NASDAQ consolida a 28.500 - 29.700, momentum in normalizzazioneContesto attuale: dove siamo ora
A metà maggio 2026 il Nasdaq 100 viaggia in area 29.000–29.100 punti, dopo aver segnato il 16 maggio un massimo storico assoluto a 29.705,4 e una chiusura in progressivo riavvicinamento a quella soglia, con la seduta odierna del 19 maggio che apre a 29.031,2 e segna un massimo intraday a 29.119,3.
L'intero movimento partito dai minimi di inizio aprile in area 23.767–24.000 ha quindi prodotto un'estensione di oltre 5.700–5.900 punti in circa sei settimane, configurando una delle fasi di "melt‑up" più rapide e marcate degli ultimi anni sul comparto tech USA.
Nelle ultime sedute la price action mostra una fase di consolidamento sopra 28.800–29.000, con brevi fasi di pullback intraday ma chiusure giornaliere sistematicamente sopra 28.900–29.000, segnale di prese di profitto ancora ordinate e di domanda attiva sui ritracciamenti di breve.
Le analisi tecniche sul NAS100 CFD Pepperstone evidenziano come il canale ascendente avviato dai minimi del 7 aprile a 23.767 continui a reggere, con massimi e minimi crescenti che confermano la pressione rialzista, sostenuta dai risultati trimestrali tech largamente superiori alle attese e dal graduale miglioramento del sentiment macro globale.
I precedenti massimi storici in area 27.700–28.000, superati tra fine aprile e inizio maggio, sono ormai strutturalmente alle spalle e agiscono come primo supporto dinamico di medio periodo, mentre sopra 29.000 l'indice si muove in piena fase di price discovery rialzista, con il massimo storico aggiornato a 29.705,4 come riferimento assoluto di breve termine.
Struttura di fondo: bull trend esteso ma vivo
Su orizzonte plurimensile il Nasdaq 100 rimane inserito in un bull trend di medio‑lungo periodo, riattivato dalla correzione di febbraio–marzo e dalla successiva ripartenza dai minimi di inizio aprile in area 23.767–24.000, che hanno segnato l'ultimo importante "higher low" del movimento strutturale.
Il rimbalzo di aprile ha rotto al rialzo il canale correttivo che conteneva il movimento discendente da febbraio a fine marzo, riportando i prezzi sopra tutte le resistenze statiche intermedie a 25.000, 26.000, 27.000 e 28.000, fino alla progressione attuale verso l'area 29.000–29.700 e al nuovo massimo storico a 29.705,4.
Le analisi macro e settoriali continuano a sottolineare il ruolo centrale dell'AI e della crescita degli utili delle big tech nel sostenere il premio di valutazione del Nasdaq 100 rispetto all'S&P 500, con diverse case che per il biennio 2026–2027 stimano ancora una crescita degli utili superiore per il comparto tech rispetto al mercato USA nel suo complesso.
In questo quadro, la fascia 23.500–24.000 viene confermata come area di accumulazione completata, mentre sopra 27.000 il focus degli strategist resta più sulla sostenibilità delle valutazioni e sull'eventuale compressione dei multipli che non sulla tenuta del trend strutturale.
Finché le medie mobili lente restano orientate positivamente — con la SMA a 200 giorni visibile in area 26.000 sul grafico daily e il SuperTrend Up attestato a 28.133,6 — e i supporti strutturali di medio periodo sopra 24.000–25.000 vengono difesi, anche correzioni violente sarebbero inquadrate come movimenti "in trend" all'interno di un bull market pluriennale, non come un'inversione definitiva.
Nuova fascia 28.500–30.500: livelli NASDAQ
Rispetto alla precedente fascia 28.000–30.000, il nuovo massimo storico a 29.705,4 ha spostato ulteriormente verso l'alto il baricentro del trading range: oggi il nuovo "laboratorio" di contrattazione tra compratori e venditori sul Nasdaq (CFD Pepperstone NAS100) si colloca indicativamente tra 28.500 e 30.500 punti, con la parte centrale del range concentrata nell'area 29.000–29.700.
Principali livelli aggiornati (NAS100 CFD Pepperstone):
• Resistenza immediata 29.291–29.705 punti: area del POC superiore a 29.291 e del massimo storico assoluto a 29.705,4; una chiusura daily robusta e confermata sopra 29.700 aprirebbe spazio verso la fascia psicologica 30.000–30.200, in piena price discovery rialzista senza resistenze statiche di riferimento.
• Resistenza secondaria 30.000–30.500 punti: soglia psicologica tonda e cluster di prime proiezioni Fibonacci dell'impulso partito dai minimi di aprile; diversi outlook la indicano come possibile terminale dell'attuale onda rialzista minore nel caso di ulteriore "overshooting" del sentiment risk‑on.
• Supporto primario 28.800–28.581 punti: area del minimo intraday odierno a 28.817 e della SMA giornaliera rilevata a 28.581,1; finché le chiusure rimangono sopra questa fascia, la struttura resta coerente con una "bullish acceleration" e i pullback vengono interpretati come occasioni di ingresso long.
• Supporto secondario 28.133–27.800 punti: livello del SuperTrend Up a 28.133,6 e area dei precedenti massimi storici pre-aprile; un ritorno tecnico su quest'area, se accompagnato da volumi non distributivi, sarebbe compatibile con un normale riassorbimento dell'extra-performance post massimo storico.
• Supporto strutturale 27.000–26.500 punti: fascia che include i livelli di breakout di fine aprile e i pivot tecnici intermedi; la sua rottura aprirebbe il corridoio 26.000–25.500 e segnalerebbe l'esaurimento dell'onda rialzista in essere, con rischio di ritorno verso il vecchio range 25.000–24.500.
Struttura tecnica: trend, momentum e medie mobili
La configurazione delle medie mobili sul NAS100 CFD Pepperstone rimane marcatamente rialzista: il prezzo continua a muoversi sopra le medie a 20, 50 e 200 giorni, con la SMA giornaliera visibile in area 28.581,1 e il SuperTrend Up orientato positivamente a 28.133,6, assetto tipico di una fase di trend forte e strutturalmente intatta.
Il distacco tra prezzo corrente (area 29.000–29.100) e la media lenta a 200 giorni, situata diversi punti più in basso in area 26.000, descrive un trend di tipo "power up" ma allo stesso tempo esposto al rischio di ritracciamenti rapidi verso le aree di equilibrio dinamico qualora dovesse venire meno la pressione degli acquirenti istituzionali.
Gli oscillatori di momentum confermano una condizione di ipercomprato moderato‑avanzato: l'RSI daily si attesta oggi a 68,05, in leggero rientro rispetto ai picchi di 75–78 segnati nelle sedute più esaltate di maggio, e il movimento è coerente con una fase di rallentamento dell'accelerazione più che con un'inversione già in atto, con il MACD che resta positivo ma con istogramma in progressiva riduzione.
Su time frame orario, la permanenza dei prezzi nella parte alta del canale 28.800–29.300 produce fasi di consolidamento laterale utili a scaricare solo parzialmente l'eccesso di momentum, mantenendo una struttura coerente con un'onda impulsiva ancora attiva finché i pullback si fermano sopra 28.581–28.133.
In questa mappa tecnica, sopra 29.705 il mercato entrerebbe in una nuova zona di price discovery rialzista verso 30.000–30.500, mentre l'area 28.800–28.133 rappresenta il primo "cuscinetto" di supporto post-massimo storico.
Solo una rottura decisa e confermata in chiusura daily sotto 27.000–26.500 metterebbe davvero in discussione la narrativa dominante di "bull trend esteso ma intatto", aprendo spazio a un repricing più profondo del rischio tech verso 26.000–25.500.
Scenari di reazione dei prezzi sulla fascia 28.500–30.500
Se nelle prossime settimane non dovessero emergere nuovi shock sul fronte geopolitico o sui dazi commerciali, e le big tech continueranno a consegnare utili complessivamente in linea o superiori alle attese, il Nasdaq (NAS100 CFD Pepperstone) ha spazio per mantenersi sopra 28.800–28.581 e attaccare nuovamente i massimi storici in area 29.700, con possibili estensioni verso 30.000–30.500 in caso di ulteriore compressione del premio per il rischio e mantenimento del sentiment risk-on.
·Se invece dovessero riacutizzarsi tensioni geopolitiche o commerciali con impatto sulle condizioni finanziarie globali, oppure se dalle prossime letture macro USA arrivassero segnali di deterioramento più marcato del previsto, il premio di valutazione accumulato dall'indice potrebbe iniziare a rientrare con un ritracciamento iniziale verso 28.800–28.133, per poi estendersi in caso di correzione più ampia verso 27.800–27.000, dove si concentrano i principali supporti statici e dinamici di breve-medio periodo.
Solo una discesa stabile sotto 26.500–26.000 comprometterebbe la struttura dell'impulso di aprile e aprirebbe spazio a una revisione ribassista più profonda verso 25.500–25.000, area in cui diversi desk collocherebbero obiettivi di profit-taking per strategie short costruite sopra 27.500–28.000.
In questa fase, la fascia 28.500–30.500 sul Nasdaq (CFD Pepperstone NAS100) rappresenta il nuovo pivot operativo del mercato tech USA: la capacità dei prezzi di restare in chiusura sopra 28.800–28.581 sarà il segnale chiave per distinguere tra un'estensione impulsiva del bull trend verso il target psicologico di 30.000–30.500 e un rientro più profondo verso il range 28.133–27.000, con normalizzazione del momentum e del RSI dopo il "massive run-up" dal minimo di aprile a 23.767.
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Indici di mercato
WisdomTree - Tactical Daily Update - 19.05.2026Trump tuona contro la leadership iraniana, che ostacola l’accordo.
Dopo i nuovi record, S&P500 e Nasdaq hanno corretto venerdì 15.
Mercato obbligazionario in subbuglio: rendimenti in risalita in tutto il mondo.
Il Dollaro Usa è reduce da 6 sedute consecutive di recupero, a 1,16 vs Eur.
Le Borse europee ieri, 18 maggio, hanno archiviato un’altra seduta dominata dalla volatilità, con gli investitori costretti a inseguire indiscrezioni e continui cambi di scenario sul fronte mediorientale. Tra aperture diplomatiche, minacce incrociate e rumors su Iran e petrolio, i listini hanno oscillato per tutta la giornata, riuscendo comunque a chiudere in territorio positivo, pur lontani dai massimi intraday.
A guidare i rialzi è stata Francoforte, con il DAX 40 in progresso del +1,27%, mentre Milano ha terminato la seduta a +0,45%. Un dato che però va corretto per l’effetto dello stacco dividendi, che ha pesato sul FTSE MIB per circa l’1,5%.
Più prudente Wall Street dopo i record storici della scorsa settimana: il Dow Jones ha chiuso a +0,32%, mentre S&P 500 (-0,07%) e Nasdaq (-0,51%) hanno frenato dopo i recenti massimi. Solo pochi giorni fa il Dow aveva superato brevemente quota 50.000 punti, ma la corsa si è arrestata sotto il peso del rialzo dei rendimenti obbligazionari e di dati sull’inflazione che rendono sempre meno probabile un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve nel breve termine.
La geopolitica ha continuato a dettare il ritmo dei mercati. In mattinata le nuove minacce di Donald Trump avevano spinto gli investitori a ridurre il rischio, ma nel pomeriggio il sentiment è migliorato dopo le indiscrezioni iraniane su una possibile sospensione delle sanzioni petrolifere.
Secondo Al Arabiya, Teheran sarebbe pronta a discutere una tregua articolata in più fasi, con una graduale riapertura dello Stretto di Hormuz e persino il congelamento del programma nucleare, a condizione di trasferire l’uranio altamente arricchito in Russia. Una prospettiva che aveva rapidamente sostenuto azioni e bond.
L’ottimismo è però evaporato poche ore dopo, quando Axios ha riferito che la Casa Bianca avrebbe respinto la proposta iraniana giudicandola “insufficiente”, riaccendendo la cautela sui mercati.
Sul fronte commerciale, dopo il vertice Trump–Xi Jinping, la Cina ha accettato di acquistare almeno 17 miliardi di dollari l’anno di prodotti agricoli americani fino al 2028, segnale di un dialogo economico ancora aperto tra Washington e Pechino.
Nel comparto tecnologico, Jensen Huang, Ceo di , ha dichiarato che la Cina finirà probabilmente per riaprire il mercato ai chip statunitensi avanzati destinati all’intelligenza artificiale, alimentando le aspettative sul settore AI.
Intanto il Segretario al Tesoro Scott Bessent, in vista del G7 finanziario, ha ribadito che gli Stati Uniti continueranno a chiedere agli alleati il pieno rispetto delle sanzioni contro Teheran.
Il petrolio resta il termometro della crisi. Dopo forti oscillazioni intraday, il WTI è risalito sopra i 107 dollari al barile, mentre il Brent si è riportato sui 110 dollari, entrambi in rialzo di circa l’1,5%. Più stabile il gas europeo, fermo intorno ai 50 euro al megawattora.
Sul mercato obbligazionario si è invece vista una moderata tregua. Lo spread tra BTp e Bund è sceso a 76 punti base dai 77 precedenti, mentre il rendimento del decennale italiano è calato al 3,92%. Anche il Treasury americano a 10 anni si è leggermente raffreddato al 4,60%, poco sotto i massimi da febbraio 2025.
In Asia prevale la cautela. Il Nikkei ha perso lo -0,4%, nonostante un PIL trimestrale cresciuto del +2,1%, sopra le attese del +1,7%, rafforzando le aspettative di nuovi rialzi dei tassi da parte della Bank of Japan. Hong Kong ha chiuso a +0,5%, il CSI 300 a -0,5% e Taipei a -1,5%.
Pesante invece la Corea del Sud: il Kospi ha ceduto il -3,7% dopo il rally del +75% accumulato da inizio anno grazie soprattutto a e . Secondo gli analisti si tratta soprattutto di prese di profitto.
Tra i protagonisti di mercato spicca Alphabet, che ha toccato un nuovo massimo storico a 404,47 dollari, portando il rialzo da inizio anno al +26%. La capitalizzazione ha raggiunto 4.873 miliardi di dollari. Nel primo trimestre i ricavi sono cresciuti del +22% a 110 miliardi, mentre Google Cloud è salito del +63% a 20 miliardi. Il portafoglio ordini ha raggiunto 462 miliardi di dollari.
A sostenere ulteriormente il titolo è stata la decisione della di di aumentare di oltre il +200% la propria partecipazione nel gruppo.
Sul fronte commodity, il Brent questa mattina cede circa il -2%, tornando appena sotto i 110 dollari, dopo che Trump ha dichiarato di voler concedere “due o tre giorni” supplementari ai negoziati con Teheran.
In calo anche i metalli preziosi: l’oro scende a 4.540 dollari e l’argento a 76,40 dollari. Secondo , tuttavia, le banche centrali continueranno a comprare oro nel 2026 per circa 60 tonnellate al mese. Il World Gold Council ha stimato acquisti pari a 244 tonnellate nel primo trimestre, rispetto alle 208 tonnellate precedenti.
Resta infine sotto pressione , sceso verso 76.600 dollari dopo liquidazioni di posizioni rialziste per quasi 500 milioni di dollari in 15 minuti e oltre 700 milioni nelle ultime 24 ore. Gli ETF spot statunitensi hanno registrato deflussi superiori a 1 miliardo di dollari, mentre , ex leader nordamericano degli ATM crypto, ha dichiarato bancarotta.
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Mercati incerti tra stallo USA‑Iran e Fed restrittivaSITUAZIONE CRISTALLIZZATA
Lunedì i mercati azionari statunitensi hanno mostrato andamenti contrastanti, dopo il calo registrato la scorsa settimana dai massimi storici. Le pressioni macroeconomiche hanno infatti controbilanciato il rally speculativo delle società legate alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale.
L’S&P 500, il Nasdaq e il Dow Jones hanno chiuso rispettivamente a -0,07%, -0,51% e +0,32%, oscillando complessivamente intorno allo zero.
Tra Iran e Stati Uniti si registra una situazione di stallo, che alimenta le aspettative di una prolungata sospensione delle esportazioni energetiche dal Medio Oriente. Questo scenario sta spingendo al rialzo i rendimenti obbligazionari e i prezzi delle materie prime energetiche.
In tale contesto, si prevede che la Federal Reserve manterrà i tassi d’interesse in territorio restrittivo nelle prossime riunioni, nonostante la preferenza del nuovo presidente Warsh per livelli più bassi.
Le società legate all’intelligenza artificiale hanno mostrato performance contrastanti, risentendo del sentiment di rischio: Tesla e Meta hanno perso oltre l’1%, mentre Alphabet e Microsoft hanno guadagnato circa l’1%.
Il comparto delle infrastrutture per l’IA ha invece registrato prevalentemente rialzi, con Nvidia in aumento dello 0,5% in vista della pubblicazione dei risultati trimestrali di questa settimana.
USA‑IRAN: POCHE NOVITÀ
Durante la sessione europea sono emerse indiscrezioni diffuse da Al Arabiya, secondo cui l’Iran sarebbe favorevole a una tregua lunga e articolata in più fasi, includendo un congelamento del programma nucleare nel lungo periodo piuttosto che uno smantellamento completo.
Questa notizia ha causato un temporaneo indebolimento del dollaro, dopo i guadagni registrati venerdì. Tuttavia, il ritorno del risk on non si è riflesso sul petrolio, che è rimasto in area 102 dollari per il WTI e 107 per il Brent.
I prezzi energetici erano inizialmente scesi di qualche dollaro, facendo sperare in una correzione più consistente, ma il rinnovarsi delle tensioni ha invertito la tendenza.
La causa principale del ritorno dell’incertezza è stata la smentita della notizia, diffusa da media iraniani, secondo cui gli Stati Uniti avrebbero accettato di revocare le sanzioni petrolifere durante i negoziati.
Anche il tentativo di recupero di Wall Street è fallito: le azioni sono tornate in calo, mentre il petrolio ha ripreso a salire, in seguito al riaffiorare dei dubbi su un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per riattivare i flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz.
VALUTE
Sul mercato valutario si segnala la ripresa del cable e la conseguente discesa dell’EUR/GBP, sceso a 0,8675.
Il movimento è legato alle dichiarazioni di Andy Burnham, già sindaco di Manchester e potenziale successore di Starmer, che avrebbe escluso modifiche alle norme fiscali del Regno Unito e un ritorno nell’Unione Europea.
Il cable si mantiene sopra 1,3400, mentre EUR/GBP resta in area 0,8675.
EUR/USD rimane sopra 1,1620, con il supporto che per ora tiene. USD/JPY si avvicina invece a quota 159,00, con il mercato che continua a testare la determinazione della Bank of Japan.
EUR/JPY si mantiene sopra 185,00, mentre le valute oceaniche tornano vicine ai rispettivi supporti chiave.
USD/CAD si trova poco al di sotto della resistenza rilevante in area 1,3800. Per quanto riguarda le valute emergenti, USD/CNH resta stabile in prossimità del supporto chiave a 6,7800.
Nel complesso, il dollaro torna protagonista sia per il differenziale di rendimento sia per il suo ruolo di valuta rifugio in un contesto globale incerto.
GIAPPONE: PIL IN RIPRESA
Il PIL giapponese è cresciuto dello 0,5% su base trimestrale nel primo trimestre 2026, accelerando rispetto allo 0,2% del trimestre precedente e superando le aspettative di mercato, fissate allo 0,4%.
Si tratta della crescita più forte dal terzo trimestre del 2024, sostenuta da un recupero dei consumi privati, favorito dall’allentamento delle pressioni inflazionistiche e da una crescita salariale stabile.
Anche gli investimenti pubblici sono aumentati per la prima volta in tre trimestri, grazie a una maggiore spesa per infrastrutture.
Il saldo commerciale ha contribuito positivamente, con esportazioni in forte aumento trainate dalla domanda estera di automobili e prodotti tecnologici, mentre le importazioni sono cresciute a un ritmo più contenuto.
Guardando ai prossimi mesi, la crescita potrebbe rimanere moderata, a causa dell’incertezza legata al conflitto in Medio Oriente.
PETROLIO
I prezzi del petrolio restano relativamente stabili, con il WTI in area 102 dollari al barile, in leggero calo rispetto ai livelli precedenti.
Il movimento segue le dichiarazioni del presidente Trump, che ha annunciato la sospensione di un attacco militare pianificato contro l’Iran, accogliendo le richieste degli alleati del Golfo Persico.
Questo ha alimentato un certo ottimismo sulla possibile ripresa dei negoziati. Trump ha dichiarato che Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti hanno chiesto tempo per favorire un dialogo, anche se Teheran non ha ancora confermato tali sviluppi.
Nonostante questo, i prezzi restano elevati dopo oltre una settimana di rialzi, sostenuti dallo stallo nei colloqui di pace e dalla quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz.
Il programma nucleare iraniano e le restrizioni alla navigazione continuano a rappresentare ostacoli significativi a una svolta nei negoziati.
Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno concesso una nuova deroga che consente la vendita di petrolio e prodotti petroliferi russi già caricati sulle petroliere.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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Uranio: un’asimmetria industriale strutturaleLe migliori strategie di mercato sono quelle che si basano su fondamentali solidi nel presente e soprattutto su fondamentali prospettici ancora più promettenti. Con fondamentali attuali e futuri di tale qualità, l’asset in questione segue generalmente una tendenza rialzista di lungo periodo.
Ciò che è interessante nelle tendenze rialziste di fondo è che si rilanciano più volte, e quindi le fasi di correzione di breve termine possono essere sfruttate per prendere posizione.
La sfida centrale resta però quella di trovare asset con fondamentali attuali e futuri solidi. Tra queste strategie fondamentali interessanti, ce n’è una che presenta argomenti particolarmente forti: la strategia dell’asimmetria fondamentale.
Che cos’è un’asimmetria fondamentale in borsa?
• Uno squilibrio strutturale tra domanda e offerta per l’asset finanziario interessato
• Un vincolo di offerta di lungo termine rispetto a una crescita costante della domanda
L’infografica seguente illustra i principi di base di un’asimmetria strutturale di mercato.
Oggi l’uranio rappresenta uno degli esempi più interessanti di questa asimmetria fondamentale. Da diversi anni il mercato globale dell’uranio soffre di un cronico sottoinvestimento. Dopo il disastro di Fukushima del 2011, molte miniere sono state chiuse o messe in manutenzione a causa della scarsa redditività e della mancanza di visibilità sulla domanda futura. Questo lungo periodo di prezzi depressi ha scoraggiato i produttori dall’investire massicciamente in nuove capacità estrattive.
Allo stesso tempo, la domanda mondiale sta gradualmente tornando a crescere. Molti Paesi stanno rilanciando i propri programmi nucleari per rispondere alle sfide energetiche e climatiche. Il nucleare torna a essere un pilastro strategico per produrre elettricità decarbonizzata, stabile e programmabile. Cina, India, Stati Uniti e diversi Paesi europei come la Francia stanno investendo in nuovi reattori e prolungando anche la durata di vita delle centrali esistenti.
La tabella seguente spiega perché esiste un’asimmetria tra domanda e offerta di uranio.
Questa dinamica crea quindi una tensione potenzialmente duratura tra un’offerta limitata e una domanda in crescita. A differenza di altre materie prime, aumentare rapidamente la produzione di uranio è estremamente complesso. Lo sviluppo di una nuova miniera richiede spesso più di dieci anni tra esplorazione, autorizzazioni normative e avvio della produzione.
È precisamente questo tipo di configurazione che può alimentare un ciclo rialzista di lungo termine. Le correzioni di mercato possono quindi rappresentare opportunità di rafforzamento per gli investitori che credono in questa tesi fondamentale. L’uranio non è quindi semplicemente una materia prima ciclica, ma potenzialmente una vera asimmetria strategica per gli anni a venire e quindi una solida tendenza rialzista di fondo.
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UFormazione
WisdomTree - Tactical Daily Update - 18.05.2026Trump tuona contro la leadership iraniana, che ostacola l’accordo.
Dopo i nuovi record, S&P500 e Nasdaq hanno corretto venerdì 15.
Mercato obbligazionario in subbuglio: rendimenti in risalita in tutto il mondo.
Il Dollaro Usa è reduce da 6 sedute consecutive di recupero, a 1,16 vs Eur.
Dopo aver aggiornato nuovi massimi storici nella seduta di giovedì 14 maggio, Wall Street ha bruscamente invertito la rotta, travolta dal ritorno dell’avversione al rischio e dal nuovo shock obbligazionario.
Venerdì lo S&P500 ha ceduto 1,24%, il Dow Jones -1,07% e il Nasdaq -1,54%, con il comparto tecnologico nuovamente sotto pressione nel momento in cui il mercato ha iniziato a prezzare uno scenario di inflazione più persistente e tassi d’interesse destinati a restare elevati più a lungo.
A raffreddare il sentiment anche gli esiti del vertice tra Donald Trump e Xi-Jinping, conclusosi senza progressi concreti sul fronte commerciale e geopolitico. Gli investitori speravano in segnali più chiari sulla riapertura dello Stretto di Hormuz e su una possibile de-escalation tra Stati Uniti e Iran, ma il summit ha prodotto soltanto dichiarazioni di principio. Nel frattempo, il conflitto continua ad alimentare tensioni energetiche e timori inflazionistici.
La situazione si è ulteriormente complicata dopo l’attacco con droni che domenica ha provocato un incendio in una centrale nucleare degli Emirati Arabi Uniti, riportando al centro del mercato la fragilità del cessate il fuoco nella regione. Trump ha intimato a Teheran di accettare rapidamente le condizioni di pace proposte dagli Stati Uniti e di riaprire lo Stretto di Hormuz, avvertendo sui social che “il tempo stringe”.
Il paradosso è che, almeno nel breve termine, gli Usa sembrano reggere bene l’impatto del caro-energia. Anzi, il rally del petrolio sta spingendo i produttori americani ad accelerare la produzione.
Secondo i dati Baker Hughes, il numero di piattaforme di perforazione attive negli Stati Uniti è aumentato di 5, raggiungendo quota 415, il livello più alto da novembre. Gran parte della crescita si concentra nel bacino del Permian, cuore dello shale oil americano.
Sul fronte obbligazionario, il mercato continua a lanciare segnali di forte stress. I rendimenti dei Treasury sono saliti con decisione lungo tutta la curva, alimentando pressioni sulle valutazioni azionarie. Il rendimento del Treasury decennale ha raggiunto 4,59%, toccando il livello più elevato degli ultimi 16 mesi e registrando la peggiore settimana dall’aprile 2025.
Ancora più impressionante il movimento sulla parte lunga della curva: il Treasury trentennale è balzato al 5,122%, soglia mai toccata dal 2007, mentre il due anni americano è salito sui massimi dal marzo 2025.
I mercati iniziano a scontare apertamente il rischio di nuovi rialzi dei tassi da parte di Fed e Bce, nel tentativo di contenere la nuova spirale inflazionistica. I dati macroeconomici pubblicati negli Stati Uniti la scorsa settimana confermano il ritorno delle pressioni sui prezzi.
Gli operatori guardano in particolare agli indici CPI e PPI americani, considerati cruciali anche per l’evoluzione del PCE core, l’indicatore di inflazione preferito dalla Federal Reserve.
Il repricing dei tassi ha colpito soprattutto i titoli growth e semiconduttori. Sul Nasdaq, Intel ha perso il 6,18%, Advanced Micro Devices il 5,69% e Micron Technology il 6,62%. In calo anche Nvidia (-4,42%) e Cerebras Systems, reduce però dal balzo del 60% registrato nel giorno del debutto in Borsa.
Anche l’Europa ha chiuso in calo la settimana: la peggiore è stata la Borsa di Parigi (-2%), seguita da Francoforte (-1,6%) e Madrid (-1,5%). Più contenuto il calo di Londra (-0,4%), nonostante le crescenti tensioni politiche interne e le incertezze legate al governo di Keir Starmer.
Il rialzo dei rendimenti obbligazionari si è esteso a tutta l’Eurozona e al Regno Unito. In Gran Bretagna, i timori di una futura politica fiscale più espansiva hanno spinto i rendimenti dei Gilt trentennali ai livelli più elevati dal 1998.
Anche il Giappone vive una fase estremamente delicata: i rendimenti dei JGB 30 anni hanno toccato i massimi dal debutto di questa scadenza nel 1999, quelli a 20 e 40 anni viaggiano su livelli inediti da decenni.
L’allarme è tale che i ministri finanziari del G7 discuteranno esplicitamente del sell-off obbligazionario durante il vertice di Parigi del 18-19 maggio, come confermato dal ministro giapponese Satsuki Katayama.
Sul mercato valutario, il protagonista resta il Us$, reduce dalla miglior settimana degli ultimi due mesi con un rialzo dell’1,37% e al sesto progresso consecutivo. Il rafforzamento riflette le aspettative di una Fed più aggressiva e pesa duramente sui metalli preziosi. L’oro tratta a 4.540 dollari/oncia, dopo aver perso -3,7% nella peggiore settimana degli ultimi due mesi, mentre l’argento scivola a 75,40.
Anche per i mercati asiatici apertura negativa delle nuova settimana: Nikkei -1,08%, Hang Seng -1,5% e Shanghai Composite -0,4%. Debole anche CSI300 (-0,7%) e Taiex-Taiwan (-0,8%). In Cina, i dati mostrano un rallentamento diffuso della crescita domestica ad aprile, con investimenti in frenata e consumi ancora fragili.
In controtendenza soltanto la Corea, dove il Kospi sale +0,2% sostenuto dal boom dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori. Secondo Yonhap, la capitalizzazione del listino di Seul ha ormai superato il valore dell’intero mercato immobiliare dell’area metropolitana della capitale.
Ancora giù l’india, col BSE-Sensex a -1,3% e da inizio anno -12,8%, contro il +9% del benchmark Bloomberg Asia Pacific.
Intanto il petrolio continua a correre: il Brent sale dell’1,7% fino a 111 dollari al barile, consolidando il ruolo di principale motore della nuova ondata inflazionistica globale.
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Mercati in tensione tra Fed, dollaro e stallo Cina‑USACINA‑USA, NULLA DI FATTO
Scarsi i risultati del vertice tra Stati Uniti e Cina, dal quale francamente ci si aspettava di più. Tra gli ultimi sviluppi, il presidente Donald Trump ha avvertito l’Iran di “darsi una mossa” o di subirne le conseguenze, dopo aver lasciato Pechino senza aver ottenuto progressi significativi né sul fronte commerciale né su quello geopolitico, in particolare in relazione a una possibile fine del conflitto e alla riapertura dello Stretto di Hormuz.
A ciò si aggiunge il fatto che gli ultimi dati sull’indice dei prezzi al consumo (CPI) e alla produzione (PPI) negli Stati Uniti, pubblicati la scorsa settimana, indicano che lo shock dei prezzi dell’energia sta alimentando l’inflazione generale. Questo ha portato gli operatori a escludere completamente qualsiasi taglio dei tassi da parte della Federal Reserve nel corso dell’anno.
Si torna anzi a parlare di un possibile rialzo dei tassi entro la fine del 2026. Gli investitori attendono ora i verbali dell’ultima riunione del FOMC e i dati preliminari sull’indice PMI statunitense per ulteriori indicazioni sulle prospettive di politica monetaria e sull’andamento dell’attività economica.
WALL STREET IN CALO
La seduta di Wall Street di venerdì 15 maggio 2026 si è chiusa in netto ribasso. I listini americani hanno registrato una brusca correzione, allontanandosi dai massimi storici raggiunti nei giorni precedenti.
Il Dow Jones ha perso l’1,07%, mentre S&P 500 e Nasdaq hanno chiuso rispettivamente a -0,91% e -1,19%. Il trend di fondo resta comunque rialzista, ma hanno deluso le aspettative degli investitori sia gli scarsi risultati del vertice USA‑Cina sia il balzo dei rendimenti obbligazionari, che ha riacceso i timori di un’inflazione persistente, mettendo a rischio il rally dei mesi precedenti.
La sessione ha inoltre coinciso con il passaggio formale di consegne alla Federal Reserve: Jerome Powell ha concluso il proprio mandato, lasciando la guida dell’istituto a Kevin Warsh.
La delusione dei mercati deriva anche dall’assenza di progressi a Pechino in merito alla fine delle ostilità tra Stati Uniti e Iran, con una tensione che rischia di aumentare ulteriormente nelle prossime ore.
Nel frattempo, il petrolio ha continuato a salire, portandosi nella parte alta del trading range recente, con il WTI in area 104 dollari e il Brent intorno a 108,50.
VALUTE
Sul mercato valutario la tensione è in aumento, con il dollaro protagonista, in particolare contro lo yen giapponese.
USD/JPY ha superato quota 159,00, livelli che potrebbero spingere la Bank of Japan a intervenire, forse anche in coordinamento con altre banche centrali, per limitare l’indebolimento della valuta giapponese e inviare un segnale ai mercati.
EUR/USD si mantiene a ridosso di 1,1600, con possibili estensioni verso 1,1500. Il cable scende verso area 1,3300, con target potenziale a 1,3150.
Le valute oceaniche risultano in calo, con AUD/USD in area 0,7100 e NZD/USD intorno a 0,5820. Interessante anche l’evoluzione del cross EUR/JPY, che potrebbe indebolirsi in caso di un intervento della BoJ.
Nel complesso, il dollaro è tornato protagonista sia per il differenziale di rendimento rispetto alle altre valute sia per il suo ruolo di valuta rifugio in un contesto globale particolarmente incerto.
Anche l’indice del dollaro ha superato quota 99,3, raggiungendo i livelli più alti delle ultime sei settimane. Le pressioni inflazionistiche legate al conflitto in Medio Oriente rafforzano infatti le aspettative di un possibile rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve entro la fine dell’anno.
CINA: VENDITE AL DETTAGLIO
Ad aprile 2026, le vendite al dettaglio in Cina sono aumentate dello 0,2% su base annua, rallentando bruscamente rispetto all’1,7% di marzo e risultando ben al di sotto delle attese del +2,0%.
Si tratta della crescita più debole da dicembre 2022, a causa dell’impatto del conflitto in Iran sulla domanda dei consumatori. La debolezza si è manifestata soprattutto negli acquisti di beni durevoli, con le vendite di automobili in calo del 15,3%.
Su base mensile, le vendite sono diminuite dello 0,5%, dopo il -0,1% registrato a marzo. Nel periodo gennaio‑aprile, la crescita complessiva si attesta all’1,9%. Il cambio USD/CNH rimane stabile in area 6,8000.
PETROLIO
Lunedì i prezzi del WTI hanno superato i 103 dollari al barile, consolidando i guadagni della scorsa settimana. Lo stallo nei colloqui tra Stati Uniti e Iran e la quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz continuano infatti a sostenere le quotazioni.
Il presidente Trump ha avvertito che Teheran ha poco tempo per raggiungere un accordo, mentre i media iraniani sottolineano come le posizioni delle due parti restino profondamente distanti.
Nel fine settimana si sono inoltre verificati attacchi a infrastrutture energetiche nel Golfo Persico, tra cui un impianto negli Emirati Arabi Uniti, alimentando ulteriori preoccupazioni sull’offerta globale.
Parallelamente, l’amministrazione statunitense ha lasciato scadere le autorizzazioni per alcune vendite di greggio russo, aumentando la pressione su un mercato già teso.
Il vertice tra Trump e Xi della scorsa settimana si è concluso senza risultati concreti sulla riapertura dello Stretto di Hormuz.
GOLD ANCORA IN CALO
L’oro continua a perdere terreno, penalizzato dal rialzo dei rendimenti obbligazionari, che ne riduce l’attrattività in quanto asset privo di rendimento.
Il metallo prezioso è sceso anche sotto i 4.500 dollari l’oncia, dopo un calo di quasi il 4% nella scorsa settimana. Il movimento è legato alle crescenti evidenze che lo shock energetico proveniente dal Medio Oriente stia alimentando pressioni inflazionistiche più diffuse, rafforzando le aspettative di politiche monetarie più restrittive.
A pesare ulteriormente sono stati il forte apprezzamento del dollaro e l’aumento dei rendimenti dei Treasury, alimentati da dati sull’inflazione statunitense superiori alle attese, che hanno portato gli investitori a escludere tagli dei tassi della Fed nel 2026.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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Venerdì rosso con volumi sopra la media, che fare?
L'analisi tecnica odierna del German 40 Index Cash delinea un quadro di mercato che richiede estrema attenzione e una gestione rigorosa del rischio. Osservando il canale di regressione lineare a due deviazioni standard, la tendenza di fondo appare ancora impostata al ribasso, con i bordi del canale che puntano con decisione verso il basso. Tuttavia, all'interno di questa cornice negativa, il mercato ha messo a segno un recupero che ha portato il prezzo a superare la linea mediana del canale, spostandosi verso la parte alta della struttura. Un elemento di interesse è il cambio di colore della curva di regressione, che è passata da rossa a blu. Questo segnale indica che, nonostante il trend principale sia ancora discendente, il movimento dei prezzi negli ultimi giorni ha assunto una pendenza positiva, cercando di stabilizzare una nuova base di supporto. Attualmente il prezzo si trova a ridosso della banda centrale del canale, vicino al suo fair value statistico all'interno di un trend che rimane ribassista per il quale comunque sarebbero da escludere per il momento delle posizioni long.
L'Average True Range (ATR) si attesta a 448,88 punti, un valore che segnala una volatilità ancora sostenuta e che deve indurre a posizionare gli stop loss a una distanza adeguata per non essere espulsi da semplici oscillazioni casuali. Per quanto riguarda lo Stocastico, i valori di 33,20 per la linea %K e 41,28 per la %D, con entrambe le medie rivolte verso il basso, indicano che la spinta rialzista delle ultime sedute ha perso forza, come è possibile denotare anche dall'ultima sessione. Il fatto che l'oscillatore stia puntando verso la zona di ipervenduto mentre il prezzo è ancora vicino ai massimi recenti evidenzia una divergenza che spesso anticipa una fase di storno. Anche l'analisi dei volumi conferma una certa cautela: la risalita attuale è avvenuta con scambi costanti ma privi di quei picchi esplosivi che solitamente caratterizzano le inversioni di tendenza durature. In sostanza, manca ancora quella partecipazione massiccia degli operatori istituzionali necessaria per rompere con decisione la struttura ribassista del canale.
Passando alla definizione operativa, il punto Pivot centrale a 23.462,19 rappresenta il livello chiave da monitorare per le prossime sessioni. Uno scenario rialzista (Long) troverebbe conferma solo se il mercato riuscisse a mantenere la posizione sopra questo pivot in caso di ritracciamento, dimostrando che i compratori sono pronti a difendere i minimi recenti. In questa eventualità, i target primari per le prese di beneficio sono individuati nella prima resistenza R1 a 24.869,86 e, successivamente, nella zona di R2 a 25.739,52. Per questa operazione, lo stop tecnico dovrebbe essere collocato prudentemente sotto l'area dei 23.000 punti. Tuttavia, considerando la pendenza negativa del canale e la debolezza dello Stocastico, lo scenario ribassista (Short) appare attualmente quello con la probabilità strutturale più elevata. Questa strategia si attiverebbe con la rottura confermata dei 23.400 punti o al primo segnale di cedimento della curva blu. Gli obiettivi di prezzo in caso di discesa si posizionano sul supporto S1 a 22.054,52, con un possibile approdo finale verso S2 a 21.184,86, livello che coincide con la base inferiore del canale di regressione. Lo stop protettivo per chi decide di vendere andrebbe posizionato sopra i massimi di periodo, intorno a 24.650 punti. In conclusione, la vicinanza del prezzo alla banda centrale del trend discendente suggerisce di non inseguire i rialzi o i ribassi a questi livelli, ma di attendere una conferma di tenuta dei supporti o un segnale di inversione per riposizionarsi in favore del trend principale.
L'Anatomia di un Trend Perfetto📌 L'Anatomia di un Trend Perfetto
Il Nasdaq (US100) ha completato il suo ciclo? Ecco cosa ci dice la logica di Elliott.
Troppo spesso i mercati vengono descritti come un caos imprevedibile. Ma quando si applica la lente della Teoria delle Onde di Elliott, quel caos si trasforma in una sinfonia geometrica guidata dalla psicologia di massa.
Guardando il grafico a 2 ore dell'US100 fornito dal broker Errante, siamo di fronte a un vero e proprio "caso studio". Non parliamo di indovinelli, ma di pura struttura e armonia temporale e di prezzo. Analizziamo insieme dove ci troviamo e quale potrebbe essere la prossima mossa strategica del mercato.
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🔍 L'Analisi elliottiana della Struttura
Il movimento rialzista partito dai minimi di fine marzo a quota 22.774 mostra una progressione ad altissima precisione, evidenziando lo sviluppo di diversi gradi d'onda che convergono verso un potenziale punto di svolta.
1. Il Ciclo Maggiore e la Spinta Propulsiva
L'intero movimento è sussunto in una struttura impulsiva di grado superiore (evidenziata dalle etichette cerchiate in rosa/viola):
Onda (i) e (ii): La base del movimento si consolida tra la fine di marzo e l'inizio di aprile.
Onda (iii): Una spinta verticale e potente, che esprime la classica estensione della terza onda, dove la forza dei compratori è massima.
Onda (iv): Un ritracciamento laterale e veloce intorno al 17-22 aprile.
Onda (v): La spinta finale che ha portato i prezzi a toccare il target massimo in area 29.682, registrando una performance straordinaria di oltre +30% (+6.907 punti).
2. Sotto Struttura e Frattalità: La Precisione del Dettaglio
Ciò che rende questo grafico affascinante è il conteggio interno in blu e rosso, che rispetta perfettamente le regole di alternanza e proporzione:
All'interno dell'ultima macro-spinta, notiamo un' onda (i) blu che si sviluppa in una diagonale iniziale (evidenziato dalle linee bianche), seguita da una complessa e laterale onda (ii) blu.
La successiva sotto struttura iii rossa accelera con decisione, per poi lasciare spazio a una iv rossa e alla cinquina conclusiva che va a target.
La convergenza : Il massimo in area 29.682 vede la sovrapposizione di ben tre livelli di arrivo: l'onda v (rossa), l'onda (v) (blu) e l'onda (v) (viola). Quando tre gradi d'onda chiudono contemporaneamente nello stesso spazio geometrico, l'affidabilità del pattern è ai massimi livelli.
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📉 Cosa Aspettarsi Adesso? Il Target del Ritracciamento
Nessun trend sale in linea retta per sempre. La chiusura di un ciclo a 5 onde richiede fisiologicamente una correzione (in tre onde: A-B-C).
Il Livello Chiave : Sul grafico è già tracciato il righello dei ritracciamenti di Fibonacci sull'intero movimento. Il focus operativo è proiettato verso il livello 0.5 di Fibonacci (area 26.228), evidenziato dal rettangolo rosso.
L'Area di Confluenza : Questo target non è casuale. Coincide perfettamente con la vecchia area di congestione dell'onda (ii) blu e dell'onda (iv) viola. Per la legge dell'alternanza e del supporto strutturale, questa "Value Area" rappresenta la calamita naturale del prezzo per uno storno stimato intorno al -11.60% (-3.447 punti).
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🚀 Conclusione
"Il mercato non si muove a caso, si muove per pattern psicologici. Riconoscere la fine di una cinquina significa non rimanere intrappolati sui massimi e, soprattutto, saper attendere il prezzo laddove i grandi operatori torneranno a comprare."
Sei pronto a seguire lo sviluppo di questo ritracciamento per cercare il prossimo setup ad alta probabilità? Fammelo sapere nei commenti!
SP500: storno qui, ma non è quello che pensi.Aggiornamento SP500 — 17 maggio 2026
Metodologia: Metodo Ciclico 3.0 (tempo, struttura, liquidità + pattern proprietari Genesis ed Eclipse)
QUADRO GENERALE
L'indice SP500 si trova al primo punto di tensione strutturale dopo la lunga estensione rialzista del T+5 partito dal minimo recente. Il trimestrale inverso partito sul massimo precedente ha esaurito la finestra temporale: 75 barre dal massimo del 14 maggio, vicino all'estensione massima di un T+3 inverso.
Il T+4i è escluso operativamente: richiederebbe quasi un 10% di discesa, incoerente con la struttura rialzista in corso. La partenza più probabile è quindi un T+2 inverso, eventualmente un T+3 inverso come piano B.
PATTERN PROPRIETARIO ATTIVO
Genesis T+2 inverso: completato sullo 0.5 di Fibonacci (7.459,21) con trampolino su GAP. L'inefficienza ha funzionato da supporto e ha innescato la discesa successiva. Pattern già in fase di validazione.
Genesis T+3 inverso: richiede ulteriore movimento (salita per validare order block superiore + nuovo minimo). Si attiverebbe solo se il T-1 in corso facesse un 4 tempi e tornasse a vincolarsi al ribasso.
LIVELLI CHIAVE
- 7.656 — Target rialzista, 0.618 Fibonacci (estensione)
- 7.459,21 — 0.5 Fibonacci, Genesis T+2 inverso completato
- 7.294,14 — Swing di competenza T+2 inverso
- 7.283 / 7.222,83 — Zone sensibili di chiusura T+2 lato indice ⚠️
- 7.107,86 — Swing T+3 inverso (0.382 Fibonacci)
- 7.002 — Linea di vincolo: storno massimo -5,5%
- 6.790,02 — Swing T+4 inverso (scenario escluso operativamente)
SCENARI OPERATIVI
Scenario 1 — Continuazione T+2 inverso (preferito)
Storno controllato fino alla zona 7.283-7.222 → formazione Genesis T+2 indice al rialzo → ripartenza verso 7.656.
→ Conferma operativa: pattern Genesis T+2 indice visibile in zona di supporto + condizione tempo (6 cicli giornalieri sotto il massimo del 14 maggio).
Scenario 2 — T+3 a 3 cicli T+1 (piano B)
Se arrivati in zona 7.283-7.222 non si forma Genesis T+2 indice ma parte solo un T+1, quel T+1 sarà destinato a vincolarsi al ribasso. Target: 7.107,86 prima, poi linea di vincolo 7.002.
→ Storno massimo coerente con la struttura: -5,5%
REGOLA OPERATIVA
Lo storno massimo coerente con il T+5 partito dal minimo recente è la linea di vincolo a 7.002. Una perdita di 7.002 invaliderebbe l'intera struttura ciclica e aprirebbe scenari diversi. Fino a quel livello, ogni discesa è da considerare correzione tecnica all'interno di un trend rialzista intatto.
OPERATIVITÀ
In apertura settimanale, monitorare:
1) Tenuta o perdita di 7.459,21 (supporto Genesis T+2i)
2) Velocità di raggiungimento della zona 7.283-7.222
3) Condizione tempo per la partenza del T+2 inverso (6 cicli giornalieri sotto il top)
4) Formazione del Genesis T+2 indice sul ciclo indice in zona di supporto
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IDX Composite in attesa della fine del crolloIl grande Jesse Livermore disse: TRADA QUELLO CHE VEDI E NON QUELLO CHE PENSI.
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N.B. Si tratta di un'analisi medio-lungo termine, per sfruttare un potenziale rialzo.
ATTENZIONE! AI TRATTA DI UN'OPERAZIONE AD ALTISSIMO RISCHIO PER IL VERO E PROPRIO SELL-OFF IN ATTO.
IDX Composite, indice azionario indonesiano, borsa di Giacarta.
Il forte calo dell'IDX Composite (l'indice principale della Borsa di Giacarta, noto anche come IHSG) dall'inizio del 2026 è legato a un mix di forti tensioni di mercato interne e vulnerabilità macroeconomiche complessive.
Il "Caso MSCI" e la crisi di trasparenza (Il trigger principale)
A fine gennaio 2026, il fornitore globale di indici MSCI ha lanciato un duro avvertimento all'Indonesia, minacciando di declassare la borsa di Giacarta da "Mercato Emergente" a "Mercato Frontiera" (una categoria molto più rischiosa e meno liquida).
Mancanza di trasparenza: MSCI ha sollevato forti dubbi sull'opacità delle strutture proprietarie (beneficial ownership) e sull'elevata concentrazione di azioni in mano a pochi grandi investitori all'interno di alcune mega-cap.
Sospetto di manipolazioni: C'è stato il forte timore che i prezzi di alcune azioni non riflettessero il reale valore di mercato, ma fossero frutto di scambi coordinati tra azionisti di maggioranza.
Il panico sul mercato: Grandi banche d'affari come Goldman Sachs e UBS hanno immediatamente tagliato il rating sulle azioni indonesiane, stimando potenziali deflussi esteri superiori ai 13 miliardi di dollari. Questo ha innescato un effetto domino (herding behavior) che ha spinto anche i piccoli risparmiatori locali a vendere in massa.
2. Terremoto ai vertici dei regolatori
Il crollo della borsa (fino a -10% in sole 48 ore a fine gennaio) ha scatenato un caos istituzionale. Per assumersi la responsabilità della gestione opaca del mercato e della reazione di MSCI, si sono dimessi i massimi vertici finanziari del Paese, tra cui il CEO dell'Indonesia Stock Exchange (IDX), Iman Rachman, e il presidente della OJK (l'autorità di vigilanza finanziaria indonesiana), Mahendra Siregar. Questo vuoto di potere temporaneo ha inizialmente alimentato l'incertezza, anziché placarla.
3. Timori fiscali e politiche economiche del governo
Gli investitori hanno iniziato a guardare con preoccupazione alla direzione della politica economica del Presidente Prabowo Subianto.
Crescita del deficit: Ci sono forti timori legati alla tenuta del bilancio statale, in particolare per la spesa legata ai massicci sussidi per il carburante e ai programmi populisti (come il piano di pasti nutrizionali gratuiti da quasi 21 miliardi di dollari). Il mercato teme che il governo violi il tetto massimo del deficit rispetto al PIL.
Indipendenza della Banca Centrale: La nomina del nipote del presidente a vicegovernatore della banca centrale ha sollevato dubbi sulla futura indipendenza dell'istituto e sul rischio di una svolta troppo interventista della politica monetaria.
4. Il crollo della Rupia indonesiana e i venti geopolitici
A livello macroeconomico, le tensioni in Medio Oriente (in particolare i conflitti che coinvolgono l'Iran) hanno penalizzato fortemente le economie asiatiche emergenti. Questo clima ha accelerato la fuga dei capitali esteri verso beni rifugio, provocando un forte deprezzamento della Rupia indonesiana rispetto al dollaro, ponendola tra le peggiori valute dell'area e alimentando lo spettro dell'inflazione importata.
Tornando ai grafici.
Vediamo un enorme canale su TF mensile rispettato da anni. Ci stiamo avvicinando molto velocemente alla TL inferiore che proverà a fungere da supporto come lo è stata nel corso degli anni.
Sarà interessante vedere cosa farà il prezzo nell'ultima zona settimanale di domanda, quando il prezzo probabilmente toccherà i 6.000 punti. La TL mensile reggerà?
Operatività.
Ovviamente piazzerò le entrate solo ed esclusivamente dopo aver visto un cambio netto di order flow su TF settimanale.
Attenzione sempre ai segnali di entrata che devono essere chiari, se non siete sicuri di quello che fate, non operate.
NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI IL NON OPERARE COSTITUISCE GIA' UN GUADAGNO, PERCHE' NON SI PERDE.
A presto
Mind Primacy
Disclaimer: tutte le analisi esposte attraverso questo profilo non rappresentano consigli finanziari, ma la mia personale visione basata sulle strategie operative di trading che utilizzo.
US30 attenzione al doppio massimoIl grande Jesse Livermore disse: TRADA QUELLO CHE VEDI E NON QUELLO CHE PENSI.
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TF settimanale
Struttura interna ribassista.
Notiamo in concomitanza con la difficoltà del petrolio nello scendere di prezzo e la potenziale ripresa degli attacchi all'Iran, un doppio massimo che non fa presagire nulla di buono per l'indice industriale americano.
Il vecchio massimo a 50.500 non è stato mai superato.
TF giornaliero
Struttura interna ribassista, struttura esterna rialzista.
Osservando la price action, notiamo che a differenza di SP500 e NASDAQ, sul Dow Jones, gli orsi stanno guadagnando terreno da ormai quasi un mese.
La direzione che ormai stava cambiando ha avuto conferma nell'ultima candela giornaliera di venerdì scorso.
Dove andremo?
Ovviamente è tutto legato agli sviluppi USA-Iran. Se avremo segnali di distensione il long riprenderà, altrimenti avremo un nuovo storno: 48.941 primo obiettivo, in caso di rottura con forza dei 48.500 si proseguirà verso i 47.317.
Operatività.
Per il momento attendo segnali più sicuri per sfruttare lo storno, perché ormai sono abituato a repentini cambi di scenario e non mi piace lasciare soldi al banco...
Attenzione sempre ai segnali di entrata che devono essere chiari, se non siete sicuri di quello che fate, non operate.
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S&P: galeotta fu la TL?Il nuovo massimo storico messo a segno in settimana non è passato inosservato: il prezzo è andato a colpire in pieno la trend line dei massimi di lungo periodo.
E, come spesso accade in questi casi… primo contatto, prima reazione.
La domanda è volutamente lasciata in sospeso:
sarà davvero lei a dare il via alla correzione, oppure siamo davanti all’ennesima pausa che precede un’estensione?
Tempo ciclico: i conti tornano
Sul piano ciclico, il timing è tutt’altro che casuale.
Il ciclo trimestrale inverso (quello “che chiude sui massimi”) è arrivato in area ~105 giorni; statisticamente è un’area in cui la correzione tende a iniziare o quantomeno a prepararsi
Ovviamente non è detto che il massimo sia definitivo, ma siamo in una zona in cui storicamente la correzione è iniziata o è dietro l'angolo.
A questo si aggiunge la naturale attesa della chiusura del ciclo trimestrale lato minimi, che potrebbe riportare il prezzo a ricercare liquidità più in basso.
Livelli: il POC come calamita
In questo contesto, un ritorno in area POC 6.850 – 6.750 diventa un’ipotesi tutt’altro che campata in aria.
Attenzione però:
non si tratta di una discesa lineare
ma, come da copione, di un movimento a zig-zag, con rimbalzi intermedi e fasi di riassorbimento, e soprattutto:
un eventuale ritorno su questi livelli non comprometterebbe minimamente la struttura rialzista di fondo. Parliamo di correzione per ora, non di mercato orso.
Volumi: spinta o allungo?
L’ultimo tratto rialzista mostra una partecipazione molto meno convinta rispetto alle fasi precedenti.
Questo non significa che il movimento sia “finto”, ma suggerisce che una salita con minore coinvolgimento tende ad essere più fragile e più esposta a riassorbimenti.
In altre parole, più che una spinta strutturale, potrebbe essere stato un allungo finale alla ricerca di controparte.
Conferma
7.338 rappresenta il primo livello chiave: la sua violazione interromperebbe la sequenza rialzista dei minimi su base settimanale.
Se il successivo rimbalzo non sarà in grado di produrre un nuovo massimo storico, avremo anche l’interruzione della sequenza lato massimi.
A quel punto, l’ipotesi di inversione su base trimestrale inizierebbe ad essere più concreta, proseguendo quindi verso i livelli segnalati più in basso.
Invalidazione
nuovi massimi assoluti, soprattutto se accompagnati da accettazione sopra i livelli attuali, ridurrebbero significativamente la probabilità di una correzione immediata.
Calma piatta
Non è escluso che prima di chiudere il trimestrale lato indice, il mercato si assesti su livelli che non interrompono la sequenza rialzista in corso da nessuno dei due lati. Statisticamente è meno probabile ma non impossibile.
La presente è una lettura dei mercati basata su modelli probabilistici e non costituisce in alcun modo un invito ad operare, investire o disinvestire.
SPX vs SPX500USD: qual'è la differenza tra i due grafici?Buon sabato 16 Maggio 2026 e bentornati sul canale con un contenuto formativo che vuole rispondere a una domanda che mi è stata fatta nei giorni scorsi rispetto alla differenza tra i grafici dell'S&P500 su ticker "SPX" e su "SPX500USD". Perché quindi personalmente preferisco utilizzare il secondo rispetto al primo?
Con la speranza che il contenuto sia utile per la Community auguri a tutti un buon week end
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Chiusura ribassista L’indice italiano chiude la settimana con una candela ribassista con il massimo appoggiato sulla resistenza viola che da mesi segue il trend
Probabilmente ci sarà un nuovo ritorno a toccare le sma10 o 20 weekly (evidenziate in figura) prima del prossimo movimento rialzista
I bancari potrebbero soffrire di più in quanto c’è la possibilità di nuovi aumenti dei tassi di interesse in conseguenza dei costi energetici fuori controllo per la guerra in Iran
Potrebbero arrivare interessanti occasioni con questa correzione, prima tra tutte Ferrari che ormai è vicina al supporto di lungo termine
Wall Street euforica tra IA, dollaro forte e petrolioWALL STREET IN EUFORIA
Altra seduta caratterizzata da un mercato azionario americano in piena euforia, con nuovi massimi storici per S&P 500 e Nasdaq, spinti dall’ottimismo per i colloqui commerciali tra Stati Uniti e Cina e dalle positive performance del settore tecnologico.
L’S&P 500 è cresciuto dello 0,77%, superando per la prima volta quota 7.500, mentre il Nasdaq ha oltrepassato i 29.500 punti e il Dow Jones i 50.000.
Le aspettative ottimistiche sul comparto dell’intelligenza artificiale hanno sostenuto il mercato nel suo complesso, compensando l’impatto dei prezzi elevati dell’energia legati al blocco nel Golfo Persico e le prospettive restrittive della Federal Reserve. A rafforzare ulteriormente il quadro, l’aumento dello 0,5% delle vendite al dettaglio negli Stati Uniti.
Tra i singoli titoli, Cisco ha registrato un balzo del 15% dopo aver pubblicato solidi risultati e previsioni positive, annunciando al contempo il taglio di 4.000 posti di lavoro per migliorare la produttività.
Nvidia ha guadagnato il 4,5%, estendendo il rialzo mensile al 15%, dopo che gli Stati Uniti hanno autorizzato 10 aziende cinesi a ricevere chip H200. L’annuncio è avvenuto durante la visita a Pechino del presidente Trump, contribuendo a mantenere una retorica di de‑escalation rispetto alla fase più acuta della guerra commerciale dello scorso anno.
VALUTE
Si osserva un cambiamento nelle correlazioni intermarket tra valute e altri asset, con un rafforzamento del dollaro e un indebolimento dell’euro.
Il movimento è probabilmente legato al fatto che i dati macroeconomici statunitensi stanno mostrando una performance migliore rispetto a quelli di altre aree, rendendo il dollaro più attraente per gli investitori. Il biglietto verde non si sta rafforzando principalmente come valuta rifugio, ma per la relativa solidità dell’economia USA.
A questo si aggiungono le difficoltà economico‑politiche di Giappone e Regno Unito, che contribuiscono a sostenere ulteriormente il dollaro.
EUR/USD scende a 1,1650, avvicinandosi ai supporti chiave in area 1,1600–1,1610 e 1,1570–1,1580. Il cable cede sotto il peso della crisi politica, scendendo fino a 1,3350, con 1,3300 come prossimo livello di supporto rilevante.
USD/JPY ignora per il momento le possibili azioni della Bank of Japan, salendo fino a 158,50, vicino ai livelli in cui un intervento potrebbe diventare concreto, anche se finora si è rivelato poco efficace.
Le valute oceaniche mostrano debolezza, con AUD/USD che potrebbe scendere fino a 0,7130 e NZD/USD in area 0,5820–0,5830.
PETROLIO
I futures sul petrolio WTI sono rimasti pressoché invariati giovedì, attestandosi intorno ai 99 dollari al barile, mentre gli operatori attendono sviluppi sia dal Medio Oriente sia dal vertice tra Trump e Xi.
Secondo alcune fonti, circa 30 navi avrebbero attraversato lo Stretto di Hormuz nelle ultime ore, con Teheran che avrebbe iniziato a consentire il transito ad alcune navi cinesi.
Nel frattempo, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha esortato la Cina a utilizzare la propria influenza sull’Iran per favorire la riapertura dello Stretto. Dalla Casa Bianca emerge inoltre che Xi avrebbe manifestato interesse ad aumentare gli acquisti di greggio statunitense.
L’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) ha dichiarato che le spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz sono diminuite di quasi 6 milioni di barili al giorno nel primo trimestre, avvertendo che il mercato petrolifero globale potrebbe rimanere sotto pressione almeno fino a ottobre, anche in caso di cessazione del conflitto nel breve termine.
A complicare ulteriormente il quadro dell’offerta, l’Arabia Saudita ha comunicato all’OPEC un calo della propria produzione ai livelli più bassi dal 1990.
STERLINA IN CALO
La sterlina britannica ha continuato a indebolirsi, scendendo fino a 1,360 dollari, ai minimi da oltre un mese, a causa delle crescenti tensioni politiche nel Regno Unito.
Importanti dimissioni hanno riaperto la corsa alla leadership: il deputato Josh Simons ha lasciato il proprio incarico per favorire la candidatura del sindaco di Manchester Andy Burnham, mentre il Ministro della Salute Wes Streeting si è dimesso per candidarsi alla carica di Primo Ministro.
Entrambi sfidano l’attuale premier Keir Starmer, sotto pressione dopo le pesanti perdite del Partito Laburista alle recenti elezioni amministrative.
Nel frattempo, Angela Rayner, potenziale candidata, è stata scagionata dall’HMRC in un’indagine fiscale, aumentando le sue possibilità di entrare in corsa.
Gli investitori hanno anche valutato le dichiarazioni di Sarah Breeden della Bank of England, secondo cui è “molto meno probabile” che il conflitto in Medio Oriente provochi un’ondata inflazionistica simile a quella del 2022.
Sul fronte macroeconomico, il Regno Unito ha registrato una crescita dello 0,6% nel primo trimestre 2026, con un dato annuo dell’1,1%, superiore alle attese, sostenuto da un aumento dello 0,3% nel mese di marzo.
USA: VENDITE AL DETTAGLIO
Negli Stati Uniti, le vendite al dettaglio sono aumentate dello 0,5% su base mensile ad aprile 2026, in linea con le previsioni, dopo un dato di marzo rivisto al ribasso all’1,6%.
L’incremento più significativo è stato registrato presso le stazioni di servizio, a causa del continuo aumento dei prezzi della benzina, influenzato dal conflitto con l’Iran.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
Mercati in attesa tra summit USA‑Cina e inflazioneTRUMP E XI ALLA PROVA MERCATI
I mercati azionari asiatici, nella notte, hanno mostrato andamenti contrastanti, con gli investitori concentrati sull’incontro tra i presidenti Trump e Xi. Le discussioni sono attese principalmente sul tema commerciale, più che sul conflitto in Medio Oriente.
La forza dei titoli tecnologici ha continuato a sostenere i guadagni azionari, nonostante le crescenti preoccupazioni per l’accelerazione dell’inflazione negli Stati Uniti. Lo yuan offshore si è attestato intorno a 6,78 per dollaro, rimanendo vicino ai livelli più alti da febbraio 2023, in attesa del vertice, volto a stabilizzare le relazioni tra le due maggiori economie mondiali.
Trump è arrivato a Pechino mercoledì e incontrerà Xi nella Grande Sala del Popolo per colloqui su diverse questioni controverse. Ci si aspetta che il presidente statunitense solleciti Pechino a facilitare la riapertura dello Stretto di Hormuz, sfruttando i rapporti con Teheran, pur minimizzando il conflitto con l’Iran come tema principale.
L’attenzione sarà invece rivolta al commercio e all’accesso ai mercati, con Trump pronto a esortare la Cina a rimuovere le barriere per le aziende americane e ad aprire ulteriormente la propria economia.
WALL STREET
Le giornate che stiamo vivendo sui mercati sono interlocutorie, caratterizzate dall’incertezza legata al conflitto in Medio Oriente, alle questioni sull’approvvigionamento energetico e all’andamento del settore tecnologico a Wall Street.
Anche i mercati azionari statunitensi, nelle ultime due sedute, hanno mostrato andamenti contrastanti. Il comparto tecnologico ha compensato le perdite degli altri settori, mentre l’inflazione più elevata ha parzialmente frenato il rally legato all’intelligenza artificiale.
L’S&P 500 e il Nasdaq hanno aggiornato nuovi massimi storici, mentre il Dow Jones si è mostrato più debole, appesantito da un’inflazione che pesa sui titoli ciclici e industriali.
Ad aprile, l’inflazione alla produzione è cresciuta oltre le attese, sia per i beni energetici sia per i servizi non energetici. Questo indica che l’impatto della guerra in Medio Oriente sui prezzi si è esteso oltre i costi diretti del carburante, influenzando l’intera economia.
Nonostante ciò, le solide prospettive di utili per le aziende legate all’IA continuano a sostenere gli indici azionari sin dalla stagione degli utili del primo trimestre.
VALUTE
Sul mercato valutario si conferma il consueto andamento altalenante a bassa volatilità delle principali coppie, con movimenti contenuti.
EUR/USD ha testato quota 1,1695 per poi rimbalzare e stabilizzarsi intorno a 1,1720. USD/JPY si avvicina invece a 158,00, con la sensazione che il mercato stia mettendo alla prova la Bank of Japan, che potrebbe intervenire solo a livelli più elevati.
Il cable resta leggermente sotto pressione, senza tuttavia aver rotto il supporto a 1,3490. La sterlina risente delle tensioni politiche, dopo che il Primo Ministro Starmer ha dichiarato di non avere intenzione di dimettersi, nonostante le pressioni interne per un rimpasto di governo.
Le valute oceaniche si mantengono solide, in particolare AUD/USD, che si avvicina a quota 0,7280.
PPI USA
Negli Stati Uniti, i prezzi alla produzione sono aumentati dell’1,4% su base mensile ad aprile 2026, registrando il maggiore incremento da marzo 2022. Il dato segue un rialzo rivisto allo 0,7% a marzo ed è nettamente superiore alle attese dello 0,5%.
I prezzi dei beni sono cresciuti del 2%, trainati da un aumento del 15,6% della benzina, spinto dal rialzo dei prezzi del petrolio legato al conflitto in Iran. Si sono registrati aumenti anche per carburante per aerei, gasolio, prodotti chimici industriali e combustibili residui.
Sono inoltre cresciuti i costi del trasporto merci su camion, con conseguente aumento dei prezzi al dettaglio per carburanti e lubrificanti.
Su base annua, i prezzi alla produzione sono aumentati del 6%, il valore più alto da dicembre 2022, dopo il 4,3% del mese precedente e al di sopra delle previsioni del 4,9%.
RENDIMENTI UK
Il rendimento dei titoli di Stato britannici a 10 anni è risalito sopra il 5,1%, avvicinandosi al massimo degli ultimi 18 anni pari al 5,13%, raggiunto nella sessione precedente.
Il movimento segue un’indiscrezione riportata dal Times, secondo cui il Ministro della Salute Wes Streeting starebbe valutando una candidatura alla leadership, mettendo in discussione la posizione del Primo Ministro Keir Starmer.
La notizia ha annullato i precedenti guadagni del mercato obbligazionario, lasciando i rendimenti elevati, dopo un aumento di 19 punti base negli ultimi due giorni.
Starmer ha ribadito la sua intenzione di rimanere in carica, nonostante le pressioni di numerosi esponenti del Partito Laburista e di oltre 80 parlamentari che ne chiedono le dimissioni, a seguito dei risultati deludenti alle elezioni locali.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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S&P500 Bisogna essere realistici...analitici... e razionali..Buon mercoledì 13 Maggio 2026 e bentornati sul canale con un aggiornamento sull'indice più importante al mondo, ovvero l'S&P500.
Spero che le considerazioni che condividerò oggi sul canale vengano accolte con grande intelligenza, razionalità e onestà intellettuale, con la speranza che possano essere di supporto alle analisi che ciascuno di voi ovviamente deve fare con la propria testa.
Buona giornata, e grazie
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WisdomTree - Tactical Daily Update - 13.05.2026Wall Street rallenta, sullo stallo negoziale USA-IRAN e Hormutz.
Prima visita di un Presidente USA in China: speranze di normalizzazione.
La corsa del prezzo del petrolio spinge l’inflazione Usa verso il 4%.
La corsa all’Intelligenza arificiale trasforma i chip in «beni preziosi».
La cautela torna a dominare i mercati finanziari mentre la tregua tra Stati Uniti e Iran appare sempre più fragile. Le Borse europee ieri, 12 maggio, hanno chiuso in ribasso, zavorrate dal ritorno dell’avversione al rischio e dal rialzo del petrolio.
Francoforte ha registrato la peggior performance con -1,62%, seguita da Parigi, -0,95%, mentre Londra ha limitato le perdite a -0,11%.
A innervosire gli operatori è stato soprattutto il nuovo balzo del greggio, alimentato dalle indiscrezioni del Wall Street Journal secondo cui gli Emirati Arabi avrebbero colpito Teheran. Sul mercato energetico pesa inoltre il blocco dello Stretto di Hormuz, ancora chiuso al traffico marittimo. Secondo l’EIA, la situazione potrebbe protrarsi fino alla fine di maggio, con un impatto molto più pesante del previsto sulle scorte globali di petrolio.
Negli Stati Uniti l’inflazione è tornata ad accelerare. Ad aprile i prezzi al consumo sono saliti +3,8% annuo, contro il +3,3% di marzo, segnando la lettura peggiore da maggio 2023. A trainare il rialzo è stato soprattutto il comparto energetico, con una crescita del 17,9%. Numeri che rafforzano le aspettative di una Federal Reserve ancora prudente: il mercato ormai esclude ulteriori tagli dei tassi nel 2026, anche alla luce della solidità del mercato del lavoro americano e del rischio di un nuovo shock inflazionistico.
Prosegue intanto la corsa del rame, salito oltre 14.000 dollari/tonnellata sul London Metal Exchange. I prezzi hanno toccato un massimo di 14.106 (+1,2%), avvicinandosi al record storico sopra14.500 dollari registrato a gennaio, prima di ripiegare leggermente. Un segnale che riflette sia le tensioni sull’offerta sia le aspettative ancora robuste sulla domanda industriale globale.
Pressioni sul mercato obbligazionario. I rendimenti governativi continuano a salire: il Treasury decennale americano rende 4,45%, il Bund tedesco 3,1%, il Btp italiano 3,8% con spread a 77 punti base, stabile.
Per Wall Street chiusure miste ieri, 12 maggio: il Dow Jones ha guadagnato +0,11%, mentre il Nasdaq ha perso -0,7% e l’S&P500 -0,16%. A frenare gli acquisti sono stati il rialzo del petrolio, i dubbi sulla tenuta della tregua tra Washington e Teheran, definita da Donald Trump “appesa a un filo”, e il ritorno delle pressioni inflazionistiche.
Inflazione e tensioni geopolitiche hanno sostenuto il dollaro, tornato bene rifugio per eccellenza. L’euro ha perso -0,41% a 1,1736, mentre il cambio euro-yen è rimasto quasi invariato a 184,9 (-0,05%). Il dollaro ha invece guadagnato +0,32% sulla valuta giapponese, salendo a 157,6.
L’attenzione degli investitori si sposta ora sul vertice tra Donald Trump e Xi-Jinping in programma tra oggi e domani a Pechino, primo viaggio di un presidente Usa in Cina dal 2017. Il summit arriva in un momento delicato per le relazioni tra le due maggiori economie mondiali, ancora segnate da tensioni commerciali e tecnologiche. I mercati sperano che l’incontro possa contribuire a stabilizzare i rapporti bilaterali e ridurre l’incertezza sulle catene globali di approvvigionamento.
Sempre più strategico il tema delle terre rare. La corsa ai minerali critici sta intanto avvicinando Stati Uniti e Brasile, che possiede le maggiori riserve mondiali dopo la Cina. Ad aprile l’americana Rare Earth Inc. ha acquisito Serra Verde Group per Us$ 2,8 miliardi, puntando sull’espansione della produzione brasiliana.
In Asia la seduta odierna, 13 maggio, è andata migliorando grazie soprattutto ai tecnologici. Il Nikkei giapponese ha segnato +0,94%, dopo essere arrivato a perdere -0,67%, mentre Shanghai ha recuperato fino a +0,65%. Bene anche Hang Seng (+0,3%) e Kospi coreano (+2,2%), dopo il crollo notturno del -1,9%, interpretato da molti investitori come un’opportunità di acquisto. Debole invece Taipei (-1,50%), penalizzata dal quarto ribasso consecutivo di Taiwan Semiconductor.
Resta centrale il tema della cosiddetta “chip-flation”. La domanda legata all’intelligenza artificiale continua a far esplodere i costi delle infrastrutture necessarie per sostenere modelli come ChatGPT e Claude. Taiwan Semiconductor Manufacturing prevede investimenti record per circa 56 miliardi di dollari quest’anno, ma il mercato teme che non siano comunque sufficienti a coprire la domanda globale di semiconduttori avanzati.
Secondo indiscrezioni, anche Elon Musk starebbe valutando la costruzione di una propria fabbrica di chip. In questo scenario, i produttori di hardware per l’IA continuano a sovraperformare gli hyperscaler, sempre più sotto pressione per gli enormi investimenti richiesti dalla corsa tecnologica.
L’oro resta stabile attorno a 4.700 dollari/oncia, ma il sentiment potrebbe indebolirsi dopo che l’India ha invitato i cittadini a rinviare gli acquisti di oro per almeno un anno. Le importazioni indiane di lingotti hanno raggiunto Us$ 72 miliardi nell’ultimo anno fiscale, mentre la domanda di gioielli è già scesa -23% nel primo trimestre, secondo il World Gold Council.
Sotto pressione infine il Regno Unito. Il rendimento del Gilt trentennale è salito al 5,81%, massimo dal 1998, mentre il decennale ha raggiunto il 5,10%, livelli che non si vedevano dal 2008. La crisi politica che sta investendo il governo Starmer dopo la sconfitta alle amministrative del 7 maggio sta aumentando i timori sulla tenuta fiscale del Paese, già colpito dal caro energia e dal ritorno dell’inflazione. Gli investitori temono che un eventuale cambio di leadership possa tradursi in politiche di bilancio più espansive proprio mentre l’economia britannica mostra segnali crescenti di fragilità.
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