Il problema della leva nell'AISotto la superficie di un mercato azionario che continua a salire ordinatamente si sta accumulando una quantità di leva finanziaria fuori dal normale.
Negli ultimi giorni questo grafico sta circolando tra i desk di trading di tutte le sale del mondo e rappresenta gli asset gestiti dai cosiddetti levered/inverse single-stock ETF.
Sono passati da 30 miliardi circa di aprile
A oltre 60 miliardi di oggi
Il problema non è la leva in sè, anche in passato eventi di alta leva si sono già succeduti ma oggi si presenta con una certa anomalia.
Storicamente la caccia all'esposizione amplificata era dominata dalle mega-cap statunitensi.
Oggi il flusso si è spostato in massa sul tema globale dell'intelligenza artificiale.
Oggi il capitale è ammassato su un pugno di nomi fortemente correlati tra loro (ciclo della memoria e della domanda di calcolo per l'AI).
Per capire perché questa concentrazione è pericolosa, occorre guardare alla meccanica dello strumento.
Un ETF a leva deve ribilanciarsi ogni giorno per mantenere costante il fattore di leva: compra ulteriore esposizione se il sottostante sale e la vende quando scende.
E' una struttura pro-ciclica per costruzione.
Il risultato non è solo un'amplificazione di guadagni e perdite dovute alla leva ma anche movimenti più accentuati del sottostante dovuti ai maggiori flussi in acquisto o vendita di questi fondi.
Come se non bastasse, molti broker offrono la possibilità di acquistare questi strumenti a margine: leva su leva.
Bastano piccolissime variazioni per innescare un ciclo di margin call a non finire.
E la cosa assurda è che non serve un catalizzatore fondamentale per innescare questo meccanismo. Basta una pausa, un flusso più basso del previsto perché la fragilità è strutturale, non narrativa.
Come ha osservato un operatore veterano, uscire dalla giostra in anticipo è potenzialmente esistenziale per qualcuno (soprattutto quei poveri retail che sono entrati sui massimi qualche giorno fa).
Non sappiamo quando succederà ma quando la corsa si invertirà, gli stessi ingranaggi che hanno fatto levitare questi titoli, ne diventeranno l'acceleratore della discesa.
Indici di mercato
WisdomTree - Tactical Daily Update - 29.05.2026I mercato fiutano la soluzioni crisi USAIRAN: Wall Street a nuovi massimi.
Prezzo del petrolio a -20 % dai massimi: attenuati i rischi di inflazione a maggio.
Dato PCE (inflazione Usa) a 3,8% ad aprile, un filo sotto le attese.
Tech regina a maggio: fort rialzi per Nasdaq, ma anche Kospi, Taiex, Nikkei.
Maggio si avvia alla chiusura come uno dei più sorprendenti degli ultimi anni per i mercati finanziari globali. E lo fa ribaltando uno dei mantra più celebri di Wall Street: “Sell in May and go away”. Quest’anno maggio è stato il mese dei record.
Sul fronte geopolitico, i mercati hanno vissuto nuove ore di forte tensione dopo gli attacchi reciproci condotti da Stati Uniti e Iran nella notte del 28 maggio. Nonostante questo, il cessate il fuoco continua formalmente a reggere.
Secondo indiscrezioni raccolte da Reuters, Washington e Teheran avrebbero persino raggiunto un’intesa preliminare per prorogare la tregua e riaprire il transito nello Stretto di Hormuz, anche se l’accordo non sarebbe ancora stato ufficialmente approvato da Donald Trump né confermato definitivamente dai media iraniani.
Il mercato, tuttavia, sembra aver già scelto la propria narrativa: la percezione prevalente è che il peggio sia alle spalle e che un accordo sia vicino. Una convinzione che continua a sostenere l’appetito per il rischio.
Le Borse europee hanno chiuso la seduta del 28 maggio in lieve calo, frenate da dati macroeconomici statunitensi sostanzialmente contrastanti. Milano ha rappresentato l’eccezione positiva, +0,5%. A Wall Street, invece, tre nuovi record storici: Nasdaq +0,9%, S&P500 +0,6%, Dow Jones +0,1%.
A trainare il rally continua a essere soprattutto il tema dominante del 2026: Intelligenza Artificiale e semiconduttori. L’indice SOX dei chipmakers ha guadagnato oltre +20% solo a maggio, portando il rialzo da inizio anno a +80%. Effetto domino immediato sui listini più esposti alla tecnologia: Nasdaq100 +9% mensile, Kospi +22%, Taiex taiwanese +13% e Nikkei +10%.
Anche i grandi indici globali hanno aggiornato i massimi storici: MSCI World, MSCI ACWI, MSCI Asia-Pacific e MSCI Emerging Markets, con performance mensili comprese tra +4% e +8%.
Nelle ultime ore, tuttavia, la spinta rialzista americana ha mostrato qualche segnale di stanchezza. A pesare sono stati il fallimento del test di lancio del razzo Blue Origin e soprattutto le indiscrezioni sulla possibile revisione della valutazione di SpaceX: la base dell’IPO sarebbe stata ridotta a 1.800 miliardi di dollari rispetto ai 2.000 ipotizzati solo un mese fa.
Sul fronte macroeconomico, l’inflazione statunitense accelera moderatamente, ma senza ancora consentire alla Federal Reserve di abbassare la guardia. L’indice PCE di maggio è salito +0,4% mensile, meno del +0,5% atteso, mentre il dato annuale si è attestato al 3,8%. La componente core ha registrato un incremento dello 0,2% mensile e 3,3% annuo.
Contemporaneamente, il PIL americano del primo trimestre è stato rivisto al ribasso: +1,6% contro +2% inizialmente stimato. Numeri che confermano un’economia ancora resiliente ma decisamente meno brillante rispetto alla seconda metà del 2025.
In questo contesto, il nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, si trova davanti a un equilibrio delicato: rallentamento economico da una parte, inflazione ancora elevata dall’altra.
Anche la BCE deve muoversi con estrema cautela. Dalle minute della riunione di aprile emerge chiaramente il dilemma affrontato dai governatori: contrastare lo shock energetico con ulteriori strette monetarie rischierebbe infatti di aggravare il rallentamento della crescita. Da qui la decisione unanime di mantenere invariati i tassi, rinviando eventuali mosse alla riunione di giugno.
Nel frattempo, l’economia italiana mostra segnali misti sul commercio estero. Ad aprile l’avanzo commerciale con i Paesi extra-UE è salito a 3,846 miliardi di euro, rispetto ai 2,320 miliardi dello stesso mese del 2025. Tuttavia, su base congiunturale, l’export è sceso del -2,8%, mentre l’import è aumentato del +1,3%.
A pesare sulle esportazioni sono stati soprattutto i beni strumentali (-6,4%), i beni intermedi (-2,5%) e i beni di consumo non durevoli (-2,4%). In forte crescita invece energia (+19,6%) e beni durevoli (+3,7%).
Questa mattina le Borse asiatiche proseguono il movimento rialzista: Nikkei +2,4%, Kospi +3%, Taiex +2,7%, Hang Seng +1%, CSI300 +0,3%. A sostenere il sentiment sono ancora una volta le speranze di un’estensione della tregua tra Stati Uniti e Iran per almeno un paio di mesi.
Sul fronte commodities, il petrolio continua a correggere violentemente. Brent 92,5 dollari/barile, in calo -1,4%: si avvia a chiudere maggio con un crollo del -19%, la peggiore performance mensile dai tempi della pandemia del marzo 2020.
Resta invece forte il rame, vero termometro dell’economia globale e della corsa alla transizione energetica. Il metallo rosso guadagna circa +4% nel mese, vicino a 13.700 dollari/tonnellata, dopo aver superato temporaneamente i 14.000. Il mercato guarda con attenzione alla possibile introduzione di nuovi dazi americani sulle importazioni di rame raffinato, attesa in giugno.
Infine, il mercato obbligazionario continua a offrire segnali divergenti. Il Treasury decennale americano chiude il quarto mese negativo degli ultimi cinque (-0,7% a maggio), penalizzato dalle aspettative di nuovi rialzi Fed. Il BTP decennale italiano, invece, registra un rialzo mensile di circa +1,5%, recuperando parte del violento -5% di marzo, giovandosi anche della ritrovata stabilità politica italiana.
Ma la vera sorpresa arriva dal Regno Unito: il Gilt benchmark ha guadagnato +2,4% nel mese, grazie al ridimensionamento dei timori di crisi politica. Gli investitori hanno evidentemente concluso che un rendimento superiore al 5% sul decennale britannico, oggi al 4,83%, fosse troppo interessante per essere ignorato.
Informazioni importanti
Comunicazioni emesse all’interno dello Spazio economico europeo (“SEE”): Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree Ireland Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Central Bank of Ireland.
Comunicazioni emesse in giurisdizioni non appartenenti al SEE: Il presente documento è stato emesso e approvato da WisdomTree UK Limited, società autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority del Regno Unito.
Per fare riferimento a WisdomTree Ireland Limited e a WisdomTree UK Limited si utilizza per entrambe la denominazione “WisdomTree” (come applicabile). La nostra politica sui conflitti d’interesse e il nostro inventario sono disponibili su richiesta.
Solo per clienti professionali. Le informazioni contenute nel presente documento sono fornite a titolo meramente informativo e non costituiscono né un’offerta di vendita né una sollecitazione di un’offerta di acquisto di titoli o azioni. Il presente documento non deve essere utilizzato come base per una qualsiasi decisione d’investimento. Gli investimenti possono aumentare o diminuire di valore e si può perdere una parte o la totalità dell’importo investito. Le performance passate non sono necessariamente indicative di performance future. Qualsiasi decisione d’investimento deve essere basata sulle informazioni contenute nel Prospetto informativo di riferimento e deve essere presa dopo aver richiesto il parere di un consulente d’investimento, fiscale e legale indipendente.
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I rendimenti storici ricompresi nel presente documento potrebbero essere basati sul back test, ossia la procedura di valutazione di una strategia d’investimento, che viene applicata ai dati storici per simulare quali sarebbero stati i rendimenti di tale strategia. Tuttavia, i rendimenti basati sul back test sono puramente ipotetici e vengono forniti nel presente documento a soli fini informativi. I dati basati sul back test non rappresentano rendimenti effettivi e non devono intendersi come un’indicazione di rendimenti effettivi o futuri.
Mercati cauti tra dati macro e tensioni USA-IranIL MERCATO VUOLE CHIAREZZA
I principali indici della Borsa di Wall Street hanno concluso la seduta di ieri, 28 maggio 2026, in territorio positivo, trainati dalle notizie geopolitiche distensive tra Stati Uniti e Iran.
Il Dow Jones ha chiuso pressoché invariato (+0,05%), mentre l’S&P 500 ha registrato un +0,57%. Il Nasdaq ha invece guadagnato lo 0,91%.
Va ricordato che la sessione si era aperta con la pubblicazione dei dati statunitensi sul PCE, risultati inferiori alle attese, fattore che aveva inizialmente indotto cautela tra gli investitori.
Nel corso della giornata, tuttavia, l’ottimismo legato a un possibile accordo sul cessate il fuoco ha fornito ulteriore slancio ai listini, consentendo loro di chiudere in positivo.
USA, DATI MACRO
I dati macroeconomici statunitensi pubblicati il 28 maggio 2026 hanno delineato un quadro di rallentamento della crescita economica, accompagnato da pressioni inflazionistiche persistenti e da un mercato del lavoro in lieve raffreddamento.
Il PIL del primo trimestre, nella seconda revisione, ha segnato un +1,6% su base trimestrale annualizzata, in calo rispetto al +2,0% della stima preliminare.
Il rallentamento rispetto alle attese degli analisti è stato attribuito principalmente a una revisione al ribasso degli investimenti.
L’indice PCE (Personal Consumption Expenditures), misura dell’inflazione preferita dalla Federal Reserve sotto la guida di Jerome Powell, ha registrato un aumento dello 0,4% su base mensile, inferiore allo 0,5% atteso dal consenso.
Il core PCE (al netto di energia e alimentari) è cresciuto dello 0,2% su base mensile e del 3,3% su base annua.
Questi dati evidenziano come l’inflazione non abbia ancora raggiunto un picco definitivo, mantenendo la Fed sotto pressione.
Infine, le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione (jobless claims) hanno mostrato un aumento di 5.000 unità.
VALUTE
Sul mercato valutario si registrano ancora pochi movimenti significativi, con le principali valute inserite in range di consolidamento.
L’unica eccezione è rappresentata dal NZD/USD, che dopo mesi di debolezza sta iniziando a mostrare segnali di ripresa, sostenuto anche da dati macroeconomici in miglioramento.
L’indice di fiducia dei consumatori ANZ-Roy Morgan è salito a 86,5 a maggio 2026, rispetto agli 80,3 di aprile. Si tratta di un aumento di 6 punti su base mensile, sebbene il dato rimanga inferiore di 21 punti rispetto al picco di gennaio.
La quota di famiglie che ritiene favorevole l’acquisto di beni per la casa—indicatore chiave per il settore retail—è migliorata di 5 punti, attestandosi al -20%.
Il NZD/USD si avvicina ora all’importante livello di 0,6000.
Nel frattempo, EUR/USD rimane nel range 1,1590–1,1660, mentre il Cable (GBP/USD) si è mosso tra 1,3370 e 1,3510.
USD/JPY continua a oscillare sopra 159,00, senza riuscire a rompere al rialzo l’area 159,50–159,60, anche a causa dei timori di un possibile intervento della BOJ.
Poche novità anche per il franco svizzero, con EUR/CHF stabile tra 0,9100 e 0,9160.
PETROLIO
Venerdì, i futures del petrolio WTI sono scesi verso gli 88 dollari al barile, confermando la tendenza a chiudere il mese in netto calo.
A pesare sui prezzi sono state le indiscrezioni su un possibile accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran per estendere il cessate il fuoco di 60 giorni e garantire la libera navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz.
Secondo le stesse fonti, l’Iran si impegnerebbe anche a bonificare il canale dalle mine entro 30 giorni.
Tuttavia, il presidente Donald Trump non ha ancora approvato formalmente i termini dell’intesa, mentre il vicepresidente J.D. Vance ha sottolineato che resta incerta la tempistica di un eventuale accordo definitivo.
Il petrolio statunitense ha perso oltre il 12% dall’inizio del mese, in un contesto di crescente ottimismo sul possibile raggiungimento di un’intesa, pur in presenza di ostacoli rilevanti, tra cui le ambizioni nucleari iraniane, il controllo dello Stretto di Hormuz e il tema delle sanzioni.
ORO IN RIPRESA
L’oro, dopo aver toccato nella mattinata di ieri i minimi in area 4.365 dollari l’oncia, è risalito recuperando quota 4.500 dollari.
Il rimbalzo è stato favorito dalle notizie di un possibile accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran, che hanno contribuito ad attenuare le preoccupazioni legate all’inflazione e ai tassi di interesse.
Il metallo prezioso aveva subito forti pressioni di vendita dalla fine di febbraio, quando il rialzo dei prezzi del petrolio—innescato dal conflitto—aveva alimentato timori inflazionistici e rafforzato le aspettative di una politica monetaria più restrittiva.
Nel frattempo, si prevede che la Federal Reserve manterrà i tassi invariati nel corso dell’anno, anche se i policymaker continuano a segnalare rischi persistenti sul fronte inflazionistico.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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Come si muove l'indice durante il cambio presidenza FED?Vi siete mai chiesti come si muovono i mercati azionari durante il cambio del Presidente della Federal Reserve?
In questi giorni Bloomberg ha pubblicato una statistica molto interessante.
Kevin Warsh ha giurato alla Casa Bianca il 22 maggio diventando il diciassettesimo Presidente della Fed. Nonostante il suo impegno a tagliare i tassi, i mercati azionari potrebbero non prenderla benissimo nei primi mesi del suo mandato.
Non perché Kevin Warsh non piaccia al mercato ma perché hanno la tendenza a muoversi al ribasso nei primi 3 mesi della presidenza.
Dei 16 Presidenti precedenti, il mercato ha reagito negativamente in 12 casi.
I peggiori sono stati il 1987 (Greenspan, -33%) e il 1930 (Meyer, -32%)
I migliori sono stati il 2006 (Bernanke, -2%) e il 1978 (Miller, -3%)
La discesa media nei primi 3 mesi di mandato è del -12%.
Sarà interessante adesso vedere cosa succederà nei primi 3 mesi del mandato di Warsh che vanno dal 22 maggio al 22 agosto.
WisdomTree - Tactical Daily Update - 28.05.2026Borse globali vicine i massimi, poco impattate dalla lunga crisi USA-IRAN.
Prezzo del petrolio -15% dai massimi: segnali di stabilizzazione dell’offerta.
Molta attesa per il dato PCE (inflazione Usa) di oggi: è il preferito dalla FED.
Salesforce crolla a Wall Street: guidance prudente per il SaaS.
I mercati continuano a muoversi sospesi tra geopolitica, inflazione e banche centrali. Gli investitori attendono segnali concreti dai colloqui tra Stati Uniti e Iran, mentre la fragile tregua tra i due Paesi resta appesa a un equilibrio precario.
Sullo sfondo, cresce l’attenzione verso la Federal Reserve: le dichiarazioni dei membri della banca centrale potrebbero offrire indicazioni decisive sull’impatto del nuovo shock energetico sull’inflazione, in vista soprattutto del dato PCE di aprile, atteso domani.
A sorprendere è soprattutto il brusco arretramento del petrolio: il WTI ieri ha perso -4,4% a 89,8 dollari/barile, il Brent -3,7% a 95,8. Anche il gas europeo arretra del 3,3% a 45,90 euro per megawattora.
Nel frattempo, le Borse europee stallano, vicino ai massimi storici. Milano -0,4%, Parigi +0,8%, Madrid +0,6%, Francoforte e Londra ferme, +0,1%. Lo Stoxx600 avanza +0,4% a ridosso dei 631 punti, cancellando quasi integralmente le perdite accumulate dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran.
Wall Street archivia un’altra seduta positiva, seppure senza slancio: Dow Jones +0,4%, Nasdaq +0,1% e S&P500 praticamente invariato, +0,02%.
Tuttavia, sotto la superficie emergono tensioni importanti nel settore software. Le deboli prospettive diffuse da Salesforce hanno rafforzato i timori di una vera e propria rivoluzione nel comparto tecnologico, guidata dall’intelligenza artificiale. La sua azione ha perso -33% da inizio 2026 e oggi quota meno della metà rispetto ai massimi di 2 anni fa.
Il mercato teme che i nuovi strumenti di IA possano sottrarre quote crescenti al software tradizionale, automatizzando attività che fino a ieri richiedevano piattaforme enterprise dedicate.
Le soluzioni sviluppate da Anthropic e OpenAI stanno accelerando questa trasformazione, al punto che Wall Street ha iniziato a parlare apertamente di “SaaSpocalypse”, termine che sintetizza il pessimismo crescente sul futuro del modello software-as-a-service. Anche Microsoft lascia sul terreno .15% da inizio anno.
Sul mercato valutario, l’euro/dollaro si porta a 1,159, col Us$ al terzo rialzo consecutivo. Le tensioni in Medio Oriente stanno infatti riaccendendo i timori inflazionistici globali. Maggio potrebbe diventare il terzo mese positivo per il dollaro nei primi cinque mesi del 2026, dopo che nell’intero 2025 i mesi positivi erano stati soltanto due.
L’attenzione si concentra ora sull’indice PCE americano. Le stime indicano un incremento di +0,5% su base mensile e +3,8% su base annua: sarebbe il dato più elevato degli ultimi tre anni e rischierebbe di complicare ulteriormente il lavoro della Fed.
Anche in Europa l’inflazione torna a salire. Dopo il +1,9% di febbraio, il dato ha raggiunto il +3% ad aprile, alimentato soprattutto dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. La BCE potrebbe reagire con due rialzi da 25 punti base tra giugno e settembre, anche se molti economisti continuano a ritenere temporaneo lo shock energetico.
Intanto, il quadro geopolitico resta altamente instabile. Gli Stati Uniti hanno colpito una base iraniana e introdotto nuove sanzioni per limitare i proventi di Teheran derivanti dal traffico nello Stretto di Hormuz. Secondo media vicini ai Guardiani della Rivoluzione, l’Iran avrebbe risposto prendendo di mira la base americana da cui era partito l’attacco. Anche il Kuwait ha dichiarato di aver intercettato minacce missilistiche e droni durante la notte.
Sul fronte europeo, cresce inoltre la pressione sull’Italia. Il Fondo Monetario Internazionale torna a definire il debito pubblico “ancora troppo elevato” almeno fino al 2027. Secondo il FMI, la riduzione generalizzata delle accise su benzina e diesel dovrebbe essere sostituita da interventi mirati a favore delle famiglie più vulnerabili.
FMI prevede una crescita del PIL italiano di +0,5% nel 2025, con lo stesso ritmo atteso anche per il 2026 e il 2027. Il deficit è sceso al 3,1% del PIL nel 2025, ma il debito resta vicino al 137% del PIL, livello considerato vulnerabile a shock su crescita, tassi e fiducia dei mercati.
Critico anche il Financial Times, che definisce sostanzialmente fallito il tentativo del PNRR di rilanciare strutturalmente l’economia italiana. Nonostante le nove tranche già ricevute per un totale di Eur 166 miliardi, secondo Eurostat a fine 2025 era stato speso soltanto il 57% dei fondi disponibili.
Anche la BCE invita alla prudenza. Le misure fiscali contro il caro energia, avverte Francoforte, devono restare “temporanee e mirate” per evitare effetti collaterali sull’inflazione e soprattutto sul rischio sovrano. La presenza crescente di hedge fund tra gli acquirenti di debito pubblico europeo potrebbe infatti amplificare improvvisi allargamenti degli spread.
La seduta asiatica conferma il lieve deterioramento del sentiment globale. L’indice MSCI Asia Pacific perde -1,7%, mentre i future di Wall Street anticipano un’apertura negativa dell’1%. Tokyo cede -1,6% dopo i recenti record, con il mercato ormai convinto che la Bank of Japan alzerà i tassi tra giugno e luglio. Seoul perde -3%, Hong Kong -2,3%, Taipei -2,1% e il CSI300 cinese -0,5%.
Infine, arretrano anche i metalli preziosi. L’oro scende a 4.370 dollari/oncia e l’argento a 72, penalizzati dal rafforzamento del dollaro e dal rialzo dei rendimenti obbligazionari. Il metallo giallo si avvia così a chiudere il terzo mese consecutivo in calo, con una perdita provvisoria del 5%. Anche gli ETF auriferi registrano deflussi: le riserve complessive sono diminuite di -0,4% nel 2026, a 98,5 milioni di once, minimo dall’8 aprile.
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Il presente documento può contenere dichiarazioni previsionali, comprese dichiarazioni riguardanti le attuali aspettative o convinzioni in relazione alla performance di determinate classi di attività e/o settori. Le dichiarazioni previsionali sono soggette a determinati rischi, incertezze e ipotesi. Non vi è alcuna garanzia che tali dichiarazioni siano esatte, e i risultati effettivi possano discostarsi significativamente da quelli previsti in dette dichiarazioni. WisdomTree raccomanda vivamente di non fare indebito affidamento sulle summenzionate dichiarazioni previsionali.
I rendimenti storici ricompresi nel presente documento potrebbero essere basati sul back test, ossia la procedura di valutazione di una strategia d’investimento, che viene applicata ai dati storici per simulare quali sarebbero stati i rendimenti di tale strategia. Tuttavia, i rendimenti basati sul back test sono puramente ipotetici e vengono forniti nel presente documento a soli fini informativi. I dati basati sul back test non rappresentano rendimenti effettivi e non devono intendersi come un’indicazione di rendimenti effettivi o futuri.
Guerra o pace: mercati incerti tra petrolio e FedGUERRA O PACE, QUESTO IL DILEMMA
Nella seduta di mercoledì 27 maggio 2026, Wall Street ha registrato un andamento contrastato, caratterizzato da scarsi movimenti percentuali.
Il Dow Jones ha chiuso in leggero rialzo (+0,41%, a circa 50.401 punti), mentre l’S&P 500 e il Nasdaq Composite hanno mostrato variazioni contenute, dopo aver toccato i massimi storici nelle sessioni precedenti.
Tre elementi principali hanno caratterizzato la seduta. Il primo riguarda i negoziati tra Stati Uniti e Iran: inizialmente avevano generato ottimismo, dopo la notizia di un accordo quadro diffusa da fonti iraniane, successivamente smentita dalla Casa Bianca.
Il secondo elemento è stato il crollo del prezzo del petrolio, sceso sotto quota 87 dollari (WTI), per poi risalire in seguito alla smentita dell’accordo.
Il terzo fattore è rappresentato dal settore tecnologico e dei semiconduttori, che ha rallentato dopo i recenti rally. Nvidia e Intel hanno ceduto circa il 3%, mentre Qualcomm è crollata del 9%, correggendo il forte slancio registrato quest’anno, mentre i mercati continuano a interrogarsi sulla sostenibilità del rally legato alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale.
Nel frattempo, il Dow Jones ha guadagnato circa 300 punti, raggiungendo un nuovo massimo storico.
Una bozza di accordo di pace presentata dall’Iran indicava la disponibilità del Paese a ripristinare gli scambi commerciali attraverso il Golfo Persico, ma gli Stati Uniti hanno definito il documento una completa invenzione.
BORSE ASIATICHE IN RIBASSO
La maggior parte delle borse asiatiche ha registrato ribassi, penalizzata dal rallentamento dei titoli tecnologici e di quelli legati all’intelligenza artificiale, che hanno inciso negativamente sul sentiment regionale.
Gli investitori restano vigili sulle dinamiche geopolitiche, soprattutto alla luce delle notizie su nuovi attacchi statunitensi contro l’Iran, mentre i due Paesi continuano a essere in disaccordo su punti chiave dei negoziati di pace.
VALUTE
Giovedì, l’indice del dollaro ha superato quota 99,3, avvicinandosi ai massimi delle ultime sette settimane.
Le notizie di nuovi attacchi statunitensi contro una base militare iraniana hanno offuscato le prospettive di un accordo di pace, mantenendo elevate le preoccupazioni su inflazione e tassi di interesse.
I due Paesi restano in disaccordo su questioni centrali, tra cui il controllo dello Stretto di Hormuz e il programma nucleare iraniano.
Nel frattempo, il presidente della Federal Reserve di Minneapolis, Neel Kashkari, ha ribadito che la priorità resta la riduzione dell’inflazione, sottolineando come i prezzi al consumo rimangano elevati, mentre il mercato del lavoro continua a mostrare resilienza.
Gli investitori attendono ora la pubblicazione dell’indice PCE, la misura dell’inflazione preferita dalla Federal Reserve, per ottenere ulteriori indicazioni sulle prospettive dei tassi.
Attualmente, i mercati prezzano circa il 50% di probabilità di un rialzo dei tassi entro dicembre.
Sul Forex, EUR/USD è sceso sotto quota 1,1600, avvicinandosi al supporto chiave di 1,1550. Il Cable ha mostrato una flessione più marcata, scendendo fino a 1,3365, in seguito al rinnovato clima di risk-off.
USD/JPY si avvicina pericolosamente a quota 160,00, livello oltre il quale il mercato si attende un possibile intervento della BOJ.
Infine, AUD e NZD sono in calo, con il dollaro australiano più debole in termini relativi: AUD/NZD ha infatti avviato un movimento ribassista significativo.
MUTUI IN SALITA
Secondo il sondaggio settimanale della Mortgage Bankers Association, il tasso medio trentennale per i mutui conformi negli Stati Uniti (fino a 806.500 dollari) è salito al 6,65% nella settimana terminata il 22 maggio 2026, dal 6,56% della settimana precedente.
Si tratta del livello più alto da agosto 2025.
I tassi sono aumentati per la quinta settimana consecutiva, seguendo l’andamento dei rendimenti dei Treasury, in un contesto caratterizzato da persistenti timori inflazionistici legati all’aumento dei costi energetici e al crescente debito pubblico globale.
Ciò ha spinto gli investitori a escludere tagli dei tassi da parte della Fed nel breve termine, aumentando invece le aspettative di un rialzo entro fine anno.
PETROLIO
Giovedì, i futures del petrolio WTI sono tornati sopra i 92 dollari al barile, recuperando le perdite della sessione precedente.
I negoziati tra Stati Uniti e Iran restano in stallo su diverse questioni chiave legate alla fine del conflitto.
Le notizie di nuovi attacchi statunitensi hanno inoltre alimentato i timori di ulteriori interruzioni del traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz.
Il presidente Donald Trump ha ribadito che Washington non accetterà un accordo sfavorevole, respingendo qualsiasi allentamento delle sanzioni, nonostante le richieste iraniane di fermare gli attacchi e ottenere concessioni economiche.
Nonostante ciò, i prezzi del petrolio sono ancora avviati verso un secondo calo settimanale consecutivo, sostenuti dalle aspettative che le parti possano comunque giungere a un’intesa finale.
GOLD IN RIBASSO
Giovedì l’oro è sceso sotto i 4.400 dollari l’oncia, toccando i minimi degli ultimi due mesi.
Il calo è stato innescato dalle notizie di nuovi attacchi statunitensi contro una base iraniana, che hanno ridotto l’ottimismo sui negoziati di pace e mantenuto alta l’attenzione sui rischi inflazionistici.
Anche in caso di progresso verso un accordo, i prezzi elevati dell’energia potrebbero continuare ad alimentare le pressioni inflazionistiche, spingendo le banche centrali a mantenere tassi più alti più a lungo.
Dall’inizio del conflitto, l’oro ha perso oltre il 15% del proprio valore.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
Qualsiasi materiale fornito non tiene conto dell’obiettivo di investimento specifico e della situazione finanziaria di chiunque possa riceverlo. I risultati passati non sono un indicatore affidabile dei risultati futuri. AT fornisce un servizio di sola esecuzione. Di conseguenza, chiunque agisca in base alle informazioni fornite lo fa a proprio rischio.
Le informazioni qui fornite non costituiscono una ricerca di investimento. I materiali non sono stati preparati in conformità ai requisiti legali volti a promuovere l’indipendenza della ricerca di investimento e in quanto tali devono essere considerati come una comunicazione pubblicitaria. Tutte le informazioni sono state preparate da ActivTrades (altresì “AT”).
Le informazioni non contengono una raccolta dei prezzi di AT, né possono essere intese come offerta, consulenza, raccomandazione o sollecitazione ad effettuare transazioni su alcuno strumento finanziario. Non viene fornita alcuna dichiarazione o garanzia in merito all’accuratezza o alla completezza di tali informazioni.
I semiconduttori (SOX) sono ancora convenienti in borsa?Mentre l’indice S&P 500 continua a registrare nuovi massimi storici nonostante il contesto geopolitico dalla scorsa primavera, emerge una domanda legittima: fino a dove potrebbe spingersi l’S&P 500 entro la fine dell’anno? In larga misura, la capacità dell’S&P 500 di continuare a segnare nuovi record dipende dal settore tecnologico.
Il settore tecnologico concentra la parte principale della crescita attuale e futura di fatturato e profitti delle società dell’S&P 500. All’interno del settore tecnologico, il comparto dei semiconduttori genera i profitti più elevati sia in termini di volume che di crescita. L’esplosione della domanda mondiale di GPU per l’intelligenza artificiale consente di ipotizzare un trend rialzista di lungo periodo che potrebbe durare ancora molti anni. Naturalmente, ci saranno sempre fasi di correzione nel breve termine, ma queste dovrebbero essere considerate opportunità.
Ma torniamo alla domanda iniziale: fino a dove potrebbe arrivare l’S&P 500 quest’anno? La vera questione è capire se, nonostante il rialzo verticale degli ultimi mesi, le società del settore semiconduttori siano ancora convenienti dal punto di vista fondamentale.
Ecco i principali fattori fondamentali:
• Il P/E Forward è il miglior indicatore per stabilire se un’azione o un settore siano ancora convenienti in borsa
• Buona notizia: le principali società dei semiconduttori restano relativamente economiche, con P/E forward compresi tra 7 e 20, contro valori tra 30 e 50 per aziende come Boeing, Apple o Walmart
In realtà, il mercato probabilmente continua a sottovalutare la velocità di crescita del settore dei semiconduttori. Gli investitori considerano ancora queste aziende come classici titoli ciclici, mentre una parte crescente del settore è ormai strutturalmente legata all’intelligenza artificiale, ai data center, al cloud computing, alla robotica e alle infrastrutture digitali globali. Questo modifica profondamente la dinamica di valutazione del comparto.
La tabella seguente mostra il P/E forward delle aziende del settore semiconduttori dell’S&P 500.
Il caso di NVIDIA è particolarmente interessante: nonostante il forte rialzo del titolo, il suo P/E forward resta inferiore a quello di molte grandi aziende americane considerate meno dinamiche. Ciò significa che la crescita attesa degli utili rimane sufficientemente forte da assorbire l’aumento delle valutazioni. Lo stesso ragionamento vale anche per Micron Technology, Qualcomm e NXP Semiconductors.
Il grafico seguente mostra le candele giapponesi mensili del SOX, l’indice dei semiconduttori.
In altre parole, il rialzo del SOX non è alimentato solo dalla speculazione, ma soprattutto da una reale esplosione degli utili societari. Finché i profitti continueranno a crescere più velocemente delle quotazioni di borsa, le valutazioni potranno rimanere sostenibili.
In questo contesto, diventa difficile immaginare un forte e duraturo ribasso dell’S&P 500 finché il settore dei semiconduttori manterrà questa dinamica fondamentale. Le correzioni di mercato dovrebbero quindi essere considerate più come fasi di consolidamento all’interno di un trend rialzista di lungo termine.
DISCLAIMER GENERALE:
Questo contenuto è destinato a persone che hanno familiarità con i mercati finanziari e gli strumenti di investimento, ed è fornito a scopo puramente informativo. L’idea presentata (inclusi commenti di mercato, dati e osservazioni) non rappresenta un prodotto del dipartimento di ricerca di Swissquote o delle sue affiliate. Questo materiale ha lo scopo di evidenziare le dinamiche di mercato e non costituisce consulenza in materia di investimenti, legale o fiscale. Se sei un investitore al dettaglio o non hai esperienza nel trading di prodotti finanziari complessi, è consigliabile consultare un consulente autorizzato prima di prendere decisioni finanziarie.
Questo contenuto non è destinato a manipolare il mercato né a promuovere comportamenti finanziari specifici.
Swissquote non fornisce alcuna garanzia circa la qualità, completezza, accuratezza o non violazione di tale contenuto. Le opinioni espresse sono quelle del consulente e sono fornite esclusivamente a scopo educativo. Qualsiasi informazione relativa a prodotti o mercati non deve essere interpretata come raccomandazione di una strategia o operazione di investimento. Le performance passate non garantiscono risultati futuri.
Swissquote e i suoi dipendenti e rappresentanti non potranno in alcun caso essere ritenuti responsabili per danni o perdite derivanti direttamente o indirettamente da decisioni prese sulla base di questo contenuto.
L’uso di marchi di terze parti è a scopo informativo e non implica approvazione da parte di Swissquote né che il titolare del marchio abbia autorizzato Swissquote a promuovere i propri prodotti o servizi.
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I prodotti e i servizi Swissquote sono destinati esclusivamente a chi può riceverli secondo la legge locale.
Tutti gli investimenti comportano un certo grado di rischio. Il rischio di perdita nel trading o nel possesso di strumenti finanziari può essere significativo. Il valore degli strumenti finanziari, comprese azioni, obbligazioni, criptovalute e altri asset, può aumentare o diminuire. C’è un rischio importante di perdita finanziaria quando si acquistano, vendono, detengono, si fa staking o si investe in tali strumenti. SQBE non fornisce raccomandazioni specifiche su investimenti, transazioni o strategie.
I CFD sono strumenti complessi e comportano un rischio elevato di perdere denaro rapidamente a causa della leva finanziaria. La maggior parte dei conti al dettaglio perde capitale quando fa trading con i CFD. Dovresti valutare se comprendi il funzionamento dei CFD e se puoi permetterti di correre tale rischio.
Gli asset digitali non sono regolamentati nella maggior parte dei paesi e potrebbero non essere soggetti a norme di protezione dei consumatori. In quanto investimenti altamente volatili e speculativi, non sono adatti a investitori con bassa tolleranza al rischio. Assicurati di comprendere ogni asset digitale prima di operare.
Le criptovalute non sono considerate valuta legale in alcune giurisdizioni e sono soggette a incertezze normative.
L’uso di sistemi basati su Internet può comportare rischi elevati, tra cui frodi, attacchi informatici, interruzioni di rete e comunicazione, furti di identità e phishing legati agli asset digitali.
WisdomTree - Tactical Daily Update - 27.05.2026I mercati hanno deciso: sono i chip makers i vincitori della rivoluzione AI.
Borse coreane e taiwanesi aggiornano nuovi record: Nasdaq e Nikkei anche.
Scende il prezzo dell’oil: si spera nella apertura di Hormutz, tiene la tregua.
I mercati azionari, ricchi di liquidità, ignorano inflazione e tassi, per ora..
Le Borse europee archiviano una seduta prudente, frenate dal momentaneo stallo nei negoziati tra Stati Uniti e Iran e dal timore che la tregua in Medio Oriente possa rivelarsi fragile.
Parigi ha chiuso in calo, -1,03%, Francoforte -0,84%, mentre Londra è salita +0,26%. Milano ha perso -0,64%, appesantita soprattutto dallo scivolone di Ferrari dopo la presentazione della nuova “Luce”, la supercar completamente elettrica, accolta con freddezza da molti osservatori, che l’hanno definita troppo ingombrante e distante dai canoni estetici del marchio.
La serata americana ha raccontato una storia diversa. Le indicazioni secondo cui il cessate il fuoco in Iran starebbe reggendo hanno riacceso l’appetito per il rischio a Wall Street, dove Nasdaq e S&P500 hanno aggiornato massimi storici. Ancora una volta il motore del rialzo è il settore dei semiconduttori, ormai diventato simbolo della corsa globale all’Intelligenza Artificiale.
Gli investitori continuano infatti a comportarsi come se la domanda di potenza computazionale fosse destinata a crescere senza limiti. In questo scenario, i produttori di chip vengono trattati come le vere infrastrutture strategiche della nuova economia digitale. Micron ne è esempio evidente: il titolo è balzato +18% in una sola seduta, portando la capitalizzazione oltre Us$ 1.000 miliardi per la prima volta. Da inizio anno il guadagno sfiora +210%, grazie all’esplosione della domanda di chip destinati all’AI.
Sul fronte macroeconomico, i dati americani continuano a restituire un quadro resiliente. La fiducia dei consumatori misurata dal Conference Board è scesa a 93,1 punti dai 93,8 precedenti, ma il dato è risultato migliore delle attese di 92. Un rallentamento moderato che suggerisce come l’economia Usa continui a reggere nonostante tensioni geopolitiche e rincari energetici dovuti alla guerra con l’Iran.
Ed è proprio l’energia l’altro nodo centrale di questa fase. L’aumento dei carburanti pesa soprattutto sulle famiglie a basso reddito e rischia di complicare il lavoro della Federal Reserve. Il suo nuovo Chairan Warsh si troverà presto davanti a un dilemma delicato: sostenere la crescita con tagli dei tassi oppure mantenere una linea aggressiva per impedire una nuova accelerazione dell’inflazione. I mercati attendono indicazioni già nel meeting di giugno.
L’attenzione, sul lato macro, si sposta sui dati chiave di questa settimana, a partire dall’indice PCE di aprile, misura dell’inflazione preferita dalla FED. Gli economisti prevedono un aumento di +0,5% mensile e +3,8% annuo, numeri che influenzeranno in modo significativo le aspettative sui tassi.
Intanto l’Asia continua a cavalcare l’euforia tecnologica. Oggi l’indice MSCI Asia-Pacific sale +1,4%, aggiornando un nuovo massimo storico. I future americani restano moderatamente positivi, mentre le Borse europee aprono incerte ma vicine ai record recenti. Più debole la “greater-Cina”, con Hang Seng a -0,9% e CSI300 a -0,5%.
Il Giappone continua a correre: Nikkei +0,5%, aggiornando il record. A impressionare è soprattutto Corea: il Kospi vola fino a +3,5%, segnando l’ennesimo record storico, mentre il rialzo da inizio anno raggiunge +93%. L’autorità di Borsa coreana è stata persino costretta a sospendere temporaneamente alcuni acquisti automatici durante la notte a causa dell’eccessiva volatilità dei titoli legati ai chip di memoria.
Intanto SK-Hynix entra nella storia: la società supera per la prima volta Us$ 1.000 miliardi di capitalizzazione dopo l’incredibile rally del +1.000% negli ultimi dodici mesi. A Taipei il Taiex avanza +1,7% su nuovi massimi storici, sostenuto dalla crescita degli utili dei produttori locali di semiconduttori.
La sensazione dominante è che il tema dell’Intelligenza Artificiale stia completamente oscurando macroeconomia e geopolitica. L’indice SOX dei semiconduttori, salito ieri +5,5%, registra il quinto rialzo consecutivo e un impressionante +81% da inizio anno.
Solo nel mese di maggio ha aggiornato il proprio record storico in dieci sedute. Dieci dei trenta componenti segnano rialzi superiori al +100% nel 2026. Intel guida con un incredibile +235%, mentre paradossalmente Nvidia, simbolo stesso della rivoluzione AI, appare lenta col rialzo limitato a +15%.
Sul fronte delle materie prime, il petrolio perde -1,8%, col Brent a 97,8 dollari/barile, grazie al cauto ottimismo sui negoziati mediorientali. Nelle ultime ventiquattro ore una ventina di navi avrebbe attraversato lo Stretto di Hormuz, segnale che il traffico energetico globale starebbe lentamente tornando operativo. Solo ieri il greggio era balzato del +3% dopo le accuse iraniane agli Stati Uniti di aver violato il cessate il fuoco.
Corre l’alluminio, che raggiunge i massimi degli ultimi quattro anni, segnando +23% da inizio anno. A sostenere i prezzi sono i timori di tagli produttivi in Cina e le tensioni sull’offerta globale legate alla crisi mediorientale.
Più debole il comparto crypto. Bitcoin scivola sotto i livelli di inizio maggio dopo aver toccato il picco di 82.800 dollari il 6 maggio. Secondo Bloomberg, nell’ultimo mese gli investitori hanno ritirato Us$ 1,36 miliardi dagli ETP su criptovalute, il cui patrimonio complessivo è vicino a 145,5 miliardi.
Infine il mercato obbligazionario. I rendimenti dei Treasury Usa scendono per il 3’ giorno consecutivo, nella speranza di una distensione geopolitica. Il decennale cala oltre 8 bps al 4,489%, il biennale al 4,04%, il trentennale -5 bps al 5,024%.
Un movimento che segnala come, almeno per ora, il mercato obbligazionario continui a credere più nel rallentamento economico che nel ritorno di una nuova fiammata inflattiva.
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Wall Street divisa tra tech e tensioni geopoliticheWALL STREET, IN ROTAZIONE DI PORTAFOGLI
Nella seduta di ieri, Wall Street ha chiuso in ordine sparso, con una marcata divergenza tra il settore tecnologico e l’azionario tradizionale.
I mercati hanno vissuto una giornata di scambi influenzata dall’ottimismo sui titoli legati all’intelligenza artificiale e dalle notizie geopolitiche sul fronte Stati Uniti-Iran e Medio Oriente.
Il Nasdaq ha registrato un progresso dello 0,9%, mentre l’S&P 500 ha chiuso stabile o in lieve calo (-0,1%). Il Dow Jones ha ceduto lo 0,23%.
Tra i singoli titoli si è distinto il rally di Micron Technology Inc., che ha messo a segno un balzo compreso tra l’8% e il 10%, trainata dai giudizi positivi degli analisti e dalla forza del comparto dei semiconduttori.
Nel frattempo, gli operatori hanno continuato a monitorare l’andamento del petrolio e l’evoluzione delle trattative internazionali.
Durante la notte in Asia, l’indice Nikkei 225 è balzato dell’1,3%, superando quota 65.800, mentre il più ampio indice Topix ha guadagnato lo 0,3%, attestandosi a 3.950.
Le azioni giapponesi hanno così raggiunto nuovi massimi storici, seguendo il rally tecnologico avviato a Wall Street.
Il sentiment degli investitori è stato inoltre sostenuto da un cauto ottimismo sulla possibilità che Stati Uniti e Iran possano ancora raggiungere un accordo di pace, nonostante il riaccendersi delle ostilità in Medio Oriente.
PETROLIO
Il greggio è rimasto sostanzialmente stabile, nonostante i segnali di pace e tregua non siano ancora così evidenti.
L’esercito statunitense ha dichiarato di aver effettuato attacchi difensivi nel sud dell’Iran, mentre le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno affermato di aver preso di mira un caccia F-35 e diversi droni entrati nello spazio aereo iraniano.
Sul fronte diplomatico, il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che qualsiasi accordo potrebbe richiedere ancora diversi giorni per essere finalizzato, con questioni aperte tra cui i beni congelati di Teheran e la sua esitazione a garantire il libero passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz.
Le potenze regionali, tra cui Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, stanno inoltre esercitando pressioni sul presidente Donald Trump affinché persegua la via diplomatica, temendo un’ulteriore escalation militare.
Mentre scriviamo, il Brent quota intorno ai 95 dollari al barile, mentre il WTI si attesta in area 91 dollari, a indicare che il mercato continua a scontare uno scenario di possibile distensione.
L’indice VIX si mantiene sotto quota 17, mentre risultano in leggero calo anche i rendimenti dei Treasury statunitensi, con il decennale al 4,47%.
VALUTE
Poco da segnalare anche sul mercato valutario. L’unico movimento significativo riguarda l’AUD/NZD, che ha registrato un ribasso di circa 80 pip nella notte, in seguito alla decisione sui tassi della RBNZ.
La banca centrale ha lasciato invariato il tasso ufficiale al 2,25% nella riunione di maggio, marking il terzo stop consecutivo, a causa di divergenze tra i membri del comitato di politica monetaria.
L’istituto ha evidenziato che l’aumento dei prezzi dei prodotti petrolchimici potrebbe spingere l’inflazione al 4,3% nel terzo trimestre, prima di un ritorno verso il target del 2% previsto per metà 2027.
L’economia resta in una fase iniziale di ripresa, con capacità produttiva inutilizzata e disoccupazione elevata.
Tuttavia, l’aumento dei costi energetici e dei fattori produttivi potrebbe pesare sul potere d’acquisto delle famiglie e sui margini delle imprese.
Il comitato rimane focalizzato sul prevenire che tali pressioni si radichino nell’inflazione a medio termine, segnalando che i tassi potrebbero salire prima e più del previsto rispetto alle indicazioni di febbraio.
Sul fronte dei cambi, AUD/NZD è sceso da 1,2280 a 1,2190, mentre NZD/USD ha recuperato lo 0,50%, portandosi in area 0,5880.
EUR/USD resta nel consueto range 1,1615–1,1655, mentre il Cable è sceso fino a 1,3450. EUR/GBP si mantiene in area 0,8650, in lieve calo.
USD/JPY resta stabile a 159,20, in attesa delle decisioni sui tassi della BOJ e di un eventuale intervento volto a contenere la forza del dollaro.
STABILE IL GOLD
Mercoledì l’oro si è stabilizzato intorno ai 4.500 dollari l’oncia, dopo le pressioni subite all’inizio della settimana.
Il movimento è stato sostenuto da un cauto ottimismo degli investitori sulla possibilità che Stati Uniti e Iran possano raggiungere un accordo di pace, nonostante le rinnovate tensioni in Medio Oriente.
Il presidente Trump ha dichiarato che i negoziati per estendere il cessate il fuoco e riaprire lo Stretto di Hormuz sono in corso, mentre il Segretario di Stato Marco Rubio ha avvertito che potrebbero essere necessari ancora diversi giorni per arrivare a un accordo definitivo.
Nonostante ciò, i prezzi dell’oro rimangono circa il 15% al di sotto dei livelli registrati all’inizio del conflitto, poiché i timori inflazionistici legati al settore energetico continuano a sostenere aspettative di una politica monetaria restrittiva più prolungata.
AUSTRALIA
Il tasso di inflazione annuale in Australia è sceso al 4,2% nell’aprile 2026, rispetto al 4,6% di marzo, risultando inferiore alle aspettative degli analisti, che prevedevano un rallentamento al 4,4%.
Nonostante il calo, l’inflazione resta al di sopra del target del 2–3% fissato dalla banca centrale.
Nel dettaglio, l’inflazione dei beni si è moderata al 4,7% (dal 5,5%), con un rallentamento dei costi dei trasporti, cresciuti del 6,6% rispetto all’8,9% precedente.
Anche l’inflazione dei servizi è leggermente diminuita, attestandosi al 3,5% dal 3,6%.
Nel frattempo, il CPI “core” (media troncata) è salito al 3,4% su base annua, il livello più alto da settembre 2024, in linea con le attese di mercato.
Su base mensile, l’inflazione è aumentata dello 0,4%, rallentando nettamente rispetto all’1,1% di marzo e risultando inferiore alle previsioni dello 0,6%.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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Costi del trasporto marittimo: attenzione al pericolo?Gli effetti macroeconomici negativi della situazione geopolitica in Medio Oriente dalla fine di febbraio sono ormai noti: chiusura (o quasi chiusura) dello Stretto di Hormuz, difficoltà di approvvigionamento di petrolio, gas naturale liquefatto e fertilizzanti a base di urea, forte aumento dei prezzi di queste tre materie prime e massima pressione macroeconomica sulle grandi economie emergenti asiatiche.
Tuttavia, devono essere attentamente monitorati anche altri potenziali effetti negativi sul commercio internazionale. Tra questi vi sono soprattutto i costi del commercio globale, in particolare il trasporto marittimo e le assicurazioni marittime. Bisogna ricordare che la maggior parte del commercio mondiale avviene via mare e che l’aumento dei prezzi dell’energia, insieme al premio per il rischio geopolitico, ha fatto aumentare sia i costi del trasporto marittimo sia quelli assicurativi. E questa situazione potrebbe durare anche se il contesto geopolitico tra Stati Uniti e Iran dovesse migliorare.
Stretto di Hormuz, stretto di Bab el-Mandeb: il premio per il rischio geopolitico sulle assicurazioni resterà probabilmente elevato in modo strutturale.
La tabella seguente ricorda gli stretti più importanti per il commercio mondiale.
Come si misura il costo del trasporto marittimo? Esistono due grandi indicatori di riferimento:
• Il Baltic Dry Index (ticker TradingView: BDI)
• Lo Shanghai Containerized Freight Index
Il Baltic Dry Index misura principalmente il costo del trasporto marittimo di materie prime sfuse come minerale di ferro, carbone e cereali. Costituisce quindi un eccellente indicatore anticipatore dell’attività industriale mondiale e delle tensioni sulle catene logistiche. Lo Shanghai Containerized Freight Index misura invece il costo del trasporto dei container dalla Cina verso le principali aree economiche mondiali. È particolarmente utile per monitorare l’andamento del commercio internazionale di beni manifatturieri.
Se questi due indici dovessero continuare a salire fortemente nelle prossime settimane, significherebbe che le tensioni geopolitiche stanno iniziando a contaminare in modo duraturo i costi logistici globali. Il rischio sarebbe duplice: rallentamento del commercio internazionale da un lato e ritorno delle pressioni inflazionistiche dall’altro.
Il grafico seguente mostra l’andamento settimanale del Baltic Dry Index.
Come si può vedere, il Baltic Dry Index è in rialzo ma non ha ancora raggiunto i livelli del 2021 durante lo shock inflazionistico della crisi sanitaria. La stessa lettura vale per lo Shanghai Containerized Freight Index. Tuttavia, è fondamentale che entrambi gli indici tornino a scendere per poter immaginare un allentamento dei costi del trasporto marittimo, elemento necessario per preservare il trend rialzista di lungo periodo dei mercati azionari globali.
Il grafico seguente mostra i dati recenti dello Shanghai Containerized Freight Index, il principale barometro dei costi del trasporto marittimo cinese.
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Questo contenuto non è destinato a manipolare il mercato né a promuovere comportamenti finanziari specifici.
Swissquote non fornisce alcuna garanzia circa la qualità, completezza, accuratezza o non violazione di tale contenuto. Le opinioni espresse sono quelle del consulente e sono fornite esclusivamente a scopo educativo. Qualsiasi informazione relativa a prodotti o mercati non deve essere interpretata come raccomandazione di una strategia o operazione di investimento. Le performance passate non garantiscono risultati futuri.
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I CFD sono strumenti complessi e comportano un rischio elevato di perdere denaro rapidamente a causa della leva finanziaria. La maggior parte dei conti al dettaglio perde capitale quando fa trading con i CFD. Dovresti valutare se comprendi il funzionamento dei CFD e se puoi permetterti di correre tale rischio.
Gli asset digitali non sono regolamentati nella maggior parte dei paesi e potrebbero non essere soggetti a norme di protezione dei consumatori. In quanto investimenti altamente volatili e speculativi, non sono adatti a investitori con bassa tolleranza al rischio. Assicurati di comprendere ogni asset digitale prima di operare.
Le criptovalute non sono considerate valuta legale in alcune giurisdizioni e sono soggette a incertezze normative.
L’uso di sistemi basati su Internet può comportare rischi elevati, tra cui frodi, attacchi informatici, interruzioni di rete e comunicazione, furti di identità e phishing legati agli asset digitali.
WisdomTree - Tactical Daily Update - 26.05.2026Usa e Iran trattano mediati da Qatar: progressi, ma non c’è ancora la svolta.
Temi centrali il programma nucleare iraniano e la riapertura di Hormutz.
Scende il prezzo delle commodity energetiche, ma volatilità sempre alta.
Intelligenza artificiale e chip spingono ancora più in alto Seoul e Taipei.
Le speranze di una de-escalation tra Stati Uniti e Iran hanno riportato gli acquisti sui mercati europei, aprendo con forza la nuova settimana finanziaria. Al rally europeo non è mancata Milano, che ha chiuso in rialzo dell’1,43%, aggiornando il proprio massimo storico a 50.220 punti e superando il precedente record di 50.109, fermo dal 6 marzo 2000.
Anche il resto d’Europa si è mosso in sintonia con il clima di ottimismo, nonostante l’assenza di Wall Street e della City londinese, entrambe chiuse per festività. Il Dax di Francoforte ha guadagnato 2,0%, il Cac40 di Parigi l’1,76%, mentre l’Ibex di Madrid è salito +2,2% e l’Aex di Amsterdam dello 0,83%. I principali listini continentali restano così vicini ai rispettivi massimi storici.
A sostenere il sentiment sono stati soprattutto i segnali dal fronte diplomatico. Il Segretario di Stato Usa Marco Rubio ha parlato di progressi verso «un accordo abbastanza solido», mentre a Doha proseguono i colloqui tra la delegazione iraniana guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, il ministro degli Esteri Abbas Araqchi e il governo del Qatar.
Il contesto globale azionario continua però a essere dominato dalla corsa globale all’intelligenza artificiale. Secondo Goldman Sachs, gli hedge fund hanno aumentato in modo aggressivo l’esposizione al settore tecnologico, registrando il più forte incremento trimestrale mai osservato: l’esposizione netta è salita di 853 bps, mentre il peso dei semiconduttori nei portafogli ha raggiunto il record del 10%.
Parallelamente, i fondi hanno ridotto l’allocazione nella maggior parte degli altri comparti e aumentato le posizioni short sull’indice S&P500 ai livelli più elevati dal 2011. Fuori dal perimetro TMT, Tecnologia, Media e Telecomunicazioni, soltanto il settore finanziario ha registrato un aumento dell’esposizione netta, mentre il software è sceso ai minimi dal 2019.
Il report di Goldman Sachs si basa sulle partecipazioni di 1.059 hedge fund, con circa 4.600 miliardi di dollari di esposizioni azionarie lorde all’inizio del secondo trimestre. Sul fronte delle performance, gli hedge fund long/short equity segnano un rendimento medio del +7% da inizio anno, sostanzialmente in linea con l’andamento dell’indice globale MSCI World.
La prospettiva di una tregua in Medio Oriente ha avuto effetti immediati anche sulle commodity. Il gas europeo è sceso a 45,4 euro/MWh, -6,7%. Il petrolio ha registrato un brusco ridimensionamento: il WTI è sceso -5,9% a 90,9 dollari/barile, mentre il Brent ha ceduto -5,6% a 97,8.
Negli Stati Uniti, intanto, l’attenzione si concentra sulla Federal Reserve e sull’insediamento di Kevin Warsh alla guida della banca centrale. Durante la cerimonia ufficiale, Donald Trump ha ribadito la necessità di sostenere la crescita economica ed evitare che venga “soffocata” da condizioni monetarie troppo restrittive.
La pressione politica resta elevata. Trump arriva a questa fase con livelli di consenso vicini ai minimi storici, mentre si avvicinano le elezioni di midterm. A complicare il quadro è il rialzo dei tassi sui mutui trentennali, tornati sopra il 6,5%, il livello più alto degli ultimi nove mesi, con ricadute sempre più evidenti sul mercato immobiliare.
Anche l’inflazione continua a rappresentare un problema per la Casa Bianca. L’indicatore monitorato dalla Fed per il target del 2% è accelerato dal 2,3% annuo di marzo 2025 al 3,5% attuale. Nel frattempo, il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti è salito a 4,55 dollari al gallone, contro valori inferiori ai 3 dollari registrati prima dell’escalation militare contro l’Iran a fine febbraio.
In Europa, il mercato obbligazionario ha beneficiato del clima di distensione geopolitica. Lo spread tra BTp e Bund decennali si è ristretto a 71 punti base, dai 73 della seduta precedente. In calo anche il rendimento del BTp decennale benchmark, sceso dal 3,76% al 3,66%.
La situazione resta però estremamente volatile. Nella mattinata del 26 maggio, i nuovi attacchi di Israele e Stati Uniti contro obiettivi iraniani hanno riportato tensione sui mercati energetici e rallentato il momentum positivo delle Borse asiatiche. I future di Wall Street, che ieri era chiusa, avanzano comunque dello 0,7%.
In Asia prevalgono movimenti contrastati: il Nikkei giapponese cede -0,10%, mentre Tokyo prepara una manovra fiscale supplementare da circa 3.000 miliardi di yen, pari a Eur 18,7 miliardi, per contenere l’impatto della crisi energetica. In Cina, l’Hang Seng sale +0,3% ed il CSI300 +0,1%, sostenuti dall’ottimismo su Huawei e sul comparto semiconduttori.
A Taiwan il Taiex perde -0,2%, ma il mercato continua a giovarsi dell’ascesa di TSMC, che ha consentito alla Borsa dell’isola di superare l’India per capitalizzazione complessiva, diventando il quinto mercato azionario mondiale dopo Stati Uniti, Cina, Giappone e Hong-Kong. A Seoul, invece, il Kospi balza del 2,7%, aggiornando i massimi storici grazie alla forza del comparto tecnologico.
Stamane il Brent recupera terreno, risalendo +2% a 98,30 dollari/barile dopo il crollo del 7,4% registrato lunedì. Sullo sfondo, gli investitori continuano a puntare sul super ciclo delle commodity: l’indice Bloomberg Commodity resta in crescita del 26% da inizio anno, una performance tripla rispetto a quella delle azioni globali.
L’alluminio corre del 21% nel 2026, contro il 10% del rame, sostenuto sia dalle tensioni sullo Stretto di Hormuz sia dalla crescente domanda energetica legata all’intelligenza artificiale e ai data center.
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I rendimenti storici ricompresi nel presente documento potrebbero essere basati sul back test, ossia la procedura di valutazione di una strategia d’investimento, che viene applicata ai dati storici per simulare quali sarebbero stati i rendimenti di tale strategia. Tuttavia, i rendimenti basati sul back test sono puramente ipotetici e vengono forniti nel presente documento a soli fini informativi. I dati basati sul back test non rappresentano rendimenti effettivi e non devono intendersi come un’indicazione di rendimenti effettivi o futuri.
MAG 7 guidano la crescita degli utili ma...Dal 2023 la performance delle MAG 7 è stata strabiliante: più del doppio rispetto a S&P 500 e più del triplo rispetto a S&P 500 equipesato.
Per MAG 7 si intendono i 7 titoli più grandi dell'indice: Nvidia, Microsoft, Amazon, Apple, Meta, Alphabet e Tesla.
Come mai questa grande differenza?
I fondamentali, sono sempre quelli che guidano i rendimenti azionari.
Dal 2023, infatti, le Magnifiche 7 hanno avuto una crescita media annua degli utili intorno 40%.
Nello stesso periodo il resto dell'indice (S&P 493) è cresciuto ad un ritmo medio inferiore al 5%.
Le ultime trimestrali sono state addirittura le migliori degli ultimi 5 anni:
gli utili delle MAG 7 sono cresciuti di oltre 60%, il valore più alto dal Q2 2021
mentre quelli del S&P 493 sono cresciuti del 18% circa, il valore più alto dal Q4 2021.
La crescita è troppo concentrata?
Sì vero ma piano piano sembra ci sia anche una maggiore partecipazione del resto dell'indice.
Inoltre, il resto dell'indice potrebbe beneficiare molto di più delle prospettive di incremento della produttività grazie all'AI.
Medio Oriente: nessuna pace, tensioni e mercati cautiNO, ANCORA NESSUNA PACE IN VISTA
Ancora una volta abbiamo sperato invano che la pace in Medio Oriente, e in particolar modo tra USA e Iran, fosse cosa quasi fatta. Invece, nulla di concreto.
Lo scenario geopolitico mostra sì intensi tentativi di mediazione e trattative diplomatiche, ma la situazione rimane fluida, tesa e caratterizzata da pesanti conflitti attivi.
L’amministrazione statunitense sta spingendo con forza per un accordo diplomatico. Il presidente Donald Trump ha annunciato la possibilità di un’intesa imminente per allentare le sanzioni e ottenere la riapertura del cruciale Stretto di Hormuz.
Si discute di una potenziale tregua e di un compromesso che potrebbe prevedere il trasferimento di parte dell’uranio arricchito iraniano in Cina.
Intanto, si cerca di estendere la portata degli Accordi di Abramo, che avevano visto alcuni Paesi arabi avviare un processo di normalizzazione dei rapporti con Israele, rompendo una lunga tradizione di distanza diplomatica.
Dall’altra parte, il governo iraniano accusa gli Stati Uniti di fare propaganda, sostenendo che la firma di un accordo definitivo non sia affatto immediata.
NO, ANCORA NESSUNA PACE IN VISTA
Ancora una volta abbiamo sperato invano che la pace in Medio Oriente, e in particolar modo tra USA e Iran, fosse cosa quasi fatta. Invece, nulla di concreto.
Lo scenario geopolitico mostra sì intensi tentativi di mediazione e trattative diplomatiche, ma la situazione rimane fluida, tesa e caratterizzata da pesanti conflitti attivi.
L’amministrazione statunitense sta spingendo con forza per un accordo diplomatico. Il presidente Donald Trump ha annunciato la possibilità di un’intesa imminente per allentare le sanzioni e ottenere la riapertura del cruciale Stretto di Hormuz.
Si discute di una potenziale tregua e di un compromesso che potrebbe prevedere il trasferimento di parte dell’uranio arricchito iraniano in Cina.
Intanto, si cerca di estendere la portata degli Accordi di Abramo, che avevano visto alcuni Paesi arabi avviare un processo di normalizzazione dei rapporti con Israele, rompendo una lunga tradizione di distanza diplomatica.
Dall’altra parte, il governo iraniano accusa gli Stati Uniti di fare propaganda, sostenendo che la firma di un accordo definitivo non sia affatto immediata.
PETROLIO
Sui mercati non c’è molto da segnalare, nel senso che i diversi asset si stanno comportando secondo correlazioni classiche, con il petrolio a fare da guida, essendo l’asset più influenzato dalle notizie geopolitiche.
I futures del petrolio WTI sono saliti verso i 92 dollari al barile, recuperando parte delle perdite subite a seguito delle nuove operazioni militari statunitensi nel sud dell’Iran e dei negoziati di pace in corso, che hanno mantenuto gli investitori con il fiato sospeso.
Secondo quanto riportato, l’esercito statunitense avrebbe preso di mira siti di lancio missilistico e navi sospettate di tentare di posizionare mine nella zona meridionale dell’Iran. Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato che le operazioni miravano a proteggere le truppe americane nella regione.
Allo stesso tempo, il presidente Trump ha affermato che i colloqui con Teheran stanno procedendo bene, pur avvertendo che ulteriori attacchi potrebbero verificarsi in caso di fallimento dei negoziati.
Stati Uniti e Iran stanno attualmente discutendo un quadro che prevederebbe l’estensione del cessate il fuoco per circa due mesi, durante i quali Washington revocherebbe il blocco e Teheran riaprirebbe lo Stretto di Hormuz.
Nonostante il rimbalzo di martedì, i prezzi del petrolio restano in calo di oltre il 10% nell’ultima settimana, in un clima generale di speranza legato ai negoziati.
VALUTE
Sul mercato valutario, la sessione di ieri è stata caratterizzata da una price action molto contenuta, con movimenti di circa 15 pip. Questo anche a causa del Memorial Day negli Stati Uniti, che ha visto Wall Street chiusa e, di conseguenza, scarsa attività anche sul Forex.
Lo scenario vede ancora un EUR/USD inserito nel range 1,1600–1,1650, mentre il Cable è tornato sotto quota 1,3500.
EUR/GBP rimane orientato verso area 0,8600, mentre USD/JPY si mantiene a ridosso di 159,00, in assenza di interventi della BOJ e di movimenti significativi.
Le valute oceaniche appaiono stabili in un contesto in cui il dollaro rimane complessivamente forte, sostenuto dalle aspettative di ulteriori rialzi dei tassi negli Stati Uniti, soprattutto dopo la pubblicazione dei dati CPI e PPI, che hanno evidenziato un’inflazione in aumento.
GOLD IN CALO
L’oro è sceso sotto i 4.550 dollari l’oncia, riducendo i guadagni della sessione precedente, a causa della crescente incertezza in Medio Oriente, che mantiene gli investitori cauti sui rischi legati all’inflazione.
Dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran, i prezzi dell’oro risultano in calo di circa il 15%, poiché i timori di uno shock inflazionistico legato al settore energetico hanno rafforzato le aspettative di una politica monetaria restrittiva prolungata da parte delle banche centrali.
Tuttavia, il forte calo dei prezzi del petrolio nell’ultima settimana ha contribuito ad attenuare le preoccupazioni relative alle pressioni inflazionistiche e alla possibilità di ulteriori rialzi dei tassi di interesse.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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IDX Composite aggiornamentoIl grande Jesse Livermore disse: TRADA QUELLO CHE VEDI E NON QUELLO CHE PENSI.
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IDX Composite, indice azionario indonesiano, borsa di Giacarta.
N.B. Si tratta di un'analisi medio-lungo termine, per sfruttare un potenziale rialzo.
ATTENZIONE! AI TRATTA DI UN'OPERAZIONE AD ALTISSIMO RISCHIO PER IL VERO E PROPRIO SELL-OFF IN ATTO.
LEGGETE LA MIA PRECEDENTE ANALISI PER CAPIRE LA SITUAZIONE SPIEGATA NEL DETTAGLIO.
Il forte calo dell'IDX Composite (l'indice principale della Borsa di Giacarta, noto anche come IHSG) dall'inizio del 2026 è legato a un mix di forti tensioni di mercato interne e vulnerabilità macroeconomiche complessive.
Al momento ci troviamo a ridosso della TL mensile, quindi occhio, perché il prezzo potrebbe prepararsi all'inversione.
Operatività.
Sembrerebbe che il crollo si stia arrestando, però vorrei vedere la liquidazione dei minimi della zona settimanale (o almeno del minimo della scorsa settimana) per poi sfruttare il rialzo. Fare un'entrata long adesso, dopo aver visto un hammer su TF daily è abbastanza rischioso.
Personalente piazzerò le entrate solo ed esclusivamente dopo aver visto un cambio di order flow su TF settimanale.
Attenzione sempre ai segnali di entrata che devono essere chiari, se non siete sicuri di quello che fate, non operate.
NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI IL NON OPERARE COSTITUISCE GIA' UN GUADAGNO, PERCHE' NON SI PERDE.
A presto
Mind Primacy
Disclaimer: tutte le analisi esposte attraverso questo profilo non rappresentano consigli finanziari, ma la mia personale visione basata sulle strategie operative di trading che utilizzo.
Rischio upside nel breve termineNel breve periodo il rischio per il mercato azionario americano è quello di un rialzo. Per comprendere questa affermazione abbiamo bisogno di abbandonare l'analisi fondamentale e concentrarci su ragioni tecniche e di microstruttura.
In questo configurazione, infatti, ogni movimento al ribasso viene meccanicamente assorbito, mentre ogni catalizzatore positivo rischia di innescare una rincorsa amplificata.
Il primo motivo è il posizionamento degli operatori sui prodotti macro statunitensi (futures su indici ed ETF).
Secondo il desk Delta One di Goldman Sachs, lo short su questi prodotti nel Prime Book della banca è risalito sopra i livelli osservati prima del cessate il fuoco iraniano, raggiungendo il massimo degli ultimi 10 anni, pari a circa 13% della capitalizzazione di mercato.
Una posizione short così estesa non è un segnale ribassista.
Se il mercato non inizia a scendere, gli operatori saranno costretti a ricoprire le posizioni acquistando il sottostante.
La scorsa settimana i fondi long/short hanno infatti registrato il maggior incremento settimanale di leva lorda degli ultimi 3 anni.
I maggiori acquisti si sono concentrati sul settore tecnologico.
Il secondo motivo è il flusso in acquisto di opzioni call.
Nelle ultime settimane il desk derivati di Goldman Sachs ha confermato che il controvalore nozionale scambiato sulle call sull'S&P 500 ha raggiunto i 2.6 trilioni di dollari in una singola seduta, pari a circa il 4% dell'intera capitalizzazione dell'indice.
Quando gli investitori comprano grandi quantità di call, i dealer che le vendono restano short gamma sul lato call e devono coprirsi acquistando futures man mano che il mercato sale.
Più l'indice avanza, più i dealer sono costretti a comprare: un circolo che si auto-alimenta nelle fasi di rialzo.
Questi due elementi spiegano il motivo per cui l'indice americano potrebbe ancora avere spazio al rialzo nel breve termine, così come a marzo gli stessi fattori (contrari) impedivano all'S&P 500 di scendere (trovate l'articolo allegato).
WisdomTree - Tactical Daily Update - 25.05.2026Le Borse corrono, incorporano una soluzione negoziale tra Usae Iran.
La questione del nucleare iraniano resta comunque aperta.
Valutazioni azionarie elevate, ma vincono crescita utili e prospettive AI.
Si spegne, per ora, l’allarme «UK»: l’inflazione scende e il Governo «tiene».
I mercati provano a tornane a scommettere su una possibile distensione geopolitica. A sostenere il sentiment è soprattutto l’ipotesi di un’estensione del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, scenario che ha alimentato un deciso ritorno dell’appetito per il rischio, spingendo Wall Street verso nuovi record storici nonostante i richiami alla prudenza delle banche centrali.
In Europa prevale invece un atteggiamento più cauto: Milano ha perso -0,25%, mentre negli Usa il rally della tecnologia trascina di nuovo gli indici sui massimi assoluti. Gli investitori continuano infatti a ignorare, per ora, i segnali restrittivi provenienti dalla Federal Reserve.
Il governatore Christopher Waller ha avvertito che lo shock energetico legato al conflitto iraniano rischia di riaccendere l’inflazione e ha ribadito che la prossima mossa potrebbe anche essere un rialzo dei tassi.
Per la prima volta il mercato “prezza” infatti un aumento del costo del denaro di 25 bps entro dicembre. Waller ha spiegato di preferire un approccio attendista finché l’impatto della guerra non sarà più chiaro, senza escludere ulteriori strette monetarie se l’inflazione dovesse restare elevata. Uno scenario che continua a penalizzare i metalli preziosi, tradizionalmente sfavoriti in un contesto di tassi elevati.
Sul fronte europeo, si ridimensionano intanto i timori legati al Regno Unito. La sorpresa è arrivata dal dato sull’inflazione, che registra un rallentamento al +2,8% in aprile, dal +3,3% di marzo, contro attese vicine al +3%. Ancora più marcata la frenata dell’indice core, sceso al +2,5% dal +3,1%. Numeri che hanno immediatamente rafforzato i Gilt e ridotto le tensioni sul mercato obbligazionario britannico.
A rassicurare gli investitori sono poi intervenute anche le dichiarazioni di Andy Burnham, figura di primo piano del Partito Laburista e possibile sfidante alla leadership. Il 22 maggio Burnham ha ribadito il rispetto delle regole fiscali ed escluso derive espansive sul bilancio pubblico, contribuendo a cancellare gran parte del premio per il rischio politico incorporato nei titoli di Stato UK.
Il quadro complessivo resta favorevole all’azionario globale. Venerdì l’MSCI World ha aggiornato i massimi storici a 4.817 punti, portando il guadagno 2026 al +8,40%. A sostenere il rally sono stati soprattutto tre fattori: le speranze di pace in Medio Oriente, il ridimensionamento della crisi politica britannica e il nuovo boom del comparto semiconduttori.
L’indice britannico FTSE100, terzo per peso nell’MSCI World, ha guadagnato il +3,5% nell’ultima settimana, mentre l’indice SOX dei principali produttori di chip è salito del +5,3%, aggiornando nuovi record storici.
Colpisce invece la divergenza con Nvidia, che ha perso -4,3% nonostante trimestrali eccezionali: ricavi a Us$ 81,6 miliardi, (+85%) e utile netto più che triplicato a 58,3. Oggi il settore tecnologico pesa per oltre il 27% dell’MSCI World, mentre Wall Street rappresenta da sola circa 70% dell’indice globale.
Anche la stagione delle trimestrali americane continua a sorprendere positivamente. L’S&P500 ha chiuso l’ottava settimana consecutiva di rialzi, la serie positiva più lunga dal dicembre 2023, mentre il Dow Jones aggiorna nuovi massimi storici.
La seduta asiatica di oggi, 25 maggio, amplifica ulteriormente l’ottimismo. Le dichiarazioni di Donald Trump, secondo cui gli Stati Uniti sarebbero nelle “fasi finali” del negoziato con Teheran, rafforzano le aspettative di una riapertura dei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz. Il conseguente calo del petrolio alleggerirebbe le pressioni inflazionistiche, favorendo sia le obbligazioni sia i listini asiatici.
I future su Wall Street avanzano dell’1%, mentre in Asia spicca il rally del Nikkei (+3%), su nuovi record storici grazie a utili aziendali record per il quinto anno consecutivo. Bene anche Taiwan, con il Taiex a +3,2%, e la Cina, dove il CSI300 sale dell’1% nonostante gli investimenti diretti esteri siano diminuiti, -10,3% a 287,7 miliardi di yuan nei primi quattro mesi 2026.
In rialzo anche Mumbai (Sensex +1%), favorita dal rafforzamento della rupia e dal calo del greggio. La Borsa indiana resta però la peggiore dell’Asia-Pacifico nel 2026 con -15% da inizio anno.
Sul mercato energetico il Brent crolla: -5,40% a 97,90 dollari/barile, dopo aver già perso -5,3% la scorsa settimana. Le ultime quattro settimane hanno alternato sistematicamente rialzi e ribassi, segnale di un’incertezza ancora elevatissima sul futuro del conflitto iraniano. Il traffico mercantile nello Stretto di Hormuz resta bloccato e le trattative sull’uranio altamente arricchito iraniano appaiono lontane da una soluzione definitiva.
In rialzo invece oro e argento, rispettivamente a 4.560 dollari/oncia e 77,80, reduci dalla seconda settimana consecutiva negativa. Dal record di fine gennaio, con l’oro a 5.600 dollari, l’investimento nei preziosi si è rivelato poco redditizio a causa delle aspettative di tassi elevati più a lungo.
Sul valutario, il dollaro arretra -0,4% contro euro, con il cambio Euro/Usd a 1,164. Intanto Kevin Warsh ha giurato come nuovo presidente della Fed: il mercato attende di capire se seguirà la linea accomodante auspicata da Trump o manterrà l’indipendenza tradizionale della banca centrale.
Sul fronte obbligazionario, il recupero dei Gilt britannici ha sostenuto l’intero comparto europeo. Il prezzo del decennale UK è salito +4,2% nella settimana, con rendimento in calo dal 5,10% al 4,89%. Bene anche il BTP decennale, in rialzo dell’1,1%, col rendimento sceso dal 3,95% al 3,76%.
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Per fare riferimento a WisdomTree Ireland Limited e a WisdomTree UK Limited si utilizza per entrambe la denominazione “WisdomTree” (come applicabile). La nostra politica sui conflitti d’interesse e il nostro inventario sono disponibili su richiesta.
Solo per clienti professionali. Le informazioni contenute nel presente documento sono fornite a titolo meramente informativo e non costituiscono né un’offerta di vendita né una sollecitazione di un’offerta di acquisto di titoli o azioni. Il presente documento non deve essere utilizzato come base per una qualsiasi decisione d’investimento. Gli investimenti possono aumentare o diminuire di valore e si può perdere una parte o la totalità dell’importo investito. Le performance passate non sono necessariamente indicative di performance future. Qualsiasi decisione d’investimento deve essere basata sulle informazioni contenute nel Prospetto informativo di riferimento e deve essere presa dopo aver richiesto il parere di un consulente d’investimento, fiscale e legale indipendente.
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Il presente documento può contenere commenti indipendenti sul mercato redatti da WisdomTree sulla base delle informazioni disponibili al pubblico. Benché WisdomTree si adoperi per garantire l’esattezza del contenuto del presente documento, WisdomTree non garantisce né assicura la sua esattezza o correttezza. Qualsiasi terzo fornitore di dati di cui ci si avvalga per reperire le informazioni contenute nel presente documento non rilascia alcuna garanzia o dichiarazione di sorta in relazione ai suddetti dati. Laddove WisdomTree abbia espresso dei pareri relativamente al prodotto o all’attività di mercato, si ricorda che tali pareri possono cambiare. Né WisdomTree, né alcuna consociata, né alcuno dei rispettivi funzionari, amministratori, partner o dipendenti, accetta alcuna responsabilità per qualsiasi perdita, diretta o indiretta, derivante dall’utilizzo del presente documento o del suo contenuto.
Il presente documento può contenere dichiarazioni previsionali, comprese dichiarazioni riguardanti le attuali aspettative o convinzioni in relazione alla performance di determinate classi di attività e/o settori. Le dichiarazioni previsionali sono soggette a determinati rischi, incertezze e ipotesi. Non vi è alcuna garanzia che tali dichiarazioni siano esatte, e i risultati effettivi possano discostarsi significativamente da quelli previsti in dette dichiarazioni. WisdomTree raccomanda vivamente di non fare indebito affidamento sulle summenzionate dichiarazioni previsionali.
I rendimenti storici ricompresi nel presente documento potrebbero essere basati sul back test, ossia la procedura di valutazione di una strategia d’investimento, che viene applicata ai dati storici per simulare quali sarebbero stati i rendimenti di tale strategia. Tuttavia, i rendimenti basati sul back test sono puramente ipotetici e vengono forniti nel presente documento a soli fini informativi. I dati basati sul back test non rappresentano rendimenti effettivi e non devono intendersi come un’indicazione di rendimenti effettivi o futuri.
Il DAX svela la sua strutturaOnda 4 si definisce in un perfetto ABC interno. Ecco la mappa della spinta finale.
Nel trading l'inflessibilità è un lusso che non ci si può permettere. Chi segue ciecamente un'idea senza guardare l'azione del prezzo finisce fuori strada. Guardando l'evoluzione macro del DAX sul grafico daily, il movimento laterale degli ultimi mesi ha trovato una spiegazione chirurgica grazie a una sotto-struttura dettagliata che ne svela l'esatta natura ciclica.
Il mercato non ha confermato le vecchie ipotesi espansive a megafono, ma ha integrato un sottostruttura da manuale. Il verdetto di Elliott? Siamo nel punto di innesco che prepara il terreno per l'ultimo, storico allungo. Analizziamo i confini matematici.
🔍 L'Analisi Tecnica: L'Anatomia di Onda 4 come "Flat Running"
Il grafico daily mostra lo sviluppo di un grandioso ciclo rialzista, dove l'attenzione si concentra sulla complessa transizione all'interno di Onda 4 (rosa) di grado superiore, ora mappata nei minimi dettagli:
Onda (A) : Il primo storno parziale dopo il top di onda 3.
Onda (B) : Un movimento di riassorbimento vigoroso che si spinge oltre l'inizio della correzione, stampando un massimo relativo ingannevole.
Onda (C) : L'affondo finale che va a completare formalmente Onda 4 (rosa). Come da manuale per le Flat Running (Correzione Continua), l'onda (C) rientra necessariamente nell'area di prezzo di onda (A) ma fallisce nel violarne il minimo, arrestandosi prima. Questa configurazione certifica che la pressione dei compratori è talmente alta da non permettere ai prezzi di spingersi in profondità, accumulando una forte energia rialzista.
Le Regole del Gioco: Livelli di Rottura e Continuazione
Grazie alla chiusura della struttura (A)-(B)-(C), i paletti operativi sul grafico diventano estremamente chiari, rigidi e oggettivi:
🚀 Sopra il Massimo Assoluto (area 25.510,91) : Una violazione rialzista di questa barriera confermerà in modo definitivo l'attivazione di Onda 5 (rosa). Il movimento continuerà a spingere con decisione verso la Target Zone superiore (il box verde tra 26.839 e 29.901), la nostra macro-area di inversione.
📉 Al di Sotto del Minimo di Onda 4 (area 21.885,42) : Se il supporto statico inferiore (il minimo di onda (C) azzurra) dovesse cedere, lo scenario rialzista immediato verrebbe congelato. Il trend ribassista/correttivo continuerà a svilupparsi e la struttura andrà interamente rivalutata ex-novo per misurare l'ampiezza dello storno.
📈 I Target di Onda 5: La Proiezione di Fibonacci
Con il completamento di Onda 4 in questa potente configurazione orizzontale, la molla è pronta a rilasciare l'ultimo impulso primario: Onda 5 (rosa).
Prendendo le misure standard di Fibonacci applicate all'onda precedente, l'approdo naturale si proietta direttamente all'interno della Target Zone (il grande Box Verde in alto), dove la misura varia dal 61.8% (26.839,66) al 100% di estensione (29.901,99), alle soglie psicologiche dei 30.000 punti.
⏳ Cosa Succederà Dopo? La Variabile Tempo
Attenzione però a non farsi prendere dai facili entusiasmi. Elliott ci ricorda che ogni ciclo deve chiudersi. Una volta intercettato il target nel box verde e completata la cinquina rosa, il DAX andrà incontro a una fase distributiva. Non dobbiamo aspettarci necessariamente un crollo verticale o profondo nei prezzi, ma una correzione importante in termini di Tempo. Il mercato entrerà in un lungo inverno laterale per riequilibrare gli eccessi di questo immenso bull run.
🚀 Conclusione
"Il DAX ci ha dato una lezione di stile: la sotto-struttura (A)-(B)-(C) ha ripulito i dubbi, confermando una Flat Running di rara pulizia grafica. La mappa è tracciata: sopra il massimo assoluto il movimento continuerà la sua corsa verso l'area di inversione nel box verde, mentre sotto il minimo di onda 4 il trend continuerà a scendere e sarà tutto da rivalutare. Nel frattempo, noi aspettiamo il break con i livelli inseriti sul grafico."
Ti piace come si è incastrato l'ABC interno azzurro su Onda 4? Pensi che il mercato andrà dritto a target sopra i 25.510 o preferisci aspettare la conferma volumetrica? Parliamone nei commenti!
Accordo USA-Iran: mercati, valute e oro in rialzoACCORDO IN VISTA O ENNESIMA PROVOCAZIONE?
Nelle ultime ore, il presidente americano Donald Trump ha annunciato che un accordo con l’Iran sarebbe ai dettagli e in gran parte già negoziato, sebbene lo stesso leader statunitense abbia smorzato l’entusiasmo per un’intesa imminente e definitiva.
I punti chiave dell’accordo sono evidentemente legati alla riapertura graduale dello Stretto di Hormuz, chiuso di fatto da Teheran all’inizio delle ostilità.
L’intesa dovrebbe, in linea di principio, riguardare anche la questione dell’uranio, con stringenti controlli sul trasferimento del materiale arricchito.
I vertici di Teheran hanno in parte liquidato le dichiarazioni ottimistiche di Washington come propaganda, mentre l’intelligence segnala il rischio persistente di attacchi a sorpresa nell’area.
REAZIONE DEI MERCATI
L’avanzamento dei colloqui ha spinto le quotazioni del greggio sotto i 100 dollari al barile, allentando i timori sull’inflazione globale.
Il WTI è sceso nuovamente in area 90 dollari al barile, mentre il Brent è scivolato a 95 dollari, con aperture settimanali in gap ribassista.
A loro volta, le borse globali sono tornate a salire dopo giorni di correzione: da Wall Street ai listini europei e asiatici, i mercati stanno reagendo positivamente, pur mantenendo un atteggiamento cauto, memori delle precedenti scommesse fallite sulla fine della guerra.
Venerdì 22 maggio 2026, Wall Street ha chiuso la sessione in territorio positivo, trainata dal rinnovato ottimismo sui colloqui geopolitici tra USA e Iran e dal supporto del comparto dell’intelligenza artificiale e hardware, spingendo il Dow Jones a stabilire un nuovo record storico.
I mercati hanno affrontato la seduta con volumi ridotti e prudenza, in vista del lungo fine settimana legato alla festività del Memorial Day del 25 maggio.
VALUTE
Sul mercato valutario, la dinamica rimane la solita: il dollaro, in concomitanza con le rinnovate speranze di pace, si indebolisce, mentre l’EUR/USD torna verso le prime resistenze chiave poste a 1,1670.
Il cable (GBP/USD) recupera e punta ai livelli chiave in area 1,3520–1,3550, trascinando al ribasso EUR/GBP, con obiettivi in area 0,8600.
USD/JPY si allontana leggermente dai livelli di possibile intervento della BOJ (159,50–160,00), tornando sotto 159,00, senza però riuscire — almeno per ora — a rompere con decisione l’area 158,60–158,70.
GOLD IN RIPRESA
L’oro recupera terreno, avvicinandosi ai 4.600 dollari l’oncia e compensando in parte le perdite della scorsa settimana.
Il movimento è sostenuto dal crescente ottimismo su un potenziale accordo tra Stati Uniti e Iran, che ha attenuato le preoccupazioni legate all’inflazione e a ulteriori rialzi dei tassi di interesse.
Secondo alcune indiscrezioni, l’accordo proposto potrebbe riaprire lo Stretto di Hormuz, porre fine alle ostilità, sbloccare parte dei beni iraniani congelati e gettare le basi per negoziati futuri volti a limitare il programma nucleare di Teheran.
Tuttavia, il presidente Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti manterranno il blocco dello Stretto fino alla formalizzazione di un accordo definitivo.
Nonostante il rimbalzo, l’oro rimane in calo di circa il 13% dall’inizio del conflitto in Medio Oriente. I timori di uno shock inflazionistico legato al settore energetico hanno infatti alimentato le aspettative di una politica monetaria più restrittiva da parte delle banche centrali, fattore che, come noto, penalizza il metallo giallo, non offrendo alcuna remunerazione.
Saverio Berlinzani , analista ActivTrades
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DAX — Ancora Spazio per Salire: 25.142 è lo SpartiacqueAggiornamento DAX 40 — 24 maggio 2026
Metodologia: Metodo Ciclico 3.0 (tempo, struttura, liquidità + pattern proprietari Genesis, Eclipse e Judas)
QUADRO GENERALE
Per il DAX il timeframe di riferimento dell'analisi ciclica non è il giornaliero ma l'8 giorni. Su questo timeframe la lettura resta costruttiva, ma con un orizzonte temporale definito.
CICLI LATO INVERSO
È in corso un quadriennale inverso, già abbastanza esteso (146 barre su un massimo di 168, estendibile a 173). Il biennale è a 65 barre, con spazio fino a circa 80/88. La scomposizione semestrale indica un ultimo semestrale in corso: la chiusura del ciclo è attesa, in massima estensione, intorno al 20 agosto, con possibile estensione fino a settembre. La durata minima porta invece a una possibile chiusura già a fine maggio.
Aspetto rilevante: si tratta di un quarto quadriennale inverso. Con un ciclo canonico a quattro tempi, questo implica la chiusura di un ciclo di grado molto superiore — un T+9i, ciclo da circa 16 anni.
CICLI LATO INDICE
Sul lato indice: primo e secondo biennale, poi un quadriennale partito. L'ultimo minimo permette di scindere il Biennale in due T+5, con la partenza di un quarto T+6. Il pattern Genesis T+6 attivato conferma la partenza di questo ciclo importante dal minimo recente.
È in corso un'asincronia ciclica (un ciclo che chiude un ciclo di grado diverso, non di pari grado), giustificabile alla luce dei pattern proprietari. Il T+6 porta a chiudere un T+7, che a sua volta porterà alla chiusura di un T+8. Per la chiusura del T+8 lato indice servirà un ciclo annuale ribassista.
LIVELLO CHIAVE
- 25.142,04 — Bearish Order Block ⚠️ LIVELLO SPARTIACQUE
Il prezzo è già stato respinto su questo livello. La dinamica attesa: rottura → retest → trasformazione in breaker block (la resistenza diventa supporto) → continuazione della salita.
CONFRONTO CON SP500
I mercati si stanno muovendo all'unisono. La centratura del DAX non trova coerenza con quella dell'SP500: il minimo di metà-fine maggio sull'SP500 (19 maggio) corrisponde a una possibile partenza di T+2 indice, non in linea con la lettura del DAX. Da tenere in considerazione questo disallineamento.
SCENARIO OPERATIVO
Con la centratura attuale (vincolo sul terzo T+2 inverso, primo T+1 negativo), la probabilità è di un ritorno sopra il massimo recente. Sul timeframe 15 minuti il quarto settimanale inverso è vincolato al ribasso.
La zona del retest di 25.142,04, idealmente in chiusura del ciclo settimanale, rappresenta un punto potenzialmente utile per cercare un posizionamento long di breve, finalizzato a portare in chiusura il semestrale inverso.
CONTESTO MACRO
I mercati stanno attualmente leggendo soprattutto le notizie geopolitiche (accordo di pace USA-Iran) più che i dati economici. L'euforia per l'accordo è stata in parte già scontata. Quando questa fase si esaurirà, l'attenzione tornerà ai fondamentali economici: un fattore di rischio da monitorare per la seconda parte della finestra ciclica.
CONCLUSIONE
La view resta costruttiva: il DAX ha spazio ciclico per aggiornare massimi, minimo fino a giugno e potenzialmente fino a settembre. Ma è un rialzo con un orizzonte definito — la chiusura del quadriennale inverso e del ciclo T+9 si avvicina. Va seguito con partecipazione e, allo stesso tempo, con consapevolezza che la finestra non è infinita.
⚠️ Disclaimer
Contenuto a solo scopo educativo e informativo. Non costituisce consulenza finanziaria né raccomandazione di investimento. Il trading comporta rischio elevato di perdita del capitale.
DJI, INDICE DOW JONES INDUSTRIAL AVERAGE Strategia di lungo periDJI, INDICE DOW JONES INDUSTRIAL AVERAGE Strategia di lungo periodo
DATI:
COMPONENTI: 30 STOCKS DEL MERCATO AMERICANO
AZIONI:
International Business Machines Corporation, Verizon Communications Inc., The Coca-Cola Company, Johnson & Johnson, Cisco Systems, Inc., UnitedHealth Group Incorporated, Dow Inc., Merck & Co., Inc., 3M Company, Intel Corporation, Honeywell International Inc., Chevron Corporation, The Travelers Companies, Inc., The Boeing Company, The Procter & Gamble Company, Walmart Inc., Caterpillar Inc., American Express Company, The Walt Disney Company, Amgen Inc., Walgreens Boots Alliance, Inc., JPMorgan Chase & Co., The Home Depot, Inc., McDonald's Corporation, The Goldman Sachs Group, Inc., Visa Inc., NIKE, Inc., salesforce.com, inc., Apple Inc., Microsoft Corporation
PREZZO (20/ 01 /2021): 31142 USD
TARGET-PRICE DI LUNGO PERIODO
1°TP: 47886 USD
2°TP: 77511 USD
3°TP: 106973 USD
4°TP: 125367 USD
DAX30, INDICE TEDESCO, Strategia rialzista di lungo termineDAX30, INDICE TEDESCO, Strategia rialzista di lungo termine
DATI:
COMPONENTI: 30 STOCK SU MERCATI TEDESCO
CAPITALIZZAZIONE DI MERCATO: 1.020,7 MILIARDI DI EURO
METODO DI PESATURA: PONDERATO PER CAPITALIZZAZIONE
AZIONI:
ADIDAS AG , ALLIANZ SE, BASF SE, BAYER AG, BEIERSDORF AG, BAYERISCHE MOTOREN WERKE AG, CONTINENTAL AG, COVESTRO AG, DAIMLER AG, DEUTSCHE BOERSE AG,
DEUTSCHE BANK AG,DEUTSCHE POST AG, DEUTSCHE TELEKOM AG, E.ON SE, FRESENIUS MEDICAL CARE AG & CO KGAA, FRESENIUS SE & CO KGAA, HEIDELBERGCEMENT AG, HENKEL AG & CO KGAA, INFINEON TECHNOLOGIES AG, DEUTSCHE LUFTHANSA AG,
LINDE PLC , MERCK KGAA, MUENCHENER RUECKVERSICHERUNGS-GESELLSCHAFT AG IN MUENCHEN, RWE AG, SAP SE, SIEMENS AG, THYSSENKRUPP AG, VONOVIA SE, VOLKSWAGEN AG, WIRECARD AG.
PREZZO (19/ 01 /2021): 13890 EUR
TARGET PRICE IN UNA STRATEGIA DI LUNGO TERMINE
1°TP: 22081 EUR
2°TP: 35547 EUR
3°TP: 48958 EUR
4°TP: 57265 EUR
CONSIDERAZIONI:
Quando questa tragedia (Covid-19 Pandemic) finirà, quando tutti i paesi dell'UE applicheranno il Recovery Plan, il progetto Next Generation UE e tutte le industrie si rafforzeranno dal punto di vista dell'occupazione e della produzione; il mercato dell'Unione Europea tornerà ad essere centrale nel mercato mondiale. Il valore dell'indice europeo raggiungerà valori importanti e sostenibili nel lungo periodo spinti dalla forza che da sempre caratterizza il vecchio continente.
Il potenziale del mercato europeo potrebbe finalmente emergere e portare un valore incredibile all'intera comunità mondiale.
Che la rivoluzione europea abbia inizio.
Litio: una tendenza rialzista di lungo periodoCome spiegavo ieri nel mio articolo sull’uranio, le migliori strategie di mercato sono quelle che si basano su fondamentali solidi nel presente e soprattutto su fondamentali prospettici ancora più promettenti. Con fondamentali attuali e futuri di tale qualità, l’asset in questione segue generalmente una tendenza rialzista di lungo periodo.
Ciò che è interessante nelle tendenze rialziste di fondo è che si rilanciano più volte, e quindi le fasi di correzione di breve termine possono essere sfruttate per prendere posizione.
La sfida centrale resta però quella di trovare asset con fondamentali attuali e futuri solidi. Tra queste strategie fondamentali interessanti, ce n’è una che presenta argomenti particolarmente forti: la strategia dell’asimmetria fondamentale.
Che cos’è un’asimmetria fondamentale in borsa?
• Uno squilibrio strutturale tra domanda e offerta per l’asset finanziario interessato
• Un vincolo di offerta di lungo termine rispetto a una crescita costante della domanda
L’infografica seguente illustra i principi di base di un’asimmetria strutturale di mercato.
Oggi il litio rappresenta uno degli esempi più interessanti di questa asimmetria fondamentale. Da diversi anni la domanda globale di litio sta esplodendo a causa della transizione energetica e della progressiva elettrificazione dell’economia mondiale. Il litio è diventato una materia prima strategica poiché costituisce un componente essenziale delle batterie utilizzate nei veicoli elettrici, nei sistemi di accumulo energetico e in numerosi dispositivi elettronici.
La tabella seguente evidenzia lo squilibrio strutturale tra domanda e offerta di litio.
Allo stesso tempo, l’offerta mondiale fatica a stare al passo con questa accelerazione della domanda. Nonostante l’apertura di nuovi progetti minerari, la produzione di litio rimane un processo lungo, complesso e fortemente capital intensive. Tra esplorazione, autorizzazioni ambientali, costruzione delle infrastrutture e avvio della produzione, sono spesso necessari diversi anni prima che una nuova miniera possa realmente alimentare il mercato.
Questo vincolo di offerta è rafforzato dalla concentrazione geografica delle risorse. Gran parte della produzione mondiale proviene da pochi Paesi come Australia, Cile, Argentina e Cina. Questa concentrazione crea una dipendenza strategica e aumenta la sensibilità del mercato alle tensioni geopolitiche, normative e ambientali.
Parallelamente, la domanda continua a essere sostenuta da tendenze di lungo termine particolarmente potenti. I grandi produttori automobilistici stanno accelerando massicciamente gli investimenti nei veicoli elettrici, mentre molti governi implementano politiche favorevoli alla transizione energetica e allo sviluppo dello stoccaggio elettrico.
Questa dinamica crea quindi una tensione potenzialmente duratura tra un’offerta ancora insufficiente e una domanda strutturalmente crescente. È precisamente questo tipo di configurazione che può alimentare un ciclo rialzista di lungo termine. Le correzioni di mercato possono quindi rappresentare opportunità per gli investitori che credono in questa tesi fondamentale. Il litio non è quindi semplicemente una materia prima ciclica, ma potenzialmente una vera asimmetria strategica per gli anni a venire.
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