WisdomTree - Tactical Daily Update - 28.04.2026La tecnologia sorprende e spinge Wall Street ad aggiornare nuovi massimi.
L’effetto trainante dell’AI si estende ai listini asiatici, Seoul in primis.
Settimana delle banche centrali: attesi commenti su guerra IRAN e inflazione.
Petrolio senza freni: Brent riavvicina 110 Dollari, economia EU ne soffrirà.
Le Borse europee chiudono una seduta prudente, sospese tra due grandi driver di mercato: le trimestrali delle Big Tech americane e i delicati negoziati tra Stati Uniti e Iran, passaggio chiave per una possibile riapertura dello Stretto di Hormuz e per la stabilizzazione del mercato energetico globale.
Gli investitori continuano a muoversi in equilibrio precario tra speranze di de-escalation e timori per le ricadute economiche del conflitto. Se fino a poche settimane fa il mercato guardava soprattutto al rischio inflazione, ora cresce la convinzione che la crisi possa iniziare a colpire anche la crescita globale.
In questo contesto, la settimana delle banche centrali assume un’importanza cruciale. Il focus non è soltanto sulle decisioni sui tassi, ma soprattutto sul modo in cui Fed, BCE e altre autorità monetarie intendano gestire uno shock energetico potenzialmente persistente.
La prima a muoversi è stata la Bank of Japan, che ha lasciato invariati i tassi allo 0,75%, come previsto. La decisione è passata con 6 voti favorevoli e 3 contrari, segnale di un dibattito interno sempre più acceso sull’evoluzione dell’inflazione.
Mercoledì toccherà alla Federal Reserve, che dovrebbe mantenere i tassi invariati. L’attenzione sarà però concentrata soprattutto su Jerome Powell, alla sua ultima riunione da presidente prima della scadenza del mandato del 15 maggio.
Il successore designato è l’ex governatore Fed Kevin Warsh, già ascoltato dal Congresso nei giorni scorsi. I mercati analizzeranno ogni parola di Powell per capire quanto la Fed sia preoccupata dall’impatto della guerra su inflazione e crescita. Giovedì sarà poi il turno di BCE e Bank of England.
Sul fronte geopolitico, il dossier iraniano resta estremamente instabile. Teheran starebbe valutando di rinviare le trattative sul nucleare, mentre il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha incontrato a Mosca Vladimir Putin, che ha promesso di fare “tutto il possibile” per garantire la pace nella regione.
Secondo Abc News, anche Donald Trump avrebbe convocato una riunione straordinaria sulla crisi iraniana, mentre all’interno dell’amministrazione americana cresce lo scetticismo sui negoziati.
Sul tavolo ci sarebbe una proposta iraniana per riaprire Hormuz in cambio della revoca del blocco navale americano. La Casa Bianca ha confermato che il dossier è in discussione, ma resta da capire se Trump accetterà condizioni meno rigide rispetto alla richiesta di un accordo “completamente concluso al 100%”.
In Europa, i listini si sono mossi senza una direzione precisa: Milano ha chiuso a +0,04%, Madrid a +0,02%, mentre Parigi e Francoforte hanno perso lo 0,2%. Peggio Amsterdam (-1,1%) e Londra (-0,5%).
Il protagonista assoluto resta però il petrolio. Il Brent è salito fino a 109 dollari al barile, con un rialzo superiore al 3%, e oggi aggiunge un ulteriore +1,6%. Il mercato continua a prezzare il rischio di nuove tensioni sulle forniture energetiche.
L’Europa, intanto, inizia a fare i conti con il costo della crisi. Ursula von der Leyen ha dichiarato che dall’inizio della guerra il continente ha speso 27 miliardi di euro in più per importazioni di petrolio e gas. La presidente della Commissione UE ha ribadito la necessità di accelerare su rinnovabili e nucleare di nuova generazione, inclusi i piccoli reattori modulari.
Anche il mercato obbligazionario segnala crescente tensione. Il rendimento del Bund tedesco a 10 anni è salito al 3,03%, livello elevato rispetto agli standard storici europei. Berlino starebbe inoltre valutando strumenti straordinari per finanziare eventuali misure anti-crisi. Il Ministero delle Finanze guidato da Lars Klingbeil non esclude infatti una sospensione del “freno al debito” previsto dalla Costituzione tedesca, ipotesi però osteggiata dal cancelliere Friedrich Merz.
In Asia prevale la cautela: il Nikkei 225 perde lo 0,9%, mentre il KOSPI coreano guadagna l’1% aggiornando nuovi massimi storici. Hong Kong cede lo 0,7%, Sydney lo 0,5%, mentre l’India resta positiva.
A Wall Street, invece, continua la corsa dell’intelligenza artificiale. Sia l’S&P 500 sia il Nasdaq hanno toccato nuovi record storici, ancora una volta trainati dal settore tecnologico.
Ma sotto la superficie inizia a emergere anche qualche segnale di euforia eccessiva, con dinamiche che ricordano sempre più la bolla internet del 2000: tecnologia rivoluzionaria, prospettive enormi, ma valutazioni spesso scollegate dalla realtà.
Emblematica la seduta di Qualcomm, arrivata a guadagnare l’8% dopo indiscrezioni secondo cui OpenAI starebbe collaborando con Qualcomm e MediaTek per sviluppare processori dedicati agli smartphone AI. Il titolo ha poi chiuso a +1%, ma il messaggio del mercato è chiaro: gli investitori stanno già scommettendo su un nuovo ciclo globale di aggiornamento hardware guidato dall’intelligenza artificiale.
Sul fronte dei beni rifugio, l’oro resta intorno ai 4.660 dollari, mentre l’argento quota 74,20 dollari. Entrambi si muovono in un range ristretto, in attesa delle decisioni delle banche centrali.
Più stabile il Bitcoin, fermo in area 78.000 dollari. Secondo Bernstein, gli ETF spot hanno raccolto 2,7 miliardi di dollari di afflussi netti nelle ultime tre settimane e controllano ormai il 6,3% dell’offerta totale della criptovaluta. Strategy, il principale detentore corporate di Bitcoin, possiede invece circa il 3,9% del totale emesso.
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Indici di mercato
Mercati cauti tra banche centrali e tensioni geopoliticheCAUTELA IN ATTESA DELLE BANCHE CENTRALI
Nella seduta di ieri, lunedì 27 aprile 2026, Wall Street ha registrato una chiusura contrastata, evidenziando un clima di cautela in un contesto di rinnovata incertezza.
L’S&P 500 e il Nasdaq sono rimasti comunque vicini ai massimi storici, in vista di una settimana cruciale per la pubblicazione dei risultati trimestrali di Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet e Meta.
Si tratta però anche della settimana delle banche centrali. La Bank of Japan (BoJ) ha infatti lasciato i tassi invariati nella notte, mantenendo tuttavia un approccio hawkish in vista delle prossime decisioni di politica monetaria.
Nel frattempo, persiste l’incertezza sul fronte diplomatico tra Stati Uniti e Iran. Tuttavia, le notizie relative alla proposta iraniana di una possibile riapertura dello Stretto di Hormuz hanno offerto un primo barlume di ottimismo ai mercati.
PETROLIO
Martedì i futures sul petrolio WTI hanno superato i 96 dollari al barile, estendendo i guadagni della sessione precedente.
I mercati scommettono su un possibile cessate il fuoco e sulla potenziale riapertura dello Stretto di Hormuz, dopo che l’Iran ha presentato una nuova proposta agli Stati Uniti.
Secondo indiscrezioni, Teheran avrebbe segnalato, tramite il Pakistan, che le ostilità potrebbero cessare qualora Washington revocasse il blocco navale, accettasse un quadro normativo rivisto per il transito attraverso Hormuz e fornisse garanzie contro future azioni militari.
Gli Stati Uniti hanno espresso scetticismo in merito alla proposta e si prevede che risponderanno con controfferte nei prossimi giorni. Il programma nucleare iraniano continua infatti a rappresentare un punto chiave di contesa.
Giunto alla nona settimana, il conflitto ha spinto al rialzo i prezzi dell’energia e interrotto le forniture nei principali mercati globali. L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha messo in guardia contro il rischio di uno shock dell’offerta senza precedenti, unitamente ai crescenti segnali di rallentamento della domanda.
BOJ, TASSI INVARIATI
La Banca del Giappone ha mantenuto invariati i tassi allo 0,75% nella riunione di aprile 2026, lasciando i costi di finanziamento al livello più elevato da settembre 1995.
La decisione, ampiamente attesa, è stata approvata con sei voti favorevoli e tre contrari (questi ultimi propendevano per un rialzo di 25 punti base), in un contesto di forte incertezza legato al conflitto con l’Iran e all’impennata dei prezzi energetici.
Nelle previsioni trimestrali, la banca centrale ha rivisto al rialzo le stime di inflazione core per l’anno fiscale 2026, portandole al 2,8% dall’1,9%, citando il rincaro del petrolio come principale fattore di pressione su energia e beni.
Parallelamente, i responsabili della politica monetaria hanno ridotto le previsioni di crescita per il 2026 allo 0,5% dall’1,0%, a causa del rallentamento della domanda interna.
Ciononostante, l’economia dovrebbe continuare a crescere moderatamente, sostenuta dalle misure governative di supporto, da condizioni finanziarie ancora accomodanti e da utili aziendali resilienti.
La stima del PIL per l’anno fiscale 2025 è stata invece leggermente rivista al rialzo, dallo 0,9% all’1,0%, grazie all’accordo commerciale raggiunto lo scorso anno con Washington.
Lo yen giapponese mostra una lieve ripresa, attestandosi in area 159,00, in un tentativo ancora faticoso di recupero strutturale della valuta nipponica.
DOLLARO STABILE
Martedì l’indice del dollaro si è attestato intorno a quota 98,2, dopo un calo intraday nella sessione precedente.
Il movimento è legato ai rinnovati sforzi diplomatici per risolvere il conflitto tra Stati Uniti e Iran, che finora non hanno prodotto risultati concreti. Il biglietto verde rimane quindi non lontano dalle principali resistenze tecniche.
Secondo quanto riportato, l’Iran avrebbe presentato una nuova proposta a Washington tramite mediatori pakistani, offrendo la riapertura dello Stretto di Hormuz in cambio della revoca del blocco navale, sebbene il dossier nucleare resti un nodo centrale nei negoziati.
Per quanto riguarda il mercato valutario, questa settimana l’attenzione è rivolta alle decisioni delle principali banche centrali, i cui commenti rappresenteranno i principali market mover per il forex.
Si prevede che la Fed lascerà i tassi invariati, in quella che potrebbe essere l’ultima riunione presieduta da Jerome Powell. Il suo successore, Kevin Warsh, ha ribadito l’indipendenza della politica monetaria, anche se i mercati continuano a prezzare un ciclo di allentamento più aggressivo.
Sul fronte dei cambi, l’EUR/USD si muove in area 1,1700, mentre il Cable (GBP/USD) appare stabile intorno a 1,3530. Il franco svizzero mostra un leggero indebolimento, mentre le valute oceaniche mantengono i guadagni.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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S&P500 al test dell'area 7200... prima di correggere..?Buona domenica 26 Aprile 2026 e bentornati sul canale con un aggiornamento tecnico sull'S&P500, grafico a candele 4H.
Per ora la price action conferma quelle che erano le nostre aspettative dall'ultimo contributo di settimana scorsa.. andiamo ora a fare un approfondimento su quali siano i prossimi livelli di resistenza, analizzando tecnica e candele giapponesi.
Buona serata e grazie per l'attenzione
Kevin Warsh, presidente della Fed già dal 16 maggio?Questa è la grande questione di politica monetaria di metà 2026: chi sarà il prossimo presidente della Federal Reserve degli Stati Uniti e quale politica monetaria verrà adottata nei prossimi mesi, mentre la geopolitica alimenta una crisi energetica e una ripresa dell’inflazione?
Il mandato di Jerome Powell alla guida della Fed termina venerdì 15 maggio e Donald Trump ha nominato all’inizio dell’anno Kevin Warsh come suo successore. Tuttavia, è il Senato degli Stati Uniti a confermare o respingere la scelta del Presidente, e vi è un intero processo da seguire, in particolare all’interno della Senate Banking Committee.
Diverse fasi devono essere rispettate per arrivare alla validazione finale della nomina di Kevin Warsh, e alcune potrebbero ancora bloccarla. L’opposizione dovrebbe essere minima affinché possa essere confermato in tempo per entrare in carica dal 16 maggio. Ma ciò non è ancora garantito.
Nel dettaglio, le prime fasi sono state completate senza grandi difficoltà. La nomina presidenziale e la trasmissione ufficiale al Senato sono state rapidamente convalidate, collocando formalmente la candidatura nel processo istituzionale. Tuttavia, le verifiche etiche e finanziarie, sebbene avanzate, restano un punto di attenzione, soprattutto per quanto riguarda le dichiarazioni patrimoniali e i potenziali conflitti di interesse legati ai precedenti incarichi di Warsh nel settore privato.
Il vero test politico si trova ora nell’audizione davanti alla Senate Banking Committee. Questa fase è decisiva, poiché consente ai senatori di interrogare il candidato sulla sua visione della politica monetaria, sulla sua posizione riguardo all’inflazione e sulla sua indipendenza dal potere esecutivo. In un contesto di tensioni politiche elevate, questa audizione rappresenta un rischio significativo di blocco.
La tabella seguente riassume le fasi necessarie per la convalida della nomina di Kevin Warsh.
Nel breve termine, il voto di questa stessa commissione rappresenta l’ostacolo più critico. Previsto per la fine di aprile, potrebbe convalidare la candidatura oppure ostacolarla in caso di forte opposizione politica. Anche in caso di parere favorevole, nulla è garantito: il voto finale dell’intero Senato resta necessario e si preannuncia incerto, con un elevato rischio di bocciatura.
Pertanto, allo stato attuale, la probabilità che Kevin Warsh sia effettivamente in carica già dal 16 maggio appare limitata. Qualsiasi ritardo nel calendario parlamentare o opposizione politica potrebbe rinviare o compromettere la sua nomina.
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Circles Analysis Ftse Mib 26/04/2026La chiusura settimanale in area 47.656,10 da parte dell’indice FTSE MIB non compromette, al momento, la struttura rialzista di fondo. Tuttavia, iniziano a emergere alcuni segnali di debolezza.
Il primo elemento da segnalare è la presenza di una divergenza negativa, indicativa di una possibile perdita di momentum. In secondo luogo, la candela settimanale si è sviluppata interamente all’interno del corpo della candela precedente, configurando una figura di tipo “harami” (detta anche “donna incinta”), che spesso anticipa fasi di indecisione o inversione.
Alla luce di questi fattori, non si esclude un progressivo deterioramento della fase rialzista nelle prossime sedute. In particolare, un segnale di conferma in tal senso arriverebbe con la rottura del supporto orbitale posto in area 45.215,76.
In tale scenario, è plausibile un rapido movimento verso il primo target ribassista individuato in area 41.381,77, con un possibile raggiungimento entro il 25 maggio.
SPX bullish o bull trap?SPX sopra la fascia 7000-6950 rimane bullish. Un ritorno stabilmente sotto quella fascia renderebbero i nuovi massimi storici una classica bull trap con conseguenze ribassiste importanti nei mesi successivi. Indicatori ed oscillatori per ora non in ipercomprato, ma molto vicini.
Mercati sospesi tra tensioni geopolitiche e resilienza USANON È RISK OFF, MA NEPPURE RISK ON
È difficile, in questo periodo, valutare lo stato di tensione del mercato. Da un lato vi sono asset che reagiscono come se fossimo in una fase di avversione al rischio; dall’altro, invece, alcuni si muovono chiaramente in modalità risk on, come l’equity o lo stesso indice VIX, che rimane costantemente sotto quota 20 punti.
Certo è che stiamo osservando un inasprimento delle tensioni nello Stretto di Hormuz, che ieri ha causato una correzione dei mercati azionari USA, dopo giorni e giorni di rialzi. Contestualmente, il prezzo del petrolio è salito, a causa dei timori che una prolungata chiusura del canale navigabile possa aggravare le interruzioni nell’approvvigionamento energetico, aumentando l’inflazione e rallentando la crescita economica.
Le borse hanno chiuso in rosso: Dow Jones e S&P 500 hanno terminato la seduta a -0,4%, mentre il Nasdaq ha perso lo 0,9%, interrompendo il recente rally. Il tutto è avvenuto a causa della mancanza di progressi nel conflitto tra Stati Uniti e Iran.
I prezzi del petrolio e dei prodotti raffinati sono rimasti elevati, poiché il sequestro di navi mercantili nel Golfo Persico da parte dell’Iran ha offuscato le prospettive di un accordo con Washington.
I titoli tecnologici hanno subito una flessione, ridimensionando la sovraperformance di ieri, a causa dei risultati contrastanti delle società più speculative nel settore dell’intelligenza artificiale. Tesla ha perso il 2%, riflettendo lo scetticismo sull’annuncio di maggiori investimenti in AI e robotica.
Anche ServiceNow è crollata del 15%, sotto pressione per i ricavi da abbonamento, penalizzati dalle tensioni geopolitiche. Microsoft, Meta e Oracle hanno perso fino al 4%.
D’altro canto, Texas Instruments ha registrato un’impennata del 10% dopo aver pubblicato previsioni ottimistiche. American Airlines e Intel pubblicheranno i loro risultati dopo la chiusura dei mercati.
VALUTE E ORO
È tornata – finalmente – la correlazione storicamente inversa tra dollaro e oro. Il biglietto verde è in rialzo contro euro, sterlina e altre valute, mentre l’oro prosegue nella sua lenta ma progressiva correzione, scendendo a 4.675 dollari l’oncia.
Il dollaro si rafforza sia per ragioni legate alle tensioni in Medio Oriente, sia perché i dati macroeconomici stanno mostrando una resilienza superiore a quanto ci si potesse aspettare solo poche settimane fa.
È chiaro che gli Stati Uniti siano comunque in una fase di rallentamento economico, ma sorprende l’analisi che viene fatta sui tassi di interesse quando si afferma che la BCE alzerà due volte il costo del denaro mentre la Fed lo abbasserà a fine anno.
Non sembrano infatti esserci le condizioni per una riduzione della forbice dei tassi tra Europa e Stati Uniti. Al contrario, si osserva un acuirsi delle differenze nei fondamentali macro, con gli USA decisamente più resilienti rispetto a un’Europa in cui anche la Germania, tradizionale locomotiva del continente, mostra segnali di rallentamento.
L’EUR/USD non è lontano dai supporti chiave in area 1,1650, mentre il Cable si avvicina alla zona 1,3420–1,3430. L’USD/JPY si avvicina pericolosamente ai livelli di possibile intervento della BoJ, soprattutto dopo la pubblicazione di un’inflazione giapponese in rialzo, con rendimenti del decennale al 2,44%.
Leggere correzioni sono in atto anche per AUD, NZD e CAD, con il cross AUD/NZD vicino a resistenze tecniche rilevanti.
PETROLIO
I futures sul petrolio WTI sono saliti a circa 95,5 dollari al barile giovedì, estendendo i guadagni per la quarta sessione consecutiva, mentre persistono le tensioni tra Stati Uniti e Iran.
Il presidente statunitense Trump ha ordinato alla Marina USA di colpire qualsiasi nave che posi mine nello Stretto e si è impegnato a intensificare gli sforzi per garantire la sicurezza della via navigabile.
In precedenza, aveva esteso il cessate il fuoco a tempo indeterminato in attesa di una nuova proposta, pur mantenendo il blocco navale.
L’Iran, tuttavia, non ha segnalato un’immediata disponibilità a negoziare, viste le continue restrizioni navali statunitensi sui propri porti. Il conflitto continua quindi a interrompere i flussi provenienti dai produttori del Golfo, riducendo l’offerta globale.
USA, PMI IN RIALZO
L’indice PMI composito preliminare statunitense di S&P Global è salito a 52 nell’aprile 2026, il valore più alto degli ultimi tre mesi, rispetto al 50,3 di marzo, che rappresentava il minimo dall’agosto 2023.
Il dato segnala una lieve ripresa dell’attività economica statunitense dopo lo scoppio della guerra in Medio Oriente. Tuttavia, nonostante l’aumento, il ritmo complessivo di espansione resta contenuto nel settore dei servizi (51,3 contro 49,8), dove la domanda ha mostrato segnali di debolezza.
La produzione manifatturiera ha invece registrato il maggiore incremento degli ultimi quattro anni (55,7 contro 53,2). Tale aumento riflette in parte l’accumulo di scorte, legato alle preoccupazioni sulla disponibilità di approvvigionamento e all’aumento dei prezzi.
UK, FIDUCIA DEI CONSUMATORI
L’indice di fiducia dei consumatori GfK del Regno Unito è sceso di quattro punti, attestandosi a -25 nell’aprile 2026. Si tratta del calo più consistente in un anno e del livello più basso dall’ottobre 2023, inferiore alle attese del mercato, che prevedeva un valore di -24.
Il brusco peggioramento riflette le crescenti preoccupazioni per le ripercussioni economiche dell’escalation delle tensioni in Medio Oriente, con un clima di pessimismo che si diffonde sia sulle finanze personali sia sull’economia britannica nel suo complesso.
Le famiglie sono sempre più preoccupate per l’aumento dei prezzi, in particolare quelli dei carburanti, che stanno mettendo a dura prova i bilanci domestici, e per la prospettiva di ulteriori rincari nei prossimi mesi.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
WisdomTree - Tactical Daily Update - 23.04.2026 Crisi USA Iran lontana dalla soluzione, ma almeno non si spara.
Bei numeri di 1’ trimestre per Tesla, ma Elon Musk usa toni prudenti.
Wall Street ottimista: nuovi record per S&P500 e Nasdaq. Seoul brilla in Asia.
Petrolio ancora in tensione: Hormutz chiuso è fonte di mega disallocazione!
Le Borse europee hanno trascorso la seduta del 22 aprile come il pubblico di un thriller geopolitico: all’inizio qualche applauso di sollievo, poi il silenzio inquieto di chi teme che il colpo di scena peggiore debba ancora arrivare.
In apertura i mercati avevano accolto con favore la decisione di Trump di prorogare di due settimane il cessate il fuoco con l’Iran. Una tregua temporanea che, almeno nelle intenzioni, avrebbe dovuto raffreddare le tensioni energetiche globali.
A riportare nervosismo sono state le nuove tensioni nello Stretto di Hormuz, dopo il sequestro da parte iraniana di due navi commerciali straniere. Come se non bastasse, secondo fonti marittime e della sicurezza, gli Stati Uniti avrebbero intercettato almeno tre petroliere iraniane nelle acque vicine a India, Malesia e Sri Lanka. Traduzione per i mercati: il petrolio potrebbe continuare a trasformarsi nel protagonista indesiderato del 2026.
Così, l’Europa ha chiuso senza entusiasmo. Milano si è fermata attorno alla parità, Francoforte ha ceduto -0,16%, Londra +0,09%, mentre Parigi ha perso -0,31%. Non un crollo, certo, ma abbastanza per confermare che gli investitori continuano a muoversi con prudenza e delicatezza.
A Wall Street, invece, l’umore resta sorprendentemente tonico: Dow Jones +0,7%, S&P500 +1,0% e Nasdaq +1,6%. Ancora più impressionanti le performance cumulative: +11,5% nell’ultimo mese e oltre +41% nell’ultimo anno per il listino tecnologico.
Sotto i riflettori è rimasta Tesla, che ha inaugurato la stagione delle trimestrali delle Big Seven. I conti sono stati migliori delle attese: utile di 41 centesimi/azione contro i 36 previsti, ricavi pari a 22,39 miliardi di dollari rispetto ai 22,28 stimati dagli analisti.
Eppure il titolo ha perso quota nell’afterhours. Perché? Perché nei mercati contemporanei non basta fare bene: bisogna anche promettere meraviglie futuristiche con convinzione quasi religiosa.
Peccato che durante la conference call, Musk abbia scelto invece la cautela: ha ammesso di non sapere quale sarà il ritmo produttivo del robot Optimus nel 2026, ha adottato un approccio “prudente” sulla guida autonoma e sui robotaxi e ha persino avvertito che questi business “non saranno particolarmente significativi” quest’anno.
In pratica, il profeta dell’ottimismo tecnologico ha avuto un raro momento di realismo. E Wall Street, che ama molte cose ma non la moderazione, ha reagito male.
Tesla resta comunque un gigante: market cap di US$ 1.454 miliardi: uttavia il valore è circa il 25% sotto il record storico e il titolo perde il 13% da inizio anno. Non sorprende quindi che inizi a circolare un’ipotesi fino a poco tempo fa impensabile: Tesla potrebbe uscire dal club delle Big Seven per lasciare spazio a Broadcom, salita a una capitalizzazione di circa 2.000 miliardi grazie all’irresistibile febbre dell’intelligenza artificiale.
Il prossimo test per i giganti tech arriverà il 29 aprile, quando pubblicheranno i risultati Alphabet, Amazon, Meta e Microsof. E considerando il clima di mercato, basterà una virgola fuori posto nelle guidance per trasformare l’entusiasmo in psicodramma collettivo.
Sul fronte macroeconomico, l’Italia continua a vivere nella sua tradizionale terra di mezzo: abbastanza disciplinata da evitare il panico sul suo debito pubblico, ma non abbastanza da conquistare piena fiducia europea. Il rapporto deficit/Pil per il 2025 è stato confermato al -3,1%, quindi appena sopra quella soglia del 3% che avrebbe potuto favorire l’uscita anticipata dalla procedura per deficit eccessivo.
Il ministro delle finanze Giorgetti prevede un deficit al 2,9% nel 2026, 2,8% nel 2027 e 2,5% nel 2028. Quanto alla crescita, il Pil italiano è atteso allo 0,6% nel 2026 e nel 2027, con lieve miglioramento allo 0,8% nel 2028, non esattamente ritmi di crescita da tigre asiatica...
Il mercato obbligazionario, sorprendentemente, non si scompone. Il rendimento del BTP decennale si è mosso tra il 3,76% e il 3,78%, con spread contro il Bund tedesco sceso a 74 punti base.
Negli Stati Uniti il rendimento del Treasury decennale è salito al 4,32%, con un aumento di 4 punti base. Il segretario al Tesoro ha rivelato che diversi alleati petroliferi del Golfo Persico avrebbero chiesto supporto finanziario a Washington per contenere le turbolenze legate alla guerra con l’Iran.
Nel frattempo la Germania prepara una svolta energetica pragmatica: da settembre partiranno le gare d’appalto per nuove centrali a gas, operative entro il 2031. Dopo aver spento il nucleare tre anni fa e mentre si avvia a eliminare il carbone, Berlino ha scoperto una verità piuttosto banale: vento e sole sono splendidi, anche se nelle giornate sbagliate non sempre bastano.
Sul mercato valutario l’euro/dollaro è rimasto stabile a 1,175. L’oro ha chiuso a 4.760 dollari/oncia (+1,0%), mentre il petrolio WTI è salito +2,2% a 92,8 dollari/barile.
Oggi, 23 aprile, i mercati asiatici azionari confermano il clima prudente. Il Brent è tornato sopra 104,4 dollari/barile, mentre i future di Wall Street cedono -0,5% dopo i nuovi record storici di S&P500 e Nasdaq.
Il Nikkei225 ha perso -1% dopo aver superato in mattinata quota 60mila punti. Il CSI300 cinese arretra -0,6%, l’Hang Seng -1%, l’S&P/ASX 200 australiano -0,8% e il Nifty50 indiano -0,7%. In controtendenza il KOSPI coreano (+0,3%), sostenuto dai produttori di chip e dagli ottimi risultati di SK Hinix.
L’oro vale 4.710 dollari/oncia (-0,7%), l’argento 76,50 (-2%), mentre il Bitcoin si assesta a 78.000 dollari dopo il rally del +3,6% di mercoledì.
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I rendimenti storici ricompresi nel presente documento potrebbero essere basati sul back test, ossia la procedura di valutazione di una strategia d’investimento, che viene applicata ai dati storici per simulare quali sarebbero stati i rendimenti di tale strategia. Tuttavia, i rendimenti basati sul back test sono puramente ipotetici e vengono forniti nel presente documento a soli fini informativi. I dati basati sul back test non rappresentano rendimenti effettivi e non devono intendersi come un’indicazione di rendimenti effettivi o futuri.
Mercati in recupero, ma si naviga a vistaSI NAVIGA A VISTA
Wall Street è tornata a salire nella sessione di ieri, recuperando le perdite di inizio settimana. Il rialzo è arrivato in seguito alla decisione del presidente Trump di prolungare la tregua con l’Iran e ai solidi utili aziendali, che hanno sostenuto il sentiment degli investitori.
L’S&P 500, il Nasdaq 100 e il Dow Jones hanno guadagnato circa l’1%, rimanendo vicini ai massimi storici. In particolare, l’S&P 500 ha chiuso a +1,6%, il Nasdaq 100 a +1% e il Dow Jones a +0,7%.
Con il ridursi dei timori di un’escalation militare, l’attenzione degli investitori si è spostata sui risultati societari, soprattutto nel settore tecnologico.
Le borse europee hanno invece mostrato maggiore cautela, penalizzate dalle persistenti incertezze geopolitiche e dalle tensioni legate al comparto energetico.
VALUTE
Sul mercato dei cambi ha prevalso la debolezza della moneta unica, riflesso di un clima di avversione al rischio ancora dominante, alimentato dai timori di un’eventuale escalation militare.
L’EUR/USD è sceso sotto quota 1,1700, con supporti chiave individuati a 1,1650 e 1,1620.
Nel frattempo, l’USD/JPY appare limitato al rialzo, poiché il mercato ritiene probabile la presenza della Bank of Japan in area 160,00, livello ormai non distante.
Di conseguenza, l’EUR/JPY è in fase correttiva, con obiettivi di breve termine in area 186,20.
Il franco svizzero resta forte contro l’euro, con EUR/CHF a 0,9190 e USD/CHF in area 0,7850.
Le valute oceaniche si mantengono stabili sui massimi di periodo. L’AUD/USD tiene le posizioni dopo la pubblicazione del PMI manifatturiero australiano, salito a 51 ad aprile, rispetto al 49,8 del mese precedente.
PETROLIO ANCORA IN RIPRESA
I future sul petrolio WTI sono saliti a circa 94 dollari al barile nella notte, registrando il quarto rialzo consecutivo.
Il movimento riflette i limitati progressi degli sforzi diplomatici tra Stati Uniti e Iran e il fatto che lo Stretto di Hormuz sia rimasto di fatto chiuso.
Teheran continua a esercitare il controllo sulla via navigabile, limitando quasi completamente il traffico internazionale e, secondo alcune fonti, avrebbe aperto il fuoco contro navi mercantili nel corso della settimana.
Allo stesso tempo, gli Stati Uniti mantengono il blocco dei porti iraniani per aumentare la pressione sulla Repubblica islamica, una mossa che Teheran ha denunciato come una violazione del cessate il fuoco.
Nel frattempo, il presidente Donald Trump ha dichiarato che l’attuale tregua resterà in vigore a tempo indeterminato, in attesa di una proposta di pace rivista da parte dell’Iran, sebbene Teheran abbia indicato di non essere intenzionata a impegnarsi in colloqui nel breve termine.
EUROZONA, DEFICIT/PIL IN CALO
Il rapporto deficit pubblico/PIL dell’Eurozona è sceso al 2,9% nel 2025, in lieve miglioramento rispetto al 3,0% rivisto del 2024.
Tuttavia, sette Stati membri continuano a superare il limite del 3% imposto dall’UE. Belgio (-5,2%) e Francia (-5,1%) hanno registrato i disavanzi più elevati.
Tra le principali economie, il deficit dell’Italia si è ridotto al 3,1%, rispetto al 3,4% del 2024, ma è rimasto sopra la soglia UE, vanificando le speranze di uscire dalla procedura disciplinare prima delle elezioni del 2027.
Germania (-2,7%), Spagna (-2,4%) e Paesi Bassi (-1,6%) si sono invece mantenuti al di sotto del limite.
Per l’Unione europea nel suo complesso, il rapporto deficit/PIL è rimasto invariato al 3,1%, con Romania (-7,9%) e Polonia (-7,3%) che hanno registrato i disavanzi maggiori.
Guardando al futuro, si prevede un aumento dell’indebitamento nel corso dell’anno, poiché i governi europei incrementeranno la spesa militare, mentre le imprese dovranno affrontare costi energetici più elevati a seguito degli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran.
Nel frattempo, la fiducia dei consumatori nell’area euro è diminuita di 4,3 punti rispetto al mese precedente, attestandosi a -20,6 ad aprile 2026, il livello più basso da dicembre 2022. Il dato riflette la crescente cautela delle famiglie in un contesto economico incerto.
Le aspettative di rialzi dei tassi da parte della BCE si sono pertanto leggermente ridotte di recente, sebbene i mercati continuino a prezzare due aumenti entro la fine dell’anno.
Nell’Unione europea nel suo complesso, anche la fiducia dei consumatori è calata di 4,2 punti, scendendo a -19,4. In entrambi i casi, i livelli restano ben al di sotto delle medie di lungo periodo.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
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Tregua USA-Iran, mercati cauti e dollaro fortePER ORA LA TREGUA REGGE
Le tensioni geopolitiche restano al centro dell’attenzione dei mercati. Per il momento, fortunatamente, sembra aver prevalso ancora una volta il buon senso.
Il presidente Trump ha infatti dichiarato l’intenzione di estendere la tregua fino a quando non verrà presentata la proposta di pace iraniana e le discussioni non saranno concluse, in un modo o nell’altro.
Questo ha chiaramente riportato una certa serenità sui mercati, anche se va ricordato come Trump abbia spesso abituato gli operatori a repentini cambiamenti di posizione.
Per ora, tuttavia, la tregua sembra reggere.
Nella giornata di ieri, lo stesso presidente, intervenendo in un’intervista alla CNBC, aveva affermato che gli Stati Uniti si trovavano in una “forte posizione negoziale” con l’Iran, dichiarandosi fiducioso che Washington possa alla fine raggiungere un “ottimo accordo” con Teheran.
WALL STREET RALLENTA
Wall Street ha chiuso la sessione di martedì 21 aprile 2026 in territorio negativo, invertendo la rotta dopo un avvio di giornata promettente.
Nonostante l’apertura positiva, gli indici hanno infatti terminato la seduta in calo, penalizzati dall’incertezza legata ai negoziati tra Stati Uniti e Iran e dal nuovo aumento dei prezzi energetici.
Il Dow Jones ha chiuso in flessione dello 0,45%, nonostante l’apertura in rialzo. L’S&P 500 ha terminato la seduta in calo di circa lo 0,2%, mentre il Nasdaq ha subito la pressione del settore tecnologico, chiudendo in ribasso dopo un timido progresso iniziale dello 0,11%.
VALUTE
Il dollaro ha ripreso a rafforzarsi nella notte, con l’indice che si è mantenuto sopra quota 98,0 dopo i guadagni della sessione precedente.
Il movimento è arrivato in seguito al fallimento dei piani per un secondo round di colloqui di pace, evento che ha incrementato la domanda di valuta rifugio.
Secondo alcune fonti, il vicepresidente J.D. Vance avrebbe annullato un viaggio programmato a Islamabad per i negoziati, dopo che Teheran avrebbe comunicato agli Stati Uniti, tramite il Pakistan, la propria assenza all’incontro. L’Iran ha inoltre dichiarato che non riaprirà lo Stretto di Hormuz fintanto che la Marina statunitense continuerà a intercettare le navi.
Nel frattempo, il presidente Donald Trump ha esteso l’attuale cessate il fuoco, affermando che sospenderà ulteriori attacchi fino a quando l’Iran non presenterà una nuova proposta e i colloqui non saranno conclusi.
Sul fronte politico, il candidato alla Federal Reserve Kevin Warsh si è impegnato a mantenere l’indipendenza dalla Casa Bianca, annunciando l’intenzione di portare avanti ampie riforme. Una posizione considerata più restrittiva di quanto previsto dai mercati.
In ambito valutario, l’EUR/USD è vicino al supporto di area 1,1720, mentre anche il cable è sceso intorno a 1,3500. L’USD/JPY è tornato sopra quota 159,30 dopo i dati record sull’export giapponese. Le valute oceaniche consolidano al rialzo.
GOLD
L’oro ha tentato, per ora senza successo, di superare quota 4.750 dollari l’oncia, recuperando comunque parte delle perdite della sessione precedente.
Il rimbalzo è arrivato dopo la decisione del presidente Donald Trump di estendere il cessate il fuoco con l’Iran, nonostante il fallimento dei piani per un secondo round di negoziati di pace.
Ciononostante, il metallo prezioso resta in calo di quasi il 10% dall’inizio del conflitto. Ulteriori pressioni sono arrivate a seguito dell’audizione di conferma al Senato del candidato alla presidenza della Federal Reserve, Kevin Warsh, che si è impegnato ad agire in modo indipendente.
Warsh ha auspicato un nuovo quadro di riferimento per affrontare l’inflazione persistente, senza tuttavia fornire dettagli operativi.
GIAPPONE, EXPORT RECORD
Le esportazioni giapponesi sono aumentate dell’11,7% su base annua, raggiungendo il record di 11.003 miliardi di yen a marzo 2026.
Il dato ha superato le previsioni di mercato, fissate all’11%, e segue il +4,0% registrato a febbraio. Si tratta del settimo mese consecutivo di crescita delle esportazioni, trainata soprattutto dall’aumento delle spedizioni verso i principali partner commerciali.
In particolare, si registrano forti incrementi verso Cina (+17,7%), Hong Kong (+7,6%), Taiwan (+27,1%), ASEAN (+19,7%), Unione Europea (+18,2%) e India (+8,5%).
La debolezza del tasso di cambio ha inoltre contribuito in modo significativo alla ripresa dell’export. Le vendite verso gli Stati Uniti sono cresciute del 3,4%, segnando il primo aumento in quattro mesi, grazie all’attenuarsi delle difficoltà legate ai dazi imposti dal presidente Trump.
Al contrario, le spedizioni verso la Russia sono diminuite del 9,4%, mentre quelle verso il Medio Oriente sono crollate del 45,9% a causa delle interruzioni legate alla guerra con l’Iran.
USA, VENDITE AL DETTAGLIO
Negli Stati Uniti, le vendite al dettaglio sono aumentate bruscamente dell’1,7% a marzo 2026, superando le attese di mercato fissate all’1,4%, dopo un incremento rivisto al rialzo dello 0,7% a febbraio.
Si tratta della crescita più sostenuta da marzo 2025, trainata principalmente da un aumento record del 15,5% degli incassi delle stazioni di servizio, dovuto all’impennata dei prezzi del carburante in seguito all’escalation del conflitto con l’Iran.
Nonostante l’aumento dei prezzi alla pompa, la spesa dei consumatori è rimasta solida nella maggior parte delle categorie, probabilmente sostenuta da rimborsi fiscali superiori alla media.
Le vendite al dettaglio core, al netto dei settori più volatili, sono aumentate dello 0,7%, superando ampiamente le previsioni dello 0,2%.
WARSH
Kevin Warsh, indicato dal presidente Donald Trump per la guida dellahi Federal Reserve, ha ribadito la necessità di definire un nuovo quadro di politica monetaria per affrontare un’inflazione che rimane persistente.
Lo ha dichiarato durante l’audizione di conferma davanti alla Commissione bancaria del Senato, un passaggio che gli osservatori definiscono già come uno dei più delicati e potenzialmente conflittuali degli ultimi decenni.
Warsh ha espresso “profonda gratitudine” per la fiducia ricevuta, richiamando al contempo i due pilastri del mandato della banca centrale statunitense: piena occupazione e stabilità dei prezzi.
Nel corso della testimonianza, il candidato ha inoltre sottolineato di essere “assolutamente convinto” della necessità di preservare l’indipendenza della Federal Reserve dalla politica, tema centrale nel dibattito in vista della sua possibile nomina.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
Il dollaro USA ha perso il treno!Il dollaro statunitense aveva tutte le ragioni per apprezzarsi sul mercato FX alla luce degli eventi geopolitici in Medio Oriente. Ma dopo un rialzo iniziale fino al 20 marzo, ha rapidamente ripreso la strada al ribasso senza fornire alcun segnale tecnico di inversione rialzista. Perché è così debole anche nell’attuale contesto di rischio geopolitico sistemico, mentre il mercato non prevede tagli dei tassi della Fed ancora per molto tempo?
Il dollaro statunitense aveva tutte le carte in regola per rafforzarsi nelle ultime settimane. In un contesto di tensioni geopolitiche in Medio Oriente e di ripresa dell’inflazione negli Stati Uniti, il biglietto verde avrebbe dovuto svolgere pienamente il suo ruolo di bene rifugio. Tanto più che il mercato non prevede ormai alcun taglio dei tassi da parte della Federal Reserve prima della fine del 2027, un fattore tradizionalmente favorevole alla valuta. Eppure, dopo un rialzo iniziale fino al 20 marzo, il dollaro ha rapidamente cancellato i suoi guadagni, tornando vicino al punto di partenza. Questa mancanza di reazione rialzista, nonostante un contesto apparentemente favorevole, rappresenta un segnale forte: qualcosa di più profondo pesa sulla valuta statunitense.
In realtà, diversi fattori macroeconomici neutralizzano questo supporto teorico. Il mercato prevede ora un rallentamento dell’economia americana, con un possibile aumento della disoccupazione e un indebolimento del ciclo di crescita. Inoltre, la disinflazione di fondo prosegue, riducendo la pressione sulla Fed per mantenere una politica restrittiva. Anche se l’inflazione complessiva aumenta a causa del petrolio, si tratta di una cosiddetta “inflazione di bassa qualità”, legata all’offerta, che non sostiene in modo duraturo la valuta. In questo contesto, le aspettative sui tassi reali diminuiscono, indebolendo meccanicamente il dollaro sul mercato dei cambi.
Il grafico seguente mostra i principali fattori fondamentali che pesano sul dollaro e che hanno neutralizzato il suo ruolo di bene rifugio di fronte al rischio geopolitico.
A ciò si aggiunge una svolta importante nella politica monetaria. Il mercato ritiene che il picco dei tassi di interesse sia ormai stato raggiunto, ponendo fine al principale motore strutturale del rialzo del dollaro negli ultimi anni. La prospettiva di una Fed più accomodante, incarnata dall’arrivo di Kevin Warsh alla guida della Fed, rafforza questa dinamica. Parallelamente, le finanze pubbliche statunitensi suscitano crescenti preoccupazioni. L’esplosione del debito e l’ampiezza del deficit di bilancio pongono un problema di sostenibilità nel lungo periodo, pesando sulla credibilità del dollaro. Questa situazione implica un bisogno crescente di finanziamento esterno, rendendo gli Stati Uniti dipendenti dai capitali esteri.
Infine, i flussi internazionali e le dinamiche strutturali svolgono un ruolo chiave in questa debolezza persistente. Si osserva una rotazione dei capitali verso altre aree, in particolare l’Europa e i mercati emergenti, ritenuti più attraenti in termini di valutazione. Anche le banche centrali stanno diversificando le loro riserve, riducendo progressivamente la loro dipendenza dal dollaro. Questo fenomeno si inserisce in una tendenza più ampia di de-dollarizzazione, trainata in particolare dalla Cina e dai paesi BRICS. In questo contesto, persino il rischio geopolitico non è più sufficiente a sostenere duraturamente il biglietto verde.
Dal punto di vista dell’analisi tecnica, nonostante divergenze rialziste di momentum sul timeframe settimanale, il dollaro USA non ha confermato un segnale di inversione rialzista simile a quello della primavera 2018 e dell’autunno 2021. L’incapacità del dollaro (DXY) di superare la resistenza chiave a 101/102 lo mantiene in una configurazione tecnica ribassista in atto dalla fine del 2022. L’evoluzione della tendenza quest’anno dipenderà dalle decisioni che la Federal Reserve prenderà nelle prossime settimane.
Il grafico seguente mostra le candele giapponesi settimanali del dollaro rispetto a un paniere di valute principali (DXY). La resistenza chiave a 101/102 non è stata superata.
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SP500 Index. Se rompe il box viene giùL’immagine mostra due grafici: sopra l’S&P 500 indice, sotto il future. E il riferimento operativo più pulito resta il livello di apertura di venerdì 17 aprile in area 7084,86 dell'indice SPX. Se rompe in modo deciso quell’area, il movimento può estendersi verso 7040, che sul future corrisponde grossomodo alla zona 7074 che hai evidenziato nel grafico.
Sul grafico superiore il prezzo sta ancora lavorando sotto una struttura di breve che rende il livello di apertura un punto tecnico importante. La rottura di quel riferimento avrebbe senso anche come conferma di debolezza, perché aprirebbe spazio verso il target inferiore indicato dalla gap up lasciato aperto in apertura' venerdì scorso.
Nel grafico inferiore, l’area volumetrica del grafico S&P 500, cerchiata di bianco, rappresenta il target del movimento, perché il POC di riferimento, che in questo momento si colloca a 7075 sul future S&P, agisce come una vera e propria calamita per il movimento ribassista. Proprio per questo la discesa verso la fascia 7074 sul future e 7040 sull’indice appare una cornice operativa coerente.
In sintesi, il livello da monitorare è 7084,86 sull’indice: sopra di esso il rimbalzo resta vivo, sotto di esso aumenta la probabilità di una continuazione ribassista verso 7040 sull’indice e la corrispondente area 7074 sul future.
WisdomTree - Tactical Daily Update - 21.04.2026Mercati «costruttivi» attendono novità su possibile soluzione USA - Iran.
BCE descrive come «enorme» lo shock energetico causato dalla guerra.
Il prezzo del petrolio è in moderato calo, dopo il nuovo spike di ieri.
Sul monetario si nota la debolezza del US$, col cross vs Euro vicino a 1,18.
La seduta del 20 aprile è stata dominata da un ritorno dell’avversione al rischio, con i mercati finanziari nuovamente scossi dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
Il sequestro da parte degli Stati Uniti di una nave battente bandiera iraniana nel Golfo dell’Oman, primo utilizzo noto della forza dall’introduzione del blocco sullo stretto di Hormuz, ha riacceso i timori su possibili interruzioni prolungate dell’offerta energetica globale.
In questo contesto, le Borse europee hanno chiuso in territorio negativo, riflettendo il peggioramento del sentiment: Francoforte ha ceduto l’1,15%, Parigi l’1,12%, mentre Londra ha limitato le perdite allo 0,59%. Il movimento riflette non solo il rischio geopolitico, ma anche la crescente sensibilità degli investitori all’evoluzione dei prezzi energetici e alle implicazioni per la politica monetaria.
Sul fronte delle materie prime, si è assistito a un nuovo rialzo di petrolio e gas, con conseguenti pressioni al rialzo sulle aspettative di inflazione. Questo ha contribuito a spingere verso l’alto i rendimenti dei titoli di Stato, mentre i mercati hanno iniziato a riconsiderare la possibilità di una postura più restrittiva da parte delle principali banche centrali.
In questo quadro si inseriscono le dichiarazioni di Christine Lagarde, che ha definito lo shock sull’offerta energetica “enorme”, stimando una perdita netta di circa 13 milioni di barili al giorno prima dell’intervento statunitense.
Tuttavia, Lagarde ha sottolineato come, almeno per ora, i prezzi energetici non abbiano ancora raggiunto livelli coerenti con uno scenario macroeconomico avverso delineato dalla .
Il messaggio della BCE resta quindi improntato alla cautela. L’istituto ribadisce un approccio data-dependent, evidenziando la necessità di raccogliere ulteriori informazioni prima di trarre conclusioni definitive di politica monetaria.
Allo stesso tempo, Lagarde ha confermato con chiarezza l’obiettivo di riportare l’inflazione al 2% nel medio termine, sottolineando che la banca centrale è pronta ad agire “come richiesto dalla situazione”. Un ulteriore elemento chiave riguarda il coordinamento con le politiche fiscali, con l’invito ai governi a implementare misure mirate e temporanee per mitigare l’impatto dei rincari energetici senza alimentare ulteriormente le pressioni inflazionistiche.
La giornata del 21 aprile mostra invece un parziale miglioramento del clima di mercato, in particolare nell’area Asia-Pacifico, dove prevale un cauto ottimismo legato alla possibilità di una ripresa dei negoziati con l’Iran in vista della scadenza del cessate il fuoco. I listini azionari si muovono in ordine sparso ma con un bias positivo.
Il Kospi coreano si distingue con un rialzo superiore al 2%, raggiungendo un nuovo massimo storico, trainato dal comparto tecnologico e, in particolare, dai titoli legati all’intelligenza artificiale. Tra questi spiccano SK Hynix, che ha beneficiato dell’annuncio di nuovi investimenti in memorie avanzate per chip AI, e Samsung, anch’essa in territorio positivo.
Performance positiva anche per il Nikkei giapponese (+1,2%), mentre il quadro resta più contrastato in Cina, con il CSI 300 in lieve calo (-0,3%) e Hong Kong sostanzialmente invariata. Nel complesso, la regione riflette una combinazione di fattori: da un lato il sostegno del settore tecnologico globale, dall’altro l’incertezza geopolitica ancora elevata.
Sul fronte delle commodity, il petrolio mostra segnali di stabilizzazione, con il Brent in calo dell’1% a 94,5 dollari al barile, sulla scia delle aspettative di un possibile progresso diplomatico. Anche il gas naturale europeo (TTF) registra una discesa significativa, scivolando sotto i 40 €/MWh, avvicinandosi ai livelli precedenti all’escalation del conflitto.
Nel mercato valutario, il cambio euro/dollaro resta relativamente stabile in area 1,178, con il ridimensionamento della domanda di dollaro come bene rifugio in presenza di un cauto miglioramento del sentiment globale.
Negli Stati Uniti, l’attenzione degli investitori si concentra sulla governance della Federal Reserve, tema che sta assumendo crescente rilevanza per i mercati. La candidatura di Kevin Warsh alla presidenza della banca centrale ha riacceso il dibattito sull’indipendenza dell’istituto.
Alcuni esponenti del Partito Repubblicano si sono dichiarati pronti a bloccarne la nomina fino al ritiro della causa contro il chairman della FED uscente Jerome Powell, considerata potenzialmente dannosa per la credibilità della Fed.
I rendimenti dei Treasury decennali si attestano intorno al 4,24%, riflettendo un equilibrio delicato tra rischi inflazionistici, aspettative di crescita e incertezza politica. Anche in Europa, il mercato obbligazionario resta sotto osservazione, con il BTP decennale al 3,72%.
Nel complesso, il messaggio che emerge dalle banche centrali è di attesa vigile: l’evoluzione dello scenario energetico e geopolitico sarà determinante per le prossime decisioni di politica monetaria. Per ora, i mercati sembrano scommettere su uno shock temporaneo, ma il grado di incertezza resta elevato.
Infine, sul fronte delle criptovalute, Bitcoin il registra una lieve flessione (-0,5% a 75.900 dollari), dopo i recenti guadagni. Nonostante afflussi positivi negli ETF istituzionali, il sentiment degli investitori retail rimane prudente nel breve termine, segnalando una preferenza ancora marcata per asset più tradizionali come azioni e oro.
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S&P 500: recupero impulsivo oltre 7.100 a difesa del breakoutLa capacità del S&P 500 (US500 - CFD Pepperstone) di consolidare stabilmente sopra 6.994–7.000 punti sarà decisiva per capire se il recupero dai minimi strutturali di inizio aprile evolve in una nuova gamba impulsiva verso 7.300–7.500 oppure resta un rimbalzo tecnico da ricopertura in un contesto macro ancora sotto pressione geopolitica e incertezza sulle politiche commerciali globali.
Il 21 aprile 2026 lo S&P 500 ha vissuto una fase di consolidazione rialzista nella parte alta del canale ascendente costruito dai minimi di inizio aprile, con il CFD Pepperstone US500 che quota in area 7.128,5 punti (+0,11% vs chiusura precedente, +7,9 punti), range intraday 7.119,4–7.134,9 e massimo recente a 7.151,9.
Il recupero complessivo dai minimi strutturali di 6.311,6, segnati nella prima settimana di aprile, supera gli 820 punti in meno di tre settimane — un movimento che per ampiezza e velocità richiama le grandi fasi di ricopertura short tipiche dei rimbalzi impulsivi post-correzione.
Il SuperTrend giornaliero è in configurazione "Up Trend" a 6.847,3 e la SMA di riferimento si attesta a 6.994,3, entrambi distanziati positivamente dal prezzo corrente, a conferma di una struttura direzionale rialzista intatta. L'RSI giornaliero a 73,57 (RSI-based MA: 61,73) descrive una condizione di ipercomprato coerente con un impulso reale, ma che aumenta il rischio di pullback tecnici rapidi nelle prossime sessioni. Il VIX quota 20,83, in lieve riduzione, segnalando una normalizzazione della volatilità implicita rispetto ai picchi di inizio aprile, mentre il Dollar Index (USDX) si mantiene a 98,156, elemento di supporto neutro per i mercati azionari USA.
Contesto attuale: dove si trova il prezzo (CFD Pepperstone S&P 500 US500)
Il CFD Pepperstone US500, che replica il cash price dello S&P 500 derivato dai liquidity provider a partire dal future E‑Mini front-month, quota il 21 aprile 2026 in area 7.128,5 punti, con apertura a 7.119,6, massimo intraday a 7.134,9 e minimo a 7.119,4. Il prezzo si trova nella parte alta del canale rialzista di breve costruito dai minimi strutturali di aprile, con la candela corrente che consolida sotto il massimo recente di 7.151,9, primo livello di offerta statica identificabile sul grafico daily.
La seduta del 7 aprile aveva già mostrato segnali di tenuta sulla soglia critica in area 6.311,6 — il minimo strutturale più significativo visibile sul grafico, corrispondente al bottom della correzione di marzo–aprile 2026 — trasformando quell'area nella base di lancio del rimbalzo impulsivo delle settimane successive. Da quel livello lo S&P 500 ha superato in rapida sequenza le resistenze statiche a 6.500, 6.800, 7.000 e 7.100, con la trendline ribassista del canale correttivo partito dai massimi di febbraio violata con decisione al rialzo e trasformata in supporto dinamico. Il movimento non viene trattato dal mercato come un semplice picco di liquidità isolato: le ricoperture short aggressive e la tenuta dei minimi su ogni tentativo di pullback segnalano che la pressione direzionale rialzista è strutturalmente attiva anche nelle sessioni di consolidamento.
Struttura di fondo: trend rialzista riaccelerato dal recupero tecnico (CFD Pepperstone S&P 500)
Su orizzonte plurimensile, lo S&P 500 mostrava già prima del rimbalzo di aprile 2026 un bull trend di lungo periodo ben strutturato: la correzione di febbraio–aprile, pur significativa in termini di punti ceduti, si è configurata come una fase distributiva all'interno di un ciclo rialzista più ampio, contenuta dalla tenuta del supporto strutturale in area 6.311,6 che ha impedito una degenerazione ribassista più profonda. Il superamento progressivo delle resistenze statiche intermedie ha costruito una nuova sequenza di minimi e massimi crescenti, con la trendline discendente del canale correttivo di lungo periodo finalmente violata al rialzo e trasformata in supporto dinamico.
La struttura fondamentale rafforza questa lettura: lo S&P 500, pur avendo una composizione settoriale più diversificata rispetto al Nasdaq 100 e un rapporto Costo del Venduto/Ricavi intorno al 65% — che lo rende più sensibile ai costi delle importazioni rispetto ai pure-tech — beneficia della resilienza dei settori difensivi, finanziari e industriali e di una crescita degli utili 2026 attesa ancora positiva e superiore al consensus iniziale. In questo quadro, la fascia 6.000–6.300 viene riassorbita come area di accumulazione completata, lasciando spazio a correzioni tecniche anche violente ma ancora pienamente "in trend" finché le medie lente restano orientate positivamente.
La logica della nuova fascia 6.800–7.300 sul CFD Pepperstone S&P 500 (US500)
La vecchia fascia 6.300–6.600 si è trasformata in zona di breakout confermata; il nuovo "laboratorio" di contrattazione tra compratori e venditori sul CFD US500 Pepperstone è ora centrato tra 6.800 e 7.300 punti. È qui che si decide se il mercato consoliderà il recupero dai minimi di aprile per un allungo verso 7.300–7.500 o se tornerà a riassorbire parte del movimento in direzione dei supporti primari a 6.847–6.600.
• Resistenza immediata 7.151,9–7.200 punti: massimo recente della sessione corrente e primo livello di offerta statica visibile sul grafico daily; una chiusura daily stabile sopra 7.151,9 consoliderebbe il breakout e aprirebbe spazio verso 7.300 e la successiva zona psicologica di 7.500. È il livello discriminante di breve da monitorare nelle prossime sessioni.
• Resistenza secondaria 7.300–7.500 punti: target dell'impulso rialzista attivo e zona di price discovery verso i massimi storici precedenti; area in cui diversi desk individuano livelli per prese di profitto tattiche e coperture di portafoglio dopo l'accelerazione di aprile, senza però che questo comprometta la struttura direzionale rialzista di fondo.
• Supporto primario 6.994,3–7.000 punti: livello attuale della SMA di riferimento e soglia psicologica tonda; primo cuscinetto di supporto dinamico post-impulso e livello chiave per i compratori di medio periodo; un pullback verso questa fascia, se rispettato in chiusura daily, offrirebbe punti di ingresso long tattici verso 7.150–7.300 senza compromettere la struttura rialzista.
• Supporto secondario 6.847,3–6.900 punti: livello attuale del SuperTrend "Up Trend" giornaliero; finché le chiusure restano sopra il SuperTrend, la struttura rialzista rimane tecnicamente integra e i pullback verso questa fascia andrebbero considerati opportunità di ingresso per strategie long di medio periodo, non segnali di inversione.
• Supporto strutturale 6.500–6.600 punti: area di consolidamento intermedio della prima fase del rimbalzo di aprile e zona di ex resistenza trasformata in supporto; un rientro tecnico su quest'area senza rotture decise rafforzerebbe il segnale di breakout e offrirebbe punti di ingresso long più conservativi verso 7.000–7.150.
• Supporto critico 6.311,6 punti: base dell'impulso rialzista attivo e minimo strutturale di aprile 2026; solo una discesa stabile sotto questo livello comprometterebbe la struttura rialzista di fondo e segnalerebbe un esaurimento del momentum, riaprendo il corridoio 6.000–6.300 e rendendo necessaria una revisione dello scenario di medio periodo.
Struttura tecnica: trend, momentum e livelli chiave sul CFD Pepperstone S&P 500
La struttura degli indicatori sul CFD US500 Pepperstone, ricostruita sull'indice cash SPX e sui future E‑Mini da cui Pepperstone deriva il prezzo del CFD, mostra una configurazione rialzista accelerata: con la quotazione corrente in area 7.128,5, il prezzo si è distanziato nettamente dalla SMA a 6.994,3 e dal SuperTrend a 6.847,3, confermando la distanza tipica di un trend direzionale forte. La violazione rialzista della trendline del canale discendente di lungo periodo, visibile con chiarezza sul grafico daily nelle candele verdi di accelerazione di aprile, aggiunge qualità tecnica alla struttura rialzista, trasformando quella resistenza dinamica in supporto.
Gli oscillatori di momentum descrivono una condizione tirata ma coerente con un rally impulsivo reale: l'RSI giornaliero a 73,57 con RSI-based MA a 61,73 è tipico di una fase di ricopertura aggressiva di short e di ingresso di nuovo denaro orientato al momentum. Allo stesso tempo, un RSI in zona 73–75 su timeframe daily aumenta il rischio di pullback tecnici rapidi verso l'area 7.000–6.850, che però non comprometterebbero la struttura rialzista di fondo se rispettati in chiusura. Il VIX a 20,83, in calo rispetto ai picchi di inizio aprile, segnala una normalizzazione della volatilità implicita coerente con una fase di consolidamento post-impulso piuttosto che con una nuova ondata di vendite.
La mappa operativa dei livelli chiave sul CFD US500 Pepperstone diventa quindi chiara: sopra 7.151,9–7.200 il mercato può estendere verso 7.300–7.500; tra 6.994,3 e 7.000 si colloca il primo cuscinetto di supporto post-impulso; tra 6.847,3 e 6.900 passa il SuperTrend, discriminante tra struttura rialzista integra e primo segnale di indebolimento del momentum; sotto 6.311,6 il trend rialzista attivo risulterebbe in esaurimento e si riaprirebbe il corridoio 6.000–6.300.
Scenari operativi sulla fascia 6.800–7.300 (S&P 500 CFD Pepperstone US500)
Scenario di continuazione rialzista e tenuta dei mercati: se nelle prossime sedute non dovessero emergere shock aggiuntivi sul fronte macro o geopolitico e il mercato continuerà a metabolizzare positivamente i risultati societari del Q1 2026 e i dati macroeconomici, il CFD US500 potrà mantenersi sopra 7.000 e puntare alla resistenza in area 7.151,9–7.200, con possibile estensione verso 7.300–7.500 in presenza di catalizzatori positivi come dati occupazionali solidi, segnali di distensione commerciale o guidance costruttiva dalle aziende a maggiore capitalizzazione dell'indice. In questo quadro, i modelli trend-following continuerebbero a leggere il mercato come "strong buy on dips", con ricoperture di short a sostenere ogni ritracciamento verso 7.000–6.850 e strategie long privilegiate rispetto alle vendite anticipate sul top.
Scenario di pullback tecnico ed escalation di rischio macro: se invece dovessero intensificarsi le tensioni geopolitiche, arrivare sorprese negative dagli utili del Q1 o deteriorarsi il quadro macro globale con impatto sulle aspettative di crescita degli utili 2026, il premio di valutazione accumulato potrebbe iniziare a rientrare e il CFD US500 potrebbe ritracciare prima verso 7.000–6.994,3 (SMA), poi verso 6.847,3 (SuperTrend) e, in caso di correzione più estesa, verso 6.600–6.500. Solo una discesa stabile sotto il minimo strutturale di 6.311,6 comprometterebbe la struttura dell'impulso rialzista attivo e aprirebbe spazio a una revisione ribassista più profonda verso 6.000–6.100, area in cui diversi desk collocano i primi obiettivi di profit-taking per strategie short costruite sopra 7.000, senza però intaccare il bull trend pluriennale finché le medie lente restano in pendenza positiva.
In definitiva, la fascia 6.800–7.300 sul CFD Pepperstone US500 rappresenta il nuovo pivot del mercato azionario USA: la capacità dei prezzi di restare sopra 6.994,3–7.000 in chiusura daily dopo il recupero impulsivo dai minimi di aprile 2026 sarà il segnale chiave per distinguere tra un'estensione rialzista verso 7.300–7.500 e un semplice rimbalzo tecnico destinato a rientrare parzialmente nel range precedente.
Il materiale fornito in questo contesto non è stato redatto secondo i requisiti legali destinati a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e, pertanto, è considerato una comunicazione di marketing. Non è soggetto a divieti di negoziazione prima della divulgazione della ricerca d’investimento, ma non cercheremo di trarne vantaggio prima di fornirlo ai nostri clienti.
Pepperstone non garantisce che le informazioni qui fornite siano accurate, aggiornate o complete e pertanto non dovrebbero essere considerate come tali. Queste informazioni, provenienti da terzi o meno, non devono essere interpretate come una raccomandazione, un’offerta di acquisto o vendita, o una sollecitazione all’acquisto o vendita di alcun titolo, prodotto finanziario o strumento, né come invito a partecipare a una specifica strategia di trading. Non tengono conto della situazione finanziaria o degli obiettivi d’investimento dei lettori. Consigliamo a chiunque legga questo contenuto di cercare una consulenza personale. La riproduzione o la ridistribuzione di queste informazioni non è consentita senza l’approvazione di Pepperstone.
Nasdaq: e dopo il “Massive Gap Up" cosa facciamo?Nasdaq: gap up riassorbito, nuovo pivot sopra 26.000
La capacità del Nasdaq (NAS100 - CFD Pepperstone) di mantenere chiusure stabili sopra 26.100 – 26.300 punti sarà ora decisiva per capire se l’impulso partito dai minimi di inizio aprile evolve in un’ulteriore gamba rialzista verso 27.000 o se resta un rimbalzo esteso all’interno di un contesto macro ancora fragile sul fronte geopolitico ed energetico.
Contesto attuale: dove si trova il prezzo (CFD Pepperstone Nasdaq NAS100)
Alla data del 21 aprile 2026 il Nasdaq 100 cash oscilla nell’area 26.600–26.700 punti dopo aver chiuso il 20 aprile a 26.590,34, in leggero arretramento rispetto ai massimi recenti ma ancora ben al di sopra dei livelli di inizio mese sotto 24.000.
La price action delle ultime sedute mostra un mercato che, dopo l’accelerazione di inizio aprile, sta consolidando in un range relativamente stretto sopra 26.300, con minimi del 20 aprile in area 26.412 che confermano la presenza di compratori su ogni pullback verso la parte bassa del canale ascendente.
Il CFD NAS100 Pepperstone, che replica il cash price del Nasdaq 100 derivato dai future E‑Mini front‑month, riflette coerentemente questa dinamica con quotazioni in tempo reale nell’intorno di 26.600 e spread contenuti, mantenendo un delta sostanzialmente neutro rispetto al future salvo le normali differenze legate a rollover e orari di contrattazione.
La gamba rialzista partita dal minimo del 2–7 aprile in area 23.500–23.800 ha prodotto un allungo di oltre 3.000 punti in meno di tre settimane, recuperando rapidamente la debolezza di fine marzo e proiettando l’indice su nuovi massimi storici marginali rispetto al picco di ottobre 2025.
Struttura di fondo: trend rialzista esteso ma ancora intatto
Su orizzonte plurimensile il Nasdaq 100 è inserito in un bull trend ben strutturato, con un minimo significativo a inizio aprile in area 23.500–23.800 che ha completato una correzione intermedia all’interno del trend partito dai minimi del 2022.
Da quel livello il mercato ha superato in sequenza le resistenze statiche intermedie a 24.500, 25.000 e 26.000 punti, costruendo una serie di massimi e minimi crescenti e violando al rialzo il lato superiore di un canale correttivo discendente che conteneva il movimento da febbraio a fine marzo.
Le analisi macro di aprile evidenziano come la fase attuale sia sostenuta da una combinazione di crescita degli utili attesa particolarmente robusta per il comparto tech e da un posizionamento ancora non estremo sul lato retail, con molte case che stimano per il 2026–2027 una crescita utili del Nasdaq 100 superiore di 10–15 punti percentuali rispetto all’S&P 500.
In questo contesto la fascia 23.000–23.500 viene assorbita come area di accumulazione completata, mentre sopra 25.000 la discussione si sposta più sulla sostenibilità delle valutazioni che non sulla tenuta del trend, lasciando comunque spazio a correzioni violente ma ancora inquadrabili come movimenti “in trend” finché le medie lente restano orientate positivamente.
Nuova fascia 25.500–27.000 sul CFD Pepperstone Nasdaq (NAS100)
La vecchia fascia di equilibrio tra 23.500 e 25.000 è ormai stata trasformata in zona di breakout confermato ed il nuovo “laboratorio” di contrattazione tra compratori e venditori sul Nasdaq (CFD Pepperstone NAS100) è centrato tra 25.500 e 27.000 punti.
È all’interno di questa fascia che il mercato deciderà se consolidare l’accelerazione partita dai minimi di aprile per tentare estensioni verso 27.300–27.500 o se tornare a riassorbire parte del movimento in direzione dei supporti primari nell’area 25.000–24.500.
Principali livelli operativi attuali (NAS100 CFD Pepperstone, riferiti al cash NDX):
• Resistenza immediata 26.776–27.000 punti: area del massimo relativo indicata dai desk tecnici come primo target dell’impulso partito dal minimo del 7 aprile (cluster di proiezioni Fibonacci e parte alta del canale ascendente); una chiusura daily stabile sopra 26.776 aprirebbe spazio verso 27.140–27.380.
• Resistenza secondaria 27.140–27.380 punti: zona individuata da diverse analisi wave come possibile terminale dell’attuale onda rialzista minore, corrispondente a un’estensione di Fibonacci dell’impulso da 23.511 e alla parte alta del canale di breve tracciato dai minimi di aprile.
• Supporto primario 26.288–26.140 punti: area di gap‑down e successiva tenuta del 20 aprile, indicata da vari desk come pivot di breve; finché le chiusure rimangono sopra questa fascia, il mercato mantiene una struttura di “bullish acceleration” con pullback considerati opportunità di ingresso long.
• Supporto secondario 25.500–25.800 punti: vecchia area di breakout di metà aprile, coincidente con i massimi precedenti e con il passaggio delle prime medie mobili di trend; un rientro tecnico su questa fascia, se non accompagnato da volumi distribuitivi, sarebbe coerente con un normale consolidamento dopo l’extra‑performance di inizio mese.
• Supporto strutturale 23.800–23.500 punti: base dell’impulso wave attivo e zona del minimo del 7 aprile; solo una discesa stabile sotto 23.500 aprirebbe il corridoio 22.000–23.000 e segnalerebbe un esaurimento dell’onda rialzista in essere, riportando lo scenario su una correzione intermedia più profonda.
Struttura tecnica: trend, momentum e livelli chiave sul CFD Pepperstone Nasdaq
La configurazione delle medie mobili sul Nasdaq 100 mostra un’impostazione marcatamente rialzista: il prezzo viaggia stabilmente sopra le medie a 20, 50 e 200 giorni, con la 20 giorni in fase di potenziale incrocio rialzista sopra le medie più lente, tipica di una fase di accelerazione direzionale.
Il distacco tra prezzo corrente (area 26.600) e medie lente collocate significativamente più in basso descrive un trend forte ma anche vulnerabile a ritracciamenti rapidi, in cui ogni ritorno verso le medie di breve diventa un test cruciale della forza dei compratori di medio periodo.fred.
Gli oscillatori di momentum, nelle analisi più recenti, segnalano una condizione di ipercomprato moderato ma coerente con una fase impulsiva: l’RSI orario resta sopra la sua linea di pullback e il MACD rimane in territorio positivo, pur mostrando primi segnali di possibile perdita di spinta se il consolidamento laterale dovesse prolungarsi.
In questa mappa, sopra 26.776–27.000 il mercato entrerebbe in una nuova zona di price discovery rialzista verso 27.300+, mentre tra 26.288 e 25.800 si colloca il primo cuscinetto di supporto post‑accelerazione; solo la rottura decisa di 25.500–25.000 metterebbe in discussione la narrativa di “bull trend esteso ma intatto” che domina i report di aprile.
Scenari operativi sulla fascia 25.500–27.000 (Nasdaq CFD Pepperstone NAS100)
Scenario di continuazione rialzista e resilienza tech: se nelle prossime settimane non dovessero emergere shock ulteriori sul fronte geopolitico e il comparto big tech continuerà a battere le stime sugli utili, il Nasdaq (NAS100 CFD) potrà mantenersi sopra 26.100–26.300 e puntare verso la resistenza wave in area 26.776, con possibile estensione ai target 27.140–27.380 in presenza di catalizzatori positivi come dati macro in linea, guidance conservative ma non recessive e segnali distensivi sui fronti di crisi aperti.marketpulse+2
In questo quadro i modelli trend‑following continuerebbero a leggere il mercato come “strong buy on dips”, privilegiando strategie long su pullback verso 26.300–25.800 e utilizzando eventuali spike ribassisti come occasioni di ricopertura short più che come segnali per costruire posizioni ribassiste strutturali.
Scenario di pullback tecnico ed escalation di rischio macro: se invece dovessero intensificarsi le tensioni geopolitiche (con impatti sul petrolio e sulle condizioni finanziarie globali) o arrivare sorprese negative dagli utili tech, il premio di valutazione accumulato potrebbe iniziare a rientrare e il Nasdaq (NAS100 CFD Pepperstone) potrebbe ritracciare prima verso 26.288–25.800, poi verso 25.500–25.000 in caso di correzione più ampia.
Solo una discesa stabile sotto 23.800–23.500 comprometterebbe la struttura dell’impulso wave attivo e aprirebbe spazio a una revisione ribassista più profonda verso 22.000–22.500, area in cui diversi desk collocano obiettivi di profit‑taking per strategie short costruite sopra 25.500, fermo restando che il bull trend pluriennale resterebbe intatto finché le medie lente conservano pendenza positiva.
In questa fase, la fascia 25.500–27.000 sul Nasdaq (CFD Pepperstone NAS100) rappresenta il nuovo pivot del mercato tech USA: la capacità dei prezzi di restare sopra 26.100–26.300 in chiusura daily sarà il segnale chiave per distinguere tra un’estensione impulsiva del bull trend verso 27.140–27.380 e un rientro più profondo nel range precedente, con conseguente normalizzazione del momentum dopo l’accelerazione di inizio aprile.
Il materiale fornito in questo contesto non è stato redatto secondo i requisiti legali destinati a promuovere l’indipendenza della ricerca in materia di investimenti e, pertanto, è considerato una comunicazione di marketing. Non è soggetto a divieti di negoziazione prima della divulgazione della ricerca d’investimento, ma non cercheremo di trarne vantaggio prima di fornirlo ai nostri clienti.
Pepperstone non garantisce che le informazioni qui fornite siano accurate, aggiornate o complete e pertanto non dovrebbero essere considerate come tali. Queste informazioni, provenienti da terzi o meno, non devono essere interpretate come una raccomandazione, un’offerta di acquisto o vendita, o una sollecitazione all’acquisto o vendita di alcun titolo, prodotto finanziario o strumento, né come invito a partecipare a una specifica strategia di trading. Non tengono conto della situazione finanziaria o degli obiettivi d’investimento dei lettori. Consigliamo a chiunque legga questo contenuto di cercare una consulenza personale. La riproduzione o la ridistribuzione di queste informazioni non è consentita senza l’approvazione di Pepperstone.
Wall Street frena tra tensioni USA-IranWALL STREET RALLENTA
Lieve calo per i mercati azionari USA nella seduta di ieri, una price action che ha posto fine a una striscia positiva di tre settimane.
La giornata è stata caratterizzata da tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran, che hanno creato dubbi sulle reali prospettive di pace in Medio Oriente, minacciando l’approvvigionamento energetico.
L’S&P 500 e il Nasdaq 100 hanno perso rispettivamente lo 0,16% e lo 0,30%, mentre il Dow Jones è sceso di circa lo 0,08%.
Il presidente Trump ha segnalato che l’attuale cessate il fuoco con l’Iran non sarà prorogato oltre mercoledì, mantenendo probabilmente i blocchi navali imposti dai due contendenti alle navi commerciali che attraversano lo Stretto di Hormuz ed entrano nel Golfo di Oman, dove è situato il blocco navale USA.
I titoli tecnologici a maggiore capitalizzazione hanno guidato il ribasso. Broadcom e Meta hanno perso oltre il 2%, mentre Microsoft, Nvidia e Alphabet hanno ceduto più dell’1%.
In particolare, Tesla ha annullato i guadagni iniziali, chiudendo in ribasso del 2% in vista della presentazione dei risultati trimestrali di questa settimana, la prima tra le “Magnificent 7”.
PETROLIO
Nonostante la tensione non sia diminuita, le speranze di un nuovo accordo sembrano rinnovarsi. Ciò è stato sufficiente a far scendere il prezzo del petrolio, con il WTI avvicinatosi agli 86 dollari al barile.
Il movimento è avvenuto in seguito alle notizie secondo cui l’Iran invierà una delegazione a Islamabad per un secondo round di negoziati con gli Stati Uniti.
Tecnicamente, il supporto chiave è posizionato a 79,50. Una sua violazione al ribasso riporterebbe i prezzi su livelli pre-guerra, con obiettivi in area 65–70 dollari.
VALUTE
Lunedì l’indice del dollaro è rimasto pressoché invariato in area 98,00, oscillando vicino ai livelli pre-conflitto della scorsa settimana e restituendo gran parte dei guadagni iniziali della sessione asiatica.
Gli investitori restano concentrati sull’escalation delle tensioni in Medio Oriente e su una nuova battuta d’arresto nei negoziati di pace, anche se permangono speranze di nuovi colloqui.
Sul fronte dei cambi permane quindi una bassa volatilità e uno scarso interesse, con i principali rapporti di cambio confinati in range giornalieri di 30–40 pips, privi di momentum e incapaci di fornire indicazioni precise sui prossimi movimenti.
Le correlazioni continuano a essere controverse. Il biglietto verde tende a salire in risk off perché il contesto bellico ne rievoca il ruolo di valuta “alla Bretton Woods”. Tuttavia, il dollaro potrebbe rafforzarsi anche in caso di fine del conflitto, poiché un ritorno dell’attenzione ai dati macro renderebbe comunque la valuta USA più appetibile rispetto alle concorrenti, considerando la maggiore resilienza dell’economia statunitense.
Lo yen resta a ridosso di quota 159,00, con una BoJ totalmente assente. Il franco svizzero è invece tornato a rafforzarsi, costringendo l’euro sotto 0,9200.
Le valute oceaniche risultano in ripresa, con l’AUD/NZD che sembra avviato a rompere al ribasso dopo una lunga e prolungata fase rialzista.
GOLD
L’oro ha perso fino al 2% prima di recuperare parte delle perdite e attestarsi intorno ai 4.800 dollari l’oncia nella giornata di lunedì, annullando i guadagni della settimana precedente.
Il movimento è avvenuto a seguito del riaccendersi delle ostilità nello Stretto di Hormuz, che in una prima fase aveva spinto al rialzo i prezzi del petrolio, intensificando i timori inflazionistici.
Durante l’ultima escalation, il presidente Trump ha dichiarato che la Marina statunitense ha aperto il fuoco e sequestrato una nave mercantile battente bandiera iraniana dopo che aveva ignorato l’ordine di fermarsi in uscita da Hormuz. Teheran ha a sua volta preso di mira alcune imbarcazioni e riaffermato il controllo sullo Stretto, sostenendo che il blocco statunitense contro le navi legate all’Iran violasse l’accordo di cessate il fuoco.
Nel frattempo, Trump ha indicato che esiste ancora la possibilità di un accordo in vista di un nuovo ciclo di colloqui in Pakistan, sebbene l’Iran veda poche prospettive concrete di un’intesa.
Il protrarsi del conflitto ha innescato uno shock storico dell’offerta energetica, aumentando i rischi di inflazione e la probabilità di ulteriori rialzi dei tassi di interesse da parte delle banche centrali, fattori che hanno penalizzato l’oro.
Il metallo prezioso resta in calo di quasi il 10% dall’inizio della guerra. Da segnalare, inoltre, la drastica diminuzione della volatilità dopo i fuochi d’artificio del mese di gennaio e in seguito all’aumento dei margini presso il CME, che ha ridotto l’uso della leva finanziaria da parte dei grandi player.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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US 100 Index – Race Higher Faces a PauseNo financial market moves in a straight line despite the strength of sentiment. There will always be brief or extended pauses for reflection, profit taking and/or waiting for the outcome of a particular event, especially during a period of geopolitical crisis like the one currently being experienced in the Middle East.
It’s hard to deny that the recent price action in the US 100 during April has been anything other than impressive, trading from a low of 22774 registered on March 31st, up to a new all time high of 26736 on Friday, a gain of around 17.5% in just under 3 weeks. However, a ratcheting up of tensions between the US-Iran over the weekend, where Tehran closed the Strait of Hormuz on Saturday just 24 hours after reopening it, while the US Navy’s blockade of Iranian shipping continued and resulted in the seizing of a ship on Sunday, has thrown fresh doubt on whether the second round of peace talks between the two nations will happen before the existing 14 day ceasefire expires on Tuesday evening.
This news led traders to hit the pause button on the recent US 100 rally at the start of the new week, pushing the index down to a brief low of 26,400 before recovering to current levels around 25,520 at time of writing (0730 BST), as they await more information on whether peace talks happen and an extended ceasefire is potentially agreed, or if the situation escalates again which could damage risk sentiment and see a reduction of long positioning.
During these periods where a significant move has paused, it can be useful to use the time to reassess the technical outlook and identify potentially relevant levels that may come in to play as the week progresses.
Technical Update: Do New All-Time Highs Bring Fibonacci Extension Levels Into Play?
From the March 31st low (22774) to the April 17th high (26736) the US 100 index has rallied just under 17.5% in an almost uninterrupted period of price strength. Crucially, this advance has produced closing breaks above the old resistance band between 26224/26277, an area defined by the January 28th 2026 and October 30th 2025 highs, meaning 26736 now stands as a new all‑time high for the index.
Breaks to new all‑time highs or lows can often be challenging periods for traders, as uncertainty develops over whether the move can extend further in the direction of the break or whether, after a sustained price run, over‑extended conditions may increase the risk of a corrective move. As such, they could be searching out potential key support and resistance levels to monitor as the week progresses.
Potential Resistance Levels:
A previous all‑time high may often be a key resistance focus for traders, as sellers have emerged at this level before and succeeded in capping price strength, meaning they may be able to do so again. With that in mind, the latest all‑time high at 26736 could act as the first key resistance point, and how this level is defended on a closing basis may be worthwhile watching this week.
With any move to new all‑time highs, price action enters uncharted territory, making it more difficult to identify the next meaningful resistance levels. This is where Fibonacci extension levels can be useful in highlighting potential upside levels. Using the January 28th to March 31st sell‑off as the reference move, the 38.2% extension comes in at 27524. While a closing break above 26736 does not guarantee further price strength, it could shift focus toward 27524 as the next potential resistance level.
Potential Support Levels:
It has already been a sustained period of price strength, and it could be argued that over‑extended upside conditions are now in place. If so, prices may be exposed to the risk of a correction as a reaction to the latest advance. As the chart below shows, first key support might now stand at 26297, a level which is equal to Friday’s session low trade.
If price weakness is set to develop, it may well require closing breaks below 26297 to increase the probability of a deeper correction. Such a move could then open scope for further price weakness toward 25976, which is the 38.2% retracement of last week’s range, and if that level were also to give way, moves could even extend toward 25511, which is the deeper 61.8% retracement.
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Statistica sulla durata dei bull marketMa vi siete mai chieste quanto dura effettivamente un bull market?
L'attuale rialzo del mercato è partito il 10 ottobre 2022 quando S&P 500 ha toccato il minimo a 3491.58 punti.
Da quel momento il rialzo è stato abbastanza poderoso con un +99% in 3 anni e mezzo.
Ora cosa dobbiamo aspettarci?
Storicamente ci sono stati 6 bull market negli ultimi 50 anni:
quello dal 1974 al 1980
dal 1982 al 1987
dal 1987 al 2000
dal 2002 al 2007
dal 2009 al 2020
e l'attuale iniziato nel 2022
Ciò che salta subito all'occhio è che la durata media è di circa 5-6 anni.
Quindi, potrebbe essere che l'attuale trend continui per altri 2 anni circa andando a mettere a segno un rialzo anche del +200%.
Attenzione : si tratta solo di una statistica sul passato! Non è detto che questo si verifichi o che il mercato si muova allo stesso modo.
E' solo un altro modo per analizzare i mercati finanziari che potrebbe portare le probabilità a nostro favore.






















