechino.
Più contenuti i movimenti sui metalli preziosi dopo il forte recupero della vigilia. L’oro si mantiene in area 4.700 dollari, mentre l’argento oscilla attorno a 77,80. Nella seduta precedente i due metalli avevano registrato il rialzo più consistente dell’ultimo mese: +3% per l’oro e +6,2% per l’argento. Nonostante il recupero, l’oro resta a -10% dai livelli pre-conflitto, penalizzato dall’impennata dei prezzi energetici seguita alla chiusura di Hormuz, che riduce le aspettative di tagli dei tassi.
Positiva anche la seduta obbligazionaria. Il Btp decennale guadagna circa +1%, mettendo a segno la miglior performance giornaliera dell’ultimo mese, col rendimento sceso dal 3,85% al 3,73%. Parallelamente, Bloomberg segnala come le aziende europee stiano accelerando in modo record le emissioni sul mercato corporate bond, nel tentativo di assicurarsi finanziamenti prima che il conflitto con l’Iran possa riaccendere pressioni le inflazionistiche e spingere nuovamente verso l’alto i tassi d’interesse.
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Wall Street aggiorna nuovi massimi tra petrolio e utiliMASSIMI SU MASSIMI PER WALL STREET
Ancora una seduta caratterizzata da ottime performance sui mercati azionari, con nuovi record storici raggiunti da Nasdaq e S&P 500, cresciuti rispettivamente del 2,02% e dell’1,46%. Anche il Dow Jones riprende a salire, chiudendo con un progresso dell’1,24%.
I mercati sono stati sostenuti dalle speranze di un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran e dalla forte caduta del prezzo del petrolio, sceso a 93,50 dollari per il WTI e a 100,00 dollari per il Brent.
Il Nasdaq è stato trainato soprattutto dai titoli legati ai semiconduttori. Advanced Micro Devices (AMD) ha registrato un balzo di quasi il 19% dopo aver diffuso previsioni sui ricavi superiori alle attese, trascinando l’intero comparto.
I risultati societari del primo trimestre continuano a mostrarsi solidi, con una crescita degli utili per le società dell’S&P 500 stimata intorno al 25% su base annua. Tra i singoli titoli, Super Micro Computer è salita del 15% grazie a risultati trimestrali migliori delle attese.
La notizia ha spinto al rialzo anche altri titoli legati alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, con Nvidia, Sandisk, Micron e Intel in guadagno di oltre il 2%. Sempre sul fronte degli utili, Disney ha registrato un balzo del 5% dopo aver pubblicato forti ricavi, mentre Uber è salita del 7% grazie a solide previsioni sulle prenotazioni.
VALUTE
Proseguono i tentativi di salita di EUR/USD e del cable, che nella sessione di ieri hanno toccato rispettivamente 1,1796 e 1,3640, avvicinandosi a nuove resistenze chiave in area 1,1850 e 1,3690.
USD/JPY rimane stabile sopra quota 156,00, nonostante persista il rischio di un intervento della Bank of Japan.
Ieri, infatti, semplici dichiarazioni delle autorità giapponesi avevano spinto il biglietto verde al ribasso, senza un intervento diretto sul mercato. Ciò non esclude, tuttavia, la possibilità di acquisti di yen in caso di un improvviso indebolimento della valuta.
Il contesto di risk on sui mercati appare confermato dall’indice VIX, dalla discesa dei prezzi energetici e dal calo del dollaro, accompagnato anche dalla riduzione dei rendimenti dei titoli di Stato. Il movimento segnala la speranza che le banche centrali non siano costrette ad alzare i tassi nel breve termine.
Le valute oceaniche restano forti e non distanti dai livelli chiave di 0,7400 per AUD/USD e 0,6080 per NZD/USD. Poco da segnalare sui cross, con EUR/JPY che resta sotto le resistenze chiave in area 185,10–185,20, ma senza cedere significativamente.
PETROLIO
I futures sul petrolio WTI si sono stabilizzati in area 93,00 dollari al barile nella notte, dopo essere crollati fino a 88,50 dollari nella sessione precedente, un calo di circa il 13%.
Gli investitori restano complessivamente ottimisti sulle prospettive di un accordo di pace in Medio Oriente.
Secondo alcune fonti, gli Stati Uniti avrebbero inviato all’Iran, tramite intermediari pakistani, un memorandum d’intesa di una sola pagina con l’obiettivo di porre formalmente fine al conflitto e avviare una graduale riapertura dello Stretto di Hormuz.
Teheran dovrebbe rispondere entro pochi giorni, avendo confermato di stare esaminando la proposta statunitense. In una fase successiva sarebbero poi previsti negoziati più ampi sul programma nucleare iraniano.
Il presidente Trump ha tuttavia avvertito che un accordo non è ancora stato finalizzato e che non è scontato che l’Iran accetti la proposta, minacciando di riprendere le operazioni militari in caso di mancata intesa.
Nel frattempo, gli ultimi dati mostrano che le esportazioni di petrolio statunitensi hanno raggiunto livelli record la scorsa settimana, poiché molti Paesi si sono rivolti sempre più alle forniture americane per compensare le carenze legate al conflitto.
ORO IN RAFFORZAMENTO
Giovedì l’oro si è attestato intorno ai 4.700 dollari l’oncia, dopo un rialzo di circa il 3% nella sessione precedente. Il movimento è stato sostenuto dalle speranze di un accordo tra Stati Uniti e Iran, che hanno innescato un forte calo dei prezzi del petrolio e attenuato i timori inflazionistici.
Il crollo del greggio ha contribuito a ridurre le aspettative che le banche centrali debbano mantenere politiche monetarie restrittive più a lungo.
Nonostante ciò, il presidente della Federal Reserve di Chicago, Austan Goolsbee, ha avvertito che l’inflazione non sta rallentando verso l’obiettivo del 2% fissato dalla Fed, ma ha accelerato dall’inizio della guerra. Un andamento coerente con la chiusura di circa il 20% delle forniture globali di greggio a causa del blocco dello Stretto di Hormuz.
AUSTRALIA
L’Australia ha registrato un deficit commerciale di 1,84 miliardi di dollari australiani nel marzo 2026, in netto contrasto con il surplus di 5,03 miliardi del mese precedente e al di sotto delle attese di mercato, che prevedevano un avanzo di 4,25 miliardi.
Si tratta del primo disavanzo commerciale da dicembre 2017, determinato da un calo delle esportazioni e da una forte crescita delle importazioni.
Le esportazioni sono diminuite del 2,7% su base mensile, scendendo a 44 miliardi di dollari australiani, dopo il +4,2% registrato a febbraio. Il calo è stato trainato principalmente da altri prodotti agricoli.
Anche le esportazioni di oro non monetario hanno segnato una flessione del 6,1%, attestandosi a 7,4 miliardi, in seguito al brusco calo dei prezzi globali dell’oro, scesi di oltre il 10% a marzo, il ribasso più marcato da giugno 2013.
Nel frattempo, le importazioni sono aumentate del 14,1%, raggiungendo il livello record di 45,77 miliardi di dollari australiani, grazie alla solidità della domanda interna.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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WisdomTree - Tactical Daily Update - 06.05.2026Borse globali a nuovi record, credono nella conclusione del conflitto in Iran.
Le trimestrali tech USA e globali spingono alle stelle gli utili attesi.
Petrolio in calo, potrebbe scivolare velocemente se riaprisse Hormutz.
Kospi coreano e Taiex indici superstar asiatici e termometro della AI fever.
Seduta dai due volti quella di ieri, 5 maggio, per i mercati europei: avvio incerto, poi un recupero deciso che ha riportato gli indici in territorio positivo, in un contesto ancora dominato dalle variabili geopolitiche mediorientali. Il tema chiave resta la tenuta della tregua e, soprattutto, l’evoluzione della situazione nello Stretto di Hormuz.
Non a caso, proprio l’allentamento delle tensioni ha innescato una correzione significativa delle materie prime energetiche, contribuendo a migliorare il sentiment nel corso della giornata. Sul fronte equity, la performance è stata solida: Francoforte +1,71%, Parigi +1,08%, mentre Milano ha messo a segno un rialzo più marcato, +2,27%. In controtendenza netta Londra, che ha lasciato sul terreno il -1,4%, penalizzata da fattori domestici che stanno progressivamente assumendo un peso sistemico.
Il Regno Unito rappresenta infatti l’anello debole in questa fase di mercato. La seduta è stata particolarmente pesante per la Borsache ha perso oltre -1%, zavorrata anche dalla debolezza di HSBC, mentre il comparto obbligazionario ha registrato movimenti bruschi.
Il rendimento del Gilt trentennale è salito di 13 punti base fino al 5,78%, un livello che non si vedeva dal 1998, mentre il decennale si è stabilizzato sopra 5%. Dall’inizio del conflitto in Iran, il decennale britannico ha accumulato un incremento di 70 bps, sottoperformando altri debiti sovrani, basti pensare ai -50 punti base dell’Italia.
A pesare è un mix complesso: tensioni politiche interne, col rischio di una sfida alla leadership di Keir Starmer, una crescita economica debole e conti pubblici sotto pressione. In questo contesto, il rialzo del petrolio sopra 100 dollari amplifica la vulnerabilità di un Paese fortemente dipendente dalle importazioni energetiche, alimentando lo spettro di strette monetarie da parte della Bank of England.
Sul fronte delle commodity, il segnale più rilevante della giornata è arrivato dal petrolio: il Wti ha ceduto il -3,7% a 102,5 dollari/barile, mentre il Brent si è attestato a 111,3 (-2,7%). Movimento coerente anche per il gas naturale europeo, con i prezzi ad Amsterdam in calo di -1,9% a 47,29 euro/MWh, riflettendosi su un comparto utility leggermente negativo (-0,3%).
Parallelamente, si è osservato un raffreddamento dei rendimenti obbligazionari nell’Eurozona: lo spread Btp-Bund è sceso a 80 punti base, con il decennale italiano al 3,88% e il Bund tedesco al 3,07%. Un segnale di relativa stabilizzazione che contrasta con la volatilità osservata sul mercato britannico.
Lo sguardo si sposta oggi, 6 maggio, sull’Asia, dove la seduta si chiude con un tono decisamente più costruttivo. I listini salgono in modo diffuso e aggiornano nuovi massimi storici, sostenuti dalle dichiarazioni di Donald Trump, che ha parlato di “forti progressi” nei negoziati con l’Iran e della possibilità di un accordo a breve.
In modo inatteso, è stata annunciata anche una sospensione temporanea delle operazioni di scorta navale nello Stretto di Hormuz, pur mantenendo il blocco dei porti iraniani. Da Teheran, al momento, nessuna risposta ufficiale (ore 12.00 CET).
Il riflesso sui mercati asiatici è stato immediato: il Kospi coreano, sempre più barometro del tema intelligenza artificiale, balza di quasi +7%, superando per la prima volta 7.000 punti. Spicca Samsung Electronics, in rialzo, +15%, con una capitalizzazione che raggiunge Us$ 1.000 miliardi.
Bene anche la Cina, col CSI300 a +1,8%, mentre Hang Seng e Taiex guadagnano circa +1%. Più contenuto il movimento in India, col Sensex +0,2%, mentre il Giappone resta fermo per festività.
A sostenere il sentiment contribuiscono anche le trimestrali USA, con risultati superiori alle attese da parte di Advanced Micro Devices e Super Micro Computer, che rafforzano la narrativa positiva sull’AI.
In Europa, riflettori puntati sulla tedesca Rheinmetall, che ha chiuso a +3%, trainando il comparto Difesa & Aerospazio (+1%). Nonostante un primo trimestre sotto le attese in termini di vendite e utile operativo, il gruppo ha confermato guidances estremamente ambiziosa: crescita annua tra +40% e +45%, con un’accelerazione significativa attesa già dal secondo trimestre. Il portafoglio ordini ha raggiunto 73 miliardi, in aumento, +31%, su base annua.
Tornando alle materie prime, nelle prime battute del 6 maggio il Brent scende ulteriormente a 108,0 dollari, circa 6 dollari sotto i massimi recenti.
Di segno opposto i metalli preziosi: l’oro sale +1,8% a 4.630 dollari/oncia, mentre l’argento segna +3,9% a 75,50, riflettendo un posizionamento ancora prudente degli investitori nonostante il miglioramento del quadro geopolitico.
Infine, il comparto crypto. Bitcoin arretra leggermente (-0,4%) a 81.270 dollari, interrompendo una serie di sei rialzi consecutivi. Il prezzo resta comunque sui massimi da inizio febbraio (81.300), sostenuto da un recupero della propensione al rischio. Il bilancio da inizio anno rimane negativo (-7%), nonostante un rimbalzo del +36% dai minimi del 6 febbraio (60.033 dollari).
Sotto osservazione Coinbase, che ha annunciato un taglio del 14% della forza lavoro per contenere i costi in un contesto di mercato volatile e accelerare la transizione verso modelli operativi più orientati all’intelligenza artificiale. Una scelta che si inserisce in un trend più ampio: anche operatori come Block, Crypto.com e Gemini hanno avviato riduzioni di personale, segnalando come l’AI stia rapidamente ridisegnando le strutture operative del settore fintech e crypto.
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